Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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lunedì 21 marzo 2011

Terza edizione del rapporto Mipex: Alunni immigrati, li istruiamo poco e male. Italia al 19^ posto in Europa


Il rapporto Mipex segnala un risultato particolarmente basso riguardo l'integrazione degli alunni stranieri: "Punto di debolezza per l'Italia"


ROMA - Le politiche italiane per l'integrazione dei migranti sono nel complesso un po' meglio della media europea, anche se si registra un passo indietro, seppure contenuto, rispetto ai risultati registrati nel 2007, anno della seconda edizione del rapporto Mipex. Giunto quest'anno alla terza edizione, il rapporto Mipex colloca l'Italia al decimo posto nella classifica generale sulle politiche per l'integrazione in 31 paesi tra europei e nordamericani, ma registra la perdita in un anno di un punto complessivo nella media dei vari indicatori monitorati: in una scala di valori percentuali da 0 a 100, l'Italia ottiene il punteggio di 60 e viene superata dalla Spagna, che invece rispetto all'edizione precedente ha 3 punti in piu', "per via del suo ininterrotto impegno verso l'integrazione economica, famigliare e sociale nonostante la recessione - si legge nel rapporto - Le nuove politiche dell'Italia, in particolare la legge per la sicurezza, hanno reso le condizioni nel paese leggermente meno favorevoli all'integrazione".

Nello specifico, l'Italia ottiene il punteggio piu' alto (74) per quanto riguarda il ricongiungimento familiare (anche se comunque piu' basso rispetto all'anno scorso: 78), posizionandosi al 6° posto nella classifica dei 31 Paesi, anche se si segnalano alcune difficolta': i soggiornanti "devono soddisfare requisiti sproporzionatamente elevati di reddito e alloggio per ricongiungere le loro famiglie", inoltre si segnala che i costi amministrativi per l'edempimento delle pratiche "sono balzati da 80 a 200 euro; il 50% copre tutti i costi della procedura e l'altro 50% copre i costi dell'espulsione di altri immigrati".

Invece il punteggio piu' basso e' quello relativo all'istruzione (41), che corrisponde al 19esimo posto e rientra appena nella fascia di punteggio considerata "in via di miglioramento" (dai 41 ai 59 punti). Un risultato non brillante ottenuto perche' "a parte i progetti della societa' civile, il sistema di istruzione italiano non sostiene attivamente nuove opportunita' e un'istruzione interculturale", tanto che "L'istruzione di alunni immigrati e' un'area di debolezza per l'Italia". Per la partecipazione politica l'Italia e' al 14esimo posto (con un punteggio stabile a 50), mentre sulle politiche antidiscriminazione e' al 15esimo (punteggio stabile a 62), anche se tra i singoli indicatori si segnala il pessimo punteggio ottenuto sulle politiche di parita' (11), il che vuol dire che "l'accesso alla giustizia puo' essere negato dal momento che il punteggio delle politiche di parita' e' di 35 punti al di sotto della media europea".

Appena poco piu' alto il punteggio sull'accesso alla cittadinanza (63, con una perdita di due punti rispetto al precedente rapporto), un risultato che posiziona l'Italia al 7° posto nella classifica, ma che non e' considerato brillante: "Gli immigrati e i loro discendenti nati in Italia sono esclusi da molte aree della vita perche' l'Italia non ha ancora riformato le leggi sulla cittadinanza, diversamente da altri nuovi paesi di immigrazione", anche se si segnalano buone potenzialita' per il futuro: "L'alto punteggio del paese mostra che, con una riforma dell'idoneita' alla cittadinanza, sussistono le basi per una cittadinanza sicura e paritaria". L'Italia perde punti anche sugli indicatori per il soggiorno di lungo periodo (66, rispetto ai 69 del 2007), posizionandosi all'ottavo posto, mentre per la mobilita' lavorativa l'Italia e' al decimo posto (punteggio stabile a 69) "L'Italia permette ai lavoratori non comunitari legali e alle loro famiglie di integrarsi nell'economia generale, con tutti i suoi punti di forza e debolezza, mentre ignora la loro specifica situazione all'interno di essa", si legge.

28 febbraio 2011



sabato 19 dicembre 2009

Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)

Il capo Dipartimento per l'immigrazione Morcone alla presentazione del Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)

Sono 8.412 i rifugiati che nel 2008 sono stati accolti in Italia grazie a 114 progetti diffusi su tutto il territorio nazionale. Un dato reso possibile grazie al coinvolgimento di 101 enti locali che hanno costituito una rete di 4.388 posti di accoglienza. Il numero dei beneficiari è cresciuto, rispetto a quello del 2007, del 34%, quando i rifugiati accolti erano 6.284. In particolare, i minori sono 1.091, il 13% del totale.

