Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

Visualizzazione post con etichetta riviste. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riviste. Mostra tutti i post

venerdì 18 marzo 2011

18 marzo, Palermo: Vento d'Africa. Costruendo democrazia nel Mediterraneo


Vento d'Africa
costruendo democrazia nel Mediterraneo

Presentazione del secondo numero della rivista "Liberi Tutti"
18 marzo 2011, h 18:00 - Palermo, Blow Up
Piazza Sant'Anna 18

Viaggio nel Maghreb attraverso i racconti di un blogger tunisino e un professore palermitano di ritorno dalla Libia.

Un dibattito per approfondire il ruolo dell’Italia nell’Euromediterraneo tra migranti e cooperazione internazionale.

Ne parliamo con:

Rita Borsellino
(Europarlamentare S&D - Commissione LIBE)

Rabih Bouallegue
(Blogger)

Daniele Coffaro
(Ricercatore)

Anna Bucca
(Presidente ARCI Sicilia)

Zaher Darwish
(Responsabile Immigrazione CGIL)

Aurelio Angelini
(Docente dell'Università degli Studi di Palermo)

Fulvio Vassallo Paleologo
(Docente dell'Università degli Studi di Palermo




giovedì 28 ottobre 2010

On-line il nuovo numero della Rivista Alma Edizioni dal titolo "Dove va l'italiano?"



L’italiano (con)fuso con l’inglese. Non importa se global, no global o glocal, se si sfila per il No-B Day, per il Family Day o per il Vaffa Day, quello che conta è che, mentre la lingua di Dante pare uniformi, quella di Sheakespeare sembra renda diversi, più belli, più trendy. È come fare un lifting, a base di parole (nei corsi di formazione del personale si va di male in peggio, perché, se non l’avessero capito, i partecipanti hanno una mission, che è un must, da raggiungere step by step).

“Parla come mangi”, ammonisce il detto, ma è un problema quando non si sa se quello che c’è nel piatto è un roast-beef o un carpaccio, né come ordinare un calice di Prosecco con la drink card.

Dove va l’italiano?

L’italiano degli essemmesse, l’italiano delle chat, l’italiano che si restringe, come un maglione di lana in lavatrice, per cui – come dice Trifone nell’intervista – capita che un liceale non sappia cosa significhi un verbo affatto raro, come biasimare. “Biasimare, boh? E-ke-ne-so?”.

A fronte di questa restrizione del codice, coloro che si occupano di educazione linguistica sono tenuti a stimolare nell’allievo una particolare attenzione nei confronti della dimensione lessicale della lingua, colta in tutta la sua ricchezza.

Dove va l’italiano?

Quattro esperti di lingua e di didattica tracciano piste, in questo numero, attraverso le quali il lettore di Officina.it può orientarsi e capire meglio la situazione linguistica del Bel Paese, per cogliere in controluce i valori di cui la lingua è manifestazione.

L’atteggiamento auspicato è quello del ricercatore, ovvero di chi non si affretta a trarre conclusioni spicciole né si chiude di fronte alle trasformazioni in atto, in nome di un purismo che non sempre è sostenibile.

Pietro Trifone, nell’intervista, traccia un breve profilo dello stato dell’italiano di oggi e accenna alla cura necessaria, anche da parte di un italofono, per mantenere la lingua, per così dire, in buona salute.

Matteo Santipolo presenta nell’articolo delle ragioni affinché il “grammaticalismo” che affligge alcuni insegnanti, orgogliosi di sapere tutto della lingua, ceda il passo ad un atteggiamento più pacato e tollerante. Se la lingua è in movimento, come qualsiasi organismo del resto, tanto vale avere lo sguardo sereno di chi ne osserva le regolarità e si interroga sulla ragione d’essere delle deviazioni.

Sono di Stefania Gavazzi le due attività – una sull’uso del congiuntivo, l’altra sulla frase scissa – che compaiono nella sezione relativa alla didattica.

Infine, nella rubrica extra, Luca di Dio suggerisce alcuni motivi per portare i dialetti in classe, indicando varie fonti cui attingere.

Buona lettura.

