sabato 3 dicembre 2011
28 novembre, Bruxelles: Lectio Magistralis di Prem Rawat, ambasciatore di Pace nel mondo. Sottoscritto il Pledge to Peace
sabato 22 gennaio 2011
Immigrazione, Rita Borsellino: “Parlamento UE sconfessa governo italiano. Duro atto d'accusa di Straburgo ai rimpatri in Libia."
martedì 24 agosto 2010
A Malta l'ufficio europeo di sostegno per l'asilo
Di cosa si occuperà, nello specifico, l’ufficio di sostegno?
- promuovere e coordinare attività che consentano lo scambio di informazioni e l’individuazione e la condivisione delle migliori prassi tra gli Stati membri in materia d’asilo;
- raccogliere informazioni pertinenti, affidabili, accurate e aggiornate sui Paesi di origine delle persone che fanno domanda di protezione internazionale;
- sostenere gli scambi di informazioni e altre attività connesse alla ricollocazione all’interno dell’Unione dei beneficiari di protezione internazionale;
- organizzare e sviluppare la formazione destinata ai membri di tutte le amministrazioni e di tutti gli organismi giurisdizionali nazionali, e a qualsiasi tipo di servizio nazionale responsabile in materia di asilo negli Stati membri.
Fonte: Newsletter centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it
mercoledì 7 luglio 2010
Parlamento Europeo: Finalmente una strategia comune per la lotta alla discriminazione dei Rom
Nella seduta del 25 marzo scorso l’Assemblea del Parlamento Europeo ha approvato con 572 voti favorevoli, 28 contrari e 23 astensioni (quindi una larghissima maggioranza!) una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici sul “ Secondo vertice europeo sui rom”.
Il provvedimento condanna “la recente recrudescenza del razzismo contro gli zingari (fobia dei rom) in diversi Stati membri dell’UE, che si è manifestata sotto forma di casi ripetuti di incitamento all’odio e attacchi contro i rom”.
E’ stata quindi reiterata la richiesta formulata dal Parlamento europeo nel gennaio 2008 – cui la Commisione non ha dato ancora seguito – di elaborare una strategia europea per i rom “volta a meglio coordinare e promuovere gli sforzi intesi a migliorare la situazione della popolazione rom”.
Il Consiglio dovrebbe quindi adottare una posizione comune sulla politica di finanziamento a titolo dei fondi strutturali e di pre-adesione, “in cui trovi riscontro l’impegno politico europeo di sfruttare pienamente le opportunità offerte da tali fondi di promuovere l’inclusione dei rom”.
Un’ultima notazione: vengono registrate presenze di campi nomadi, oltre quello della Favorita, nella nostra città, che andrebbero monitorate soprattutto per quel che riguarda il problema igienico-sanitario e la frequenza dei minori nelle scuole.
Comune di Palermo - Settore Servizi Socioassistenziali
CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE SULLE MIGRAZIONI
centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it
Newsletter realizzata grazie al progetto “Osservatorio giuridico - legislativo”
lunedì 28 settembre 2009
29 settembre, Associazione Progetto Giovani: convegno "Immigrazione: accoglienza o respingimento?”
Convegno “Immigrazione: accoglienza o respingimento?”
Sala seminari Associazione Progetto giovani
Via Quarto dei Mille, 6 - Palermo
Martedì 29 settembre ore 16.30
Scaletta interventi e argomenti
Manfred Bergman
Diritti umani e nazioni unite in relazione ai bisogni formativi
Tindara Ignazzitto
La lingua italiana come “veicolo” per l’integrazione
Houda Sboui
Dall’ esperienza personale, le barriere all’integrazione
Giuseppe Provenza
La violazione dei diritti umani degli immigrati in Italia
Luca Cumbo
Diritto d’ asilo-trattato Italia/ Libia - Interrogazioni europarlamentari
Mohammed Abdul Fatha
Esperienza personale di immigrazione ed integrazione
Marco Sambataro
Le politiche europee nell’ambito dei processi di coesione ed integrazione europea
Modera: Prof. ssa Tindara Ignazzitto
Aperitivo al termine dei lavori.
