Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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giovedì 19 settembre 2013

30 novembre, Firenze: XXII Convegno ILSA. Contesti di apprendimento dell'italiano L2: gestione del fenomeno migratorio fra sperimentazione e quadro normativo

XXII Convegno nazionale ILSA

Contesti di apprendimento dell’italiano L2:
gestione del fenomeno migratorio fra sperimentazione e quadro normativo

Firenze, 30 novembre 2013
Eurocentres Firenze, Piazza Santo Spirito, 9
50125 Firenze



martedì 4 ottobre 2011

21 ottobre, Palermo: CILS, l'italiano per stranieri certificato. Iscrizioni all'esame entro il 21 ottobre 2011





Sono aperte le iscrizioni alla sessione invernale di esami per ottenere la Certificazione CILS che attesta la conoscenza della lingua italiana da parte di un parlante non madrelingua.


La CILS è un titolo di studio culturale rilasciato dal Centro CILS dell’Università per Stranieri di Siena riconosciuto dallo Stato italiano - Ministero degli Affari Esteri e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - e utile agli stranieri che desiderano dimostrare la propria conoscenza della lingua italiana per motivi lavorativi, di studio o culturali.

L'esame avrà luogo giovedì 1 dicembre presso la Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Ateneo palermitano sita in Piazza Sant’Antonino 1 nei pressi della stazione centrale.

Per iscriversi all'esame è necessario presentare alla segreteria della Scuola la propria adesione e un modulo firmato per il consenso al trattamento dei dati personali, scaricabili al seguente link www.gedi.it/cils/file/88/176/file/proposta_di_adesione_cils_per_sedi_in_italia.doc

È necessario indicare il livello scelto: elementare A1 e A2, intermedio B1 e B2 o avanzato C1 e C2. Alla domanda di adesione bisogna allegare la copia di un documento di identità (carta di identità o passaporto), valido anche il giorno dell'esame, e la ricevuta del pagamento della tassa d'esame.

Da questa pagina del sito della Scuola www.itastra.unipa.it/certificazioni.htm  è possibile prendere visione e scaricare alcune prove di esame e una tabella delle tasse. L’ultimo giorno utile per la presentazione delle domande è il 21 ottobre 2011.

Gli studenti afferenti ai corsi della Scuola di Lingua italiana per Stranieri e i candidati con ridotte capacità economiche provenienti da Centri Provinciali per l'istruzione degli Adulti, Scuole pubbliche e Organizzazioni del volontariato sociale potranno beneficiare di una riduzione delle tasse. Ad esempio, per il livello A2 valido per la richiesta del Permesso di soggiorno CE di lunga durata, la tassa è ridotta da 40 a 30 euro.

Oltre ai moduli certificatori destinati a stranieri adulti e per tutti i livelli, sono disponibili
moduli certificatori per bambini e ragazzi figli di immigrati residenti in Italia limitatamente ai livelli elementari A1 e A2.

Per iscrizioni e informazioni Piazza Sant’Antonino n. 1 lunedì dalle 9 - 13 tel. 091/23869601

Fonte: Ateneo News 

sabato 23 luglio 2011

La lotteria del test d'italiano per stranieri

Grandi differenze di bocciati e promossi a seconda della regione in cui si svolge il test. Va molto meglio nel Lazio dove è prevista anche una prova orale
Foto di Tutto come sempre nel Bel Paese. Esattamente come capita ad esempio per l'esame di stato per diventare avvocato, anche il superamento del test di italiano per ottenere la carta di soggiorno dipende molto dalla città nella quale si vive. Così mentre a Roma sì viene quasi sempre promossi, a Padova va male a più del 30%.


Introdotto a febbraio, l'esame è stato affrontato finora dal quasi 74mila stranieri. 4.227 i respinti, circa l'11%. La Regione dove è più complicato strappare la sufficienza è il Veneto, dove i bocciati sono uno su quattro, con punte del 24% a Padova. Va meglio a Milano, dove i respinti sono stati poco più del 14%. Regina dei promossi la capitale: a Roma passa il 96,5 per cento.


Esame più facile? Stranieri più preparati? Niente di tutto questo. A Roma si è scelto di affiancare anche una parte orale a quella scritta, usata in Lombardia e in Veneto
. In più nel Lazio conta di più la parte di conversazione rispetto a quella di grammatica stretta. Il problema sta nel fatto che non esiste una regia precisa a livello nazionale del test come avviene in tutti gli altri Paesi dove è previsto. Quindi ognuno decide come crede.


Molti mediatori culturali e insegnanti lombardi pensano che la scelta romana sia molto più corretta rispetto alle altri. Anche perché diversi stranieri arrivano da Paesi che hanno anche un alfabeto diverso, come tutti quelli che arrivano dall'ex blocco sovietico (tra gli altri Russia, Ucraina e Moldavia), dalla Cina o dal Sud Est asiatico, o ancora dal mondo arabo.

Fonte: MixaMag
 di Francesco Bianco (14 luglio 2011)
 
 
 

lunedì 21 marzo 2011

CILS: l'italiano per stranieri certificato. Iscrizioni all'esame entro il 29 aprile



Aperte le iscrizioni alla sessione estiva di esami per ottenere la Certificazione CILS che misura la conoscenza della lingua italiana da parte di un parlante non madrelingua.

La CILS è un titolo di studio culturale rilasciato dal Centro CILS dell’Università per Stranieri di Siena riconosciuto dallo Stato italiano - Ministero degli Affari Esteri e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - e utile agli stranieri che disiderano dimostrare la propria conoscenza della lingua per motivi lavorativi, di studio o culturali.


A Palermo l’esame avrà luogo il 9 giugno 2011 presso la Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Ateneo di Palermo, sita in Piazza Sant’Antonino 1 nei pressi della stazione centrale.


Per l'iscrizione all'esame è necessario presentare una domanda di adesione e un modulo per il consenso al trattamento dei dati personali firmato, indicando il livello scelto, da elementare A1 o A2, a intermedio B1 o B2 e avanzato C1 o C2. Alla domanda di adesione bisogna allegare la fotocopia di un documento di identità (carta di identità o passaporto) valido il giorno dell'esame.


L’ultimo giorno utile per la presentazione delle domande
è il 29 aprile 2011
.


