Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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martedì 8 novembre 2011

«Irregolare» chi perde il lavoro: un favore alla criminalità organizzata

di Saleh Zaghloul  
 
Circa un milione e mezzo di persone immigrate regolari è diventato irregolare negli ultimi due anni a causa del mancato rinnovo del permesso di soggiorno. Si pensi che nel 2010 i documenti non rinnovati sono stati 684.413 (Dossier Caritas 2011).
 
Le persone che perdono il permesso di soggiorno non ritornano nei loro paesi d’origine ma restano in Italia a lavorare, a questo punto, in nero. La maggiore responsabilità di tutto ciò è attribuibile alle norme sul rinnovo del permesso di soggiorno e all’interpretazione restrittiva con cui vengono applicate. E così perdere il contratto di lavoro equivale a perdere il permesso di soggiorno.
 
La convenzione OIL n. 143/75, ratificata dall’Italia, tuttavia, dispone diversamente: «Il lavoratore migrante non potrà essere considerato in posizione illegale o comunque irregolare a seguito della perdita del lavoro, perdita che non deve, di per sé, causare il ritiro del permesso di soggiorno». Ma ciò non avviene.
 
Malgrado la crisi, alcuni settori come, ad esempio, l’edilizia, l’agricoltura e alcuni servizi necessitano di mano d’opera immigrata. Perché allora privare l’economia italiana, che ha bisogno di crescere, della possibilità di impiegare legalmente lavoratori già formati? A chi giova condannare oltre un milione di persone alla clandestinità e al lavoro nero? Per quale ragione viene favorita l’evasione fiscale e la concorrenza sleale, a svantaggio dei datori di lavoro rispettosi della legalità? Per quale motivo togliere a un numero enorme di persone la possibilità di avere un rapporto con le istituzioni e, in particolare, con le forze dell’ordine? Come non capire che, così facendo, le si costringe alla marginalità e le si butta tra le braccia della criminalità?
 
Fonte: l'Unità, 05-11-2011
 
 
 

martedì 15 febbraio 2011

Una proposta da Fortress Europe sulle affermazioni di Maroni a proposito dei profughi tunisini: Bobo il bugiardo e il chierichetto Fabio


Bobo il bugiardo e il chierichetto Fabio

Prendetevi dieci minuti del vostro tempo. E riguardatevi l'intervento del ministro dell'interno Roberto Maroni domenica scorsa a "Che tempo che fa" sulla questione Tunisia. Anche a voi si contorce lo stomaco? Inviamo tutti insieme questa mail al conduttore Fabio Fazio.

Questo è l'indirizzo mail della trasmissione: raitre.chetempochefa@rai.it

Oggetto: C.a. Fabio Fazio. Le bugie di Maroni

"Caro Fazio,

Da cittadino italiano e dunque mediterraneo, sono rimasto senza parole per la menzogne diffuse in prima serata e senza contraddittorio nella sua ultima trasmissione per bocca del ministro dell'interno Maroni.

Fatto salvo lo straordinario lavoro di chi a Lampedusa sta gestendo la prima accoglienza dei nuovi arrivati, non abbiamo sentito una parola sui crimini della dittatura di Ben Ali, sostenuta fino all'ultimo minuto dai nostri ministri.

Non una parola sulle sentenze di condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo per i rimpatri fatti negli scorsi anni dall'Italia nella Tunisia di Ben Ali.

Non una parola sui due processi in corso, a Roma e Strasburgo, contro i respingimenti in Libia.

Non una parola sui 30 morti in mare di questi giorni tra Zarzis e Lampedusa.

E soprattutto non una parola di solidarietà e di appoggio al nuovo corso di transizione democratica avviato in Tunisia dopo una rivoluzione costata la vita a più di cento martiri morti per la libertà.

E invece soltanto un uso strumentale del dramma di chi si ritrova a viaggiare in mare a rischio della vita, per alimentare ancora una volta nel pubblico la paura dell'invasione, delle orde dei barbari, dell'esodo biblico, e addirittura del rischio terrorismo.

Per non parlare di quell'affermazione sulla Tunisia senza governo, pronunciata da un ministro il cui collega agli esteri Frattini il giorno dopo ha un appuntamento a Tunisi con il premier tunisino! Roba da denuncia per falso ideologico, se non fosse che a pronunciare quelle parole è lo stesso ministro che pochi minuti dopo nella stessa intervista confessa di credere a Berlusconi quando dice che pensava sinceramente che una delle sue prostitute minorenni fosse la nipote di Mubarak.

