Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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venerdì 22 novembre 2013

29 novembre, Italia: Assemblea on line per costruire la Carta di Lampedusa


Lampedusa chiama, noi rispondiamo.
Una web conference per iniziare a costruire l'incontro dei movimenti euromediterranei sull'isola.

Lampedusa ha bisogno di noi. Perché è già passato oltre un mese dal naufragio del 3 ottobre scorso ed in questo periodo abbiamo visto ancora sbarchi, ancora morti, perché non è finita l'attesa dei superstiti e non si è risolto il dramma delle vittime e delle loro famiglie. Perché nonostante tutto quello che è successo, ancora, l'Europa ed i suoi Stati propongono come unica ricetta di "gestione" dei fenomeni migratori la politica del confine, della detenzione, del rafforzamento di Frontex, delle operazioni militari/umanitarie di controllo delle frontiere.

Lampedusa ha bisogno di noi perché rischia di essere utilizzata per l'ennesima volta dalla politica istituzionale. Perché mentre le telecamere dei media si sforzano di raccontare la vita di un'isola accogliente, l'operazione Mare Nostrum l'ha trasformata in un'enorme caserma, polo logistico delle operazioni di pattugliamento del controllo del Mediterraneo.

Lampedusa ha bisogno di noi perché deve poter sperare in un futuro diverso, così come milioni di cittadini che vivono lo spazio Euromediterraneo hanno bisogno di poter sperare in un'Europa diversa. Per questo rispondiamo all'appello lanciato dall'isola per dare vita ad un percorso di cambiamento vero dell'Europa, delle sue politiche e delle regole nazionali e comunitarie che la costringono a vivere una vita di frontiera: "la carta di Lampedusa". Un patto, una coalizione, un incontro, una campagna nazionale ed euromediterranea.

Perché Lampedusa ha bisogno di tutti quelli che vorranno mettersi in movimento a partire dal rifiuto della logica del controllo delle frontiere, dei respingimenti, dell'arretramento del diritto d'asilo, della detenzione, della clandestinizzazione, della discriminazione, dello sfruttamento, della negazione dei diritti di cittadinanza.Noi tutti abbiamo bisogno di Lampedusa, della sua verità, della tenacia di chi ci vive, della voglia di non farsi utilizzare per l'ennesima volta da chi dice di voler cambiare per poi non cambiare mai nulla se non in peggio.

A partire da questo, invitiamo tutti ad una assemblea on-line il prossimo venerdì 29 novembre alle ore 18.30, una web conference per discutere insieme la costruzione di un grande incontro Euromediterraneo, di una campagna di lotta e di proposta per un'Europa diversa.

Aprirà l'assemblea l'Associazione culturale Askavusa di Lampedusa.

Partecipano e promuovono:

Edda Pando, Prendiamo la parola - Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa - Gabriella Guido, LasciateCIEntrare - Filippo Miraglia, Arci - Paolo Cognini, Ambasciata dei Diritti Marche - Dagmawi Yimer, Archivio delle Memorie Migranti - Alberto Biondo, Laici Missionari Comboniani - Judith Gleidze, Borderline Sicilia/Borderline Europe - Sergio Bontempelli, Ass.Africa Insieme Pisa - Serena Fondelli, ex Colorificio Liberato/Progetto Rebeldia Pisa - Francesca Di Pasquale, Osservatorio contro le discriminazioni razziali Nourredine Adnane - Grazia Naletto, Lunaria - Alessandra Sciurba, Progetto Melting Pot Europa - Patrizio Gonnella, Associazione Antigone - Piero Soldini, CGIL - Alfonso Di Stefano, Rete Antirazzista catanese - Luca Bertolino, Razzismo Stop - Fulvio Vassallo Paleologo - Martina Pignatti Morano, Un Ponte Per - Federica Sossi, Venticinqueundici - Antonio Sanguinetti, Esc Infomigrante - Stefano Galieni, Rifondazione Comunista - Laura Greco, A Sud - Neva Cocchi, Cs TPO - Pamela Marelli, Associazione Diritti per Tutti Brescia - Alessandra Ballerini, Terre des Hommes - Manila Ricci, Associazione Rumori Sinistri - Mimma D'Amico, Csa Ex Canapificio Caserta - Valeria Gambino, Un Ponte Per - Stefano Corradio, Articolo 21 - Ahmed Id Bella, Razzismo Stop - Federica Zambelli, Associazione Città Migrante - Marco Furfaro, SEL - Cecilia Mingarelli, Labpuzzle - Cinzia Greco, CIPSI - Bruna Serio, YoMigro - Stefania Ragusa, Corriere delle migrazioni - Anna Lodeserto, European Alternatives - Daniele Frigerio, Giù le Frontiere - Giovanna Cavallo, Action

Per partecipare all'assemblea on line scrivi a
redazione@meltingpot.org, verranno inviate le istruzioni per accedere alla web conference.
E' auspicata la partecipazione di realtà collettive che desiderano mettersi al lavoro per costruire insieme a noi la "Carta di Lampedusa".

domenica 10 novembre 2013

Naufragio dell’11 ottobre - L’Italia sapeva e non è intervenuta

Fabrizio Gatti dalle pagine dell’Espresso denuncia i ritardi: omissione di soccorso. 268 morti, almeno 60 i bambini annegati.

Solo pochi giorni fa il Premier Letta da Dublino lanciava il suo monito: "sull’immigrazione l’Italia fa la sua parte, ma non è sufficiente, ora tocca all’Europa".

Sarebbe sufficiente una lettura neppure troppo attenta del parere sui CIE espresso dal Comitato Nazionale per la Bioetica commissionato proprio dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per far risultare l’affermazione del Primo Ministro un tantino azzardata, ma ecco che a pochi giorni da quelle frasi lanciate con tanta sicurezza dal premier con le "palle d’acciaio", emerge la verità su quale sia la parte che gioca l’Italia nello scacchiere delle politiche di controllo dell’immigrazione europee.

La denuncia viene dalla penna di Fabbrizio Gatti che, sulle pagine dell’Espresso, propone la ricostruzione dei fatti dell’11 ottobre scorso attraverso le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti.

A pochi giorni dalla strage del 3 ottobre infatti, un’altra barca con a bordo quasi 500 persone in fuga dalla Siria, 150 dei quali bambini, entrave nelle acque di nessuno, quelle in cui si gioca l’ormai decennale rimpallo di responsabilità tra Italia e Malta. In 268 persero la vita, almeno 60 i bambini annegati.

Secondo Mohanad Jammo, primario dell’Unità di terapia intensiva e anestesia dell’Ibn Roshd Hospita in Siria, "nella notte precedente al naufragio le raffiche di mitra sparate da una motovedetta libica avevano forato lo scafo che, alle 17.10, si è rovesciato ed è affondato. Un elicottero ha raggiunto il punto alle 17.30, sei ore e mezzo dopo la prima chiamata di emergenza. La prima nave militare maltese alle 17.51. Quelle due ore perse avrebbero permesso all’elicottero di arrivare alle 15.30, alla nave militare alle 15.51. E ai soccorritori partiti da Lampedusa, su un veloce pattugliatore della Guardia di Finanza, di essere operativi già poco dopo le 13 e non dopo le 18.30. Ci sarebbe stato insomma tutto il tempo per concludere il trasferimento dei passeggeri e metterli in salvo."

Così però non è andata. La puntale ricostruzione dei testimoni racconta di una serie di telefonate satellitari alla Guardia Costiera italiana in cui veniva lanciato l’SOS dal natante che imbarcava acqua, senza però che seguisse alcuna operazione di salvataggio. Solo dopo molte ore, una voce dall’altro capo del telefono avrebbe invitato i naufraghi a rivolgersi alle autorità maltesi.

Di seguito un estratto dall’articolo dell’Espresso. Di fatto la denuncia di un omicidio plurimo.

Il dottor Jammo spiega: «Ho chiamato il numero italiano prima delle 11 del mattino. Ha risposto una donna. Mi ha detto in inglese: dammi esattamente la posizione. Le ho dato le coordinate geografiche. Le ho detto: “Per favore, siamo su una barca in mezzo al mare, siamo tutti siriani, molti di noi sono medici, siamo in pericolo di vita, la barca sta affondando”. Se hanno una registrazione, sentiranno esattamente queste parole: “Stiamo andando verso la morte, abbiamo più di cento bambini con noi. Per favore, per favore, aiutateci, per favore”».

Per un’ora e mezzo non accade nulla: «Richiamo il numero, sono circa le 12.30. Ripeto chi sono. È la stessa donna. Mi risponde: “ok, ok, ok” e chiude. Ma non succede nulla. Nessuno ci richiama. Richiamo io dopo mezz’ora. Ormai è l’una del pomeriggio. La donna mi mette in attesa e dopo un po’ risponde un uomo. Mi dice: “Guardate, siete in un’area sotto la responsabilità delle forze maltesi”. Dovete chiamare la Marina maltese. L’ho supplicato: “Per favore, stiamo per morire”. E lui: “Per favore, potete chiamare le forze maltesi, adesso vi do il numero...”. Dalla mappa vedevamo che Lampedusa era a soli 100, 110 chilometri. Malta ad almeno 230 chilometri. Per questo avevamo chiamato gli italiani».

Il dottor Jammo aggiunge che l’uomo non gli ha detto il nome, il grado o il ruolo: «Ma per colpa della centrale di soccorso italiana abbiamo perso due ore fondamentali. Era rimasto davvero poco tempo per noi. È l’una e comincio a chiamare e richiamare i maltesi. Alle tre del pomeriggio mi assicurano che in 45 minuti sarebbero arrivati. Alle quattro mi dicono: “Ok, siamo sicuri della vostra posizione, ma abbiamo ancora bisogno di un’ora e dieci minuti per raggiungervi”. Dieci minuti dopo le cinque tutti i nostri bambini sono annegati e non è arrivato nessuno».


