www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


venerdì 16 settembre 2011

Terraferma Italia

Incontro con Emanuele Crialese, regista del film vincitore del premio della Giuria a Venezia: "Siamo di fronte a un nuovo Olocausto"

Immagine relativa a Terraferma Italia
Gli italiani hanno paura dello straniero forse perché si sentono protetti dalla propria identità

C'è stata grande festa a Lampedusa per la vittoria al Festival di Venezia del film di Emanuele Crialese "Terraferma", pellicola che parla degli sbarchi di africani in Sicilia. Ma non solo. La terra ferma è cercata sì dagli immigrati con le barche alla deriva, ma anche dai pescatori travolti dalla modernità, dalle madri che vorrebbero rifarsi una vita, dalle nuove generazioni indecise tra le leggi del cuore e quelle dello stato. 

Il film è stato girato a Linosa, anche se per scelta del regista non è mai stata nominata, perché è una storia che potrebbe accadere ovunque. E' la storia delle difficoltà di una famiglia di pescatori - Ernesto (Mimmo Cuticchio), il figlio Nino (Beppe Fiorello), la nuora Giulietta (Donatella Finocchiaro) e il nipote Filippo (Filippo Pucillo) - e di tre migranti - la madre (Timniti, che non è un'attrice ma la vera sopravvissuta di una traversata dall'Africa a Lampedusa, in cui ha visto morire 72 compagni di viaggio) e i suoi due bambini, miracolosamente scampati al naufragio in mare. Un incontro che segnerà il destino di entrambi.

"Stiamo attraversando un momento di profonda confusione morale - commenta il regista romano, di origini siciliane -. La risposta dello stato al problema dell'immigrazione è totalmente inadeguata. Anche i media, che ci bombardano di notizie e imbrigliano la realtà nella rete del linguaggio, hanno gravi responsabilità. Siamo tra i pochi Paesi europei ad avere adottato in materia d'immigrazione una legislazione improntata alla paura e alla chiusura. Dovremmo aprirci alla contaminazione. E invece siamo vecchi".

"Gli italiani hanno paura dello straniero - ha spiegato il regista - forse perché si sentono protetti dalla propria identità. L'Italia ha bisogno di contaminazione. Ci sono Paesi sviluppati grazie alla contaminazione. Siamo davanti ad un nuovo Olocausto. Diamo clandestinità a questo fenomeno: arrivano queste persone e li trattiamo da fuorilegge, chiudendoli nei centri di accoglienza come criminali. Lasciar morire la gente in mezzo al mare è un segno di inciviltà ma responsabili sono anche i mass media che parlano di questo in modo falsato".

"La cronaca era solo il punto di partenza - racconta Crialese -. Sapevamo di doverla rielaborare e di doverci affrancare dai canoni della fiction televisiva". "Non faccio film a tesi, non mi verrebbero bene - sottolinea il regista -. Racconto storie ponendomi delle domande. Potessi scegliere il mio pubblico ideale, avrebbe sette anni. Ho cercato di fare qualcosa di estremamente semplice, che potesse arrivare a tutti".

"Conosco molti pescatori che si son visti sequestrare le barche con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - spiega Crialese - Avevano solo soccorso della gente in mare". Amaro il suo giudizio sugli italiani: "A volte non so chi sono, cosa pensano. Se attorno alla famiglia di Ernesto ci fosse una comunità, la sua barca saprebbe qual è la rotta per la terraferma".

Su Timniti dice:"La guardi e capisci che ha passato l'inferno. Nello stesso tempo sa trasmettere una grande serenità. Ha una dignità che sa nascondere il dolore. Non ha voluto parlare di quello che è successo, così abbiamo deciso di reinventare insieme la sua storia. E quando dicevo qualcosa di sbagliato, mi correggeva". "La sua foto l'ho vista su un giornale. La cronaca di uno dei tanti barconi della disperazione. Tre settimane alla deriva, 70 persone a bordo. Tutti morti, tranne cinque. Tra questi una sola donna. Lei. Il suo volto mi si imprime dentro. Voglio vederla con i miei occhi questa donna che ha traversato il mare, ha rischiato la vita per riscrivere la sua storia"

di Francesco Bianco 

Fonte: MixaMag


 

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