I contenuti di questo numero di Officina.it sono a cura di Paolo Torresan

Disegni: Cristiano Sili, Clara Grassi

Coordinamento: Euridice Orlandino

Per leggere la rivista on-line cliccare qui

giovedì 19 agosto 2010

On-line il nuovo numero della rivista Lingua Nostra e Oltre: numero monografico sulla Letteratura Migrante

Editoriale di Maria G. Lo Duca

Questo numero monografico della rivista, interamente dedicato al tema della letteratura migrante in Italia, ha due obiettivi prioritari.

Il primo è quello di contribuire a chiarire le nostre e le vostre idee su un universo tanto vasto quanto, ai più, sconosciuto, raccogliendo materiali e diffondendo tra i nostri lettori conoscenze relative al mondo dell’immigrazione. Più precisamente, questa volta il nostro interesse si è concentrato sui risvolti diciamo così più ‘culturali’ di questo straordinario incontro di popoli che si è realizzato nel nostro paese negli ultimi due decenni, e che diventerà sempre più, a dispetto di qualunque governo e di qualunque provvedimento legislativo, la realtà italiana: una realtà multietnica, quindi multiculturale. Di questo incontro – che, ahimé, talvolta diventa scontro aperto, intollerante, xenofobo – noi non abbiamo paura. E non abbiamo paura perché proviamo a conoscere e capire le ragioni di chi, per i motivi più diversi ma certo sempre dolorosi, ha deciso di stabilirsi nel nostro paese, temporaneamente o stabilmente, e prova a vivere e lavorare dignitosamente, arrivando perfino a cimentarsi con la scrittura in lingua italiana, e in lingua italiana racconta storie, sogni, emozioni. Noi abbiamo letto queste storie, i nostri giovani corsisti del Master le hanno analizzate, ne hanno tratto notizie e informazioni preziose, ma non solo. I testi degli scrittori migranti, sia che si vendano in libreria sia che ci vengano offerti agli angoli delle strade, hanno rivelato altre facce, altri aspetti del popolo migrante, che ce lo hanno fatto sentire più vicino, perché, guarda caso, impastato della stessa ‘materia’ nostra, degli stessi nostri ‘umori’. Questo numero della rivista vuole dunque dire, prima di tutto, che a questa umanità noi riconosciamo la stessa dignità che riconosciamo a ciascun essere umano, e che con questa umanità noi abbiamo voglia di continuare a dialogare.


Il secondo obiettivo può apparire più modesto rispetto al primo, ma solo apparentemente. Ho già detto che gli autori (ma in realtà si tratta di autrici) dei diversi pezzi sono giovani corsisti del Master, che hanno deciso di svolgere la loro tesi di fine corso su questo tema, guidati e sorretti dalla docente di Comunicazione Interculturale, prof.ssa Paola Ellero. Come si vedrà, gli interventi affrontano il tema da angolature diverse, senza mai dimenticare però che il percorso di studio seguito mira a costruire un profilo professionale preciso: che non è quello dell’operatore interculturale, ma quello dell’insegnante di lingua italiana, seconda o straniera, operante in Italia o all’estero, e questo obiettivo finale non è mai stato dimenticato. Anche in questo caso opera una forte convinzione: che non c’è incontro di culture senza incontro di lingue. E come si potrebbe dialogare senza una lingua in comune? I gesti, le posture, le tonalità – che pure hanno tanta parte nei nostri scambi quotidiani – hanno comunque una portata semantica elementare, e sono per lo più insufficienti a veicolare i contenuti più ‘fini’. Da qui l’attenzione costante per il risvolto didattico del tema, e il tentativo di trasformare questi materiali in occasioni motivanti di insegnamento/apprendimento dell’italiano, in unità didattiche, attività, esercizi. Noi vogliamo, infatti, che i nostri giovani escano dal Master non solo con le idee chiare in fatto di intercultura, ma anche con un bagaglio tecnico preciso – fatto di conoscenze disciplinari e competenze operative – adeguato alle nuove sfide. Questo secondo obiettivo è dunque, come si vede, non meno ambizioso del primo.


