Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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venerdì 10 febbraio 2012

Contro la repressione in Siria: Appello a poeti e traduttori per la traduzione e diffusione delle opere di poeti siriani

Appello per la traduzione e diffusione di opere di poeti e poetesse siriani come modo di esprimere solidarietà contro la repressione che si è abbattuta nel paese e per mantenere viva l’attenzione.

L’appello è stato già pubblicato in GLOB011


e il sito ha già iniziato a pubblicare le poesie.

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Vista la gravità della situazione in Siria, particolarmente gli spargimenti di sangue che su base quotidiana hanno caratterizzato gli ultimi mesi, lanciamo un appello perché in Italia non venga meno l’attenzione e la solidarietà verso le sofferenze di questo paese.

Parte del processo attraverso cui si crea indifferenza ed ostilità verso il diverso e verso popoli di altri paesi è il mantenimento dell’ignoranza e il continuo sminuire di ciò che essi hanno sperimentato ed elaborato.

Pubblicando questi testi di poeti siriani, uomini e donne diversi per generazione, strato sociale, religione e provenienza tradotti in italiano vorremmo dare un assaggio agli italofoni della ricchezza, diversità e profondità della cultura del popolo che li ha elaborati.

La poesia riesce spesso a raggiungere chi la legge e chi l’ascolta in maniera più immediata ed è in grado di far emergere l’universalità dell’esperienza umana, contrastando l’idea di presunte superiorità occidentali, idea favorita nell’ultimo decennio dalla diffusione dell’ideologia dello “scontro delle civiltà”.

Questo modello a cui hanno aderito molti intellettuali in Italia ha come ripercussioni il razzismo, la percezione di altri popoli come sub-umani, la mancanza di solidarietà, l’incapacità di elaborare analisi sufficientemente articolate in grado da gettare luce sulle rotture e gli scardinamenti che si stanno manifestando oggi nel mondo, compreso nel nostro. Per mantenere viva l’attenzione su questo paese , si chiede a chi vuole aderire all’iniziativa non solo di aiutare a produrre le traduzioni e a far circolare quelle già esistenti, ma anche di diffonderle attraverso siti e blog ai quali collaborano (come ha già iniziato a fare il giornale glocal Glob011), integrare una componente “poesie siriane” negli eventi che organizzano e trovare modi creativi di far arrivare queste voci. Per ricevere informazioni, riferimenti a poesie e poeti, o per inviare adesioni al progetto, traduzioni o segnalazioni di poesie contattare:
Pina Piccolo, piccolop56@gmail.com
Aya Homsi aya.87@hotmail.it

Sotto, brevi estratti da alcuni dei poeti e delle poetesse più conosciuti:
 
Se il cielo è un velo / la terra è un velo / il mio paese è un velo /il carcere è un velo / il silenzio è un velo / la poesia è un velo / e io sono un velo / come faccio a vedere Dio / e Dio a vedere me?
(Faraj Bayraqdar 1951-)

Giorni immoti mentre le pietre / mandano il richiamo di barche cieche
(Saniyya Salih, poetessa 1935-1985)

[la cicogna] Radioso come un urlo quel triste candore s’innalza nello spazio delle nostre gole / Radioso come un urlo s’innalza quel triste candore
(poeta curdo-siriano Salim Barakat 1951-)
 
una volta abbiamo chiesto ai nostri compagni di classe [che cos’è l’amore?] / e ci hanno risposto che era un bambino trasognato /che scriveva poesia su un narciso / nel suo grembiule /raccoglieva formiche, bacche e semi /e dava conforto a mici maltrattati
(Nizar Qabbani 1923- 1998)
 
[Esilio] / Per via del dolore /indossava quei campanelli colorati,/una maschera di gioia./ Annodava le sue storie / alla punta della lingua /sì che non lo tradissero /nel momento cruciale./Camminava /leggero / con scarpe costellate di diamanti - solo, mentre la notte / senza stelle in attesa / si impossessa dei miei occhi
(Aisha Arna’ut 1946 -)
 
una cosa si era distesa / nel cunicolo della storia /una cosa adorna, esplosiva /che trasporta il proprio figlio di nafta avvelenato /al quale il mercante avvelenato intona una canzone /esisteva un oriente simile a un bambino che implora, /chiede aiuto /e l’occidente era il suo infallibile signore. /questa mappa è mutata / l’universo è un fuoco /l’oriente e l’occidente sono una tomba sola /raccolta dalle sue ceneri
(Adonis, 1930 -)
 
M’infiamma il desiderio /e brillano i miei occhi. /Sistemo la morale nel primo cassetto che trovo, /mi muto in demonio, /e bendo gli occhi dei miei angeli /per / un bacio.
(Maram Al Masri (1962 -)

 

sabato 9 aprile 2011

MEDITERRANEO 2011: TERZO CAPO D’ACCUSA. Una poesia di Pina Piccolo

Per onorare i 16.000 esemplari di homo migrantis annegati nel Mediterraneo dall’inizio del secondo millennio dell’epoca comune


