Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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domenica 10 novembre 2013

31 dicembre. Italia: IX° Concorso Lingua Madre. Scadenza termini presentazione opere

Regione Piemonte
Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura
indicono il IX°


 Il Concorso letterario nazionale Lingua Madre, ideato da Daniela Finocchi, prende spunto dall’iniziativa sviluppata da Regione Piemonte e Salone Internazionale del Libro di Torino da cui trae il nome, e si avvale del Patrocinio del Ministro per l’Integrazione, della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e di Pubblicità Progresso-Fondazione per la Comunicazione Sociale.

Il Concorso è diretto a tutte le donne straniere, anche di seconda o terza generazione, residenti in Italia che, utilizzando la nuova lingua d’arrivo (cioè l’italiano), vogliano approfondire il rapporto tra identità, radici e il mondo “altro”. Il Concorso vuole essere un esempio significativo delle interazioni che stanno ridisegnando la mappa culturale del nuovo millennio e testimoniare la ricchezza, la tensione conoscitiva ed espressiva delle donne provenienti da “altri” Paesi. Una sezione speciale è dedicata alle donne italiane che vogliano farsi tramite di queste culture diverse, raccontando storie di donne straniere che hanno conosciuto, amato, incontrato e che hanno saputo trasmettere loro “altre” identità.

Le opere selezionate saranno pubblicate in un libro che verrà presentato nell’edizione 2014 del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Per Informazioni:
Concorso letterario nazionale Lingua Madre
CASELLA POSTALE 427
Via Alfieri, 10 – 10121 Torino Centro
anche su Facebook e Twitter
Sviluppo progetto e Ufficio stampa
Daniela Finocchi
Via Coazze 28 – 10138 Torino
tel/fax 011 447 62 83

GLI ELABORATI DOVRANNO PERVENIRE ENTRO IL 31 DICEMBRE 2013 a:
Concorso letterario nazionale Lingua Madre
CASELLA POSTALE 427
Via Alfieri, 10 – 10121 Torino Centro

mercoledì 18 gennaio 2012

31 marzo: Scadenza per la partecipazione al Concorso "Incontrarsi. Racconti di donne migranti e native. Iniziativa della Casa internazionale delle donne

ROMA - Media e formazione

Incontrarsi: racconti di donne migranti e native. Iniziativa della Casa Internazionale delle Donne


e3704541bdfbc35002575e7858894729_L“Incontrarsi: Racconti di donne migranti e native”. Questo il titolo del concorso organizzato dalla Casa Internazionale delle Donne. Il concorso  - che si svolge con il patrocinio della Provincia di Roma, Assessorato alle politiche culturali -  vuole incoraggiare l'incontro tra migranti e native, residenti a Roma e provincia, e dare voce alle seconde generazioni delle migrazioni, ai loro problemi di integrazione e al contempo di rapporto con la terra e la cultura di provenienza.
 
Il concorso è aperto a tutte le donne e e le ragazze - migranti e native - di Roma e provincia, per partecipare è sufficiente inviare un racconto della lunghezza massima di 10 cartelle (trenta righe per sessanta battute).  La scadenza per l’invio degli elaborati è il 31 marzo 2012. Le opere inviate dovranno naturalmente essere inedite e redatte in italiano.
 
Le opere vincitrici verranno pubblicate in un volume edito dalla casa editrice Ediesse.

Dopo il concorso sarà possibile organizzare incontri con le autrici, in particolare nelle scuole. Questi incontri potranno essere un’occasione per stimolare studenti e studentesse a effettuare una riflessione e una discussione sui loro rapporti con “l’altro” (come ad esempio il compagno o compagna di classe di un altro colore e di un’altra cultura), inoltre si potrà sentire la voce delle studentesse e degli studenti appartenenti a famiglie immigrate, i loro rapporti con “l’altro”, i loro problemi ed esperienze.

La giuria del concorso - composta da Maria Rosa Cutrufelli (presidente), Cristina Ali Farah, Isabella Peretti, Igiaba Scego, Stefania Vulterini - selezionerà i racconti inviati e sceglierà dieci vincitrici; il premio consisterà appunto nella pubblicazione in volume dei racconti delle autrici prescelte.Il regolamento integrale del concorso è disponibile sul sito della Casa Internazionale delle Donne a questo link.
 