Dispiace constatare sulla tv italiana, ancora una volta, il solito approccio razzista che vede nei popoli della riva sud del Mediterraneo nient'altro che masse amorfe di straccioni pronte a invadere il nostro quieto vivere.

Al contrario, il popolo tunisino prima e il popolo egiziano poi, avendo pagato col sangue la cacciata di due oppressive dittature da decenni sostenute anche dal nostro paese, ci hanno dimostrato la dignità e il coraggio di quella gente. Il cui valore non viene minimamente messo in discussione da qualche migliaio di ragazzi improvvisamente partiti per l'avventura verso le coste italiane.

Anzichè ospitare chi sfrutta i drammi altrui per guadagnarsi facili consensi elettorali in momenti di crisi di fiducia, la Rai dovrebbe invitare in studio i ragazzi di Tunisi e del Cairo, a ricordarci il valore della libertà.

Cordiali saluti, firmato Nome e Cognome"

Per chi non ha il tempo di guardare il video, ecco un estratto di alcune delle dichiarazioni di Maroni e Fazio che più ci hanno lasciato senza parole.

Maroni - "Come conseguenza del terremoto istituzionale che è avvenuto, è crollato lo Stato (in Tunisia, ndr). Non c’è un governo, non c’è un sistema di sicurezza. Stiamo cercando inutilmente, anche attraverso la nostra ambasciata, di prendere contatti con le forze di polizia tunisina per capire come aiutarli a controllare e a prevenire queste partenze e non riusciamo a prendere i contatti. E’ collassato il sistema di sicurezza e allora cosa succede, che migliaia e migliaia di cittadini tunisini vanno nelle città dei porti, salgono sui pescherecci, sulle barche e partono. Essendo a 70 km dall’Italia, come tra Milano e Bergamo, sono qui alle nostre porte in cerca di un futuro migliore. E’ un esodo biblico, non ha paragoni rispetto al passato."

Fazio - "Si parla di decine di migliaia di persone in fuga sulle spiagge della Tunisia. Dentro c’è di tutto, ci saranno rifugiati politici, profughi, clandestini, nel senso dispregiativo del termine, cioè legati al terrorismo o scappati dalle prigioni."

Maroni - "Anche di peggio, qualche infiltrato da organizzazioni terroristiche. Per questo noi adesso stiamo gestendo l’impatto dal punto di vista umanitario. Ma procediamo alla verifica per vedere se sono profughi, se sono persone che possono essere rimpatriate, sempre che in Tunisia ci sia qualcuno che risponde alle nostre sollecitazioni, e se ci sono persone scappate dal carcere, delinquenti. Di qualcuno abbiamo informazioni preventive,ma non di tutti.
...
Se in Tunisia non succede nulla, temo sarà difficile prevedere una fine, parliamo di decine di migliaia di persone. La Tunisia ha 10 milioni di abitanti, questo dà la dimensione del fenomeno. Sono molto preoccupato.
...
Temo presto si innescherà anche in altri paesi. L’Egitto ha 80 milioni, e soltanto un po’ più lontano, l’Algeria. Di fronte a questo scenario apocalittico, noi facciamo quello che possiamo.
...
Li stiamo identificando, prendiamo impronte digitali, foto. La maggior parte dichiarano: 'Per noi è diventato impossibile vivere là, ci sono violenze, rapimenti e non si capisce più chi comanda. Il paese è allo sbando'. Persone che scappano da un paese allo sbando ovviamente hanno diritto alla protezione internazionale. Non possiamo rimandarli indietro. Per capire però chi viene per questi motivi, chi scappa dalle patrie galere e chi viene per compiere danni in Europa, magari mandato da organizzazioni terroristiche, c’è bisogno di tempo e di fare le verifiche che stiamo facendo. E’ come se fosse stato un terremoto."





martedì 14 settembre 2010

16 settembre, Palermo: Riunione organizzativa ClanDestino Day… anche a Palermo!


Per difendere e costruire la Scuola e l’Università pubbliche, di qualità e multiculturali

“Siamo tutti clandestini”. Non è uno slogan provocatorio, né una scelta terminologica solidale, è l’effettiva condizione a cui sono condannate moltitudini di donne e uomini con storie a volte profondamente differenti, ma accomunate dall’impossibilità di far valere i propri diritti di persone libere e dignitose.

La crisi economica in atto rende più palesi le disuguaglianze sociali ed economiche strutturali del sistema capitalistico, nel quale il lavoro, i diritti, la cultura e le ambizioni di ogni individuo perdono il loro valore in nome della salvaguardia dei privilegi di pochi. E’ in questo quadro che ognuno di noi è diventato a tutti gli effetti clandestino, inteso nel suo senso letterale, esistente ma nascosto eppure necessario proprio per la sua condizione di subalternità.