Questi dati, contenuti nel Rapporto annuale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – SPRAR 2008/2009, sono stati presentati il questa mattina [17/12/2009, ndr] dall’ANCI - Servizio centrale, in collaborazione con il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, presso la sala conferenze dell’ANCI, in via dei Prefetti n. 46 a Roma.

Sono intervenuti alla conferenza di presentazione: il presidente nazionale ANCI e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione prefetto Mario Morcone, il segretario generale di Cittalia - Fondazione ANCI Ricerche Pierciro Galeone e la direttrice del servizio centrale dello SPRAR Daniela Di Capua.

Nel Rapporto, curato per la prima volta da Cittalia Fondazione Anci Ricerche, vengono illustrati gli interventi realizzati dagli enti locali - in base ai contributi assegnati dal ministero dell'Interno - in collaborazione con le realtà del terzo settore, per l'accoglienza e l'integrazione di quanti sono arrivati in Italia per cercare protezione, in fuga da persecuzioni, conflitti, violazioni di diritti umani.

«Non possiamo che essere fieri di tale modello che ha tracciato una strada di cooperazione – ha commentato il capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione Morcone - un esempio di governance che può e deve strutturarsi ancor più diffusamente come un adeguato sistema di protezione e garanzia per i richiedenti asilo e i rifugiati».

L'analisi svolta da Cittalia, infatti, conferma il buon funzionamento complessivo del sistema, reso possibile dall'apporto dei Comuni e di altri soggetti che, con la quota di co-finanziamento, partecipano con risorse proprie per il 34,65% del costo complessivo, con oltre 31,3 milioni.

Fonte: Newsletter a cura dello staff del Centro Studi e documentazione sulle migrazioni, grazie al progetto "Osservatorio giuridico-legislativo"


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sabato 11 aprile 2009

Giovani donne immigrate in Europa e lavoro: newsletter del CE.S.I.E.








Cari amici,

siamo lieti di presentarvi il numero di marzo della Newsletter on Young Migrants Women in Europe (YoMiWoE).

Questo è il primo numero di una serie di tre newsletters sulle giovani donne immigrante in Europa, all'interno di un progetto realizzato con il sostegno della European Youth Foundation.

Gli approfondimenti trattati in questo numero riguardano temi e questioni inerenti al lavoro.



Per maggiori informazioni sul progetto, potete contattarci a questa e-mail
marie.marzloff@cesie.it

Cordiali saluti,

CE.S.I.E Onlus - Centro Studi ed Iniziative Europeo

Office: Via Gorizia n. 22 – 90133 Palermo, Italy
CF - 97171570829
Tel: +39 091 6164224 - Fax: +39 091 6230849
www.cesie.org

lunedì 29 dicembre 2008

Brevi da Redattore Sociale

Libia, rimpatrio volontario per 2.850 migranti
Dal 2006, anno di apertura della missione in Libia, l'Oim ha assistito il rimpatrio volontario di 2.850 persone in 22 paesi, in Africa e Asia, con il progetto Trim, finanziato per 2.700.000 euro dai fondi europei Aeneas. Il progetto migratorio di queste persone è dunque fallito, e le retate a Tripoli fanno paura. Meglio, allora, tornare su un volo di linea che non scortati dalla polizia dopo mesi di carcere. Molti di loro erano diretti a Lampedusa. A fornire i dati è Laurence Hart, ex capo missione dell'Oim a Tunisi, e dal 2005 responsabile dell"ufficio di Tripoli. Dal 2009 sarà attivo un nuovo programma, Limo, sempre con fondi europei, che l’Oim svilupperà in Libia e Marocco.

Libia: in arrivo 500 mila immigrati dal Bangladesh
Con una mano la Libia rastrella le periferie di Tripoli alla caccia degli immigrati africani diretti in Europa, e con l'altra chiede l'ingresso di centinaia di migliaia di lavoratori asiatici.

Lampedusa, è emergenza: 196 minori stranieri non accompagnati nel Centro di prima accoglienza
Save the Children: ''Il 70% proviene dall'Egitto, il 7% dalla Tunisia, il 6% dalla Nigeria e dalla Somalia''. Sovraffollamento, l'organizzazione chiede il trasferimento nelle comunità di accoglienza in tutta Italia.

Fonte: www.redattoresociale.it

martedì 15 luglio 2008

Il fenomeno demografico dell'immigrazione in Italia: qualche dato

(10/07/08) Sono quasi 3 milioni, circa 129.000 in più rispetto allo scorso anno, gli immigrati con regolare permesso di soggiorno in Italia, in base ai dati forniti dal Primo Rapporto sull’immigrazione del Ministero dell’Interno. Il Rapporto, insieme al Dossier annuale curato da Caritas/Migrantes è uno dei più validi strumenti per controllare il fenomeno demografico dell’immigrazione, con dati e stime che pochi italiani conoscono.