Sul sito della Scuola www.itastra.unipa.it/certificazioni.htm è possibile consultare alcuni esempi delle prove d'esame e una tabella delle tasse d'esame.


Su richiesta, la Scuola di Lingua italiana per Stranieri offre supporto a scuole ed organizzazioni del volontariato per guidare i candidati all'individuazione del livello adeguato da affrontare all'esame.


Grazie ad una specifica convenzione con l'Università per Stranieri di Siena, i candidati con ridotte capacità economiche provenienti da Centri Provinciali per l'istruzione degli Adulti, Scuole pubbliche ed Organizzazioni del volontariato sociale potranno beneficiare di una riduzione della tassa d'esame. Per il livello A2 - valido per la richiesta del Permesso di soggiorno CE di lunga durata - la tassa è ridotta da € 40 a € 30.


Per iscrizioni e informazioni, la Scuola riceve in Piazza Sant’Antonino n° 1 dal lunedì al venerdì mattina (9-13) e il martedì e giovedì pomeriggio (15-17)

Tel. 091 23869601 scuolaitalianostranieri@unipa.it con oggetto: CILS

Il test di lingua italiana “scritta” per gli stranieri di Arcangela Mastromarco


ABSTRACT

Il test di lingua italiana, senza l'istituzione di corsi ad hoc, rischia di diventare un ostacolo all'accesso alla domanda per il rilascio del permesso di soggiorno Ce. Il Vademecum del MIUR, che fissa la durata, le modalità e la tipologia delle prove, privilegia una visione dell'italiano principalmente come lingua "scritta" e tende a non dare sufficiente rilevanza alla comprensione e all'interazione orale. Molti cittadini stranieri, provenienti da sistemi grafematici non in caratteri neolatini, potrebbero incontrare serie difficoltà nel superamento del test.

Il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno) rappresenta un’opportunità straordinaria e preziosa per gli stranieri immigrati in Italia. Costituisce infatti la fine dell’incubo del rinnovo del permesso di soggiorno, delle code in questura e, forse, l’inizio di una nuova percezione: sentirsi “quasi” cittadini.

Secondo il Decreto 4 giugno 2010 del Ministero dell’Interno, per accedere alla domanda per il rilascio del permesso di soggiorno Ce è necessario aver superato il test di lingua italiana.

Per il rilascio del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo, lo straniero deve possedere un livello di conoscenza della lingua italiana che consente di comprendere frasi ed espressioni di uso frequente in ambiti correnti, in corrispondenza al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d'Europa.” (art.2, comma 1)

Il test … è strutturato sulla comprensione di brevi testi e sulla capacità di interazione, in conformità ai parametri adottati, per le specifiche abilità, dagli Enti di certificazione …” (art. 3, comma 3)

Non è superfluo ribadire il concetto: l'accesso alla domanda per il rilascio del permesso di soggiorno Ce è subordinato al superamento del test di lingua italiana. Se non passi il test, dal 9 dicembre 2010, non puoi neanche fare la domanda.

Ecco di seguito alcune considerazioni ispirate alla concezione linguistica, sempre attuale, di Don Milani.

1. Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli.

Comprendere, interagire in italiano, magari anche esprimersi, può essere una sollecitazione positiva per tutti noi, concittadini stranieri e autoctoni, se chi emana una norma si preoccupa anche di fare in modo che ciò accada. Il decreto, invece, non prevede l’attuazione di corsi ad hoc perché, come ormai avviene per tutte le disposizioni del Ministero dell’Interno, all’articolo 7 recita: “… dall'attuazione delle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica…”.

Ecco come un’opportunità di interazione, di inclusione, di condivisione rischia di trasformarsi in un ostacolo alla fruizione di un diritto per chi ne possiede già i requisiti. La conoscenza della lingua italiana si materializza solo in un test, una sfida a punti, senza un’offerta formativa, un’occasione per apprendere la nostra lingua, in modo disteso, con un tempo dedicato, insieme ad altri adulti, compagni di scuola e di immigrazione, in una scuola della Repubblica Italiana.

Amo la lingua, quel dolce latino bastardo che ti si scioglie in bocca come baci di donna, che suona come fosse scritto sul raso…”.

Saranno d’accordo con Lord George Gordon Byron i candidati al test o non succederà per caso che anche la lingua italiana venga identificata come uno strumento di esclusione?

2. Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo.

Il livello A2 corrisponde alle specificazioni del Livello di sopravvivenza (Waystage). Insieme al livello A1, rientra nel Livello elementare della suddivisione classica "elementare, intermedio, avanzato". Inoltre, il Livello A2 è la versione semplificata e abbreviata dell’insieme delle specificazioni transazionali contenute nel Livello soglia per adulti che vivono all’estero.

In teoria potremmo ipotizzare quindi che i candidati supereranno facilmente il test e che in fondo non si chiede loro troppo. In realtà il livello da solo non basta, bisogna specificare quali abilità e competenze verranno testate.

Il test, così come emerge dal Vademecum ("Indicazioni tecnico-operative per la definizione dei contenuti delle prove che compongono il test, criteri di assegnazione del punteggio e durata del test", a cura della Direzione Generale dell’Istruzione e Formazione Tecnica Superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni, Ufficio IV), concepito secondo criteri di massima economicità nella correzione e nella somministrazione, disattende del tutto la componente orale della lingua seconda e si concentra solo sul versante delle abilità scritte. Anche la comprensione orale di brevi testi viene accertata tramite la forma scritta (scelta multipla, abbinamento, Vero/Falso ecc.) e la capacità di interazione di cui si parla nel decreto, viene interpretata dal Vademecum solo esclusivamente come interazione scritta.


La prevalenza della forma scritta su quella orale rischia di penalizzare cittadini immigrati con una buona competenza nella comprensione e produzione orale e nella capacità di interazione con i parlanti nativi, spesso anche superiore al livello A2, ma non sufficientemente alfabetizzati nella letto-scrittura. Molteplici le ragioni, tra cui la provenienza da un sistema grafematico non in caratteri neolatini, la mancata acquisizione del sistema di scrittura nella lingua madre, la scarsa esposizione alla lingua scritta ecc.

