Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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sabato 2 giugno 2012

Sentenza esemplare della Corte d'Assise d'Appello de L'Aquila: Riconosciuto il risarcimento dei danni a giovani nigeriane vittime della tratta. Sequestrati i beni dei trafficanti

Con una sentenza esemplare la Corte d'assise d'appello de L'Aquila si è espressa a favore di diciassette donne nigeriane costrette a prostituirsi sulla Bonifica del Tronto in condizioni di grave sfruttamento: 50.000 euro di provvisionale immediata per ogni ragazza, la revoca della confisca dei beni sequestrati agli imputati in favore dello stato e il sequestro conservativo in favore delle vittime.

QUALCHE VOLTA GIUSTIZIA E' FATTA! Scrive Angela Ammirati in un comunicato della associazione Bee Free, raccontando i dettagli della vicenda.

"La storia era cominciata quattro anni fa, quando la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo trasmetteva alla sezione Anticrimine dell'Aquila apposita delega tendente a verificare la riduzione in schiavitù di giovani nigeriane, che, grazie al sostegno di On The Road e di BeFree, cooperativa sociale contro la tratta, violenze e discriminazioni, erano riuscite a vincere il terrore e a fornire elementi importanti per le
indagini sul racket dei trafficanti di esseri umani.

A conclusione del processo il GUP de l'Aquila aveva decretato condanne per oltre 100 anni per 19 imputati, riconoscendoli colpevoli di gravissimi reati quali associazione per delinquere finalizzata alla tratta, riduzione in
schiavitù, immigrazione clandestina.

Ma gli avvocati delle associazioni attive nel contrasto al traffico di esseri umani (Guido Talarico e Michela Manente per OnThe Road, Cristina Perozzi che lavorano tra Abruzzo e Marche, e Carla Quinto di BeFree,
radicata a Roma) volevano altro: volevano che le vittime fossero immediatamente risarcite con il danaro ed i beni sequestrati al ricco e spietato racket.

E questa è stata la richiesta dalla quale è partito l'appello, che si motivava con il richiamo a disposizioni specifiche: l'art. 600 septies c.p. (norma che esprime la clausola di salvezza "fatti salvi i diritti della
persona offesa", introducendo una sorta di privilegio a vantaggio del danneggiato dall'illecito, le cui pretese civilistiche si impongono su quelle ablative dello Stato), e la direttiva UE n. 36/2011 che impone il
risarcimento alle vittime di tratta in particolare l'art. 13 impone di "...promuovere l'uso degli strumenti e proventi sequestrati e confiscati provenienti dai reati di cui alla presente direttiva per finanziare l'assistenza e la protezione delle vittime, compreso il loro risarcimento."

La vittoria dei legali specializzati sul traffico di esseri umani rappresenta un fatto  importante nella lotta alla tratta e nella costruzione di una società civile consapevole di quanto il reato sia grave e devastante per le vittime. Esprime un valore altamente simbolico, oltre che immediatamente monetario: riconosce come profondamente devastante il danno che deriva alle vittime dalla condizione nella quale sono imprigionate, in
un momento in cui i governi nazionali e locali non sanno che esprimere politiche repressive, securitarie e di "decoro urbano" nei confronti delle cosiddette "prostitute".

Che sono invece, e questa sentenza lo ribadisce, vittime di un gravissimo reato transnazionale che ne lede i diritti fondamentali.

BeFree e On The Road, costituitesi parte civile nel processo, hanno ottenuto 10.000 euro di risarcimento.

E' una gande vittoria per le vittime della tratta, a nome delle quali, come Associazione, abbiamo sempre formulato la speranza che si potesse arrivare a questo risultato, nel solco di una cultura che vede l'associazione Libera e l'ass. Flare battersi contro le mafie e puntare sul sequesto dei beni da queste accumulate.

Si apre una nuova stagione di lotta alla tratta: ora bisogna puntare ad sequestro dei beni dei capi del traffico in Nigeria. In tal senso chiederemo che siano per prime le comunità nigeriane che rappresentano i migranti in
Italia e in Europa a far propia la cultura della legalità e a fermare il turpe mercato degli esseri umani a partire dalla Nigeria.

Isoke Aikpitanyi
Ass. Vittime ed ex vittime della tratta

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Risarcimento in favore delle vittime di tratta


On the Road: “Importantissima sentenza a L’Aquila,
ora lavoriamo per una proposta di legge”

Quattro anni di indagine, 19 condanne e adesso una sentenza del tribunale della Corte d’assise d’appello di L’Aquila che farà giurisprudenza: 17 donne nigeriane costrette a prostituirsi tra Marche e Abruzzo, sulla “Bonifica del Tronto”, si sono viste riconoscere, come risarcimento compensativo, una provvisionale immediata di € 50.000. L’operazione Sahel, avviata nel 2007 dai Carabinieri del Ros di L’Aquila, si conclude dunque con un risultato che apre un nuovo scenario: il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno per le vittime della tratta di esseri umani. La sentenza prevede infatti che la confisca dei beni sequestrati vada a beneficio delle vittime e delle associazioni che si sono costituite a loro sostegno (On the Road Onlus e Coop Be Free) anziché a beneficio dello stato.

“Lavoriamo sul tema del risarcimento del danno con determinazione – commenta il presidente dell’associazione On the Road Onlus  – perché siamo convinti che la direttiva europea n. 36 del 2011 possa e debba trovare piena applicazione. Conosciamo bene il dolore di tante giovani donne costrette alla prostituzione da criminali senza scrupoli o di uomini stranieri sfruttati sul lavoro talvolta fino alla riduzione in schiavitù: il risarcimento del danno deve essere un diritto pienamente praticabile”.

