Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

Visualizzazione post con etichetta egitto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta egitto. Mostra tutti i post

domenica 8 maggio 2011

10 maggio, Palermo: Mediterraneo e Medio Oriente tra trasformazioni sociali, rivolte e domanda di democrazia

Cooperazione Internazionale Sud Sud

vi invita ad un incontro pubblico su

MEDITERRANEO E MEDIO ORIENTE

tra trasformazioni sociali, rivolte e domanda di democrazia



Martedì 10 maggio 2011

ore 16.30

presso il salone della Chiesa valdese

in via dello Spezio, 43 - Palermo

(angolo di via E. Amari, dietro il Teatro Politeama)


Interventi e testimonianze di cooperanti italiani e ONG locali da e su:Egitto, Marocco, Libano, Palestina, Tunisia

Sergio Cipolla
presidente CISS

Mario Michelini
Egitto

Rosalia Angotti
Tunisia

M'hamed Mistaoui
Delegato Associazione Mouwatana
Tunisia

Massimiliano Di Tota
Marocco

Giuseppe Cammarata
Libano

Salvo Maraventano
Palestina

Alberto Sciortino
Coordinatore progetti cooperazione internazionale
CISS

--

Claudia Cassina
Settore Comunicazione
CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
Via G. Marconi, n.2/a - 90141 Palermo
Tel. (+39) 091.6262694
e-mail: c.cassina@cissong.org
http://www.cissong.org/


domenica 20 marzo 2011

24 marzo, Palermo: L'esperienza Nonviolenta in Egitto e Tunisia


Giovedì 24 marzo alle ore 21
Chiesa Valdese
Via Spezio 43 - Palermo

Il Mir americano ha stampato in arabo per l'Egitto pubblicazioni
sulla lotta per i diritti civili di M.L. King.

I ragazzi di Piazza Tahrir, in un video di Al Jazeera,
spiegano i loro contatti con Otpor! ed i ragazzi di Belgrado
che hanno cacciato Milosevic
addestrati alla nonviolenza da Gene Sharp.




domenica 6 marzo 2011

8 marzo, Palermo: Dibattito pubblico "Quali speranze e quali ostacoli le rivolte libica e tunisina portano in sé?"

Martedi 8 Marzo 2011

alle ore 19,30

in via Schioppettieri 8

(traversa di corso Vittorio Emanuele al semaforo con via Roma)

presso il circolo "Left"



Quali speranze e quali ostacoli
le rivolte libica e tunisina portano in sé?

Incontro di approfondimento sulla situazione libica con Farid Adly, giornalista libico di "Radio Popolare" che vive in Sicilia (ad Acquedolci) da parecchi anni, direttore dell'agenzia di stampa sui paesi arabi "ANBAMED" e collaboratore del Corriere della Sera, e altri. Lunedì scorso è stato ospite a "L'infedele" di Gad Lerner.

Dalla Tunisia all’Egitto, dallo Yemen alla Libia, i popoli si rivoltano contro le restrizioni delle libertà, contro i sistemi autoritari, contro il carovita, contro i muri che si innalzano per impedire la libertà di circolazione, per la democrazia, la libertà, la dignità, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti fondamentali.

Emerge la centralità della questione sociale
e del suo stretto legame con la questione politica:
quali speranze e quali ostacoli queste rivolte portano in sé?

Intervengono inoltre anche

Fateh Hamdan, de "La casa della cultura araba Al Quds"

Zaher Darwish, responsanbile migranti CGIL Palermo

Salvo Lipari e Tommaso Mazzara
 
 

giovedì 3 marzo 2011

4 marzo, Palermo: Maditerraneo: un mare di lotte

Venerdì 4 marzo ore 17.30

Laboratorio Zeta

"Mediterraneo: un mare di lotte"

Le rivolte che da mesi attraversano i Paesi del Mediterraneo (Tunisia, Algeria, Egitto, Libia) ci pongono diversi interrogativi e non possono lasciarci indifferenti. Nei loro confronti, l'opinione pubblica occidentale prova a volte un timore razzista per possibili " invasioni di immigrati" sulle nostre coste, altre volte un'apparente simpatia che nasconde la giustificazione per un intervento militare della Nato affinché sia possibile continuare lo fruttamento delle risorse di questi Paesi.

