Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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giovedì 29 dicembre 2011

1 gennaio 2012, Palermo: Marcia del 1° gennaio 2012. Pace in tutte le terre


PACE IN TUTTE LE TERRE

Iniziamo l'anno con il passo della pace !

MARCIA DEL 1° GENNAIO 2012

per ricordare tutte le terre che in tante parti del mondo soffrono ancora per la guerra,
"madre" di tutte le povertà, e che attendono la cessazione di ogni violenza

In occasione della 45a Giornata Mondiale della Pace
ci uniamo al Messaggio del Papa Benedetto XVI
"Educare i giovani alla giustizia e alla pace"
per una rinnovata alleanza con le nuove generazioni
nella realizzazione del bene comune e nell'affermazione di un ordine sociale giusto e pacifico

Vi invitiamo ad essere con noi

il 1° gennaio 2012, alle ore 18,00
Piazza Politeama - Palermo

La fiaccolata proseguirà per le vie del centro cittadino, Via Ruggero Settimo e Via Maqueda, fino a raggiungere la Chiesa di S. Giuseppe dei Teatini, in Piazza Vigliena, dove avrà luogo un momento di preghiera per la pace.

Vogliate estendere il presente invito, nonchè confermare l'adesione all'iniziativa tramite e-mail (santegidio.palermo@libero.it) preferibilmente entro giovedì 29/12 p.v. 

Con i migliori saluti.
                                                                                                   
Comunità di Sant’Egidio
Piazza Beati Paoli, 10
90134  Palermo

mercoledì 2 novembre 2011

La Libia, Trapani e un futuro senza eserciti

Otto mesi fa il popolo libico insorgeva contro la dittatura del colonnello Gheddafi. Dopo una guerra civile durissima, l’intervento militare Onu/Nato e l’esecuzione del dittatore a favore di telecamera, sta per concludersi una delle pagine più drammatiche della storia recente.
 
Otto mesi fa abbiamo salutato con gioia e solidarietà la rivolta del popolo libico, così come tutte le mobilitazioni che nel mondo arabo hanno dato vita alle “primavere”: processi di cambiamento contraddittori e difficili, dagli esiti ancora incerti ma sicuramente importanti per il futuro del Mediterraneo e, probabilmente, di tutto il pianeta.
 
A differenza della Tunisia e dell’Egitto, dove la spinta popolare ha neutralizzato pacificamente la repressione ma non senza gravi lutti, in Libia l’insurrezione si è trasformata in una lunga e sanguinosa guerra civile sul cui fuoco hanno soffiato da più parti gli apparati della propaganda e della disinformazione. Oggi la nuova Libia del Consiglio nazionale transitorio scommette su un futuro di libertà e democrazia, ma temiamo che questi buoni propositi saranno inevitabilmente condizionati dalle pesanti ipoteche di marca occidentale.
 
Sette mesi fa abbiamo manifestato la nostra più ferma opposizione all’intervento militare in Libia voluto da Francia e Regno Unito e innescato dalla risoluzione Onu 1973. Un’operazione di guerra alla quale hanno partecipato altri paesi, occidentali e filo-occidentali, poi inquadrata nel collaudato dispositivo dell’Alleanza atlantica. Già a marzo denunciammo l’interesse delle potenze occidentali per il petrolio e il gas della Libia e l’intento di addomesticare a suon di bombe le istanze di emancipazione del popolo libico. Una facile previsione successivamente confermata, a settembre, dal bagno di folla a Bengasi e Tripoli di David Cameron e Nicolas Sarkozy.
 
Per tutti questi motivi, il nostro augurio per le sorti del popolo libico è che libertà e democrazia non diventino parole svuotate di ogni significato.

In questa storia, l’Italia ha svolto il solito ruolo di portaerei della Nato mettendo a disposizione sette basi militari, e garantendo la tutela dei suoi interessi in continuità con la vecchia amicizia con il precedente regime: a giugno il ministro degli Esteri Frattini ha rinnovato gli accordi anti-immigrazione con il governo provvisorio di Bengasi e, giusto pochi giorni fa, le squadre speciali della Marina militare hanno riattivato i giacimenti di petrolio e gas dell’Eni in Libia. Le dittature passano, il capitalismo resta.


L’aeroporto di Trapani-Birgi ha subìto una drastica riduzione del traffico civile per fare spazio alle operazioni militari. All’inizio, operatori turistici e politici locali tentarono, senza troppa convinzione, di opporsi alla chiusura dell’aeroporto attivando un curioso (e ipocrita) meccanismo di rimozione: “A Trapani non c’è la guerra”, si diceva. “I turisti possono stare tranquilli”.
 
E invece la guerra a Trapani c’è stata, con i cacciabombardieri che si levavano tutti i giorni in cielo per andare a bombardare la Libia, mentre la rassegnazione della città veniva comprata con le promesse di risarcimento economico da parte del governo.
 
Oggi come allora, torniamo a dire che l’unica soluzione per Birgi è la sua smilitarizzazione. Mandare via i militari restituirebbe dignità a questo territorio, rappresenterebbe un impegno concreto per la pace, e libererebbe le potenzialità economiche e produttive di questa provincia attualmente soffocate dall’ingombrante presenza delle forze armate italiane e internazionali. Ne sanno qualcosa gli abitanti delle campagne marsalesi, giustamente preoccupati per la prossima realizzazione del nuovo e potentissimo radar dell’Aeronautica militare di contrada Perino: una portata di 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. Niente male per un territorio già flagellato da malformazioni congenite e tumori sui quali lo Stato italiano non ha mai fatto chiarezza.
 
