Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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martedì 24 aprile 2012

Aprile 2012, Italia: Campagna di mobilitazione nazionale "LasciateCIEntrare"

La rete Primo Marzo promuove insieme ad oltre 30 organizzazioni nazionali  la campagna " Lasciatecientrare".

"LasciateCIEntrare"
APPELLO e MOBILITAZIONE
Aprile 2012

Centri di identificazione ed espulsione per stranieri: ancora difficile l'accesso ai giornalisti nonostante le rassicurazioni del ministero dell'Interno, denunciano i promotori della campagna "LasciateCIEntrare". Al via un appello e una campagna di MOBILITAZIONE in Italia e in Europa contro le detenzioni amministrative.

La campagna "LasciateCIEntrare" è nata a seguito del divieto di informazione nei CIE (Centri di identificazione e di espulsione) e nei C.A.R.A. (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) espresso nella circolare n.1305 del primo aprile 2011 firmata dall'allora Ministro dell'Interno Roberto Maroni che bloccava l'accesso della stampa nei centri. Il 25 luglio giornalisti, avvocati, sindacalisti, moltissime associazioni della società civile hanno accompagnato "dal di fuori" parlamentari di diverse forze politiche in visita nei centri per migranti. Una mobilitazione civile e politica per affermare il diritto di poter sapere, conoscere e informare sulle condizioni di migliaia di migranti, uomini donne e minori presenti nei centri.

Da allora siamo andati avanti e a dicembre la decisione del nuovo Ministro Anna Maria Cancellieri di sospendere il divieto è stata accolta con soddisfazione perchè raccontare ciò che avviene in queste strutture è un diritto-dovere di chi fa informazione.

Eppure, ancora oggi la sospensione del divieto non rappresenta de facto la garanzia della libertà di informazione. Capire e raccontare cosa accade in questi luoghi è estremamente difficile a causa della discrezionalità con la quale le richieste di accesso vengono gestite e trattate.

Grazie all'attenzione di molti giornalisti, avvocati e attivisti sono venute fuori storie di persone rinchiuse ingiustamente, di errori giuridico amministrativi, di rivolte, di mancata assistenza, di trattamenti al limite del rispetto dei diritti umani e civili.

Abbiamo visto giovani nati e cresciuti in Italia che sono stati chiusi in un CIE, poi liberati con una sentenza, perchè i loro genitori "stranieri" avevano perso insieme al lavoro anche il permesso di soggiorno. Abbiamo incontrato potenziali richiedenti asilo, donne vittime di abusi sessuali o dell'ignobile tratta delle schiave, lavoratrici e lavoratori residenti in Italia da anni la cui unica colpa è stata quella di aver perso il proprio posto di lavoro e di non averne trovato un altro in tempo utile. Abbiamo visto e sentito l'assurdità delle condizioni in cui lavora anche chi si occupa della loro vigilanza e assistenza.

Ci chiediamo quanto questo sistema rappresenti un inutile costo per la pubblica amministrazione.

Crediamo, al di là delle nostre differenti estrazioni e delle nostre posizioni politiche, che trattenere fino a 18 mesi rappresenti un'ulteriore aberrazione di questo sistema e di queste procedure.

Crediamo che un uomo o una donna non possano essere privati di un diritto fondamentale ed inalienabile come quello della libertà personale, per una detenzione amministrativa.

Siamo coscienti che non si tratta di una questione unicamente italiana ma che riguarda l'intera Europa, diviene perciò sempre più urgente aprire un dibattito che porti a rivedere le condizioni di movimento dei cittadini migranti.
E' tempo di trovare una soluzione alternativa alla detenzione amministrativa e crediamo convintamene che questo vada fatto ora.

E questo chiediamo inoltre alla politica, che si apra subito un confronto a livello nazionale e internazionale per rivedere nei termini e nella sostanza l'attuale normativa.

Anche per questo la campagna LasciateCIEntrare aderisce a quella europea OPEN ACCESS NOW, rilanciando la mobilitazione nel mese di aprile, con organizzazioni di tutta Europa, parlamentari e operatori dell'informazione, che visiteranno i centri per riportare la pubblica attenzione su questo tema. Senza un'informazione libera di poter informare, alla società civile e a un paese intero vengono sottratti i fondamentali strumenti di democrazia.

La firma di tutti noi a questo appello è per ricordare e ribadire insieme la volontà che la nostra democrazia non arretri di fronte a nessun muro.

Nè quello dei diritti umani, nè tantomeno quello del silenzio e della censura.


COMITATO PROMOTORE: FNSI, Art.21, EUROPEAN ALTERNATIVES, CGIL, rete PRIMO MARZO, GIU' LE FRONTIERE, ASGI, TERRE DES HOMMES, ARCI, MEDU, OPEN SOCIETY FOUNDATIONS, STUDIO LANA, ASSOCIAIONE ANTIGONE, REDATTORE SOCIALE, Raffaella Cosentino, Stefano Galieni, Fulvio Vassallo Paleologo, Alessandra Ballerini, Gabriella Guido, TANA DE ZULUETA, Francesca Koch, CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE, LIBERTA' E GIUSTIZIA, ARCHIVIO MEMORIE MIGRANTI, ALTRO DIRITTO Onlus, ISTITUTO ITALIANO FERNANDO SANTI, Associazione SOS Donne di Bologna, Associazione intercultrale DAWA, Associazione Donne Nel Mondo, Assoc. Donne Migranti per la Pace, Rete della Diaspora Africana Nera in Italia, Studio Legale Associato Luigi Paccione & Rossella Malcangio, Associazione Class Action Procedimentale, Borderline-Sicilia, Borderline-Europe, Flore Murard-Yovanovitch,