[ Melting Pot 9 novembre 2013 ]

giovedì 24 ottobre 2013

Da Lampedusa - Ripartiamo da qui! Venite a scrivere la Carta di Lampedusa

Askavusa: invitiamo tutte le associazioni, i collettivi, le organizzazioni d’Italia e d’Europa ad un grande incontro sull’isola insieme al Sindaco Nicolini, ai pescatori, ai commercianti, ai soccorritori, ai migranti e a tutti i cittadini. Sono oltre 20.000 i morti (accertati) d’immigrazione che già giacciono in fondo al Mediterraneo. L’inevitabile tragedia del 3 ottobre, oltre a provocare la morte di altre centinaia di persone, ha fatto venire al pettine molti nodi. E’ emerso infatti una volta per tutte il paradosso delle politiche di chiusura delle frontiere che, se da un lato generano clandestinità utile a sostenere le fondamenta del sistema economico globale, dall’altro identificano il migrante come responsabile del fallimento di questo modello.

Nonostante ciò, politici e sedicenti difensori della democrazia e dei diritti umani hanno invocato ulteriori rafforzamenti dei dispositivi militari di Frontex e dei piani europei di controllo e protezione delle frontiere, imponendo ancora una volta il militarismo come unico modello capace di evitare le tragedie in mare. La smentita è purtroppo arrivata nel giro di pochi giorni, quando l’ennesimo naufragio al largo dell’isola ha provocato decine di morti.

Da oltre 20 anni tutti gli stati europei si sono impegnati nella creazione e nel rafforzamento delle misure di contrasto all’immigrazione clandestina facendo di queste un pilastro delle politiche migratorie nazionali ed europee. Intanto, a Lampedusa, il migrante detenuto in un centro chiuso, indegno, destinato a divenire un ingranaggio del motore del grande business, respira la stessa aria della donna di Lampedusa che non può partorire sull’isola perché non vi sono le strutture sanitarie adeguate, di chi rischierà di morire durante un disperato trasferimento in elicottero sulla terraferma per una emergenza che un ospedale avrebbe potuto benissimo affrontare, del bambino costretto in strutture scolastiche inadeguate, di un cittadino che è costretto a pagare i carburanti più cari d’Europa e che magari, essendo pescatore, è costretto a demolire la barca, perché il carburante è troppo caro.

E’ da qui, oggi, che dobbiamo ripartire. 
Non ne possiamo più di promesse di cambiamento, di slogan da campagna elettorale, di lacrime di circostanza e di cordoglio da prima serata. 
Vogliamo ritrovarci insieme a tutti coloro che credono che quelle stragi potevano essere evitate e che un cambiamento sia possibile. 
Vogliamo parlare di proposte reali, come l’apertura di un canale umanitario, l’abolizione della Bossi-Fini, il cambiamento del sistema di accoglienza, la cancellazione di quello di detenzione ed il ripensamento del regolamento di Dublino, una nuova Europa fondata sui diritti . 
Per questo invitiamo tutte le associazioni, i collettivi, le organizzazioni d’Italia e d’Europa a prendere parte a un grande incontro sull’isola insieme al Sindaco Nicolini, ai pescatori, ai commercianti, ai soccorritori, ai migranti e a tutti i cittadini di Lampedusa, per scrivere insieme la Carta di Lampedusa.

Associazione Askavusa

La prossima tappa per costruire il percorso della Carta di Lampedusa sarà l’assemblea telematica che si terrà nelle prossime settimane su www.meltingpot.org, una web-conference per discutere insieme l’incontro di Lampedusa. A breve tutte le info

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lunedì 21 ottobre 2013

Vite infrante sulle muraglie della Fortezza Europa. Governo tombarolo di Pina Piccolo


Pubblicato su 21 ottobre 2013 da REDAZIONE ALMA.BLOG

Cercavo un appellativo o una metafora che potesse calzare l’iniquo operato del governo delle larghe intese in tutto l’iter degli annegamenti al largo di Lampedusa dal 3 ottobre fino alla celebrazione farsa dei funerali di Stato in absentia dei corpi degli oltre 300 annegati da respingimento (ossia giovani per lo più provenienti dal Corno d’Africa annegati a causa di leggi inique approvate da entrambe le compagini governative e che sono state oggetto di oltre 100 richiami per violazioni dei diritti umani da parte dei massimi organismi internazionali per i diritti umani). Mi sono venute in mente locuzioni bibliche del tipo “sepolcri imbiancati” per denunciarne l’ipocrisia ma alla fine ho dovuto coniare la neo-locuzione “governo tombarolo”. Per tombarolo, nel significato classico del termine, si intende un violatore di tombe, ladruncolo alla ricerca di tesori o di modesti averi che al malcapitato defunto i familiari avevano fatto indossare o messi al loro fianco per accompagnarli nel viaggio dell’aldilà. L’attività di addobbare la salma si può considerare un’attività consolatoria per chi restava nel senso che nel rito si riaffermava una certa “normalità” dello status del defunto, continuava a condividere interessi anche estetici con chi continuava invece a vivere. L’attività del tombarolo invece consisteva nella cinica, egoista raccolta dei frutti del rito.

Oggi ad Agrigento, dopo vari tentennamenti, il governo italiano, in tutte le sue compagini e colori di pelle, si presterà a un’ulteriore operazione di spogliazione dei morti, cioè cercheranno di spogliare nuovamente il corpo in absentia di oltre 300 giovani eritrei, somali e altri provenienti dal bacino mediterraneo di qualsiasi gioiello potessero ancora avere addosso. Nelle varie piazze di Italia nelle scorse settimane, si sono sentiti spesso i rappresentanti istituzionali locali rammaricarsi per il “tragico naufragio”, versare lacrime, forse anche sentite, per le vite spezzate. Ma come dice una canzone del cantautore lampedusano Giacomo Sferlazzo “Unnavi curpi u mari” (cioè il mare non ha colpe) se la barca in pericolo non è stata soccorsa da ben tre pescherecci per paura di ritorsioni da parte del sistema penale italiano. Non sono le forze della natura a respingere bensì precise forze politiche che hanno codificato sistemi iniqui per impedire la libera circolazione anche di persone in pericolo di vita, mentre si sforzano in ogni modo di fare leggi che consentano la libera circolazione di merci e capitali (questi ultimi senza controllo alcuno).

Nei media a grande diffusione si sono spese migliaia di parole e di righe di scrittura per fare ipotesi su scafisti, navi madre e non si è quasi mai sentito pronunciare il nome “Isaias Afewerki” il dittatore che in Eritrea impone il servizio militare a vita, che ha il maggior numero di giornalisti al mondo ospiti delle sue prigioni e i cui arsenali sono rimpinguati dalle armi provenienti dall’industria bellica del fiorente nord –est italiano. Il paese è stato definito dalle più importanti associazioni per i diritti umani una prigione a cielo aperto eppure a quasi a nessun giornalista viene la tentazione di fare un collegamento tra le condizioni politico-sociali economiche di quel paese e l’arrivo di tanti giovani in fuga. Non si è trovata traccia nella stampa italiana di un giornalismo d’indagine che si prenda la briga di investigare le committenze del governo eritreo per quanto riguarda industrie tessili e molti altri prodotti di imprenditori italiani. Né si è fatta alcuna illazione sul perché sia stato consentito a rappresentanti ed ufficiali eritrei di ispezionare e riconoscere le salme, proprio quelle di giovani provenienti da un paese per cui l’italia finisce per riconoscere lo status di rifugiato politico. Non si palesa nessuna contraddizione nel fatto che ai rappresentanti delle istituzioni eritree sia lecito curiosare tra i corpi dei morti e non ai parenti venuti con gran sacrificio da lontano per avere almeno la consolazione di dare l’ultimo saluto al proprio congiunto. Infatti nella fretta e furia del governo italiano di far sparire i corpi un gran numero di essi non sa neppure dove sia ubicata la tomba del proprio congiunto. E tutto questo per non parlare della sorte toccata ai sopravvissuti a cui sono state prese le impronte e che sono stati prontamente accusati del reato di clandestinità. Quindi paradossalmente per i morti si è prospettata la possibilità di garantire la cittadinanza mentre per i vivi si è proceduto a dare ben altra ospitalità nei famigerati centri di identificazione di espulsione.

Si possono in un certo senso anche scusare i sindaci, gli assessori, rappresentanti dell’italiano medio al cui “ruolo” (per usare una parola di cui ci si riempie molto la bocca in Italia) non compete la conoscenza approfondita di politica estera, ma ai massimi rappresentanti del governo italiano questo compete e come. Eppure, in questo strano rito funebre domani, dove saranno assenti i corpi degli annegati da respingimento, domani accanto alle massime rappresentanze del governo italiano siederanno non i genitori e gli amati delle persone annegate ma i rappresentanti del governo eritreo, cioè gli aguzzini dalle due sponde. In un discorso classico delle migrazioni queste “istituzioni” rappresenterebbero le forze di “push” e “pull” (cioè le forze che “spingono” a lasciare un paese e le forze che “attraggono” verso un altro paese) solo che nel caso, dell’Italia e della sua ex colonia Eritrea perfino queste incombenze sono svolte con una grande doppiezza per cui il paese che teoricamente dovrebbe “attirare” è quello che in realtà respinge (e adesso si munisce perfino di droni per farlo con maggiore efficienza) e il paese che spinge è quello che attraverso tutta una serie di sotterfugi ci guadagna dall’esodo di massa dei suoi giovani “attirando” dentro le sue casse parte dei loro magri guadagni(le ambasciate eritree dotate in tutto il mondo di una fittissima rete di informatori esigono una tassa mensile del 2 per cento sugli introiti dai loro connazionali anche se sono fuggiti all’estero come rifugiati politici).