Non ha visto l’esito positivo della sua denuncia la giovane Lilian Solomon, deceduta nell’ottobre scorso per un linfoma non curato in tempo proprio perché gli sfruttatori condannati a L’Aquila glielo impedivano. La sua storia, raccontata nel documentario di Raitre “Schiavi” di Giuseppe Laganà, ha avuto un esito drammatico ma per un lungo tratto è stata simile a quella delle ragazze che beneficeranno del risarcimento. Gli elementi comuni sono stati il miraggio di un lavoro in Europa che mettesse fine alla povertà della famiglia in Nigeria, un rito voodoo per sancire l’impegno di pagare decine di migliaia di euro agli sfruttatori, le minacce, la violenza, la paura ma anche la disperata speranza di riuscire ad uscirne e a ricominciare a vivere liberamente.

Sul risarcimento del danno in favore delle vittime di tratta l’associazione On the Road intende coinvolgere anche il legislatore nazionale, come spiega Vincenzo Castelli: “Stiamo coordinando il lavoro in Italia di un progetto europeo proprio su questo tema, (progetto CompAct),  e la prossima settimana abbiamo in calendario un incontro tra operatori della giustizia e del sociale presso lo studio legale Hogan Lovells a Roma per definire una proposta di legge sulla compensation”. [cb]

 Leggi la sentenza
Fonte 2° articolo: http://www.ontheroadonlus.it/2012/risarcimento-in-favore-delle-vittime-di-tratta/


mercoledì 16 novembre 2011

Da marzo arriva il permesso di soggiorno a punti: parte anche in Italia il contratto di integrazione tra lo straniero e lo stato

ERA ATTESO DAL 2009. PARTE ANCHE IN ITALIA, SULL'ESEMPIO DI ALTRI PAESI EUROPEI, IL CONTRATTO D'INTEGRAZIONE TRA LO STRANIERO E LO STATO. RICHIESTA LA CONOSCENZA DELL'ITALIANO E DELL'EDUCAZIONE CIVICA

Da marzo arriva il permesso a punti



Sono passati oltre due anni, ma finalmente è arrivato il regolamento sull'accordo d'integrazione tra lo straniero e lo stato. Il provvedimento era previsto, infatti, dal famigerato pacchetto sicurezza del 2009. In sostanza si chiede a chi arriva in Italia dal 10 marzo dell'anno prossimo (quindi non vale per chi è già qui o che arriverà prima di questa data) di imparare l'italiano e l'educazione civica, oltre a mandare i figli a scuola. Pena, l'espulsione. 

Parte quindi l'annunciatissimo permesso a punti, un sistema - già utilizzato in altri Paesi europei - cheprevede premi e punizioni a secondo di come si comportano gli immigrati, secondo un modello messo a punto dagli ormai ex ministri dell'Interno Maroni e del Welfare Sacconi. 

Andando per ordine, va subito ricordato che l’accordo deve essere firmato presso lo Sportello unico per l’immigrazione o in Questura dagli stranieri che abbiano almeno sedici anni. Da quel momento ci si impegna a raggiungere una conoscenza di livello A2 dell'italiano (è uno standard piuttosto basso) e delle principali norme contenute nella nostra Costituzione, oltre che delle ”istituzioni pubbliche” e “della vita civile in Italia”, in particolar modo per quanto riguarda sanità, scuola, servizi sociali, lavoro e obblighi fiscali. Obbligatorio far frequentare ai figli la scuola dell’obbligo, oltre a sottoscrivere la “Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione” del ministero dell’Interno.

Al momento della firma si acquistano subito 16 punti. I crediti sono collegati alla conoscenza dell'italiano, ai corsi frequentati e ai titoli di studio di ogni straniero, così come a determinati comportamenti, come la scelta del medico di base, la registrazione del contratto d’affitto e le attività imprenditoriali o di volontariato. I punti però si perdono in caso di condanne penali anche non definitive, misure di sicurezza personali e illeciti amministrativi e tributari.

A due anni dalla firma, lo Sportello Unico per l’Immigrazione esamina la documentazione presentata dallo straniero (attestati di frequenza a corsi, titolo di studio ecc.) o, se questa non c’è, lo sottopone a un test. In entrambi i casi la verifica si chiude con l’assegnazione di un punteggio: da trenta punti in su, l’accordo si considera rispettato, da uno a ventinove si viene “rimandati”, con l’impegno a raggiungere quota trenta entro un anno, ma se i punti sono zero o meno si perde il diritto di soggiornare in Italia e scatta l’espulsione.

Il Ministero dell’Interno curerà un’anagrafe dei firmatari dell’accordo di integrazione, nel quale saranno registrati anche tutti i punteggi, le cui variazioni verranno di volta in volta comunicate ai diretti interessati. Questi potranno naturalmente accedere all’anagrafe anche per controllare la loro posizione.

Dopo la firma si hanno tre mesi di tempo per partecipare a un mini-corso gratuito di “formazione civica e informazione sulla vita civile” che dura tra cinque e dieci ore, svolto nella propria lingua d'origine o, se questo non è possibile, in una lingua a scelta tra: albanese, arabo, cinese, francese, inglese, russo, spagnolo e tagalog. In questa occasione si ricevono anche informazioni sulle “iniziative a sostegno del processo di integrazione” (come ad esempio corsi gratuiti di italiano) attive nella provincia.