Infine: questo numero della rivista, ideato e curato da una corsista del Master, la dott.ssa Alessandra Bruno, vuole essere anche un esperimento didattico. È, infatti, la sua tesi di fine corso, il lavoro conclusivo che ogni corsista deve compilare sotto la supervisione di un docente, nel caso specifico la prof.ssa Paola Ellero, e che poi deve discutere con una commissione di docenti. A me pare un esperimento riuscito. Con l’aggiunta che in questo caso particolare a giudicare saranno non solo i docenti chiamati a far parte della commissione, ma anche gli sconosciuti lettori che avranno voglia di leggere e condividere con noi questa esperienza.

Indice

Saggi

PAOLA ELLERO, Letteratura migrante in Italia


ALESSANDRA BRUNO, Banca Dati Basili. Un archivio della letteratura migrante


ALESSANDRA BRUNO, Intervista al professor Armando Gnisci ideatore della Banca Dati Basili


ALESSANDRA BRUNO, Letteratura migrante: concorsi per scrittori emergenti


Percorsi nella letteratura migrante

PAOLA ELLERO, Introduzione


LAURA BRUNET, Laboratorio interculturale di scrittura autobiografica attraverso la letteratura migrante


BARBARA ANDREOTTI, Nuovi italiani: il contributo delle seconde generazioni


CHIARA GOBBER, Mondo ex e tempo del dopo: un progetto interculturale sui Balcani


CECILIA MAGNANI, Perdersi e ritrovarsi in Italiano L2


MARTA DANIELE, Contaminazioni artistiche dai Balcani. Per conoscere volti e figure della migrazione attraverso interviste radiofoniche


DANIELA GOLFETTO, Scrittura migrante, scrittura creativa. La voce femminile della letteratura migrante in Italia


IRENE MORETTO, I nuovi orizzonti della letteratura della migrazione: scrittori italiani in Germania e scrittori stranieri in Italia


Attività didattiche

ALESSANDRA BRUNO, Proposte didattiche attraverso la letteratura migrante


SARA CRIPPA, Facilitare l’integrazione


BARBARA ANDREOTTI, La letteratura della migrazione e le seconde generazioni


ALESSANDRA BRUNO, Note migranti. Uno sguardo all’ambito musicale e una proposta di attività didattica


CECILIA MAGNANI, Perdersi e ritrovarsi in italiano L2: una riflessione metalinguistica


IRENE MORETTO, Utilizzo di racconti di autori immigrati durante un laboratorio di italiano L2: proposte di attività


DANIELA GOLFETTO, Didattizzazione di un brano di letteratura migrante


Recensioni

PAOLA ELLERO, rec. a: M. TRAVERSO, M. OGNISANTI (a cura di), Letterature migranti e identità urbane. I centri interculturali e la promozione di spazi pubblici di espressione, narrazione e ricomposizione identitaria, Milano, Franco Angeli, 2008


ALESSANDRA BRUNO, rec. a: G. CALICETI, Italiani per esempio. L’Italia vista dai bambini immigrati, Milano, Feltrinelli, 2009


Iconografia

GIOVANNI LA SCALA, Un viaggiatore “umanitario”


ALESSANDRA BRUNO, Immagini e odori


La rivista è consultabile on-line e può essere scaricata qui

Fonte: www.maldura.unipd.it/masters/italianoL2/Lingua_nostra_e_oltre/N3_2010Home.htm