Per info: +39 091 625 11 44
sabato 13 dicembre 2008
Petizione "Come un uomo sulla terra"
Il film-documentario, dal titolo COME UN UOMO SULLA TERRA , " è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste. "
Il protagonista Dagmawi Yimer " studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell’inverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, però, si è imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola Libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus punto di incontro di molti immigrati africani coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Qui ha imparato non solo l’italiano ma anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi. "
Ma il lavoro e l'impegno degli autori va anche oltre.
Oltre a sostenere un' interrogazione parlamentare in Commissione Affari Esteri della Camera presentata dall'On. Villecco Calipari, gli autori chiedono che il loro film venga presentato formalmente al Parlamento italiano.
Inoltre, insieme ai produttori del film e con la collaborazione di Fortress Europe e Nigrizia, hanno lanciato una petizione " affinché si arrivi presto ad una missione d’inchiesta europea sulla situazione libica ".
A:
Presidenti Camera dei Deputati della Repubblica Italiana - On. Gianfranco Fini
Presidente Senato della Repubblica Italiana - On. Renato Schifani
Presidente Parlamento Europeo – Mr. Hans G. Poettering
Presidente della Commissione Europea – Josè M. Barroso
Commissario per Giustizia, Libertà e Sicurezza e Vice-Presidente Commissione Europea – Mr. Jacques Barrot
Alto Commissario UNHCR – Mr. António Guterres
Dopo aver ascoltato o letto (anche grazie al documentario COME UN UOMO SULLA TERRA) le storie di rifugiati africani residenti in Italia sui viaggi attraverso la Libia, noi sottoscritti:
- Riteniamo sia necessario fermare le violenze inflitte a migliaia di esseri umani arrestati e deportati dalla polizia libica, al fine di fermarne l’emigrazione verso l’Europa.
- Riteniamo sia anche necessario chiarire le responsabilità italiane rispetto a questa situazione.
Visti i noti e successivi accordi bilaterali con cui il Governo italiano sin dal 2004 sostiene finanziariamente e tecnicamente la Libia nel “controllo dei flussi di immigrazione clandestina”.
Pertanto con questa petizione chiediamo a
PARLAMENTO ITALIANO e PARLAMENTO EUROPEO
COMMISSIONE EUROPEA
UNHCR
1. di promuovere: una commissione di inchiesta internazionale e indipendente sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano. Inchiesta che sia anche finalizzata a chiarire le responsabilità italiane dirette o indirette, al fine di bloccare eventuali rinnovi degli accordi bilaterali, riconducendo la collaborazione con la Libia ad un quadro europeo ed internazionale.
2. di avviare rapidamente, vista l’emergenza della situazione, una missione internazionale umanitaria in Libia per verificare la condizione delle persone detenute nelle carceri e nei centri di detenzione per stranieri.
Per firmare on-line la petizione, cliccare qui
venerdì 15 giugno 2007
Tratta di esseri umani, l'Europa chiama a raccolta i Governi
Per contrastare la tratta è necessario che venga adottata dal maggior numero di paesi possibile la Convenzione del Consiglio d'Europa, mantenendo alta la pressione sugli stati. A Bruxelles serie di incontri sotto il patronio dell'Alde BRUXELLES – Per contrastare in maniera efficace la tratta di esseri umani è necessario che venga adottata dal maggior numero di paesi possibile la Convenzione del Consiglio d’Europa (che tra le altre cose dà alle donne vittime trenta giorni di tempo per decidere se collaborare al processo contro i trafficanti), mantenendo contemporaneamente la pressione sui governi affinché implementino fino in fondo le norme esistenti e facendo in modo che queste vengano il più possibile armonizzate a livello europeo.
Sono queste le principali conclusioni della serie di incontri sul tema del trafficking che si sono svolti a Bruxelles tra martedì e giovedì, presso la sede del Parlamento europeo (PE).
Questi lavori – tenuti sotto il patrocinio dell’ALDE, gruppo dei liberali al PE e grazie all’ospitalità del suo membro Patrizia Toia – hanno visto il coinvolgimento dei responsabili di “Tratta No!”, iniziativa italiana che partecipa al progetto cofinanziato dall’Ue “Netwroking Against Human Trafficking” assieme a partner greci, lituani, svedesi.