 

Razzismo letterario e cittadinanza letteraria


Gli scrittori immigrati, anche se scrivono in italiano o sono nati qui, non vengono considerati parte della letteratura italiana e a nessuno di loro è mai stato consegnato un premio letterario di alto livello. Ma la letteratura oggi è meticcia, come dimostrano casi stranieri come quello di Ben Jelloun e Kureishi.

Lo scrittore Tahar Ben Jelloun, vincitore in Francia del Premio Goncourt
Benché tra una cinquantina d’anni, a detta dell’Istat, un quarto della popolazione residente in Italia sarà composta da immigrati, gli scaffali delle librerie continuano a essere divisi in autori italiani e stranieri: nel settore degli italiani alloggia, in ordine alfabetico, la vasta famiglia che va da Arpino a Vittorini, passando per la Brianza di Gadda e le Langhe di Fenoglio, mentre gli scrittori dai nomi esotici – non importa se di lingua italiana o addirittura nati in Italia – sono abitualmente collocati in ordine di appartenenza geografica sugli scaffali della letteratura straniera.

Ma cos’è, oggi, la letteratura italiana? Da quali materiali narrativi è composta? Che posto hanno, nel nostro immaginario, Younis Tawfik, giornalista e scrittore iracheno in esilio in Italia dal 1979, Anilda Ibrahimi, scrittrice albanese a Roma dal 1977, Igiaba Scego, giornalista e scrittrice nata in Italia da una famiglia di origine somala, Amara Lakhous, scrittore algerino a Roma dal 1995? L’elenco dei nostri “stranieri” è lungo; comprende il rumeno Mihai Mircea Butcovan, il persiano Hamid Ziarati, l’argentino Adrian Bravi, l’albanese Ornela Vorpsi – che continua a scrivere in italiano benché si sia trasferita in Francia – l’egiziana-congolese Ingy Mubiayi, e potrebbe andare avanti ancora.

Bijan Zarmandili, scrittore nato a Teheran ed esule in Italia da cinquant’anni – capace di usare la lingua italiana con tale libertà e raffinatezza da piegarla tanto alla sontuosità della poesia persiana che alla povertà mistica dei dervisci e dei sufi – fin dal suo esordio narrativo ha combattuto per essere considerato un autore italiano. « Tutti gli scrittori in esilio », spiega, « sentono voci provenienti dai luoghi della loro infanzia; voci dei tempi in cui erano in sintonia con altri volti, con gli affetti, gli odori, i colori, i rumori, persino i silenzi della propria origine. La trascrizione di tutto questo non può che dar luogo a una scrittura ibrida, bastarda nella forma e nel contenuto, perché, se pure nello scrittore che viene da un altro paese resta il tormento della provenienza, il paesaggio in cui si colloca è radicalmente mutato. È importante riflettere sull’ibridismo dell’autore esiliato, perché la letteratura d’immigrazione o, come preferisco dire, la letteratura dell’esilio, nasce da un immenso e straordinario movimento di massa: milioni di uomini e di donne che si spostano da un continente all’altro, dando luogo a una cultura fatta di elementi che impongono una metamorfosi a tutte le culture coinvolte nel processo. Questa umanità bastarda contiene, inevitabilmente, molteplici talenti poetici e intellettuali, ed è in grado di trasferire le proprie esperienze in opere letterarie che assumono sonorità e stratificazioni proprio nell’incontrarsi e nel confliggere delle lingue di provenienza e di quelle adottive; l’esito di un simile processo dialettico, tuttavia, non sta solo in una straordinaria e vitale produzione poetica, ma in una continua risignificazione dell’esistente. È per questo che, quando vengo presentato come uno “scrittore iraniano”, avverto un profondo disagio: ridurre l’identità di uno scrittore alla sua origine implica negargli il senso di questo movimento ».