Che ne sarà di tutti quei cittadini immigrati nel nostro Paese da tanti anni, che hanno raggiunto una certa stabilità nel lavoro, nella situazione abitativa, che hanno ricongiunto la famiglia, immaginato un futuro in Italia per sé e per i figli, se non passano il test? Hanno intessuto in italiano relazioni nel luogo di lavoro, nelle case in cui vivono, affrontato e risolto problemi burocratici, di gestione della salute, di crescita e cura dei figli ecc., ma non sanno scrivere in questa che è solo una delle tante lingue del mondo.

3. L’arte dello scrivere si insegna come ogni altr’arte

Non è il decreto ministeriale che regola la tipologia delle prove, ma un documento a cura di una Direzione Generale e di un ufficio del MIUR, il Vademecum. Sarebbe interessante capire quali funzionari, e/o esperti di language testing – non viene detto – abbiano elaborato le indicazioni tecnico-operative. Nell'introduzione si dice genericamente che sono state “redatte sulla base delle «Linee guida» contenute nel Sillabo per i livelli di competenza in italiano L2, adottate degli Enti certificatori”, ma non si mette a disposizione il citato Sillabo, né si dichiara con quali criteri sia stato “adattato alla particolare tipologia di utenza”.

Si tratta di un lavoro rigoroso, scientifico, o di un “copia-incolla” brutale, burocratico per accorciare il numero di pagine?

Non ci è dato saperlo. É possibile invece, proprio in accordo con quanto viene dichiarato nell'introduzione (“Il Vademecum, adottato in fase di prima applicazione, potrà essere rivisto ed implementato sulla base delle esperienze realizzate nei diversi contesti”), provare a correggere alcuni dei macroscopici errori di analisi della tipologia di utenza a cui è destinato il test:

- elaborare prove in cui la verifica attraverso la forma scritta venga sostituita dalla transcodificazione in linguaggio iconico;

- prevedere una prova di interazione orale, la cui registrazione rimanga agli atti della commissione esaminatrice;

- modificare l’attribuzione dei punteggi in modo che la conoscenza della lingua scritta non superi il 20% del punteggio complessivo che invece allo stato attuale rappresenta il 100% delle prove.

"Se tu non lo so italiano … dopo tu lo so italiano … vai giù imparare italiano … dopo italiano imparare bene bene … ce l’hai uno libro”: È così che Huiting, alunna neoarrivata dalla Cina, prova a spiegare ad un compagno i vantaggi del corso intensivo di italiano come seconda lingua organizzato dalla scuola. Se studi, se vai giù in laboratorio, se hai un libro, impari bene. Ma se i corsi di italiano non ci sono, o se sono organizzati solo al di fuori della scuola della Repubblica Italiana, allora speriamo che il Vademecum recepisca almeno questi semplici suggerimenti.

4. Volantino informativo Test di lingua italiana per Permesso di Soggiorno CE

ll volantino, elaborato e distribuito da Centro Come - Cooperativa Farsi Prossimo, Caritas Ambrosiana, Polo StarT1 è uno stumento di informazione, studiato ad hoc per i nostri concittadini stranieri, su modalità di iscrizione, svolgimento e soprattutto condizioni di esonero del Test di lingua italiana per l'accesso alla domanda di Permesso di Soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

Si ringraziano i traduttori che hanno prestato gratuitamente la loro opera, e si clicchino sulle lingue per scaricare le versioni del Test:

- albanese (Tushi Maksim)
- arabo (Ashraf Hassan)
- cinese (Jada Bai)
- francese (Danièle Lehaire)
- inglese (Annabel Parkes)
- rumeno (Lucia Untila)
- spagnolo (Idoia Ortiz)
- tagalog (C. Castro)

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITOGRAFICI

Quadro Comune europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, 2002, La Nuova Italia-Oxford, Milano.

VEDOVELLI M., 2002, Guida all'italiano per stranieri, Carocci Editore, Roma.

SCUOLA DI BARBIANA, 1967, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze.

JAFRANCESCO E. (a cura di), 2005, L'acquisizione dell'italiano L2 da parte di immigrati adulti, Atti del XIII Convegno nazionale ILSA, Edilingua, Roma.Decreto Ministero dell' Interno 4 giugno 2010 http://www1.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/servizi/legislazione/immigrazione/0954_2010_06_16_DM_04062010.htm

martedì 15 febbraio 2011

Corsi di italiano per stranieri ed educazione civica utili a richiedere il permesso di soggiorno CE di lunga durata


SCUOLA DI LINGUA ITALIANA PER STRANIERI
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PALERMO


Dal 9 dicembre 2010, per poter richiedere il Permesso di soggiorno CE di lunga durata (ex Carta di soggiorno) è necessario superare un test di lingua, da cui è esentato lo straniero già in possesso di un titolo di studio o che abbia una certificazione linguistica riconosciuta o un certificato di frequenza ad un corso di lingua italiana presso i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti o presso un’università italiana.

Questo nuovo pre-requisito rischia di trasformarsi in un ulteriore ostacolo anche per chi risiede da tempo in Italia. Il Decreto non prevede tra l'altro una preparazione al test, perché come si legge all'art. 7 del Decreto: “...dall'attuazione delle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

La Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Ateneo palermitano, proseguendo il proprio impegno affinchè la conoscenza della lingua italiana non sia una barriera all'inclusione, organizza, in sinergia con le associazioni di volontariato presenti sul territorio, corsi di lingua ed educazione civica rivolti a stranieri adulti che vogliano raggiungere un livello finale corrispondente al livello A2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue. Alla fine dei corsi è possibile richiedere un Certificato di frequenza utile ai partecipanti per dimostrare la propria conoscenza della lingua.

I corsi prevedono la frequenza di una singola lezione settimanale combinata allo studio autonomo guidato dai docenti. Per partecipare ai corsi non sono necessari requisiti particolari.

Gli iscritti potranno partecipare ai prossimi esami CILS di Certificazione di Italiano come Lingua straniera dell'Università per Stranieri di Siena che si terranno a Palermo il 9 giugno e il 2 dicembre 2011.

