Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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martedì 27 marzo 2012

31 marzo, Palermo: Presentazione libro "Razzisti per legge"

SABATO ALLE ORE 18.00 PRESSO LA SEDE DELL'ARCA
"Federazione Associazioni Comunità Immigrate"
a Piazza Casa Profesa 1
 
Seguirà cena sociale
 
 

È facile chiamare 'razzista' l'uomo che aggredisce un altro uomo solo perché di etnia, nazionalità o religione sgradita. Più arduo è percepire lo scandalo di leggi e procedure che costruiscono la disuguaglianza. Dare un nome alle cose serve a vederle. Si chiama 'razzismo istituzionale' quel complesso di norme e politiche che tracciano una linea di separazione tra chi ha diritti e chi possiede solo incerte e revocabili concessioni.
Questo libro racconta un'Italia razzista verso chi è designato come 'straniero'. Mette insieme riflessioni teoriche e storie di casi gravi e lievi, noti e sconosciuti, di discriminazione istituzionale, come la cosiddetta 'emergenza Lampedusa' o la vicenda di un'insolita assegnazione a una famiglia rom di un prestigioso appartamento confiscato alla mafia.
 
 
 

mercoledì 22 febbraio 2012

Discriminazioni e violenze: Italia bocciata dall’Europa

February 21, 2012 

 

Questa mattina la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri), un organo di monitoraggio indipendente istituito dal Consiglio d’Europa, ha diffuso un allarmante rapporto sull’Italia. Il rapporto concentra la sua attenzione sul persistere di razzismo e xenofobia, ma non dimentica le discriminazioni per orientamento sessuale, e rileva una crescita del “ricorso a discorsi di stampo razzista in politica” e della diffusione di pregiudizi. E’ un paese che boccheggia tra “pene meno severe per i reati di incitamento all’odio” e “scarsità di denunce”.

Ecri ricorda l’attenzione delle istituzioni europee alla lotta a ogni discriminazione, anche per orientamento sessuale, e alla promozione dei diritti di tutti. Gli stessi diritti che difende il nostro dettato Costituzionale “che implica la rimozione di fatto delle limitazioni all’uguaglianza ed il perseguimento dell’obiettivo ultimo della “piena” autodeterminazione dell’individuo”.

Arcigay, richiamandosi proprio alla Costituzione, rivendica l’approvazione di leggi contro discriminazioni e omofobia e per la promozione dei diritti-doveri delle famiglie composte da persone dello stesso sesso, unisce idealmente la sua voce a quella che emerge dalle raccomandazioni dell’ente.

Tra queste, quelle urgenti come “valutare l’efficacia delle attuali disposizioni penali in materia di incitamento all’odio e di rafforzarle” anche a riguardo della tutela della comunità omosessuale e trans e la richiesta al Governo di “accrescere il ruolo dell’UNAR, in particolare estendendone formalmente i poteri, in modo che la legislazione pertinente copra chiaramente non solo la discriminazione basata sull’origine etnica e la razza, ma anche quella fondata sul colore, la lingua, la religione, la nazionalità e l’origine nazionale” e orientamento sessuale.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay

Fonte: laltrapagina



venerdì 17 febbraio 2012

1° marzo 2012: è iniziata la mobilitazione nazionale che porterà il 1 marzo allo "sciopero dei migranti"

"Il Primo Marzo a Palermo
comincia con il ricordo di
Favour e Loveth."
Tindara Ignazzitto
Fiaccolata a Palermo 
il 16 febbraio 2012
(Foto di Sergio Di Vita)
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Di seguito un articolo sul Primo Marzo pubblicato su Il Manifesto

L’iniziativa era partita dalla Francia, e loro riportavano in Italia un sentire che non partiva dalla politica ma che la politica investiva: quello di vivere, con le proprie esperienze quotidiane, i propri sentimenti, la propria vita, in una realtà “meticcia”. Sui posti di lavoro, a casa, a scuola, nelle strade, nei luoghi di evasione e infine anche in quelli di impegno politico. La provocazione dello “sciopero” – a cui pure un giorno sarebbe bello arrivare, ma che come “applicazione pratica” trova da sempre grandi obiezioni nelle stesse rappresentanze sindacali, a partire da principi giusti (i lavoratori stranieri sono come tutti gli altri, non va creata né rivendicata differenza sui posti di lavoro), ma infine  anche “conservatori”, palle al piede che impediscono di osare quel salto in più, che invece sarebbe necessario – non è mai stata messa effettivamente in campo.

Il 1 marzo è diventato un giorno di presenza, di voce, ma anche – sempre di più  nonostante siano sparite le vaste eco che hanno accompagnato il primo anno – la capacità di fare un punto politico. Non è un caso che sarà il 1 marzo la giornata in cui si dirà che va tolta la “patente al razzismo”, con un richiamo esplicito alla riforma della “patente a punti” in salsa maroniana. Uno scandalo vero: la visione distorta, punitiva e maccheronica dei rapporti tra lo Stato e i migranti fatta legge. Ma è anche una giornata che sopravvive, nonostante tutto, con l’intento di offrire un occasione per riconoscersi. E’ bello che l’appello, che copio qui sotto, inviti tutti a indossare sin da subito un nastro giallo o qualcosa di simile. Facciamolo.

VIA LA PATENTE AL RAZZISMO: I PUNTI SONO FINITI

Il primo marzo del 2010 e 2011 in decine di città italiane lavoratori migranti e italiani hanno scioperato assieme contro il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini avviando così un protagonismo diretto sui temi politici nodali per la nostra società, dimostrando come si possa lottare insieme per i diritti di tutti.

Il razzismo non è solo un fenomeno culturale, ma si appoggia su leggi e provvedimenti amministrativi che considerano i migranti come braccia da sfruttare o nemici da combattere: uno stato di cose che produce gerarchie e clandestinità.

La condizione migrante, infatti, non è separata da quella italiana, ma con la sua specificità mostra tendenze e dinamiche che coinvolgono tutti, in particolare sul terreno del lavoro. Ma al contempo è diversa perché solo per i migranti precarietà e crisi economica possono portare a una detenzione amministrativa che mette a rischio il permesso di soggiorno e le scelte di vita relative a un processo migratorio costruito in anni di lavoro, impegno, rimessa in discussione dei propri parametri culturali e modi di vita.

Nella crisi economica e di fronte a leggi che producono razzismo e divisioni, vogliamo rilanciare un movimento che porti a cambiare questo stato di cose. Così, anche quest’anno per il primo Marzo, richiamiamo a una mobilitazione diffusa su tutto il territorio nazionale nello spirito della Carta dei Migranti approvata a Gorée (Senegal), sulla base di principi condivisi che difendono la libera circolazione delle persone e l’esercizio di una piena cittadinanza fondata sulla residenza e non sulla nazionalità. In tal senso intendiamo avviare un percorso che non si esaurisca nella data del primo marzo, ma unisca le persone in un filo giallo sovranazionale, cancellando le frontiere culturali che ancora ci limitano. Ciò è ancora più importante in Italia dopo i pogrom di Rom come quello di Torino e l’omicidio razzista a Firenze di Samb Modou e Diop Mor, che ha visto una grande reazione il 17 dicembre.