DI FRANCESCO BIANCO (16 NOVEMBRE 2011)

Fonte: Mixamag


sabato 15 ottobre 2011

"L'Italia sono anch'io": diritto di voto e cittadinanza

Le due proposte di legge di iniziativa popolare per le quali è partita oggi la raccolta di firme. I casi limite di chi ha dovuto fare 10 anni di battaglie legali dopo un diniego ingiusto. Il Viminale condannato a pagare le spese
di Raffaella Cosentino, Redattore Sociale
ROMA. Competenza dei sindaci nella procedura di attribuzione della cittadinanza, passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli e diritto di voto alle amministrative per gli stranieri. Sono queste le proposte della campagna di raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare promossa da 19 associazioni e partita oggi con il primo banchetto al Pantheon con lo slogan "L’Italia sono anch’io" (Pagina Facebook).

Per quanto riguarda i cambiamenti alla normativa sulla concessione della cittadinanza italiana, la proposta di legge stabilisce che chi nasce in Italia da almeno un genitore legalmente presente sul territorio da un anno è italiano. Per le seconde generazioni si propone lo ius soli anche per chi non è nato in Italia ma va a scuola nel nostro paese. I bambini nati in Italia da genitori privi del titolo di soggiorno o entrati in Italia entro il decimo anno d’età possono diventare italiani se fanno richiesta entro due anni dalla maggiore età. Per gli adulti, si abbassa il requisito da 10 anni di soggiorno regolare, com’è oggi, a cinque anni per poter chiedere di diventare italiano. Infine, per il diritto di voto nelle comunità locali, la proposta è di concederlo per le elezioni in città, province e regioni agli stranieri in possesso del titolo di soggiorno da cinque anni.

Alla campagna con raccolta firme hanno aderito le regioni Liguria, Toscana, Puglia, Emilia Romagna e Umbria. Tra le iniziative programmate nei prossimi giorni ci sono i banchetti per la raccolta anche a Sesto San Giovanni domani in occasione del concerto di Daniele Silvestri e domenica 25 durante la Marcia per la Pace Perugia – Assisi. Sabato 1 ottobre è previsto il lancio nazionale nelle piazze di tutta Italia. A giustificare la necessità di cambiare passo sulla cittadinanza sono anche le storie di diritti negati raccolte dal comitato promotore. Hamid è un operaio metalmeccanico che vive a Trento da 22 anni con la famiglia e tre figli nati in Italia e nel 2000 si è visto respingere la richiesta per essere stato fermato cinque anni prima alla guida in stato d’ebbrezza. Era stato condannato a 5 giorni di carcere, poi sostituiti da un’ammenda. Da qui è partita una battaglia legale con ricorso al Tar del Trentino Alto Adige, inizialmente respinto. Hamid e il suo avvocato hanno fatto di nuovo ricorso nel 2006 al Consiglio di Stato che ha ribaltato la decisione precedente. Hamid ha diritto alla cittadinanza e il Ministero dell’Interno dovrà pagare le spese processuali. 

martedì 27 settembre 2011

LasciateCIEntrare, comunicato stampa


Da: Gabriella Guido <ggabrielle65@yahoo.it>

con preghiera di massima diffusione

LasciateCIEntrare - comunicato stampa
 
Come liberi cittadini, avvocati, operatori umanitari, giornalisti, esponenti politici o di associazioni che si occupano di diritti umani siamo estremamente preoccupati per la sorte dei migranti imbarcati senza nessun preavviso e poi trattenuti sulle navi Moby Fantasy, Moby Vincent e Audacia, attraccate al porto di Palermo da giovedì 21 settembre. Tutte le istanze, proteste e denunce circa l'inaccettabile violazione dei diritti che si sta perpetuando in questi giorni sono state finora disattese.

Chiediamo quindi che Parlamentari ma anche Sindaci e Governatori si mobilitino in maniera più efficace e richiedano con più forza le informazioni che agli avvocati, ai giornalisti e alle organizzazioni da sempre impegnate sulla difesa dei diritti umani non vengono fornite. In particolare chiediamo di conoscere:  l’identità delle persone imbarcate sulle tre Navi Moby Fantasy, Moby Vincent e Audacia anche al fine di potere sapere se vi siano tra di esse categorie vulnerabili (minori, malati e richiedenti asilo); la destinazione delle navi e dei migranti ivi trattenuti e di sapere se è stato notificato loro qualche tipo di provvedimento di trattenimento o respingimento e se vi è stata tempestiva convalida giudiziaria.

Ricordiamo infatti che il trattenimento di persone, in luoghi peraltro assolutamente inidonei, in assenza di un provvedimento tempestivamente convalidato dall'autorità giudiziaria costituisce una violazione della nostra costituzione (art. 13), delle leggi interne (d.l.vo 286/98 e reg. att.) e delle convenzioni internazionali (5 cedu), così come costituirebbe una violazione del Prot. 4 alla Cedu il respingimento di massa di questi migranti.

Gli avvocati, le associazioni, la stampa, l’opinione pubblica, gli operatori umanitari, gli amministratori locali, i parlamentari che hanno preso parte alla mobilitazione nazionale dello scorso 25 luglio, i sindacati, ma anche molti responsabili delle forze dell’ordine e dei Giudici che lavorano nei Tribunali civili si chiedono quando e se queste informazioni verranno mai fornite. Oppure se si nascondono, dietro ad una vera e propria censura di stato, reati per i quali si intravedono possibili denunce penali. A carico di questo Governo.

Alle interrogazioni presentate in parlamento il Ministro Maroni non ha mai dato una risposta ufficiale. Rimanendo quindi indifferente alle grida di allarme sociale e politico lanciate più volte.

L’incendio divampato al centro di Contrada Imbriacola di Lampedusa, la struttura totalmente distrutta, lo scontro tra immigrati ed italiani, sono insieme il segnale di un allarme sociale e la dimostrazione della irresponsabile responsabilità delle istituzioni. A chi prova a fare informazione è proibito avvicinarsi per capire e documentare.