Quindi oggi i tombaroli nostrani e quelli del regime di Afewerki pure in assenza delle salme, dopo aver creato le condizioni che hanno portato alla morte di oltre 300 persone che cercavano la vita, procederanno con le belle parole a spogliare la parte più fulgida della loro impresa. Cioè, le “istituzioni” ben lontano dal prodigarsi in un atto di cambiamento, cercheranno con una narrazione pietistica di trafugare la narrazione di fiducia nel futuro, di progetto di realizzare le proprie aspirazioni che era insita nella fuga delle persone annegate. Il loro corpo in fuga da e in arrivo a rappresentava la possibilità di una diversa narrazione, troncata appunto non dalla natura ma dalle leggi inique degli esseri umani. La maggior parte di loro, attraverso sacrifici di intere famiglie, era alla ricerca di un posto in cui la vita non fosse compressa dai voleri e dagli interessi di un regime (un desiderio di cambiamento di condiviso da milioni di giovani in tutto il Nord Africa e Medio Oriente , appunto quelli che in altre nazioni si trovano protagonisti di rivolte e rivoluzioni). Domani credo che il miglior tributo che possiamo dare alle loro speranze nel futuro è di spegnere il canale sulla dissacrazioni dei tombaroli governativi, di unirci ai fratelli e alle sorelle eritrei che venerdì prossimo organizzeranno una manifestazione a Montecitorio per far rivivere la narrazione alternativa. Ed impegnarci perché questa storia non venga dimenticata appena spente le luci dei riflettori, non solo perché quella storia merita di vivere ma anche perché non è poi una storia tanto diversa dalla nostra, è la ricerca di una diversa narrazione di quelle che possono essere le nostre vite, il nostro presente e il nostro futuro.

di Pina Piccolo

sabato 19 ottobre 2013

19 ottobre, Palermo: Proiezione di "Lampedusa 2011, nell'anno della Primavera araba" e Askavusa a Palermo nell'ambito di Le vie dei tesori


Ore 21 facoltà di Giurisprudenza
Via Maqueda 172
Aula Chiazzese 
Ingresso libero fino a esaurimento posti

LAMPEDUSA,
L’APPRODO DELLA SPERANZA

con Mauro Seminara e Giacomo Sferlazzo

La terra di mezzo. L’approdo della speranza. Il Checkpoint Charlie del Terzo Millennio. Ovvero Lampedusa, l’isola nel Canale di Sicilia dove sono arrivati negli ultimi dieci anni migliaia e migliaia di uomini in fuga dalla guerra, dalla violenza, dalla fame. A poche settimane dal più grande naufragio avvenuto nel Mediterraneo dal dopoguerra a oggi, con oltre 350 vittime, e mentre l’Italia e l’Europa si interrogano su come rispondere all’ondata di profughi dall’Africa e dalla Siria, un incontro con due uomini che vivono sulla frontiera Lampedusa. Il primo è il documentarista Mauro Seminara, autore di “Lampedusa 2011, nell’anno della Primavera araba”, il film che racconta contraddizioni e ipocrisie dell’accoglienza e che il sindaco Giusi Nicolini ha regalato al papa in occasione della sua visita storica sull’isola. Il secondo è il cantautore di Lampedusa Giacomo Sferlazzo, in prima linea nell’aiuto dai migranti, anima dell’associazione “Askavusa” che da anni raccoglie le fotografie e gli oggetti lasciati dai naufraghi sul mare e nei barconi. Due voci fuori dal coro per raccontare, con parole e musica, la tragedia che ogni giorno avviene sulle nostre coste. A seguire, la proiezione del documentario.

21 ottobre, Palermo > Agrigento: Sangue Nostrum al Molo San Leone

Dalla parte delle vittime. La cerimonia istituzionale è tardiva e ipocrita.

Lunedì 21 alle ore 16 al molo San Leone di Agrigento le autorità politiche di questo paese, responsabili delle leggi e delle politiche che hanno causato le stragi di migranti nel Mediterraneo parteciperanno ad una commemorazione per le vittime dell’ultimo naufragio di Lampedusa. 

La loro presenza sarà una vera e propria irrisione al lutto dei congiunti delle vittime. 

I corpi degli annegati degli ultimi naufragi sono stati dispersi nell’intero territorio siciliano e moltissimi sono già stati fatti inumare senza che i familiari e gli amici accorsi da tante parti del mondo e gli stessi sopravvissuti al naufragio potessero salutarli.

La Prefettura di Agrigento, che ha coordinato tutta l'operazione su disposizione dell’autorità governativa, ha negato anche ai parenti la semplice informazione sui luoghi di sepoltura impedendo loro di poterli raggiungere e di raccogliersi sulle tombe dei propri cari, sostenendo che si tratta di “dati sensibili”. Le autorità preposte oggi frappongono ai parenti all’identificazione dei defunti “impedimenti burocratici”.

È in atto, insieme a un letterale occultamento delle salme di centinaia di persone la cui morte grava sulle scelte italiane ed europee in materia di immigrazione e asilo, un’operazione di occultamento della memoria, individuale e collettiva, portata avanti calpestando anche quel sentimento di pietas che rende dignità agli esseri umani.

La fretta di fare scomparire quei corpi sembra accompagnata alla fretta di dimenticare, forse per paura che la parte migliore di questo paese, come ha già cominciato a fare, si rivolti finalmente contro decenni di politiche omicide che insultano le nostre coscienze, e chieda un cambiamento profondo e reale.

Ci uniamo alla denuncia del sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, rispetto alla “confusione” e ai “ritardi” con cui sta così colpevolmente avvenendo l’ultimo scempio dopo la tragedia. 

Andremo ad Agrigento per denunciare l'ipocrisia dei rappresentanti istituzionali e la gestione autoritaria delle ultime emergenze connesse al dramma vissuto dalle famiglie degli annegati e dal popolo siciliano solidale e a lutto. Per ribadire che questo è “sangue nostrum” e non “mare nostrum”, perché il mare e la terra sono di tutti, e l’umanità è una soltanto.

Andremo ad Agrigento per rinnovare la nostra promessa, unico modo di rispettare quelle bare, di continuare a combattere per la libertà, i diritti e la dignità delle persone in fuga da guerre e persecuzioni o in cerca semplicemente di un’esistenza più giusta.

Daremo voce al dolore, ma anche all’indignazione per le politiche proibizioniste e xenofobe che hanno già assassinato non meno di ventimila persone e trasformato il mare Mediterraneo in un immenso cimitero liquido. 

Daremo voce alla rabbia per lo spreco enorme di risorse per le operazioni militari “umanitarie”, in realtà finalizzate all’intimidazione dei migranti e a rendere ancora più incerto il raggiungimento della meta per chi fugge dal proprio paese nella speranza di costruirsi una vita migliore o, semplicemente, una vita."

L’appuntamento da Palermo è lunedì 21 Ottobre alle ore 13:00 alla Stazione Notarbartolo, con mezzi propri. 

Jodit Abraha (comunità eritrea-etiope Palermo)-Osservatorio contro le discriminazioni razziali Noureddine Adnane-Laici Missionari Comboniani Palermo-S.Chiara-Salesiani Palermo-Sportello immigrati COBAS-Laboratorio ZETA-Borderline Sicilia Onlus - CGIL

venerdì 18 ottobre 2013

18 ottobre, Palermo: Lampedusa beach. Reading teatrale all'interno de Le vie dei tesori all'Archivio Storico Comunale


Lampedusa Beach

in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Palermo

di Lina Prosa, con Alida Giardina

Un reading teatrale tratto dallo spettacolo che ha portato la siciliana Lina Prosa alla Comédie-Française, prima autrice e regista italiana nella storia plurisecolare dell’istituzione teatrale più antica d’Europa.

“Lampedusa beach”, tra poesia e denuncia, ha per protagonista Shauba, migrante africana. La donna annega a pochi metri dall’arrivo e, mentre sta lentamente scendendo verso il fondo del mare, racconta un’odissea fatta di memorie personali, di convivenza con i pesci, di esperienze fisiche straordinarie. A dare voce a Shauba, a Palermo, Alida Giardina.

Archivio storico comunale, Via Maqueda 157

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Evento incluso ne Le vie dei tesori. Festival di luoghi e idee

mercoledì 16 ottobre 2013

"Mare Nostrum": commenti e domande di Amnesty

COMUNICATO STAMPA - CS131-2013

OPERAZIONE 'MARE NOSTRUM':
COMMENTI E DOMANDE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA

L'annuncio dell'avvio della cosiddetta operazione 'Mare Nostrum' da parte del governo italiano solleva inizialmente, secondo Amnesty International Italia, commenti e domande.

In particolare, l'organizzazione per i diritti umani ha notato che nella descrizione delle operazioni da parte del vice presidente del Consiglio Alfano e di altri esponenti istituzionali, si e' fatta menzione di due distinte funzioni: il controllo delle frontiere - con riferimento esplicito all'effetto di deterrenza - e il soccorso in mare.

E' positivo, per Amnesty International Italia, che le autorita' italiane si stiano dando in modo chiaro l'obiettivo di rafforzare il soccorso in mare, anche attraverso un piu' accurato monitoraggio dello spazio interessato.

Alla luce del fatto che e' necessario improntare ogni azione governativa al rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, Amnesty International Italia ritiene fondamentale sapere come l'aspetto del soccorso in mare sara' conciliato con quello del controllo delle frontiere: soprattutto, occorrono maggiori dettagli sulle 'regole del gioco, ossia di cosa fare nelle diverse situazioni' da definire 'di concerto con i ministeri competenti', come dichiarato nella conferenza stampa di presentazione dell'operazione.