E’ clandestina ogni persona che proviene da un Paese povero, unico motivo sufficiente per essere rinchiusi in veri e propri centri di detenzione legalmente autorizzati; sono clandestini tutti coloro che riescono a sfuggire a questi centri, ma che rimangono “invisibili”, privi di diritti ma economicamente utili in quanto manodopera a basso costo a vantaggio di chi sfrutta il lavoro nero; è clandestina ogni famiglia rimasta senza casa ma la cui indigenza è uno straordinario strumento di ricattabilità a fini elettorali; sono clandestini tutti quei lavoratori a cui la legge 30 impedisce di progettare il futuro e la cui precarietà viene sfruttata per ottimizzare i profitti delle aziende; è clandestina la libertà di informazione quando non è funzionale ai cosiddetti “poteri forti”…

Ma non è solo il profitto a determinare la clandestinità di ognuno di noi. Le fobie e le suggestioni collettive infatti sempre più spesso alimentano le frammentazioni sociali, ogni individuo si vede sopraffatto da nuove insicurezze e cerca di riaffermare una propria identità la cui forza confortante risiede nella criminalizzazione delle differenze. Così la xenofobia irrompe in ogni ambito della società, il razzismo assume forme istituzionali, il maschilismo e il patriarcato rimangono indiscutibili e la clandestinità diventa la condizione comune a tutti noi, da ciò che attiene al nostro genere e orientamento sessuale o colore della pelle a ciò che riguarda le convinzioni più o meno religiose e culturali di ognuno.

E’ per questo che il Collettivo Malaussène, il Forum Antirazzista di Palermo e Arci Palermo aderiscono con orgoglio al ClanDestino day promosso dal settimanale CARTA e accolgono con entusiasmo il suggerimento di dedicare alla scuola e alla formazione pubbliche, di qualità e multiculturali la giornata del 24 settembre.

Per l’occasione sarà indetta un’assemblea pubblica che dia voce ai movimenti di protesta e di proposta che stanno animando anche a livello cittadino il mondo della Scuola e dell’Università. Durante l’assemblea sarà spiegato come i tagli imposti dai ministri Tremonti e Gelmini peggiorano gravemente la qualità dell’Istruzione pubblica, abbattendo anche i principali servizi di gestione delle scuole e delle università, diminuendo per esempio le ore di “tempo pieno” e “tempo prolungato” rispettivamente per scuola elementare e scuola media, trasformando migliaia di precari in disoccupati, senza risolvere in alcun modo le inadeguatezze strutturali relative al libero accesso alla formazione e peggiorando la già drammatica situazione relativa all’integrazione degli studenti delle comunità immigrate. Saranno promosse e rilanciate le battaglie antirazziste più urgenti, a cominciare da quelle contro i Cie fino alla campagna contro la “sanatoria-truffa”, quella per il diritto di voto agli immigrati e quelle contro il tetto scolastico per i figli degli immigrati. L’assemblea si terrà nel centro storico di Palermo, in Piazzetta di Resuttano. Nella stessa piazza quel giorno saranno esposte le opere di alcuni scultori siciliani che hanno deciso di sostenere l’iniziativa e di denunciare attraverso il linguaggio dell’arte la necessità di liberare dalla clandestinità anche la cultura, in tutte le sue forme. La giornata si concluderà con una cena e un concerto multietnici.

Il programma definitivo e dettagliato della giornata sarà concordato alla riunione organizzativa che si terrà giovedì 16 settembre alle ore 18.00 al Malaussène.

Forum Antirazzista, Collettivo Malaussène, Arci Palermo
lucianor85@msn.com forumantirazzistapalermo@gmail.com

domenica 8 agosto 2010

1 settembre, Palermo: Verso il Clandestino Day del 24 settembre 2010


A Palermo, riunione organizzativa

Mercoledì 1 settembre
alle ore 18.00

presso l'associazione culturale Arci Malaussène
Piazzetta di Resuttano n. 4
(dando le spalle all'Antica Focacceria San Francesco bisogna percorrere 50 metri a destra rispetto alla Basilica di San Francesco d'Assisi lungo via Maletto).

Il Collettivo Malaussène e il Forum Antirazzista di Palermo aderiscono al CLANDESTINO DAY, iniziativa promossa dal settimanale CARTA per il 24 settembre 2010, e stanno avviando l’organizzazione del ClanDestino Day anche a Palermo.