A Montecampione, in Valcamonica, 116 profughi provenienti dalla Libia sono stati deportati, 3 mesi fa  in un residence lontano 21 km dal centro abitato, a 1800 metri di altitudine, con infradito e pantaloncini. Anche la Croce Rossa dichiara che è indisponibile a tenervi un presidio medico. L’intero piano di accoglienza per chi è giunto in Italia andrebbe sottoposto ad attenta verifica e ridiscusso, troppi i luoghi di degrado da cui giungono segnalazioni (Crotone, Manduria, Civitavecchia, Rogliano ecc..) a questo si aggiunga che le migliaia di cittadini tunisini che avevano ottenuto una protezione temporanea di 6 mesi stanno per vederla scadere senza che poco o nulla nel proprio paese sia cambiato dal giorno della fuga.

Nel Cie di Ponte Galeria, dove sono stati già trasferiti decine e decine di profughi tunisini, si mangia per terra e si vive rinchiusi aspettando la fine, nel silenzio. Ed allora la rabbia sale. Scoppia la rivolta, e si riesce anche a riconquistare la libertà con fughe in massa. Notizie simili, nel silenzio quasi assoluto giungono da molti Cie, da Modena a Torino, quanto pesa in questo l’inutile e malvagio prolungamento dei tempi massimi di trattenimento?

Cosa vuole fare e ottenere il Ministro Maroni, lasciando che oltre 1300 persone restino concentrate per mesi in un isola angusta? E ora facendoli “scomparire” nelle navi da crociera ? Dove sono finiti i minori non accompagnati ? Chi sta gestendo le procedure dei richiedenti asilo che ora non sono forse più neanche sul territorio italiano ? Quali sono gli accordi “ufficiali” con i paesi nei quali vengono rimpatriati i destinatari di un provvedimento di espulsione coatta ?

Chiediamo quindi che ora il Governo inizi a rispondere di queste politiche disumane, che negano il rispetto della dignità dei cittadini italiani e stranieri. Chiediamo che il parlamento tutto, riappropriandosi del proprio ruolo, ponga questo tema nella propria agenda politica.

Ci rivolgiamo alle istituzioni europee e internazionali affinché impongano all’Italia di rispettare le convenzioni firmate e le direttive emanate.
Esigiamo che il Governo annulli la circolare del 1 aprile 2011 consentendo quindi ai giornalisti di poter accedere e documentare le realtà dei CIE  e dei CARA presenti nel nostro Paese. Il nostro vuole essere anche un grido d’allarme per la credibilità delle istituzioni: oggi luoghi come quelli raccontati sono vere e proprie polveriere. Volete farle esplodere?


Il coordinamento di
LasciateCIEntrare



La Sicilia si doterà prsto di una sua legge regionale sull'immigrazione

L'assessore regionale alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro On. Andrea Piraino ha confermato la condivisione della campagna nazionale "L'Italia sono anch'io" dando conferma che la Sicilia anticiperà con una propria legge il diritto di voto agli immigrati.

Cordiali saluti,
Pippo Cipriani

Forum della Associazioni per l'Immigrazione di Palermo
Tel.  091588719 - 091320744
Fax. 091320521
Cell. 3355786169

IMMIGRATI: PIRAINO INCONTRA FORUM ASSOCIAZIONI PER L'IMMIGRAZIONE
PALERMO, 26 set 2011 (SICILIAE)

Oggi, nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Una buona percentuale di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del 18° anno di eta' si vedono riconosciuta la possibilita' di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Per fare si' che ci sia una piena integrazione, ben 19 organizzazioni della societa' civile hanno lanciato una campagna nazionale "L'Italia sono anch'io" per promuovere in ogni ambito l'uguaglianza tra persone di origine italiana e straniera.

Stamattina, l'assessore regionale alla Famiglia e alle politiche sociali, Andrea Piraino, e il capo di gabinetto, Antonio Grasso, hanno incontrato Ce'cile Kyenge Kashetu, coordinatrice nazionale del movimento "Primo Marzo", e alcuni rappresentanti del Forum delle Associazioni per l'immigrazione di Palermo, tra cui Pippo Cipriani, che hanno presentato le due proposte di legge di iniziativa popolare "Nuove norme di cittadinanza" e "Norme per la partecipazione politica e amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni".

"Comprendo lo stato di difficolta' che vivono gli stranieri in Italia e mi sono sempre battuto in ogni ambito per debellare le disuguaglianze e le ingiustizie". Lo ha sottolineato l'assessore Piraino, che ha aggiunto:  "Dobbiamo impegnarci sempre di piu' per far si' che ci sia una totale integrazione tra cittadini italiani e stranieri".  L'assessore alla Famiglia, condividendone lo spirito e le finalita', ha fatto idealmente propri i due disegni di legge annunciando che e' in via di definizione un disegno di legge che prevedera' interventi a sostegno dei diritti degli immigrati, una consulta e un osservatorio sugli immigrati e soprattutto il diritto di voto alle elezioni amministrative. La coordinatrice nazionale e portavoce del movimento "Primo Marzo" Ce'cile Kyenge Kashetu, ha evidenziato la necessita' che si arrivi, un giorno, ad avere "un mondo senza muri che divida le genti". "Si continua ancora a parlare di immigrazione legata all'insicurezza - dice - e a terrorizzare le persone enfatizzando solo i fatti di cronaca nera e mai le buone pratiche di cui e' pieno questo paese. Accomunare gli immigrati solo alla violenza e all'insicurezza, significa aumentare il danno gia' compiuto. Troppo spesso, soprattutto nei grandi giornali, le notizie non sono riportate per far conoscere la realta' ma per distorcerla. Un esempio? Si parla delle classi scolastiche piene di stranieri, eppure gran parte dei bambini sono nati o cresciuti in Italia, del proprio paese di origine non sanno nulla, perche' chiamarli stranieri?".
ef/sl
26 set 2011 (SICILIAE)



lunedì 19 settembre 2011

ASGI SICILIA e BORDERLINE EUROPE: Chi salva vite umane viene incriminato

COMUNICATO STAMPA
ASGI - sezione Sicilia
Borderline Sicilia


Chi salva vite umane viene incriminato

Dopo 4 anni di processo, il 21 settembre 2011 verrà pronunciata la sentenza di appello nei confronti dei due comandanti dei pescherecci tunisini Morthada ed Mohamed El Hedi