Un interrogativo stringente riguarda, in particolare, il luogo in cui saranno condotte le persone soccorse in alto mare, rispetto al quale il vice presidente Alfano ha fatto un chiaro riferimento all'intenzione di condurle in un 'porto sicuro' e di rispettare il diritto internazionale.

Amnesty International Italia vorrebbe avere la certezza che il governo italiano non consideri la Libia 'porto sicuro'. L'organizzazione per i diritti umani ha notato con preoccupazione che dal dibattito di questi giorni sono risultati assenti elementi di chiarimento sullo stato della collaborazione tra Italia e Libia e sulle intenzioni dell'Italia a riguardo.

A luglio Amnesty International Italia aveva scritto al presidente del Consiglio Letta, alla vigilia del suo incontro col primo ministro libico Zidan, sottolineando ancora una volta l'inopportunita' di ogni cooperazione in materia di controllo dell'immigrazione con un paese, la Libia, che viola i diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, sottoponendoli a detenzione sistematica, maltrattamenti e torture.

A oggi, la posizione del governo italiano sulla cooperazione con la Libia resta poco trasparente.

Ulteriori informazioni

Il 14 ottobre 2013 il governo italiano ha dato il via, in un vertice di governo, all'operazione 'Mare Nostrum', definita 'militare e umanitaria' e dichiaratamente mirata al rafforzamento dell'attivita' di sorveglianza e soccorso nel mar Mediterraneo. Gli obiettivi e le caratteristiche principali dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa dal vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno Angelino Alfano e dal ministro della Difesa Mario Mauro, assieme al capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e al comandante delle Capitanerie di porto, ammiraglio ispettore capo Felicio Angrisano.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 16 ottobre 2013

Per interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361

domenica 4 marzo 2012

9 marzo, Palermo: Convegno "L'immigrazione... che non si dice"


CONVEGNO
L’immigrazione … che non si dice 
Palermo, venerdì 9 marzo 2012
ore 09.30

Venerdì 9 marzo, alle ore 09.30, a Palermo presso la “Sala Gialla” di Palazzo dei Normanni (piazza del Parlamento, 1) si terrà il convegno “L’immigrazione … che non si dice”, durante il quale verranno presentati il Dossier Statistico Immigrazione, realizzato a cura di Caritas di Roma, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, e il libro “Sullo stesso barcone. Lampedusa e Linosa si raccontano”, realizzato dai cronisti volontari dell’Ufficio Migrantes di Messina.

Introdurrà i lavori il dott. Mario AFFRONTI, direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes di Palermo; a seguire, i saluti dell’on. Francesco CASCIO, presidente dell’Ars, dell’on. Giovanni ARDIZZONE, deputato dell’Ars e presidente dell’Associazione Parlamentare “Amicizia Sicilia-Tunisia”, di mons. Benedetto GENUALDI, direttore della Caritas Diocesana di Palermo, del dott. Alfonso CINQUEMANI, direttore del Centro Astalli di Palermo e di don Domenico LUVARÀ, delegato ispettoriale VIS Sicilia.
 
Il titolo del convegno è stato scelto allo scopo di raccontare un altro volto dell’immigrazione troppo spesso tenuto in secondo piano: L’immigrazione … che è risorsa; L’immigrazione … che è cronaca di prossimità; L’immigrazione … che è persona. Uomini e donne con progetti, sogni, desideri: che sono indispensabili per l’economia e la crescita del nostro Paese; che fanno fatica a praticare la cittadinanza a causa di una legge che li discrimina; che lanciano un appello a riconsiderare il nostro sistema di accoglienza nei confronti di chi è costretto a scappare dal proprio Paese e chiede protezione.
 
Il diac. Santino TORNESI, direttore dell’Ufficio regionale per le Migrazioni della C.E.Si., presenterà il fenomeno migratorio, nel contesto nazionale e regionale, alla luce del nuovo Rapporto; quindi, la dott.ssa Elena DE PASQUALE e il dott. Nino ARENA, autori del libro e don Stefano NASTASI, parroco di Lampedusa, racconteranno l’esperienza vissuta durante l’emergenza sbarchi 2011, evidenziando, anche attraverso la proiezione di un video, come la comunità di Lampedusa e Linosa vi abbia fatto fronte.
 
I lavori saranno moderati da don Sergio NATOLI, dell’Ufficio Migrantes di Palermo, e le conclusioni verranno affidate a mons. Giancarlo PEREGO, direttore generale della Fondazione Migrantes.

L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Parlamentare “Amicizia Sicilia - Tunisia” (grazie alla quale sarà possibile distribuire ai partecipanti copia del libro presentato), con il Centro Astalli di Palermo e con la Ong VIS Sicilia.

A quanti lo richiederanno, a conclusione dei lavori, verrà rilasciato l’attestato di partecipazione.

Per informazioni:
diacono Santino TORNESI cell. 338.2017995; e-mail: migrantes.me@tiscali.it




venerdì 16 dicembre 2011

17 dicembre, Palermo: Lampedusa tra cinema, musica e satira

Sabato 17 Dicembre alle ore 19.00
al Laboratorio Zeta 

LAMPEDUSA tra cinema, musica e satira



Ore 17:30
Presentazione del libro
“Le rughe sulla frontiera – Lampedusa Restiamo Umani!”
a cura di Gianpiero Caldarella edito da Navarra Editore.
Inaugurazione della mostra omonima che sarà visitabile dal 17 al 20 dicembre dalle 18:00 alle 21:00

Ore 18:00
Proiezione dei film:
"La collina della vergogna. Informazione in emergenza"
di Antonino Maggiore
e
“The Last Shore - Fino all'ultima spiaggia"
di Fabrizio Basano

Ore 20:00
Aperitivo rinforzato

Ore 21.00
Incontro dibattito:
Lampedusa e l'emergenza oggi.

Presentazione della raccolta firme per la cittadinanza dei migranti promossa dall’Arci Sicilia (Anna Bucca)

Ore 22.00
Concerto di Giacomo Sferlazzo
e presentazione del nuovo cd "Lampemusa"


giovedì 24 novembre 2011

2 dicembre, Palermo: Primavera Araba: Guerra e Migranti, incontro con Alessandro Dal Lago


Primavera Araba Guerra e Migranti
Incontro con Alessandro Dal Lago
Venerdì, 2 dicembre · 15:30 - 18:30
Facoltà di Lettere e Filosofia
Collettivo Universitario Autonomo - Palermo


Piazza Tahir è di nuovo in tumulto, decine di migliaia di uomini e donne si accalcano, discutono, impongono ai media mainstream l'immagine di una piazza che non si piega ai manganelli, le pallottole, al gas nervino...
La "Primavera Araba" sta disegnando la carta di un nuovo Mediterraneo abbattendo seppur idealmente le frontiere della "Fortezza Europa" all'interno della quale i movimenti guardavano al Maghreb riconoscendone le pratiche e gli slogan dei giovani tunisini o egiziani esprimendo vicinanza, rivendicando gli stessi linguaggi.

Abbiamo assistito al "Lampedusa show" una gestione governativa e mediatica che ha voluto portare la situazione al limite estremo, fino allo scontro tra i detenuti del "C.I.E." e i lampedusani, "C.I.E." sempre più "Lager" a cielo aperto che regolano i flussi e l'eccedenza di mano d'opera.

L'aggravarsi della crisi prospetta nuove ondate di migrazioni, le direttive della B.C.E. impongono tagli al welfare, e all'assistenza sociale, la destra xenofoba europea cavalca la crisi additando i soliti responsabili di sempre, mentre i movimenti europei aspettano la contaminazione dal Maghreb, il definitivo salto di qualità verso la "Degage Mania".... 

INTERVENTI: 

Alessandro Dal Lago, docente di sociologia
Università degli studi di Genova 

Vincenzo Guarrasi, docente di Geografia
Università degli studi di Palermo 

Giorgio Bisagna, consulente legale per i migranti
Foro di Palermo




mercoledì 2 novembre 2011

2 novembre: Giornata della memoria per i migranti morti

PER NON DIMENTICARE MAI
2 NOVEMBRE : GIORNATA DELLA MEMORIA PER I MIGRANTI MORTI

Questa giornata nasce dal desiderio di NON DIMENTICARE MAI i migranti vittime e colpevoli di aver osato cercare un luogo dove vivere meglio.
Dal 1988 sono morti circa 17856 persone nel tentativo di varcare le frontiere dell'Europa. In maggioranza giovani, hanno lasciato il paese di origine in un viaggio di non ritorno. E' lecito domandarsi dove questi giovani siano finiti.
Da anni infatti, alcune famiglie dall'Africa, dall'Asia, dal sud del mondo continuano ad interrogarsi su queste misteriose scomparse ma il loro appello finisce nel totale disinteresse delle istituzioni dei paesi d'origine e di tutta la stampa e comunità internazionale.
Trappole, centri di detenzione e barriere alle frontiere vengono costruite per fermare il flusso di essere umani dal sud al nord. I migranti vengono cinicamente respinti, lasciati morire, resi oggetto di ogni violenza, privati della loro libertà, confinati. Il mar mediterraneo che per gli italiani è soprattutto luogo di mete turistiche, è per gli immigrati provenienti dalle sponde africane luogo di tragedia, violenza e morte. 
Splendidi luoghi naturali quali il deserto del Sahara, il monte Sinai e tanti altri sono diventati testimoni di stragi di innocenti per sostenere un sistema politico-economico-culturale sempre più in decadenza.
Perché tanto silenzio intorno a queste vittime della politica delle frontiere? In tempo di crisi c'è chi pensa che parlare di migranti sia inutile. Mai come in questo momento occorre essere tutti uniti per ricreare un nuovo sistema che non lasci nessuno indietro! Essendo una mancata presa di posizione,il silenzio è il peggior complice di questa tragedia e contribuisce aumentare la xenofobia.