·     Per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, la cancellazione del contratto di soggiorno per lavoro e la chiusura di tutti i CIE in Italia e in Europa;

·     Per la cittadinanza immediata ai bambini nati in Italia;

·     No al permesso a punti e a nuove tasse sul rinnovo del permesso di soggiorno;

·     Per una regolarizzazione generale di chi non ha un permesso di soggiorno, senza truffe e senza produrre altre gerarchie, per il riconoscimento di fatto del diritto d’asilo senza ritardi, lungaggini e discrezionalità;

·     Contro la precarietà, e per un welfare non basato sullo sfruttamento e l’esclusione di alcuni;

·     Per costruire insieme uno sciopero di tipo nuovo ancora più grande, capace di unire e cambiare questo stato di cose.


Per informazioni a stampa, radio e tv

Telefono ufficio stampa: 342 7265787

Per interviste, inviare e-mail di richiesta all’ufficio stampa
poi chiamare: 366 5044328


Gruppo nazionale su Facebook 


Modalità di piazza:

Il colore di riferimento di Primo marzo è tradizionalmente il giallo, scelto per la sua neutralità politica e perché è considerato il colore del cambiamento.

Ogni piazza italiana, a seconda delle modalità scelte dai gruppi locali, sarà riempita di foulard, spille, nastri, palloncini gialli e le bandiere per chi è costretto al lavoro in casa, come badanti o collaboratrici domestiche. Sono inoltre previsti eventi a tema, interventi di migranti e flash-mob in cui simbolicamente si taglierà un lungo nastro giallo indicando così la rottura dei confini e l’abbattimento delle frontiere. Nelle scuole s’invitano i ragazzi ad indossare indumenti gialli.

Vi invitiamo, quindi, a usare già da oggi un braccialettino o un nastrino di questo colore come segno di riconoscimento.


In molte città italiane sono attivi comitati locali che lanceranno a breve i numerosi eventi sul territorio.

E’ il terzo anno che una variegata realtà di persone – singole, associazioni, coordinamenti, uomini, donne, grandi, piccole – danno vita a questa giornata. Che è stata un po’ un’anomalia nel panorama dell’antirazzismo italiano – da cui ha avuto sicuramente l’appoggio – però si è contraddistinta per modalità e parole nuove. Le donne che iniziarono tre anni fa a parlare – a partire da Facebook – della possiblità di indire un giorno di sciopero dei migranti in Italia erano un gruppo di amiche italiane e straniere.
Per info e contatti con il gruppo di Palermo
primomarzo2010palermo@gmail.com  3397458087



domenica 12 febbraio 2012

18 febbraio, Bologna: Rete Primo Marzo 2012 contro razzismo istituzionale e precarietà e incontro di formazione CIE e CARA Istruzioni per l'uso?




Anche quest'anno la rete Primo Marzo sarà in molte Piazze d'Italia.


Come da informazioni inviate in precedenza, l'appello della mobilitazione del 2012 è contro il razzismo istituzionale e la precarietà.

Durante l'ultima assemblea, aperta a tutte le realtà, è stata elaborata la nostra piattaforma politica nazionale, che accompagnerà il vostro documento locale verso il 1 marzo.

Tra i diversi appuntamenti sul territorio nazionale, organizzati dalle realtà locali, segnaliamo la giornata del 18 febbraio a Bologna.
 
La rete I marzo intende riflettere sui temi,  razzismo istituzionale e precarietà,  lanciando il primo di una serie di appuntamenti in programma a Palermo, Napoli, Oristano e Milano. 
Ricordiamo che il movimento Primo Marzo è stato uno dei convinti sostenitori della giornata mondiale contro il razzismo, il 18 dicembre, che ha mobilitato numerose persone in tutto il mondo adottando la carta mondiale dei migranti.
 S’inizia quindi sabato 18 Febbraio a Bologna discutendone con:
  • Cécile Kyenge Kashetu - Portavoce nazionale primo marzo, Associazione Giù le Frontiere
  • Clelia Bartoli - docente di "Diritti umani" nella facoltà di giurisprudenza dell'università di Palermo
  • Alessandra Ballerini – Avvocato ASGI
  • Sara Saleri - European Alternative Italia
  • Pap Diaw - ingegnere, rappresentante comunità senegalese di Firenze
  • Mirco Pieralisi - insegnante, consigliere comunale Bologna.
  • Giorgio Grappi Sene Buz - Coordinamento Migranti Bologna
Sabato 18 Febbraio 2012
Sala Silentium, dalle ore 15.30 alle ore 19
Quartiere San Vitale, Vicolo Bolognetti, 2  - Bologna

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Sempre il 18 febbraio al mattino, nell'ambito della campagna "Lasciatecientrare", la rete primo marzo collabora alla formazione dei giornalisti presso l'ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna a Bologna: 
 
CIE e CARA – Istruzioni per l’uso?”
Incontro di formazione ed approfondimento con i giornalisti 
 
Bologna – 18 febbraio 2012 – ore 9.30
Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna
Strada Maggiore 6 - 40125 - Bologna


venerdì 16 dicembre 2011

Allo storico mercato di Sandaga (Dakar) una commemorazione per i due senegalesi uccisi a Firenze. Organizzata da un'immigrata italia in Senegal

Dakar-clandò
la rubrica di Chiara Barison

Allo storico mercato di Sandaga (Dakar) una commemorazione per i due senegalesi uccisi a Firenze. 