L’attribuzione di una piena cittadinanza linguistica agli scrittori di origine straniera – una sorta di ius soli per chi abbia avuto nascita alla scrittura nella nostra lingua – sembra l’ultimo tabù della nostra globalizzazione; la loro opera non ha ancora una nominazione condivisa, e le definizioni più usate (“letteratura migrante in lingua italiana”, “letteratura transnazionale”, “letteratura italofona”, “letteratura postcoloniale”) si tengono in un’ambiguità tra riconoscimento di valore letterario, giudizio politico e sguardo antropologico. « Quando la musica delle sillabe e la coerenza dei ritmi vengono utilizzate non dai poeti che hanno avuto maternità in una certa lingua, ma dai suoi figli illegittimi, confrontarsi con l’ibridismo di chi lavora con le parole diventa una vicenda complessa », dice ancora Zarmandili. « In Italia c’è sempre il rischio che questa scrittura venga ghettizzata, etichettata, risospinta verso la sua origine, ma è proprio la novità epocale costituita dall’immigrazione a dare nuova linfa all’Italia di oggi; a darci conto del caos di questo mondo che, meraviglioso e vivificante, si riflette su di noi, chiedendoci un pensiero estetico e politico ».

Quindici anni dopo aver lasciato il Marocco per trasferirsi a Parigi, Tahar Ben Jelloun si vide assegnare il prestigiosissimo premio Goncourt, che ne fece uno scrittore di lingua francese a tutto tondo, e Hanif Kureishi, nato a Londra da padre pakistano e madre inglese, è considerato un autore inglese, non un pakistano anglofono. Un passo avanti potrebbe essere l’attribuzione di uno Strega, un Campiello a uno dei nostri autori ibridi, a sottolineare la loro piena appartenenza alla cultura, alla letteratura italiana.

Saturno, 13 gennaio 2012
 
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di Igiaba Scego

Igiaba Scego, giornalista e scrittrice nata in Italia da una famiglia di origini somale, risponde all'articolo di Daniela Padoan sugli scrittori che scrivono in italiano e non vincono premi letterari. L'esperienza della Scego è diversa, e l'articolo diventa spunto per attribuire le responsabilità anche ai media e alle case editrici.

La giornalista e scrittrice Igiaba Scego (dal blog eneryvibes.wordpress.com)
 
di Igiaba Scego, intervento nel dibattito sul “razzismo letterario”

Nel 2011 ho vinto un premio letterario: il premio Mondello.
 
Non me l’aspettavo. Naturalmente sono stata felice del premio. Onorata. Tra i premiati c’era anche il grande Javier Cercas, uno scrittore che stimo ed amo molto. Specifico che ho vinto il premio per la letteratura italiana. Ci tengo a sottolinearlo perché era la prima volta che una figlia di migranti vinceva il premio in questa categoria del Mondello. Dopo il premio (forse ingenuamente confesso) mi aspettavo una discussione sulle pagine culturali dei giornali. Speravo davvero che questa mia vittoria potesse essere usata come pretesto per parlare dei colleghi migranti e figli di migranti che non solo scrivono in italiano, ma danno lustro alla letteratura nazionale innervandola di nuovi temi e nuovi linguaggi. Invece c’è stato il solito silenzio assordante.

Purtroppo ho notato che di noi nei paginoni culturali dei giornali (ma lo stesso vale per i programmi TV) non si parla proprio. Chi ne parla lo fa spesso solo in termini folcloristici (anche se ci sono state eccezioni eccellenti a questa cattiva pratica). Perché, mi chiedo, interessiamo così poco a chi fa informazione culturale? Non siamo forse anche noi parte di questo paese? A quando la cittadinanza letteraria?

Qualcuno potrebbe obbiettare che ancora tra di noi non c’è una Zadie Smith o un Hanif Kureishi. Ma siamo proprio sicuri di questo? Forse probabilmente la Zadie italiana ci è passata sotto il naso e non ce ne siamo accorti. Io credo che sia andata proprio così. Lo penso ogni volta che mi capita tra le mani il libro di Cristina Ali Farah Madre Piccola. Un signor libro davvero! Poetico, complesso, coinvolgente. Un libro molto amato dagli addetti ai lavori, molto studiato nelle università estere (da Melbourne a New York) e dai gender studies. Ma sostanzialmente ignorato dalla stampa che conta qui in Italia. Poche recensioni per un libro che meritava ben altro trattamento.

