Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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martedì 15 febbraio 2011

20 e 23 febbraio e 7 marzo, Roma: Proiezioni di "Una Scuola Italiana" Asinitas Onlus



Prossime proiezioni del film

Una scuola italiana

di Giulio Cederna e Angelo Loy

Premio Avanti! Torino Film Festival

Menzione speciale CINEMA.DOC
 
il documentario girato nel 2009, è un racconto corale della vita della scuola Carlo Pisacane, situata nello storico quartiere di Roma Tor Pignattara, e definita ghetto dalla stampa e dalla politica nazionale  perché gli alunni di origine straniera arrivano a superare l’80%.  Attraverso le voci di maestre, operatori, bambini e mamme,  la scuola appare come un laboratorio sull’Italia che verrà.  L'invito è a riflettere su un tema epocale e complesso, che non può essere risolto senza interrogarsi a fondo sul tema della cittadinanza ai bambini figli di genitori stranieri ma nati in Italia.

Potete seguire il calendario delle proiezioni del film al seguente indirizzo

Per contattare la segreteria del film
e/o per organizzare una proiezione del film:

Asinitas Onlus
 
____________________________
 
 
Venerdì 23 febbraio, ore 17.00
 
Sala Di Liegro della Provincia di Roma

Palazzo Valentini, Via 4 novembre 119

Intervengono:
Luigia Panarello: responsabile pari opportunità Avvocatura dello Stato; On. Jean Leonard Touadì; Claudio Cecchini: Ass. servizi sociali Provincia di Roma; Maria Rita Stella: Ass. alla scuola Provincia di Roma; Patrizia Prestipino: Ass. politiche giovanili, sport e turismo Provincia di Roma; Paolo Masini: vicepresidente commissione politiche educative e scolastiche - Assemblea capitolina, Comune di Roma; Carla Di Veroli: Ass. politiche culturali, giovanili e pari opportunità Municipio XI, Comune di Roma; Paola Vaccari: associazione Fare la differenza; Francesca Nodo: scuola Gramsci; Annarita Marino: coordinatrice educativa scuola di infanzia Carlo Pisacane; Le maestre della scuola d’infanzia e della scuola elementare Carlo Pisacane.

Modera Cecilia Bartoli: Asinitas onlus



Domenica 20 febbraio, ore 21.30

FUSOLAB

via G. Pitacco 29, Roma

A seguire dibattito con gli autori, le maestre della scuola C.Pisacane, S. Salacone (ex dirigente Iqbal Masih), Gianmarco Palmieri (presidente Municipio VI), l’osservatorio antirazzista Pigneto-Prenestino




Lunedì 7 marzo, ore 17.00

Campidoglio, Sala protomoteca

On. Andrea Sarubbi; On. Fabio Granata; Claudio Cecchini: Ass. servizi sociali Provincia di Roma; Vinicio Ongini: MIUR; Gianluigi De Palo: Ass. alle politiche scolastiche e della famiglia, Comune di Roma; Gianmarco Palmieri: presidente MunicipioVI; Della Passarelli; casa editrice Sinnos; Dal mondo della scuola: Maria Letizia Ciferri, dirigente scuola elementare Di Donato; Flora Longhi: dirigente istituto Laparelli (ex Carlo Pisacane); Annarita Marino: coordinatrice educativa scuola dell’infanzia Carlo Pisacane; Vania Borsetti: insegnante scuola elementare Carlo Pisacane; Claudio Tosi: CEMEA del mezzogiorno; Cecilia Bartoli: Asinitas onlus.