Lo scopo del progetto biennale è stato quello di promuovere campagne di informazione ed educazione, come fatto efficacemente in Italia da “Tratta No!”, che ha promosso delle linee guida per operatori dei media con la collaborazione dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa, scambiare buona prassi (e anche qui l’Italia ha dimostrato di avere una legislazione all’avanguardia, che permette alle vittime di avere di avere protezione anche senza denunciare il trafficante), e fare pressione politica nelle varie sedi decisionali.
In particolare nella giornata di martedì, è stata lanciata la raccolta di firme per una dichiarazione scritta del PE che metta formalmente il problema sul tavolo politico dell’UE. Promossa dalle parlamentari Karin Riis-Jorgensen (Danimarca) e Silvia Ciornei (Romania), la dichiarazione ha già raccolto quasi metà delle firme necessarie per essere adottata.
Il traffico di esseri umani, per scopi quali lo sfruttamento sessuale, il lavoro in condizioni di schiavitù, l’espianto di organi, è un affare che è secondo solo al traffico di armi, facendo fruttare alla criminalità organizzata oltre 5 miliardi di sterline all’anno. Si tratta di un fenomeno di cui si è ripresa coscienza soltanto una quindicina di anni fa, credendolo relegato al passato, ma che invece è in costante aumento, alimentato dal crescente gap tra parti povere e ricche del mondo.
In particolare, sottolinea Cioronei, sono sempre di più i bambini a essere vittime dei traffici. Le vittime al mondo sono stimate dall’Onu in un numero tra 600 mila e 4 milioni. Tra questi i bambini sono il 50%. Inoltre l’Ilo stima che l’85% delle vittime siano donne, per lo più sfruttate sessualmente. Le persone vendute in Europa occidentale sono 500 mila all’anno (fonte Iom). Per l’Italia, i dati delle chiamate giunte dal 2000 al numero verde antitratta sono state 500 mila, 45 mila le persone che hanno ricevuto aiuto, e 12 mila quelle inserite in programmi di recupero.
Cioronei aggiunge che “gli Stati membri dell’UE hanno differenti legislazioni, e questo permette ai trafficanti di inserirsi nelle pieghe del sistema. Per questo la Commissione europea deve avere il supporto degli Stati membri per essere messa in grado di progettare leggi coerenti ed efficaci a livello europeo per contrastare questa forma di schiavitù”.
Agli Stati membri viene poi chiesto di implementare la direttiva 2004/81 sui permessi di residenza per le vittime di tratta che collaborano con le autorità nel perseguire le gang criminali di trafficanti. Un contributo in questo senso è la direttiva proposta 15 giorni fa dalla Commissione, per voce di Frattini, che criminalizza i datori di lavoro che impiegano manodopera clandestina.
Per quanto riguarda l’educazione dei media e dei professionisti della comunicazione, è forte l’esigenza di non propagare stereotipi sul trafficking, associandolo grossolanamente con la prostituzione, e dimenticando il resto del dramma. “Tratta NO!” è riuscita, tramite un sistema a rete, a sensibilizzare in Italia 36 mila persone, tramite contatti con gli opinion leader e gli operatori. A settembre è previsto un workshop per i giornalisti, per approfondire ancora di più questi temi.
Un’altra iniziativa per la sensibilizzazione è la mostra itinerante “Trafficking”, con foto sul fenomeno e testimonianze di vittime. E’ anche stato redatto un libro che raccoglie questi racconti drammatici. (matteo manzonetto)
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martedì 5 giugno 2007
Al Parlamento Europeo dovrebbero sedere 16 membri rom
''In un mondo ideale'': è invece estremamente scarsa la rappresentanza politica nell'Ue di rom e sinti, dice il nuovo rapporto di Enar e di Erio. La prima barriera? I partiti politici
BRUXELLES - "In un mondo ideale, il mondo politico dovrebbe riflettere fedelmente la propria base di rappresentanza. Se così fosse, i dieci milioni di rom presenti in europa dovrebbero godere di una rappresentanza del 2% negli organi decisionali. Ad esempio, al Parlamento Europeo dovrebbero sedere 16 membri rom, ma è una cifra molto lontana dalla realtà”: questo brano, tratto dal 'fact sheet' congiunto di Enar (European Network Against Racism) e di Erio (European Roma Information Office) “Partecipazione politica di rom, nomadi, e sinti”, rende bene l'idea di quanto queste comunità subiscano una spiccata sottorappresentazione, nonostante i regimi democratici vigenti ovunque in Europa. Rom, sinti e nomadi costituiscono la minoranza etnica più numerosa nel Vecchio Continente, in particolare nei paesi dell’Europa centrale e orientale. Dappertutto però il loro livello di rappresentanza è basso.