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI: scuolaitalianostranieri@unipa.it

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Scuola di Lingua Italiana per Stranieri

Master in Didattica dell'Italiano Lingua Seconda e Straniera

Università degli Studi di Palermo

Piazza Sant'Antonino n° 1

90134 - Palermo

Tel. +3909123869601

Fax +3909123860708

 
 

19 febbraio, Bologna: Assemblea/Incontro "Uniti contro la Crisi - Verso il Primo Marzo 2011 - Rete SIM Rete delle Scuole Italiano Migranti Bologna





Sabato 19 febbraio 2011 - ore 10


Programma

Ore 10 - Assemblea Plenaria

Dal workshop di Marghera (Democrazia e Welfare: salario, reddito, redistribuzione della ricchezza) all’incontro di Reggio Emilia, uniti contro la crisi verso il primo marzo 2011 ed oltre

Interventi e temi in discussione:
un nuovo spazio per costruire alternativa, la crisi globale ed il diritto di scelta, il ricatto dentro la crisi, diritti di cittadinanza democrazia e rivolte, la pratica dello sciopero e lo sciopero generale, i diritti come bene comune, lo schiavismo del lavoro nero, la lingua e la costruzione del comune

Ore 13 - Pausa Pranzo

Ore 14 - Assemblea plenaria (seconda parte)

Ore 16 - Workshop/Incontro:
la lingua come costruzione del comune

Scuole di italiano, associazioni, organizzazioni, volontari, migranti, per la costruzione di una campagna contro l’introduzione del test di lingua come barriera per l’accesso ai diritti, per affermare il diritto alla formazione ed all’apprendimento come strumenti per costruire nuovo welfare e nuova democrazia

Info - Retesim Bologna info@retesim.it
letteraaperta@retesim.it
Questa crisi è piena di ricatti ed ingiustizie.

Certo, anche altre epoche, da sempre, lo sono state.

E non c’è ricatto più pericoloso in questo momento di quello che ci divide, ci separa, ognuno impegnato a risolvere da sé la sua condizione, sia essa imposta da un super-manager, dai tagli di una riforma, o dall’ingiustizia di una sanatoria truffa.

Certo, ognuno di noi vive una condizione diversa, particolare, da cui liberarsi.

Per anni quella dei migranti ci ha raccontato la storia di un ricatto costruito sulla vita e sulla morte di migliaia di persone, che minacciava di estendersi a tutti.

Oggi, guardandoci intorno, ci accorgiamo che il ricatto della crisi e della precarietà sono già il mare in cui tutti noi (ex-garantiti e non) siamo immersi, ma soprattutto la comune sfida quotidiana da affrontare insieme: uniti.

Per questo battersi oggi con i migranti, affrontare la partita dell’immigrazione, su cui governi ed economie hanno costruito fortune finanziarie ed elettorali, riguarda noi tutti, qualunque sia la nostra provenienza: significa batterci per il nostro futuro. Perché Marchionne, la Gelmini, Maroni, non ci stanno semplicemente proponendo la fine del contratto nazionale, i tagli di una riforma o leggi ingiuste e razziste, ma un altro nuovo modello di società, una nuova economia dei rapporti sociali, una nuova gerarchia dei diritti, una traiettoria di violenze rinnovate e nuovi ricatti, per disegnare nuove forme di sfruttamento.

Insieme, abbiamo bisogno di scrivere la nostra alternativa, la nostra uscita dalla crisi: un nuovo statuto dei diritti, del welfare, della redistribuzione del reddito, della cittadinanza. Per questo crediamo sia il momento di rimetterci in cammino ancora (anche se non abbiamo mai smesso di esserlo, anche se lo abbiamo fatto altre volte); è il momento di riprovarci, in tanti ed uniti, convinti che la ricerca della trasformazione, per la condizione di vita di ognuno di noi, sia un pezzo anche della ricerca degli altri.

E’ una sfida, almeno quanto è una sfida quella che ci viene proposta da Marchionne, dal Governo, dalla crisi, e a quell’altezza dovremo provare ad affrontarla.

IL PRIMO MARZO SARA’ UN’OCCASIONE PER FARLO: E NOI CI SAREMO!

Sarà l’occasione per ridare forza alle battaglie per la dignità, per il diritto di restare dove si è scelto di vivere, per il diritto a non migrare forzatamente, come dal Maghreb all’Egitto fino al cuore dell’Europa, stanno affermando milioni di persone: le migliaia di ricercatori non più disposti a fuggire, le migliaia di operai non più disposti a tacere, le migliaia di migranti che qui hanno scelto di vivere non disposti ad andarsene.

Per affermare il nostro orizzonte: il diritto di scelta, di decidere del nostro futuro.

I terreni su cui confrontarci sono molti, a partire dalle istanze poste con la sanatoria e per la regolarizzazione permanente, dalle contraddizioni aperte dalle direttive europee alla violenza della detenzione e dei respingimenti, dalla spinta a liberarsi dalla schiavitù e dallo sfruttamento del lavoro nero e sottopagato, alla battaglia contro i nuovi ostacoli proposti dall’accordo di integrazione e dalle norme che trasformano l’apprendimento della lingua da diritto a dispositivo di esclusione.

Il 19 febbraio, vogliamo ritrovarci per cercare insieme la strada da percorrere, verso lo sciopero generale e generalizzato, per tracciare insieme un orizzonte ed il cammino per raggiungerlo. Per confrontarci con le enormi trasformazioni in corso e le immediate istanze su cui misurarci, indisponibili a cedere al ricatto della divisione di chi ci chiede di barattare i nostri diritti o quelli di altri in cambio di un povero futuro.

Uniti contro la crisi, uniti contro il razzismo e lo sfruttamento.

UNITI CONTRO LA CRISI



martedì 8 febbraio 2011

15 febbraio, Palermo: Al via il primo test di conoscenza della lingua italiana per gli stranieri che hanno chiesto il permesso di soggiorno CE

Permesso soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
Test lingua italiana.
Decreto Ministro Interno 4 giugno 2010.

Il 15 febbraio 2010 alle ore 14.30 si svolgerà nella provincia di Palermo il primo test di conoscenza della lingua italiana per gli stranieri che hanno chiesto il permesso di soggiorno CE.

La prova, che avrà inizio alle ore 14.30, sarà effettuata presso il locale Istituto Comprensivo Statale CTP EdA Antonio Ugo, via E. Arculeo, 39- Palermo.

Parteciperanno al test 39 cittadini stranieri.

Sono state già programmate ulteriori tornate di esami per i prossimi mesi di aprile e maggio.

Fonte: Prefettura di Palermo Pubblicato il 02/02/2011




domenica 23 gennaio 2011

Test per immigrati. Si comincia


 




















Qui l’articolo sul Sole 24 ore.