Modera Paolo Masini: vicepresidente alla Commissione politiche educative e scolastiche, Assemblea capitolina, Comune di Roma



Sarà possibile firmare l'appello nel corso delle proiezioni del film, altrimenti puoi stampare l'appello e spedirlo firmato al seguente indirizzo:

Asinitas onlus, via Minturno 57, 00177 Roma





19 febbraio, Bologna: Assemblea/Incontro "Uniti contro la Crisi - Verso il Primo Marzo 2011 - Rete SIM Rete delle Scuole Italiano Migranti Bologna





Sabato 19 febbraio 2011 - ore 10


Programma

Ore 10 - Assemblea Plenaria

Dal workshop di Marghera (Democrazia e Welfare: salario, reddito, redistribuzione della ricchezza) all’incontro di Reggio Emilia, uniti contro la crisi verso il primo marzo 2011 ed oltre

Interventi e temi in discussione:
un nuovo spazio per costruire alternativa, la crisi globale ed il diritto di scelta, il ricatto dentro la crisi, diritti di cittadinanza democrazia e rivolte, la pratica dello sciopero e lo sciopero generale, i diritti come bene comune, lo schiavismo del lavoro nero, la lingua e la costruzione del comune

Ore 13 - Pausa Pranzo

Ore 14 - Assemblea plenaria (seconda parte)

Ore 16 - Workshop/Incontro:
la lingua come costruzione del comune

Scuole di italiano, associazioni, organizzazioni, volontari, migranti, per la costruzione di una campagna contro l’introduzione del test di lingua come barriera per l’accesso ai diritti, per affermare il diritto alla formazione ed all’apprendimento come strumenti per costruire nuovo welfare e nuova democrazia

Info - Retesim Bologna info@retesim.it
letteraaperta@retesim.it
Questa crisi è piena di ricatti ed ingiustizie.

Certo, anche altre epoche, da sempre, lo sono state.

E non c’è ricatto più pericoloso in questo momento di quello che ci divide, ci separa, ognuno impegnato a risolvere da sé la sua condizione, sia essa imposta da un super-manager, dai tagli di una riforma, o dall’ingiustizia di una sanatoria truffa.

Certo, ognuno di noi vive una condizione diversa, particolare, da cui liberarsi.

Per anni quella dei migranti ci ha raccontato la storia di un ricatto costruito sulla vita e sulla morte di migliaia di persone, che minacciava di estendersi a tutti.

Oggi, guardandoci intorno, ci accorgiamo che il ricatto della crisi e della precarietà sono già il mare in cui tutti noi (ex-garantiti e non) siamo immersi, ma soprattutto la comune sfida quotidiana da affrontare insieme: uniti.

Per questo battersi oggi con i migranti, affrontare la partita dell’immigrazione, su cui governi ed economie hanno costruito fortune finanziarie ed elettorali, riguarda noi tutti, qualunque sia la nostra provenienza: significa batterci per il nostro futuro. Perché Marchionne, la Gelmini, Maroni, non ci stanno semplicemente proponendo la fine del contratto nazionale, i tagli di una riforma o leggi ingiuste e razziste, ma un altro nuovo modello di società, una nuova economia dei rapporti sociali, una nuova gerarchia dei diritti, una traiettoria di violenze rinnovate e nuovi ricatti, per disegnare nuove forme di sfruttamento.

Insieme, abbiamo bisogno di scrivere la nostra alternativa, la nostra uscita dalla crisi: un nuovo statuto dei diritti, del welfare, della redistribuzione del reddito, della cittadinanza. Per questo crediamo sia il momento di rimetterci in cammino ancora (anche se non abbiamo mai smesso di esserlo, anche se lo abbiamo fatto altre volte); è il momento di riprovarci, in tanti ed uniti, convinti che la ricerca della trasformazione, per la condizione di vita di ognuno di noi, sia un pezzo anche della ricerca degli altri.

E’ una sfida, almeno quanto è una sfida quella che ci viene proposta da Marchionne, dal Governo, dalla crisi, e a quell’altezza dovremo provare ad affrontarla.

IL PRIMO MARZO SARA’ UN’OCCASIONE PER FARLO: E NOI CI SAREMO!

Sarà l’occasione per ridare forza alle battaglie per la dignità, per il diritto di restare dove si è scelto di vivere, per il diritto a non migrare forzatamente, come dal Maghreb all’Egitto fino al cuore dell’Europa, stanno affermando milioni di persone: le migliaia di ricercatori non più disposti a fuggire, le migliaia di operai non più disposti a tacere, le migliaia di migranti che qui hanno scelto di vivere non disposti ad andarsene.