Ce ne sarebbe abbastanza per alzare la testa e rifiutare per sempre gli eserciti e le servitù militari, pensando alla Libia e a tutto quello che è successo e che potrebbe succedere anche in futuro.

coordinamentoperlapace@yahoo.it

01/11/2011


martedì 23 agosto 2011

Marinella Correggia sulla Libia

Lettera a Corradino Mineo

A Rainews 24: anche voi ignorate la strage Nato e confondete le acque (tutti sul carro del vincitore)

Tacete i massacri, ripetete banalità, confondete armati con civili, senza batter ciglio ripetete la versione Nato (o dei"ribelli")
 
22 agosto 2011 - Marinella Correggia

Leggo il vostro sito e capisco quanto siete cambiati, dal tempo di Falluja...
  
Ora perfettamente allineati, tacete i massacri, ripetete banalità, confondete armati con civili, senza batter ciglio ripetete la versione Nato (o dei"ribelli"). Siete in buona compagnia, peraltro.

Vi mando questo riscontro, frutto di una notte insonne su internet, fra le "voci" dei media e la realtà vissuta da testimoni a Tripoli (quali voi non siete). Li ho sentiti al telefono, dopo averli incontrati settimane fa. Altro che festeggiare. Sono tutti barricati in casa. Alcuni assai spaventati.
  
Cercate di essere meno banali e non indulgete anche voi nel fascino orrendo delle armi e degli armati, come i vostri colleghi e colleghe con elmetto e aria eccitata. Ah, i cronisti di guerra! 
  
E possibile che la vera ragione di questa guerra basata sulle menzogne non vi indigni?
  
 

Allegati

domenica 26 settembre 2010

1 ottobre, Palermo: Inaugurazione mostra "Non c'é pace senza cooperazione tra i popoli"



Cooperazione Internazionale Sud Sud




vi invita all'inaugurazione della mostra fotografica

'Non c’è pace senza cooperazione tra i popoli'

Venerdì 1 ottobre 2010 ore 18.30

presso il Piccolo Teatro Patafisico
via Sant'Agata alla Guilla n.18 - Palermo

Ci rendiamo conto delle guerre e dei loro drammi solo quando, sempre più spesso, i “rottami” di queste guerre entrano nella nostra vita, sotto forma di rifugiati politici, di flussi migratori, di minacce terroristiche. Le Organizzazioni Non Governative sono espressioni della società civile che si impegnano quotidianamente nella cooperazione allo sviluppo per favorire il dialogo tra i popoli e costruire percorsi di sviluppo equo e sostenibile.

La mostra fotografica si propone come strumento di riflessione a partire dal linguaggio universale dell'immagine, esprimendo l'emozione diretta che ciascuno dei nostri operatori prova nel suo lavoro.

Abbiamo scavato nei nostri archivi scegliendo fotografie prodotte non solo da occhi esperti, ma anche da operatori della cooperazione desiderosi di fermare in uno scatto le realtà di conflitto che toccano con mano. Nel lavoro di queste persone non c’è la sterile presunzione di “essere nel giusto”, ma la piena consapevolezza dei limiti dei nostri interventi. Quella di risolvere i conflitti è una sfida che richiede non solo risorse tecniche e finanziarie importanti, ma anche strumenti culturali forti, capaci di comprendere le ragioni altrui e di affrontare non solo i sintomi, ma le cause strutturali delle crisi.

Un invito a tutti, quindi, perché grazie alle immagini e alle parole che proponiamo sia possibile riflettere sulla pace e sulla guerra, sulla giustizia e sull'ingiustizia, sui diritti e sulla violenza. Con una certezza: non è possibile promuovere processi di pace senza una vera cooperazione tra i popoli, senza un sincero dialogo, senza una mutua comprensione dei diritti altrui.

La mostra sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì ore 10.30/12.30 e 16.00/19.00, fino a giovedì 7 ottobre 2010.

Sarà possibile prenotare la visita per classi di alunni delle scuole secondarie, contattando: Rossella Pizzuto
CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
via Marconi, 2/a - 90141 Palermo
tel. (+39) 091.6262004
e-mail: r.pizzuto@cissong.org

Ai visitatori (insegnanti o operatori sociali) sarà distribuita gratuitamente la Pubblicazione "Non c'è pace senza cooperazione - Percorso didattico ad uso di insegnanti delle scuole secondarie".

La Mostra è stata realizzata all’interno del progetto “Campagna nazionale sulla cooperazione quale strumento per la risoluzione dei conflitti”, in partenariato con le ONG del COCIS - Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione Internazionale allo sviluppo e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri.

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Claudia Cassina
Settore Comunicazione
CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
Via G. Marconi, n.2/a - 90141 Palermo
Tel. (+39) 091.6262004
http://www.cissong.org/
e-mail: c.cassina@cissong.org


mercoledì 16 giugno 2010

20 giugno, Palermo: Manifestazione in ricordo delle vittime della guerra civile del maggio 2009 nello Shy Lanka

COMUNICATO STAMPA

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE ACIROIM SRIMUNTHU VINAYKAR INDU’ ASSOCIAZIONE sono liete di invitarvi a partecipare alla prima manifestazione in ricordo delle migliaia di vittime della guerra civile del maggio 2009 che ha colpito il paese di Mullivahkal (Sry Lanka).

La manifestazione avrà luogo il 20 giugno 2010 dalle ore 15.00 alle ore 20.00 presso lo Stadio delle Palme di Palermo.

INFO: 3486515906 - PONNI

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sabato 11 aprile 2009

Genocidio nello Sri Lanka: i Tamil protestano davanti alla Rai di Palermo


La comunità Tamil in Sicilia torna a farsi sentire dopo le manifestazioni dello scorso febbraio contro la guerra civile che da trent'anni affligge le popolazioni dello Sri Lanka. Secondo i Tamil, l'esercito governativo cingalese sta sterminando migliaia di civili innocenti, nel Nordest del paese. Dopo le proteste dei giorni scorsi davanti la presidenza della Regione Sicilia, in piazza Indipendenza a Palermo, oggi i manifestanti hanno organizzato un sit-in, dalle 10 alle 14, davanti la sede Rai del capoluogo siciliano, in viale Strasburgo, per sensibilizzare l'attenzione dei media su un conflitto che tende troppo spesso ad essere ignorato.