Tutte le realtà cittadine (e non solo) che si battono contro tutti i razzismi, che sono impegnate nella difesa della Scuola e dell’Università, pubbliche e di qualità, e che sono interessate a partecipare attivamente all'organizzazione dell'evento, ci contattino all’indirizzo forumantirazzistapalermo@gmail.com  e partecipino alla riunione organizzativa dell'1 settembre al Malaussène.


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24 Settembre - Clandestino Day 2010

Nel settembre 2009 in 60 città 500 organizzazioni diedero vita al Clandestino Day proposto da Carta.

I motivi e le modalità che spinsero alla riuscita di quella giornata sono ogni giorno più validi e ci spingono a proporre il Clandestino Day anche per il 2010.

Le leggi razziste del governo hanno prodotto un imbarbarimento delle relazioni sociali e delle condizioni di vita dei migranti che vivono in Italia o che provano ad arrivarci. Reato di clandestinità, prolungamento della detenzione nei Cie, respingimenti in mare, violazione del diritto d’asilo, sanatoria-truffa, permesso di soggiorno a punti, tetto scolastico, sono tutti tasselli di questo nuovo razzismo, istituzionale e popolare, a cui vogliamo opporci. Come risposta a questo clima insopportabile cresce, spesso invisibile agli occhi dell’informazione ufficiale, una società aperta, accogliente, solidale e sempre più meticcia, fatta di scuole di italiano, sostegno legale, occupazioni di case, assistenza sanitaria, scambio culturale.

La rivolta di Rosarno e le ribellioni sempre più frequenti nei Centri di detenzione per migranti ci parlano di un’emergenza sempre più pressante per cambiare le leggi italiane. I movimenti italiani contro il razzismo sono in profonda trasformazione, hanno saputo parlarsi e trovare momenti comuni molto importanti, come la grande manifestazione del 17 ottobre 2009 e come la giornata del primo marzo 2010. Nella differenza queste due giornate ci segnalano un nuovo protagonismo dei migranti e la capacità di reinventare il lessico dell’antirazzismo. Il Clandestino Day vuole essere una giornata a disposizione di tutti, per intrecciare e allargare reti, per dare visibilità a tutti e a ognuno con le proprie forme e i propri linguaggi.

Quest’anno abbiamo pensato di suggerire un tema e un luogo sui quali concentrare l’immaginazione del Clandestino Day: la formazione e la scuola. Migliaia di insegnanti, dalle materne alle superiori, fanno ogni giorno un lavoro prezioso per far crescere e vivere insieme la prima generazione italiana compiutamente meticcia. Questo lavoro è sempre più minacciato dalle campagne mediatiche e dalle riforme che propone il ministro Mariastella Gelmini, dai tagli alla scuola di ogni ordine e grado all’istituzione del tetto per i figli dell’immigrazione. Per questo pensiamo che oggi sia fondamentale difendere la scuola come luogo decisivo, dove costruire un altro modo di vivere insieme.

Per il 24 settembre 2010 proponiamo quindi di organizzare una giornata nazionale in cui promuovere le più diverse e creative forme di protesta e di stare insieme. Un giorno nel quale ognuno di noi si dichiara clandestino. Cene, proiezioni, concerti, partite di pallone, lezioni all’aperto, manifestazioni, presidi, presentazioni di libri, azioni, mostre fotografiche, assemblee, feste, spettacoli teatrali… Il tema è libero, chi vuole porterà il Clandestino Day a scuola.

Ognuno è clandestino, nessuno è clandestino.

Le adesioni e le informazioni su tutti gli appuntamenti promossi vanno inviati a carta@carta.org

Fonte: Carta

domenica 9 agosto 2009

Badanti di pura razza padana

SATIRA PREVENTIVA

Badanti di pura razza padana, di Michele Serra

Grazie alle nuove norme contro l'immigrazione clandestina molti vecchietti dovranno fare a meno dell'assistenza domiciliare. Ecco un piano autarchico di sopravvivenza.

Grazie alle nuove norme contro l'immigrazione, la piaga delle badanti straniere che tengono in pugno i nostri vecchietti avrà finalmente fine. È pronto un piano autarchico per l'assistenza agli anziani e per la gestione patriottica dei lavori domestici.

Ecco i punti principali.