La sezione siciliana dell’Asgi e l’Onlus “Borderline Sicilia” auspicano che venga fatta 
giustizia sull’ennesimo caso di aiuto umanitario sotto processo.
Nell’agosto del 2007 i due pescherecci tunisini trassero in salvo 44 naufraghi nel Canale di Sicilia. Per questo salvataggio, i due equipaggi finirono sotto processo ad Agrigento con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel novembre del 2009 cinque pescatori, dopo avere subito un’ingiusta detenzione durata 36 giorni e un’incalcolabile pregiudizio economico, sono stati assolti da ogni accusa. I due comandanti, Abdelbasset
Zenzeri e Abdelkarim Bayoudh, condannati in primo grado con l‘accusa di minaccia e violenza a nave da guerra e resistenza a pubblico ufficiale, attendono che il prossimo 21 settembre venga riformata la sentenza di condanna del tribunale di Agrigento.
Intanto la strage continua e anche quest’estate si contano centinaia di morti nelle acque del Canale di Sicilia. Sugli arrivi alla frontiera italiana di profughi africani ed asiatici provenienti dalla Libia è stata avviata un’indagine dalla Procura della Repubblica di Palermo in ordine alle responsabilità del regime libico sui viaggi della speranza usati come forma di ricatto nei confronti dell’Italia. E il procuratore aggiunto Teresi denuncia le condizionidi trattenimento dei migranti presso l’ex base Loran a Lampedusa.
La politica di chiusura della fortezza Europa, in nome del controllo delle frontiere, ha trasformato il Mediterraneo in un mare senza diritti, in cui non contano più le convenzioni internazionali, il rispetto del diritto d’asilo e dei diritti umani, e in cui le azioni umanitarie vengono criminalizzate per scoraggiare l’intervento di coraggiosi pescatori che, anche a costo della propria vita, compiono azioni di salvataggio in mare nel rispetto della legge.


Contatti:

Asgi – sezione Sicilia
Avv. Giovanni Annaloro
+ 39-338-7000682
Borderline Sicilia Onlus


venerdì 16 settembre 2011

"L'Italia sono anch'io": la rivoluzione della cittadinanza. Sta per diventare realtà il progetto "L'Italia sono anch'io" che punta alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia


Foto di Italiano chi nasce in Italia da un almeno un genitore con il permesso di soggiorno da un anno, e possibilità di diventare italiano a 18 anni per i bambini nati in Italia da genitori senza documenti o nati all’estero ed entrati qui entro il decimo anno di età. Punta al passaggio allo ius soli (si prende la cittadinanza del Paese in cui si nasce) la proposta contenuta nell'iniziativa popolare “L’Italia sono anch’io”, che è stata depositata in Cassazione per il controllo delle firme.


Attualmente la legge italiana non fa alcuna distinzione tra i minori non nati qui, ma che nel nostro Paese hanno passato gran parte della loro vita e che magari hanno frequentato le nostre scuole, e gli immigrati adulti. In sostanza sono stranieri punto e basta. Per stare in Italia devono avere il permesso di soggiorno e a 18 anni, se vogliono la cittadinanza, devono dimostrare 10 anni di residenza regolare ininterrotta, con lavoro o studio regolari, come tutti gli altri stranieri.


La proposta di legge di iniziativa popolare "L'Italia sono anch'io" finalmente distingue le due situazioni e riconosce un diritto per i minori che crescono e vivono qui: i bambini, nati in Italia da genitori senza documenti, o entrati in Italia entro i 10 anni di età, e che vi abbiano soggiornato legalmente, possono diventare italiani con la maggiore età se ne fanno richiesta entro due anni. Di più. Su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che hanno frequentato almeno un ciclo della nostra scuola.


E'previsto anche il dimezzamento dei tempi per ottenere la cittadinanza per gli stranieri: sarà sufficiente dimostrare una permanenza legale di 5 anni, e non più di 10 anni come previsto attualmente.


Un’altra importante novità è quella della competenza dei sindaci nella procedura di attribuzione della cittadinanza.


L'iniziativa "L'Italia sono anch'io" prevede anche il diritto di voto in città, province e regioni per gli stranieri in possesso di titolo di soggiorno da 5 anni
.

di Francesco Bianco (14 settembre 2011)

Fonte: MixaMag

Milano: Via Paravia, giù le mani dalla scuola!

Istituto preziosissimo per l'integrazione tra italiani e figli degli immigrati,
ma il provveditorato la vuole chiudere,
perché supera il tetto del 30%

Foto di Via Paravia: giù le mani dalla scuola!
La vicenda della scuola elementare Radice, in via Paravia 83, pare non abbia fine. Nonostante sia uno degli esempi di eccellenza didattica, la sua anima multietnica non sembra in sintonia con il decreto Gelmini – 83 nuovi iscritti non italiani su 96 alla prima classe: supera la soglia del 30% di stranieri – e l’Ufficio scolastico provinciale ha deciso per la soppressione della prima elementare, dando così il via alla morte della scuola.