I Tamil hanno scritto anche una lettera al governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che, nei mesi scorsi, aveva espresso parole di solidarietà nei confronti della comunità di minoranza nello Sri Lanka.

“Negli ultimi giorni – si legge nella lettera inviata a Lombardo - sono state assassinate con bombardamenti a gas chimici più di mille civili Tamil in Sri Lanka, grazie al progetto di sterminio messo in atto dal Governo. La maggioranza cingalese al potere si è ritirata unilateralmente dal cessate il fuoco; ha espulso tutte le organizzazioni umanitarie, imponendo severe restrizioni sull’invio degli aiuti umanitari ai civili; inoltre, continua ad usare armamenti proibiti come le bombe a frammentazione (Cluster Bombs), colpendo spesso campi profughi ed infrastrutture come scuole, ospedali, templi e chiese”. “Le chiediamo – concludono i Tamil - di pressare il Governo italiano a persuadere il Governo dello Sri Lanka ad accettare un cessate il fuoco immediato per evitare un'ulteriore carneficina di vite umane, permettendo agli operatori umanitari di soccorrere i civili Tamil”.

di Giulio Giallombardo
10 aprile 2009 01:51

Fonte: SiciliaInformazioni


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mercoledì 4 febbraio 2009

Approvato definitivamente dal Senato il testo dell’accordo di amicizia partenariato e cooperazione e tra Italia Libia

Accordo bilaterale tra Italia e Libia.
La mobilità passa per la tortura
Intervista a Gabriele Del Grande, curatore del blog Fortress Europe

Cattivi contro gli irregolari ma non solo in Italia. Il Parlamento appoggia le violazioni dei diritti umani praticate da sempre in Libia.

E’ stato approvato definitivamente dal Senato il testo dell’accordo di amicizia partenariato e cooperazione e tra Italia Libia. L’accordo è l’ultimo tassello di una serie di intese bilaterali tra i due paesi, utile ad ottenere in cambio, da parte della Libia, l’attuazione degli accordi di pattugliamento al fine di contrastare le partenze dalla Libia verso l’Italia.
(Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la grande Giamariria libica popolare socialista)

Su questo argomento abbiamo intervistato Gabriele del Grande, fondatore e curatore del blog Fortress Europe.

D: Il Senato ha approvato definitivamenteil testo dell’accordo Italia – Libia. Cosa avverrà ora?

R: Si tratta fondamentalmente di fornire alla Libia un risarcimento per i danni coloniali, in cambio di un pattugliamento delle coste libiche al Nord e delle frontiera Sud, nel deserto, attraverso un impianto elettronico che sarà installato da Finmeccanica con un finanziamento europeo. Ovvio, questa è la teoria. Nella pratica, con questi accordi, si darà ancora una volta mano libera alla Libia per arrestare, come già si fa da anni, decine di migliaia di migranti e rifugiati per poi rimpatriarli e soprattutto si farà poi partire l’accordo di pattugliamento congiunto che fu firmato dall’allora Governo Prodi nel 2007 e che prevede l’invio in acque libiche di sei motovedette della Guardia di finanza italiana per respingere verso la Libia i migranti intercettati in mare, che fino ad oggi vengono invece scortati a Lampedusa.

D: Sono diversi i reportage che anche Fortress Europe ha prodotto sulle condizioni di detenzione dei migranti in Libia. Un paese strategico per il governo delle migrazioni europeo. Ma cosa avviene li?

R: In Libia avvengono ormai quotidianamente retate nei quartieri dove vivono gli immigrati africani, a Tripoli, a Bengasi, ad Agedabia , le principali città della costa. I migranti vengono arrestati durante queste retate e poi detenuti in vere e proprie carceri. Si tratta di una ventina di prigioni, tre delle quali sarebbero state finanziate dal Governo italiano secondo un documento dell’Unione Europea del 2004. Parliamo di un paese, lo dicono i rapporti di tutte le più grandi organizzazioni umanitarie ( Human Rights Watch, Amnesty International), abituato a praticare la tortura ed in cui le condizioni di detenzione sono assolutamente disumane. Esiste un intero corpo di polizia addestrato alla tortura, non soltanto dei migranti ma anche dei dissidenti. I racconti che abbiamo potuto ascoltare dai prigionieri libici (su pressione del figlio di Gheddafi ne sono stati rilasciati circa un migliaio negli ultimi anni) parlano di queste cose. Un trattamento uguale se non peggiore viene riservato agli stranieri, soprattutto a quelli dell’Africa subsahariana, soprattutto verso le donne. Le persone vengono ammassate in 40, 50, in stanze di quattro metri per cinque, vengono mantenuti in vita da acqua e riso e vengono rimpatriate verso i loro paesi anche quando si tratta di rifugiati politici. In Libia infatti non esiste nessuna forma di tutela per i rifugiati. La Libia, ricordiamolo, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra. C’è solo una presenza dell’Alto Commissariato delle nazioni Unite, che fra l’altro entra nei centri. Anche su questo argomento ci sarebbero molti dubbi da sollevare visto che, se guardiamo alle condizioni del campo di Misratah, dove da oltre tre anni sono detenuti seicento rifugiati politici eritrei, l’unico risultato ottenuto dall’ Onu è stato quello di spostare un centinaio di loro verso l’Italia o verso la Romania e la Svezia.Quella dei rifugiati è una questione fondamentale: metà delle persone che viaggiano dalla Libia verso Lampedusa sono rifugiati politici della Somalia, dell’Eritrea, del Sudan o dell’Etiopia.