Certo la stampa ha le sue colpe, ma non è la sola. Io aggiungerei tra i colpevoli anche le case editrici. Dopo un iniziale entusiasmo per le scrittrici e gli scrittori di origine migrante siamo passati ad una momento di totale recessione. Le vie sembrano sbarrate. Si pubblica poco e manca totalmente lo scouting. Anche in questo campo ci si affida a nomi considerati sicuri, ma si punta poco sulle giovani leve. Inoltre accade spesso che il libro anche se riesce a trovare una buona pubblicazione non venga appoggiato adeguatamente dall’editore. Non si punta su questo prodotto considerandolo erroneamente troppo di frontiera. Sono ancora le piccole e medie case editrici a fare la fortuna di una scrittrice o uno scrittore di origine migrante. Sono soprattutto loro a credere in un autore e a spingerlo. Basti pensare al rapporto che si è creato tra la E/O e Amara Lakhous, una relazione vincente in tutti i sensi.

In questo fosco panorama va segnalata però una nota positiva: le lettrici ed i lettori. Il pubblico di chi fruisce dei vari Kuruvilla, Farah, Wadja, Butcovan, Brahimi sta crescendo. Un pubblico multietnico e curioso. Un pubblico che interagisce direttamente con gli scrittori attraverso i social network e naviga sui siti specializzati.

Per una scrittrice, per uno scrittore, sono proprio loro il premio più bello.
 
 

lunedì 12 dicembre 2011

16 dicembre, Bagheria: "La mia casa è dove sono". Incontro con Igiaba Scego


SOCIETÁ DANTE ALIGHIERI - COMITATO DI PALERMO

La mia casa è dove sono
Incontro con Igiaba Scego

Villa Palagonia
(Piazza Garibaldi 3, Bagheria)

Venerdì, 16 Dicembre 2011, ore 17.00



Domenica Perrone (Università di Palermo) converserà con la scrittrice Igiaba
Scego a proposito del suo romanzo La mia casa è dove sono.

In questa occasione saranno premiati gli studenti che hanno partecipato alla
XXX Edizione del “Premio di cultura” bandito dalla Società Dante Alighieri.

A conclusione dell’incontro si esibirà il mezzosoprano giapponese Mami
Kubota.




lunedì 21 marzo 2011

Autofinanziamento per le iniziative promosse dal Comitato Promotore del Primo Marzo a Palermo

Sarà possibile acquistare il volume stasera 21 marzo 2011
al Kursaal Kalhesa
in occasione dell'evento
"Il richiamo della città cosmopolita"
previsto per le ore 21.30

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e Tindara Ignazzitto


VERRA' DOMANI E AVRA' I TUOI OCCHI
Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia



è il titolo di un'antologia di racconti meticci che la casa editrice Compagnia delle Lettere pubblica in colaborazione con il Movimento Primo Marzo.

ACQUISTANDO IL VOLUME
SI SOSTIENE IL MOVIMENTO PRIMO MARZO
E LE INIZIATIVE CHE VERRANNO ATTIVATE LOCALMENTE
DAL COMITATO PROMOTORE DI PALERMO

Per prenotare una o più copie dell'Antologia VERRA' DOMANI E AVRA' I TUOI OCCHI - Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia
[192 pp. Euro 12,00 Legatura in filo refe]

SCRIVERE A: primomarzo2010palermo@gmail.com

indicando nell'oggetto: "Verrà domani + numero di copie"

Le consegne possono essere effettuate solo nella CITTA' DI PALERMO.

Grazie per il sostegno e la collaborazione nel diffondere l'iniziativa.

Tindara & Yodit per il Comitato Promotore Primo Marzo Palermo

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In collaborazione con il Movimento Primo Marzo Italia

http://primomarzo2010.blogspot.com/2011/02/verra-domani-e-avra-i-tuoi-occhi.html

http://www.primomarzo2011.it/

VERRA' DOMANI E AVRA' I TUOI OCCHI
Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia

C’è il buttafuori senegalese che canta l’amore e la lontananza che uccide i rapporti, “l’eterna attesa di mogli e mariti, di figli e figlie”. C’è la prostituta dell'Est intrappolata nel cortocircuito della propria vita e c’è la badante ecuadoriana che proprio non ci sta a farsi mettere i piedi in testa. C’è lo scrittore del Burkina Faso ingannato da un editore senza scrupoli e c’è la bambina rom con le dita sporche di inchiostro che non si cancellerà. C’è l’ingegnere disoccupato che chiede l’elemosina.