lunedì 15 marzo 2010

Ridere nel Mediterraneo: nuovo numero di Mediterranea






Questo numero di mediterranea cerca di descrivere la risata mediterranea in tutte le sue accezioni. Le domande che ci siamo posti erano tante e tanti i modi con cui rispondere. Ci siamo divertiti a scrivere di questo argomento e spero sia lo stesso per tutti voi!
Ridere è una cosa seria, da molti punti di vista. Si ride psicologicamente, filosoficamente, artisticamente, naturalmente.
La risata è un modo di sentirsi vivi, “Ridere non è solamente una reazione fisica ad una situazione comica, può anche manifestarsi come un meccanismo difensivo, un modo di prendere distanza da eventi sfortunati, addirittura tragici, di sdrammatizzare”. Marcel Pagnol. Questo concetto viene descritto molto bene da Anais Maes.
Ridere è una questione filosofica, a cominciare da Platone e Aristotele per poi arrivare a Bergson. “Perché si ride? Cosa suscita il riso? Nel corso della storia sono state date valutazioni differenti sul valore della risata…” Carmen Billotta ci descrive magistralmente la genesi e la radice concettuale della risata.
Ma la risata è uguale dappertutto? Ridiamo delle stesse cose a Londra e a Beirut, a Roma o Istanbul?
Ci sono differenze culturali che influenzano il nostro modo di ridere? Pare proprio di no. Direi che lo humour inglese non è esattamente quello mediterraneo. Come ci spiega Cristina giudice, gli arabi ridono continuamente, ce li immaginiamo tutti seri dietro le barbe istituzionali. Invece gli piace moltissimo divertirsi e ridere di se stessi! Troverete un quadro perfetto della situazione nel bel pezzo di Meriem Dhouib, Cosa fa ridere gli arabi oggi? , non perdetevi le barzellette alla fine!
Nella sponda sud del Mediterraneo ci sono anche le barzellette, ci sono i cabaret, i programmi comici in tv, i comici strapagati, le vignette satiriche, gli articoli sui quotidiani, che oggi si spostano sul web, come ci illustra nel pezzo “Dalle colonne de Al-ahram al web: la vita attraverso gli occhi di Anis Mansour” Laura Vargiu.
C’è un’economia della risata. Un business miliardario che fa guadagnare parecchio agli autori, attori, ma soprattutto agli editori. Questo fenomeno di massa è recente, ma più antico è il sistema dello spot pubblicitario legato alla battuta o alla recita divertente, ci spiga tutto ottimamente come sempre Paolo Sigura.
Possiamo affermare senza ombra di dubbio che il meccanismo della commedia nasce in Grecia, come si evince dall’articolo di Sotera Fornaro, un’esperta di cose greche e una nuova penna di mediterranea a cui diamo un benvenuto di cuore. E siamo molto felici di accogliere nella famiglia della redazione anche Anna Felicia Nardandrea, una bravissima redattrice che ci ha parlato di un testo fondamentale per capire il teatro comico arabo nel XIII secolo.
La commedia poi si tramanda nella cultura romana antica ad opera soprattutto di Catullo, che prende in giro il potere dell’epoca e gli usi ellenici molto eleganti e raffinati a dispetto della Roma caciara. Da Roma antica possiamo fare un salto fino a Totò per godere della commedia napoletana con il bellissimo pezzo Carla Giannini. In fondo si tratta sempre di satira, di mettere a nudo il Re di turno, o i peccati e i vizi della società, di ogni tempo. La tecnica di Totò è un classico, certo, ma nel suo caso non è solo il metodo è una capacità innata a provocare il riso. Ridere, appunto, è una cosa seria. Totò fuori scena era serissimo, nobile e per niente misero. La comicità italiana ha riempito scaffali di libri e film, abbiamo forse il patrimonio comico più grande al mondo. L’Italia riesce a ridere sempre, per vivere meglio certo, per affrontare con coraggio la vita, ma anche perché siamo fondamentalmente un popolo che si diverte, che fa divertire e che ama la festa.
Ridere attraverso la musica demenziale di Elio e le storie tese, eredi naturali degli skiantos e di tanti altri gruppi. Elio però modernizza e da un sapore nuovo alla musica e ai testi, il rock demenziale diventa pop.
Siamo meno lusingati da questo primato quando la risata appartiene a persone che gioiscono di una tragedia naturale come un terremoto. Quelle sono risate amare, disgraziate, senza senso.
Ridere invece è una bella esperienza, per chi non l’avesse mai provata gli consigliamo la lettura di questo numero di mediterranea!
La novità di questo numero è un concorso fotografico per "Il sorriso più bello del Mediterraneo" l'iniziativa ha avuto successo e potete vedere da voi i sorrisi nella sezione Photogallery.
Diamo anche il benvenuto a Sabina Murru e la sua bellissima galleria di sorrisi.

Buona lettura
http://www.mediterraneaonline.eu/it/

Bookmark and Share