Promuoviamo il 2 novembre, un evento laico, inter-religioso, internazionale, non-violento, affinchè possa risvegliare la coscienza umana che si oppone alle logiche perverse di coloro che, in nome di un nuovo ordine mondiale, in realtà stanno operando per creare una restaurazione che ci coinvolgerà tutti e ci renderà più poveri e meno liberi.


Bastano pochi secondi con un pensiero, una candela accesa, una parola, un fiore,un piccolo gesto, per far rivivere in questa giornata quelli che sono scomparsi. 
In alcune località d'Italia intere comunità si fermeranno per richiamare la nostra attenzione sulle vittime di un sistema mondiale repressivo, nel quale il migrante è diventato il capro espiatorio.
E' il caso di Imola con un appuntamento sul ponte delle acque, organizzato dal comitato primo marzo e dall'associazione Giù le Frontiere: molte persone si ritroveranno per spargere petali di fiori nel fiume;nel cimitero di Lampedusa (nell'angolo delle vittime senza nome) e nei diversi luoghi di culto in tutta la penisola si potranno depositare fiori e accendere una candela.


Aderisci anche tu a questa giornata in memoria dei migranti per NON DIMENTICARE MAI.

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PRIMO MARZO "Una giornata senza di noi. Sciopero degli stranieri"

Stranieri non dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà.



lunedì 17 ottobre 2011

23 ottobre; Lampedusa: Presentazione del libro "Sullo stesso barcone"


MIGRANTES - Fondazione della CEI
Ufficio Regionale per le Migrazioni della CESi

Invitano alla
presentazione del libro

Sullo stesso barcone
Lampedusa e Linosa
si raccontano

Lampedusa, domenica 23 ottobre 2011
ore 17.00
Chiesa “S. Gerlando” – Salone parrocchiale

per informazioni:
diacono Santino TORNESI
cell  338.2017995
fax  090.6684212

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COMUNICATO STAMPA
 
Domenica 23 ottobre, alle ore 17.00, a Lampedusa, nel salone parrocchiale della Chiesa di “S. Gerlando”, verrà presentato il libro “Sullo stesso barcone. Lampedusa e Linosa si raccontano”, voluto dalla Fondazione Migrantes e pubblicato dalla Tau-Editrice, un lavoro realizzato grazie alla partecipazione dell’Ufficio Regionale per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Siciliana e
dell’Ufficio Diocesano Migrantes di Messina.

La presentazione sarà introdotta e moderata da Don Stefano NASTASI, parroco di Lampedusa. A seguire gli interventi di S.E. Mons. Bruno SCHETTINO, arcivescovo di Capua e presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI, di S.E. Mons. Domenico MOGAVERO, vescovo di Mazara del Vallo e membro della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI, di Mons. Giancarlo PEREGO, direttore generale della Fondazione Migrantes e del Diac. Santino TORNESI, direttore dell’Ufficio Regionale per le Migrazioni della CESi.

La parola passerà poi agli autori del libro, Elena DE PASQUALE e Nino ARENA, giornalisti e cronisti-volontari dell’Ufficio Diocesano Migrantes di Messina.

Il libro, strutturato in dodici capitoli, racconta i giorni della grande emergenza vissuti nelle Isole delle Pelagie a seguito dell’esodo dalle coste nordafricane di migliaia di uomini, donne e bambini che a bordo di malandati “pezzi di legno” hanno raggiunto le coste di Lampedusa e di Linosa, lasciandosi alle spalle la povertà e le guerre che dilaniano i Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo.

Gli autori hanno voluto documentare quei giorni, andando oltre la quotidiana cronaca degli eventi, ma cercando di capire a fondo come gli isolani, da tutti riconosciuti in quei giorni come “maestri d’accoglienza”, abbiano vissuto le fasi più concitate di oltre due intensi mesi di sbarchi, che hanno portato a Lampedusa più di seimila migranti, tanti quanti sono i residenti censiti nelle Pelagie. I giornalisti nel corso dei due viaggi nel cuore del Mediterraneo, il primo nel mese di aprile e il secondo nel mese di maggio, hanno raccolto le testimonianze, le riflessioni, i pensieri e gli sfoghi di lampedusani e linosani, capaci di reggere sulle proprie spalle il peso di un’emergenza che sin dalla notte del primo imponente sbarco, il 9 febbraio 2011, hanno affrontato in completa solitudine. I silenzi della politica, l’indifferenza dell’Europa, il fallimento di una diplomazia incapace di attivare opportuni strumenti di intervento, sono considerati dalle comunità delle Pelagie le ragioni principali dei momenti di tensione vissuti nei giorni degli incessanti sbarchi dei disperati. Prigionieri della loro “i-solitudine”, lampedusani e linosani hanno dato vita a un “macchina della solidarietà”, che ha permesso di rompere il muro della diffidenza andando incontro a chi ha avuto bisogno di un pacco di biscotti, di una bottiglia di latte o anche solo di un sorriso.

Gli abitanti della “maggiore” delle due consorelle del Mediterraneo, che hanno trovato nella parrocchia guidata da Don Stefano Nastasi il proprio “quartier generale” di accoglienza, non si sono tirati indietro e ancora oggi, a distanza di mesi, nonostante i recenti fatti di settembre, sentono il bisogno di ricordare e condividere insieme momenti che hanno fatto riscoprire il vero significato dell’essere “Isola delle Genti”, rifugio sicuro e faro di speranza nella culla del Mediterraneo. Ieri come oggi, oggi come domani.

Per informazioni:
Santino TORNESI
Ufficio Regionale Migrantes Palermo - 338.2017995
migrantes.me@tiscali.it
 
Raffaele IARIA
Fondazione Migrantes Roma - 06.66170939 - 339.296081
r.iaria@migrantes.it




giovedì 6 ottobre 2011

Terre des Hommes: è dovere delle ONG denunciare le violazioni dei diritti umani, specie se si tratta di minori - “A Lampedusa operato solo con fondi privati”

Terre des Hommes: è dovere delle ONG denunciare le violazioni dei diritti umani, specie se si tratta di minori - “A Lampedusa operato solo con fondi privati”

A seguito dell’articolo pubblicato oggi su “Il Giornale” (Il business dei diritti umani), Terre des Hommes vuole precisare che ha operato a Lampedusa esclusivamente con fondi privati, senza ricevere il benché minimo contributo dal Viminale, per garantire il rispetto dei diritti dei minori migranti secondo la legge italiana e le convenzioni internazionali su cui lo Stato Italiano si è impegnato.

“Operare per la tutela dei diritti dell’infanzia, come fa la nostra Fondazione da 50 anni, non significa operare contro il Governo italiano, ma svolgere un’importante azione di sollecitazione nei suoi confronti al rispetto delle leggi vigenti che, chiaramente, non possono essere soggette a interpretazioni di parte”, dichiara Federica Giannotta, Responsabile diritti dei Bambini di Terre des Hommes. “Attivare le procedure per l’apertura della tutela e del rilascio del permesso di soggiorno per minore età, vuole dire, semmai, garantire la legalità ed il diritto di difesa, costituzionalmente previsto, anche in stato di emergenza”.

“A Lampedusa abbiamo riscontrato alcune gravi violazioni della normativa italiana in materia di accoglienza dei minori stranieri e, come è nostro compito, le abbiamo prontamente segnalate alle autorità competenti per ristabilire lo stato di diritto. La denuncia del permanere delle violazioni è anch’essa un importante strumento di democrazia a cui non intendiamo né possiamo rinunciare, visto che si tratta della vita di adolescenti, bambini e perfino neonati, alcuni dei quali sono stati trattenuti anche 60 giorni in assenza di provvedimenti amministrativi e di convalide giudiziarie, all’interno di strutture in condizioni igienico-sanitarie assolutamente inadeguate. Purtroppo il risultato è che ci è stato negato, dopo tre mesi di strenuo lavoro, il rinnovo delle autorizzazioni a operare a Lampedusa”, conclude Giannotta.


Rossella Panuzzo
Ufficio Stampa Terre des Hommes
02 28970418 - 340 3104927

sabato 1 ottobre 2011

LAMPEDUSA DICHIARATA PORTO NON SICURO, A RISCHIO IL SALVATAGGIO IN MARE. Preoccupazione per la prassi del trattenimento dei migranti su navi






C O M U N I C A T O S T A M P A
30 settembre 2011

ROMA – L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e Save the Children – che dal 2006 operano all’interno del Centro di Soccorso e Prima Accoglienza di Lampedusa come partner nel Progetto Paresidium - esprimono la propria preoccupazione in merito alla decisione delle autorità italiane di dichiarare Lampedusa porto non sicuro.
 
Tale decisione rischia di indebolire l’intero sistema di soccorso in mare di migranti e richiedenti asilo e al tempo stesso di aumentare la complessità ed il livello di rischio delle operazioni di salvataggio. Non essendo infatti più previsto attraccare a Lampedusa, l’effettiva capacità di soccorrere della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza verrebbe compromessa dalla distanza necessaria per raggiungere un altro porto – es. Porto Empedocle a 120 miglia nautiche - specialmente in tutti i casi di condizioni meteo-marine avverse e laddove vi siano persone con urgente bisogno di cure mediche, minori e persone in condizione di vulnerabilità.
 