Organizzata da un'immigrata italia in Senegal


DAKAR. “Se solo potessi sapere cosa vuol dire essere un migrante. Se solo potessi conoscere il dolore degli sguardi, che a volte, o troppo spesso, feriscono come pugnali. Se solo sapessi quanto è pesante l'assenza dell'affetto familiare o anche solo quella dello sguardo della persona amata, di un figlio che cresce, solo, aspettando un padre, un fratello partiti troppo lontano.
Se solo sapessi che dietro ogni migrante c'è una persona in tutta la sua umanità, con tutte le sue speranze e i suoi sogni; se solo sapessi che questo stesso uomo voleva forse solo farsi conoscere e conoscere, imparare e che forse, sempre questo stesso uomo, l'amava il tuo paese, sì, l'Italia. Ci sono molti migranti che l'Italia la amano più di te, che gli immigrati non li sopporti e che dell'Italia non conosci nulla e forse, di questa tua Italia di cui ti fai vanto, non te ne frega nulla. Italiano. Se solo potessi essere al mio posto, immigrata italiana in Senegal e sapere quante volte dei senegalesi mi hanno strappato un sorriso dopo le lacrime; tenuto la mano quando la lontananza da mia figlia diventava insopportabile. Se solo potessi sapere, caro razzista, quante volte sono entrata in una casa senegalese e accolta con rispetto; se solo sapessi quanti migranti senegalesi di ritorno dal mio paese, l'Italia, ho incontrato felici di ritrovarmi qui, immigrata italiana, aver scelto il loro paese come destinazione, paese che per loro era diventato pure il mio. Se solo sapessi come questi stessi migranti parlano del tuo paese, l'Italia, caro razzista, di come i loro occhi brillano raccontando della sua cultura, del suo popolo, della sua bellezza. Ma no, tu tutto questo non lo vedi, caro razzista, tu che gli occhi li hai offuscati dall'odio e dalla rabbia e che dell'Italia non conosci nulla. A tutti i miei fratelli e sorelle senegalesi chiedo scusa. Vi prego di perdonare. Di perdonarci. Di perdonarli. Al vostro paese, il Senegal, che è anche il mio paese, devo la realizzazione dei miei sogni e vi affido il mio paese, l'Italia, che è anche il vostro, nella speranza che assieme, con la forza dell'umanità, potremo cambiare questo mondo”. Questo il pensiero stampato e diffuso lo scorso 14 dicembre a Sandaga, mercato storico di Dakar, Senegal. L'eco dei brutali omicidi di Mor Diop e Modou Samb era rimbalzato veloce di giornale in giornale, di casa in casa, di bocca a bocca. Un atto di razzismo feroce che si è portato dietro tristezza e rabbia anche tra gli italiani emigrati in Senegal. Mi ci sono voluti un paio di minuti per realizzare che quello che avevo letto distratta sul mio computer era invece una notizia di cronaca nera reale. Ancora un episodio di razzismo, l'ennesimo che si registrava in Italia. Sono tornata veloce a casa e ho scritto il mio dolore in queste poche righe. I senegalesi dovevano sapere che non erano soli, che il dolore di queste morti assurde erano condivise anche con noi, italiani emigrati. Non sono servite tante riflessioni, solo una penna ed una fotocopiatrice. Nel cyber vicino a casa il gestore prende una copia della lettera contenente le scuse pubblche rivolte alle famiglie delle vittime. Mi fa un gesto d'approvazione con il capo e mi fa pagare la metà di quello che avrei dovuto pagare. “Questo è il mio contributo ad un'azione che approvo. Fai bene a diffondere questo messaggio di pace”, mi dice sorridendo e prende una copia della lettera per attaccarla alla porta d'entrata. Subito, i passanti, curiosi, leggono e commentano. Cheikh, un professore di quasi quarant'anni mi dice: “Quello che è successo in Italia è grave, è solo l'ennesimo episodio di un odio razziale crescente che si sta diffondendo pericolosamente in tutta Europa”. La gente annuisce. “Grazie per questo pensiero. Le persone devono essere coscienti che ogni generalizzazione è sbagliata e che non sono tutti razzisti”. Il tempo di inviare qualche messaggio agli italiani di Dakar e corro veloce verso il centro città. Solo il cuore e l'onestà della condivisione. Arrivo a Sandaga, il più grande mercato della capitale. No. Non l'ho scelto a caso. Il giorno precedente, in un mercato, due ragazzi senegalesi sono stati brutalmente assassinati. Oggi, in un mercato senegalese, sarebbe stato lanciato un messaggio di pace. Arrivo, le fotocopie sotto il braccio e tanta speranza. Subito in tanti mi attorniano per sapere cosa io voglia fare. Mi siedo comincio a discutere con i commercianti e con i passanti. In poco tempo un folto gruppo di persone dibatte su tematiche quali il razzismo, la migrazione, l'integrazione. Nessuna tensione, nessun parola di insulto. Eppure sono italiana il giorno dopo una tragedia consumatasi proprio nel mio pasese. Una grande lezione di umanità e rispetto. Nessuno generalizza, nessuno offende gli italiani tutti. Ogni persona ha il buon senso di giudicare l'atto folle e razzista di un singolo. Avremmo fatto lo stesso, in Italia? O saremmo forse andati a fare spedizioni punitive o linciaggi di massa come l'episodio del campo rom di Torino ha dimostrato nella sua immane tragicità? “Quello che è successo fa parte della vita” mi dice a bassa voce Thierno, studente in medicina “dobbiamo accettare il destino. Non è colpa nostra o vostra ma colpa di un sistema politico che ha seminato odio”. Il fatalismo senegalese accompagna molti dei commenti alla vicenda. Per tanti, doveva accadere. Quello che stupisce è l'assoluta mancanza di rabbia. La gente è sorpresa di vedermi lì, in mezzo a loro, chiedere scusa. Mi incoraggiano e mi abbracciano. Ho le lacrime agli occhi. In poco tempo arrivano altri italiani, amici che, umilmente, consegnano le fotocopie ai passanti, chiedendo scusa, ad ognuno di loro. E così fino a raggiungere il numero di duencento. Un numero simbolico per arrivare al cuore delle famiglie delle vittime, per chiedere scusa di un atto che gli italiani denunciano fortemente. Arrivano i giornalisti, incuriositi dalla piccola manifestazione spontanea. Si discute anche con loro. Sorridono. Questo gesto era assolutamente inaspettato. Piccolo ma dalla grande umanità. Giovani ed anziani discutono con noi e ci dicono tutti: “Vi perdoniamo”. “Sono stato immigrato in Italia per più di dieci anni” mi dice Assane “e ciò che è accaduto non mi stupisce per niente. E' il prodotto di una campagna d'odio seminata da troppo tempo. Quando dei politici si permettono di trattare un nero da “bingo bongo”, ciò autorizza la gente comune a fare altrettanto. La persona è umiliata pubblicamente e pubblicamente disumanizzata. Se vai nei piccoli paesi della provincia la gente teme il diverso perché questo diverso non lo conosce, conosce solo le dicerie diffuse dai mezzi di comunicazione. E questo è grave. L'esistenza di partiti dichiaratamente razzisti è grave. Senghor, primo presidente del Senegal indipendente, si era battuto affiché nessun partito fosse fondato su rivendiazioni etniche, figuriamoci su basi d'odio. E siamo in Africa. Se andate a chiedere ad uno dei tanti italiani che vota Lega se conosce il programma politico del partito che votano, non vi saprà rispondere, quello che votano è la denigrazione pubblica dello straniero. Straniero che non conoscono ma che lavora anche per l'Italia tutta e per questa persona che vota Lega”. Educazione e rispetto. In poco tempo, tante le telefonate, dall'Italia e dal Senegal, sono tutti senegalesi che mi ringraziano per l'iniziativa. Tra le tante mail ricevute, la più bella, quella di un ragazzo senegalese emigrato in Italia che mi scrive: “Grazie Chiara. Grazie per il tuo gesto. Quando ho saputo dell'uccisione dei due miei connazionali ho odiato gli italiani tutti, poi ti ho visto chiedere scusa ai passanti in un servizio di una TV senegalese. Mi si è aperto il cuore. La rabbia si è trasformata in gioia. Gioia nel vedere che esistono sempre le eccezioni e che, ogni generalizzazione, specie quelle guidate dalla rabbia, sono sbagliate”. Ciò che è accaduto a Firenze è un atto grave. Aly Baba Faye, sociologo senegalese residente in Italia ha detto a proposito: “Un folle di etrema destra che apre il fuoco su degli immigrati è la mano armata di un pensiero collettivo alimentato in anni”. Un atto su cui meditare affinché i numerosi razzismi che si stanno diffendendo in Italia non debbano più avere terreno fertile. Serve allora il coraggio dell'onestà, l'audacia dell'analisi sociale, l'umiltà di dire che ognuno di noi ha le proprie colpe se oggi siamo arrivati a questo perché i razzisti peggiori non sono quelli dichiarati ma quelli che, dichiarandosi assolutamente non razzisti, affermano a tavola: “in effetti ci sono troppi stranieri e a noi non resta più lavoro; quelli che no, non sono razzisti ma riempiono di botte la figlia perché ama un marocchino; che portano la figlia minorenne ad abortire perché il padre è un “albanese violento”; che no, non è per niente razzista ma che: “Firenze? C'era da aspettarselo, le persone sono stanche”. Sì, non siamo tutti uguali, questo è vero ma ci sono troppe persone oggi, in Italia, che la pensano allo stesso modo. Gesto di un folle? A questa risposta lava coscienze rispondo con la frase di un'amica, Ilaria Aimone che così scrive sul mio profilo Facebook: “un sociologo che si ferma alla diagnosi della pazzia davanti a fenomeni sociali deviati, devianti e pericolosi è come un medico che prescrive solo aspirina per curare qualsiasi patologia”.