Per affermare il nostro orizzonte: il diritto di scelta, di decidere del nostro futuro.

I terreni su cui confrontarci sono molti, a partire dalle istanze poste con la sanatoria e per la regolarizzazione permanente, dalle contraddizioni aperte dalle direttive europee alla violenza della detenzione e dei respingimenti, dalla spinta a liberarsi dalla schiavitù e dallo sfruttamento del lavoro nero e sottopagato, alla battaglia contro i nuovi ostacoli proposti dall’accordo di integrazione e dalle norme che trasformano l’apprendimento della lingua da diritto a dispositivo di esclusione.

Il 19 febbraio, vogliamo ritrovarci per cercare insieme la strada da percorrere, verso lo sciopero generale e generalizzato, per tracciare insieme un orizzonte ed il cammino per raggiungerlo. Per confrontarci con le enormi trasformazioni in corso e le immediate istanze su cui misurarci, indisponibili a cedere al ricatto della divisione di chi ci chiede di barattare i nostri diritti o quelli di altri in cambio di un povero futuro.

Uniti contro la crisi, uniti contro il razzismo e lo sfruttamento.

UNITI CONTRO LA CRISI



sabato 20 novembre 2010

Contro un’esistenza a punti, lettera aperta della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti di Bologna contro l’Accordo di Integrazione e la certificazione della competenza linguistica: "Non contestiamo l’utilità dell’apprendimento della lingua italiana, ma siamo contrari ad un disegno che lo pone come requisito per l’accesso ai diritti."

Contro un’esistenza a punti: Lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti

Firma on-line la lettera aperta

Melting Pot sottoscrive la lettera aperta della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti di Bologna contro l’Accordo di Integrazione e la certificazione della competenza linguistica.

Nei prossimi mesi sarà approvato il Regolamento attuativo per il rilascio del permesso di soggiorno a punti, mentre dal 9 dicembre 2010 sarà in vigore il decreto legislativo che prevede la certificazione della conoscenza della lingua italiana pari al livello europeo A2 ai fini dell’ottenimento del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

Si tratta di due disposizioni contenute nella legge 94/2009 che collegano il permesso di soggiorno ad una nuova sfera di doveri e condizioni, che andranno a complicare ulteriormente l’accesso al soggiorno regolare ed ai relativi diritti, con il risultato che chi non riuscirà ad adeguarsi agli standard linguistici e di comportamento fissati dall’Accordo di Integrazione sarà mantenuto nell’irregolarità.

Il tentativo dichiarato è quello di promuovere un’integrazione selettiva che mantenga nella precarietà i migranti, bloccando l’ascesa verso diritti e status giuridici definiti.

Contro questi provvedimenti pubblichiamo il documento della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti di Bologna che rifiuta ogni strumentalizzazione della lingua italiana e della conoscenza, invitando tutti a sottoscriverlo.

Per approfondire:



Piano per l’integrazione nella sicurezza. Identità e Incontro di Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Interno, Ministero della Formazione e della Ricerca



Contro un’esistenza a punti
Lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti

Firma on-line la lettera aperta

E’ iniziato quest’estate l’iter per l’approvazione dell’Accordo di Integrazione previsto dal Pacchetto Sicurezza, che introduce un sistema di prove e crediti ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno.

L’Accordo sperimenta un nuovo ed ulteriore vincolo al diritto di soggiorno dei migranti sul territorio italiano, subordinandolo al raggiungimento di competenze ed obiettivi in ogni ambito dell’esistenza, dalla conoscenza della lingua italiana al raggiungimento di standard abitativi, dalla conoscenza di non meglio chiarite "regole del vivere civile" fino all’iscrizione al servizio sanitario. Ogni atto compiuto dal cittadino straniero - da una semplice infrazione amministrativa all’ottenimento di un titolo di studio, passando per la stipula di un contratto d’affitto o un mutuo - sarà sottoposto a verifica e successivamente premiato o sanzionato attraverso un sistema di punti con cui verrà misurato il suo grado di integrazione e di conseguenza la sua possibilità di esercitare i propri diritti (che, per inciso, si mantengono sempre inferiori a quelli dei cittadini italiani).

