Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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sabato 12 aprile 2014

Cittadinanza: Una storia al giorno

Corriere delle migrazioni

8 aprile 2014

La proposta per una nuova legge di cittadinanza “giace” in Parlamento e sembra esserci poco interesse a riprenderla in mano. Per contrastare questo colpevole oblio, un gruppo trasversale di parlamentari (ne resta fuori solo la Lega), con il supporto di enti impegnati nella tutela dei diritti dei minori e della società civile (Unicef, Garante per l’infanzia, campagna l’Italia sono anch’io, Rete G2 e molti altri), su proposta dell’ex ministro Cécile Kyenge, ha deciso di avviare una singolare iniziativa. «Ogni giorno, finché in questa stessa aula non sarà discussa la nuova legge, racconteremo la storia di un ragazzo o di una ragazza ancora senza cittadinanza», spiega Kyenge. «Sono storie di speranze, dolori, peripezie burocratiche, disillusioni, storie di tutti i giorni, fatte anche di successi in salita ma successi, ancora più veri e specchio della loro voglia di essere italiani». Come quella di Samira, che è stata letta dalla deputata Fucsia Nissoli Fitzgerald. eletta nella circoscrizione America Settentrionale e Centrale – Gruppo Per L’ Italia.

Questa è la storia di Samira , attivista della Rete G2, nata a Roma nel 1980 da madre filippina e padre egiziano, al compimento dei 18 anni non fece richiesta della cittadinanza italiana. Non fece domanda, perché si sentiva italiana dalla nascita. Così Samira denunciava la sua situazione nel 2007: «Ho una laurea come assistente sociale e lavoro per uno sportello informativo sull’handicap del Comune di Roma. Dopo un contratto a tempo determinato me ne hanno fatto uno a progetto mentre tutte le mie colleghe hanno avuto un contratto a tempo determinato, più lungo e che da più tutele rispetto a me. E questo non per mie incapacità professionali ma perché non ho ottenuto il passaporto italiano e le leggi sono poco chiare. A 18 anni non avevo fatto domanda per diventare cittadina italiana. Nessuno me lo aveva detto. Così ora, nonostante la mia laurea, il Comune non mi assume perché sono una cittadina filippina. Io sono nata qui e sono sempre vissuta qui. Mi considero italiana eppure devo accontentarmi di meno soldi e garanzie e fare causa al Comune per discriminazione».

Samira è morta il 20 febbraio del 2010 sempre a Roma a soli 29 anni, prima che il giudice decidesse sul suo caso. Il problema di Samira Mangoud, come di molte seconde generazioni, è quello di non sapere di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari. Di conseguenza, Samira è rimasta cittadina straniera in un paese a lei non affatto estraneo, visto che era l’unico dove avesse mai vissuto.

domenica 8 dicembre 2013

11 dicembre, Palermo: Viaggio oltre i luoghi comuni. Presentazione Osservatorio Migrazioni

Viaggio “oltre i luoghi comuni”

Presentazione Osservatorio Migrazioni

mercoledì 11 dicembre 2013 ore 16.30 

Istituto di Formazione Politica 

“Pedro Arrupe” - Centro Studi Sociali 

via Franz Lehar, 6 

Palermo


lunedì 21 ottobre 2013

21 ottobre, Palermo: L'elenco dei 21 candidati eletti alla Consulta delle culture del Comune di Palermo


Ott. 21, 2013; 2:57pm

Trasmettiamo elenco dei 21 candidati eletti alla Consulta delle Culture. Durante la votazione che si è svolta ieri, in totale sono stati 6.857 i votanti su 20.381 aventi diritto, pari al 33.60%. In allegato anche elenco totale preferenze dei  45 candidati alla Consulta delle Culture e file con foto degli eletti.

ARULNESAN Thayaraj detto Thay (M) / Sri Lanka 1 / Asia Centro Meridionale / 706 voti

AKTAR Sumi Dalia (F)  / Bangladesh 1 / Asia Centro Meridionale / 609 voti

EDWARD PUVANENDRARAJAH Stefano (M) / Sri Lanka 1 / Asia Centro Meridionale / 480 voti

HOSSAIN MD Anwar  / (M)  Bangladesh 1 / Asia Centro Meridionale / 440 voti

MD Alamin / (M)  Bangladesh 1 / Asia Centro Meridionale / 436 voti

GUL Afsar / ( M)  Pakistan 1 / Asia Centro Meridionale / 41 voti

HUSSAIN Iqtidar / (M)  Pakistan 1 / Asia Centro Meridionale / 33 voti

SASTRILLO Medelenia detta Unica, detta Diding  / (F) Filippine 2 / Asia Orientale e Asia Occidentale 482 voti

MINION Edna / (F) Filippine 2 / Asia Orientale e Asia Occidentale / 264 voti

ABDIA Nesrine / (F)  Tunisia 3 / Africa Settentrionale /  82 voti

BRIKI Jalel / (M) / Tunisia 3 / Africa Settentrionale / 56 voti

BERRADI Rida / (M) / Marocco 3 / Africa Settentrionale / 35 voti

MINKAH Alexander Osei (M) / Ghana 4 / Africa Occidentale / 427 voti

BOAVENTURA NUNES  (F) / Capo verde 4  /Africa Occidentale / 77 voti

BITRAYYA Rajendra detto Mahen (M) / Mauritius 5 / Africa Orientale e Africa Centro Meridionale / 184 voti

VAYNAHIY Maryna (F) /  Ucraina 6 / Paesi membri del Consiglio d’Europa / 62 voti

BODOGA Vasile (M) /  Romania 6 / Paesi membri del Consiglio d’Europa / 53 voti

KOWALCZYK Beata Elzbieta (F) /  Polonia 6 / Paesi membri del Consiglio d’Europa / 30 voti

GAMALIE Dorina (F) /  Romania 6  / Paesi membri del Consiglio d’Europa  / 14 voti

DARAWSHA Adham (M) / Israele 6 / Paesi membri del Consiglio d’Europa / 8 voti

QUINONEZ Sofia Elisabeth (F) / Ecuador / 7 Americhe ed Oceania 90 voti


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Vite infrante sulle muraglie della Fortezza Europa. Governo tombarolo di Pina Piccolo


Pubblicato su 21 ottobre 2013 da REDAZIONE ALMA.BLOG

Cercavo un appellativo o una metafora che potesse calzare l’iniquo operato del governo delle larghe intese in tutto l’iter degli annegamenti al largo di Lampedusa dal 3 ottobre fino alla celebrazione farsa dei funerali di Stato in absentia dei corpi degli oltre 300 annegati da respingimento (ossia giovani per lo più provenienti dal Corno d’Africa annegati a causa di leggi inique approvate da entrambe le compagini governative e che sono state oggetto di oltre 100 richiami per violazioni dei diritti umani da parte dei massimi organismi internazionali per i diritti umani). Mi sono venute in mente locuzioni bibliche del tipo “sepolcri imbiancati” per denunciarne l’ipocrisia ma alla fine ho dovuto coniare la neo-locuzione “governo tombarolo”. Per tombarolo, nel significato classico del termine, si intende un violatore di tombe, ladruncolo alla ricerca di tesori o di modesti averi che al malcapitato defunto i familiari avevano fatto indossare o messi al loro fianco per accompagnarli nel viaggio dell’aldilà. L’attività di addobbare la salma si può considerare un’attività consolatoria per chi restava nel senso che nel rito si riaffermava una certa “normalità” dello status del defunto, continuava a condividere interessi anche estetici con chi continuava invece a vivere. L’attività del tombarolo invece consisteva nella cinica, egoista raccolta dei frutti del rito.