Noi vogliamo cogliere in esse il protagonismo delle masse, tra cui molti giovani, che irrompono sulla scena della politica e danno voce alla ribellione del XXI secolo.

Proveremo ad analizzarle, per comprenderne le cause, capire i loro possibili sbocchi politici, trovare i nessi tra le varie forme del conflitto sociale nel Mediterraneo.

Coordina: Amalia Chiovaro (Giovani comunisti Palermo)

Intervengono:

Fabio Amato ( Responsabile nazionale Esteri Rifondazione comunista)
Zaher Darwish ( Responsabile Immigrazione CGIL)
Marco Pirrone (Sociologo, Ricercatore Lettere e Filosofia)
Fulvio Vassallo Paleologo ( Giurista, Ricercatore Giurisprudenza)

A seguire si terrà una cena sociale il cui incasso sarà devoluto al conto aperto dall'associazione Ciss.

Con questo vogliamo dare un segno concreto della nostra solidarietà a Nourredine Adnane e alla sua famiglia, e abbiamo deciso di dare inizio a una sottoscrizione, una raccolta fondi che consenta di far fronte alle necessità immediate sue e della sua famiglia, e contribuisca alle spese sanitarie.

Invitiamo tutti coloro che non si sono riconosciuti nella insensibile applicazione delle regole in una città senza regole a dare il loro contributo, con un versamento sul conto intestato a Cooperazione Internazionale Sud Sud:

IBAN: IT42 H030 3204 6050 1000 0001 629
CREDEM - Agenzia 6 - via Damiani Almeyda 42 - Palermo

Utilizziamo questo conto esclusivamente per Nourredine Adnane, in modo che tutta la raccolta sia tracciabile e trasparente; vi invitiamo quindi a non fare donazioni in contanti, ma soltanto bonifici.



giovedì 10 febbraio 2011

11 febbraio, Palermo: Tunisia, Algeria, Egitto: Non rimaniamo in silenzio

Bar Libreria Garibaldi
Via A. Paternostro 46
Piazza Cattolica 1 Palermo
tel. 0919820996
Aperto dalle ore 10,00 alle 23,00
Musica Idee Riflessioni Incontri Azioni per il conflitto che cresce

TUNISIA ALGERIA EGITTO:
NON RIMANIAMO IN SILENZIO/2

Venerdi 11 febbraio ore 18.30 in libreria

Manteniamo l'impegno di dare seguito all'incontro del 17 gennaio scorso
a Santa Chiara, dedicato alla Tunisia e all'Algeria.

Proviamo a fare il punto e a dibattere su quello che sta succedendo
nel Mediterraneo reincontrandoci a partire da un aggiornamento
sulla situazione tunisina attraverso la testimonianza
di Sergio Cipolla e Alberto Sciortino
che dalla Tunisia sono appena rientrati
dopo una missione sui progetti del Ciss.

Allarghiamo lo sguardo all'Egitto
con la testimonianza di Mario Michelini
cooperante del Ciss al Cairo
in collegamento via Skype
ed i suoi reportage fotografici da piazza Tahrir.

Invitiamo a partecipare tutti coloro
che erano presenti al primo incontro
e a diffondere il più possibile l'invito:
NON RIMANIAMO IN SILENZIO



venerdì 31 dicembre 2010

Nuove forme di sterminio

30 dicembre 2010


ANSA: Ormai da un mese 300 cittadini americani che si trovavano in vacanza in Egitto sono stati rapiti da un gruppo di banditi che li tiene imprigionati nel deserto del Sinai. La somma richiesta per liberare ogni ostaggio è di 9.870 dollari. Secondo alcune fonti, i prigionieri sono stati rinchiusi in container sotteranei e legati con le catene. Tra di loro vi sono anche numerosi bambini. Le donne sono state separate dagli uomini e vengono stuprate davanti ai loro figli. Chi non ha la somma a portata di mano viene appeso a testa in giù e torturato con scariche elettriche e ferri ardenti e a chi non riuscirà a pagare verranno espiantati i reni.