Risucchiati nell’inferno della burocrazia che cataloga e marchia, divide e sancisce loro, gli stranieri ordinari, “testimoni di due mondi, vagabondi tra le culture”. Sono loro i protagonisti di questi frammenti di vita, spaccato di una società che senza immigrati è condannata al declino, scorci di esistenze raccontati con originalità da scrittori migranti e italiani.

Siamo tutti uguali, viviamo tutti con l’ansia di non capire più che lingua sta parlando l’altro, di cambiare troppo, di non parlare più la lingua di casa. Dici «ciao» e si sente «vaffanculo», dici «amore» e si sente «chi sei?».

Racconti di: Julio Monteiro Martins, Giorgio Nardi, Christiana de Caldas Brito, Savina Dolores Massa, Michele Zizzari, Claudiléia Lemes Dias, Aurora Filiberto Hernandez, Paolo Piccoli, Lorenzo Mazzoni, Kathiusca Toala Olivares, Guergana Radeva, Irina Serban, Enrica Boffetta, Flore Murard-Yovanovitch, Ingy Mubiayi, Alfredo Chiatello, Cristina Sebastiani, Simone Silva, Antonia Piredda, Judicael Ouango Kiswendsida.

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LA CASA EDITRICE
Compagnia delle Lettere nasce con la vocazione alla Letteratura della Migrazione. Nel nostro catalogo trovano dunque spazio le opere di scrittori stranieri che hanno scelto la lingua italiana per esprimersi. Con le loro scritture questi autori, che compongono la nuova letteratura italiana, apportano nuova linfa alla nostra lingua madre e creolizzano l’italiano, lingua di Dante e, ora, lingua delle nuove generazioni che abitano il nostro paese.

domenica 6 marzo 2011

8 marzo, Messina: Presentazione dell'antologia "Verrà domani e avrà i tuoi occhi" [Compagnia delle Lettere e Movimento Primo Marzo]


Presentazione del libro "Verrà domani e avrà i tuoi occhi"

Casa editrice Compagnie delle Lettere

Martedi 8 marzo 2011 ore 15,30

Casa del Tango - Via Castellammare n. 6 Messina

a cura delle associazioni Stranieri come Noi, Puerto de Buenos Aires, Bookcrossing Messina e Comitato 1 Marzo Palermo


A illustrare e commentare il libro sarà Tindara Ignazzitto, referente del Comitato Primo Marzo di Palermo, docente di italiano lingua seconda presso la Scuola di lingua italiana per stranieri dell'Università di Palermo e autrice del portale siciliano su intercultura e cultura della pace http://www.stranieromavero.it/

L'articolo che segue è di Cristina Sebastiani, una delle scrittrici dell'antologia, ed è stato pubblicato il 22.02.11 su Corriere Immigrazione:

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"I racconti finalisti del concorso del Comitato Primo Marzo e della casa editrice Compagnie delle Lettere vedono finalmente la luce nell'antologia "Verrà domani e avrà i tuoi occhi" per promuovere i valori della mixité e dell'integrazione sociale. La casa editrice Compagnie delle Lettere nasce con la vocazione della letteratura della migrazione. Quando è uscito il comunicato stampa per annunciare la nascita di questa raccolta di racconti, più di una persona mi ha detto: perchè ci sei anche tu? non sei migrante. L’antologia si chiama “Verrà domani e avrà i tuoi occhi” ed è a cura del Movimento Primo Marzo (http://www.primomarzo2011.it/).

Io non sono migrante e non lo sono nemmeno alcune altre delle persone che scrivono con me in questa antologia, altre lo sono, altre ancora lo sono solo perchè è l’Italia ad appiccicar loro un etichetta che non desiderano: questa è la migrazione e questa è la risposta.