Oggi ad Agrigento, dopo vari tentennamenti, il governo italiano, in tutte le sue compagini e colori di pelle, si presterà a un’ulteriore operazione di spogliazione dei morti, cioè cercheranno di spogliare nuovamente il corpo in absentia di oltre 300 giovani eritrei, somali e altri provenienti dal bacino mediterraneo di qualsiasi gioiello potessero ancora avere addosso. Nelle varie piazze di Italia nelle scorse settimane, si sono sentiti spesso i rappresentanti istituzionali locali rammaricarsi per il “tragico naufragio”, versare lacrime, forse anche sentite, per le vite spezzate. Ma come dice una canzone del cantautore lampedusano Giacomo Sferlazzo “Unnavi curpi u mari” (cioè il mare non ha colpe) se la barca in pericolo non è stata soccorsa da ben tre pescherecci per paura di ritorsioni da parte del sistema penale italiano. Non sono le forze della natura a respingere bensì precise forze politiche che hanno codificato sistemi iniqui per impedire la libera circolazione anche di persone in pericolo di vita, mentre si sforzano in ogni modo di fare leggi che consentano la libera circolazione di merci e capitali (questi ultimi senza controllo alcuno).

Nei media a grande diffusione si sono spese migliaia di parole e di righe di scrittura per fare ipotesi su scafisti, navi madre e non si è quasi mai sentito pronunciare il nome “Isaias Afewerki” il dittatore che in Eritrea impone il servizio militare a vita, che ha il maggior numero di giornalisti al mondo ospiti delle sue prigioni e i cui arsenali sono rimpinguati dalle armi provenienti dall’industria bellica del fiorente nord –est italiano. Il paese è stato definito dalle più importanti associazioni per i diritti umani una prigione a cielo aperto eppure a quasi a nessun giornalista viene la tentazione di fare un collegamento tra le condizioni politico-sociali economiche di quel paese e l’arrivo di tanti giovani in fuga. Non si è trovata traccia nella stampa italiana di un giornalismo d’indagine che si prenda la briga di investigare le committenze del governo eritreo per quanto riguarda industrie tessili e molti altri prodotti di imprenditori italiani. Né si è fatta alcuna illazione sul perché sia stato consentito a rappresentanti ed ufficiali eritrei di ispezionare e riconoscere le salme, proprio quelle di giovani provenienti da un paese per cui l’italia finisce per riconoscere lo status di rifugiato politico. Non si palesa nessuna contraddizione nel fatto che ai rappresentanti delle istituzioni eritree sia lecito curiosare tra i corpi dei morti e non ai parenti venuti con gran sacrificio da lontano per avere almeno la consolazione di dare l’ultimo saluto al proprio congiunto. Infatti nella fretta e furia del governo italiano di far sparire i corpi un gran numero di essi non sa neppure dove sia ubicata la tomba del proprio congiunto. E tutto questo per non parlare della sorte toccata ai sopravvissuti a cui sono state prese le impronte e che sono stati prontamente accusati del reato di clandestinità. Quindi paradossalmente per i morti si è prospettata la possibilità di garantire la cittadinanza mentre per i vivi si è proceduto a dare ben altra ospitalità nei famigerati centri di identificazione di espulsione.

Si possono in un certo senso anche scusare i sindaci, gli assessori, rappresentanti dell’italiano medio al cui “ruolo” (per usare una parola di cui ci si riempie molto la bocca in Italia) non compete la conoscenza approfondita di politica estera, ma ai massimi rappresentanti del governo italiano questo compete e come. Eppure, in questo strano rito funebre domani, dove saranno assenti i corpi degli annegati da respingimento, domani accanto alle massime rappresentanze del governo italiano siederanno non i genitori e gli amati delle persone annegate ma i rappresentanti del governo eritreo, cioè gli aguzzini dalle due sponde. In un discorso classico delle migrazioni queste “istituzioni” rappresenterebbero le forze di “push” e “pull” (cioè le forze che “spingono” a lasciare un paese e le forze che “attraggono” verso un altro paese) solo che nel caso, dell’Italia e della sua ex colonia Eritrea perfino queste incombenze sono svolte con una grande doppiezza per cui il paese che teoricamente dovrebbe “attirare” è quello che in realtà respinge (e adesso si munisce perfino di droni per farlo con maggiore efficienza) e il paese che spinge è quello che attraverso tutta una serie di sotterfugi ci guadagna dall’esodo di massa dei suoi giovani “attirando” dentro le sue casse parte dei loro magri guadagni(le ambasciate eritree dotate in tutto il mondo di una fittissima rete di informatori esigono una tassa mensile del 2 per cento sugli introiti dai loro connazionali anche se sono fuggiti all’estero come rifugiati politici).

Quindi oggi i tombaroli nostrani e quelli del regime di Afewerki pure in assenza delle salme, dopo aver creato le condizioni che hanno portato alla morte di oltre 300 persone che cercavano la vita, procederanno con le belle parole a spogliare la parte più fulgida della loro impresa. Cioè, le “istituzioni” ben lontano dal prodigarsi in un atto di cambiamento, cercheranno con una narrazione pietistica di trafugare la narrazione di fiducia nel futuro, di progetto di realizzare le proprie aspirazioni che era insita nella fuga delle persone annegate. Il loro corpo in fuga da e in arrivo a rappresentava la possibilità di una diversa narrazione, troncata appunto non dalla natura ma dalle leggi inique degli esseri umani. La maggior parte di loro, attraverso sacrifici di intere famiglie, era alla ricerca di un posto in cui la vita non fosse compressa dai voleri e dagli interessi di un regime (un desiderio di cambiamento di condiviso da milioni di giovani in tutto il Nord Africa e Medio Oriente , appunto quelli che in altre nazioni si trovano protagonisti di rivolte e rivoluzioni). Domani credo che il miglior tributo che possiamo dare alle loro speranze nel futuro è di spegnere il canale sulla dissacrazioni dei tombaroli governativi, di unirci ai fratelli e alle sorelle eritrei che venerdì prossimo organizzeranno una manifestazione a Montecitorio per far rivivere la narrazione alternativa. Ed impegnarci perché questa storia non venga dimenticata appena spente le luci dei riflettori, non solo perché quella storia merita di vivere ma anche perché non è poi una storia tanto diversa dalla nostra, è la ricerca di una diversa narrazione di quelle che possono essere le nostre vite, il nostro presente e il nostro futuro.

di Pina Piccolo

venerdì 18 ottobre 2013

18 ottobre 2013, Giornata Europea contro la tratta degli esseri umani

A Palermo CISS e Cesie presentano ROOT, un progetto finanziato dalla Commissione Europea per lo sradicamento della tratta finalizzata allo sfruttamento sessuale. 