Insegnati, genitori, alunni non ci stanno: non solo è la scuola del quartiere, ma da anni offre ben 18 progetti scolastici mirati all’integrazione degli alunni. C’è un laboratorio linguistico di italiano, c’è un prezioso supporto didattico in orario extrascolastico, poi ancora corsi di musica, di educazione civica, di lingue straniere: un luogo quindi che prepara con livelli di eccellenza gli italiani di domani, siano o no figli di italiani. Da non dimenticare il primo premio vinto dalla biblioteca della scuola per le buone pratiche di lettura, assegnato addirittura dall’ufficio scolastico regionale. 

I genitori, gli insegnanti e gli alunni non si danno per vinti e - dopo aver raccolto le lettere dei bambini, le firme degli abitanti del quartiere, organizzato presidi e manifestazioni - hanno fatto causa per discriminazione contro il ministro Gelmini e l’Ufficio scolastico. 

Il 14 settembre c’è stato il primo round. Per la scuola di via Paravia si è mosso anche il comitato italiano per l’Unicef: “La maggior parte degli alunni di origine straniera iscritti alla prima classe della Lombardo Radice è nato in Italia e ha dimestichezza con la lingua italiana. Anche alla luce di questi episodi risulta quindi urgente un ripensamento dell'attuale normativa in materia di acquisizione della cittadinanza”.

Dei nuovi iscritti, infatti, meno di 10 hanno problemi con la lingua italiana: la stragrande maggioranza dei bimbi ha frequentato la scuola materna ed è ben inserita nel tessuto sociale del quartiere. Tutto questo pare non interessare ai piani alti dell’amministrazione scolastica: il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Giuseppe Colosso rilascia interviste a mezzo stampa per difendere strenuamente la scelta di sopprimere la prima elementare della Lombardo Radice. 

Secondo il dottor Colosso la legge è ‘dalla sua’ e non ha intenzione di tornare indietro: non sarebbe un problema di conoscenza o meno dell’italiano, ma una questione di mancato scambio culturale tra bambini e famiglie (!). In attesa che la causa intentata dai genitori di via Paravia faccia il suo corso, la Storia fa inesorabilmente il suo: viviamo in una società multietnica destinata ad esserlo sempre di più, decreto Gelmini o meno.
di Angiola Bellu (14 settembre 2011)


Fonte: MixaMag

lunedì 22 agosto 2011

ASGI: Grave preoccupazione per le ripetute violazioni del diritto nei riguardi degli stranieri

12.08.2011

Grave preoccupazione per le ripetute violazioni del diritto nei riguardi degli stranieri respinti, espulsi o trattenuti nei CIE, dei richiedenti asilo e dei lavoratori stranieri

 
 
Il Consiglio direttivo dell’ASGI,  attraverso i suoi soci, ha raccolto e sta raccogliendo in tutta Italia in questi giorni  notizie di gravi e diffuse violazioni dei diritti elementari degli stranieri respinti, espulsi o trattenuti o che hanno presentato domanda di asilo o che svolgono in condizioni irregolari attività di lavoro stagionale in agricoltura. Tali violazioni, pur non nuove nel quadro nazionale, tendono pericolosamente ad assumere la forma di situazioni generalizzate. Rispetto a detta ipotesi si richiama pertanto la massima attenzione da parte delle Autorità competenti.

L’ASGI ha raggruppato gli elementi pervenuti una serie di punti in un documento qui pubblicato, facendo presente la gravità dei fatti, e chiede che fin da subito si adottino provvedimenti per rimediarvi, in mancanza dei quali si riserva di presentare le doverose segnalazioni alle competenti Procure della Repubblica nonché agli organismi internazionali ed alla Commissione europea.


martedì 2 agosto 2011

ASGI: Comunicato della Sezione siciliana

28 LUGLIO 2011 -   COMUNICATO DELLA SEZIONE SICILIANA DELL'ASGI

Gli avvocati della sezione siciliana dell'ASGI riuniti il 28 luglio rilevano innanzitutto i gravi impedimenti all'effettivo esercizio del diritto di difesa derivanti dalle prassi amministrative adottate nei confronti dei migranti, in particolare dei potenziali richiedenti asilo e dei minori non accompagnati sbarcati in questi mesi a Lampedusa e nel resto della Sicilia. Ad esempio nei centri di prima accoglienza di Pozzallo e Porto Empedocle è stato impedito per giorni l'ingresso di chiunque non appartenesse alle forze di polizia e persino l'ACNUR è stato tenuto alla porta senza potere svolgere il lavoro di assistenza che svolgeva negli anni passati sulla base della Convenzione con il Ministero dell'interno denominata Praesidium.
Si deve denunciare poi il lungo periodo di trattenimento informale adottato nell'isola di Lampedusa, nel Centro di prima accoglienza e soccorso di contrada Imbriacola, ed anche nei centri di Pozzallo, Rosolini, Porto Empedocle, nella caserma Barone a Pantelleria, in assenza di un qualsiasi provvedimento e della conseguente convalida del magistrato.  Eclatante la violazione reiterata dell'art. 13 della Costituzione e del Regolamento Frontiere Schengen 562 del 2006. Al riguardo si deve segnalare un recente provvedimento del giudice di pace di Agrigento che ha fotografato questa grave situazione, in violazione agli standard costituzionali e comunitari, ed ha annullato un provvedimento di respingimento differito emesso dal Questore di Agrigento.  In molti altri casi invece, i giudici di pace si limitano a ratificare quanto richiesto dalle Questure, anche in assenza del soggetto destinatario della convalida. Gli enti gestori delle strutture di detenzione, come nel nuovo CIE di Milo a Trapani, non garantiscono nemmeno la mediazione linguistico-culturale, che sarebbe obbligatoria in base allo schema tipo di Convenzione da stipulare con il Ministero dell'interno, e gli avvocati sono obbligati a comunicare con i loro assistiti con i propri strumenti linguistici, mentre gli interpreti degli enti gestori stanno a passeggiare. Una violazione inaudita dei diritti di difesa.