Per noi non si mossero elicotteri dalle eliche schiamazzanti


a lanciarci una fune d’argento,


né invisibili aerei senza pilota


a calarci la scala di Giacobbe


Per noi non si scomodò il buraq


dalle grandi ali bianche e la morbida sella di velluto


Per noi non arrivarono balene dal ventre capiente


salvatrici di burattini infingardi o di profeti


poco propensi a proclamar sventure


Per noi non decollò il tappeto di Sindbad


elegante e aerodinamico a rapirci ai cavalloni


Le colombe non si unirono in stormo


formando un’aerea rete in cui impigliarci


L’ippogrifo certo non interruppe il suo viaggio


verso la luna a recuperare cervelli di cavalieri


Né gli yacht di politici abbronzati


si affannarono a raggiungerci


ambita preda di campagne elettorali


Nessun Superman per noi sfidò


i marosi arrampicandosi leggero sulla schiuma


né alcun messia si mise a camminare sulle acque


Per noi non emerse Colapesce inabissatosi nel Mare Nostrum


perché stanco di sentire le sragioni degli uomini


Per noi non si lanciarono a velocità folli motoscafi


né motovedette che solcano solerti quello sputo di mare


Nessuna sirena ci avvinghiò tra le morbide braccia


per portarci a un’isola felice


né alcun profeta separando col bastone le onde


creò un corridoio di salvezza


Non ci acciuffò dai capelli l’angelo custode


né ci avvicinò il diavolo a proporci patti


Nessun delfino, amico dell’uomo, ci sorrise


portandoci in groppa al Luna Park


Nessun pescespada restò fedele al nostro fianco


mentre venivamo arpionati da Wall Street


Nessun campione olimpionico di nuoto


venne a farci il testimonial


Per noi non ci furono rocambolesche gesta


né squadre di salvataggio né eroici furori


Gli squali del Mar Rosso con il tam tam dell’acqua


fecero sapere ai loro cugini del Mediterraneo


che era in arrivo un succulento banchetto


E i tonni si rallegrarono che quel giorno


non ci sarebbe stata una loro matanza


Di noi nessun griot decanterà


né il lignaggio né la discendenza


Per il nostro corpo non ci fu la linea piatta


dell’encefalogramma a segnare


la fine della lotta, il termine della rotta


Mentre silenzioso sulle onde scivolava la Mesektet


imbarcazione della notte


“dai gloriosi rivestimenti


i suoi colori d’ametista e di smeraldo


di diaspro lapis lazuli e il lustro dell’oro” * 


sacra al dio Ra che ci raccolse


per proseguire il viaggio


Pina Piccolo, 8 aprile 2011



* Da Il Libro dei Morti, Antico Egitto


domenica 20 febbraio 2011

19 febbraio 2011, Palermo: In memoria di Noureddine Adnane

L A  B A L L A T A  D I  R I V A



N O I  S I A M O  I  F I G L I  D E L L A  S A B B I A ,


D E L  S O L E  E  D E I  F I O R I ,


S I A M O  I  F I G L I  D E L  M A R E .


N O I  R A G A Z Z I  D A I  M I L L E  S O G N I  S P E Z Z A T I ,


I N F R A N T I  E  T R A D I T I ,


C O L  C U O R E  T E N E R O

E  C O N  G L I  O C C H I  A S C I U T T I  E  B R U N I ,



N O I  D A L L A  C H I OM A  C O L O R  P E C E ,


S I A M O  V E N U T I  A  B A L L A R E

N E L L E  V O S T R E  P I A Z Z E  L U M I N O S E ,



N E L L E  V O S T R E  C A S E .


S I A M O  V E N U T I  A  B A L L A R E  P E R  I  V O S T R I  O C C H I


S T A N C H I  E  I M M O B I L I  C OM E  S P E C C H I .


S I A M O  I  B A M B I N I  N A T I  D A  G O C C E  D ’ A C Q U A


D I  F I U M E  I N  S E C C A


C H E  F I N O  A  I E R I  S C O R R E V A  L E N T O .


S I A M O  S P I G H E  D I  G R A N O  P I E N E  E  F O R T I


S I A M O  V E N U T I  A  C A N T A R V I

L E  N O S T R E  C A N Z O N I  D ’ A M O R E .



C A N Z O N I  D O L C I  C OM E  M A N D O R L E  E  M I E L E .


L E  C A N T E R E M O  A D  A L T A  V O C E


F I N C H È  T O C C H E R E M O  I  V O S T R I  C U O R I


P E R  P O I  C A N T A R L E  P I A N O ,  P I A N O


A S S I EM E , N E L L E  V O S T R E  C A S E ,


N E L L E  V O S T R E  P I A Z Z E ,


N E L L E  V O S T R E  C I T T À .


D A G H M O U M I  A B D E L  K A D E R  ( MA R O C C O )
 
 
* Questa poesia è stata inserita nella spettacolo di Teatro Giornale (Teatro dell'Oppresso) realizzato come lavoro finale del Laboratorio "Anime Migranti" promosso dal CISS Cooperazione Internazionale Sud Sud e condotto da Sergio Di Vita presso il Centro Santa Chiara di Palermo e andato in scena il 20 febbraio 2011.
Lo spettacolo è stato dedicato a Noureddine Adnane, morto a Palermo il 19 febbraio 2011 perché si era dato fuoco l'11 febbraio 2011 davanti agli agenti della Polizia Municipale di Palermo che lo stavano sottoponendo all'ennesimo controllo. Noureddine Adnane, originario del Marocco, abitava e lavorava a Palermo da circa 10 anni, aveva regolare permesso di soggiorno e regolare licenza di vendita ambulante.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Noureddine Adnane
 
 
 

venerdì 11 febbraio 2011

15 febbraio, Palermo: Mawlid 2011 a Palermo. Festa della nascita del Profeta Muhammad


L’ARCA Federazione delle Associazioni e Comunità Immigrati

presenta

Festa della nascita del Profeta Muhammad

MAWLID 2011 a Palermo

Serata di Musica e poesia in onore del Profeta dell’islam



La festa del Mawlid è la festa dell’amore per il Profeta e della gioia per la sua nascita. Ovunque, in Asia e in Africa, nelle notti del Mawlid, nelle case e nei cortili, nelle moschee e nelle piazze, i musulmani intonano canti in onore di colui che considerano la migliore delle creature di Dio ed il Sigillo dei Suoi Profeti. I bambini si riversano per le strade agitando le loro lanterne luminose e gli adulti rievocano con recitazioni e narrazioni gli eventi più importanti legati alla missione terrena dell’Ultimo degli Inviati. Il Mawlid è un invito a meditare sulla figura e sulla natura del Profeta, ad interiorizzarne il modello e a seguirne il cammino. Quest’anno l’atmosfera del Mawlid rivive a Palermo in una festa che unisce tutte le comunità musulmane della città.