La migrazione è fatta di spostamenti e di passaggi, di modifiche e di cambiamenti, anche le etichette cambiano. Oggi sappiamo che l’emigrato non è più solo quello che parte per l’America con la valigia di cartone in mano – magari parte per una verde Università svedese che gli offre benefit da favola inimmaginabili in Italia per avere il privilegio di disporre della sua intelligenza oppure parte per l’Africa a fare ricerca sociale sul campo o a coltivare un campo con metodi eco-sostenibili mai sostenuti dalle nostre parti. E sappiamo che l’immigrato a volte è nato qui e condivide la nostra stessa italianità (sempre che esista un concetto così netto), ma le leggi non sono ancora pronte, poverine, a dirlo italiano; a volte è nato all’estero da genitori di nazionalità differenti che hanno viaggiato e scoperto luoghi e culture prima di stabilirsi in Italia, e porta in sé prima di tutto se stesso e poi la somma di tutto ciò da cui viene; a volte è nato in un villaggio nomade, in una caotica megalopoli asiatica, a volte ha studiato, altre volte non l’ha potuto fare, a volte è partito per scelta, in aereo e con i vestiti eleganti, altre volte è scappato e nessuno può veramente raccontare quello che ha passato. E anche noi, nati, cresciuti, alimentati da quest’aria e questa terra, siamo cambiati: non siamo più quelli della generazione dei nostri genitori, la migrazione è nel nostro sangue, nessuno può dirsi esente, e tutti possiamo avere qualcosa da dire.

Ecco cos’è questa antologia, il paziente lavoro di selezione e raccolta di racconti di “letteratura delle migrazioni” di un gruppo di persone, scrittori e scrittirici, poeti e letterati, studiosi e anche dilettanti che hano in comune il fatto di avere qualcosa da dire sulla migrazione. Qualcosa di importante, che non anticiperò nei dettagli di ciascuno perchè sarebbe come raccontare la fine del film. Qualcosa che non è nemmeno il solito banale, schieramento, di storie-fotografie di immigrati, più o meno tragiche, più o meno complicate: qui dentro c’è carne, cuore, pensiero e azione, c’è tutta una nuova società.

Leggetela.

I racconti sono di Julio Monteiro Martins, Giorgio Nardi, Christiana de Caldas Brito, Savina Dolores Massa, Michele Zizzari, Claudiléia Lemes Dias, Aurora Filiberto Hernandez, Paolo Piccoli, Lorenzo Mazzoni, Kathiusca Toala Olivares, Guergana Radeva, Irina Serban, Enrica Boffetta, Flore Murard-Yovanovitch, Ingy Mubiayi, Alfredo Chiatello, Cristina Sebastiani, Simone Silva, Antonia Piredda, Judicael Ouango Kiswendsida".


sabato 20 novembre 2010

Verso Primo Marzo 2011, sulle ali di un racconto



Lo scorso anno, grazie a un tam tam partito da FaceBook, siamo riusciti a colorare l’Italia di giallo e a fare scendere in piazza oltre 300mila persone per dire NO al razzismo e alle politiche di esclusione, SI a un’Italia multiculturale e arcobaleno.

Autoctoni, immigrati, seconde generazioni: abbiamo scelto di lavorare e manifestare insieme per superare la contrapposizione tra italiani e stranieri, tra “noi” e “loro”: questo schema rigido che fa il gioco di chi punta a dividere e separare per calpestare più facilmente i diritti. E la mixité, d’altra parte, è stato uno dei nostri principali punti di forza.

Nell’anno che verrà vogliamo fare ancora di più e ancora meglio! E pensando al 1° marzo 2011 (che non è così lontano), in collaborazione con la casa editrice Compagnia delle Lettere, nata dall’esperienza Mangrovie e con una forte vocazione alla letteratura migrante, invitiamo scrittori e giornalisti, professionisti o dilettanti, italiani e stranieri a inviarci dei brevi testi sul concetto di mixité e sulla necessità di andare oltre le parole che dividono per trovarne altre, nuove, che uniscano.

Questi testi saranno selezionati e raccolti in un volume che vedrà la luce alla vigilia del 1° marzo 2011.

Istruzioni

- i testi dovranno essere spediti in formato digitale a
primomarzo2011@gmail.com entro il 31/12 2010;

- dovranno essere lunghi al massimo 10 cartelle;

- ogni autore deve allegare una breve bio e un recapito email e telefonico.