Pertanto le organizzazioni partner di Praesidium auspicano che il centro di Lampedusa possa al più presto essere ripristinato al fine di poter svolgere in condizioni dignitose una funzione di prima accoglienza e transito, ospitando i migranti per il tempo strettamente necessario alle attività di assistenza ed identificazione, in attesa del rapido trasferimento in apposite strutture sul territorio.
 
Pur consapevoli della particolare pressione a cui è stata sottoposta l’isola negli ultimi tempi e dell’attuale limitata capacità delle sue strutture di accoglienza, le tre organizzazioni partner ritengono importante, al fine di salvare vite umane, che Lampedusa rimanga comunque un porto di approdo.
 
Inoltre, in riferimento ai recenti episodi di trattenimento de facto di migranti a bordo di navi, le organizzazioni esprimono contrarietà riguardo ad una prassi che solleva una serie di dubbi in merito alle condizioni di permanenza e alla sua stessa legittimità, in assenza delle garanzie previste dalla legislazione vigente. UNHCR, OIM e Save the children auspicano che tali prassi non siano reiterate e che, quanto prima, le autorità competenti trovino soluzioni adeguate in linea con quanto previsto dal diritto italiano ed internazionale.
 
Uffici stampa per informazioni:
UNHCR 06 80212318
OIM 06 44186207
Save the children 06 48070023



giovedì 29 settembre 2011

Tunisia-Lampedusa-Palermo-Porto Empedocle-Tunisia: Adesso le traversate clandestine del Canale di Sicilia si concludono cosi'

Anche i tunisini della Moby Vincent sono stati rimpatraiti - Sono stati tutti fatti scendere dalla Vincent in mattinata e su dei bus condotti all'aeroporto di Palemo per essere rimpatriati. Dopo un vergognoso viaggio di una settimana almeno sulle CIE galleggianti.

http://www.siciliano.it/video.cfm?id=12539
 
 
Teleacras Agrigento del 29 settembre 2011
 
La nave "Moby Vincent" a Porto Empedocle. Un centinaio di immigrati, trattenuti a bordo, adesso in pullman e poi in volo verso il rimpatrio.
 
Eccola qui, a Porto Empedocle. Ancorata. Non e' una nave da crociera. E' la "Moby Vincent", ed e' stata ribattezzata il "Cie galleggiante". Si', il Centro di identificazione ed espulsione dei clandestini, sul mare. La domanda: che succede? La risposta, usando un esempio che tramanda la storia: durante i giorni del sequestro di Aldo Moro tanti brigatisti detenuti sono stati trasferiti nelle super carceri. E cosi' a Palermo la sera delle stragi di Capaci e via D'Amelio altrettanti boss sono stati deportati all'Asinara o a Pianosa. Ebbene, il pomeriggio del 21 settembre scorso, a Lampedusa, alcuni tunisini hanno incendiato il Centro d'accoglienza, e poi hanno fomentato una rivolta sull'isola, culminata nello scontro violento con residenti e forze dell'ordine. Il braccio dello Stato non ha ritardato la controffensiva. In 48 ore oltre mille tunisini sono stati trasferiti in fretta e furia da Lampedusa che, nel frattempo, e' stata dichiarata "Porto non sicuro", perche' il Centro, incendiato, non e' piu' capace di accogliere migranti. Altri extracomunitari sono sbarcati a Porto Empedocle, ed altri ancora, in viaggio di trasferimento, sono stati trattenuti a bordo delle navi della Moby Lines, tra Palermo e Porto Empedocle, tanto che la Procura di Palermo indaga su un presunto alquanto anomalo stato di detenzione a bordo. Nel frattempo, oggi, il centinaio di migranti ospiti della balena Moby Vincent sono sbarcati ancora sulla terraferma, la banchina del molo di Porto Empedocle, la discesa e la risalita, sui pullman, in viaggio verso un aeroporto, altro imbarco, e poi il decollo e poi il volo al rimpatrio. Adesso le traversate clandestine del Canale di Sicilia si concludono cosi'.

http://www.youtube.com/watch?v=6m7EhoYnUuw
 
 
 

mercoledì 7 settembre 2011

Situazione esplosiva al CSPA di Contrada Imbriacola. Terre des Hommes: mettiamo subito al riparo i minori di Lampedusa


A Lampedusa la prolungata e illegittima permanenza di  bambini e ragazzi migranti nel CSPA li espone giornalmente alla violenza derivata dall’esasperazione delle oltre 500 persone attualmente rinchiuse e in costante attesa di trasferimento. “Non è più ammissibile che bambini piccoli possano anche solo incrociare il loro sguardo con adulti esasperati, intenti a tagliarsi braccia e gambe con lamette, così come non è accettabile che i minori possano essere colpiti com’è già successo, anche solo per sbaglio, dal lancio di sassi durante rivolte che scoppiano sempre più frequentemente dentro le mura di quei Centri che si insiste nel voler chiamare di ‘accoglienza’ e ‘soccorso’”, denuncia Federica Giannotta, responsabile del progetto FARO di Terre des Hommes, per l’assistenza giuridico-legale dei minori a Lampedusa.
Oltre alle tristemente note condizioni igienico sanitarie che più volte Terre des Hommes ha segnalato alle autorità competenti, occorre denunciare la promiscuità in cui si trovano minori, famiglie con bambini e altre categorie vulnerabili come disabili, malati e richiedenti asilo, spesso presenti nel cosiddetto “gabbio” – zone chiuse dei centri in cui le organizzazioni umanitarie non possono entrare – invece che in reparti loro dedicati, adeguati alle loro esigenze, come prescrive la normativa. Gli esigui trasferimenti di questi giorni non fanno che accrescere la rabbia dei migranti detenuti e le notizie di respingimenti allarmano”, continua Giannotta. “La tensione è gioco forza sempre più alta e sfocia nelle rivolte che hanno scandito gli ultimi giorni e che hanno spinto gli stessi minori ad azioni che denotano come il loro equilibrio psicologico sia ormai precario. Per questo chiediamo con urgenza che sia garantito un luogo sicuro e protetto a tutti i minori migranti, trattenuti in assenza di provvedimenti amministrativi e di convalide giudiziarie, in violazione delle norme di legge e delle convenzioni internazionali.

Terre des Hommes con il suo progetto FARO, che offre informativa giuridica ed assistenza legale ai minori migranti sbarcati sull’isola, aiutandoli ad orientarsi tra le procedure di accoglienza vigenti in Italia e a conoscere i diritti a loro riconosciuti nel nostro Paese. FARO non è finanziato con fondi governativi. Il servizio è assolutamente gratuito grazie a una donazione della Fondazione Vodafone Italia.
Nel corso dei due mesi di attività sull’isola più di 700 persone, per la maggior parte minorenni, sono stati incontrati con colloqui individuali, informati sui loro diritti e sulle procedure giuridiche italiane. A circa il 10% è stata data assistenza diretta per problemi legali specifici.  Tutti i migranti presenti nell’isola hanno ricevuto materiale informativo sui diritti e sulle procedure giuridiche.
Terre des Hommes da 50 anni è in prima linea per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall’abuso e dallo sfruttamento e per assicurare a ogni bambino scuola, educazione informale, cure mediche e cibo. Attualmente è presente in 72 paesi con oltre 1.000 progetti a favore dei bambini. La Fondazione Terre des hommes Italia fa parte della Terre des Hommes International Federation, lavora in partnership con ECHO ed è accreditata presso l’Unione Europea, l’ONU e il Ministero degli Esteri italiano. Per informazioni: www.terredeshommes.it


Rossella Panuzzo
Ufficio Stampa Terre des Hommes
02 28970418 - 340 3104927


lunedì 25 luglio 2011

Migranti e informazione: presidio a Lampedusa per il diritto di cronaca Terre des Hommes “Occorre fare luce sulle continue violazioni dei diritti dei bambini migranti”

Migranti e informazione
Presidio a Lampedusa per il diritto di cronaca
“Occorre fare luce sulle continue violazioni dei diritti dei bambini migranti”

Terre des Hommes, aderendo alla mobilitazione LasciateCIEentrare del 25 luglio (1), intende denunciare al grande pubblico le inaccettabili condizioni in cui sono lasciati i minori migranti a Lampedusa e chiede che venga avviato al più presto un sistema di accoglienza e protezione dei minori più efficiente e rispettoso dei loro diritti, in conformità agli impegni presi in sede internazionale dallo Stato Italiano.
“E’ inaccettabile che centinaia di minori siano costretti a rimanere rinchiusi in strutture - di fatto detentive - in totale violazione delle disposizione di legge che ne prevedono l’opportuna tutela”, dichiara Federica Giannotta, Responsabile Diritti dell’Infanzia di Terre des Hommes. “Questi minori rimangono in uno stato di abbandono umano per settimane, ignari del perché sono detenuti e di cosa li attende. Durante la loro permanenza sull’isola non sono segnalati alle autorità competenti e, quindi, non sono presi in carico da nessuno fino a quando non raggiungono le comunità di accoglienza, spesso mesi dopo”. A questa situazione cerca di ovviare
Terre des Hommes con il suo progetto FARO, che offre informativa giuridica ed assistenza legale ai minori migranti sbarcati sull’isola, aiutandoli ad orientarsi tra le procedure di accoglienza vigenti in Italia e a conoscere i diritti a loro riconosciuti nel nostro Paese. FARO non è finanziato con fondi governativi. Il servizio è assolutamente gratuito grazie a una donazione della Fondazione Vodafone Italia.
“Anche dal punto di vista igienico-sanitario e assistenziale le condizioni delle centinaia di ragazzi che loro malgrado restano rinchiusi per settimane sull’isola sono deprecabili”, continua Giannotta. “Il disagio e il senso di frustrazione dei ragazzi viene amplificato da questa sorta di limbo nel quale sono costretti, che li porta all’esasperazione alla frustrazione ed alla depressione. E tutto questo sfocia non di rado in atti di autolesionismo volti ad attirare l’attenzione delle autorità. E’ indispensabile quindi rendere umane le condizione di accoglienza e porre fine a queste detenzioni inaccettabili”.