On. Rosa Villecco Calipari, Sen. Vincenzo Vita, On. Francesco Pardi, On. Sandra Zampa, On. Jean leonard Touadi, Sen. Roberto Di Giovanpaolo, On. Livia Turco, On. Ghizzoni, On. Silvia Costa, On. Paola Concia, On. Rita Bernardini, On. Marco Perduca, On. Andrea Sarubbi, On. Sandro Brandolini, Monica Cerutti Consigliera Regionale Torino SEL, Nicola Fratoianni Assessore alle Politiche Giovanili, Cittadinanza Sociale e Attuazione del Programma della Regione Puglia, Stefano Bonaccini Segretario regionale e consigliere regionale PD dell'Emilia-Romagna, Luciano Vecchi Consigliere regionale PD, NICHI VENDOLA, Marco Pacciotti, Khalid Chaouki FORUM IMMIGRAZIONE PD, RIFONDAZIONE COMUNISTA, PAOLO FERRERO, Roberto Antonaz, Consigliere Regionale Friuli Venezia Giulia, Antonio Mumolo Consigliere Regionale PD Emilia Romagna, Thomas Casadei Consigliere Regionale PD Emilia-Romagna, Daniela Vannini vicecapogruppo PD Provincia di Bologna, Responsabile Diritti e Migranti PD Bologna, Palma Costi Consigliere Regionale Assemblea Legislativa Emilia Romagna – Gruppo consiliare Partito Democratico, Fausto Cigni Presidente della Consulta Immigrazione Provincia di Modena, Grazia Baracchi Consigliere Provincia Modena, Anna Pariani Consigliera Regionale e Coordinatrice Segreteria Regionale Partito Democratico Emilia-Romagna, Luciano Luciani, Massimo Mezzetti - assessore regionale Emilia Romagna SEL, Eliana Borsari, Elena Gazzotti

Hanno inoltre aderito:

Andrea Camilleri, Erri De Luca, Ettore Scola, Enzo Iacopino (presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti), Stefano Disegni, Igiaba Scego, Dagmawi Yimer, Fabrizio Gatti, Andrea Segre, Tiziana Ferrario, Nando Dalla Chiesa, Vladimiro Polchi, Pino Ligabue, Amarò Ternipè, Fadil Drini, Antonella Miriello, Laura Galesi, Antonello Mangano, ANSI, Paolo Butturini Segretario Associazione Stampa Romana, FCEI Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Diletta Berardinelli, Coordinatrice FORUM "POLITICHE DI INTEGRAZIONE E NUOVI CITTADINI", Letizia Gonzales Presidente Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Associazione Progetto Diritti onlus, Avv. Arturo Salerni, Avv. Mario Angelelli, Vladimiro Polchi, Volontari per lo Sviluppo, Radio Zero, Associazione A BUON DIRITTO, Luigi Manconi, Valentina Brinis


Campagna “LasciateCIEntrare”
Mobilitazione italiana ed europea con OPEN ACCESS NOW
in ITALIA dal 23 al 28 APRILE con il seguente programma
 

BOLOGNA - 23 aprile
Referente:
Annarosa Rossi ; Stefano Brugnara; Claudio Borgatti ; Cécile Kyenge
Per maggiori informazioni sulla campagna locale:
ufficio stampa Silvia Bonacini tel: 3427265787 primo.marzo.ufficio.stampa@gmail.com
 

TRAPANI – Serraino Vulpitta – 23 aprile
Referente: Fulvio Vassallo Paleologo – 392.1246325 - fulvassa@tin.it
 

MODENA - 24 aprile
Referente:
Eliana Borsari ; Ciro Spagnulo; Silvia Bonacini; Cécile Kyenge
Per maggiori informazioni sulla campagna locale:
ufficio stampa Silvia Bonacini tel: 3427265787 primo.marzo.ufficio.stampa@gmail.com
 

MILANO - Via Corelli - 25 aprile
Referente: Ilaria Scovazzi – 328.5473099
 

ROMA – Ponte Galeria - 27 aprile
Referente: Gabriella Guido . 329.8113338 – ggabrielle65@yahoo.it
 

CALTANISETTA – CIE/CDA/CARA di Pian Del Lago - 27 aprile
Referente: Fulvio Vassallo Paleologo – 392.1246325 - fulvassa@tin.it
 

TORINO - 27 aprile
Referente: Lamine Sow – 335.7629613 - sow@cgiltorino.it
 

CROTONE – in attesa di definizione programma
Referente: Carmen Messinetti – 393.9012511 - carmenmessinetti@cgilcrotone.it
 

GRADISCA – in attesa di definizione programma
Referente: Corinna Opara - oparacorinna@yahoo.it
Per maggiori informazioni sulla campagna:

GABRIELLA GUIDO – ggabrielle65@yahoo.it - 329.8113338
RAFFAELLA COSENTINO – raffaella.cosentino@gmail.com - 333.7401795
BARBARA PERVERSI – barbara.perversi@gmail.com - 347.9464485
 

Su FACEBOOK: LasciateCIEntrare
 

Sito web: http://www.openaccessnow.eu/it/


sabato 18 febbraio 2012

CIE e CARA istruzioni per l`uso. Trapani 20 febbraio

Workshop gratuito per giornalisti
CIE e CARA istruzioni per l`uso. Trapani 20 febbraio
terrelibere.org terrediconfine - autore dell"articolo Raffaella Cosentino
Proseguono gli incontri di formazione per giornalisti "CIE e CARA – Istruzioni per l'uso ?" a cura della campagna LasciateCIEntrare in collaborazione con la Federazione nazionale della stampa italiana e l`Ordine nazionale dei Giornalisti. Prossimo appuntamento a Trapani il 20 febbraio.
Dopo il successo della campagna con la rimozione del divieto di accesso alla stampa a tutti i centri per migranti, dal dicembre 2011 i giornalisti possono di nuovo chiedere l`autorizzazione ai prefetti per visitare i centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e i centri di identificazione e di espulsione (Cie), che sono invece dei luoghi di detenzione amministrativa.