D: Con un appello ai senatori italiani si è ricordato la richiesta lanciata dai registi del film Come un uomo sulla terra e da Fortress Europe, di istituire una commissione di inchiesta internazionale sul caso Libia. La risposta di oggi sembra chiara: il Senato ha approvato l’accordo tra l’Italia ed uno dei Paesi maggiormente implicato nella violazione dei diritti umani.

R: Ovviamente la commissione di inchiesta non si farà, è evidente l’allineamento di tutte le forze politiche rispetto alla necessità di collaborare con la Libia per il respingimento dei migranti. A Roma in queste ore le strade sono tappezzate di manifesti del Partito Democratico che criticano il Governo Berlusconi, per aver fatto raddoppiare gli sbarchi di “clandestini”. Amato poi rivendica la paternità dell’accordo con la Libia. C’è una perfetta sintonia su queste tematiche, insieme ad una perfetta ipocrisia, italiana ed europea. Perché le commissioni ci sono state, anche se non d’inchiesta, hanno viaggiato, hanno visitato la Libia, nel 2004, nel 2007,. Erano missioni che evidentemente valutavano le possibilità tecniche di rendere operativi gli accordi, di cooperare con la polizia di quello stato. I loro rapporti però non dicono una sola parola sullo stato di detenzione in Libia e tacciono completamente gli abusi, le torture e le violenze che migliaia di uomini e donne subiscono nelle carceri libiche.
Sulle conseguenze tecniche che avrà questo accordo, comunque, sarebbe sbagliato pensare che saranno le navi italiane o quelle libiche a fermare il fenomeno delle migrazioni. La Libia ha duemila chilometri di costa ed è razionalmente inimmaginabile che si riescano a pattugliare. Fintanto che ci sarà una esigenza di mobilità da Sud verso Nord, fintanto che non ci saranno possibilità di spostarsi legalmente, continueremo a vedere i viaggi sulle carrette del mare. L’esperienza della Spagna è emblematica: le rotte semplicemente si allungano, si modificano. Si parte sempre più da Est, sempre più dall’Egitto, come già avviene da alcuni anni, dall’Algeria verso la Sardegna. Ci saranno insomma rotte sempre più lunghe e più pericolose. L’unica conseguenza prevedibile è proprio questa: da un lato l’arresto di decine di migliaia di persone che saranno malmenate e torturate nelle carceri libiche prima di essere rimpatriate, dall’altro molti più morti nel Mediterraneo per tentare di aggirare quei pattugliamenti.

D: I migranti vengono torturati in Libia, o muoiono in mare, oppure chi arriva qui e non viene espulso, anche se dobbiamo ricordare sempre che solo una minima parte di chi entra in Italia lo fa attraverso il mare, rischia di essere bruciato, come a Nettuno, o ucciso, come è avvenuto a Civitavecchia.

R: Quando un Ministro rivendica il diritto ad essere cattivi contro chi sbarca sulle coste italiane, come se le barche che arrivano a Lampedusa fossero cariche di criminali pronti ad assaltare la “civile Italia” compie una operazione molto pericolosa. Poi non è possibile stupirsi di fronte alla barbarie di certi fatti.


Vedi anche:
L’Italia e il regime euro-africano dei controlli migratori
di Paolo Cuttitta, Università di Palermo
Accordi bilaterali e tutela dei diritti fondamentali dei migranti: il caso Italia-Libia
di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
Fallisce la politica delle intese bilaterali con la Libia. Sempre a rischio la vita dei migranti
di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
Libia: siamo entrati a Misratah. Ecco la verità sui 600 detenuti eritrei
da Fortress Europe
Le condizioni dei migranti in Libia Intervista a Silja klepp,
ricercatrice in antropologia culturale presso l’Università di Lipsia

Il trattato Italia-Libia. Un appello ai senatori italiani
Il rapporto di Amnesty International
Il rapporto di Human Rights Watch
Trattato Italia-Libia - Appello ai senatori italiani


Fonte: Melting Pot Europa [ mercoledì 4 febbraio 2009 ]

martedì 6 gennaio 2009

Il sogno e l'illusione

Una importante testimonianza sugli abusi subiti da migranti e rifugiati durante il loro transito in Libia.
Un rifugiato congolese racconta il suo viaggio nel deserto nigerino e gli abusi commessi dalla polizia libica.


Guarda il video con Windows Media Player:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=10523&ext=_big.wmv

Guarda il video con Real Player:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=10523&ext=_big.ram

Fonte: Arcoiris TV

sabato 13 settembre 2008

Opera Evento d'Arte Partecipata "Tessere Pace"

Comune di Roma People for Peace Comune di Chieri (Torino)

“TESSERE PACE”
Opera Evento d’Arte Partecipata
di Giustino Caposciutti
ROMA – MUNICIPIO 3 - P.zza S. LORENZO 1/10/08 ore 21,00-23
Si tratta di realizzare un’opera d’arte a mosaico, tessuto con la partecipazione di 100 cittadini.
Il titolo si riferisce alla parola “Tessere” intesa come verbo ma anche come sostantivo, tessere come elementi di un mosaico.
L’evento si propone di Tessere insieme una città, nelle sue persone ed attività.
Tessere insieme relazioni, tensioni ed aspirazioni, sentimenti e stati d’animo.
Tessere per integrare, armonizzare differenze, distanze, capacità, culture.
Tessere ma non solo, anche de-tessere, de-costruire per conoscere, penetrare nell’intimità della tela, scoprirne i segreti più reconditi, liberarne le potenzialità innate. De-tessere come metafora del conoscere se stessi che non è altro che un viaggio a ritroso, un disfare, uno svelare e uno scoprire ciò che già è insito nella nostra natura.
La Pace, vista secondo gli insegnamenti di Prem Rawat, non è assenza di guerra ma soprattutto anelito e bisogno individuale, presa di coscienza che invita alla scoperta della pace in se stessi, e che soltanto così potrà diventare vera ed efficace anche all’esterno.