Dalla lettura dello schema del decreto emerge la volontà di incentivare e favorire comportamenti virtuosi le cui condizioni sono nella realtà e nella quotidianità assolutamente utopiche, quando non espressamente ostacolate dalla normativa stessa.

Citiamo a titolo di esempio le enormi difficoltà che un migrante incontra nello stipulare un contratto di affitto (6 crediti) in un mercato immobiliare dove le discriminazioni etniche sono all’ordine del giorno.

Oppure quando è in possesso della sola ricevuta di richiesta del permesso o, ancora, di fronte ai costi esorbitanti degli affitti, che lo costringono a condividere un appartamento subaffittandolo ad altri.

Tutto ciò nel pieno di una crisi lavorativa che forza le famiglie alla morosità e le pone a rischio di sfratto.

Ad essere premiata è anche la scelta del medico di base (4 crediti), ignorando la condizione di marginalità, ghettizzazione e disinformazione in cui sono tenuti i lavoratori migranti. Si pensi solamente allo stato di isolamento ed abbandono dei lavoratori in nero nelle campagne del sud. La loro salute è di fatto affidata a ONG come Medici Senza Frontiere che normalmente garantiscono le cure mediche in contesti di guerra ed in paesi in via di sviluppo.

Ulteriori punti vengono poi attribuiti ai titoli di studio conseguiti in Italia, senza considerare che una larga parte dei migranti ha già una formazione qualificata, con diplomi e specializzazioni che il nostro sistema considera carta straccia. In più non si favorisce l’accesso all’istruzione superiore, che resta un lusso per chi non ha solide reti di appoggio familiari, dal momento che borse di studio ed altri incentivi sono insufficienti.

Tra le velleità, le astrattezze, le ipocrisie e le incoerenze che animano tutto il provvedimento non ci stupisce di trovare tra i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno anche la competenza linguistica: il migrante ha due anni di tempo per raggiungere un livello di certificazione A2 ed ottenere così 20 crediti.

In caso di mancata certificazione il permesso di soggiorno è dapprima prorogato di un anno e poi revocato.

A partire da dicembre la stessa certificazione A2 sarà vincolante per l’ottenimento del permesso per soggiornanti di lungo periodo, un documento a tempo indeterminato che riconosce ai migranti maggiori diritti e welfare, liberandoli dall’incubo di ritornare all’irregolarità se perdono il lavoro.

È evidente che non contestiamo l’utilità dell’apprendimento della lingua italiana, ma siamo contrari ad un disegno che lo pone come requisito per l’accesso ai diritti.

Come insegnanti delle scuole di italiano auto-organizzate abbiamo sempre considerato la conoscenza della lingua uno strumento di autonomia e crescita personale, un mezzo indispensabile per interagire con il mondo circostante, per dar forma ai desideri e per esprimere la propria coscienza critica.

Abbiamo sempre preso le distanze da un modello di insegnamento che prevede la trasmissione unidirezionale di nozioni, convenzioni e concetti formali, che non tiene conto di quanto l’apprendimento sia un percorso lungo e accidentato, sottoposto ad infinite variabili - differenze di genere, relativi livelli di scolarizzazione ed enciclopedia pregressi, modalità e tempi di studio, condizioni quotidiane soggettive di vita e di lavoro - e che tratta l’alunno come un soggetto da educare mediante il trasferimento meccanico e acritico di conoscenze e valori da riattivare attraverso test di competenza ed esami di certificazione.

Invece è solo un processo di conoscenza reciproca e non unilaterale che aiuta a sconfiggere i sentimenti di diffidenza ed i pregiudizi agitati anche nelle linee guida previste dal Piano per l’Integrazione nella sicurezza stilato dal Governo, così come la paura che "le diverse tradizioni e culture di provenienza entrino in collisione con il nostro assetto valoriale". Il timore che culture e tradizioni diverse possano collidere con, e avere il sopravvento su una presunta "cultura italiana" è la cifra che da anni caratterizza il dibattito politico ufficiale in materia di immigrazione. Noi non condividiamo questo timore, perché interpretiamo il confronto quotidiano con culture e tradizioni diverse come stimolo e necessità per costruire insieme la società di oggi e di domani e perché crediamo che a interagire siano sempre persone, la cui soggettività non è riducibile a totalizzanti categorie sovraindividuali di cui esse sarebbero rappresentanti o esponenti.