LasciateCIEntrare
CIE e CARA – Istruzioni per l`uso
Incontro di formazione ed approfondimento con i giornalisti
Trapani – lunedì 20 febbraio 2012 – ore 10.00
Presso : Il Caffè Sotto il Mare - Circolo Arci, Via Libertà 78 - Trapani

Programma del workshop

INTRODUZIONE E SALUTI
10,00 Accoglienza e registrazione
10,15 Saluto di apertura da parte di Mariza D`Anna – Segretaria provinciale Associazione Stampa Sicilia
10,30 Raffaella Cosentino – campagna LasciateCIEntrare - Brevi cenni della campagna realizzata nel 2011, la mobilitazione, l`abrogazione della Circolare n. 1305, lo sviluppo della fase di informazione e sensibilizzazione in Italia e la rete a livelo europeo

FORMAZIONE
10,45 Prof. Fulvio Vassallo Paleologo – giurista ASGI e docente di Diritto di asilo all`Università di Palermo – Normativa in tema di espulsione e detenzione amministrativa (testo unico, regolamento di attuazione, Cedu e direttive); Normativa in tema di diritto di asilo, protezione e Art. 18; Diritti Umani inviolabili e casi si inespellibilità; informazioni sui singoli centri e sulle realtà che lavorano sul territorio, enti gestori e regolamenti
11,30 Stefano Galieni, giornalista di Liberazione - testimonianza sul Cie Serraino Vulpitta
12,00 Valeria Bertolino- operatrice umanitaria
12,30 Domande e chiusura dei lavori

giovedì 22 dicembre 2011

28 dicembre, Trapani: Presidio antirazzista davanti al CIE Serraino Vulpitta e Controinformazione Antirazzista


28 DICEMBRE 1999-2011

ORE 15
PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.I.E. “SERRAINO VULPITTA”

ORE 18
CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA AL CENTRO STORICO
(VIA TORREARSA ANGOLO CORSO VITTORIO EMANUELE)

Nonostante il trascorrere del tempo, l’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga, riveste ancora oggi un significato importantissimo.

Dopo la realizzazione del nuovo Centro di identificazione ed espulsione di contrada Milo, una struttura che può internare 204 persone, circondata da muri e grate di metallo, sembrava ragionevole sperare in una chiusura del vecchio e malandato “Serraino Vulpitta”, meno capiente e comunque impresentabile alla luce di tutto quello che è successo, e che continua a succedere, tra le sue mura.

Vedere il “Vulpitta” chiuso sarebbe stata una magrissima consolazione, avendo un nuovo maxilager alle porte della città, e invece il vecchio CIE è rimasto al suo posto. Adesso Trapani è la provincia italiana con la più alta concentrazione di strutture di internamento per immigrati, governative e non, basti pensare al CARA di Salina Grande che all’occorrenza, in più di un’occasione, è stato tramutato  in CIE. Un triste primato che, per alcuni mesi, è stato perfino consolidato dalla creazione di un ulteriore campo, la famigerata tendopoli di Kinisia.

Tutto questo dimostra quanto il business dell’immigrazione sia un lauto boccone che fa gola ai soliti noti, la Cooperativa Insieme e il Consorzio Connecting People, che detengono il monopolio sull’immigrazione a Trapani e nel resto del paese. Infatti, l’appalto per la gestione del nuovo centro di Milo ammonta a più di sei milioni di euro.

Nonostante le rassicurazioni prefettizie, nei lager di Trapani ci sono sempre frequenti atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili. E da quando il periodo di detenzione è stato allungato fino a un anno e mezzo, la situazione è diventata ancora più disperata.
La logica dell’internamento non è casuale. Ricordiamo ancora bene i fatti di Lampedusa di questa estate: gestione delirante dell’accoglienza, creazione a tavolino di una vera e propria emergenza umanitaria, allestimento delle tendopoli, deportazioni di massa, rivolte, scontri tra immigrati e italiani. Lo Stato ha giocato pericolosamente la carta dell’esasperazione, una moderna strategia della tensione per alimentare paure e pregiudizi e giustificare così i peggiori provvedimenti repressivi.

Un razzismo istituzionale che va avanti da anni, alimentato dalle dichiarazioni irresponsabili di molti politici che nei loro proclami hanno soffiato sul fuoco dell’intolleranza. Dopo aver seminato tanto odio, adesso se ne raccolgono i frutti come dimostrano i recenti fatti di cronaca: l’assalto razzista al campo rom di Torino che ha preso a pretesto l’accusa falsa di una ragazzina, e la strage fascista di ambulanti senegalesi a Firenze.

Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso continuare a denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli. E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla repressione e al razzismo.

Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.

Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del nuovo CIE di contrada Milo.

Per la chiusura di tutti i CIE, dei CARA, dei centri SPRAR e di tutti gli altri campi di internamento per immigrati.

Per l’abolizione delle leggi razziste.

Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.

Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.

Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Arci aMalaTesta
Circolo P.R.C. “Mauro Rostagno” 
Comitato “29 Dicembre”
Coordinamento per la Pace
Giovani Comuniste/i
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”



venerdì 21 ottobre 2011

22 ottobre, Mineo: Mobilitazione per i diritti dei migranti del MegaCARA

Riprendiamo le mobilitazioni
per i diritti dei migranti
del megaCara di Mineo

Da oltre un mese tutti sono stati  in attesa del cambio gestione del centro, visto che dall’1/9 settembre sarebbe dovuto subentrare il consorzio di cooperative sociali, “Sisifo”, aderente alla Lega Coop,  vincitore della gara d’appalto lo scorso agosto. Ma solo da alcuni giorni sta iniziando il cambio gestione (finora il costo giornaliero della cucina, di pessima qualità, ha fruttato alla Croce rossa 17.000 euro, quasi 10 euro per migrante ). Il potente consorzio “rosso” può contare su fatturati multimilionari grazie all’offerta, fatta alla Regione Sicilia e agli enti locali, di un ampio ventaglio di interventi socio-assistenziali a favore di diversamente abili, minori, anziani, tossicodipendenti. Speriamo che i migranti con questo cambio gestione non finiscano dalla padella alla brace!
Intanto  i drammatici problemi che da mesi denunciamo sostanzialmente persistono e peggiorano:

- I richiedenti asilo hanno diritto nello schema di capitolato per i Cara ad un contributo di 5 euro ogni 2 giorni più a schede telefoniche, collegamenti ad internet e sigarette, invece nel megaCara di Mineo, sin dall’inizio, a marzo non è stato mai dato alcunché. La condizione d’indigenza pertanto è cresciuta. Vedremo se con la nuova gestione il problema verrà al più presto risolto, dando, come di diritto ai migranti,anche i contributi economici arretrati. Sarebbe vergognoso che, dopo che si dilapida allegramente denaro pubblico (vedi affitto alla SPA Pizzarotti di Parma), ci si riduca a risparmiare proprio sulla pelle dei migranti. Conosciamo inoltre casi di migranti, che non hanno potuto usufruire da molte settimane del permesso di soggiorno accordato perché non hanno i 110 euro richiesti.