Il progetto, che ha preso formalmente il via il 1 settembre, si prefigge nell’arco di due anni di realizzare una ricerca, attività di formazione per operatori e di sensibilizzazione nelle scuole e per la società civile sul tema della tratta legata allo sfruttamento sessuale nel mercato della prostituzione.

La tratta di esseri umani è un tema che investe drammaticamente il territorio siciliano. Il tema è interconnesso con i fenomeni migratori, il radicamento del crimine organizzato a livello transnazionale, la violenza contro le donne, la persistenza di nuove forme di riduzione in schiavitù nel mondo contemporaneo. Ma il problema si lega anche alle tematiche dello sviluppo, ai circoli viziosi innescati dalla povertà nei paesi di origine, ai meccanismi distorti di distribuzione di ricchezza.  

E’ così che il fenomeno produce la molteplice e ripetuta violazione dei diritti umani, nei paesi di origine, di transito e di destinazione: il suo sradicamento necessita di un’azione a livello locale, nazionale ed internazionale. Le vittime sono i soggetti più vulnerabili. “ROOT” si concentrerà in particolare sul fenomeno della tratta di giovani donne straniere (anche adolescenti) legata allo sfruttamento sessuale nel mercato della prostituzione. Il progetto si prefigge di colmare la carenza di dati ed analisi a livello territoriale, di aumentare la sensibilità e consapevolezza nella cittadinanza e tra gli operatori del settore della condizione di vulnerabilità e violazione di diritti sofferta dalle vittime, di creare iniziative di collegamento e cooperazione con i paesi di origine per approfondire la conoscenza del fenomeno. Obiettivo finale delle diverse attività è contribuire alla stesura di un piano transnazionale per sradicare la tratta legata allo sfruttamento sessuale in Sicilia, lavorando in una dimensione Europea.

Il primo anno di attività sarà dedicato alla realizzazione di una ricerca con il supporto di esperti internazionali, volta a produrre una conoscenza più ampia del ruolo del crimine organizzato internazionale e locale quale fattore determinante di spinta e attrazione per le vittime della tratta legata allo sfruttamento sessuale. Parallelamente alle attività di ricerca, sarà proposta una campagna di informazione e formazione sulle tematiche della tratta di esseri umani rivolta alle comunità locali per prevenire il fenomeno. La campagna si propone di coinvolgere pubblici diversi: saranno realizzati incontri e workshop tecnici con operatori specializzati (rappresentanti delle forze dell’ordine, autorità giudiziarie, operatori pubblici; sociali, sanitari, educatori, mediatori culturali, rappresentanti delle comunità immigrate; della società civile organizzata e giornalisti). Previsti, oltre a tradizionali eventi di sensibilizzazione rivolti ad un pubblico più ampio, anche kit didattici e laboratori per coinvolgere studenti e insegnanti delle scuole superiori e la creazione di un gruppo di auto aiuto con giovani donne ex vittime di tratta. Sarà creata infine una rete transnazionale tra soggetti pubblici e privati del territorio e dei paesi di transito ed origine, con l’obiettivo di supportare il costante monitoraggio del fenomeno e adottare misure di collaborazione e cooperazione volte al suo sradicamento.

Il progetto ROOT rientra in un programma più ampio di iniziative che saranno promosse dal CISS nel periodo 2013-2015 in Italia e all’estero. 

Nell’ambito del programma ISEC della Commissione Europea, si darà avvio ad un’azione internazionale denominata “CONNECT”. In collaborazione con le associazioni UMAR di Lisbona e Pro Prietania di Arad, sarà proposto un ciclo itinerante di workshop aperti ad operatori pubblici e privati con esperienza nel settore, finalizzati allo scambio di buone pratiche e procedure. Saranno coinvolti anche educatori e operatori sociali impegnati in campagne di prevenzione anti-tratta. 

Grazie al sostegno del fondo 8 per mille della Chiesa Valdese, in partenariato con l’associazione Pellegrino della Terra sarà realizzato un intervento di solidarietà in Nigeria, con lo scopo di contribuire alla prevenzione del fenomeno della tratta legato allo sfruttamento della prostituzione nelle aree rurali della Nigeria e al suo sfruttamento in Italia; rafforzare l’empowement femminile e contrastare la discriminazione di genere prevalente nella società rurale nigeriana.

Il programma di azioni integrate contro la tratta promosso dal CISS, sarà svolto in collegamento con le attività del Coordinamento anti-tratta “Favour e Loveth” e della Piattaforma europea della società civile contro la tratta, reti alle quali il CISS aderisce.  


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CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
Via G. Marconi n. 2/a – 90141 Palermo (Italia) 
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mercoledì 16 ottobre 2013

"Mare Nostrum": commenti e domande di Amnesty

COMUNICATO STAMPA - CS131-2013

OPERAZIONE 'MARE NOSTRUM':
COMMENTI E DOMANDE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA

L'annuncio dell'avvio della cosiddetta operazione 'Mare Nostrum' da parte del governo italiano solleva inizialmente, secondo Amnesty International Italia, commenti e domande.

In particolare, l'organizzazione per i diritti umani ha notato che nella descrizione delle operazioni da parte del vice presidente del Consiglio Alfano e di altri esponenti istituzionali, si e' fatta menzione di due distinte funzioni: il controllo delle frontiere - con riferimento esplicito all'effetto di deterrenza - e il soccorso in mare.

E' positivo, per Amnesty International Italia, che le autorita' italiane si stiano dando in modo chiaro l'obiettivo di rafforzare il soccorso in mare, anche attraverso un piu' accurato monitoraggio dello spazio interessato.

Alla luce del fatto che e' necessario improntare ogni azione governativa al rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, Amnesty International Italia ritiene fondamentale sapere come l'aspetto del soccorso in mare sara' conciliato con quello del controllo delle frontiere: soprattutto, occorrono maggiori dettagli sulle 'regole del gioco, ossia di cosa fare nelle diverse situazioni' da definire 'di concerto con i ministeri competenti', come dichiarato nella conferenza stampa di presentazione dell'operazione.

Un interrogativo stringente riguarda, in particolare, il luogo in cui saranno condotte le persone soccorse in alto mare, rispetto al quale il vice presidente Alfano ha fatto un chiaro riferimento all'intenzione di condurle in un 'porto sicuro' e di rispettare il diritto internazionale.

Amnesty International Italia vorrebbe avere la certezza che il governo italiano non consideri la Libia 'porto sicuro'. L'organizzazione per i diritti umani ha notato con preoccupazione che dal dibattito di questi giorni sono risultati assenti elementi di chiarimento sullo stato della collaborazione tra Italia e Libia e sulle intenzioni dell'Italia a riguardo.

A luglio Amnesty International Italia aveva scritto al presidente del Consiglio Letta, alla vigilia del suo incontro col primo ministro libico Zidan, sottolineando ancora una volta l'inopportunita' di ogni cooperazione in materia di controllo dell'immigrazione con un paese, la Libia, che viola i diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, sottoponendoli a detenzione sistematica, maltrattamenti e torture.

A oggi, la posizione del governo italiano sulla cooperazione con la Libia resta poco trasparente.