Nella foto: il mercato di Sandaga (Dakar). La foto l'ho presa da qui




17 dicembre, Firenze: RAZZA UMANA. Manifestazione contro l'Italia razzista



RAZZA UMANA
Manifestazione contro l'Italia razzista

Quel che è successo a Firenze non è la conseguenza di un'isolata follia, ma il prodotto dell'intolleranza promossa dal razzismo istituzionale. Come accaduto pochi giorni fa a Torino con l'incendio pianificato di un campo Rom e le violenze contro i Tamil a Palermo, l'uccisione di due senegalesi e il grave ferimento di un terzo, mostrano che l'intreccio tra razzismo delle istituzioni e razzismo da bar continua a produrre il suo orrore.


Per la legge Bossi-Fini i migranti sono solo braccia da sfruttare, da riccattare o da richiudere in un CIE senza documenti. Questa, anche, è la radice del razzismo presente oggi in Italia: se è lo Stato stesso a fare dei migranti i

nemici, bisogna alzare la voce contro le leggi sbagliate.

Mentre si discute della finanziaria, vogliamo dire a chi pensa che siano questioni separate, che senza lottare contro il razzismo istituzionale non sarà nemmeno possibile uscire dalla crisi e dalla precarietà, che è stata costruita in questi anni anche sulla pelle dei migranti legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.


Anche per questo dobbiamo reagire, tornare in piazza a fianco della comunità senegalese, dei rom e di tutte le vittime del razzismo:


- per lottare assieme a loro contro la cultura dell'odio

- per una società multiculturale e solidale, che riconosca i diritti
delle persone e la libertà di circolazione
- per chiedere a questo governo segnali di discontinuità reali
rispetto alla vergognosa politica di quello che lo ha preceduto.

Aderiamo alla manifestazione di sabato 17 dicembre a Firenze in P.zza
Dalmazia alle ore 15:00 e invitiamo tutti a partecipare

Rete Comitati 1° Marzo


lunedì 12 dicembre 2011

18 dicembre, Globo: Giornata di Azione globale contro il Razzismo e per i Diritti dei Migranti, Rifugiati e Sfollati


Molte organizzazioni in diversi paesi già la stanno costruendo. Ogni paese, regione o città sta decidendo autonomamente l’iniziativa che farà: una manifestazione per esigere la regolarizzazione dei milioni di migranti senza documenti che vivono nel mondo, una commemorazione per ricordare i migranti assassinati alle frontiere o nella difesa dei loro diritti, una conferenza sulla libertà di circolazione, una festa antirazzista.

Sappiamo che è molto difficile realizzare un’iniziativa a livello mondiale ma, più che mai siamo convinti che la situazione attuale lo richiede. Gli stati, potenze economiche e strutture politiche estranee alla vita quotidiana delle donne e degli uomini impongono loro, con la forza della violenza o di leggi ingiuste, le proprie scelte arbitrarie: succede con i programmi di “dislocazione”, deportazione e “delocalizzazione umana”, ma succede anche con gli infiniti ostacoli frapposti alla migrazione dei lavoratori e delle loro famiglie e al loro diritto di soggiorno nei paesi in cui decidono di immigrare.
Loro fanno politiche internazionali, il nostro movimento deve essere sempre più globale .

Per ciò, quello che unirà ognuna di queste attività sarà la volontà di affermare il diritto a migrare, il diritto a stabilirsi nel luogo che si sceglie e il diritto a non essere sfollato forzatamente dal proprio territorio.

Questo sogno può diventare realtà soltanto se siamo molti e se lo costruiamo insieme. La giornata del 18 vuole essere uno spazio a disposizione di tutte quelle organizzazioni e reti che quotidianamente lottano per i diritti dei migranti, rifugiati ed sfollati.

Per questo invitiamo tutti le organizzazioni e associazioni laiche e religiose, i sindacati e i gruppi politici, la società civile in generale a costruire insieme questa iniziativa.

Perché un movimento di lotta mondiale dei migranti, rifugiati ed sfollati è possibile!
E il prossimo appuntamento è il 18 dicembre 2011

Se volete contattarci potete scrivere a: info@globalmigrantsaction.org

18 dicembre 2011, Mondo: Giornata d'azione globale contro il razzismo, per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati




COMUNICATO STAMPA

18 DICEMBRE 2011
GIORNATA DI AZIONE GLOBALE CONTRO IL RAZZISMO,
PER I DIRITTI DEI MIGRANTI, RIFUGIATI ED SFOLLATI

Il 18 dicembre del 1990 l’assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. Dieci anni dopo l’ONU ha dichiarato il 18 dicembre Giornata Mondiale del Migrante. La dichiarazione richiama l’attenzione degli stati sulla salvaguardia dei diritti dei lavoratori immigrati, indipendentemente dal loro status giuridico nel paese in cui risiedono. Purtroppo, fino al 2011, una gran quantità di paesi non ha ancora ratificato la Convenzione; tra questi ci sono i paesi dell’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Canada.

I dati forniti dalle Nazioni Unite attestano che nel mondo ci sono 175 milioni di persone migranti. Nonostante il contributo che loro forniscono ai paesi in cui scelgono di vivere, spesso sono vittime di abusi, di discriminazione ed di sfruttamento sui posti di lavoro. 

Per questa ragione molti attivisti ritengono urgente dare una risposta unitaria e globale dei migranti nel mondo e di coloro che difendono i loro diritti perché globali sono le politiche persecutorie applicate da Stati e governi.

Nel 2010 il Forum Sociale Mondiale delle Migrazioni lanciò un appello per la realizzazione di una Giornata di Azione Globale contro il Razzismo e per i Diritti dei Migranti, Rifugiati e Sfollati il 18 dicembre 2011. L’appello fu poi ratificato al Forum Sociale Mondiale nel 2011 ribadendo la libertà di circolazione e il diritto a scegliere dove stabilirsi, la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione dei migranti e l’annullamento di tutti gli accordi e i programmi che violano i diritti umani alle frontiere.

Attivisti di diversi
paesi hanno risposto a questo appello e finora sono state programmate
iniziative in Argentina, Belgio, Brasile, Cameroun, Canada, Spagna, El
Salvador, Francia, Guatemala, Italia, Mexico, Niger, Perù, Svizzera, Stati
Uniti e Uruguay.

Questo lavoro si è unito allo sforzo della Carta Mondiale dei Migranti, votata a Gorée (Senegal) nel febbraio 2011. In questa Carta si sottolinea il ruolo fondamentale che possono giocare i migranti come attori sociali e politici per la costruzione di una cittadinanza universale.

Per maggiori informazioni sulle iniziative che si realizzeranno nel mondo potete consultare il sito web www.globalmigrantsaction.org. Lì troverete i contatti delle organizzazioni che nei diversi paesi stanno partecipando a questa storica campagna per globalizzare la difesa dei diritti dei lavoratori migranti, rifugiati ed sfollati e per sconfiggere il razzismo. 