- Il collegamento con Mineo con bus navetta della ditta Simili per mesi costava ai migranti un biglietto A/R di 2 euro, ma la maggioranza non avendo denaro è stata costretta a raggiungere Mineo a piedi(20 Km). Per alcune settimane c’è stato disponibile solo un bus di 50 posti, che ha costretto i migranti a lunghe file e la stragrande maggioranza (a Mineo sono oltre 1800 i richiedenti asilo) rimaneva a piedi; da 2 settimane anziché aumentare i collegamenti, anche l’unica corsa per Mineo è stata sospesa.

- Le commissioni esaminano le domande a rilento con un pessimo servizio d’interpretariato e con sommari dinieghi; l’ordine cronologico di arrivo in Italia non è stato mai rispettato e nelle scorse settimane alcune centinaia di richiedenti sono stati trasferiti addirittura  in Lombardia

- Mentre inizia la nuova gestione, pubblicizzata dal soggetto attuatore on. Castiglione come esempio di efficienza e trasparenza, a Mineo è iniziato il freddo autunnale ed ancora non si provvede al cambio d’indumenti più adeguati.

Da mesi denunciamo che questa scellerata esperienza del megaCara di Mineo, in attuazione delle disumane politiche governative, nei fatti moltiplica, anziché prevenire, le emergenze. Mentre da mesi si lascia i richiedenti asilo senza quel po’ di denaro (previsto per legge), c’è chi tenta di cavalcare la protesta fra gli agricoltori creando l’allarme sicurezza, che sta contagiando anche le amministrazioni comunali circostanti. Il cerchio si chiude con l’indifferenza dei media nel monitorare le quotidiane violazioni dei diritti umani dei migranti, senza tentare di comunicare con loro e con le associazioni solidali. Sin da marzo ininterrottamente abbiamo promosso numerose attività (sportello legale, distribuzione di dizionari e vestiti, animazione musicale, incontri interetnici e da luglio, grazie ai medici della Lila, assistenza sanitaria), ma l’attenzione dei media è stata finora quasi inesistente.

Come Rete Antirazzista Catanese, insieme a varie realtà solidali, sin dall’inizio di questa dispendiosa e clientelare  avventura abbiamo proposto che la strada di una reale accoglienza (non certo quella in atto con finanziamenti a pioggia a neonate associazioni locali, lottizzate in maniera bipartisan) è diametralmente opposta a quella di un centro di segregazione lontano dai centri abitati:  moltiplicando i progetti SPRAR nei paesi del calatino ed in tutta la Sicilia, con costi molto più ridotti, si favorirebbe una reale inserimento sociale dei migranti, così come da anni avviene a Riace ed in alcuni paesi della Locride, ma il governo preferisce “favorire” acquiescenti associazioni pseudo umanitarie, le cui truffe nel business della reclusione/”accoglienza” sono sempre più evidenti. In questi mesi invece si sono scaricate  sulla pelle dei migranti (di 37 nazionalità) l’incapacità e l’impossibilità di gestire un megaCara, esasperando le tensioni per poi reprimerle militarizzando il calatino e dilapidando così ingenti risorse pubbliche quando invece si tagliano le spese sociali (scuola, sanità…).
SABATO 22 ottobre
dalle ore 17
nel piazzale di fronte al CARA di Mineo
INCONTRO INTERETNICO
(sarà presente un camper con i medici della LILA)


Rete Antirazzista Catanese
via Caltanissetta 4- 3803266160

venerdì 2 settembre 2011

APPELLO : Venezia 2011 - Il cinema con i migranti

Con questo appello noi registi, attori, produttori e artisti del mondo del cinema vogliamo lanciare un messaggio all'opinione pubblica e alle istituzioni, per contribuire con la nostra voce, oltre che con i nostri racconti, alla costruzione di una società meno soggetta a chiusure e derive xenofobe e più preparata a comprendere i flussi di immigrazione e a dialogare con i nuovi cittadini.
 
Chiediamo che:

1. Si intensifichino gli sforzi a livello internazionale per ridurre l'eccidio intollerabile di profughi in fuga dalla Libia. E' disumano ciò che è successo dal marzo 2011 ad oggi: civili in fuga da un Paese sotto attacco militare sono stati lasciati completamente soli ad affrontare il mare, con un bilancio di almeno 1500 vittime. E' dovere umanitario internazionale ed italiano in primis fare di tutto perché chi fugge da una guerra a cui il nostro stesso paese partecipa, peraltro con l’obiettivo dichiarato di proteggere i civili, sia adeguatamente tutelato.

2. Si riconosca senza esitazione a tutti i profughi in fuga dalla Libia la possibilità di ottenere o una protezione umanitaria in Italia o, se espressamente richiesto dalla persona interessata, un rimpatrio assistito nel proprio Paese di provenienza.

3. Contemporaneamente ci si impegni a non replicare mai in futuro la scellerata politica dei respingimenti, attivata nel maggio 2009 con l'allora “amico” Gheddafi nonostante le denunce di vari organismi internazionali. Nessun respingimento in mare è accettabile, né verso la Libia né verso altri Paesi, come purtroppo sembra stia succedendo nelle ultime settimane verso la Tunisia.

4. Venga abolito il reato di clandestinità e si blocchi il prolungamento a 18 mesi della detenzione nei CIE, Centri di Identificazione ed espulsione, la cui organizzazione e funzione va completamente ripensata essendo diventati luoghi di intollerabile sospensione dei diritti, di forte umiliazione delle dignità personali e di isolamento civile e democratico. Venga a questo proposito revocata la circolare ministeriale che impedisce l'accesso di giornalisti e altri osservatori nei Centri stessi.

5. Venga pensato e finanziato un vasto programma di diffusione culturale e sociale di pratiche di accoglienza e integrazione. Da una parte vengano rivisti i modi di gestione dei vari centri di accoglienza, in particolare i CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), troppo spesso ridotti a semplici dormitori isolati e spersonalizzati; dall'altra si attivino percorsi culturali di conoscenza, incontro e informazione per ricostruire una società aperta e solidale.

6. Venga riconosciuta la piena cittadinanza ai giovani 2g, ovvero i cittadini cresciuti in Italia ma figli di stranieri.

In collaborazione con le reti attive della società civile antirazzista, terremo alta l'attenzione su questi temi e rimaniamo sin da subito disponibili a collaborare con i nostri film a percorsi di educazione e conoscenza in scuole, università, biblioteche e altri luoghi di incontro in tutte le Regioni Italiane.