Ulteriori informazioni

Il 14 ottobre 2013 il governo italiano ha dato il via, in un vertice di governo, all'operazione 'Mare Nostrum', definita 'militare e umanitaria' e dichiaratamente mirata al rafforzamento dell'attivita' di sorveglianza e soccorso nel mar Mediterraneo. Gli obiettivi e le caratteristiche principali dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa dal vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno Angelino Alfano e dal ministro della Difesa Mario Mauro, assieme al capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e al comandante delle Capitanerie di porto, ammiraglio ispettore capo Felicio Angrisano.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 16 ottobre 2013

Per interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361

domenica 4 marzo 2012

Anno Accademico 2011-12 Università di Palermo: Corso su Diritto d'asilo e status costituzionale dello straniero


Facoltà di Giurisprudenza   -    Universita’ di Palermo

in collaborazione con il Dipartimento Studi su Politica, Diritto, Società
e con l’Associazione Altro Diritto
ONLUS Università di Firenze

Diritto d'asilo e status costituzionale dello straniero
(6 CFU)     (COD. 10806)
        
 Prof. Fulvio Vassallo Paleologo

Programma dell’Anno Accademico 2011- 2012

Le fonti del diritto di asilo e immigrazione -  La legislazione interna, i regolamenti e le prassi applicative - Le norme derivate dal diritto internazionale e dal diritto comunitario - I diritti fondamentali ed i diritti di cittadinanza dei migranti nel quadro costituzionale -Gli accordi di riammissione.

I controlli alle frontiere e l’accesso alle procedure di asilo- La Convenzione di Ginevra del 1951 e l’impatto sulle normative nazionali e comunitarie- Diritto di asilo e protezione umanitaria nel quadro del diritto comunitario - La legislazione italiana in materia di asilo e protezione umanitaria - I regolamenti di attuazione. - Problemi di costituzionalità della legislazione interna.

La programmazione delle politiche migratorie: i principi generali - La disciplina dell’ingresso, del soggiorno e dell’allontanamento - Il respingimento e la espulsione- La detenzione amministrativa- Le disposizioni di carattere umanitario -I divieti di espulsione e di respingimento alla luce del dettato costituzionale e del diritto internazionale.

La disciplina del lavoro dei migranti - La Convenzione ONU sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie- Il lavoro subordinato - I migranti lavoratori autonomi – Il lavoro irregolare.

Il diritto all’unità familiare e la tutela dei minori nel quadro costituzionale - Le convenzioni internazionali sui diritti dei minori migranti – I minori non accompagnati.

La legislazione in materia sanitaria, di istruzione, alloggio, partecipazione alla vita pubblica e integrazione sociale - Le tutele contro la discriminazione razziale, etnica e religiosa- L’azione civile contro la discriminazione.
                                                       
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MATERIALI DI STUDIO
Al fine di garantire il necessario aggiornamento in materie in continua evoluzione, i testi di studio saranno indicati o forniti dal docente nel corso delle lezioni.
Per la parte riguardante il diritto d’asilo, dai siti www.asgi.it e www.meltingpot.org  si potrà scaricare il testo Il diritto alla protezione-  La protezione internazionale in Italia. Quale futuro?  Curato dall’ASGI
Per la parte riguardante lo status costituzionale dello straniero si potrà consultare il testo: S. Gambino e G.D’Ignazio, (a cura di), Immigrazione e diritti fondamentali,  Giuffrè editore, Milano, 2010
Per gli studenti che non frequenteranno le lezioni gli argomenti indicati in programma potranno essere studiati sulla base delle indicazioni fornite dal docente nei giorni di ricevimento.

Altri testi ( brevi articoli o sentenze) tratti dalla rivista “Diritto,immigrazione e cittadinanza”, edita da Franco Angeli, e reperibile nella biblioteca del dipartimento, saranno consigliati durante le lezioni.

Le disposizioni legislative, le norme di attuazione, le convenzioni internazionali, con alcune importanti decisioni della giurisprudenza, potranno essere consultate nei siti www.asgi.it e www.meltingpot.org
Si consiglia inoltre, per un approfondimento della materia, la consultazione del sito www.altrodiritto.unifi.it alla rubrica Diritti/Frontiere


Informazioni sulle attività didattiche

Lezioni frontali, con approfondimenti su singoli casi presentati da avvocati ed operatori legali che prestano assistenza ai migranti, a partire dal 6 marzo 2012

Giorni e orario delle lezioni : Martedì ore 9-11 e Mercoledì ore 15-18. Il mercoledì pomeriggio la lezione sarà dedicata all’esame di un caso con la presenza di un avvocato  o di un operatore di sportello

Giorni e orari di ricevimento   Martedì ore 11-13  a Piazza Bologni presso il Dipartimento studi su Politica, diritto e società, piano quarto, stanza n.3

Info: 348 3363054 
 
 
 

domenica 22 gennaio 2012

Napoli: gli immigrati entreranno in consiglio comunale, i sedicenni voteranno al referendum

La Giunta De Magistris ha approvato due provvedimenti: il primo contiene il regolamento che disciplina l’elezione di un cittadino extracomunitario per la partecipazione al Consiglio comunale, il secondo estende il diritto di voto nei referendum ai sedicenni

NAPOLI. La Giunta De Magistris ha approvato - a firma degli assessori ai Beni comuni e alle Politiche sociali, Alberto Lucarelli e Sergio D’Angelo - due provvedimenti di proposta al Consiglio comunale. Con il primo provvedimento si è approvato il regolamento che disciplina l’elezione di un cittadino extracomunitario per la partecipazione al Consiglio comunale.
 
Grazie a questo provvedimento alle sedute del consiglio comunale potrà partecipare, con solo diritto di parola, un cittadino extracomunitario eletto secondo modalità fissate da un apposito regolamento.

Con il secondo provvedimento, invece, è stato approvato il regolamento con il quale si da la possibilità di estendere il diritto al voto, per i referendum consultivi, ai cittadini che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, ai residenti cittadini dell’Unione e ai residenti extracomunitari.

“Con l’approvazione di queste due delibere - ha dichiarato l’assessore Lucarelli - si conferma il cammino di questa amministrazione per la costruzione di un modello di partecipazione democratica ed inclusiva esteso a tutti i membri della comunità, in controtendenza con la prassi sempre più diffusa a livello nazionale di pratiche accentratrici ed escludenti”.
 
“La regolamentazione dell’elezione di un rappresentante degli extracomunitari per la partecipazione al Consiglio Comunale - ha dichiarato da parte sua l’assessore D’Angelo - e l’estensione del diritto di voto nei referendum anche ai residenti non cittadini italiani, siano essi appartenenti ai paesi della comunità Europea o extracomunitari, nasce in considerazione del carattere ormai multietnico della comunità cittadina”.

di Redattore Sociale
 
 

lunedì 2 gennaio 2012

Da 80 a 200 euro, arriva la tassa sui permessi di soggiorno


Stranieri in Italia 2.1.2012
Elvio Pasca

Stangata per gli immigrati: bisognerà pagarla ogni volta che si chiede il rilascio o il rinnovo del documento. In vigore dal 30 gennaio, servirà a finanziare le espulsioni e l’attività degli sportelli unici per l’immigrazione

Roma – 2 gennaio 2012- Per le tasche degli stranieri in Italia il 2012 si apre malissimo. Oltre che con la stangata che li colpirà, causa crisi, insieme agli italiani, gli immigrati dovranno fare i conti con una nuova tassa da versare ogni volta che chiedono o rinnovano il permesso di soggiorno.