Il testo si intende ceduto a titolo gratuito e solo per questa pubblicazione, i diritti rimangono dell’autore.

Il ricavato dei diritti d’autore andrà a finanziare il lavoro del comitato Primo Marzo.

Compagnia delle Lettere Srl - Via Merulana 215 - 00185 Roma



venerdì 6 novembre 2009

Li vuci di l'omini. Altre storie, storie nostre. Quattro dialoghi per rappresentare l'esperienza in antropologia e letteratura

Li vuci di l'omini. Altre storie, storie nostre. Quattro dialoghi per rappresentare l'esperienza in antropologia e letteratura.

Una giornata di studi per discutere del rapporto tra antropologia e letteratura, si svolgerà venerdì 6 novembre, alle 9.30, nella sala Lanza dell'Orto Botanico di Palermo. L’evento è organizzato dal Dipartimento di Beni culturali dell'università di Palermo e dalla Fondazione Ignazio Buttitta. I professori Gabriella D'Agostino, Vincenzo Matera e Matteo Meschiari, antropologi, ne discuteranno con quattro scrittori, Kader Abdolah, Mihai Mircea Butcovan, Gabriella Kuruvilla, Tahar Lamri. Adottando una formula "performativa" a più voci, alterneranno la lettura di brani narrativi e riflessioni di carattere antropologico, intrecciando registri linguistici e concettuali diversi, articolando l'incontro intorno ai poli dell'esperienza e della rappresentazione. I romanzi, Scrittura cuneiforme (Abdolah), Allunaggio di un immigrato innamorato (Butcovan), I sessanta nomi dell'amore (Lamri), E' la vita, dolcezza (Kuruvilla) saranno il terreno a partire da cui si discuterà della centralità della nozione di esperienza in antropologia e letteratura e del ruolo della "scrittura" nella costruzione della realtà.

“Educare alla Cittadinanza e all’Intercultura in Europa” è il tema del progetto Tra.C.I.E. cofinanziato dalla Comunità Europea all'interno del Programma per l'Apprendimento Permanente e promosso dal Dipartimento di Psicologia dell'Università di Palermo che avrà luogo lunedì 9 novembre 2009 dalle ore 9 alle 17 nella sala Magna dello Steri, a piazza Marina a Palermo.

Destinatari del progetto sono docenti e ricercatori universitari, insegnanti di scuola primaria e secondaria, educatori e operatori sociali che lavorano nelle ONG, politici impegnati nel campo dell’educazione e dell’istruzione.
La conferenza è finalizzata ad offrire una panoramica delle tendenze recenti nel campo dell’Educazione alla Cittadinanza e all’Intercultura in Europa, fornendo spunti di riflessione teorica ed esempi di buone pratiche.

Le tematiche trattate sono di estrema attualità e rilevanza nell’ambito dell’Unione Europea, all’interno della quale i vari paesi stanno cercando di raggiungere l’integrazione tra diverse culture (nazionali, etniche, linguistiche, ecc.) sotto l’egida di una comune cittadinanza. In un contesto simile, emerge chiaramente la necessità di pensare a nuove modalità di convivenza fondate sul rispetto reciproco e di identificare metodi efficaci atti a promuovere il dialogo interculturale e la cittadinanza democratica, nella convinzione che la possibilità di vivere insieme a persone portatrici di valori culturali differenti sia legata alla capacità di essere cittadini responsabili.



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venerdì 30 ottobre 2009

6 novembre, Palermo: Scrittori migranti. Romanzo e antropologia in un dialogo a più voci

Foto di Nico Bastone
Scrittori migranti
Romanzo e
antropologia in un
dialogo a più voci

Venerdì 6 novembre la Sala Lanza all’Orto Botanico ospita una giornata di studi dal titolo “Li vuci. Di l’omini. Altre storie e storie nostre” organizzata dalla Fondazione I. Buttitta in collaborazione con Dipartimento dei Beni culturali dell’Università di Palermo, dedicata agli autori cresciuti e affermati fra tradizioni, lingue e luoghi diversi da quelli della loro lingua madre.