Come reagireste a questa notizia? Sicuramente rimmareste inorriditi alla sola immagine di un bambino che deve assistere alle grida della propria madre violentata davanti ai suoi occhi.

La notizia è vera, ma i media non ne stanno parlando. Forse perchè i prigionieri nel deserto non sono 300 cittadini americani, francesi o italiani, ma per la maggior parte profughi eritrei ed etiopi, e quindi esseri umani di seconda classe.

Un orrendo episodio di totale disinteresse da parte non solo dei mezzi di informazione, ma anche dei politici e dei personaggi del Jet Set che fino a poco tempo fa avevano giustamente smosso il mondo per salvare la vita di una donna condannata a morte in Iran e che ora tacciono davanti all'odissea di 300 persone. Non è la prima volta che accade. Nel deserto egiziano è in atto ormai da tempo un vero e proprio massacro dei profughi che rincorrono il loro sogno di libertà, ma se ne sa poco.

Tra meno di un mese, il 27 Gennaio, festeggeremo il Giorno della Memoria, ma mi chiedo quanto possa servire se non siamo in grado di riconoscere e intervenire nelle nuove forme di sterminio.
 
 
 

martedì 14 settembre 2010

Il mio primo Ramadan al Cairo, di R. El Nakoury: Mixa, il magazine dell'Italia multietnica


"O voi che credete! Vi è prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che furono prima di voi, nella speranza che voi possiate divenire timorati di Dio." (Corano)





L'esperienza di una ragazza milanese di origine egiziane al suo primo Ramadan a Il Cairo

Chi vi scrive è una ragazza italiana e musulmana, che per la prima volta nella sua vita ha assistito al Ramadan nel proprio Paese di origine. Ma prima di addentrarmi nel raccontare la gioia e l’intensità con cui ho vissuto quei giorni, mi sembra utile spiegare, in sintesi, il significato di un momento così fondamentale nella vita di milioni di persone, alla conclusione del quale i musulmani, con differenze culturali e linguistiche, si preparano a festeggiare “Eid el-Fitr”, la festa della rottura che si tiene il primo giorno del mese successivo, in cui la comunità si riunisce per la preghiera pubblica.

Il Ramadan, quarto dei cinque pilastri che compongono il codice di vita di un musulmano, rappresenta per i fedeli un periodo eccezionale dell'anno (vedi Box). Il digiuno è un momento di profonda purificazione spirituale, in quanto educa all’amore per Dio, all’autodisciplina, alla pazienza, al senso del sacrificio e all’appartenenza alla propria comunità. Il credente si dedica completamente alla propria fede, allontanandosi dai vizi e dai problemi quotidiani, astenendosi, dall’alba al tramonto, dalle principali pratiche umane: bere, mangiare, fumare e praticare attività sessuali. L’obiettivo è purificare la propria anima e il proprio corpo, e soprattutto rivolgere il pensiero ai bisognosi, che non hanno la possibilità di vivere dignitosamente la quotidianità.

Come ogni anno ho trascorso le ferie estive in Egitto ma, a differenza degli anni passati, sono riuscita a vivere un’esperienza indimenticabile, assistendo ai preparativi e ai primi giorni di digiuno. Che dire! Solo ora ho sentito davvero la profondità di questo momento dell’anno che solitamente vivevo attraverso i racconti di amici e parenti.