Già prevista dalle legge sulla sicurezza del 2009, era finora rimasta sulla carta, forse in considerazione di un servizio tutt’altro che efficiente. Ora però diventa realtà, grazie a un decreto firmato a ottobre dagli allora ministri dell’Interno e dell’Economia Roberto Maroni e Giulio Tremonti e arrivato il 31 dicembre in Gazzetta Ufficiale.

L’importo del “contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno” varia in base alla durata del permesso: ottanta euro se è compresa tra tre mesi e un anno, cento euro se è superiore a un anno e inferiore o pari a due anni, duecento euro per il “permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo”, la cosiddetta “carta di soggiorno”. L’esborso si aggiunge al contributo di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico e ai trenta euro che si prende Poste italiane per il servizio.

La nuova tassa non riguarda i permessi dei minori, compresi quelli arrivati con un ricongiungimento familiare. Non pagano nemmeno gli stranieri che entrano in Italia per sottoporsi a cure mediche e i loro accompagnatori, così come chi chiede un permesso per asilo, richiesta d’asilo, protezione sussidiaria o motivi umanitari. Il contributo non tocca, infine, a chi chiede solo di aggiornare o convertire un permesso di soggiorno valido.

Che ci farà lo Stato con questi soldi? Metà dei nuovi introiti servirà a finanziare il “Fondo Rimpatri”, con il curioso risultato che gli immigrati regolari pagheranno le espulsioni dei clandestini, l’altra metà andrà al ministero dell’Interno per spese di ordine pubblico e sicurezza, per finanziare gli sportelli unici e l’attuazione dell’accordo di integrazione.

La novità scatterà dal 30 gennaio. Chi ha un permesso in scadenza, farebbe bene a chiedere il rinnovo prima di quella data per evitare il salasso.


sabato 19 novembre 2011

Amnesty International: Italia, decreti che discriminano i Rom sono stati giudicati illegittimi

COMUNICATO STAMPA - CS 113-2011

Amnesty International ha chiesto alle autorita’ italiane di porre fine alle misure discriminatorie contro le persone rom dopo che il piu’ alto organo giurisdizionale amministrativo del paese ha dichiarato illegittimi i decreti relativi all’emergenza nomadi.

Il Consiglio di Stato ha decretato la fine dell’emergenza nomadi, che ha esposto le comunita’ rom a gravi violazioni dei diritti umani da quando e’ stata introdotta tre anni fa.

‘Porre fine all‘emergenza nomadi e’ un passo nella giusta direzione, questa era illegittima e non sarebbe dovuta mai essere stata dichiarata’ – ha affermato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

‘Il governo italiano ha ora la responsabilita’ di fornire rimedi effettivi a tutte le famiglie rom che hanno subito sgomberi forzati e altre gravi violazioni dei diritti umani durante ’.

Nel maggio 2008, il governo italiano dichiaro’ uno stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunita’ nomadi nelle regioni di Lombardia, Campania e Lazio.

Questo per affrontare, presumibilmente, ‘una situazione di grave allarme sociale, con possibili ripercussioni per la popolazione locale in termini di ordine pubblico e sicurezza’.

L’emergenza e’ stata successivamente estesa alle regioni di Piemonte e Veneto.

Sulla base dell’emergenza nomadi, ai prefetti dei capoluoghi delle regioni interessate e’ stato conferito il potere di agire in deroga alla legislazione che protegge i diritti umani e gli sgomberi forzati delle comunita’ rom sono stati molto frequenti ed eseguiti con sempre maggiore impunita’.

‘L’emergenza nomadi ha esposto migliaia di rom a violazioni dei diritti umani e ha aggravato la discriminazione nei loro confronti’ – ha aggiunto Duckworth.

‘Il nuovo governo italiano deve porre fine a politiche e pratiche discriminatorie che colpiscono persone rom da anni. Questa di sicuro non e’ la fine della storia, ma puo’ essere un nuovo inizio’.

FINE DEL COMUNICATO - Roma, 18 novembre 2011 

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa 
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361 , e-mail: press@amnesty.it
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mercoledì 16 novembre 2011

Da marzo arriva il permesso di soggiorno a punti: parte anche in Italia il contratto di integrazione tra lo straniero e lo stato

ERA ATTESO DAL 2009. PARTE ANCHE IN ITALIA, SULL'ESEMPIO DI ALTRI PAESI EUROPEI, IL CONTRATTO D'INTEGRAZIONE TRA LO STRANIERO E LO STATO. RICHIESTA LA CONOSCENZA DELL'ITALIANO E DELL'EDUCAZIONE CIVICA

Da marzo arriva il permesso a punti



Sono passati oltre due anni, ma finalmente è arrivato il regolamento sull'accordo d'integrazione tra lo straniero e lo stato. Il provvedimento era previsto, infatti, dal famigerato pacchetto sicurezza del 2009. In sostanza si chiede a chi arriva in Italia dal 10 marzo dell'anno prossimo (quindi non vale per chi è già qui o che arriverà prima di questa data) di imparare l'italiano e l'educazione civica, oltre a mandare i figli a scuola. Pena, l'espulsione. 

Parte quindi l'annunciatissimo permesso a punti, un sistema - già utilizzato in altri Paesi europei - cheprevede premi e punizioni a secondo di come si comportano gli immigrati, secondo un modello messo a punto dagli ormai ex ministri dell'Interno Maroni e del Welfare Sacconi. 

Andando per ordine, va subito ricordato che l’accordo deve essere firmato presso lo Sportello unico per l’immigrazione o in Questura dagli stranieri che abbiano almeno sedici anni. Da quel momento ci si impegna a raggiungere una conoscenza di livello A2 dell'italiano (è uno standard piuttosto basso) e delle principali norme contenute nella nostra Costituzione, oltre che delle ”istituzioni pubbliche” e “della vita civile in Italia”, in particolar modo per quanto riguarda sanità, scuola, servizi sociali, lavoro e obblighi fiscali. Obbligatorio far frequentare ai figli la scuola dell’obbligo, oltre a sottoscrivere la “Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione” del ministero dell’Interno.

Al momento della firma si acquistano subito 16 punti. I crediti sono collegati alla conoscenza dell'italiano, ai corsi frequentati e ai titoli di studio di ogni straniero, così come a determinati comportamenti, come la scelta del medico di base, la registrazione del contratto d’affitto e le attività imprenditoriali o di volontariato. I punti però si perdono in caso di condanne penali anche non definitive, misure di sicurezza personali e illeciti amministrativi e tributari.