La Fondazione Ignazio Buttitta in collaborazione con il Dipartimento dei Beni culturali dell’Università di Palermo organizzano la giornata di studi “Li Vuci di l’omini. Altre storie storie nostre. Quattro dialoghi per rappresentare l’esperienza in letteratura e in etnografia” per discutere dell’affascinante storia d’amore – a strange romance – tra antropologia e romanzo. La giornata di studio è prevista per venerdì 6 novembre, Aula Lanza, Orto Botanico a Palermo, dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.00.

La produzione letteraria degli ultimi anni è caratterizzata dalla presenza sempre maggiore di autori “ibridi” , cresciuti e affermati fra tradizioni, lingue e luoghi diversi da quelli della loro lingua madre. Spesso sono originari di pesi che hanno subito la dominazione coloniale e che si sono affacciati sulla scena letteraria con una lingua non “europea”. Il passaggio dalle “identità uniche” alle “identità di relazione”, come vengono definite dallo scrittore caraibico Edouard Glissant, è il tema centrale nel discorso letterario ed antropologico internazionale degli ultimi anni.

Da un lato gli “scrittori migranti” che ritraggono culture in cammino, movimenti di una diaspora fisica e mentale, esili nel mondo della globalizzazione o nelle geografie dell’universo privato. Dall’altro, gli antropologi studiano gli stessi problemi tentando di ridefinire gli strumenti e i terreni del sapere antropologico e cercando di pensare al problema da un’ottica diversa rimodulando il rapporto tra esperienza e rappresentazione.

Proprio in sintonia con quest’esperienza, la giornata di studi organizzata dalla Fondazione Ignazio Buttitta e coordinata da Gabriella D’Agostino, antropologa presso l’Università di Palermo, adotta una formula diversa basandosi su una “performance” a due voci, alternando la lettura di brani narrativi a riflessioni di carattere antropologico, intrecciando così due registri linguistici e concettuali diversi.

Due dunque i registri: da una parte gli autori, l’iraniano Kader Abdolah (Scrittura Cuneiforme - edizioni Iperborea); il rumeno Mihai Mircea Butcovan (Allunaggio di un immigrato innamorato – Besa editrice); l’indiana Gabriella Kuruvilla ( (E’la vita, dolcezza – Baldini e Castoldi edizioni) e l’algerino Tahar Lamri (I sessanta nomi dell’amore – Fara editore).

Dall’altra gli antropologi: Gabriella D’Agostino, antropologia Università Palermo; Vincenzo Matera, antropologo Università Bicocca Milano; Matteo Meschiari, antropologo Università di Palermo.

Nell’affascinante “strange romance” i romanzi di questi autori saranno intesi nell’accezione di terreno in senso antropologico e al tempo stesso luogo della rappresentazione letteraria e antropologica.

Per info: fondazione.buttitta@yahoo.it

Scheda autori:


Kader Abdolah: nato in Iran nel 1954 è membro del partito comunista clandestino durante gli anni universitari; si è opposto prima allo Scià e poi al regime degli Ayatollah. E’ espatriato ottenendo asilo politico in Olanda dove vive dal 1988. I suoi romanzi sono scritti in nederlandese e sono stati tradotti in molte lingue.

Mihai Mircea Butcovan, nato in Transilvania (Romania) nel 1969 vive a Sesto San Giovanni (Milano) dal 1991. Nel ’03 ha vinto il premio “Voci e idee migranti” e nel 2006 con la raccolta di poesie Borgo Farfalla vince la XII edizione del Premio Eks&Tra.

Gabriella Kuruvilla, nata nel 1969 da padre indiano e madre italiana è laureata in architettura ed è giornalista e vive a Milano. Ha collaborato con diversi quotidiani e riviste prima di dedicarsi alle sue due grandi passioni: la pittura e la scrittura.

Tahar Lamri, nato ad Algeri nel 1958 lascia l’Algeria e si sposta in Libia. Vive in Italia dal 1987 dopo aver vissuto in Francia ed in altri paesi europei. E’ scrittore e giornalista. Ha pubblicato diversi racconti alcuni dei quali tradotti in inglese e svedese.



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5-9 novembre, Catania: i luoghi dell'esilio e la scrittura della nostalgia. Patria e migrazioni a vent'anni dalla caduta del muro



Per informazioni:
Manuela Brancato, tel. 333 7199108, manuela.brancato@tiscali.it

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