Primi firmatari:

Andrea Segre, Guido Lombardi, Marco Paolini, Giuseppe Battiston, Valerio Mastrandrea, Elio Germano, Roberto Citran, Gaetano Di Vaio, Luca Bigazzi, Francesco Bonsembiante, Marco Tullio Giordana, Daniele Vicari, Daniele Gaglianone

Invitiamo altri registi, attori, produttori e artisti del mondo del cinema ad unirsi all'appello inviando un breve messaggio e la propria firma a:
o via sms al +39 333/6127483

L'8 settembre alle 14.30 presso la Casa delle Giornate degli Autori verrà reso noto l'elenco completo dei firmatari e verranno letti alcuni messaggi.
 
 

martedì 2 agosto 2011

ASGI: Comunicato della Sezione siciliana

28 LUGLIO 2011 -   COMUNICATO DELLA SEZIONE SICILIANA DELL'ASGI

Gli avvocati della sezione siciliana dell'ASGI riuniti il 28 luglio rilevano innanzitutto i gravi impedimenti all'effettivo esercizio del diritto di difesa derivanti dalle prassi amministrative adottate nei confronti dei migranti, in particolare dei potenziali richiedenti asilo e dei minori non accompagnati sbarcati in questi mesi a Lampedusa e nel resto della Sicilia. Ad esempio nei centri di prima accoglienza di Pozzallo e Porto Empedocle è stato impedito per giorni l'ingresso di chiunque non appartenesse alle forze di polizia e persino l'ACNUR è stato tenuto alla porta senza potere svolgere il lavoro di assistenza che svolgeva negli anni passati sulla base della Convenzione con il Ministero dell'interno denominata Praesidium.
Si deve denunciare poi il lungo periodo di trattenimento informale adottato nell'isola di Lampedusa, nel Centro di prima accoglienza e soccorso di contrada Imbriacola, ed anche nei centri di Pozzallo, Rosolini, Porto Empedocle, nella caserma Barone a Pantelleria, in assenza di un qualsiasi provvedimento e della conseguente convalida del magistrato.  Eclatante la violazione reiterata dell'art. 13 della Costituzione e del Regolamento Frontiere Schengen 562 del 2006. Al riguardo si deve segnalare un recente provvedimento del giudice di pace di Agrigento che ha fotografato questa grave situazione, in violazione agli standard costituzionali e comunitari, ed ha annullato un provvedimento di respingimento differito emesso dal Questore di Agrigento.  In molti altri casi invece, i giudici di pace si limitano a ratificare quanto richiesto dalle Questure, anche in assenza del soggetto destinatario della convalida. Gli enti gestori delle strutture di detenzione, come nel nuovo CIE di Milo a Trapani, non garantiscono nemmeno la mediazione linguistico-culturale, che sarebbe obbligatoria in base allo schema tipo di Convenzione da stipulare con il Ministero dell'interno, e gli avvocati sono obbligati a comunicare con i loro assistiti con i propri strumenti linguistici, mentre gli interpreti degli enti gestori stanno a passeggiare. Una violazione inaudita dei diritti di difesa.

Nei frequenti casi di “accoglienza” per ragioni di primo soccorso ( i CPSA sono a Pozzallo ed a Lampedusa) che si trasforma subito in detenzione amministrativa senza convalida da parte del magistrato, si possono verificare casi di trattenimento di minori in promiscuità con adulti, e sembra generalizzata la prassi di non formalizzare immediatamente la domanda di protezione internazionale, ma di “attendere” l'emissione del provvedimento di respingimento prima della  effettiva compilazione del modello C 3, con la conseguenza che la maggior parte dei richiedenti asilo rischia di essere inviata nei CIE e non invece nei CARA o in altri centri di accoglienza. Negli anni passati invece era l'ACNUR che aveva accesso immediato dopo gli sbarchi e preparava in tempi molto rapidi la documentazione necessaria per la formalizzazione del modello C 3.

Nel caso dei minori i ritardi e le omissioni riguardano anche la comunicazione al Giudice tutelare ed al Tribunale dei minori, con la conseguenza che anche minori seguiti da avvocati vengono trasferiti nelle cd. “strutture ponte” senza avere presentato la richiesta di asilo e senza che sia conosciuta agli stessi avvocati la loro effettiva destinazione, con un rischio altissimo di dispersione, di fughe o di negazione del diritto fondamentale di chiedere protezione internazionale. Rimane da monitorare attentamente sul territorio siciliano e altrove l'ubicazione, lo stato e le modalità di gestione delle numerose strutte d'accoglienza, talvolta denominate “strutture ponte” nelle quali vengono trasferiti i minori da Lampedusa. In molti casi l'ubicazione dei centri di seconda accoglienza o delle strutture ponte, è tenuta quasi segreta dalle forze di polizia, che non comunicano agli avvocati la destinazione dei minori che vengono trasferiti ( o deportati?), con il rischio di spezzare il legame tra il minore che ha nominato un avvocato e gli stessi avvocati nominati.

Con riferimento agli adulti che hanno fatto richiesta di asilo si osserva come nei confronti di alcune nazionalità ( ad esempio tunisini o nigeriani, ma anche bengalesi e camerunensi) ricorrano dinieghi generalizzati senza che sia assicurata una cognizione individuale, senza considerare le violenze subite in Libia e la fuga da un paese in guerra nel quale sono stati depredati di tutti i loro averi. Malgrado le audizioni siano apparentemente su base individuale, le formule di rigetto appaiono preformulate e spesso manca una fedele interpretazione delle dichiarazioni del richiedente.
Nei confronti degli Egiziani che sbarcano nella Sicilia sud-orientale si rileva come vengano periodicamente posti in essere dei veri e propri respingimenti collettivi, in collaborazione con il consolato egiziano, in forza dell'accordo di riammissione stipulato dall'Italia con l'Egitto, un accordo che però non dovrebbe comportare la sistematica violazione degli obblighi di protezione internazionale.
Non risulta che nessuna delle organizzazioni operanti per Praesidium in Sicilia abbiano modo di contattare i migranti egiziani prima del loro accompagnamento in frontiera, non si ha notizia dell'arrivo di minori non accompagnati dall'Egitto, eppure qualcuno dovrebbe pure essere arrivato, come da tutti i paesi del nord africa, né risultano domande di protezione internazionale, anche perchè il console egiziano è presente in aeroporto al momento delle identificazioni e questo vieta alle persone di esprimere una qualsiasi volontà di chiedere asilo. Ancora più grave appare la circostanza che, in violazione del decreto 25 del 2008 e della normativa comunitaria in materia di protezione internazionale, ed adesso di rimpatri ( direttiva 2008/115/CE), manca in questi casi qualsiasi convalida giurisdizionale e qualunque ipotesi di effettivo esercizio dei diritti di difesa. Le questure interessate di Siracusa e di Catania si stanno rendendo responsabili di prassi e provvedimenti in contrasto con la Direttiva 2008/115/CE, con l'art. 13 della Costituzione e con il codice delle frontiere Schengen n.562 del 2006. Un regolamento comunitario che è direttamente vincolante per tutte le autorità pubbliche in Italia.