Che spettacolo vedere il Cairo in quei giorni. Durante le mie passeggiate, la sera naturalmente, perché di giorno faceva troppo caldo, mi divertivo a scrutare ogni minimo dettaglio, come se visitassi quell’enorme metropoli per la prima volta. Le strade e le case erano addobbate con luci di ogni colore e abbellite dai fanous, lanterne votive di ferro battuto e vetro colorato, che i bambini adorano. Davanti ai negozi di alimenti c’erano file interminabili di persone, che per l’occasione acquistavano il necessario per tutto il mese di digiuno.

La sera prima dell’inizio del digiuno, ricordo che tutti i bambini attendevano di sapere con esattezza se il giorno seguente sarebbe stato il primo giorno di digiuno o se bisognasse attendere quello successivo. Intanto le loro mamme preparavano tutto il necessario per passare tutti insieme la sera e la notte prima. Eh si! Per poter sopportare la fame tutto il giorno era necessario cibarsi in anticipo.

Con la mia famiglia, i miei parenti e alcuni amici, ci siamo ritrovati tutti per l’occasione, seduti davanti a un grandissimo vassoio con sopra un’infinità di bevande e di pietanze (vedi Box). Ho ancora il profumo dei dolci e del pane appena sfornato nelle narici.

Abbiamo trascorso insieme l’intera serata, in attesa dell’ora della preghiera dell’alba, momento d'inizio del digiuno, giocando e chiacchierando. Il giorno seguente mi sono svegliata il più tardi possibile, per limitare le ore di digiuno. Ma non sono tutti pigri come me, anzi: svegli prestissimo, tutti si accingevano ai preparativi per la rottura del digiuno.

Guardando fuori dalla finestra di casa, mi sono resa conto che il Cairo caotico era in standby, si vedeva poca gente in giro, i negozi erano chiusi e soprattutto non c’era traffico... Per chi è stato almeno una volta al Cairo, è facile capire il mio stupore.

In Egitto durante quei giorni gli orari di lavoro vengono ridotti consentendo al musulmano l’interruzione del digiuno insieme alla famiglia. Ma la cosa che mi ha stupito di più - e ci tengo a raccontarvela - è Maedat al Rahman. Se al momento dell’interruzione del digiuno mi fossi trovata fuori casa, comunque avrei mangiato al momento giusto. Mille ragazzi sparsi per le strade consegnano un sacchetto con svariate pietanze a chiunque si trovi a passare di lì. Inoltre vengono allestiti banchetti, in varie parti della città, per ospitare le persone bisognose: perché in quei giorni nessuno deve sentire la fame. Forse dovrebbe essere così tutto l’anno, ma la quotidianità ci rende passivi.

Dopo il tramonto inizia la festa, e finalmente si mangia! È un momento unico, sia perché si restituiscono liquidi e nutrimento al corpo, messo a dura prova durante la giornata; sia - e soprattutto - per l’appagamento spirituale che deriva dall'aver saputo resistere.

Seguendo la tradizione del Profeta, il digiuno si interrompe sorseggiando un bicchiere d’acqua e assaporando il gusto dei datteri, per reidratare e rinvigorire velocemente l’organismo senza danneggiarlo. Successivamente si servono saporite zuppe di legumi e verdure. Le pietanze successive cambiano di giorno in giorno e sono davvero infinite e squisite. Solo al pensiero mi viene l’aquilina in bocca.

Finito di mangiare, ci si rilassa con davanti dolci e frutta secca, mandorle, pistacchi, datteri. Prima di iniziare a godersi la vita notturna del Cairo, ci si reca tutti in moschea per le preghiere del "Tarawih", tipiche proprio del mese di Ramadan. Non sono obbligatorie, ma frequentarle è una pratica molto buona da fare.

Insomma ogni sera per noi sembra Natale, ma non finisce qui! Terminata la preghiera, la vita rincomincia, e le strade si animano fino a notte tarda. I bambini organizzano tornei di calcetto che durano quasi fino all’alba, i giovani si incontrano con gli amici e i più grandi ne approfittano per rivedere i parenti.