A due anni dalla firma, lo Sportello Unico per l’Immigrazione esamina la documentazione presentata dallo straniero (attestati di frequenza a corsi, titolo di studio ecc.) o, se questa non c’è, lo sottopone a un test. In entrambi i casi la verifica si chiude con l’assegnazione di un punteggio: da trenta punti in su, l’accordo si considera rispettato, da uno a ventinove si viene “rimandati”, con l’impegno a raggiungere quota trenta entro un anno, ma se i punti sono zero o meno si perde il diritto di soggiornare in Italia e scatta l’espulsione.

Il Ministero dell’Interno curerà un’anagrafe dei firmatari dell’accordo di integrazione, nel quale saranno registrati anche tutti i punteggi, le cui variazioni verranno di volta in volta comunicate ai diretti interessati. Questi potranno naturalmente accedere all’anagrafe anche per controllare la loro posizione.

Dopo la firma si hanno tre mesi di tempo per partecipare a un mini-corso gratuito di “formazione civica e informazione sulla vita civile” che dura tra cinque e dieci ore, svolto nella propria lingua d'origine o, se questo non è possibile, in una lingua a scelta tra: albanese, arabo, cinese, francese, inglese, russo, spagnolo e tagalog. In questa occasione si ricevono anche informazioni sulle “iniziative a sostegno del processo di integrazione” (come ad esempio corsi gratuiti di italiano) attive nella provincia.

DI FRANCESCO BIANCO (16 NOVEMBRE 2011)

Fonte: Mixamag


venerdì 21 ottobre 2011

22 ottobre, Mineo: Mobilitazione per i diritti dei migranti del MegaCARA

Riprendiamo le mobilitazioni
per i diritti dei migranti
del megaCara di Mineo

Da oltre un mese tutti sono stati  in attesa del cambio gestione del centro, visto che dall’1/9 settembre sarebbe dovuto subentrare il consorzio di cooperative sociali, “Sisifo”, aderente alla Lega Coop,  vincitore della gara d’appalto lo scorso agosto. Ma solo da alcuni giorni sta iniziando il cambio gestione (finora il costo giornaliero della cucina, di pessima qualità, ha fruttato alla Croce rossa 17.000 euro, quasi 10 euro per migrante ). Il potente consorzio “rosso” può contare su fatturati multimilionari grazie all’offerta, fatta alla Regione Sicilia e agli enti locali, di un ampio ventaglio di interventi socio-assistenziali a favore di diversamente abili, minori, anziani, tossicodipendenti. Speriamo che i migranti con questo cambio gestione non finiscano dalla padella alla brace!
Intanto  i drammatici problemi che da mesi denunciamo sostanzialmente persistono e peggiorano:

- I richiedenti asilo hanno diritto nello schema di capitolato per i Cara ad un contributo di 5 euro ogni 2 giorni più a schede telefoniche, collegamenti ad internet e sigarette, invece nel megaCara di Mineo, sin dall’inizio, a marzo non è stato mai dato alcunché. La condizione d’indigenza pertanto è cresciuta. Vedremo se con la nuova gestione il problema verrà al più presto risolto, dando, come di diritto ai migranti,anche i contributi economici arretrati. Sarebbe vergognoso che, dopo che si dilapida allegramente denaro pubblico (vedi affitto alla SPA Pizzarotti di Parma), ci si riduca a risparmiare proprio sulla pelle dei migranti. Conosciamo inoltre casi di migranti, che non hanno potuto usufruire da molte settimane del permesso di soggiorno accordato perché non hanno i 110 euro richiesti.

- Il collegamento con Mineo con bus navetta della ditta Simili per mesi costava ai migranti un biglietto A/R di 2 euro, ma la maggioranza non avendo denaro è stata costretta a raggiungere Mineo a piedi(20 Km). Per alcune settimane c’è stato disponibile solo un bus di 50 posti, che ha costretto i migranti a lunghe file e la stragrande maggioranza (a Mineo sono oltre 1800 i richiedenti asilo) rimaneva a piedi; da 2 settimane anziché aumentare i collegamenti, anche l’unica corsa per Mineo è stata sospesa.

- Le commissioni esaminano le domande a rilento con un pessimo servizio d’interpretariato e con sommari dinieghi; l’ordine cronologico di arrivo in Italia non è stato mai rispettato e nelle scorse settimane alcune centinaia di richiedenti sono stati trasferiti addirittura  in Lombardia

- Mentre inizia la nuova gestione, pubblicizzata dal soggetto attuatore on. Castiglione come esempio di efficienza e trasparenza, a Mineo è iniziato il freddo autunnale ed ancora non si provvede al cambio d’indumenti più adeguati.

Da mesi denunciamo che questa scellerata esperienza del megaCara di Mineo, in attuazione delle disumane politiche governative, nei fatti moltiplica, anziché prevenire, le emergenze. Mentre da mesi si lascia i richiedenti asilo senza quel po’ di denaro (previsto per legge), c’è chi tenta di cavalcare la protesta fra gli agricoltori creando l’allarme sicurezza, che sta contagiando anche le amministrazioni comunali circostanti. Il cerchio si chiude con l’indifferenza dei media nel monitorare le quotidiane violazioni dei diritti umani dei migranti, senza tentare di comunicare con loro e con le associazioni solidali. Sin da marzo ininterrottamente abbiamo promosso numerose attività (sportello legale, distribuzione di dizionari e vestiti, animazione musicale, incontri interetnici e da luglio, grazie ai medici della Lila, assistenza sanitaria), ma l’attenzione dei media è stata finora quasi inesistente.

Come Rete Antirazzista Catanese, insieme a varie realtà solidali, sin dall’inizio di questa dispendiosa e clientelare  avventura abbiamo proposto che la strada di una reale accoglienza (non certo quella in atto con finanziamenti a pioggia a neonate associazioni locali, lottizzate in maniera bipartisan) è diametralmente opposta a quella di un centro di segregazione lontano dai centri abitati:  moltiplicando i progetti SPRAR nei paesi del calatino ed in tutta la Sicilia, con costi molto più ridotti, si favorirebbe una reale inserimento sociale dei migranti, così come da anni avviene a Riace ed in alcuni paesi della Locride, ma il governo preferisce “favorire” acquiescenti associazioni pseudo umanitarie, le cui truffe nel business della reclusione/”accoglienza” sono sempre più evidenti. In questi mesi invece si sono scaricate  sulla pelle dei migranti (di 37 nazionalità) l’incapacità e l’impossibilità di gestire un megaCara, esasperando le tensioni per poi reprimerle militarizzando il calatino e dilapidando così ingenti risorse pubbliche quando invece si tagliano le spese sociali (scuola, sanità…).
SABATO 22 ottobre
dalle ore 17
nel piazzale di fronte al CARA di Mineo
INCONTRO INTERETNICO
(sarà presente un camper con i medici della LILA)


Rete Antirazzista Catanese
via Caltanissetta 4- 3803266160

lunedì 10 ottobre 2011

10 ottobre, Palermo: Assemblea Fortress Europe: dai CIE ai "Porti galera"

Lunedi 10 Ottobre alle ore 17.00

Viklab Occupato - Via Porta Mazzara, 5 - Palermo



Assistiamo oggi, a seguito delle instabili situazioni polito-sociali dei paesi nordafricani, ad un numero sempre maggiore di persone, costrette a sfidare la sorte, per poter giungere in Europa. Tutto ciò, dal governo italiano è affrontato come un "problema di ordine pubblico", tramite la detenzione all'interno di veri campi di prigionia chiamati CIE.
 