Nei frequenti casi di “accoglienza” per ragioni di primo soccorso ( i CPSA sono a Pozzallo ed a Lampedusa) che si trasforma subito in detenzione amministrativa senza convalida da parte del magistrato, si possono verificare casi di trattenimento di minori in promiscuità con adulti, e sembra generalizzata la prassi di non formalizzare immediatamente la domanda di protezione internazionale, ma di “attendere” l'emissione del provvedimento di respingimento prima della  effettiva compilazione del modello C 3, con la conseguenza che la maggior parte dei richiedenti asilo rischia di essere inviata nei CIE e non invece nei CARA o in altri centri di accoglienza. Negli anni passati invece era l'ACNUR che aveva accesso immediato dopo gli sbarchi e preparava in tempi molto rapidi la documentazione necessaria per la formalizzazione del modello C 3.

Nel caso dei minori i ritardi e le omissioni riguardano anche la comunicazione al Giudice tutelare ed al Tribunale dei minori, con la conseguenza che anche minori seguiti da avvocati vengono trasferiti nelle cd. “strutture ponte” senza avere presentato la richiesta di asilo e senza che sia conosciuta agli stessi avvocati la loro effettiva destinazione, con un rischio altissimo di dispersione, di fughe o di negazione del diritto fondamentale di chiedere protezione internazionale. Rimane da monitorare attentamente sul territorio siciliano e altrove l'ubicazione, lo stato e le modalità di gestione delle numerose strutte d'accoglienza, talvolta denominate “strutture ponte” nelle quali vengono trasferiti i minori da Lampedusa. In molti casi l'ubicazione dei centri di seconda accoglienza o delle strutture ponte, è tenuta quasi segreta dalle forze di polizia, che non comunicano agli avvocati la destinazione dei minori che vengono trasferiti ( o deportati?), con il rischio di spezzare il legame tra il minore che ha nominato un avvocato e gli stessi avvocati nominati.

Con riferimento agli adulti che hanno fatto richiesta di asilo si osserva come nei confronti di alcune nazionalità ( ad esempio tunisini o nigeriani, ma anche bengalesi e camerunensi) ricorrano dinieghi generalizzati senza che sia assicurata una cognizione individuale, senza considerare le violenze subite in Libia e la fuga da un paese in guerra nel quale sono stati depredati di tutti i loro averi. Malgrado le audizioni siano apparentemente su base individuale, le formule di rigetto appaiono preformulate e spesso manca una fedele interpretazione delle dichiarazioni del richiedente.
Nei confronti degli Egiziani che sbarcano nella Sicilia sud-orientale si rileva come vengano periodicamente posti in essere dei veri e propri respingimenti collettivi, in collaborazione con il consolato egiziano, in forza dell'accordo di riammissione stipulato dall'Italia con l'Egitto, un accordo che però non dovrebbe comportare la sistematica violazione degli obblighi di protezione internazionale.
Non risulta che nessuna delle organizzazioni operanti per Praesidium in Sicilia abbiano modo di contattare i migranti egiziani prima del loro accompagnamento in frontiera, non si ha notizia dell'arrivo di minori non accompagnati dall'Egitto, eppure qualcuno dovrebbe pure essere arrivato, come da tutti i paesi del nord africa, né risultano domande di protezione internazionale, anche perchè il console egiziano è presente in aeroporto al momento delle identificazioni e questo vieta alle persone di esprimere una qualsiasi volontà di chiedere asilo. Ancora più grave appare la circostanza che, in violazione del decreto 25 del 2008 e della normativa comunitaria in materia di protezione internazionale, ed adesso di rimpatri ( direttiva 2008/115/CE), manca in questi casi qualsiasi convalida giurisdizionale e qualunque ipotesi di effettivo esercizio dei diritti di difesa. Le questure interessate di Siracusa e di Catania si stanno rendendo responsabili di prassi e provvedimenti in contrasto con la Direttiva 2008/115/CE, con l'art. 13 della Costituzione e con il codice delle frontiere Schengen n.562 del 2006. Un regolamento comunitario che è direttamente vincolante per tutte le autorità pubbliche in Italia.

Per quanto riguarda sia gli adulti che i minori non accompagnati rimane assai problematica la fase di raccolta delle procure, e si registra una forte polemica tra le varie associazioni che hanno diritto ad entrare nel centro di prima accoglienza e soccorso di contrada Imbriacola, in quanto le associazioni che fanno capo al progetto Praesidium, in convenzione con il ministero dell'interno, sono contrarie alla presentazione di domande di asilo da parte dei MNA presenti a Lampedusa, e sostengono di non occuparsi di quei minori che la polizia ritiene essere invece maggiori di età. In qualche caso si sono però rilevati documenti  di identità pervenuti dalla Tunisia in contrasto con quanto asserito dall'ufficio immigrazione della Questura di Agrigento dislocato nell'isola. Di fatto è abbandonata la circolare Amato che nel 2007 introduceva il beneficio del dubbio, in quanto l'esame medio per l'accertamento dell'età presenta notoriamente un elevato tasso di incertezza. Addirittura le identificazioni proseguono anche nelle cd. strutture ponte e si fa tutto il possibile per fare arrivare i minori al compimento della maggiore età senza dotarli dei documenti di soggiorno e delle tutele alle quali avrebbero diritto subito dopo l'ingresso nel territorio nazionale. Nessuna delle associazioni di Praesidium presenti a Lampedusa ha denunciato i gravi abusi commessi a Lampedusa ai danni dei minori, violazioni che hanno avuto un riscontro oggettivo in diverse testimonianze raccolte dagli operatori indipendenti e nei segni fisici sui corpi dei minori che gli stessi operatori hanno potuto rilevare. Del resto lo stesso si può osservare rispetto a pestaggi frequenti della polizia in altre strutture, persino nel mega CARA/CPA di Mineo.