Dal punto di vista pratico l’evento può svolgersi secondo le seguenti modalità:
da domenica 28 a martedì 30 settembre in piazza San Lorenzo, 100 persone saranno invitate a riflettere sul tema della Pace e ad elaborare a proprio piacimento un quadrato di tela per esempio dipingendolo o attaccandoci foto, collages o in altro modo. Il quadrato è parte di una striscia di circa 3 metri che viene opportunamente de-tessuta.
Martedì 30 settembre prove del Telaio Vivente
Da ciò si arriva al momento finale, di mercoledì 1 ottobre;
1 - le strisce che sfilano una ad una per le vie del quartiere, portate dalle “Trame” e dagli “Orditi”. (circa 50 Figuranti in costume)
2 –La tessitura delle strisce, in Piazza San Lorenzo in modo da comporre l’opera finale. Questa non sarà però una tessitura “normale” ma speciale, straordinaria. Verrà fatta con un Telaio Vivente in cui i figuranti interpreteranno i vari componenti di un telaio (trame, orditi, spolette, pettini, licci) ed attraverso i movimenti dei loro corpi tesseranno le strisce.
Sfilata e tessitura saranno accompagnate da un gruppo musicale (percussioni?)

Il risultato finale sarà di una grande opera d’arte (cm. 320x320) ove le 100 tessere realizzate da altrettante persone si intrecceranno in una sinfonia di colori, segni, volumi e forme a rappresentare un momento storico della città.

Il telaio vivente, le “trame”, gli “orditi” della sfilata, sono tutti vestiti con i costumi ideati da G. Caposciutti, realizzati su tela bandera de-tessuta e dipinta a testimonianza che questa tela meravigliosa inventata a Chieri nel medioevo può essere utilizzata in modi nuovi e diversi rispetto al classico uso del ricamo bandera.

Giustino Caposciutti

Piazza della Consolata 5 – 10122 Torino
Email: gius.tino@email.it

Tel. 0114368909 cell. 3392031268

giovedì 3 luglio 2008

Corleone: la città che ha portato la Pace nel cuore


Prem Rawat parla in piazza Falcone e Borsellino a Corleone il 2 luglio 2008

Fonte: Città nuove Corleone, il giornale on-line della zona corleonese, giovedì 3 luglio 2008

Nel pomeriggio di ieri 2 luglio Prem Rawat è stato a Corleone, dove alle ore 18.00 è stato ricevuto dal Consiglio Comunale per ricevere la cittadinanza onoraria. Alle 19.00 ha poi tenuto la sua conferenza in piazza Falcone e Borsellino. Per questa particolare occasione sono giunti i messaggi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e del presidente del Senato, Renato Schifani. Ha scritto il Presidente Giorgio Napolitano: «Ho appreso con sincero compiacimento che la manifestazione "Pace un messaggio senza confini" ha suscitato interesse in Sicilia. Merita vivo apprezzamento la sensibilità mostrata dalla Ammininistrazione Comunale per una iniziativa volta a promuovere la sensibilità e l'impegno di ogni persona verso il grande tema della pace, e favorire un coerente impegno verso i valori della libertà e della dignità dell'uomo. Rivolgo pertanto il sincero augurio di un nuovo e meritato successo».
Ha scritto Schifani: «Mi preme esprimere tutto il mio apprezzamento per la vostra iniziativa. Consapevole di quando sia importante porre l'attenzione di tutti noi sui temi della pace, della solidarietà e del dialogo tra i popoli, e per aver dato vita all'associazione Percorsi, con l'obiettivo di promuovere la cultura della pace attraverso momenti di approfondimento e confronto in varie città Italiane. Rammaricandomi di non poter essere presente, auguro pieno successo all'iniziativa e invio a tutti gli intervenuti i miei più cordiali saluti.
Prem Rawat, conosciuto anche con il titolo onorifico di Maharaji, ha detto: «È necessario che la pace si manifesti nella vita di ogni persona. Fra tutte le cose che abbiamo provato in questo mondo, ce n'è una alla quale non abbiamo mai dato alcuna possibilità, ed è la pace. Se davvero vogliamo sperare in qualcosa, allora, nel nostro cuore, magari possiamo sperare che nella nostra vita ci sia pace. La pace che stiamo cercando è dentro di noi. È nel cuore, sta aspettando solo di essere sentita. Non è il mondo che ha bisogno di pace, ma le persone».
Prem Rawat ha presentato il suo messaggio a più di 9 milioni di persone, in oltre 250 città di 50 nazioni nel mondo.
Ha costituito la Fondazione che porta il suo nome, promuovendo numerosissime attività a favore della pace e delle azioni umanitarie, intervenendo, tra l’altro, in India, Filippine, Indonesia, Africa, Pakistan e per aiutare le vittime dello Tsunami.
“Percorsi” è un’associazione italiana senza scopo di lucro, costituita nel 2004 da parlamentari, ex parlamentari, rappresentanti delle istituzioni, della società civile e della cultura con l’intento di portare l’attenzione sul tema della pace e della dignità umana nelle sedi istituzionali e culturali del paese. Pace vista non soltanto come condizione politica tra le nazioni ma anche e soprattutto come bisogno e responsabilità individuali.
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Diario di viaggio: Palermo-Corleone, 2 luglio 2008
di Tindara Ignazzitto
ore 17.30
Arrivo da Palermo sull'autobus numero 8 partito da piazza Politeama intorno alle 16 insieme ad altri nove noleggiati per l'occasione.
Mi fa piacere fare il viaggio in autobus, nonostante il mio amico Paolo mi abbia invitata ad andarci in macchina insieme a lui e al suo amico Giovanni. Voglio vivermi il viaggio come tutti gli altri, venuti da altre regioni d'Italia e del mondo, come se fosse un vero viaggio, con una partenza e una méta da raggiungere con trepidazione e curiosità.
Il viaggio è piacevole. Accanto a me alcuni amici con cui chiacchiero e scatto foto di un paesaggio incredibilmente bello che vedo per la prima volta.