Non ti abbiamo inviato
se non come misericordia per il creato
(Corano)

MARTEDÌ 15 FEBBRAIO 2011

ORATORIO DI SANTA CHIARA
Piazza Santa Chiara, 11


19:30 Cena con piatti e dolci tipici della festa

20:00 Canti, poesie e recitazioni tradizionali eseguiti dalle associazioni culturali di Bangladesh, Costa d’Avorio, Ghana, Marocco, Mauritius, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sudan e Tunisia

A seguire esibizioni di Said Ben Messafer, Siqiliah Ensemble e Yousif Latif Jaralla.

INGRESSO E CENA GRATUITI



mercoledì 12 gennaio 2011

Voci nel Silenzio III ° Rassegna artistica per ricordare i massacri di Gaza

Da martedì 18 gennaio alle ore 19.00
a domenica 23 gennaio alle ore 23.30

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Atelier Piccolo Teatro Montevergini
e
Piccolo Teatro Patafisico
Via Montevergini 8, Salita alla Guilla
Palermo, Italy

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Rifiutare i silenzi complici, fare tacere il piombo fuso
dell'esercito dello stato del terrore Israele
con le immagini, la poesia e la musica
ripristinare il diritto con la forza delle parole
ricordare 1500 vite e 400 bambini






lunedì 6 dicembre 2010

10 dicembre, Palermo: Poesia che mi guardi. Film dedicato alla poetessa Antonia Pozzi


Venerdì 10 Dicembre alle 17.00

si recupera alla Scuola Nazionale di Cinema ai

Cantieri Culturali alla Zisa

la proiezione del film di

Marina Spada

"Poesia che mi guardi"

dedicato alla figura di Antonia Pozzi (2008).

Seguirà la conversazione sulla poeta milanese

condotta da Francesca Traìna.
Poesia che mi guardi
dedicato alla figura di Antonia Pozzi (2008)


giovedì 24 giugno 2010

25-27 giugno, Palermo: Le Comunità immigrate a Palermo. Rassegna interculturale dei Colori e dei Sapori



Da venerdì 25 a domenica 27 giugno a Palazzo Mirto, a Palermo

Tre giorni dedicati ai sapori ed ai colori delle comunità immigrate residenti a Palermo. Da venerdì 25 a domenica 27 giugno, Palazzo Mirto ospiterà una rassegna interculturale che avrà per protagonisti i piatti tipici, le danze, le musiche ed i costumi degli stranieri che hanno scelto di vivere nel capoluogo siciliano.
La manifestazione intende mettere in risalto il tema dell’incontro delle culture che la città ha, ora snobbato, ora affidato alla sola attività dei soggetti operanti del Terzo settore.
Il cibo, la musica e l’arte sono stati scelti, dunque, per il loro potere attrattivo e aggregativo, quali linguaggi capaci di superare differenze e diffidenze tra comunità straniere e comunità locale.

La rassegna si aprirà venerdì 25 giugno, alle ore 18.30. Alle 18.45 verrà inaugurata la mostra fotografica “Colori in rete”, curata dal Ciss e dalle stesse comunità immigrate. La serata si concluderà con un cocktail.

La giornata di sabato 26 giugno si aprirà alle ore 18.15 con l’intervento dei mediatori culturali e delle associazioni del Terzo settore. Quindi, andrà in scena il recital “Contaminazioni e poesia” e si proseguirà con la rassegna video sui temi dell’intercultura, curata del Ciss. Infine, si darà spazio alla degustazione dei sapori tipici del Mediterraneo.

La giornata conclusiva, domenica 27 giugno, sarà dedicata alle danze, ai colori ed ai suoni delle varie etnie presenti alla rassegna ed alla degustazione dei piatti tipici preparati dalle comunità immigrate.

La manifestazione è promossa dall’Associazione culturale “Sociale News”, dal quotidiano online Medeu.it, dal blog Forza Palermo ed dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali. L’evento, inoltre, è realizzato in collaborazione con C.I.S.S. (Cooperazione Internazionale Sud Sud) e Ce.S.I.E. (Centro Studi e Iniziative Europeo), con il Centro Studi e Documentazione sulle Migrazioni del Comune di Palermo, con l’Associazione “ViaRoma” e con il Movimento “Per Palermo”. In fase di ideazione, oltre al contributo di associazioni, dei movimenti civici e di alcuni imprenditori palermitani, il progetto ha visto l’adesione e l’impegno dell’assessore regionale ai Beni Culturali, Gaetano Armao, e del consigliere comunale di Palermo, Elio Ficarra, i quali hanno voluto condividere il progetto, riconoscendovi elementi indispensabili e utili per avviare un percorso di conoscenza e di reciprocità tra le culture che vivono e lavorano in città.

Alla manifestazione hanno aderito le seguenti comunità:

Mauritius, Tamil, Eritrea, Senegal, Tunisia, Costa d'Avorio e Nigeria

Programma della Manifestazione


Venerdì 25 Giugno Ore 18,30 – ore 21,00 - Palazzo Mirto

h.18,30 Inaugurazione ed apertura della manifestazione
h. 18,45 Mostra Fotografica “Colori in rete”
(a cura del C.I.S.S. e delle comunità)
h.20,00 Cocktail

Sabato 26 Giugno Ore 18,15 – ore 21,00 - Palazzo Mirto

h. 18,15 La mediazione culturale: interventi delle associazioni
h. 18,45 Letteratura interculturale:
Recital “Contaminazioni e poesia”
h. 19,30 Rassegna video sui temi dell’intercultura
(a cura del CISS)
h. 20,15 Degustazione: Sapori dolci del Mediterraneo

Domenica 27 Giugno Ore 18,30 – ore 22,00 - Palazzo Mirto

h.18,30-19,30 Suoni, danze e colori multietnici
h.19,30 -21,30 Degustazione piatti tipici delle comunità immigrate di Palermo