Una sera mi sono recata alla moschea di al Huseyn. Sul sagrato era montata una grande tenda, e all’interno si susseguivano diverse conferenze sull’Islam e in particolare sul significato del mese sacro del digiuno, riprese e trasmesse in diretta dalla televisione nazionale. A pochi centimetri di distanza diversi bar, ristoranti e negozi, ospitavano sia la gente del posto che i tanti turisti. Con i miei amici, abbiamo deciso di sederci proprio in un locale della piazza principale, di fronte la moschea. Ma non è stata un’ottima scelta: era il posto peggiore per avere un po’ di tranquillità, affollato di venditori ambulanti di qualsiasi cosa vi venga in mente, che hanno continuamente invaso il nostro tavolo. A rallegrarci, non mancava la musica dal vivo. Alcuni musicisti si prestavano per spettacoli privati ai tavoli, cantando e suonando su richiesta.

Ma le magiche notti del Cairo sono terminate presto. Solo dopo tre giorni di festa sono costretta a tornare a Milano per riprendere il solito ritmo monotono di tutto il resto dell’anno. Ma il mese di digiuno non è ancora terminato. Che tristezza e soprattutto che nostalgia! I ritmi e gli orari di lavoro sono insostenibili, ma la cosa peggiore è trovarsi a interrompere il digiuno da soli, senza sentirne davvero il significato. Perché non è solo una grande abbuffata, ma l’incontro con la famiglia e gli amici. E' il momento più magico, in cui valori e sentimenti riaffiorano rasserenando i nostri animi.

È difficile per un musulmano italiano vivere la propria religione in un Paese europeo, che non si è ancora reso conto che come cittadini italiani di un'altra credenza religiosa, avremmo anche noi qualche diritto, oltre ai doveri. Chiedo troppo? Non credo! L’Egitto è un Paese a maggioranza musulmana, con un’importante minoranza cristiana, che ogni anno festeggia secondo le proprie usanze tutte le festività. Ma non mi sembra il caso di prendere esempio da un Paese ancora in via di sviluppo. Ormai l’Italia appartiene a un mondo globalizzato, dove i valori e le persone passano in secondo piano.

Concludo augurando a me stessa di essere in Egitto l’anno prossimo durante la festa di rottura del mese di digiuno, per vivere un’altra nuova, indimenticabile esperienza.

di Rasha El Nakoury

Fonte: Mixa, il magazine dell'Italia multietnica


lunedì 1 febbraio 2010

28 gennaio, Palermo: Sintesi intervento Roberto Mazzarella al Convegno sui minori stranieri non accompagnati - Centro giustizia minorile

"Una caratteristica spiega bene la complessiva' dei minori stranieri non accompagnati: il loro status, che li situa all'incrocio di appartenenze giuridiche multiple: il loro essere minori, stranieri, talvolta richiedenti asilo, vittime di tratta rende articolato e problematico il rapporto e la relazione tra diversi rami del diritto. Cosi come la loro protezione, richiedendo allo stesso modo l'intervento di parti "multiple": giuridiche, amministrative e sociali. La moltiplicazione dei partecipanti al percorso di integrazione del minore spesso non garantisce una presa in carico efficace".

"Altro dato: in Sicilia da maggio 2008 a febbraio 2009 su 1860 ricoveri in strutture di minori stranieri non accompagnati ben 1119 sono state le fughe. Perché scappano? Devono aiutare nel più breve tempo possibile i genitori che si sono indebitati per il loro viaggio: 5000 euro se si parte dall'Egitto, 6/7000 euro dal Bangladesh. Solo il 34 per cento rimane nelle strutture di accoglienza oltre il primo mese."
"Come ben si vede é un fenomeno che ci interroga come Istituzioni e come società e non é facile trovare le risposte adatte. Ma come sempre la soluzione sta nell'unità, cioè nel saper fare sistema su un territorio: la comunità di quel territorio saprà trovare le risposte giuste perché, come in una famiglia, ciascuno sa farsi carico del problema dell'altro."

Roberto Mazzarella, responsabile del Centro Studi e documentazione sulle migrazioni del Comune di Palermo

Bookmark and Share