Le situazioni, all'interno dei CIE, sporcizia, violenze, abusi, mancanza di un adeguato servizio igienico, mancanza di cure infermieristiche adeguate, sono volutamente mantenute, così da innalzare il livello di disagio dei migranti fino a farli insorgere giustificando da parte dello stato un intervento repressivo.
 
In una prima fase si assiste ad una repressione brutale, selvaggia e omicida, che serva da monito; in un secondo momento si assite ad una velocizzazione dei rimpatri, fino al punto di rinchiudere i migranti, per velocizzare i tempi di rimpatrio e le precedure burocratiche, all'interno di normali navi adibite a uso civile, nelle quali vige la disciplina del terrore (tutto è ampiamente documentato con video e testimonianze).
 
Il fatto che degli uomini nel 2011 vengano richiusi su delle navi, come si usava fare nell'Inghilterra dell'800, la tratta degli schiavi, non desti scalpore, tranne che tra i soliti attivisti è anche indice di un imbarbarimento della nostra società ,che si abitua sempre di più, anzi vede normali dei trattamenti così brutali nei confronti di altri esseri umani, "colpevoli" di fuggire da guerre, miseria e fame.

Interveranno:
Fulvio Vassallo Paleologo Università di Palermo
Zaher Darwish CGIL Migranti Sicilia

Laboratorio Occupato "Vittorio Arrigoni"
Via Porta Mazzara, 5 - Palermo
 
 
 

mercoledì 28 settembre 2011

Ritirata strategica del ministero del'interno che sposta a Porto Empedocle la nave prigione Moby Vincent con 120 deportati a bordo

Si apprende dal GR Radio regionale che la nave prigione Moby Vincent sarebbe stata fatta salpare dal porto di Palermo e starebbe attraccando in queste ore a Porto Empedocle, vicino Agrigento, dove i migranti “dovrebbero” essere trasferiti in una tensostruttura.
Così, forse, sarà più facile per la Questura di Agrigento adottare provvedimenti di respingimento differito e di trattenimento, oppure sarà solo l'ennesima tappa per un ulteriore trasferimento verso il Centro di Prima Accoglienza e Soccorso di Pozzallo.
Se la nave prigione Moby Vincent resterà attraccata al molo di Porto Empedocle costituirà un “centro di raccolta” per eventuali nuovi sbarchi che si dovessero verificare nelle prossime settimane, dopo la dichiarazione di Lampedusa, da parte del ministero dell'interno, come “porto non sicuro”
In realtà la scelta del ministero dell'interno, chetrasferisce la Moby Vincent con 120 persone ancora a bordo a Porto Empedocle, costituisce un ulteriore aggravamento delle gravi violazioni procedurali perpetrate ai danni dei migranti detenuti a bordo delle navi prigione. Si tenta forse di dare una legittimazione a questa scandalosa operazione, coinvolgendo le organizzazioni umanitarie presenti ad Agrigento, quando la maggior parte dei migranti è stata illegittimamente respinta verso la Tunisia.
Ci auguriamo che nessuno fornisca alibi alle scelte del ministro Maroni che sta esibendo davanti a tutta l'Europa la vera portata discriminatoria della politica italiana in materia di immigrazione.
Con la dislocazione della Moby Vincent a Porto Empedocle la mappa delle navi prigione è ormai chiara, stanno a Cagliari, a Porto Empedocle e a Palermo, dove probabilmente la nave Audacia sarà svuotata entro pochi giorni con gli ultimi rimpatri verso la Tunisia.
Si è creato così un nuovo sistema di CIE galleggianti, mentre i Centri di identificazione ed espulsione scoppiano a causa delle proteste che ne hanno compromesso le strutture , e per effetto della scelta del governo di portare a 18 mesi la detenzione amministrativa degli immigrati irregolari da espellere. Una vera pena e non una misura rivolta all'esecuzione delle espulsioni, come richiedeva l'Unione Europea.
Tutti i cittadini e le associazioni che si sono battuti contro la detenzione irregolare dei migranti a bordo delle navi prigione moltiplicheranno i loro sforzi per essere presenti nei porti nei quali queste navi saranno ormeggiate e per denunciare pubblicamente l'assenza di provvedimenti formali e delle più elementari garanzie di difesa.


Fulvio Vassallo Paleologo 

 

martedì 27 settembre 2011

Report del Forum delle Associazioni per l'immigrazione di Palermo del 24 settembre 2011


COMUNICATO STAMPA del 27 settembre 2011

Si è tenuta la riunione del Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo, sabato 24 settembre 2011, alla Sala Rossa dell’Assemblea Regionale Siciliana.

All’incontro hanno preso parte rappresentanze associative e istituzionali della provincia di Palermo, della Regione Siciliana e del Parlamento Nazionale.



Ha aperto i lavori il Presidente dell’Istituto Italiano Fernando Santi e animatore del Forum, Luciano Luciani, il quale ha evidenziato in primo luogo come la Regione Sicilia non sia riuscita ad approvare una legge regionale sull’immigrazione; con i diversi Governi, infatti, si sono susseguiti vari tentativi con disegni di legge diversi approntati dal Governo o da parlamentari. La Sicilia, assieme alla Lombardia e al Molise, non ha infatti una legge sull’immigrazione e considerate le emergenze di oggi, questo è un fatto molto grave. La legge nazionale 943 del 1986 costituisce un valido precedente che ha posto le basi per legiferare a livello regionale. Luciani ha fatto notare come a Palermo, al contrario di realtà come Mazara del Vallo, Marsala, Strasatti, Vittoria, Comiso, esistono decine di comunità che in gran parte non conoscono la legislazione che consentirebbe loro di inserirsi meglio nella società civile e nell’associazionismo. I quadri dirigenti immigrati secondo Luciani debbono diventare operatori di cooperazione dell’Italia con i loro paesi di origine così come gli italiani nel mondo hanno fatto in passato e tuttora operano in tal senso. Secondo Luciani gli organi di rappresentanza (Consulte, Osservatori) nella loro composizione debbono vedere fortemente presenti gli immigrati, le comunità immigrate, le istituzioni e le organizzazioni che si occupano concretamente dell’immigrazione. Ha inoltre ringraziato della presenza il dr. Antonio Grasso, Capo di Gabinetto dell’Assessore alla Famiglia, al Lavoro e alle Politiche Sociali, Prof. Andrea Piraino, il quale in precedenza ha più volte incontrato il Forum assumendo l’impegno di costituire subito un osservatorio regionale per l’immigrazione e di adoperarsi per la presentazione di un disegno di legge regionale in materia. Luciani ha infine evidenziato che più il cittadino straniero si sente parte di integrante della nostra nazione, maggiormente avviene l’inclusione sociale e la pacifica convivenza. Gli italiani nel mondo hanno fatto un diverso percorso all’estero. L’Associazionismo degli italiani nel mondo ha sempre riguardato quale punto di riferimento le Istituzioni italiane e l’Associazionismo e il mondo del Sindacato del loro Paese e se oggi abbiamo immigrati italiani residenti nei diversi Paesi rappresentati nelle Consulte comunali dei Comuni italiani di provenienza, nelle Consulte regionali, nei Comitati degli Italiani all’estero, nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e nel Parlamento italiano, lo dobbiamo a questa diversa strategia ed organizzazione. Anche per questo più volte è stata indicata l’opportunità che le Associazioni degli immigrati in Italia ispirino la loro azione al modello delle Associazioni degli italiani all’estero, che si è reso anche utile per rafforzare rapporti di cooperazione economica e sociale tra i Paesi di accoglienza e l’Italia.