Fonte: Medeu.it

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martedì 8 giugno 2010

9 giugno, Palermo: Vernissage, poesie e musica jazz "Terra Orgoglio e Identità in Cammino"


Fotografie di Sebastiao Salgado

Vernissage, poesie e brevi racconti interpretati d Clelia Cucco
Musica del Duo Jazz El Café Guestivo

Mercoledì 9 giugno alle ore 19.00
Wall Street Instistute - Via Libertà 191/d - Palermo

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mercoledì 12 maggio 2010

13 maggio, Palermo: Al-Nakba, canto del 62° anniversario dell'esilio del popolo palestinese

13 Maggio 2010
Ore 20.00

Al-Nakba
canto del 62° anniversario dell’ esilio del popolo palestinese

Conservatorio di Musica di Stato Vincenzo Bellini

CON

Alessandra Pizzullo (voce poetica)
Said Benmsafer (Liuto)
Lelio Giannetto (Basso)
Yousif Latif Jaralla (Narratore)
Matilde Politi, Giana Guaiana (canto)

Coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese
Performance poesie, musica, canto e narrazione
Mostra fotografica dell'esodo del popolo Palestinese
Sapori della terrasanta
Pietanze tipiche palestinesi

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martedì 17 novembre 2009

Bando 2010 del Concorso Internazionale di Poesia "Castello di Duino": scadenza 31 dicembre 2009

Bando della Edizione 2010

Scadenza: 31 dicembre 2009
Per le scuole: 15 gennaio 2010

Regole di partecipazione:

- Il concorso è riservato a giovani fino ai 30 anni di età.
- La partecipazione è gratuita.
-
Si partecipa inviando una sola poesia inedita (maximum 50 versi).
- Il concorso è tematico.

Il Tema dell' Edizione 2010 è:

"Luce/Ombre"
Il ciclo naturale del tempo, i colori della realtà e dell’anima, le metafore della vita, del pensiero e del dubbio…: il tema può essere trattato in modo molto libero.

Il Premio internazionale di Poesia "Castello di Duino" è il più grande concorso internazionale di poesia dedicato ai giovani! (vedi anche il riconoscimento dela Commissione Nazionale UNESCO: www.unesco.it ) E' conosciuto sulla stampa internazionale, dal Costarica al Sud Africa, dall'Ungheria alla Romania... è citato in un numero indefinito di siti letterari: soprattutto esso viene "frequentato" con entusiasmo crescente dai giovani di tutto il mondo che vedono nell'incontro con la poesia e attraverso la poesia una speranza.
Nato da una idea e dall'entusiasmo di Gabriella e Ottavio Gruber, il concorso è supportato dall'Associazione di Volontariato Poesia e Solidarietà di Trieste, sotto l'alto patrocinio della Commissione Nazionale italiana per l'UNESCO, con il patrocinio e la collaborazione di S.A.S. Principe Carlo Alessandro della Torre e Tasso di Duino, in collaborazione con il Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico di Duino e con la IBISKOS Editrice di Risolo che lo sponsorizza.. Al "Premio" possono concorrere giovani di tutto il mondo sino ai 30 anni di età. La partecipazione è gratuita. La giuria è costituita da poeti e critici competenti in diverse lingue. Le poesie vengono valutate per quanto possibile nella loro lingua originale. Le poesie premiate e segnalate sono pubblicate gratuitamente in italiano e inglese e registrate in cd in lingua originale. I concorrenti non presenti nel libro possono chiedere la pubblicazione gratuita della poesia inviata nella pagina "Archivio" del sito. Ogni anno partecipano migliaia di giovani e moltissime scuole con i loro porgeti collettivi olte che dall'Italia da moltissimi paesi del mondo fra cui Slovenia, Bosnia, Serbia , Polonia, Montenegro, Regno Unito, Danimarca, Brasile ,Croazia, Macedonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Malta, Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Turchia, Nigeria, Camerun, Ghana, Argentina, Bolivia, Brasile, Costa Rica, Colombia, Canada, USA, Olanda, Norvegia, Monzambico, Zimbabwe, Palestina, Israele, Guatemala, Cina, Albania, Egitto. Siria, Libano, Repubblica democratica del Congo, Lussemburgo, Australia, Canada, Malesia, Etiopia, Kenia, Ecuador, Czech Republic, Austria, Russian Confederation, Kazakhstan, Tai Wan, Georgia, Iraq, Azerbaijan, Greece,India, Tibet, Giappone, Sud Africa, Singapore, Cyprus, Cile, Cuba, Moldavia, Ukraina, Uganda, Messico, Venezuela, Togo, Martinica, Burkina Faso, Burundi, Tunisia, Korea del sud, Vietnam, Marocco, Grenada, Belize. Il concorso è nato nel contesto della manifestazione "Poesia e solidarietà Linguaggio dei Popoli" promossa a partire dal 2000 da Gabriella Valera Gruber per diffondere valori di solidarietà anche con la diffusione e la conoscenza del linguaggio poetico appoggiando di anno in anno diverse azioni umanitarie. Il ricavato delle vendite del libro dei vincitori e selezionati del concorso viene interamente devoluto alla Fondazione Luchetta-Ota-D'Angelo-Hrovatin per i bambini vittime di guerra.

venerdì 8 maggio 2009

11 maggio, Sala Gialla del Palazzo dei Normanni: presentazione "Poeti della Scuola Siciliana"







Lunedì 11 maggio alle ore 17.00, presso la Sala Gialla del Palazzo dei Normanni, verrà presentata l'Edizione critica dei "Poeti della Scuola siciliana".
Si tratta di una impresa durata 20 anni di grandissima importanza, promossa dal Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani.