Non ricordo di esserci mai stata prima a Corleone. Forse l'ho attraversata in fretta solo una volta; in compenso, i miei studenti stranieri - a cui insegno la lingua italiana - me ne parlano sempre. Loro ci vanno perché ne hanno sentito parlare: Corleone è un mito, un mito forse al contrario, ma pur sempre un luogo mitico che evoca strani pensieri e strane storie, oltre che curiosità.
Oggi, però, a Corleone si respira un aria festosa. Arrivati a destinazione, la piazza Falcone e Borsellino è già pronta per la conferenza che Prem Rawat terrà alle 19.



Prem Rawat riceverà oggi dal sindaco di questa piccola cittadina dell'entroterra siciliano, Nino Jannazzo, la cittadinanza onoraria. Per me, siciliana di nascita ma cittadina del mondo, è una sensazione particolarissima: conosco
Prem Rawat e i suoi insegnamenti da 15 anni e mi sono sempre spostata io da qualche parte nel mondo per sentirlo parlare di persona. Oggi è lui qui, nella terra in cui sono nata, ed è una cosa che stento a credere: evidentemente, la Sicilia - e Prem Rawat - hanno ancora la capacità di stupirmi! Forse ho anch'io una piccola parte in tutto questo: forse lo stupore di oggi dipende in buona parte anche da me, che sono ancora capace di stupirmi.

ore 18.00
E' presto per restare nella piazza sotto il sole ancora alto. Decidiamo di fare un giro in paese. E' duro percorrere il breve tratto che ci separa dalla piazza del Municipio: ad ogni passo, facce che conosciamo, amici che io non vedo da anni, e che sono qui oggi per ascoltare un messaggio che dice al mondo quanto sia possibile realizzare la pace; anche in questa piccola cittadina tristemente famosa per qualcosa che è tutto il contrario della pace, ma il cui nome dolcissimo evoca amore e coraggio: cuor di leone.


Portale del Municipio di Corleone: un leone tiene in mano un cuore

ore 18.30
Nella piazza antistante del Municipio, una trentina di persone convenute lì come noi, con fare discreto e in un silenzio quasi inverosimile, attendono che arrivi Prem Rawat. Intanto guardano, chiacchierano con la gente del posto, fanno conoscenza con loro.
In un punto della piazza, il busto di
Placido Rizzotto, il sindacalista corleonese ucciso dalla mafia, sembra vegliare e attendere anche lui. Incollata all'effige di bronzo, un foglietto scritto a mano dice: Dedicato a Placido Rizzotto. La mafia, usata ormai come stereotipo per tutta l'Italia sembra diventata invincibile e indistruttibile, una multinazionale del crimine. Di persone che l'hanno combattuta ce ne sono state tante, e ce l'avrebbe se fossero state aiutate dalle istituzioni ma, come dicono alcuni, è più importante la poltrona di un politico che una vita umana. Ci sono stati uomini che hanno lasciato un segno, come Placido Rizzotto. Lui ha dato la sua vita per togliere il marcio che la mafia ha lasciato passo dopo passo. Ha combattutto per i diritti dei contadini che subirono violenze dai mafiosi, perché la mafia non è un datore di lavoro onesto come molti sostengono, ma è solo una fonte di violenza contro l'onestà."


Finalmente arriva Prem Rawat:

E' la prima volta che lo vedo arrivare ad una conferenza da così vicino. L'emozione è forte, come quella che ho provato al Teatro Massimo due giorni prima, quando ha fatto ingresso nel teatro in occasione della prima delle due conferenze dallo stesso titolo, le prime in assoluto che Prem Rawat abbia mai tenuto in Sicilia e in tutto il Sud d'Italia.
Sentirlo parlare mi dà sempre una certa emozione: non ho mai sentito un altro essere umano parlare negli stessi termini in cui parla Prem Rawat, sin dal primo momento, con la stessa semplicità e, allo stesso tempo, con la stessa forza e coerenza. Aderisco pienamente ad ogni suo pensiero, non ciecamente né con spirito di emulazione: mi reputo una persona sufficientemente intelligente e capace di pensare con la mia testa per avere paura di essere daccordo con i suoi insegnamenti e il suo modo di intendere la vita. E riconosco che averlo conosciuto mi ha permesso di ri-conoscere e godere pienamente della mia esistenza.
Non nascondo che mi piacerebbe poter entrare nell'edificio insieme a lui; non nascondo che mi piacerebbe sentirlo parlare, vedere cosa succede là dentro. E, in effetti, di tanto in tanto, si sentono degli applausi. Noi, intanto, continuiamo ad aspettare... in silenzio.
Ma ecco scendere Pino Maniaci, il giornalista e fondatore di Telejato balzato recentemente agli onori della cronaca per essere stato picchiato a causa delle denunce fatte ad alcuni boss mafiosi di Partinico



Questo video su Youtube contiene un'intervista a Pino Maniaci
Questo video su Arcoiris racconta alcuni pezzi della vita di Telejato

