Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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martedì 13 settembre 2011

Campagna per la Somalia: Il Poco che può Salvare Tanti


Federazione Associazioni
Comunità Immigrati

                                                                                                               
Palermo, 12 Settembre 2011 - Comunicato stampa

CAMPAGNA PER LA SOMALIA
IL POCO CHE PUO' SALVARE TANTI
               
Esodi di dimensioni bibliche, vite umane perse giornalmente, alcune statistiche parlano di 20 bambini al giorno che muoiono per mal nutrimento . La Somalia, un paese del cosiddetto corno d'Africa,  sotto la stretta della carenza di generi alimentari da una parte, e di carestia e siccità dall’altra parte, condizione nella quale vivono oramai da una decina di anni.

                Gli interventi umanitari sono pochissimi, scarsa anche la presenza di organizzazioni umanitarie operanti in quella zona.

                L'ARCA “Federazione delle Associazioni e delle Comunità Immigrate” in collaborazione con le comunità immigrate a Palermo, crede sia doveroso un impegno che vede coinvolti individui, associazioni, organizzazioni, partiti, ma anche la stampa per fare fronte alla tragedia che si sta consumando nel vecchio continente, le cui vittime sono per la maggior parte i bambini, e pertanto rivolge un caloroso appello a tutti per aderire all'iniziativa di raccolta fondi per sostenere la popolazione somala intitolata “IL POCO CHE PUO' SALVARE TANTI”.

                In varie parti del mondo, questa campagna, già partita da diverso tempo, è particolarmente attiva. in tal senso, anche Islamic Relief (IR) in Somalia promuove campagne alimentari, Ramadan e Qurbani, dal 1996. Dal 2006 nella regione del Puntland è operativo un ufficio che porta avanti progetti nei settori dell’acqua, della sanità e dell’educazione per le comunità pastorali e gli sfollati, vittime di conflitti o catastrofi naturali, e sono presenti in questi giorni in una missione straordinaria anche con una troupe televisiva egiziana.

                L'Arca ha già distribuito in vari punti della città, contando anche sulla sensibilità delle comunità immigrate, diversi contenitori in cui possono essere raccolte le offerte. Di seguito un allegato  con un elenco provvisorio dei punti di raccolta, ma attendiamo altri suggerimenti per estendere ancora meglio sul territorio palermitano le offerte.

                Inoltre, avendo già ricevuto la disponibilità di alcuni artisti locali a partecipare ad una serata, domenica 18 settembre a Villa Filippina, il cui ricavato sarà interamente devoluto all'iniziativa, facciamo appello a tutti, individui, associati, organizzazioni, partiti, stampa, ecc., per dare ciascuno ogni contributo capace di migliorare i risultati dell'iniziativa stessa.

                Al momento l'unico mezzo di comunicazione che possiamo utilizzare è il social network “Facebook” all'indirizzo :https://www.facebook.com/pages/IL-POCO-CHE-PUO-SALVARE-TANTI/235872373122588 e le mail come la presente, ma sabato prossimo all’aula Rostagno del Comune di Palermo, lanceremo l’iniziativa con una conferenza stampa alla quale parteciperà una parte degli artisti che hanno aderito.

                Fra i vari gruppi artistici, hanno aderito finora Le Cozze, Matilde Politi, Said Benmsafer  ma altri ancora si stanno aggiungendo.

                Con la certezza che Palermo non farà mancare il suo vitale contributo, anche sul numero di c/c con donazioni da utilizzare per i versamenti : IT 66L 02008 04650 000101460329, presso UNICREDIT,  filiale di Palermo, V. Vittorio Emanuele (28602) indicando nella causale “IL POCO CHE PUÒ SALVARE”, rinnovo l'appello di contribuire con ogni mezzo, anticipatamente a buon rendere.

                Inoltre, ogni contributo utile sarà gradito alla riunione organizzativa che avrà luogo giovedì pomeriggio alle ore 17,30 nella sede dell'arca in Via Porta di Castro 171.

Il Presidente dell'Arca
Federazione delle Associazione e delle Comunità Immigrate
Zaher DARWISH
federazione.larca@gmail.com
 


lunedì 5 aprile 2010

21 aprile, Palermo: Presentazione di Il Mare di Mezzo, nuovo libro di G. Del Grande al Laboratorio Zeta

21 aprile, PALERMO, Laboratorio Zeta, via A. Boito 7, alle 20.30

Il nuovo libro di Gabriele Del Grande, il fondatore di Fortress Europe.

Tre anni di inchieste in un unico avvincente racconto.
Un viaggio tra memoria e attualità attraverso le storie che fanno la storia.
La nostra storia.

"A noi scrittori non restano che la parole per sovvertire la realtà. Io ho scelto le parole del mio amato Mediterraneo, il mare di mezzo. Ho scelto le storie dei padri di Annaba e quelle dei padrini di Tunisi. Le storie delle diaspore di due ex colonie italiane come l'Eritrea e la Somalia negli anni dei respingimenti in Libia e quelle dei pescatori del Canale di Sicilia. Le storie degli italianitravirgolette che l'Italia manda via e quelle delle tante Italie nate senza fare rumore AilatiditaliA, nelle campagne marocchine, sul delta del Nilo e nei villaggi del Burkina Faso".

Pubblicato da Infinito edizioni

Con il patrocinio di Amnesty International, Asgi e Cric.

Da aprile 2010 in tutte le librerie, al prezzo di 15 euro, per 224 pagine.