Contatti:
info@globalmigrantsaction.org


SINTESI DELLE ATTIVITÀ CHE SI SVOLGERANNO NEL MONDO
Più informazione su www.globalmigrantsaction.org sezione Dec. 18 Activities

ARGENTINA
18 dicembre – Giornata massiva a Plaza de Mayo, Buenos Aires
Organizza: RED NACIONAL DE MIGRANTES Y REFUGIADOS/AS
Info: foromigrantesyrefugiados@yahoo.com.ar

BELGIQUE
Attività dal 6 dicembre al 21 dicembre.
Organizza: Amnesty ULB, Associations des immigrants latino-américains, CIRÉ, CNCD-11.11.11, LDH, JAVVA, Siréas, Solidarité Universelle, PICUM
Info: sarahklingeberg@gmail.com

BRASIL
Attività dal 4 al 16 dicembre
Organizza: Centro de Derechos Humanos y Ciudadania del Inmigrante y Espacio Sin Fronteras
Info: illespaulo@gmail.com

BURKINA FASSO
18 dicembre – Seminario di riflessione
Organizza: Association d'aide et de protection des groupes vulnerables du centre nord
Info: teelgo@yahoo.fr

CAMERÚN
18 dicembre – Marcia pacifica nella frontiera tra Camerún–Guinée Equatoriale (Kyo Ossi)
Organizza: ONG UN MONDE AVENIR (Association pour le Développement Social et la Participation Citoyenne en milieu urbain)
Info: 1mondeavenir@gmail.com

CANADA
15 dicembre – Giornata di riflessione nel Centre justice et foi – Montréal
Organizza: Front de défense des non-syndiquéEs
Info: journee.internationale.migrants@gmail.com

18 de dicembre – Volantinaggio nel Centro commerciale Eaton Centre – Toronto
Organizza: Justicia 4 Migrant Workers y Migrant Workers Alliance for Change
Info: ramsaroopchris@gmail.com

18 de dicembre – Fiaccolata – Vancouver
Organizza: Justicia 4 Migrant Workers
Info: ramsaroopchris@gmail.com


ECUADOR
18 dicembre – Happening – Quito
Organiza: Ceroinspiracion Arte + residencias
Info: rosajijon@gmail.com

ESPAÑA
18 dicembre – Manifestazione a Plaza del Sol – Madrid
Organizza: Movimiento 15M
Info: jornadaderechoshumanos2011@gmail.com

17 dicembre - Torneo Interculturale di Calcio – Andalucía
Organizza: Asociación Pro Derechos Humanos
Info: turcojulie@gmail.com - rafalara@telefonica.net


EL SALVADOR
7-16 dicembre – Incontri di sensibilizzazione a Barillas, Comalapa, Tejutla e Concepción Quezaltepeque
Organizza: Sole terre Onlus
Info: federica.badocco@soleterre.org


FRANCIA
18 dicembre – Manifestazione - Parigi
Organizza: ABC’éditions Ah, Bienvenus Clandestins!
Info: jjmu@hotmail.fr - www.abceditions.net

GUATEMALA
16 dicembre – Attività dal 1 dicembre al 21 dicembre – Ciudad de Guatemala
Organizza: MENAMIG
Info: comunicacion@menamig.org

ITALIA
10 dicembre:
Milano: Cena Palestina (info@casaloca.it)
Roma: Presentazione della Carta Mondiale dei Migrati (floremy2@gmail.com)
Modena: Cena per la consegna del Premio Nobel a tre donne africane (associazionedawa@gmail.com)
Varese e Bologna: "Tutti in giallo contro il razzismo" (raffaella.chiodo@gmail.com)

15 dicembre
Roma: Concorso letterario (perettiisabella@hotmail.com)

16 dicembre
Bologna: Inter COOLTOUR - arte e musica (eljack35@hotmail.it)
Roma: "Refugee Night - Ground Zero" (r_rughetti@libero.it)
Siena: I circoli Arci per la Giornata d'Azione Globale (pallecchi@arci.it)

17 dicembre
Milano: Manifestazione (info@globalmigrantsaction.org) e proiezione video (info@arcimetissage.org)
Cinisello Balsamo: Torneo de calcio (comitatobalonmundial@gmail.com)
Biella: Concerto (info@lafonderiamusicale.it)
Firenze: Diritti in campo (raffaella.chiodo@gmail.com)
Torino: Presentazione della Carta Mondiale dei Migrati (kibeda@gmail.com)
Siena: I circoli Arci per la Giornata d'Azione Globale (pallecchi@arci.it)

18 de dicembre Roma:
- Nobel alle donne africane (http://laboratorioteatronarrazione.weebly.com)
- Informazione, dibattiti, cultura e arte in una società g-local (sociale@locandatlantide.it)
Caltagirone: Festa in piazza
Legnano: Giornata di sensibilizzazione e Flashmob (info@stranitalia.org)
Mineo: Manifestazione (alfteresa@libero.it)
Imola: Presentazione della Carta Mondiale dei Migranti (primomarzo2010imola@gmail.com)
Nonantola: Presentazione della campagna “L'Italia sono anch'io” (litaliasonoancheio@gmail.com)
Firenze: Un'altra piroga è possibile (raffaella.chiodo@gmail.com)
Roma: Pranzo Interculturale (info@mamafrica.eu)
Siena: I circoli Arci per la Giornata d'Azione Globale (pallecchi@arci.it)

MÉXICO
Attività i giorni 9 e 18 dicembre - Ciudad de México
Organiza: Casa Espacio de los refugiados, Iniciativa ciudadana para la Promoción de la cultura del Diálogo A.C., Instituto José María Luis Mora, Movimiento Social y Artístico Migrantes Frontera Sur; Seminario Permanente de estudios Fronterizos, Sin Froteras I.A.P., Universidad Autónoma de la Ciudad de México, Colectivo Via Clandestina (VICLA), Amnistía Internacional, Idheas AC, Asamblea Popular de Familias Migrantes, Movimiento Migrante Mesoamericano.
Info: dmartinez@sinfronteras.org.mx

NIGER
Attività il 21 e 22 dicembre
Organizza: alternative-graspi-caritas
Info: libersma@yahoo.co.uk

PERÚ
15, 16 e 17 dicembre – Marcia delle valigie – Lima, Trujillo y Huancayo
Organizza: Familiares de migrantes con el apoyo de Forum Solidaridad Perú
Info: galvites@psf.org.pe

18 de dicembre: Conferenza stampa - Lima
Organizza: Comité de Peruanos en el exterior
Info: franciscolmoralesa@yahoo.es Attività dal 16 al 18 dicembre – Neuchâtel, Geneva, Sion, Martigny, Monthey, St. Gallen, Zürich; Aarau, Basel, Morges, Lausanne, Bern
Organizza: Sindicato UNIA, Union Syndical Suiza, Solidarité Sans Frontères, FIMM (Forum por la integración de migrantes) Sindicato Syndicom
Info: rita.schiavi@unia.ch

USA
18 dicembre – Forum Pubblico – Boston
Organizza: Centro Presente, MIRA, Mass. JwJ, Boston New Sanctuary Movement, AFSC Project Voice, Proyecto Hondureño, BMDC, Diocese of St. Francis of Assisi, Mata Hari, Centro Dominicano, SIM, Community Change, Inc.
Info: info@bostonmayday.org

18 de dicembre – Posadas “action” – Philadelphia
Organizza: New Sanctuary Movement
Info: nsmphiladelphia@gmail.com

18 de dicembre – Immigrants Occupy – Manifestazione e assemblea a Zuccoty Park – New York
Organizza: OWS Immigrant Worker Justice Working Group
Info: teresatejana1@gmail.com

URUGUAY
18 de Dicembre – Iniziativa in Plaza Libertad, Montevideo
Organizza: Espacio Sin Fronteras
Info: illespaulo@gmail.com


sabato 10 dicembre 2011

10 dicembre, Palermo: Convegno "L'associazionismo immigrato in Sicilia quale agente di promozione, inclusione e sviluppo sociale del territorio


L’associazionismo immigrato in Sicilia quale agente di promozione
inclusione e sviluppo sociale del territorio



Patrocinato dall’UNAR


Sabato 10 dicembre 2011 ore 9,30 /13,30

c/o CDA S. Francesco D’Assisi

Vicolo Infermerie dei Cappuccini n.3 Palermo

La nostra Associazione ha condotto per oltre un anno una ricerca – azione sul territorio Palermitano e Trapanese finalizzata allo sviluppo ed alla promozione delle attività legate al progetto “L’associazionismo immigrato in Sicilia quale agente di promozione, inclusione e sviluppo sociale del territorio”, un progetto patrocinato dalla Presidenza Del Consiglio Dei Ministri Dipartimento per le Pari Opportunità - Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica – UNAR .