Le cause di ciò sono molteplici, e inserite in un circolo vizioso costituito da pregiudizi da parte degli organi politici (partiti e istituzioni), povertà e ignoranza da parte di queste minoranze. La partecipazione alle elezioni per queste comunità è molto bassa, indicando un grado elevato di disillusione per ciò che il potere politico può fare per loro. D’altra parte però molti sistemi elettorali alzano verso queste minoranze barriere insormontabili, richiedendo ad esempio una localizzazione geografica per essere iscritti nei registri degli elettori. A questo si deve aggiungere che spesso i membri di questi gruppi etnici sono sprovvisti di uno status civico: molti di loro non hanno nemmeno una carta d’identità, e atti come matrimoni o nascite non sempre vengono fatti registrare. Ma anche nel caso si abbiano questi documenti, capita che non vengano riconosciuti come validi passando da uno Stato all’altro, fatto frequente nel nomadismo.
Venendo al dettaglio dei meccanismi di esclusione, i partiti politici sono la prima barriera individuata nel rapporto all’inclusione dei rom nella vita politica. C’è una generale riluttanza da parte dei partiti più importanti nel fare proprie le istanze di rom, nomadi e sinti, di candidarli nelle proprie liste, o comunque di dimostrare vicinanza a questi gruppi, dato che non sono generalmente ben visti dall’opinione della massa. E quando un rom ce la fa a farsi candidare, ciò avviene sempre in posizioni di lista che lo rendono ineleggibile. Nemmeno la creazione di partiti politici su base etnica aiuta, a causa della scarsa attenzione che i nomadi stessi riservano alla vita politica. Ad esempio in Bulgaria, il paese con la comunità più numerosa, nel 2005 il partito Euroma non ha piazzato nemmeno un eletto. Vi chiaramente sono eccezioni, come le due europarlamentari rom Viktoria Mohacsi e Livia Jaroka, ma nella maggior parte dei casi sui tratta di successi alle elezioni locali. Questo è un ambito più vicino agli interessi diretti di queste minoranze, e a una maggior partecipazione si lega un maggior successo.
Nel documento di Erio e Enar vengono individuate alcune buone pratiche per contrastare questo stato di cose, come lo sono ad esempio gli organismi di autogoverno per i rom ungheresi. Nonostante le critiche a questa iniziativa (mancanza di poteri effettivi, di fondi, di competenze, esclusione dalla vita politica dominante), questi organismi si sono rivelati un’ottima palestra per promuovere la coscienza di comunità e dei propri diritti, incoraggiando una partecipazione politica che può fuoriuscire dai limiti dell’iniziativa. In questo processo, il ruolo delle ONG e le risorse offerte dal loro lavoro vengono visti come preziosissimi, ad esempio incentivando al partecipazione al voto o le candidature. Incontri e tavole rotonde tra politici, amministratori e rappresentanti di questi gruppi offrono un’ulteriore piattaforma di confronto e di partecipazione. Alcuni partiti si sono poi impegnati a includere nei loro ranghi delle minoranze.
Ma tutto questo non basta. A discapito della complessità del problema e del circolo vizioso che lo alimenta, fondamentale resta – sottolineano Erio e Enar – la partecipazione attiva e diffusa i rom, sinti e nomadi alla vita politica. Ai governi e a i partiti invece si chiede di attuare strategie che creino un terreno fertile per un loro coinvolgimento effettivo, cominciando anche ad assumere rom nelle amministrazioni pubbliche, a partire dal livello locale. Un occhio di riguardo viene richiesto poi per l’inclusione di frange marginalizzate nell’emarginazione, come le donne e i giovani. (matteo manzonetto)
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