Il giro d'Italia... le date delle presentazioni del libro.

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mercoledì 7 ottobre 2009

«Le immagini sono drammatiche, l’Italia fermi i respingimenti»

«Le immagini sono drammatiche, l’Italia fermi i respingimenti»
di
Federica Fantozzi

Shukri Said, somala, 37 anni, due figli piccoli, è in Italia da 18. Del nostro Paese ha preso la cittadinanza e ha dato nomi italiani ai suoi bambini. Figlia di diplomatici, ex modella e attrice di fiction e teatro, adesso è segretario e portavoce dell’Associazione Migrare, un osservatorio sulle nuove migrazioni.

Come è la situazione nel suo Paese d’origine?
«Drammatica. Dal ’91, dalla caduta di Siad Barre e dai “signori della guerra” in poi, non c’è mai stato un governo legittimo. Solo esecutivi provvisori, ora anche alle prese con l’integralismo islamico. La Somalia è precipitata nella guerra civile e non si è più ripresa. La missione americana Restore Hope fu uno scandaloso fallimento: lì si capì che gli Usa non erano infallibili».

Da cosa fuggono queste persone, disposte ad affrontare le violenze per l’ignoto?
«Non solo dall’instabilità politica e da aggressioni per motivi di opinione. Da caos, guerra, malattie, carestia, faide che dividono fratelli fa cugini. Puoi essere ucciso in ogni momento da rappresaglie inspiegabili».

Nessun raggio di speranza?
«Finora la comunità intellettuale non è riuscita ad imporre regole democratiche per nuove elezioni. E da Paese laico, dove era raro incontrare una donna velata, la Somalia ha visto l’ingresso dell’integralismo. Proselitismo tra i poveri dietro cui si camuffa una grande infiltrazione di Al Qaeda».

Ha visto le foto della situazione nei campi libici pubblicate dall’Unità?
«È da stamattina (ieri, ndr) che piango. Ma la nostra associazione aveva lanciato l’allarme prima dell’estate. Abbiamo testimonianze di torture, sevizie, gravidanze, persone uccise nella traversata dallo Yemen alla Libia. Donne e ragazzi minorenni legati e stuprati dai poliziotti, impazziti per le percosse».

Come giudica la nuova politica italiana dei respingimenti a mare?
«Gravissimo e inaccettabile per uno Stato democratico. L’Italia ha ratificato la convenzione di Ginevra e le leggi internazionali sull’asilo che vietano i respingimenti indiscriminati. Quindi, o l’Italia abroga queste norme o seleziona i profughi».

Non crede ci sia anche una responsabilità dell’Ue che manca di una voce sola e di una responsabilità condivisa sull’immigrazione?
«È così, ci sono diversi interessi in gioco. Anche l’Europa deve prendere in mano la situazione: l’Italia fa parte di una collettività che esprime una politica comunitaria. Roma ha ragione a chiedere collaborazione su quello che è un problema storico, un fenomeno biblico che non si argina con scelte miopi o con i demagogici proclami elettorali della Lega».

Gli sbarchi e i tentativi di sbarco per altro aumentano. Come reagire?
«Con la crisi economica ci saranno sempre più profughi. Bisogna lanciare un Sos alla comunità internazionale, a Obama, all’Onu, al mondo intero. Battete un colpo. È una situazione senza precedenti. Ma vorrei dire una cosa all’Italia...».

Che cosa?
«Il trattato con la Libia per il risarcimento dei danni coloniali dovrebbe essere esteso alle altre ex colonie come Eritrea, Somalia ed Etiopia. Non si possono risarcire i libici e buttare a mare i somali. Né l’Italia può mettersi sullo stesso piano di Gheddafi per il rispetto dei diritti umani».

L’atteggiamento indifferente dell’Occidente può favorire l’espansione di Al Qaeda?
«Ma certo, è l’indifferenza che ricevono in continuazione a buttare le persone tra le braccia dei terroristi. La Somalia non è un Paese povero, possiede bestiame e coste. Però soffre il traffico di armi, rifiuti tossici, scorie radioattive, le ecomafie. È un territorio vasto in posizione strategica. Anche per il crimine».

03 settembre 2009

sabato 24 gennaio 2009

Immigrati occupano la stazione di Messina. Quaranta somali cercavano un riparo per la notte

Quaranta somali, appartenenti ad un gruppo di un centinaio di extracomunitari che da un mese vive grazie agli aiuti delle associazioni di volontariato, la notte scorsa hanno cercato riparo all'interno della stazione centrale di Messina. All'arrivo della polizia, che intendeva farli sgomberare, i somali hanno protestato occupando la stazione. Sul posto sono intervenuti rappresentanti delle associazioni di volontariato, Carmen Cordaro, presidente del circolo Arci 'Thomas Sankara', gli assessori comunali Dario Caroniti e Pinella Aliberti, che hanno trovato una soluzione temporanea per accogliere gli extracomunitari. Trenta somali sono stati ospitati nella palestra della scuola Gravitelli; altri otto nel campo Rom di San Rainer mentre due donne sono state accompagnate nell'Istituto 'Don Orione'. I profughi somali, sbarcati a Lampedusa l'estate scorsa, erano ospitati temporaneamente nel Centro d'emergenza istituito dal ministero dell'Interno nel Comune di Sant'Angelo di Brolo. Da un mese sono a Messina, in attesa del visto e del titolo di viaggio della questura. Nel frattempo vengono aiutati da associazioni di volontariato perché il Comune non ha una struttura adatta ad accoglierli.