SOS RAZZISMO ITALIA, associazione a carattere nazionale che ha promosso la nascita dell’Associazione di volontariato territoriale Siciliana “ SOS RAZZISMO SICILIA”, con il sopracitato progetto operativo, ha inteso promuovere azioni finalizzate alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni di discriminazione razziale, mediante lo sviluppo del tessuto associativo autonomamente promosso dalle comunità straniere, ha operato per agevolare la diffusione e la conoscenza della normativa vigente, facilitando l’integrazione delle comunità stesse nel contesto sociale e istituzionale locale, al fine di diffondere l’associazionismo tra i cittadini stranieri residenti nel territorio.

Il 10 dicembre p.v., giornata internazionale dei diritti umani, vogliamo rendere pubblici i risultati del nostro lavoro comune e desideriamo condividerlo con voi che avete preso parte attiva al nostro progetto operativo.

Abbiamo scelto di svolgere il nostro convegno finale in un Centro di Accoglienza per condividerne gli obiettivi anche con gli ospiti stranieri, alla presenza di tutti i membri operativi dell’Associazione nazionale e territoriale, con il coinvolgimento diretto del direttore nazionale dell’UNAR e dei suoi esperti.

L’incontro si svolgerà nell’arco dell’intera mattinata dalle ore 9,30 alle ore 13,30 . A conclusione dei lavori è previsto un buffet etnico offerto da SOS Razzismo Sicilia.

A breve riceverete il dettagliato programma dell’iniziativa.

E’ possibile prenotare la vostra partecipazione rigirando alla stressa mail il modulo in allegato adeguatamente compilato.

Saluti:

“Il ruolo dell’Assessorato e le politiche sociali cittadine”
Raul Russo
Ass. Politiche Sociali Comune di Palermo


“L’accoglienza” un nostro dovere”
Gaspare Sieli
Responsabile CDA S. Francesco d’Assisi


“Il privato sociale e l’ immigrazione”
Giuseppe Scozzari
Presidente Cooperativa INSIEME


Apertura dei Lavori:


“Convenzione Universale dei diritti umani” 30 articoli da rispettare.
Guglielmo Casciaro
Membro SOS Razzismo Italia


Relazioni:


“Promozione , inclusione e sviluppo sociale sul territorio. I risultati della
ricerca azione sul territorio”
Angela Scalzo
Segretario generale SOS Razzismo Italia


“Una Associazione per combattere ogni tipo di discriminazioni”
Fathi Houam
Presidente di SOS Razzismo Sicilia


“L’invisibilità dell’Altro” metodologia e transucultura
Francesca Scalzo
Psicoterapeuta di SOS Razzismo Italia


Interventi:


“L’Associazionismo immigrato quale veicolo interculturale”
Cecilia Boscagli
Coordinatrice Banche del tempo Multiculturali di SOS Razzismo Italia


“Il ruolo dei mediatori culturali sul territorio”
Membri operativi del progetto SOS Razzismo Sicilia
Conclusioni:


“L’UNAR e le azioni positive promosse “
Olga Marotta: Avv. Esperta UNAR


Buffet Etnico





10 dicembre, Palermo: Manifestazione e Corteo da Piazza Massimo alla Zisa per dire No al Razzismo e alla Violenza gratuita

APPELLO ALLA CITTA’ 



"Mentre a Roma si discute Sagunto è espugnata!"



A Palermo interi quartieri, abbandonati a se stessi,

sono ostaggio di gruppi violenti spesso costituiti da giovani e giovanissimi

in cerca, attraverso la prova di una spietata ferocia,

di una veloce scalata nei ranghi di organizzazioni mafiose.

Comitati di affari e potentati economici si compattano
per dividersi il bottino della città,
che da bene comune tende a diventare zona di conquista e di saccheggio, occupata con la violenza ed il terrore, quando serve,
mentre interi quartieri e rioni della città
sono abbandonati dalla politica e dall’amministrazione cittadina.

Sempre più frequentemente i cittadini, espropriati dei loro diritti,
siano essi stranieri o italiani,
subiscono il degrado e la furia della violenza del branco di turno.

E' quello che è successo più di un mese fa nel quartiere della Zisa
dove sono stati massacrati con furia omicida,
in due diverse occasioni, tre cittadini stranieri tamil,
con gravissime conseguenze fisiche e psichiche.

E’ quello a cui oggi assistiamo impotenti, in ogni parte della città,
a danno di tutte le minoranze e di tutti coloro che appaiono,
per varie ragioni, diversi o deboli.

A questo degrado e abbandono dei quartieri della città
vogliamo dire basta!

Riprendiamoci la città, riprendiamoci i nostri territori,
restituiamo a tutti i cittadini i loro diritti e la loro dignità.

Le istituzioni devono assumersi le loro responsabilità, ma non basta.

Ci appelliamo alle associazioni, ai sindacati,
ai movimenti e a tutti i cittadini democratici, siano essi stranieri o italiani, perché con l'impegno di tutti si possa cominciare a ricostruire il tessuto connettivo della solidarietà sociale che sembra essere venuto meno
nel corso degli ultimi anni e si riprenda con decisione
la lotta alla mafia in tutte le sue forme.

Sabato 10 dicembre alle 16,30
dal TEATRO Massimo concentramento per dar vita ad un
corteo sino ai Giardini della Zisa per dire 

NO ALLA VIOLENZA
NO AL RAZZISMO
NO ALLA MAFIA 


Arca "Federazione Associazioni e Comunità Immigrate", Comunità Tamil, Forum antirazzista Palermo, Cgil, Democrazia di piazza, Centro siciliano di documentazione Peppino Impastato, Ciss, Comitato di lotta per la casa, Laici missionari comboniani, Rete dei Collettivi Studenteschi, ASGI-Sicilia, Radio 100 Passi, Altroquando, Cobas Palermo, Centro Astalli Palermo, Borderline Sicilia Onlus, Rete Primo Marzo, Ass.Giù le Frontiere, ARCI, Cooperativa Sociale Solidaria, Centro Salesiano Santa Chiara, Centro Migranti, CGIL Medici, Parrocchia Santa Lucia, Rifondazione Comunista Palermo, Laboratorio Zeta, Comunità di Sant’Egidio, Vivi e Lassa Viviri, L.V.I.A. Palermo, Cobas Antirazzista, MIR Palermo, Compagnia dello Scirocco, Rifondazione Città Futura Catania, NZocchè Circolo Arci, Nidil CGIL Palermo, Segnaliamo il razzismo, Bandaradio, Libera, Arcigay, Ass.Antimafia “Rita Atria”, Ass.Malausséne, Ass.interculturale Narramondi, CPS-Comunisti Sinistra Popolare, Coll.Senza Tregua, Ass.Handala, Ass.”Kala onlus”, Voci Attive, Sinistra Ecologia e Libertà, Ass.Articolo Tre, Ass.”Gefyra onlus”, Addio Pizzo, A.N.P.I. sez.Palermo





La manifestazione avrà come punto di concentramento Piazza Massimo alle ore 16.30 e percorrerà via Volturno, via Nicolò Torrisi, via Imera (passando di fronte alla scuola Bonfiglio Colozza) quindi attraverserà via Colonna Rotta (che fiancheggia via Re Tancredi) per poi arrivare al giardino della Zisa.