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NOTA PER LA STAMPA

Per una capricciosa coincidenza, la presentazione della edizione dei Poeti della Scuola Siciliana, prevista a Palazzo dei Normanni (sede dell’ARS) per lunedì 11 maggio alle 17,00, si svolge subito dopo la pubblicazione dei contributi del Governo regionale alle istituzioni culturali siciliane.
La edizione dei poeti fridericiani e dei siculo-toscani è l’ultima delle grandi realizzazioni del Centro studi filologici e linguistici siciliani, fondato nel 1951 dai maggiori linguisti dell’epoca (tra i quali Salvatore Battaglia, Antonino Pagliaro, Giorgio Piccitto, Ettore Li Gotti).
Generazioni di giovani hanno studiato i poeti della corte di Federico II, senza che vi fosse una edizione critica e commentata completa ed affidabile. Oggi c’è, promossa e realizzata dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani, in un quindicennio di intenso lavoro. Sarà presentata - tardivamente - nell’austera sede dell’ARS, grazie anche al Suo Presidente, da Max Pfister, massimo studioso straniero di storia della lingua italiana, dal Presidente dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, e da Renata Colorni direttrice dei “i Meridiani” di Mondadori, prestigiosa collana che ospita la edizione dei Poeti della Scuola Siciliana.
E andiamo all’elenco dei beneficiati dalla Regione Sicilia. Le “entità” alle quali il Governo Regionale elargisce i suoi contributi sono, stando all’elenco pubblicato dalla stampa, oltre 150. Il Centro di studi filologici e linguistici siciliani è relegato in terz’ultima posizione con € 25.000.
Tanto per citare qualche esempio, è preceduto dall’Associazione Legionari di Cristo (€ 100.000), dal Centro studi nuove religioni (€ 50.000), dall’Associazione per l’Arte di Alcamo (€ 100.000), dall’Istituto siciliano di studi politici ed economici di Palermo (€ 500.000), da un’ampia serie di Centri teologici, da una Associazione culturale Acuarinto (€ 100.000), da un’Associazione Focus Group (€ 50.000), dall’Unione giuristi cattolici di Agrigento (€ 200.000), da associazioni come Caput Mundi (€ 100.000) e Vaso di Pandora (€ 50.000), da un Centro studi di Acicatena (€ 50.000), dall’Associazione Giovanni Paolo II di Carini, S. Catanzaro di Borgetto, Donna attiva di Monreale e la Vie en Rose di Paceco (€ 50.000 a testa).
Per concludere, e con tutto il rispetto per le associazioni locali, il Centro di studi filologici e linguistici siciliani, una delle istituzioni linguistiche più prestigiose al mondo, è trattato esattamente come il Club culturale di Castellana.
Si tratta francamente di uno scandalo, anche e soprattutto perché non sono noti (e non lo sono perché non esistono) i criteri in base ai quali sono stati quantificati gli interventi.
Se criteri scientifici e culturali fossero stati adottati non avrebbe potuto che risultare premiato una istituzione come il Centro di studi filologici e linguistici siciliani che, nella sua storia più che cinquantennale, ha saputo saldare ai livelli più alti l’attività di ricerca a quella editoriale e promozionale; che ha fra i suoi soci filologi, linguisti, letterati, antropologi e storici di grande prestigio internazionale; che intrattiene rapporti di collaborazione scientifica e scambi editoriali con istituzioni di ogni parte del mondo. Con la sua Collezione di testi siciliani del Tre e Quattrocento, ricca di ben 26 volumi, ha salvato dalla dimenticanza, pubblicandolo in edizioni rigorose, uno straordinario patrimonio di cultura medievale siciliana e meridionale; con i cinque volumi del Vocabolario ne ha raccolto il tesoro lessicale; con la Collezione di testi mediolatini e umanistici ha documentato la partecipazione di grandi intellettuali siciliani al rinnovamento culturale del Quattrocento italiano; con la collana di Lessici ha diffuso la conoscenza di preziosi vocabolari antichi, settoriali, etimologici, onomastici e di microaree linguistiche. Negli ultimi anni, sempre per merito di questa istituzione, sono state messe in cantiere e in gran parte realizzate importanti e ambiziose imprese volte alla documentazione e studio della Sicilia linguistica contemporanea: l’Archivio delle parlate siciliane, l’Osservatorio linguistico Siciliano e l’Atlante linguistico della Sicilia.
Questa straordinaria attività è stata realizzata per il formidabile impegno di molti e prestigiosi studiosi siciliani e di molti altri, non siciliani, che hanno trovato nella storia linguistica della Sicilia materia fertilissima per il loro impegno scientifico. È questo il modo migliore di rendere onore alla Sicilia. Ma non tutti, evidentemente, ne sono convinti. L’assenza di criteri dichiarati e condivisi è disprezzo per la trasparenza, e alimenta il ragionevole dubbio (certezza?) del prevalere delle più sfacciate cordate clientelari.
Giovanni Ruffino

domenica 14 settembre 2008

E' migrante chi... di Caterina Famularo

E’ migrante chi viaggia per mare e per terre, lasciando non solo spazi e tempi quotidiani ma anche memorie, radici, legami, affetti, paure, ricordi di guerre, conflitti, miserie. E’ migrante chi parte da un luogo familiare, portandosi dietro la propria storia di vita, per arrivare in un posto sconosciuto, nel quale spera di poter trovare condizioni esistenziali più dignitose. E’ migrante chi elabora un progetto di cambiamento che, nella sua specificità, coinvolge ruoli, abitudini, relazioni, stili educativi; chi accetta il rischio di un processo transitorio che, nella maggior parte dei casi, conduce ad una delusione delle aspettative iniziali e a situazioni di disagio e disadattamento. E’ migrante chi è costretto ad affrontare la sfida del continuo riconoscimento del proprio “Sé” in contesti sociali e culturali completamente diversi. Migrante è anche Karim, un giovane marocchino di 26 anni, sbarcato a Lampedusa il 29 giugno del 2005. Karim vive a Palermo, lavora come elettricista, parla dodici lingue, frequenta un corso serale d’italiano, dipinge e scrive poesie. Ha voluto raccontare la sua storia di vita per lanciare un messaggio, tramite Punta Sottile, alla nostra isola e per rinnovare quel legame speciale che unisce ogni migrante alla terra d’approdo. Karim ha risposto alle mie domande parlando esclusivamente in italiano, nonostante la complessità della nostra lingua e le difficoltà che incontrano gli immigrati arabi nell’apprendimento di una lingua europea. Considerando la lunga durata dell’intervista, l’impegno, la fatica nell’esposizione orale e, soprattutto il rispetto che ha avuto nei confronti della nostra cultura, ho preferito lasciare la trascrizione dell’intervista nella sua forma originale, senza sottoporre il testo a correzioni o alterazioni, nell’intento anche di cogliere la spontaneità di pensieri e stati d’animo.