Pare che con un bliz sia stata cancellata la competenza di interazione orale… no comment.

Ascolta l’intervista a Massimo Arcangeli (Società Dante Alighieri) e Bruno Gambarotta estratta dalla trasmissione RAI Baobab.

Autore articolo: porfido

Fonte: Il Due Blog. Blog di italiano per stranieri


lunedì 3 gennaio 2011

Contro l'introduzione del permesso di soggiorno a punti e della certificazione: Campagna "Per non essere complici"

Vi inviamo per conoscenza il documento (contro l'introduzione del permesso di soggiorno a punti e della "certificazione") prodotto da alcuni insegnanti dei CTP (scuole per adulti statali) di Torino.

Vi chiediamo di leggerlo e, se ne condividete il contenuto, di sottoscriverlo (individualmente o come associazione) inviando la vostra adesione a pernonesserecomplici@libero.it

Il nostro obiettivo è quello di contrastare democraticamente l'introduzione di nuove norme che colpiscono ancora una volta le/gli immigrate/i

Gli insegnanti sottoscrittori
 
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Torino, 15 dicembre 2010

Ai CTP di Torino e Provincia

Alle Organizzazioni sindacali

Alle Associazioni dei migranti

Alle Associazioni che lavorano sul territorio

All’ASGI

Agli Organi di informazione

Per non essere complici

In breve:

# Il 9 dicembre 2010 è entrato in vigore il D.M. del 4/6/10(1), interpretazione italiana del permesso CE per i richiedenti il soggiorno di lungo periodo.

# Tutti i mesi ed entro 10 giorni dal preavviso ricevuto, ai CTP (i CPIA non esistono ancora), verrà richiesto di certificare con appositi test le competenze linguistiche dei richiedenti permesso inviati dalle Prefetture.

# E’ verosimile che circa cinquemila persone in Torino e Provincia si trovino nella condizione di poter richiedere il permesso di lunga durata.

# Le Università in calce al decreto non hanno dato, come enti certificatori, la loro disponibilità a somministrare e valutare i test.

# Nove Regioni hanno espresso motivato parere contrario.

I docenti sottoscrittori:

# Ritengono onerosa e dannosa la certificazione posta in questi termini.

# Ritengono opportuno potenziare le risorse pubbliche esistenti che già operano per integrare e offrire strumenti linguistici e culturali, alfabetizzare, e rilasciare certificati al termine del percorso formativo.

# Chiedono un incontro con le Istituzioni.

Gli insegnanti dei CTP della Provincia di Torino considerano lesive dei diritti fondamentali delle persone le nuove norme indicate nel Decreto Ministeriale 4/6/2010 necessarie per ottenere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (in vigore dal 9 dicembre 2010) e la prossima introduzione dell’accordo di integrazione per coloro che richiedono, per la prima volta, il permesso di soggiorno.

E’ prevista la sottoscrizione da parte di ogni immigrato maggiore di 16 anni di una serie di impegni ciascuno dei quali valutato con un punteggio. Il conseguimento o meno di un punteggio determina la possibilità di rilascio del permesso, il procrastinarsi di un anno, o l’espulsione.

Ritengono le soluzioni proposte contrarie ad una politica finalizzata all’inserimento consapevole e virtuoso delle donne e degli uomini immigrati nella società italiana e nello stesso tempo denunciano come tali proposte determinino uno spreco di denaro pubblico.

Per quanto riguarda il permesso di soggiorno di lungo periodo, il decreto prevede che gli esami di accertamento siano effettuati presso i Centri Territoriali per gli Adulti da un’apposita commissione formata da due docenti di italiano e dal Dirigente Scolastico con modalità definite dalle prossime linee guida (Circolare del Ministero dell’Interno n.7589 del 16 novembre 2010).

Per fare ciò il personale previsto è composto da insegnanti del CTP che sarebbero però retribuiti, in orario eccedente, dal Ministero degli Interni (come gli Organi di Polizia). Tali insegnanti svolgerebbero le loro mansioni di “accertamento” al di fuori dell’orario di servizio con una conseguente netta separazione tra i percorsi di educazione e formazione tipici dei CTP e un esame di certificazione, che “seleziona” gli immigrati in base agli studi fatti in precedenza e penalizza le persone che per svantaggi sociali ereditati dai propri paesi e confermati in Italia, non hanno potuto acquisire strumenti culturali e linguistici sufficienti.

Invece di potenziare le opportunità scolastiche e formative, del tutto insufficienti, nella provincia di Torino, verranno stanziati 500.000 euro per istituire le commissioni “giudicanti”.

Lo spreco di denaro pubblico è in relazione all’inadeguatezza dello strumento individuato: un esame non produce cultura.

Un ulteriore onere sarà ancora più immotivato qualora entrasse in vigore l’Accordo di Integrazione previsto per chi ha diritto di richiedere il permesso di soggiorno.

Il permesso di soggiorno, nella vigente Legislazione Italiana, si ottiene attraverso i periodici Decreti Flussi o le Sanatorie, quindi solo avendo un lavoro.

Il meccanismo del permesso di soggiorno a punti ricaccerebbe nella clandestinità e nel lavoro nero, centinaia di migliaia di persone che lavorano con conseguenti minori entrate nelle casse dello stato.

La situazione è evidente:

a) se le commissioni giudicanti riterranno di livello A2 tutti i candidati, lo stanziamento di fondi da parte del Ministero degli Interni risponderebbe solo a finalità politiche (dare l’impressione all’opinione pubblica di controllare e selezionare il fenomeno migratorio) pagate con una “integrazione” dello stipendio per alcuni insegnanti e con un aumento delle mansioni burocratiche delle segreterie.

b) Se le commissioni giudicanti opereranno una selezione oggettiva metteranno i presupposti per lo sviluppo di un rigoglioso mercato: in assenza di un adeguato potenziamento dell’offerta scolastica pubblica molti immigrati saranno vittime di strutture private che venderanno a caro prezzo corsi finalizzati alla preparazione per ottenere il certificato o l’attestato A2.

Il nostro rifiuto a diventare esecutori di norme che non condividiamo non si basa solo su considerazioni economiche ma dal profondo convincimento che ben altri siano i compiti che la Costituzione Italiana chiede a chi insegna.