Io non conosco Pino personalmente, ma quando lo vedo, mi avvicino immediatamente, quasi d'istinto, e gli chiedo se l'intervista al consigliere comunale di Corleone Giuseppe Cardella, andata in onda qualche minuto prima in piazza Falcone e Borsellino, sia già disponibile on-line sul sito di Telejato. Pino è molto gentile ed affabile; scambiamo velocemente quattro chiacchiere, poi mi conduce insieme a lui, sua moglie e sua figlia Letizia a prendere un caffè al bar di fronte. Io tentenno: non vorrei perdermi l'uscita di Prem Rawat. Lui, sicuro di sé, mi assicura che per adesso non verrà fuori nessuno e che, se voglio, posso salire poi insieme a loro. Questo, decisamente, non me l'aspettavo! Quasi quasi accetterei... ma non darò fastidio? Se vuoi fargli un'intervista, posso tradurre. Prem Rawat parla inglese, gli propongo io, quasi per dare a me stessa una giustificazione della mia presenza in quel luogo in cui non sono stata invitata.
Prendiamo il caffé. Gli racconto quello che faccio nella vita; lui mi chiede se so dell'iniziativa
Siamo tutti Pino Maniaci e mi chiede se non mi andrebbe di leggere anch'io un telegiornale di Telejato, come stanno già facendo tante persone - tra cui noti esponenti politici, di associazioni anti-racket come LiberoFuturo e Addiopizzo, e della società civile - per solidarietà nei suoi confronti.
Prima di andare su per le scale del Municipio, il cuore mi batte forte. So che gli amici della piazza mi stanno guardando e, forse, si stanno domandando dove diavolo io stia andando con quell'uomo... Per la verità, mi sento un pò frastornata anch'io... Sono un'intrusa...
Poi, improvvisamente, penso: Io, un'intrusa? E perché mai dovrei sentirmi un'intrusa? Sono qui nella mia terra, e forse per la prima volta nella mia vita, mi sento siciliana... Nessuno dei miei amici nella piazza, forse, conosce Pino Maniaci. Io sì, perché sono siciliana, come lui. E come lui vivo su questa terra, ne respiro l'aria ogni giorno, ne ascolto gli echi riverberare intorno a me ogni giorno... Io, un'intrusa? Per la prima volta in vita mia - giuro - mi sento siciliana. Grazie Prem Rawat, perché oggi la cittadinanza l'hai data tu a me...

ore 19.30 circa
Dopo aver tenuto un breve ma intenso discorso nella sala del consiglio comunale di Corleone allo stesso consiglio, ad atri 4-5 sindaci di cittadine limitrofe invitati per l'occasione, rappresentanti della stampa e qualche altro ospite, Prem Rawat viene accompagnato in corteo in piazza Falcone e Borsellino, dove già lo stanno aspettando in tantissimi.


Prem Rawat, cittadino onorario di Corleone, diventa siciliano (come me;-)

Alcuni estratti del discorso tenuto da Prem Rawat in piazza Falcone e Borsellino (e da me stessa appuntati)

Grazie Capitano: attendo anch'io di sentirLa parlare, Capitano, perché accenda ancora quella lampada che ha acceso al Teatro Massimo. E La ringrazio anche di aver parlato prima di tutto all'uomo Nino Jannazzo. (Antonio Jannazzo, sindaco di Corleone)

Credo che Corleone debba smettere di fare riferimento al passato e, da oggi, guardarsi come la città che ha accettato la Pace.

Che cosa praticate di più? Perché è nella cosa che praticate di più che diventerete veramente abili. Sta a voi. A noi, la scelta. Io non sono venuto qui da leader, ma come essere umano che ha la stessa vostra sete, il vostro stesso sogno. Noi, la gente, le persone, possiamo fare la differenza sulla Pace in questo mondo. Abbiamo fatto affidamento sulle istituzioni. Ma sentire la Pace dentro di noi, questa è una questione "nostra", non delle istituzioni.

La buona notizia è che nel 2008 il desiderio di Pace non è morto.

Cos'è la Pace? Assenza di guerra? A differenze delle nuvole che sono originate da qualcos'altro, le guerre, da cosa sono originate? Dagli esseri umani.

La guerra non è soltanto un uomo con la pistola... è nella mente delle persone. Si pensa che basti eliminare le armi. E invece: che cosa ci vuole? Gentilezza.

C'è un detto: se sei forte, dovresti anche essere gentile. Se sei intelligente, dovresti anche essere semplice. Se sei ricco, dovresti anche essere umile.

Guardate verso voi stessi, non soltanto per cercare delle colpe, ma anche delle risposte. Se cerchi la Pace, guarda dentro te stesso, perché essa risiede dentro di te... Semplicemente, comincia a pensare. Just start to think. L'atteggiamento che deve cambiare è: LA PACE E' POSSIBILE OPPURE NO? Io non posso rispondere per voi; io, per me, ho già deciso. Quando tornerete a casa, forse penserete: "Uhm... La Pace? Dentro di me?!?!" Rifletteteci.

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ci è già stato dato. Sono coloro che credono, non coloro che non credono, che fanno la differenza. Come la luce ed il buio: l'una appare e l'altro sparisce.

Anche i prigionieri chiusi in una prigione possono sentire la Pace di cui io parlo. C'è una dimensione dentro di noi che è molto di più di ciò che appare all'esterno.