Nel corso delle prime cinque settimane di attività sull’isola più di 400 persone, per la maggior parte minorenni, sono stati incontrati con colloqui individuali, informati sui loro diritti e sulle procedure giuridiche italiane. A circa il 10% è stata data assistenza diretta per problemi legali specifici. Tutti i migranti presenti nell’isola hanno ricevuto materiale informativo sui diritti e sulle procedure giuridiche.

Terre des Hommes da 50 anni è in prima linea per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall’abuso e dallo sfruttamento e per assicurare a ogni bambino scuola, educazione informale, cure mediche e cibo. Attualmente è presente in 65 paesi con quasi 1.000 progetti a favore dei bambini. La Fondazione Terre des hommes Italia fa parte della Terre des Hommes International Federation, lavora in partnership con ECHO ed è accreditata presso l’Unione Europea, l’ONU e il Ministero degli Esteri italiano.
 Per informazioni: www.terredeshommes.it
Milano, 25 luglio 2011

Rossella Panuzzo
Ufficio stampa Terre des Hommes
tel. 02 28970418 – 340 3104927

(1)    Comitato promotore: FNSI, ORDINE DEI GIORNALISTI, Art. 21, ASGI, PRIMO MARZO, OPEN SOCIETY FOUNDATION, EUROPEAN ALTERNATIVES e i Parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta , Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi.

A LasciateCIEentrare aderiscono: GAD LERNER, GIAN ANTONIO STELLA, A BUON DIRITTO, ACLI, AMSI, ANSI, ARCI, CITTADINANZA ATTIVA Onlus, CGIL, CLASS ACTION PROCEDIMENTALE, COMAI, MIGREUROP, LIBERTA’ E GIUSTIZIA, FCEI, , FORUM IMMIGRAZIONE PD NAZIONALE, CIR, TERRE DES HOMMES, FRATELLI DELL’UOMO, Ass. Nazionale GIURISTI DEMOCRATICI, AVVENIRE, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO, EUROPA, FAMIGLIA CRISTIANA, IL FATTO QUOTIDIANO, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, LEFT, LA REPUBBLICA, LIBERAL, LIBERAZIONE, MADRE, L‘UNITA’, IL MANIFESTO, MELTING POT EUROPA, CAMPAGNA WELCOME, LA NUOVA SARDEGNA, AGENZIA STAMPA REDATTORE SOCIALE, IL RIFORMISTA, SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE, IL TEMPO Roma, LiBERACITTADINANZA, LOOKOUT.TV, JESUS, MoveOn, POPOLO VIOLA, ANTIGONE LOMBARDIA, RIFONDAZIONE COMUNISTA, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’, Gruppo al Consiglio Regionale del Lazio della Federazione della Sinistra, Gruppo al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia di Rifondazione Comunista, Rete Immigrati Autorganizzati Milano, Collettivo Precariamente, AceA Onlus Associazione Consumi Etici e Stili di Vita Solidali, Andrea Segre ZALAB, Marco Pacciotti, Chiara Cremonesi, Igiaba Scego, Foad Aodi Presidente Amsi e Co-mai

domenica 24 luglio 2011

LasciateCIEntrare. Il 25 luglio contro la censura. Il programma della giornata nei centri di tutta Italia

LasciateCIEntrare. Il 25 luglio contro la censura



Da Gradisca a Lampedusa. Visite parlamentari a tappeto nei centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia per dire no alla censura imposta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che dal primo aprile vieta l'ingresso nei Cie alla stampa e alle associazioni. L'appuntamento è per lunedì 25 luglio alle 11,00. Davanti ai Cie di Roma, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari e Trapani. Lo stesso giorno altre delegazioni visiteranno il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Ct) e i centri di prima accoglienza di Lampedusa, Porto Empedocle (Ag) e Cagliari, dove pure dal primo aprile la stampa non può più entrare. La visita al Cie di Bologna invece è anticipata a venerdì 22 luglio. L'iniziativa è stata promossa da sindacato e ordine dei giornalisti insieme a un gruppo di parlamentari, dopo il primo appello pubblicato due mesi fa proprio su Fortress Europe. Consultate il programma delle visite con orari e referenti.

Il gruppo dei 24 parlamentari che hanno confermato la loro partecipazione al 25 luglio è decisamente composito. Si va dal Pd all'Udc e dai Radicali all'Idv, passando per il futurista Granata. E in mezzo alla lista spunta persino il nome di Livia Turco, colei che nel 1998 firmò insieme all'attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la legge che istituì i centri di identificazione e espulsione, con l'unica differenza che allora avevano un nome più ambiguo: cpt, ovvero centri di permanenza temporanea. Che Livia Turco abbia cambiato idea sull’esistenza delle sue stesse creature?

Ci piacerebbe tanto. Ma non riusciamo a dimenticare che già nel 2005 i governatori delle Regioni del centrosinistra si riunirono a Bari alla corte del neo governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, per elaborare un acrobatico documento che chiedeva il “superamento” dei Cie ma non la loro “chiusura”. Poi nel 2006 vinse Prodi, passarono dall'opposizione al governo e si scordarono tutto. Sarà così anche questa volta?

Certo che sì. I Cie non si chiudono se alla base non c'è una visione alternativa della frontiera e del diritto alla libertà di circolazione. E quella visione oggi non c'è. Ma per crearla bisogna prima creare una massa critica. E per fare questo c'è bisogno di rompere la censura su quei luoghi. E di raccontare, raccontare, raccontare.

Per questo Fortress Europe sostiene la campagna del 25 luglio, senza timore di farsi strumentalizzare dalla politica. E invita tutti a fare lo stesso e a farsi vedere davanti i Cie della propria città. E a mandarci foto e racconti della giornata. Di seguito, il comunicato stampa e le adesioni sin qui raccolte.

LasciateCIEntrare
mobilitazione del 25 luglio

CIE (Centri di Identificazione) e CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), sono da tempo OFF LIMITS per l’informazione, luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte riescono ad entrare. Una circolare del Ministro dell’interno, la n. 1305 emanata il 1 aprile 2011, ha reso ancora più inaccessibili tali luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell’emergenza nordafricana. Giornalisti, sindacati, esponenti di associazionismo antirazzista umanitario nazionale e internazionale, presenti nel territorio in cui sono ubicati, sono considerati secondo detta circolare “un intralcio” all’operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori. Questo si traduce di fatto in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si va ad aggiungere alle tante violazioni già riscontrate in questi centri. Non potendo entrare diviene legittimo pensare che in essi si determinino condizioni di vita inaccettabili e ripetute violazione dei diritti. Le poche fonti reperibili di notizie diventano i video registrati da cellulari, dagli immigrati trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall’interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge, e quanto arriva non è certo dimostrazione di trattamento rispettoso dei diritti umani. Il prolungamento votato nei giorni scorsi dal parlamento, che consente di trattenere le persone non identificate nei Cie fino a 18 mesi, aumenta il disagio e la sofferenza in cui si ritrovano persone che non hanno commesso alcun reato. Gravi lacune si registrano poi nell’esercizio del diritto alla difesa. A tale scopo chi opera nell’informazione ritiene fondamentale avere modo di poter far conoscere alla pubblica opinione quanto in questi luoghi avviene, le ragioni dei continui tentativi di fuga e rivolta, dell’aumento dei casi di autolesionismo che spesso sfociano nel tentativo di suicidio. L’informazione deve poterne parlare, la società ha il diritto di sapere. Così come migranti e i cittadini stranieri hanno il diritto di essere informati ed assistiti dai legali, dalle associazioni e dai sindacati.

Per questo il 25 luglio, parlamentari di numerose forze politiche, consiglieri regionali, giornalisti, sindacalisti, associazioni e attivisti della società civile saranno davanti ad alcuni CIE e CARA italiani per reclamare il diritto ad accendere i riflettori su queste strutture e sulle persone che vi sono trattenute.


Comitato promotore
FNSI, ORDINE DEI GIORNALISTI, Art. 21, ASGI, PRIMO MARZO, OPEN SOCIETY FOUNDATION, EUROPEAN ALTERNATIVES e i Parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta , Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi.