Basti citare gli articoli 1 e 3 dei principi fondamentali della Costituzione

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Le donne e gli uomini che vengono in Italia da altri paesi lo fanno per lavorare, affermazione avvalorata dal fatto che nella legislazione italiana il permesso di soggiorno è legato al lavoro (situazione che non condividiamo ma che caratterizza lo status dell’immigrato) e quindi sono contemplati pienamente nell’affermazione dell’art.1 che includerebbe anche le lavoratrici e i lavoratori clandestini in quanto giustamente mette l’accento sull’aspetto lavoro.

Che gli immigrati siano in gran parte lavoratori emerge anche dai dati statistici: l’ultimo dossier della Caritas del 2010 afferma che gli immigrati finanziano lo stato italiano con quasi 11 miliardi, fra tasse, contributi, spese di regolarizzazione, contro una spesa inferiore ai 10 miliardi per servizi sanitari, scolastici, giudiziari, servizi che in buona misura si ridistribuiscono anche sugli italiani.

L’art 3 impegna lo Stato Italiano a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno inserimento sociale del cittadino-lavoratore. E’ facile comprendere che l’introduzione delle certificazioni per i richiedenti il permesso di lunga durata e la prossima introduzione del “permesso di soggiorno a punti” hanno una filosofia esattamente opposta a quella Costituzionale, in quanto non operano per rimuovere gli ostacoli ma anzi hanno l’effetto di penalizzare ulteriormente i soggetti sociali più deboli che, costretti a esistenze precarie, non hanno potuto studiare.

La scuola deve avere un ruolo fondamentale nel rimuovere gli ostacoli sociali non certo nel sancire, con un esame, la differenza tra chi ha studiato e chi non ha potuto farlo. I CTP e i futuri CPIA sono gli eredi dei Corsi per Adulti e dei Corsi di Alfabetizzazione, le ex “150 ore” nate appunto per permettere l’acquisizione di strumenti culturali e titoli di studio da parte delle lavoratrici e dei lavoratori. Un momento alto di politiche per il diritto allo studio. In Italia, finora, nessuno ha mai pensato di mettere in discussione il Diritto allo studio come un diritto naturale e democratico senza distinzione di razza, colore, condizione sociale.

Il bisogno di percorsi scolastici e formativi per gli adulti, non solo per i migranti, è indubbio come dimostrano i dati statistici veramente disastrosi sul livello di preparazione linguistica, culturale e tecnica in Italia.

Gli immigrati sono pienamente consapevoli dell’esigenza di imparare la lingua italiana e di conoscere i diritti ed i doveri di cittadinanza. Il loro bisogno nasce dall’esigenza di padroneggiare gli strumenti necessari per il lavoro e per essere inclusi nel tessuto sociale del nostro paese. La richiesta di imparare o migliorare il proprio italiano, di conoscere il nostro paese, le sue regole e i suoi servizi, di acquisire una professionalità, è un dato oggettivo in considerazione delle decine di migliaia di donne e uomini di altri paesi che hanno frequentato e frequentano i CTP, i corsi di Formazione Professionale, le scuole superiori, fino ad oggi in maniera del tutto volontaria.

Quello che è mancato in questi anni è un serio adeguamento dell’offerta scolastica e formativa di fronte ad una richiesta di formazione della popolazione adulta sempre maggiore.

I CTP, come tutte le scuole italiane, ha subito importanti tagli di fondi e di organico.

Una scelta del Governo che va contro i processi di crescita culturale e sociale della popolazione intera e degli immigrati in particolare, in quanto una produttiva politica di inclusione deve necessariamente passare attraverso un potenziamento dei percorsi didattici e formativi.

Infine gli insegnanti del CTP, conoscendo profondamente per motivi professionali il mondo dei migranti, ritengono le modalità di attuazione della certificazione, l’ennesima negativa misura finalizzata ad escludere dalla piena cittadinanza una parte ormai consistente della popolazione che vive in Italia.

Sono tanti gli aspetti che oggettivamente fanno percepire agli immigrati la propria diversità, il proprio essere cittadini di una serie “B”: permesso di soggiorno legato ad un contratto di lavoro (ormai vera chimera per tutti), il non riconoscimento dei titoli di studio, il reato di clandestinità, le reclusioni “amministrative”, l’organizzazione delle umilianti trafile per il rinnovo dei permessi di soggiorno, l’arbitrarietà nella concessione della Cittadinanza Italiana, l’arbitrarietà dei visti turistici per i parenti e tanto altro ancora!

Ora si aggiunge la prospettiva di una sorta di “vita a punti”. Che significa ulteriore precarietà in vite già molto precarie.

In conclusione le insegnanti e gli insegnanti dei CTP

1) dichiarano la propria indisponibilità a diventare meri esecutori di norme e pratiche che rendono più precaria la vita dei migranti e, di fatto, tendono ad espellerli dal tessuto sociale.

2) Dichiarano invece la propria totale condivisione qualora venissero individuati seri percorsi linguistici e culturali basati sul riconoscimento di un diritto (allo studio, alla formazione, all’educazione permanente…..) e non su un obbligo.

3) Chiedono siano potenziati i finanziamenti del Ministero dell’Istruzione per aumentare l’offerta di corsi per adulti sia finalizzati all’attestazione di competenze linguistiche sia al conseguimento di titoli di studio.

4) Chiedono alla Prefettura e alle Istituzioni Scolastiche Regionali, di segnalare ai rispettivi Ministeri la negatività delle disposizioni emanate e la richiesta di sospenderne l’attuazione.

5) Chiedono, alle reti scolastiche, alle organizzazioni di migranti, alle associazioni culturali, ai sindacati, di organizzare una forte mobilitazione con momenti di confronto, informazione, formazione e protesta affinché la conoscenza della lingua e della cultura italiana diventino un diritto di cittadinanza e non un momento di esclusione.

6) Chiedono alle forze politiche democratiche di proporre leggi che favoriscano l’accesso allo studio dei migranti attraverso norme incentivanti come, per esempio, potrebbe essere il riconoscimento, in caso di avvenuta disoccupazione, di un percorso di studi ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno oppure la regolarizzazione automatica di un immigrato clandestino che stia contemporaneamente lavorando e seguendo un corso di studi statale.