Vi ricordiamo che la manifestazione è stata indetta a seguito delle violenze perpetrate a danno di tre giovani tamil, di cui due erano finiti in sala rianimazione dell'Ospedale Civico, i quali rischiano di riportare danni fisici e psichici. Un paio di giorni fa è stato dimesso Waran, uno dei ragazzi tamil, al quale è stato comunicato che non potrà lavorare per circa nove mesi; a tale scopo abbiamo lanciato una campagna di sottoscrizione in favore di Waran, per cui è stato messo a disposizione un numero di conto corrente presso la filiale della 

Unicredit di Corso Vittorio Emanuele:
CODICE IBAN: IT 66 L 02008 04650 000101460329
CAUSALE: "Per Waran"


mercoledì 16 novembre 2011

Italiani razzisti: il mito degli italiani "brava gente" a pezzi

L'ALMANACCO GUANDA 2011 SI PONE LA DOMANDA SE IL NOSTRO SIA UN PAESE RAZZISTA O NO. MA ALLA FINE IL MITO DEGLI ITALIANI BRAVA GENTE NE ESCE ASSOLUTAMENTE A PEZZI

Siamo razzisti

Eppure fino al 1973 siamo stati noi gli emigrati. Quelli che dovevano tornare nel loro Paese, quelli da evitare, quelli che girano con il coltello in tasca, quelli che non si lavano, quelli di cui avere paura

Forse dovrebbe essere l’abrogazione della legge Bossi-Fini il primo provvedimento del nuovo Governo:com’è possibile che se uno straniero perde il posto di lavoro nel giro di pochi mesi perde anche il diritto a vivere legalmente nel nostro Paese?In quanti, oggi, stiamo perdendo o ridimensionando il lavoro, senza ritrovarlo immediatamente? Perché un lavoratore immigrato regolare che paga ogni mese nella sua busta la sua quota di cassa integrazione, dopo sei mesi deve andarsene e non usufruirla tutta? La clandestinità sì: può generare reati molto più facilmente che una situazione di legalità sia pur nel disagio. E’ una legge razzista?

Quest’anno l’Almanacco di Guanda si chiede se l’Italia sia o no un Paese razzista. Gli intellettuali invitati a riflettere sul quesito - da Andrea Camilleri, a Gian Antonio Stella, da Edoardo Nesi a Marcello Fois e tanti altri ancora - non ci tranquillizzano, anzi.

Di solito passa l’assunto che gli italiani siano tutto sommato "brava gente", che negli anni non hanno mai avuto tendenze razziste, quindi neanche oggi si può dire che il nostro sia un Paese razzista: al massimo un po’ provinciale, un po’ intollerante, ma il razzismo ricorda periodi troppo bui della Storia occidentale per ammettere che esista oggi, qui da noi.

Eppure la caccia allo zingaro c'è stata fin dai tempi dello Stato Pontifico, ci ricorda Gian Antonio Stella. Ci sono stati campi di concentramento italiani a Sirte, e campi di concentramento pieni di bambini slavi alle porte di Treviso. Stella ci ricorda che l’Italia era innamorata del trio Lescano, ma appena ci si accorse che le sorelle Leschan erano ebree furono completamente dimenticate. Non siamo mai stati razzisti?

Arpad Weisz era l’allenatore dell’Inter negli anni Trenta e portò la squadra a vincere lo scudetto. Dopo le leggi razziali del ’38 (le abbiamo fatte ‘solo’ per obbedire a Hitler) i suoi tifosi si dimenticarono completamente di lui che morì ad Auschwitz. Ad oggi l’Inter non ha ancora ricordato Weisz.

Dunque sfatiamo la favola dell’italiano naturalmente e culturalmente "non razzista". Se non partiamo da una riflessione onesta e spietata sulla nostra Storia, non potremo combattere il germe del razzismo che – orribilmente – esiste anche in Italia, e si nutre di minimizzazioni.

Ranieri Polese, il curatore dell’Almanacco, racconta un aneddoto tanto banale quanto emblematico: una coppia di ragazzi esce dalle riprese del Grande Fratello e cerca di passare la notte nella stanza di albergo di lui. Lei non ha con sé i documenti e il portiere di notte – un filippino - non consente, come dice la legge, ai due di salire insieme in camera. I due, la ragazza soprattutto, inveiscono contro il portiere chiamandolo "sporco extracomunitario di merda torna al tuo Paese”. E’ troppo chiamarlo episodio di razzismo?

Eppure fino al 1973 – un battito di ciglia in termini storici, come dice Gian Antonio Stella – siamo stati noi gli emigrati. Quelli che dovevano tornare nel loro Paese, quelli da evitare, i fondamentalisti religiosi, quelli che girano con il coltello in tasca, quelli che non si lavano, quelli di cui avere paura. Da ‘diversi’ non ci volevano e oggi i ‘diversi’ non li vogliamo: dopo le piene del Po qualcuno della Lega Nord ha ringraziato il dio Po perché ha fatto quello che i politici non hanno saputo fare: sgomberare i campi nomadi. E’ razzismo? Dobbiamo allarmarci o considerare questa come l’ennesima boutade un po’ malandrina ma tutto sommato innocua?

L’Italia ha un passato razzista e un presente razzista: questo è il doloroso presupposto da cui partire per combattere questa piaga, così subdola, così pericolosa.

“L’Italia è un Paese che purtroppo non ha mai fatto i conti col razzismo come hanno fatto altri Paesi come la Francia, l’Inghilterra, l’Australia. Non avendo mai fatto i conti con noi stessi, fatichiamo ad ammettere che ci siano dei sussulti razzisti – ci dice lo scrittore Ferruccio Pinotti, che firma un contributo sulla Lega, il razzismo e la fabbrica della paura - invece credo che la società italiana sia percorsa dal razzismo, anche se ci sono Paesi molto più razzisti del nostro, come il Giappone”.

Secondo Pinotti non solo il razzismo non è in calo ma c’è la possibilità che in questo momento storico aumenti. In un Occidente governato sempre più da governi tecnocrati che rappresentano i grandi capitali, sta nascendo una base che si riconosce sempre più in un’ideologia razzista; che si riconosce nell’odio verso l’altro.Se permettiamo alla pancia di parlare dimenticandoci della testa, smettiamo di essere umani. Diventiamo un branco che - per stare unito - ha bisogno di capri espiatori su cui scaricare i disagi, le scontentezze e i problemi gravi del nostro Paese. Niente di più immediato e tranquillizzante che trovarli nel nemico ‘visibile’ identificabile, diverso: lo straniero.

Il razzismo c’è: riconosciamolo e combattiamolo. Pinotti – visto che la Lega è al governo in molte parti d’Italia - ha studiato l’evoluzione dell’ideologia leghista: prima l’odio era verso i meridionali, oggi c’è un odio militante verso gli islamici, i portatori di rapine; odio che ha coinvolto i rom fino ad arrivare all’odio attivo per i neri.