Adesione fin qui ricevute

GAD LERNER, GIAN ANTONIO STELLA, A BUON DIRITTO, ACLI, AMSI, ANSI, ARCI, CITTADINANZA ATTIVA Onlus, CGIL, CLASS ACTION PROCEDIMENTALE, COMAI, MIGREUROP, LIBERTA’ E GIUSTIZIA, FCEI, FORUM IMMIGRAZIONE PD NAZIONALE, CIR, TERRE DES HOMMES, FRATELLI DELL’UOMO, Ass. Nazionale GIURISTI DEMOCRATICI, AVVENIRE, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO, EUROPA, FAMIGLIA CRISTIANA, IL FATTO QUOTIDIANO, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, LEFT, LA REPUBBLICA, LIBERAL, LIBERAZIONE, MADRE, L‘UNITA’, IL MANIFESTO, MELTING POT EUROPA, CAMPAGNA WELCOME, LA NUOVA SARDEGNA, AGENZIA STAMPA REDATTORE SOCIALE, IL RIFORMISTA, SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE, IL TEMPO Roma, LiBERACITTADINANZA, LOOKOUT.TV, JESUS, MoveOn, POPOLO VIOLA, ANTIGONE LOMBARDIA, RIFONDAZIONE COMUNISTA, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’, Gruppo al Consiglio Regionale del Lazio della Federazione della Sinistra, Gruppo al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia di Rifondazione Comunista, Rete Immigrati Autorganizzati Milano, Collettivo Precariamente, AceA Onlus Associazione Consumi Etici e Stili di Vita Solidali, Andrea Segre ZALAB, Marco Pacciotti, Chiara Cremonesi, , Igiaba Scego, Foad Aodi Presidente Amsi e Co-mai, CGIL Modena, ARCI Modena, PRIMO Marzo Modena, CARITAS Modena, PORTA APERTA, ASSOCIAZIONE LA COLOMBA, CENTRO MISSIONARIO DIOCESANO, LIBERA ASS. NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE, SEL Modena, Associazione Interculturale DAWA, Diaspora Africana Centre, i consiglieri provinciali Bergamini Serena , Baracchi Grazia, Elena Gazzotti , Fausto Cigni e i parlamentari Manuela Ghizzoni, Mariangela Bastico, Giuliano Barbolino, Ivano Miglioli

Parlamentari ad oggi confermati che parteciperanno all’iniziativa
Touadì (PD), Villecco Calipari (PD), Turco (PD), Colombo (PD), Gozi (PD), Sarubbi (PD), Pardi (IDV), Zampa (PD), Monai(IDV), Strizzolo (PD), Rossomando (PD), Marcenaro (PD), Messina (IDV), Pezzotta (UDC), Fiano (PD), Pes (PD), Di Stanislao (IDV), Perduca (RADICALI) , Orlando (IDV), Luongo (PD), Giambrone (IDV), Granata (FLI), Ginefra (PD), Ghizzoni (PD).

Presso i centri dislocati in
Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle. Clicca per vedere il programma nel dettaglio

Chiunque voglia partecipare o richiedere ulteriori informazioni può mettersi in contatto con:
Gabriella Guido - Rete PRIMO MARZO - ggabrielle65@yahoo.it - 329.8113338
Renzo Santelli – FNSI - renzo.santelli@fnsi.it - 335.5325534
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IL PROGRAMMA DEL 25 LUGLIO
L'appuntamento è per le 11,00 davanti ai Cie della vostra città, insieme a parlamentari e giornalisti, per dire no alla censura imposta per circolare ministeriale da Maroni. E per parlare delle condizioni dei detenuti con i parlamentari che visiteranno le strutture. Perchè gli obiettivi sono due. LasciateCIEntrare, ma anche lasciateliuscire! Di seguito il programma delle visite con orario, adesioni e referenti. Per leggere l'appello e il motivo per cui Fortress Europe aderisce alla campagna, cliccate qui.

ROMA
Cie Ponte Galeria, via Cesare Chiodi, fermata "Fiera di Roma" del treno per Fiumicino aeroporto
Referente: GABRIELLA GUIDO, ggabrielle65yahoo.it, 329.8113338
Appuntamento alle ore 11:00
Hanno confermato la loro partecipazione:
ROSA VILLECCO CALIPARI (PD)
LIVIA TURCO (PD)
FURIO COLOMBO (PD)
SANDRO GOZI (PD)
ANDREA SARUBBI (PD)
PANCHO PARDI (IDV)
FLAVIA PERINA (FLI)
ROBERTO NATALE – FNSI
ENZO IACOPINO – ORDINE DEI GIORNALISTI
GABRIELLA GUIDO – PRIMO MARZO (referente per delegazione Roma)
VERA LAMONICA – CGIL
PIERO SOLDINI - CGIL
SILVIA IOLI - CGIL
PAOLO MONDANI – Report
MASSIMO MARNETTO – LeG
STEFANO GALIENI – RIFONDAZIONE e LIBERAZIONE
RAFFAELLA COSENTINO, free lance


GRADISCA
Appuntamento davanti al Cie in via Udine alle ore 11:00
Hanno confermato la loro partecipazione:
CARLO MONAI (IDV)
IVANO STRIZZOLO (PD)
GIUSEPPE GIULIETTI (Misto)


TORINO
Appuntamento davanti al Cie in via Santa Maria Mazzarello alle ore 11:30
Referente: GABRIELE DEL GRANDE, gabriele_delgrande@yahoo.it, 328.3913155
Hanno confermato la loro partecipazione:
ANNA ROSSOMANDO (PD)
PIETRO MARCENARO (PD)
MAURO MARINO (PD)
GIORGIO MERLO (PD)
MAGDA NEGRI (PD)
GABRIELE DEL GRANDE, Fortress Europe


MILANO
Appuntamento davanti al Cie in via Corelli alle ore 11:00
Referente: ILARIA SCOVAZZI, Scovazzi@arci.it, cell 328.54 73 099
Hanno confermato la loro partecipazione:
JEAN LEONARD TOUADI (PD)
SAVINO PEZZOTTA (UDC)
EMANUELE FIANO (PD)
GIUSEPPE CIVATI(Cons. Regionale PD)
ENRICO MARCORA (Cons. Regionale UDC)
LIBERTA’ E GIUSTIZIA
CHIARA CREMONESI (SEL)
ARCI Milano
ANTIGONE Lombardia


BARI 
Appuntamento davanti al Cie di Bari Palese alle 11:00
Hanno confermato la loro partecipazione:
AUGUSTO DI STANISLAO (IDV)
DARIO GINEFRA (PD)
ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA DI PUGLIA


TRAPANI VULPITTA
Referente: Valeria Bertolino, valeria.africa@libero.it
Appuntamento alle ore 12:00 davanti al Cie Serraino Vulpitta in via Tunisi
Hanno confermato la loro partecipazione:
MARCO PERDUCA (RADICALI)
LEOLUCA ORLANDO (IDV)
FULVIO VASSALLO PALEOLOGO - ASGI
Valeria Africa – (referente per Trapani)

TRAPANI MILO
Appuntamento alle 16:00 davanti al Cie di contrada Milo
Referente: Valeria Bertolino, valeria.africa@libero.it
Hanno confermato la loro partecipazione:
LEOLUCA ORLANDO (IDV)
MARCO PERDUCA (RADICALI)
IGNAZIO MESSINA (IDV)
FULVIO VASSALLO PALEOLGO - ASGI


MODENA
Appuntamento alle 11:00 davanti al Cie in via Alessandro la Marmora
Referente: CECILE KIENGE – PRIMO MARZO, ckyenge@gmail.com, 328.5991970, 347.8854090
Hanno confermato la loro partecipazione:
MANUELA GHIZZONI (PD)
MARIANGELA BASTICO (PD)
IVANO MIGLIOLI (PD)
GIULIANO BARBOLINI (PD)
SERENA BERGAMINI - Cons. Provincia Modena (PD)
GRAZIA BARACCHI - Cons. Provincia Modena (PD)
ELENA GAZZOTTI - Cons. Provincia Modena (PD)
FAUSTO CIGNI - Cons. Provincia Modena (PD)

LAMPEDUSA
Appuntamento davanti al centro di primo soccorso e accoglienza di Contrada Imbriacola alle 11:00
Hanno confermato la loro partecipazione:
ARCI
Terre Des Hommes
Avv. Alessandra Ballarini
Chiara Tamburini – SEL Bruxelles
referente: CHIARA TAMBURINI, chiara.tamburini@europarl.europa.eu, 333.2770422


CATANIA
Appuntamento davanti al Cara di Mineo, statale Catania Gela, alle 11:00
Hanno confermato la loro partecipazione:
FABIO GIAMBRONE (IDV)
IGNAZIO MESSINA (IDV)
FABIO GRANATA (FLI)
Rete antirazzista Catania


CAGLIARI
Appuntamento davanti al centro di prima accoglienza di Elmas alle 11:00
Referente: m.chiaracugusi@gmail.com
Hanno confermato la loro partecipazione:
CATERINA PES (PD)
GIULIO CALVISI (PD)
ANGELA QUAQUERO ( Vice Pres. Provincia Cagliari)
FRANCO SIDDI - FNSI
PAOLA MEDDE (Sardegna24)


BOLOGNA
Appuntamento davanti al Cie di via Mattei, venerdì 22 luglio 2011 alle 16:00
Hanno confermato la loro partecipazione:
SANDRA ZAMPA (PD)
Referente: CECILE KIENGE, ckyenge@gmail.com, 328.5991970, 347.8854090

E ancora a Bologna, di nuovo appuntamento lunedì 25 luglio 2011 alle 11:00
Referente: CECILE KYENGE, ckyenge@gmail.com, 328.5991970, 347.8854090
Hanno confermato la loro partecipazione:
CECILE KYENGE – REFERENTE PRIMO MARZO
ANNAROSA ROSSI – CGIL BOLOGNA
DANIELE FRIGERI – PRIMO MARZO FIRENZE
OLAWALE – PRIMO MARZO IMOLA
LUCIDAMENTE – RIVISTA TELEMATICA
PIACENZA GIUSEPPE - COMUNITA PAPA GIOVANNI XXIII
FORUM IMMIGRAZIONE REGIONALE PD


CROTONE
Appuntamento alle12 davanti al Cie - ex base aeronautica S.Anna - Isola di Capo Rizzuto
NICODEMO OLIVERIO (PD)
CARMEN MESSINETTI - CGIL CROTONE Resp. Dipartimento
Immigrazione (referente per delegazione CROTONE)
FILIPPO SESTITO - Presidente Arci Provinciale Crotone
TONIA STUMPO - Segreteria Provinciale PD Crotone
PASQUALE APRIGLIANO - Segretario generale Cgil Crotone
STEFANIA TAVERNITI - Segreteria Cgil Crotone
FRANCO GRILLO - Segretario Generale FP Cgil Crotone