Italia: paese di forte immigrazione? - Secondo il 17° Dossier Immigrazione Caritas/Migrantes, che si basa sui dati riferiti all’anno 2006, l’Italia risulta essere tra i primi 5 paesi di immigrazione europei dopo Germania, Spagna, Francia e Regno Unito, con una crescita di 2,3 milioni di presenze rispetto all’anno precedente. Tale crescita viene registrata con una percentuale che si attesta al 5% anche dal Rapporto sull’immigrazione curato da Marzio Barbagli dell’Università di Bologna per il Ministero dell’Interno. Tuttavia il Rapporto presenta dati diversi dal Dossier per quanto riguarda la quota di stranieri in Italia e la sua posizione rispetto al resto dell’Europa. In base al Rapporto, infatti, l’Italia nel 2007 registra una quota di stranieri inferiore a Germania, Belgio, Danimarca e Norvegia e la presenza straniera è tutto sommato contenuta e di gran lunga inferiore rispetto a quella dei paesi storici di immigrazione. Le differenze tra i due documenti sono forse dovute alla diversa metodologia usata per conteggiare tale fenomeno. Il Rapporto si basa infatti sulla quota di stranieri e di stranieri nati all’estero sul totale dei residenti, indicatori non perfetti, ma validi per dimostrare che l’Italia, nonostante tutto, non è tra i paesi con il più alto tasso di immigrazione. Invece il Dossier si basa sui permessi di soggiorno rilasciati dal Ministero e sulle stime fatte da Caritas/Migrantes.
Differenze tra nord e sud - Tuttavia bisogna considerare anche un altro aspetto, ovvero la profonda differenza tra nord e sud d’Italia. Se è vero infatti che nel 2007 la crescita del numero di stranieri in tutta Italia è del 5%, la quota scende al 1,6% per quanto riguarda il sud, mentre sale al 6,8% per le regioni di centro-nord – una quota uguale più o meno a quella di altri paesi di immigrazione come la Francia, la Svezia, la Danimarca, l’Irlanda e i Paesi Bassi. E nello specifico è la Lombardia la regione con il più alto numero di stranieri - ¼ della popolazione straniera in Italia - seguita da Veneto, Lazio ed Emilia Romagna. Quindi non si tratta di Stato, ma di regioni ad alto tasso di immigrazione.
Gli immigrati in Italia- Sempre in base al rapporto il ciclo migratorio in Italia ha avuto inizio più o meno verso la fine degli anni ’90 e riguardava in quegli anni soprattutto uomini, soli, in cerca di lavoro. Lo squilibrio tra i sessi è andato progressivamente diminuendo anche a causa del crescente aumento di ricongiungimenti familiari e nel 2006/2007 si è assistito ad un’inversione di tendenza con una maggioranza di donne straniere. Altro dato significativo, la percentuale dei minori stranieri residenti in Italia: ¼ sul totale degli stranieri e questo dimostra come l’immigrazione anche nel nostro paese si stia stabilizzando. Come indica anche il Dossier Caritas/Migrantes l’Italia registra un forte numero di immigrati comunitari: con l’ingresso nell’Unione europea del 2007 da parte di Romania e Bulgaria, molte operazioni, dal lavoro al voto, sono risultate più semplici per i nuovi comunitari. Così, in base ai dati Istat riportati dal Rapporto, emerge la forte presenza di romeni (342.000 persone) - mentre secondo Caritas/migrantes la quota raggiungerebbe addirittura le 600.000 presenze. Ma il primato spetta ad albanesi (375.000), e marocchini (342.000), seguiti, dopo i romeni, da cinesi, ucraini (che negli ultimi 4 anni sono aumentati notevolmente, anzi; aumentate, vista la notevole percentuale di donne) - e filippini (comunità quest’ultima radicata da più anni, considerando che la maggioranza di loro in Italia ha più di 45 anni). Ovviamente la concentrazione di diverse nazionalità differisce da regione a regione: se polacchi e filippini vivono soprattutto nel centro Italia, gli abitanti della ex-Yugoslavia al nord ovest – soprattutto per ragioni di vicinanza, gli ecuadoriani risedono al nord; mentre tunisini ed ucraini sembrano le popolazioni meglio distribuite sul territorio italiano, registrando una forte presenza anche al sud e nelle isole. Che colma almeno in parte il grande disequilibrio tra nord e sud Italia.

Fonte: Primo Rapporto sugli immigrati in ItaliaGuida per l´informazione sociale (2008)

(Francesca Mezzadri)