Chi era Karim prima di diventare un “immigrato irregolare”?
Karim è il mio vero nome, il cognome tu lo sai pure ma non posso metterlo sul giornale. Ero Karim in Marocco e sono Karim in Italia. Ho dato solo il cognome falso quando mi hanno trovato e ho detto che ero dell’Iraq e non del mio paese. Ho 26 anni, sono nato a Mohammedia in Marocco. La mia famiglia, che non vedo da tre anni, è numerosa. Ci sono i miei genitori, quattro sorelle e un fratello. Io sono il secondo di sei figli. Ho frequentato una scuola d’arte ma ho fatto solo due anni perché per proseguire ci volevano tanti soldi e non li avevo. Nel tempo libero mi piaceva imparare le lingue. Conosco 12 lingue. Oltre il francese, l’inglese, l’italiano, l’arabo, anche le lingue e i dialetti di molti paesi arabi e…il siciliano. La mia storia è diversa da quella degli altri perché chi viene dal Marocco non fugge per fame o per guerra ma lo fa per cambiare il modo di vivere, per cambiare cultura e stare meglio economicamente. Io, a dirti la verità, mi arrangiavo a lavorare, facevo l’elettricista ma nel mio paese non puoi realizzare i sogni, non puoi fare quello che vuoi perché lavori per un prezzo ma la vita costa in maniera diversa e alla fine lavori solo per mangiare e basta.

Com’è maturata la decisione di fuggire dalla tua terra? C’è stata un’occasione particolare? Qualcuno ti ha convinto? Raccontaci.
Un giorno è venuto un mio amico e mi ha detto che c’era uno che faceva lavori per portare la gente in Italia. Quest’uomo del Marocco aveva un altro amico in Libia che poteva fare qualcosa per organizzate il viaggio. Ci siamo messi d’accordo e abbiamo incontrato questa persona che mi ha detto subito che dovevo dargli tremila euro: mille euro a lui e duemila euro a quello che era in Libia. Per me tremila euro erano una cosa troppo grande. Io ho lavorato assai, tutta la vita, per trovare quei soldi: tutti i miei soldi, di mia madre, di mio padre, della mia famiglia. La mia famiglia era d’accordo ma solo perché a me quegli uomini avevano detto che il viaggio lo facevo con una nave e non con una piccola barca. Se sapevo che c’era quella barca non ci andavo in Libia. Comunque un venerdì mattina sono partito per la Libia. Abbiamo chiamato l’uomo del viaggio e ci ha detto di uscire perché ci aspettava fuori una macchina. Io ho anche pagato 120 euro per farmi riportare il mio passaporto in Marocco perché non lo potevo portare con me nel viaggio per l’Italia ma mi serviva per arrivare in Libia. Gli uomini che avevano organizzato il viaggio si dovevano interessare a riportarlo alla mia famiglia. Mi hanno portato in una casa dove c’erano tanti altri uomini che volevano fare il viaggio da clandestini. Per arrivare in quella casa a me e al mio amico ci hanno messo dentro il cofano della macchina perché non dovevamo vedere la strada. Lì non hai altra scelta. O fai così o perdi tutte cose..Nella casa mentre parlavamo è arrivata la polizia e ha cominciato a sparare addosso alle persone. Noi siamo scappati; poi i libici ci hanno fatto salire nelle loro macchine e ci hanno portato in un altro rifugio.

Quando hai conosciuto lo “scafista”, cioè l’uomo che avrebbe guidato la barca? Che promesse ti ha fatto e che indicazioni ti ha dato, a proposito del viaggio?
Nella casa, in quei giorni, è venuto un ragazzo egiziano che era quello che doveva guidare la barca e ha iniziato a parlare con noi. Ci ha detto che ognuno di noi doveva prendere due bottiglie d’acqua e le cose da mangiare. Ci ha detto: “Noi massimo 24 ore siamo a Lampedusa”. Ci ha anche detto che Lampedusa era la Sicilia, che noi dovevamo arrivare in Sicilia e non in una piccola isola. Poi ci ha raccomandato di dire nome falso e anche l’età, il cognome, la nazionalità, se qualcuno ci prendeva. E’ io, infatti, ho fatto così.

Quanti eravate sulla barca e di che nazionalità erano i tuoi compagni di viaggio?
Eravamo 152, marocchini, tunisini, del Bangladesh, del Sudan, egiziani, algerini e due filippini. Tanti giovani ma c’erano anche uomini di 45-50 anni. Non c’erano donne e bambini quella volta. Eravamo spaventati perché prima del nostro viaggio un barcone si era perso in mare ed erano morti tutti.