Per quanto riguarda sia gli adulti che i minori non accompagnati rimane assai problematica la fase di raccolta delle procure, e si registra una forte polemica tra le varie associazioni che hanno diritto ad entrare nel centro di prima accoglienza e soccorso di contrada Imbriacola, in quanto le associazioni che fanno capo al progetto Praesidium, in convenzione con il ministero dell'interno, sono contrarie alla presentazione di domande di asilo da parte dei MNA presenti a Lampedusa, e sostengono di non occuparsi di quei minori che la polizia ritiene essere invece maggiori di età. In qualche caso si sono però rilevati documenti  di identità pervenuti dalla Tunisia in contrasto con quanto asserito dall'ufficio immigrazione della Questura di Agrigento dislocato nell'isola. Di fatto è abbandonata la circolare Amato che nel 2007 introduceva il beneficio del dubbio, in quanto l'esame medio per l'accertamento dell'età presenta notoriamente un elevato tasso di incertezza. Addirittura le identificazioni proseguono anche nelle cd. strutture ponte e si fa tutto il possibile per fare arrivare i minori al compimento della maggiore età senza dotarli dei documenti di soggiorno e delle tutele alle quali avrebbero diritto subito dopo l'ingresso nel territorio nazionale. Nessuna delle associazioni di Praesidium presenti a Lampedusa ha denunciato i gravi abusi commessi a Lampedusa ai danni dei minori, violazioni che hanno avuto un riscontro oggettivo in diverse testimonianze raccolte dagli operatori indipendenti e nei segni fisici sui corpi dei minori che gli stessi operatori hanno potuto rilevare. Del resto lo stesso si può osservare rispetto a pestaggi frequenti della polizia in altre strutture, persino nel mega CARA/CPA di Mineo.

Si è anche appreso che la polizia ha trasmesso agli uffici giudiziari di Agrigento oltre 40.000 notizie di reato, anche relativamente a persone che ormai hanno un permesso di soggiorno o si sono rese irreperibili, con la conseguenza che se non si arriverà ad una archiviazione, il Tribunale di Agrigento rischia di essere bloccato da questa impertrofica attività cartacea delle forze di polizia tra Lampedusa ed Agrigento, con costi incalcolabili, diverse decine di milioni di euro, per le casse dell'erario. Mentre invece appare sempre più difficile, ovunque, il ricorso al patrocinio a spese dello stato,  che dovrebbe coprire anche la spesa degli interpreti, perchè in diverse strutture siciliane, come nel nuovo CIE di Milo, agli avvocati viene richiesto di utilizzare i propri interpreti, in quanto l'ente gestore non dispone di un numero adeguato di “mediatori linguistici” che invece dovrebbero essere forniti proprio dagli stessi enti gestori in base allo schema tipo di convenzione adottato dal Ministero dell'interno.

La situazione del Cara di Mineo desta poi preoccupazioni particolari, si richiama in proposito il documento pubblicato dall'ASGI lo stesso 28 luglio, dopo le proteste ed i duri interventi delle forze di polizia. Anche i soci ASGI siciliani ritengono che la struttura del “Villaggio della solidarietà” sia ingovernabile, che gli appalti non hanno la necessaria trasparenza, e che regna ancora l'incertezza più totale sugli enti gestori e sulle prospettive dei circa duemila migranti richiedenti asilo confinati da mesi nel Cara dopo essere stati trasferiti da altre strutture. In diversi casi quando erano già alla vigilia dell'audizione da parte della commissione territoriale competente, e dunque ormai in vista di una definizione della loro istanza di protezione internazionale. Viene confermato che con gli attuali ritmi di lavoro della commissione territoriale, che attualmente sarebbe addirittura blocata o quasi, anche con il ricorso a pratiche di dubbia legittimità come le audizioni in videoconferenza o le audizioni con un solo membro della Commissione, i tempi medi per la risposta alle domande di asilo potrebbero superare anche dodici mesi, con conseguenze imprevedibili anche sul piano dell'ordine pubblico.

Anche la situazione nel Cara di Salina Grande , a Trapani, mentre era tranquilla fino a pochi mesi fa, appare oggi sempre più critica, soprattutto per l'elevato tasso di dinieghi, per la difficoltà di un esercizio effettivo del diritto di difesa e per la promiscuità delle nazionalità e delle situazioni delle persone accolte nella struttura. Frequenti le risse ed anche le proteste, anche se meno gravi rispetto a Mineo a fronte del minore numero di presenze. Ovunque è elevato il rischio di sfruttamento e di ulteriori violenze ai danni dei soggetti più vulnerabili come donne e minori non accompagnati. Nei centri di detenzione Vulpitta e Milo a Trapani, sia pure con caratteristiche opposte quando alla logistica, si reiterano le prassi di rimpatrio forzato e di detenzione in contrasto con la direttiva sui rimpatri 2008/115/CE, soprattutto per quanto concerne la possibilità di esercitare effettivamente i diritti di difesa nelle procedure di convalida.

Per quanto rilevato in precedenza sgli avvocati dell'ASGI rivolgono un pressante appello alle organizzazioni convenzionate con Presidium, e quindi con il Ministero dell'interno, per una maggiore collaborazione al fine di garantire l'esercizio effettivo del diritto di difesa, di tutti i migranti, anche attraverso la comunicazione di recapiti di avvocati ASGI che nelle diverse sedi e nelle diverse regioni italiane possano intervenire per proseguire le attività di assistenza legale avviate in Sicilia.