Trasformare quindi l’apprendimento dell’italiano in un vincolo propedeutico ai diritti delle persone - oggi tutti ancorati al permesso di soggiorno - da un lato sconvolge l’idea da noi praticata di conoscenza della lingua e dall’altro crea un odioso legame di causalità con il reato di clandestinità, che riteniamo illegittimo e a cui ci opponiamo aprendo le nostre scuole anche a chi non ha il permesso di soggiorno. Stabilire una soglia universale di conoscenza della lingua al di sotto della quale gli individui restano o tornano "clandestini" strumentalizza pericolosamente il processo di acquisizione della lingua, stravolge e nega in partenza ogni ipotesi di integrazione e crescita individuale e collettiva.

Per tutto questo riteniamo che il modello proposto con l’Accordo di Integrazione sia fallimentare. E non solo nel porsi come incentivo all’apprendimento della lingua italiana, ma anche laddove si pone come dispositivo per divulgare la "cultura civica e della conoscenza della vita civile in Italia" (da 6 a 12 crediti).

Di fatto, con l’Accordo di Integrazione, lo Stato si deresponsabilizza rispetto ai suoi doveri di assicurare le condizioni indispensabili affinché tutti i migranti possano raggiungere standard soddisfacenti di qualità della vita, sostituendo la propria funzione di agente di promozione dei percorsi di integrazione con quella di soggetto di sanzionamento disciplinare. Basta pensare alla costante riduzione, verso l’azzeramento, di ogni risorsa utile all’alfabetizzazione ed alla mediazione linguistica e culturale nelle scuole di ogni ordine e grado (vedi riforma Gelmini), nei Centri Territoriali Permanenti e negli enti locali, alla mancanza di un coerente programma di formazione rivolto agli operatori delle amministrazioni pubbliche, in primis Questura e Prefettura, sulle problematiche migratorie, su doveri, diritti e procedure formali su cui troppo spesso si riscontra una scarsa conoscenza da parte dei soggetti "competenti" e una difformità di giudizio a seconda della città in cui ci si trova.

È difficile sintetizzare le tante considerazioni scaturite dalla lettura dell’Accordo di Integrazione e dal "Piano per l’integrazione nella sicurezza. Identità e Incontro" stilato dal Governo. Identità, cultura, integrazione, legalità, sicurezza sono temi troppo importanti e delicati per essere strumentalizzati al fine di ottenere consenso su politiche razziste e repressive nei confronti dei migranti e per celarne i tragici effetti in termini umani, sociali e di violazione dei diritti.

Per questo motivo invitiamo associazioni, insegnanti, operatori ed educatori a partecipare ad un confronto aperto su questo provvedimento, che forse non costringerà necessariamente le scuole a cambiare la loro funzione ed organizzazione ma modificherà comunque il rapporto dei migranti con la conoscenza e con tutti gli "operatori del sapere" sul territorio, a partire dalle scuole pubbliche fino alle scuole di italiano per migranti delle associazioni. Rigettiamo ogni ipotesi di trasformazione dei centri del sapere, dell’incontro e della condivisione in centri per il controllo e l’accertamento di competenze funzionali al mantenimento di diritti raggiunti attraverso sacrifici e pagando prezzi altissimi.

Invitiamo a sottoscrivere questa lettera aperta che vuole avviare un dibattito sui principi, le conseguenze, le modalità di applicazione dell’Accordo di Integrazione e siamo disponibili ad organizzare un incontro di discussione tra tutti gli interessati.

Rete Scuole di Italiano per Migranti di Bologna
(Aprimondo-Centro Poggeschi, Associazione Ya Basta! Bologna, Scuola SIM XM24, Famiglie Insieme, Scuola By Piedi-Chiesa Evangelica Metodista, Scuola Alfabeti Colorati)


Fonte: Melting Pot