È intervenuta poi la portavoce nazionale del Movimento “Primo Marzo”, Cècile Kyenge Kashetu, la quale ha evidenziato che nella società di oggi occorre ragionare da migrante e cambiare modo di fare; l’immigrazione è un fenomeno naturale a cui occorre dare risposte concrete. La portavoce ha illustrato le due proposte  di legge sul diritto di voto e sulla cittadinanza ed inoltre ha citato il diritto di elettorato dei cittadini europei, il documento di Strasburgo del 5 febbraio 1992 e la campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”. Occorre cambiare modalità con cui viene riconosciuta la cittadinanza: da ius sanguinis occorre privilegiare lo ius soli; bisogna abbreviare i tempi per la richiesta di cittadinanza (da 10 anni a 5), l’integrazione dei ragazzi che arrivano in Italia in età inferiore a 10 anni e che compiano tutto il loro ciclo scolastico in Italia.

Ha preso la parola poi Rosario Filoramo, Consigliere Comunale di Palermo e rappresentante della UISP provinciale, il quale ha evidenziato l’importanza di raccogliere le firme per la campagna nazionale “L’Italia sono anch’io” da parte del Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo; Filoramo ha dato la disponibilità come autenticatore per la campagna nazionale. È importante riaprire dibattiti e questioni sul tema dell’immigrazione e consegnare il documento degli atti dei lavori al Governo regionale.

Sono intervenuti inoltre al dibattito dando un importante contributo (sarà diffusa la relazione completa dei lavori) Clelia Bartoli, docente di Diritti umani presso il Dipartimento Politica Diritto e Società dell’Università degli Studi di Palermo, Claudio Lombardo dell’ARCI Sicilia, delegato dalla Presidente Anna Bucca, Giovanni Gambino dell’Istituto europeo di studi psicologici e dell’Osservatorio nazionale italiano di psicologia, Zaher Darwish, Segretario della CGIL immigrazione di Palermo, Olga Marotti, del Dipartimento Pari Opportunità Presidenza del Consiglio dei Ministri, Pippo Cipriani, animatore del Forum in rappresentanza dell’Istituto Regionale Siciliano Fernando Santi, Mohamed Riad, originario del Togo, Sirus Nikkhoo, mediatore culturale ed architetto di origine iraniana ed ex Presidente della Consulta degli immigrati del Comune di Palermo e la mediatrice culturale Delfina Nunes.


Luciano Luciani poi si è soffermato sul senso e sugli obiettivi del Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo: “esso rappresenta uno spaccato della società con varie entità quali docenti, mediatori, istituzioni e associazioni”. “A Palermo ci sono troppe divisioni e articolazioni, occorre mettere insieme tutte le esperienze e le conoscenze e fare una battaglia unitaria predeterminando le priorità e le strategie una volta per tutte.

È intervenuto poi l’On.le Tonino Russo della Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione alla Camera dei Deputati, il quale ha evidenziato la grande passione che caratterizza tutti gli aderenti al Forum delle Associazioni. “Credo che questa battaglia sia fondamentale; senza diritti politici sono più deboli tutti gli altri diritti. In questi anni c’è stata una involuzione, non una involuzione determinata dal nuovo contesto che si è aperto; ho apprezzato tantissimo le analisi fatte dalla prof.ssa Bartoli che vanno oltre le politiche immigratorie, che sono in gran parte di tipo assistenziali. Occorre una maggiore responsabilità a livello politico e dei partiti per una maggiore partecipazione dei migranti. L’unico parlamentare di colore è del Partito Democratico, già Assessore al Comune di Roma, Jean-Léonard Touadi, ed è per tutti noi un riferimento. L’immigrazione è un processo lungo, occorre una grande responsabilità politica, solo attraverso una grande alleanza e condivisione tra migranti e italiani si possono fare grandi cose; diventa così una eccezionale risorsa. O si crea un progetto di lavoro serio al di là della critica e delle opposizione o si affossa e non saranno risolte le questioni. Occorre superare le critiche interne. Si deve fare uno sforzo in questa direzione; i fatti giungono al termine di un processo. È un processo lungo, non semplice, legato alla capacità di astrazione che si fa sui problemi. Non cadiamo nella demagogia di chi dice che gli altri fanno chiacchiere o parole. Le parole sono importanti; attraverso le parole che si usano si esprimono anche i fatti. Molte cose che sono state dette non sono chiacchiere, altrimenti non abbiamo dove andare. Sandra Zampa ha ripreso con una interpellanza parlamentare la questione dei minori immigrati. Nel pieno del dibattito alla Camera abbiamo sollevato con forza l’incongruenza di estendere l’elettorato passivo per diventare deputato al Parlamento italiano a un diciottenne non all’altezza e allo stesso tempo di non concedere il voto alle amministrative a chi risiede nel territorio, vive e dà un contributo con il proprio apporto al territorio. Si era intuito che la Sicilia aveva l’opportunità di distinguersi da altre aree del Paese del territorio europeo ma purtroppo non ha saputo fronteggiare al meglio l’emergenza umanitaria. Speriamo si possa riprendere il filo per creare la possibilità di essere un nuovo modello culturale”.


È intervenuto a seguire il dr. Antonio Grasso, Capo di Gabinetto dell’Assessore Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, ringraziando i promotori ed evidenziando che le risorse sono di meno anche dal punto di vista dei trasferimenti dello Stato. “Per quanto riguarda il disegno di legge è in fase avanzata anche grazie al Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo. Bisogna essere costruttivi e operativi dal punto di vista tecnico per promuovere i disegni di legge non da un punto di vista pregiudiziale. Il piano strategico si attuerà in piani annuali di attuazione e sarà prevista una Consulta con gli attori più utili. Si terranno presto riunioni di gruppi di lavoro che si incontreranno per discutere il disegno di legge”.

Luciano Luciani ha poi ripreso la parola dicendo che il Forum si aspetta di essere utilizzato tecnicamente per l’elaborazione del disegno di legge e chiedendo l’istituzione, con un decreto assessoriale, dell’Osservatorio regionale per l’immigrazione.
Ha concluso i lavori del Forum l’On.le Tonino Russo dicendo: “mi impegno subito con l’Assessore Regionale Piraino per vedere i tempi e le modalità: se il testo è in dirittura di arrivo non dobbiamo scoraggiarci. La prima bozza chiederemo che venga diffusa al Forum e agli altri organismi rappresentativi per permettere l’elaborazione rapida di emendamenti; ciò in modo tale che arrivi in Commissione un testo quanto più condiviso possibile”.


Forum della Associazioni
per l’Immigrazione di Palermo
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