Per quanto riguarda la situazione in Libia si rileva la necessità di procedere sia sul piano politico, chiedendo l'adozione di un decreto ex art. 20 del Testo unico sull'immigrazione, come si è fatto ad aprile con i tunisini, se si verificherà un afflusso di massa, e sollecitando intanto il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ex art. 5.6 del testo Unico 286 del 1998, per tutti coloro che saranno denegati dalle commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato, per quei migranti economici costretti a fuggire dalla Libia dopo avere abbandonato tutti i propri averi, frutto di anni di lavoro durissimo. Con la conseguenza che nelle condizioni attuali non si possono permettere un rientro sicuro in patria, dove hanno contratto molti debiti e dove potrebbero essere vittime di ritorsioni violente da parte di agenti non statali.
Occorrerà pure, nei limiti in cui sarà possibile a fronte dell'alto costo dei ricorsi, procedere ad impugnare i dinieghi delle richieste di protezione internazionale nei confronti di coloro che sono fuggiti dalla guerra in Libia, facendo valere la situazione di persecuzione generalizzata nella quale si sono trovati tutti coloro che  risiedevano per motivi di lavoro e sono stati assimilati alle bande di mercenari, spesso costretti al reclutamento forzato,

Gli avvocati dell'ASGI presenti in Sicilia si impegnano ad intensificare le attività di monitoraggio e di assistenza legale nei confronti dei migranti a vario titolo accolti o detenuti in una vasta gamma di strutture, o centri, variamente denominati, che non sempre rispettano i dovuti standard, sia dal punto di vista igienico sanitario, che da quello non meno grave dell'assistenza legale e della mediazione linguistico-culturale.


venerdì 29 luglio 2011

Chiudere il centro di Mineo superando una gestione ideologica e irrazionale dell'accoglienza dei rifugiati

COMUNICATO STAMPA del 28 Luglio 2011

Lo scoppio delle gravi violenze nel centro di accoglienza di Mineo avvenuto tra il 26 e il 27 luglio, ha colto le Autorità locali di sorpresa e per molte ore tutti - rifugiati, tra cui donne e minori e gli stessi operatori delle organizzazioni umanitarie - sono di fatto rimasti esposti alla violenza che si è scatenata all’interno del centro. Ciò ha evidenziato una grave impreparazione nella gestione di una situazione che era assolutamente prevedibile.
 
L’ASGI ricorda che dal momento della sua istituzione, nel marzo del corrente anno, fino a tutt’oggi, il cd. “Villaggio della solidarietà” di Mineo non ha ancora una natura giuridica chiara e, fatta salva la sistemazione alloggiativa, i servizi di informazione legale, di orientamento sociale e di presa in carico delle situazioni maggiormente vulnerabili non sono stati di fatto attivati ovvero sono gestiti attraverso interventi tampone realizzati da UNHCR e da altri pochi altri enti che chiaramente non possono (e forse neppure dovrebbero) supplire a carenze di tipo strutturale. 
 
Il Centro, nel quale mancano in particolare personale adeguatamente formato e mediatori linguistici, si configura come una sorta di non-luogo, totalmente isolato dal territorio (la struttura è priva persino di mezzi di collegamento pubblici) dove le persone conducono la loro quotidianità in una condizione di apatia e rassegnazione. Il Centro non ha alcuna interazione sociale e culturale con il territorio che lo circonda, sia per mancanza di un progetto in tal senso, ma anche per l’insanabile squilibrio tra il gigantismo del Centro stesso e un territorio che già soffre una condizione di marginalità e scarso sviluppo. 
 
In questo contesto cresce, evidentemente ed inevitabilmente, la sfiducia verso le istituzioni italiane e verso un futuro che non si intravede affatto, così che è fin troppo facile lo sviluppo di tensioni e conflitti, anche gravi, che divampano a seguito del rincorrersi di notizie vere o inventate, ovvero per il riaccendersi di rivalità e contrapposizioni tra gruppi nazionali che possono percepire l’esistenza di trattamenti differenziati, senza che le istituzioni siano in grado (o vogliano) approntare strumenti adeguati per gestire questa complessità. 
 
Non si tratta dunque di rimediare a questa o quella carenza: il centro di Mineo è oggi ed è destinato a rimanere una polveriera che va chiusa quanto prima. L’idea stessa di potere gestire delle macrostrutture ove segregare di fatto migliaia di persone per mesi o forse per anni (tali sono le attuali previsioni per la conclusione dell’esame delle domande di asilo delle quasi 2000 persone presenti) costituisce un progetto irrazionale che produce disagio, alimenta circuiti di violenza ed è fonte di spreco di denaro pubblico. 
 
L’ASGI ricorda nuovamente che l’accoglienza dei rifugiati deve avvenire secondo modalità quanto più possibile decentrate, con un rapporto congruo tra strutture di accoglienza e servizi del territorio e garantendo fin dalla prima accoglienza, i servizi di informazione, supporto e orientamento legale e sociale previsti dalla normativa comunitaria e dal diritto interno.
 
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giovedì 28 luglio 2011

LasciateCIEntrare: rassegna stampa del 25 luglio


 
lasciateCIEntrare Roma, Tg3 delle 19:00 del 25 luglio

LasciateCIEntrare il giorno dopo. Come è andata la mobilitazione nazionale del sindacato e dell'ordine dei giornalisti contro la censura sui Cie? Da un punto di vista mediatico, segnaliamo in questa provvisoria rassegna stampa i servizi del Tg3 nazionale, di diversi quotidiani nazionali e locali e le decine di lanci delle principali agenzie stampa. Sulle radio e sulle tv locali, al momento non siamo in grado di fornirvi la lista dei presenti. Comunque sia, milioni di italiani hanno sentito parlare, forse per la prima volta, dei Cie. Dal punto di vista politico invece, segnaliamo le situazioni più disparate. Si va dalle denunce della delegazione di Bologna alle imbarazzanti omissioni di chi ha visitato il Cie di Trapani, dalle richieste di chiudere il Cie di Bari ma solo "per motivi di sicurezza", alla "fuga" dei parlamentari dal Cie di Torino per evitare di farsi riprendere dalle telecamere davanti a una improvvisata contestazione. Il tutto passando per le performance di Livia Turco che a Ponte Galeria proponeva di tornare ai cpt perché erano "tutta un'altra cosa".
Cosa dire? Che un po' ce l'aspettavamo ma che non abbiamo tempo da perdere in polemiche. Al Senato sta per passare la legge che estende a 18 mesi la detenzione nei Cie. Una legge che avrà effetti devastanti. Che porterà repressione, violenza e sangue per chi si ribellerà. E porterà invece abissi di emarginazione per chi se ne starà buono ad aspettare la scadenza dei 18 mesi, salvo poi uscire dal Cie con forti dipendenze da psicofarmaci e senza più una casa dove dormire e un lavoro con cui mantenersi. Per questo non abbiamo tempo da perdere in polemiche. I parlamentari andranno al mare subito dopo il voto al Senato. Noi restiamo qui. Chiediamo di entrare nei Cie. Sperando che le nostre parole e le storie che tiriamo fuori da dentro servano a liberare il nostro immaginario dai mostri della caccia all'invasore, dell'espulsione del disagio, della criminalizzazione della povertà e della violenza istituzionale. E di questo 25 luglio ci teniamo le cose positive. Tanti giornalisti interessati a parlare dei Cie e alcuni parlamentari disponibili a fare interrogazioni e nuove ispezioni. Ce ne sarà bisogno finchè questi posti saranno aperti.