Avanzi Ennio (CTP Gabelli-TO), Baiocchi Adriana (CTP Drovetti-TO), Benalli Alessandra (CTP Gabelli), Coppo Maria Teresa (CTP Gabelli), Crudo Roberto (CTP Gabelli), De Castelli Luigi (CTP Gabelli), Donatini Enrica (CTP Chieri), Favasuli Angelo (CTP Saba), Gonella Paola (CTP-Gabelli), Macrí Sandra (CTP Parini), Manzone Anna (CTP Saba), Marchese Antonello (CTP Gabelli), Passanisi Rosanna (CTP Gabelli), Spanò Graziella (CTP Gabelli), Tarino Paola (CTP Saba), Vottero Maria Teresa (CTP Gabelli)

Sostengono individualmente gli obiettivi del documento:

Marrella Erika (Collettivo Gabelli), Melano Marco (Avvocato ASGI), Ciancio Claudio (docente di Filosofia teoretica dell'Università del Piemonte orientale) Roggero Maria Adele (MEIC), Golzio Giovanna (insegnante del liceo annesso al convitto nazionale) Donna Maria Angela USR Piemonte, Alessandria Adriano (direttivo regionale fiom-cgil) Stramazzo Aljossa, Marchetto Daniela, Marina Eusebi (insegnante MEIC), Elia Margherita (Associazione MEIC)

Arnello Michela (Convitto Nazionale Umberto I), Della Valle Bruna (volontaria MEIC), Amedura Giovanni (Coop Senza Frontiere), Esposito Mariasonia (educatrice del liceo convitto

Umberto I –To), Paolillo Pierluigi, Brusasco Stefano (ex dipendente Assessorato Istruzione), Piovano Pierangela (insegnante in pensione), Grandis Teresa (Assistente Sociale), Ccanto Luz Margot, Carlin.

Giorgio, Yamfu Luyindula (Gruppo teatro Gabelli), Merlo Paola, Morgano Francesca (Traduttrice e Interprete), Argiolas Liliana (Assistente Giudiziario Corte d'Appello di Torino), Merletti Angelo (insegnante al liceo scientifico M.Curie di Pinerolo), D'Aleo Giorgio (volontario di "Scuola senza frontiere), Ghirardotti Domenico (Scuola senza frontiere), Avaro Franca (Scuola senza frontiere), Picatti Emanuela (Scuola senza frontiere), Bolognesi Gianni (Scuola senza frontiere), Pussetto Paola (Scuola senza frontiere), Benedetto Paolo (Scuola senza frontiere), Bai Andreina (Scuola senza frontiere), Camusso Gabriella (Scuola senza frontiere), Gottero Consuelo (Scuola senza frontiere), Cogno Dino (Scuola senza frontiere), Dovio Ada(Scuola senza frontiere), Nicolazzo Maurizio, Garombo Graziella (insegnante L2 del MEIC)

Iniziative di sostegno in Consiglio Regionale

In Consiglio Regionale Eleonora Artesio (Gruppo: Federazione della Sinistra), Monica Cerutti (Gruppo: Sinistra Ecologia Libertà) e Mercedes Bresso (gruppo: Uniti Per Bresso) hanno presentato un O.d.G. sulla base del testo “Per non essere complici”

Sostengono collettivamente gli obiettivi del documento:

CUB Scuola, MEIC-Gruppo di Torino, Cooperativa Sociale Senza Frontiere, Gruppo della Federazione della Sinistra in Consiglio Regionale, Segreteria provinciale Sinistra Critica, Federazione Regionale della CUB, Gruppo Emergency di Torino, Arci Comitato di Torino, Fondazione Dravelli, Associazione La Tenda Onlus, Circolo Arci MAURICE



giovedì 30 dicembre 2010

PERMESSO CE PER SOGGIORNANTI DI LUNGO PERIODO: INTRODOTTO IL TEST DI ITALIANO. RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

di Gabriella Friso

Dal 9 dicembre i migranti che vorranno ottenere, dopo cinque anni di residenza legale in Italia, il Permesso CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno) dovranno dimostrare la conoscenza dell’italiano almeno di livello A2 esibendo dei titoli di studio adeguati oppure sottoponendosi ad un test che valuti la loro competenza linguistica. La procedura viene ben illustrata in un articolo del Sole 24 ore.

Sull’onda di questa nuova norma, in Alto Adige, il Presidente della Provincia di Bolzano vorrebbe invece per gli immigranti un test di tedesco - richiesta stoppata immediatamente dal Governo. Ancora, il Presidente Zaia della Regione Veneto aggiunge anche la conoscenza del dialetto veneto.

Certamente la conoscenza della lingua italiana è fondamentale per favorire il processo di integrazione, ma è legittimo che lo Stato italiano chieda ai cittadini immigrati questa competenza senza fornire loro nessuna opportunità per apprenderla? In questo caso la lingua può essere trasformata in uno strumento di potere?

Su questo interviene sul sito Progetto Melting Pot Europa la Prof.ssa Monica Barni, direttrice del Centro CILS, Università per Stranieri di Siena:

Lingua dunque che diventa ostacolo, barriera all’inserimento sociale, di più ancora, un motivo di espulsione dal nostro territorio, quando verrà reso operativo l’Accordo di Integrazione previsto dal Pacchetto Sicurezza, che introduce un sistema di prove e crediti ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno.

Tornando al test di italiano, critiche arrivano anche dalle associazioni del volontariato che, fino ad oggi, sono state le più attive a promuovere corsi di italiano e, nonostante questo, non trovano nella normativa il riconoscimento delle certificazioni da loro rilasciate.

In una recente ricerca il Censis ha indicato che l’85% delle persone migranti parlano almeno un italiano sufficiente. Probabilmente nel restante 15% ci sono le persone già analfabete nella lingua di origine che ancora arrivano in Italia soprattutto per ricongiungimento familiare, specie donne che negli Stati a forte emigrazione rappresentano ancora le percentuali più alte della mancata scolarizzazione. E queste persone riusciranno a superare un test che prevede anche una prova scritta?

Ma i test di italiano, come pensati dal nostro Governo, presentano altre criticità che legano la lingua all’acquisizione di diritti, alla stabilizzazione del soggiorno che il permesso annuale o al massimo biennale non garantisce. Tutto questo a partire dai 14 anni, mettendo a rischio anche il diritto all’unità familiare, così come ci spiega Neva Cocchi di Progetto Melting Pot Europa, o anche semplicemente allungando i tempi del rilascio del permesso.