Raccontaci del tuo viaggio dalla Libia a Lampedusa.
Dopo quattro giorni chiusi in quelle case in Libia, siamo partiti il 23 giugno 2005, di notte, e siamo arrivati a Lampedusa il 29 giugno, dopo 6 giorni di navigazione. Prima di partire ci hanno detto di uscire dalla casa ad uno ad uno, con i sacchetti del cibo e dell’acqua in mano, ma la barca era molto lontana e io ho nuotato per tanti, tanti metri prima di arrivarci. Con me c’era pure un uomo che non vedeva bene ed è stato molto male. All’inizio, sulla barca, abbiamo parlato di chi aveva moglie o figli, di chi aveva lasciato qualcuno da qualche parte. Il secondo giorno di viaggio già è finito il mangiare e pure l’acqua. Si moriva di fame e di sete. Alcuni bevevano l’acqua del mare ma poi avevano ancora più sete. C’erano ragazzi che erano buttati in un angolo e non si potevamo muovere perché per la fame erano stati male, non avevano forza nemmeno di muovere le mani. Di notte si dormiva solo due o tre ore per paura che succedesse qualcosa. Mi ricordo una cosa. Dopo il secondo giorno, quando tutti stavano male, io rimanevo a guardare il mare e il cielo. A me piace molto l’arte e per non stare male passavo il tempo a guardare le cose belle della natura. Verso le sei del mattino, ho svegliato un amico che dormiva accanto a me e gli ho detto:”Guarda che bella immagine!”. Lui mi ha detto:”Ma come, noi stiamo morendo e tu pensi a guardare la bella immagine del mare e del cielo?”. Davanti a certe cose la paura si toglie perché io penso che ho solo due scelte: o muoio o arrivo a destinazione. Non hai altre scelte. Non puoi fare altro su quella barca. Davanti hai solo mare e cielo.

C’è stato un momento particolare in cui hai avuto paura di non arrivare a destinazione?
Sì, l’ultimo giorno, prima di arrivare a Lampedusa lo scafista ha perso la rotta per giungere in Italia. Lui non sapeva dove andava. Eravamo affamati e assetati. Abbiamo iniziato a capire che c’era veramente il rischio di morire in mare. Poi di mattina abbiamo visto un aereo che volava sopra di noi, forse per fare le fotografie alla barca. La metà di noi era felice perché, anche se ci prendevano, eravamo salvi. Poi è arrivata la Guardia Costiera. Hanno chiesto se qualcuno parlava in francese e ho risposto alle loro domande. Tanto ormai ci avevano trovato e dovevi rispondere. Mi hanno detto di dire a quelli che erano sulla barca di stare calmi e che dovevano solo portarci in un posto tranquillo e darci da mangiare, da bere e curare chi stava male. Intanto, quello che guidava la barca ha buttato il telefono e tutte le sue cose in mare e si è messo insieme a noi. Ci hanno chiesto chi era quello che guidava ma noi non abbiamo risposto. La Guardia Costiera ci ha trattato bene, io ricordo tutto, anche la loro faccia. Prima hanno curato quello che stava morendo di fame e di sete perché aveva bevuto troppa acqua di mare. Poi mi hanno dato cibo e acqua e io li ho divisi ai miei compagni. La barca l’hanno portata via con una corda e noi siamo andati con loro. Siamo arrivati a Lampedusa dopo circa 5 ore. Ci hanno fatto salire su un pulmino e ci hanno portato al centro di accoglienza.

Che ricordi hai della tua permanenza al Centro di Accoglienza di Lampedusa?
Siamo stati trattati bene, ci hanno dato cibo, acqua, sapone, shampoo, anche se il nostro pensiero era quello di scappare perché non sapevamo dove eravamo andati a finire; non pensavamo a dormire perché ne arrivavano tanti e non c’era posto per tutti. Noi non sapevamo che Lampedusa era un’isola così piccola e non potevi scappare. In questi giorni sono scappati due ragazzi marocchini ma l’indomani sono tornati soli perché non avevano dove andare. Al centro hanno anche rispettato la nostra religione perché noi musulmani preghiamo cinque volte al giorno. Ci hanno permesso di pregare tutti insieme in una zona libera del centro, una specie di spiazzale. Il giorno dopo ci hanno preso le impronte digitali. Ricordo che c’era anche una ragazza marocchina che lavorava al centro e comunicava con noi. Il terzo giorno hanno chiamato ventisei persone marocchine e ci hanno fatto partire in nave. Ognuno di noi aveva un panino e una bottiglia d’acqua. Siamo rimasti con un carabiniere che ci controllava. Però, cara amica, io ho anche un brutto ricordo del Centro. Ora ti spiego. Io avevo un bel regalo che mi aveva lasciato la mia ragazza marocchina: era una collana con la scritta “Allah”, che significa “In nome di Dio”; era di buon augurio per il mio viaggio. Me lo aveva dato il giorno prima che lasciassi il Marocco. Non so dove l’hanno portato. So solo che me l’hanno tolta e non me l’hanno più data. Io per questo sono arrabbiato, è l’unica cosa che mi ha fatto arrabbiare, era l’unica cosa che avevo con me, l’unico ricordo del mio paese, dei miei affetti e non è stato giusto togliere i ricordi alle persone.

Karim, in genere gli immigrati sperimentano forme identitarie così conflittuali da percepirsi come “identità sospese” tra due mondi: da una parte il desiderio di mantenere le caratteristiche culturali del proprio paese d’origine, dall’altra il bisogno di adeguarsi ai modelli sociali del paese ospitante. Quali sono i principali problemi che hanno ostacolato il tuo processo di integrazione nella nuova città?
Ti dico solo che i primi cinque giorni ho dormito fuori. Poi qualcuno mi ha fatto il favore di ospitarmi. Ho iniziato a cercare i marocchini che stavano a Palermo, per trovare un lavoro e un posto per dormire e solo loro mi hanno aiutato. Ho fatto tanti lavori, tutti onesti e mai cose illegali. Ora faccio il mio mestiere, l’elettricista, e prendo 600 euro al mese. Ho una casa e pago 250 euro di affitto. Il primo anno ho frequentato solo arabi e non parlavo italiano ma la lingua era un problema. Così ho deciso di iscrivermi ad un corso di italiano e continuo a frequentarlo. Lavoro e studio. A me non interessa quello che rimane a me del mio stipendio. Io mando anche i soldi in Marocco alla mia famiglia. Io sono felice quando mia madre mi dice che sta bene. Mi interessa solo questo.