LasciateCIEntrare, chi ne ha parlato
 
TELEVISIONI NAZIONALI
Rai 3, Tg3 delle 19,00, Cie, aprite quelle porte

QUOTIDIANI
La Repubblica, I parlamentari nei Cie di tutta Italia:"Chiudeteli e cambiamo la Bossi-Fini"
L'Unità, Una battaglia per la nostra e la loro libertà
Terres des hommes, sui minori a Lampedusa
La Sicilia
Liberazione
Il Piccolo di Trieste
Il Messaggero Veneto
Primorski Dnevnik , quotidiano in lingua slovena di Trieste


AGENZIE STAMPA
Ansa IMMIGRAZIONE:SALATTO,MARONI APRA CIE A STAMPA,SE NO DENUNCIO
Ansa IMMIGRAZIONE: IDV, CHIEDEREMO RAPPORTO A TUTTI I CIE
Ansa IMMIGRAZIONE: BELISARIO, MARONI APRA PORTE CIE ALLA STAMPA
Ansa IMMIGRATION: ITALY; JOURNALISTS AGAINST BAN ON CIE ACCESS
Ansa IMMIGRAZIONE: DELEGAZIONE PARLAMENTARI PD VISITA CIE TORINO
Ansa IMMIGRAZIONE:PRES.COMMISSIONE SENATO,CIE PEGGIO DEL CARCERE
Ansa IMMIGRAZIONE: ORLANDO(IDV), NO A SISTEMA CARCERAZIONE IN CIE
Ansa IMMIGRAZIONE: DE MAGISTRIS, ADERISCO A 'LASCIATECIENTRARE'
Ansa IMMIGRAZIONE: ITALIA; GIORNALISTI CONTRO DIVIETO ACCESSO CIE
Ansa IMMIGRAZIONE: GIORNATA DI MOBILITAZIONE PER ACCESSO AI CIE
Ansa IMMIGRAZIONE: GIORNATA DI MOBILITAZIONE PER ACCESSO AI CIE
AnsaP IMMIGRAZIONE: VENDOLA, IN CIE POSSIBILI VIOLAZIONI DIRITTI
Ansa IMMIGRAZIONE: VENDOLA, IN CIE POSSIBILI VIOLAZIONI DIRITTI
Ansa IMMIGRAZIONE: CIE MILANO, PRESIDIO GIORNALISTI E POLITICI
AnsaP IMMIGRAZIONE: ASSOSTAMPA PUGLIA CHIEDE ACCESSO A CIE E CARA
Ansa IMMIGRAZIONE: ASSOSTAMPA PUGLIA CHIEDE ACCESSO A CIE E CARA
Ansa IMMIGRAZIONE:CENTRI SOCIALI MANIFESTANO DAVANTI A CIE TORINO
Ansa IMMIGRAZIONE: DELEGAZIONE PD VISITA CIE ELMAS


AdnKro IMMIGRATI: TOUADI (PD), I CIE ITALIANI COME GUANTANAMO
AdnKro IMMIGRATI: BELISARIO (IDV), MARONI SI ASSUMA RESPONSABILITÀ, APRA CIE
AdnKro IMMIGRATI: GALIENI (PRC), PROTESTA SU CIE NON SIA OCCASIONALE
AdnKro IMMIGRATI: DI GIOVAN PAOLO (PD), CIE MASSIMO TRENTA GIORNI
AdnKro IMMIGRATI: GINEFRA (PD) E ZAZZERA (IDV), CIE BARI ANDREBBE CHIUSO
AdnKro IMMIGRATI: ORLANDO (IDV), CIE COME CARCERI CHE VIOLANO DIRITTI 
AdnKro IMMIGRATI: SEL, STOP A NORMA CHE PROLUNGA A 18 MESI PERMANENZA CIE
AdnKro IMMIGRATI: DE MAGISTRIS ADERISCE A 'LASCIATECIENTRARÈ
AdnKro IMMIGRATI: RADICALI IN CIE TRAPANI CONTRO DIVIETO INGRESSO GIORNALISTI
AdnKro IMMIGRATI: ACLI ADERISCE A INIZIATIVA CONTRO DIVIETO GIORNALISTI CIE
AdnKro IMMIGRATI: CGIL, NO A CIE COME LUOGHI DI DETENZIONE (2)
AdnKro IMMIGRATI: CGIL, NO A CIE COME LUOGHI DI DETENZIONE


Redattore Sociale, Crotone: domande di asilo troppo lente, tensioni e risse
Redattore Sociale, Donna reclusa al Cie di Roma denuncia: “Picchiata dai finanzieri”
Redattore Sociale, Legati con lo scotch e sedati. Il lato nascosto delle espulsioni
Redattore Sociale, Quelli che per non essere espulsi si tagliano le vene
Redattore Sociale, Touadi (Pd): "Stop al reato di clandestinità"
Redattore Sociale, Bari: metà Cie inagibile, reclusi in condizioni disumane
Redattore Sociale, Cie di Trapani, "da nessun punto di vista conviene tenerlo aperto"
Redattore Sociale, Visita al Cie di via Corelli, "si sta peggio che in carcere"
Redattore Sociale, Visita con contestazione al Cie di Torino