Si è anche appreso che la polizia ha trasmesso agli uffici giudiziari di Agrigento oltre 40.000 notizie di reato, anche relativamente a persone che ormai hanno un permesso di soggiorno o si sono rese irreperibili, con la conseguenza che se non si arriverà ad una archiviazione, il Tribunale di Agrigento rischia di essere bloccato da questa impertrofica attività cartacea delle forze di polizia tra Lampedusa ed Agrigento, con costi incalcolabili, diverse decine di milioni di euro, per le casse dell'erario. Mentre invece appare sempre più difficile, ovunque, il ricorso al patrocinio a spese dello stato,  che dovrebbe coprire anche la spesa degli interpreti, perchè in diverse strutture siciliane, come nel nuovo CIE di Milo, agli avvocati viene richiesto di utilizzare i propri interpreti, in quanto l'ente gestore non dispone di un numero adeguato di “mediatori linguistici” che invece dovrebbero essere forniti proprio dagli stessi enti gestori in base allo schema tipo di convenzione adottato dal Ministero dell'interno.

La situazione del Cara di Mineo desta poi preoccupazioni particolari, si richiama in proposito il documento pubblicato dall'ASGI lo stesso 28 luglio, dopo le proteste ed i duri interventi delle forze di polizia. Anche i soci ASGI siciliani ritengono che la struttura del “Villaggio della solidarietà” sia ingovernabile, che gli appalti non hanno la necessaria trasparenza, e che regna ancora l'incertezza più totale sugli enti gestori e sulle prospettive dei circa duemila migranti richiedenti asilo confinati da mesi nel Cara dopo essere stati trasferiti da altre strutture. In diversi casi quando erano già alla vigilia dell'audizione da parte della commissione territoriale competente, e dunque ormai in vista di una definizione della loro istanza di protezione internazionale. Viene confermato che con gli attuali ritmi di lavoro della commissione territoriale, che attualmente sarebbe addirittura blocata o quasi, anche con il ricorso a pratiche di dubbia legittimità come le audizioni in videoconferenza o le audizioni con un solo membro della Commissione, i tempi medi per la risposta alle domande di asilo potrebbero superare anche dodici mesi, con conseguenze imprevedibili anche sul piano dell'ordine pubblico.

Anche la situazione nel Cara di Salina Grande , a Trapani, mentre era tranquilla fino a pochi mesi fa, appare oggi sempre più critica, soprattutto per l'elevato tasso di dinieghi, per la difficoltà di un esercizio effettivo del diritto di difesa e per la promiscuità delle nazionalità e delle situazioni delle persone accolte nella struttura. Frequenti le risse ed anche le proteste, anche se meno gravi rispetto a Mineo a fronte del minore numero di presenze. Ovunque è elevato il rischio di sfruttamento e di ulteriori violenze ai danni dei soggetti più vulnerabili come donne e minori non accompagnati. Nei centri di detenzione Vulpitta e Milo a Trapani, sia pure con caratteristiche opposte quando alla logistica, si reiterano le prassi di rimpatrio forzato e di detenzione in contrasto con la direttiva sui rimpatri 2008/115/CE, soprattutto per quanto concerne la possibilità di esercitare effettivamente i diritti di difesa nelle procedure di convalida.

Per quanto rilevato in precedenza sgli avvocati dell'ASGI rivolgono un pressante appello alle organizzazioni convenzionate con Presidium, e quindi con il Ministero dell'interno, per una maggiore collaborazione al fine di garantire l'esercizio effettivo del diritto di difesa, di tutti i migranti, anche attraverso la comunicazione di recapiti di avvocati ASGI che nelle diverse sedi e nelle diverse regioni italiane possano intervenire per proseguire le attività di assistenza legale avviate in Sicilia.

Per quanto riguarda la situazione in Libia si rileva la necessità di procedere sia sul piano politico, chiedendo l'adozione di un decreto ex art. 20 del Testo unico sull'immigrazione, come si è fatto ad aprile con i tunisini, se si verificherà un afflusso di massa, e sollecitando intanto il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ex art. 5.6 del testo Unico 286 del 1998, per tutti coloro che saranno denegati dalle commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato, per quei migranti economici costretti a fuggire dalla Libia dopo avere abbandonato tutti i propri averi, frutto di anni di lavoro durissimo. Con la conseguenza che nelle condizioni attuali non si possono permettere un rientro sicuro in patria, dove hanno contratto molti debiti e dove potrebbero essere vittime di ritorsioni violente da parte di agenti non statali.
Occorrerà pure, nei limiti in cui sarà possibile a fronte dell'alto costo dei ricorsi, procedere ad impugnare i dinieghi delle richieste di protezione internazionale nei confronti di coloro che sono fuggiti dalla guerra in Libia, facendo valere la situazione di persecuzione generalizzata nella quale si sono trovati tutti coloro che  risiedevano per motivi di lavoro e sono stati assimilati alle bande di mercenari, spesso costretti al reclutamento forzato,

Gli avvocati dell'ASGI presenti in Sicilia si impegnano ad intensificare le attività di monitoraggio e di assistenza legale nei confronti dei migranti a vario titolo accolti o detenuti in una vasta gamma di strutture, o centri, variamente denominati, che non sempre rispettano i dovuti standard, sia dal punto di vista igienico sanitario, che da quello non meno grave dell'assistenza legale e della mediazione linguistico-culturale.