Karim, cosa provi quando in TV osservi le immagini dei continui sbarchi a Lampedusa? Cosa pensi di tutti quegli uomini che hanno fatto e continuano a fare la tua stessa scelta di vita?
Quando in Tv guardo gli sbarchi penso che ancora ci sono centinaia di persone che stanno sbagliando. Questo è un errore non per noi ma perché qualcuno gioca con la nostra vita Ci prendono in giro, ci dicono che il viaggio serve per migliorare la nostra vita e invece quel viaggio la vita la fa rischiare. Ci dicono che si parte con le navi e non una piccola barca. La vita ha un valore e non si deve rischiare così. Tu rischi la vita per un futuro migliore ma se non arrivi alla fine di quel viaggio nemmeno la via peggiore puoi vivere. E’ vero pure che c’è gente che muore per la fame e per la guerra e vuole partire a tutti i costi perché è disperata ma non si può partire così. Devono essere informati su quello a cui vanno incontro. Ci vogliono, per esempio, volontari che spiegano, informano, cosa si potrebbe fare per arrivare nelle altre terre con aerei e navi ma per vie legali e non illegali. Io ho pagato 3000 euro per cambiare la mia vita ma non per buttarla via. Non è come quando sali su un aereo e tu puoi avere la disgrazia che l’aereo cade. Con una barca di quelle tu sei in mare e c’è solo mare, c’è sempre il rischio di morire.

Karim, per te è più difficile pensare al passato o al futuro?
A dirti la verità io al futuro non ci penso mai. Penso al presente, se mangio oggi e cosa posso fare oggi per mangiare domani. Al passato poi non ci voglio assolutamente pensare perché mi fa male. Io non ho dimenticato il mio passato, l’ho posato da una parte perché se lo riprendo io soffro. Non voglio soffrire ogni giorno. Non si tratta solo di una terra, di una cosa, si tratta di persone che non vedrai più a vita. E’ un dolore troppo grande da sopportare. Io non vedo la mia famiglia da tre anni. Io soffro ma non piango. Quando penso al mio passato o dipingo o scrivo per non piangere.

Cosa ti manca di più quando ripensi alla tua vita in Marocco?
Mi manca mia madre, anche mio padre e i fratelli ma la mamma è un’altra cosa. La chiamo ogni domenica. Con la mia famiglia ci sentiamo per telefono o via internet ma non ti basta mai.

In Marocco hai lasciato i tuoi affetti, le persone che hai amato e che non rivedrai mai più. Come vuoi essere ricordato dalla tua famiglia?
Io ho sofferto tanto perché ho sentito la mancanza di una madre che ho conosciuto solo da grande. Vorrei essere ricordato come quel bambino che è stato nel grembo di sua madre, che è cresciuto con sua madre e che non si è mai separato da lei.

Karim, in questo periodo si parla tanto di crimini violenti commessi da stranieri, in particolare albanesi e rumeni. Cosa provi quando gli immigrati vengono etichettati solo come “delinquenti”?
La brutta gente esiste in tutto il mondo. Dove c’è bene c’è il male. In tutto il mondo ci sono le persone brave e ci sono quelle che non sono brave, in Marocco, in America o in Italia. Io quando guardo il telegiornale italiano vedo che pure gli italiani uccidono i bambini, anche gli italiani uccidono le mogli. La cosa brutta non è la nazionalità di chi ha ucciso ma il fatto stesso che chi uccide non ha umanità, non ha i valori di vita, non ha rispetto degli altri. Non si deve cercare la differenza della nazionalità ma si deve prendere chi ha sbagliato e capire perché ha sbagliato. Chi sbaglia deve pagare. Non dobbiamo metterlo un anno in galera e poi farlo uscire subito perché quando esce fa altro male. Quando uno paga l’errore poi non lo commette più perché si ha paura di essere punito di nuovo, ma se non viene punito il colpevole continuerà a fare male.

Karim, hai scritto molte poesie ma so che la tua poesia preferita è proprio quella dedicata a Lampedusa e al tuo viaggio in mare…
Sì, io non posso mai tornare a Lampedusa e in un nessun altro posto perché non ho documenti ma io ho Lampedusa nel cuore, sempre. Il titolo che ho dato a questa poesia è “Ricordami” perché so che Lampedusa non può ricordare tutti quelli che sbarcano invece ognuno di noi la ricorda sempre. Io ti dono questa poesia per portarla nella tua terra e dirle: “Ricordati di Karim”.

Grazie Karim, Lampedusa si ricorderà sicuramente di te perché, come direbbe il grande Maestro Claudio Baglioni, “Nessun uomo è un’isola e ogni respiro è un uomo”.

Ricordami(dedicata a Lampedusa)

Ricordami,
sei stata la mia seconda terra
dopo tutta la fatica
dopo il lungo viaggio.
Rimani sempre nel mio pensiero,
tu sei stata la mia finestra
per vedere il futuro.
Per te, io sono rimasto solo,
senza famiglia.
Io mi addoloro ogni giorno.
Sopporto la sofferenza
Per il tuo amore.
Aspetto ogni tramonto del sole
Per rivederti di nuovo.
Ricordami e arrivederci
al giorno in cui tu vorrai.
Forse il sole tramonterà
e sorgerà di nuovo più volte
ed io continuerò ad amarti
o forse tramonterà senza più risorgere
ma lo stesso farò uscire dal mio cuore
tutto il amore per te.

(scritta da Karim, giovane marocchino sbarcato a Lampedusa il 29/6/2005, tradotta dall’arabo all’italiano dallo stesso autore)

Fonte: Punta sottile e Nostalgia, rivista elettronica di Asma Gherib

sabato 19 luglio 2008

Itaca

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa’ voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Posidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via;
se resta il tuo pensiero alto, e squisita
è l’emozione che ti tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrìgoni o Ciclopi
né Posidone asprigno incontrerai,
se no li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.
Fa’ voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in porti sconosciuti prima.
Fa’ scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Rècati in molte città dell’Egitto,
a imparare e imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente.

La tua sorte ti segna quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.
Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.
E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

Costantino Kavafis
(traduzione di Filippo Maria Pontani)