Nel primo giorno sono state 243 le richieste inoltrate al Ministero.

Nel frattempo il forum Pd lancia la campagna «Imparo l'italiano e sono cittadino» e presenta una proposta di legge che chiede vengano finanziati dei corsi di italiano.

Proprio in ottobre sono stati tagliati il 60 per cento dei corsi serali statali; un taglio su cui è bene riflettere, a fronte dell’ultimo rapporto della Caritas in cui si afferma che gli immigrati contribuiscono all’11% del Pil italiano.

Per concludere segnaliamo una “Lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti”dal titolo “Contro un’esistenza a punti” della Rete Scuole di Italiano per Migranti di Bologna: ben riassume il percorso tortuoso dei cittadini di origine non italiana per mantenere il permesso di soggiorno che con i test d’italiano ha preso il via.



Test di italiano per 400mila

Test d'italiano per 400mila

di Leonard Berberi, Francesca Maffini, Francesca Padula

6 dicembre 2010

Il test di italiano rischia di diventare più difficile per le prefetture che per gli immigrati. Giovedì parte la procedura online, mentre gli esami veri inizieranno a febbraio (entro 60 giorni dalla prime richieste). Dove? Nei «centri provinciali per l'istruzione degli adulti» che la circolare del 16 novembre del ministero definisce «capillarmente diffusi sul territorio», ma che le prefetture si affannano a individuare in queste ore. Per quanti immigrati? Sui numeri, gli uffici territoriali hanno ancora meno certezze. Gli aspiranti sono tanti, l'impatto è stato finora sottostimato. «Almeno 700mila stranieri hanno i requisiti.

Di sicuro non tutti presenteranno subito la richiesta, ma è plausibile che 400-500mila immigrati extracomunitari, stabilmente in Italia, possano farlo» spiega Gian Carlo Blangiardo, demografo all'università di Milano Bicocca ed esperto della Fondazione Ismu per la multietnicità. Il quale avanza questa valutazione tenendo conto sia dei dati Istat sulla popolazione straniera residente al 1° gennaio 2010, sia di un'indagine svolta per il ministero del Welfare sull'"anzianità" di residenza della popolazione straniera.

La conoscenza dell'italiano sarà condizione indispensabile perché un immigrato d'ora in avanti ottenga la ex "carta" di soggiorno, oggi permesso Ce per lungosoggiornanti, documento ambito da quanti hanno il requisito dei cinque anni di residenza regolare e possono dimostrare di possedere un reddito da lavoro in Italia. Documento che non scade e va rinnovato solo dopo 5 anni.

Le prefetture provano a valutare l'impatto che le nuove pratiche avranno sugli sportelli unici dell'immigrazione, già provati dall'arretrato della sanatoria 2009 per colf e badanti e ancora più a rischio per il mancato rinnovo dei 650 contratti a lavoratori interinali in scadenza a fine dicembre. E si affidano agli uffici scolastici regionali (ex provveditorati). «Per ora sappiamo solo che i centri saranno una ventina in tutta la Lombardia» dicono a Milano. «Stiamo lavorando per trovare le sedi, ma al momento non si possono dare indicazioni – precisa Pina Maria Biele, dirigente dell'area immigrazione della prefettura di Brescia –. Appena avremo l'elenco ci sarà una circolare con tutte le informazioni». A Firenze l'accordo sarà siglato oggi. Torino aspettava la nomina del nuovo dirigente scolastico, da questa settimana si definiranno le sedi. A Bari sono stati individuati sei istituti scolastici dove si tengono corsi per adulti e che dispongono di laboratori con postazioni informatiche. Scelti in base alla fruibilità e alla concentrazione degli stranieri sul territorio della provincia. Ma l'ultima parola spetterà all'ufficio scolastico regionale. «Per il momento, saranno ancora i centri temporanei permanenti a ospitare gli esami – precisa Maria Santorufo, dirigente dell'ufficio per l'immigrazione della prefettura di Lecce – perché i centri provinciali per l'istruzione degli adulti non sono ancora stati attivati».

L'obbligo del test di italiano dal 9 dicembre è contenuto nel decreto del ministero dell'Interno del 4 giugno che fissa le modalità per ottenere la nuova "carta" di soggiorno (e introduce l'«accordo di integrazione» bloccato il 26 novembre dai pareri negativi della Conferenza unificata Stato-Regioni). Gli interessati dovranno dimostrare di avere una conoscenza dell'italiano pari al livello A2 definito dal quadro comune di riferimento europeo: una competenza definita pre-intermedia che permette di comprendere frasi ed espressioni usate frequentemente, leggere testi semplici, scrivere messaggi su argomenti familiari. Il rilascio della ex "carta" è subordinato al superamento con un punteggio di almeno 80 su 100.

Esonerato dal test chi ha una certificazione sulla conoscenza dell'italiano, chi ha conseguito un diploma in Italia; i dirigenti e i lavoratori altamente specializzati di società con sede o filiali in Italia, i professori universitari, traduttori, interpreti e giornalisti corrispondenti dovranno solo presentare il diploma o autocertificare il loro status.

I cittadini stranieri devono fare domanda, anche attraverso i patronati, collegandosi al sito internet http://www.testitaliano.interno.it/ Le prefetture ricevono le richieste, controllano i documenti e convocano, entro 60 giorni, gli interessati per svolgere la prova. Gli enti certificatori (università degli Studi Roma Tre, l'università per stranieri di Perugia e quella di Siena, e la Società Dante Alighieri) costruiscono le linee guida per il test, i relativi punteggi e la durata della prova.

I centri provinciali per l'istruzione degli adulti hanno anche il compito (sulla carta) di istituire apposite commissioni che definiscono il contenuto della prova sulle linee guida degli enti certificatori, li correggono e comunicano i risultati alla prefettura. Così il cerchio si chiude, con la questura che, verificato l'esito, accende il semaforo verde (o ferma la procedura con quello rosso) per il rilascio del permesso. Il tutto, si legge nella circolare, «senza che derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». E senza che l'immigrato abbia costi superiori a quelli di una normale richiesta per il permesso di soggiorno (poco più di 70 euro). Sarà la direzione centrale per le politiche dell'immigrazione del ministero dell'Interno ad assegnare, sulla base delle indicazioni delle prefetture, i finanziamenti per ciascuna sessione di svolgimento del test alle istituzioni scolastiche.

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