Ad Adro il comune dava 500 euro ad ogni vigile che scovava un clandestino; nel 2009 il comune leghista di Coccaglio, nel bresciano, ha lanciato l’operazione ‘White Christmas’: un porta a porta selvaggio per trovare clandestini. E’ frequente, soprattutto nei piccoli comuni del Nord che si escludano gli stranieri dai bonus bebè, dalle case popolari. Succede nel veronese come nel bresciano. Ci sono comuni che affiggono manifesti che si scagliano contro gli extracomunitari senza documenti e che invitano alla delazione. E’ razzismo o dobbiamo aspettare che succeda qualcosa di più grave per definirlo tale? Pinotti denuncia il proliferare di ordinanze comunali palesemente anticostituzionali che spesso passano nel silenzio alimentando un razzismo sempre più forte.

Il silenzio degli ‘italiani brava gente’ sta contagiando anche la Chiesa che si sta abituando all’idea che ci sia una forte avversione per l’emigrato: le parole cardine della dottrina sociale della Chiesa - l’accoglienza e l’aiuto - ormai sono declinate sempre con le parole ‘sicurezza’ e ‘regolarità’. Pinotti denuncia quello che è sotto gli occhi di tutti: sono sempre più numerosi i movimenti che si avvicinano alla Chiesa e alla Lega, come ‘Padania cristiana’, ‘regnum Christi’, etc.

Stiamo all’erta, stiamo svegli, combattiamo con la forza del pensiero, delle parole e dei gesti, il proliferare del razzismo. Restiamo umani, come ci ha chiesto Vittorio Arrigoni prima di essere ucciso in Palestina da un gruppo salafita.

DI ANGIOLA BELLU

Fonte: Mixamag



mercoledì 2 novembre 2011

2 novembre, Palermo: Sit-in delle comunità immigrate di Palermo

Mercoledì 2 Novembre
alle 18.30
Palazzo delle Aquile
Piazza Pretoria
Sit-in delle comunità immigrate di Palermo

PER

1- chiedere al consiglio comunale di adottare la proposta di costituzione della consulta comunale immigrati presentata dall'ARCA "Federazione delle Associazioni e delle comunità immigrate" il 6 Luglio c.a. nell'aula Rostagno alla presenza di tutti i gruppi consiliari e del presidente del consiglio comunale;

2- chiedere verità e giustizia per Noureddine Adnane a mesi dalla sua scomparsa senza che ci siano risultati delle indagini per individuare le responsabilità che hanno causato quella disgrazia;

3- per denunciare la violenza e il razzismo che dilagano nella città nella più totale latitanza delle amministrazioni locali.



dei 140 mila ROM presenti in Italia ben il 60% è cittadino italiano: Rom e razzismo. Un Vademecum si appella ai giornalisti

Un Vademecum per spiegare quali termini vanno usati o evitati nel parlare dei rom. Perché molti giornalisti dimenticano che, nel parlare di rom, ci si riferisce prima di tutto ad una minoranza etnica. Italiana. Che va protetta
 
di Luigi Riccio

RAZZISMO. Chi sono i rom? Sono immigrati o italiani? Nomadi per definizione o vittime di stereotipi? A queste e ad altre domande dà risposta il Vademecum per i giornalisti, volume curato da dall’Associazione Stampa Romana, l’Associazione giornalisti Scuola di Perugia, la Comunità di Sant’Egidio e l’Assessorato Lavoro e Formazione della Regione Lazio.
La destinazione del volume non è causale e nasce per combattere la cattiva informazione che investe la stampa sia locale che nazionale.

Ancora molti giornalisti parlano di rom sommariamente come “di immigrati”, ignorando (o fingendo di ignorare) che dei 140 mila rom presenti in Italia ben il 60% è cittadino italiano, alcuni discendenti da migrazioni che risalgono al lontano 1400. Quindi non sono “stranieri”, e tantomeno “nomadi”. Il 90% dei rom in Italia è composto da “stanziali”, e costretti a partire e a spostarsi molto spesso più per sgomberi massivi, per l’avversione della popolazione locale che per delle scelte di vita.

Il popolo romanì ha da tempo chiesto di evitare il termine “zingari” perché col tempo ha assunto un’accezione dispregiativa. Nonostante questo, però, non solo la parola è largamente usata, ma anche declinata nelle più varie forme. A Milano, durante le ultime amministrative che hanno poi visto la vittoria di Giuliano Pisapia, la Lega Nord ha invaso la città di manifesti inneggianti alla “zingaropoli”. Come ha reagito certa stampa? Ha risposto che, sì, i modi erano un po’ grezzi, ma il rischio “zingaropoli” c’era. Quindi un articolo su Il Giornale, a firma di Giannino della Frattina, si intitolava L’ultima mossa: fare finta di non volere Zingaropoli; o un altro, della stessa testata, in risposta a Thomas Hammerberg (commissario europeo per i diritti umani) a firma di Carlo Maria Lomartire, dal titolo “Sono scioccato dai manifesti su Zingaropoli”. Ma è la verità: venga pure a Milano a verificare.

IL VOLUME. “Ho visto anche degli zingari felici. Di chi parliamo quando parliamo di rom” è il nome del Vademecum, a cura di Titty Santoriello, arricchito da disegni di bambini rom delle scuole della Pace della Comunità di Sant’Egidio. Vari contributi accompagnano il giornalista, ma anche il semplice lettore, nel variegato mondo romanes. Cinque le grandi comunità: Rom, Sinti, Kale, Manouches e Romanichals. Un’unica lingua, diciotto dialetti interni. Una bandiera: verde e azzurra con una ruota a 16 raggi. E un inno, il gelem gelem.

Del razzismo nei confronti dei rom ne parla Luca Bravi, docente all’Università di Firenze. Lo stereotipo del nomadismo nasce con il “Porrajmos” o “Barò Porrajmos” (grande divoramento) ad opera nazista, l’olocausto dei rom che fece 500 mila vittime nei campi di sterminio. “Durante il periodo nazista – spiega Bravi – rom e sinti negli Stati europei praticavano una resistenza di basso profilo che significava trovare le modalità di permanenza per restare dove si erano stanziati. Si spostavano tra i confini. In quegli anni si diffusero teorie della razza secondo le quali il nomadismo era una colpa che stava nel loro sangue. Non era così: si spostavano per ragioni lavorative, molti ad esempio erano giostrai”.

Più in dettaglio, come racconta invece Leonardo Piasere nel libro I rom d’Europa (editore Laterza), gli eccidi dei rom si consumarono nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau, Ravensbruck, Bergen Belsen e altri riservati solo ai rom come quello di Montreuil-Bellay nella Francia di Vichy, di Jasenovac in Croazia, di Lackenbach in Austria, di Lety in Boemia. In Italia molti rom venivano rinchiusi, a seconda della provenienza geografica, a Tossicìa (Teramo), a Prigano (Modena), a Boiano (Campobasso), ad Agnone (Isernia), a Perdasdefogu (Nuoro).

Una vera e propria persecuzione, ancora oggi fortissima, ampiamente dimostrata dai fatti di cronaca. E che questo Vademecum cerca di combattere, attraverso la stampa, che a volte più che un argine offre ai pregiudizi un veicolo. Tra l'altro è lo stesso articolo 2 della legge istitutiva dell'Ordine dei giornalisti e la Carta di Roma del 2008 a dettare un codice deontologico nell'affrontare questi argomenti.

Una buona conoscenza unita ad un'etica responsabile: così si combatte il razzismo, a cominciare dai giornali.