Corleone: la città che ha portato la Pace nel cuore

Per saperne di più su Prem Rawat e la Fondazione che porta il suo nome

Per altri articoli sulla manifestazione di Corleone

Una breve cronaca della manifestazione in spagnolo

Articolo su Dialogos, sezione ARCI di Corleone

lunedì 4 giugno 2007

La lampada della pace

Fonte: www.paroledipace.it/inspire.htm

La lampada della pace

Io viaggio molto e parlo alle persone della pace. La gente ha tante interpretazioni diverse sulla pace. Paragonandola a una lampada, si potrebbe dire che vorremmo vedere le lampade della pace accese ovunque, ai confini fra India e Pakistan, Beirut, Israele, Palestina. Ma dobbiamo considerare che la pace è qualcosa di più di semplici lampade accese. Una lampada ad olio è fatta di creta, contiene dell’olio e uno stoppino di cotone. Lo stoppino, da solo, brucerà soltanto per alcuni minuti prima di esaurirsi. Se volete che la lampada resti accesa a lungo, avete bisogno di olio. Forse non si vede nemmeno, tuttavia è proprio l’olio che permette allo stoppino di restare acceso e illuminare. C’è una pace che non è solo esteriore, che non è fatta unicamente di idee e presupposti, ma che va ben oltre queste cose. La pace che abbiamo bisogno di percepire, e della quale dovremmo parlare oggi nel mondo, è la pace che vorremmo vedere riflessa ai confini delle nazioni. La pace non è quando le persone non si combattono: questo è solo un riflesso della pace, una conseguenza, ma non l’aspetto reale. Una madre o un padre amano vedere il loro bambino sorridere. È una sensazione meravigliosa. Quindi, cosa dovrebbero fare per farlo sorridere? Tirargli le guance? Mettergli un pezzo di legno fra le labbra? È quello che cerchiamo di fare noi; abbiamo creato una definizione di pace: no alla guerra. Ma “no alla guerra” è la conseguenza di qualcosa, così come la guerra stessa è la conseguenza di qualcosa. La pace si manifesterà quando ognuno di noi potrà percepire questo sentimento di pace dentro di sé. Quando volete illuminare una stanza, accendete una lampada. Ogni essere umano è una lampada. Se volete la pace sulla terra, dovete accendere queste lampade chiamate esseri umani. Abbiamo bisogni fondamentali e, a meno che questi non siano soddisfatti, non importa davvero cosa facciamo. Abbiamo svenduto l’oggi per il domani. Abbiamo trascorso l’oggi a fare piani per il domani. Ma il domani non arriverà mai, se non come oggi. E come lo trascorreremo? A fare programmi per il giorno successivo. Il mondo si è fossilizzato. Abbiamo svenduto la pace per il benessere, quando invece la formula giusta è sempre stata: prima la pace, poi il benessere. Non il contrario. Pensiamo di aver bisogno solo del benessere, che se tutti avessero cibo a sufficienza, tutto andrebbe per il meglio. Ma anche quando una persona è sazia, continua ad avere altre necessità. Ogni civiltà apparsa sulla faccia della terra ha sempre cercato qualcosa. La sete di pace è dentro di voi, come lo è la pace. Cominciate da voi stessi. Cominciate rispettando ciò che l’oggi significa per voi, invece di scambiarlo con il domani. Qual è per voi il significato di questo istante in cui siete vivi? La vostra vita è come una collana di perle: un momento, un altro momento, un altro ancora. Voi siete il primo gradino. La pace inizia da voi, non da qualcun’altro. Per tutta la nostra vita, le cose ci sono sempre arrivate da qualche altra parte, ma il percorso verso la pace inizia da noi. Comincia quando comprendiamo le possibilità che comporta l’essere vivi. Ci sono moltissime cose che catturano la nostra attenzione, ma ce ne dovrebbe essere una in particolare: la possibilità della pace. Ci sono molte cose che ci distraggono, ma forse non dovremmo mai distogliere la nostra attenzione da una cosa: la possibilità che ci regala la vita stessa.Io offro alle persone una possibilità che riguarda loro stessi. Ricordo loro di mettere l’olio in quella lampada. Decorare la terracotta è divertente, e sicuramente vi serve uno stoppino, ma non dimenticatevi dell’olio. Avete tante priorità, tante necessità e responsabilità. Ma iniziate con la semplice formula della pace e del benessere. Questa formula è stata definita molto tempo fa. E la pace comincia da voi.

Maharaji
©The Prem Rawat Foundation

Prem Rawat, conosciuto anche con il titolo onorifico di Maharaji, da più di quarant’anni viaggia in tutto il mondo parlando alle persone della possibilità di conoscere la pace interiore e l'appagamento. Il suo messaggio è semplice e profondo. Per saperne di più: un sito italiano paroledipace ; il sito ufficiale della fondazione Prem Rawat; la brochure in italiano oppure guarda un video in italiano (altro video con traduzione in italiano).

Un video in inglese, intitolato Inner Journey (Viaggio interiore) con l'intervista del giornalista americano Burt Wolf a Prem Rawat, è disponibile a questo link

http://video.google.de/videoplay?docid=8216928018142799291

Inner Journey with Burt Wolf and Prem Rawat, a spirited conversation about self-discovery. During the past 40 years, journalist Burt Wolf has been traveling around the world, reporting on the customs and traditions that give meaning to peoples' lives. During those years, he says, he discovered that the ones that were most valuable to him were the ones that gave him a sense of inner peace and self-knowledge. A few years ago, he told a friend that he was interested in taking a break from traveling around the world and wanted to make a trip to the inside---to find out more about his feelings and how they might relate to the universal themes of life. His friend suggested that he talks to Prem Rawat who, this friend said, talks about the possibility of knowing contentment in our lifetime. Prem Rawat, the friend said, points out that the forces of modern society may stimulate our desires and drive us outward in a search for happiness, but that lasting happiness can only be found within. Burt attended two lectures by Prem Rawat and found his message to be timely, quite significant and very entertaining. Following that experience, and over the course of a year, he proceeded to tape a series of conversations with Prem Rawat. They talked about his life, Burt's life, what is going on in the world today, what makes people happy and what makes us sad and how one can choose to live.