Autoassistenza Fare a meno della badante è la soluzione più diretta ed economica. Previsto un corso di autogestione per gli afflitti da Alzheimer e demenza senile. Il corso consiste in una lunga serie di nodi, uno diverso dall'altro, fino a un massimo di 20, da praticare su un fazzoletto enorme - quasi due metri quadrati - fornito dal ministero della Salute. Ogni nodo aiuterà l'anziano a ricordare autonomamente quello che deve fare nel corso della giornata. Ancora incerta l'efficacia del corso perché all'esame finale gli anziani avevano dimenticato il fazzoletto a casa.

Badanti autarchiche È ridicolo pensare che una ghanese, una moldava o una ecuadoriana sappiano lavorare meglio di una donna padana. Forte di questa convinzione, la Lega ha lanciato una grande campagna di reclutamento per badanti nostrane. Il bando è stato presentato in una sagra campestre nel cuore della Brianza. Alla mancanza di campi si è supplito pitturando di verde la maestosa distesa di capannoni. Gli oratori hanno esaltato le qualità impareggiabili della donna padana: la dentatura, l'altezza al garrese, la consistenza delle carni, la mansuetudine, la proverbiale resistenza fisica allo smalto per le unghie. Alle selezioni si sono presentate in decine di migliaia, convinte che si trattasse di un reality-show. Chiarito l'equivoco, sono rimaste in due. Hanno chiesto 5 mila euro mensili, grembiule firmato, televisione sempre accesa su Rete 4 e anziano da assistere di età non superiore ai quarant'anni, automunito e celibe.

Ronde Tra le funzioni ausiliarie delle ronde verrà introdotta anche l'assistenza agli anziani e ai disabili. Laddove una ronda oda lamenti e rantoli provenire da una casa, dovrà prontamente intervenire. L'equipaggiamento specifico prevede l'uso di un idrante per pulire rapidamente, e in pochi secondi, non solo l'eventuale incontinente, ma anche l'intero appartamento; un megafono per rivolgersi al non udente e impartirgli le istruzioni governative; un kit per l'estrema unzione, con pratiche confezioni monouso di olio santo e un abito talare da indossare sul posto per rassicurare il morente qualora il prete sia in ritardo. Se il morente non è cattolico, verrà anche sgridato.

Accessori L'industria nazionale offre accessori per anziani altamente qualificati, che le badanti straniere non usavano per pura ignoranza. Si va dal pappagallo disegnato da Giugiaro, con l'imbocco aerodinamico per velocizzare la minzione; al pannolone di Roberto Cavalli, con borchie, ovatta leopardata e chiusura a catenaccio; alla ormai popolarissima Dentiera di Silvio, che il premier regala ai vecchi bisognosi, con l'avvertenza di lavarla bene dopo l'uso perché la dentiera è una sola e va usata a rotazione tra tutti gli aventi diritto. Il governo favorirà con incentivi economici l'uso di questi prodotti, che hanno il vantaggio di far sentire il lungodegente o l'agonizzante partecipe del rilancio economico.

Colf filippine Come segno di apertura, le più meritevoli verranno nazionalizzate e avviate a corsi di rieducazione, gestiti da anziane colf italiane che insegneranno alle inesperte asiatiche come usare il battipanni sul balcone alle sei di mattina cantando 'Granada', come rimanere incinte già al primo mese di lavoro, come friggere nello strutto per un paio d'ore qualunque alimento compresa la frutta fresca. Tutte tradizioni del lavoro domestico italiano da custodire gelosamente.

Fonte: Repubblica L'Espresso del 13 luglio 2009

Siamo tutti clandestini!


Murale ad Orgosolo (Sardegna)

Dal reato di clandestinità al regolamento sulle ronde. Ecco cosa cambia

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha firmato il decreto contenente il regolamento per la costituzione delle ronde, come previsto dal pacchetto sicurezza. Il regolamento, che sara' pubblicato oggi nella Gazzetta Ufficiale, prevede tra l'altro che le ronde possano essere composte massimo da tre persone con piu' di 18 anni, non armate, non iscritte a partiti politici e che si muovano a piedi.

Ecco nel dettaglio le misure:

IN TRE E NON ARMATI - L'attivita' delle ronde sara' di ''mera'' osservazione e segnalazione, in specifiche aree del territorio comunale. Gli 'osservatori volontari', che ne faranno parte, potranno vigilare in nuclei di massimo tre persone, senza mezzi motorizzati e animali. Anche se in possesso di porto d'armi, gli 'osservatori' non dovranno avere con loro armi oaltri oggetti contundenti.

ALMENO 18 ANNI, NO DENUNCE O CONDANNE - Potra' far partedelle ronde chi ha non meno di 18 anni, buona salute fisica e mentale, nessuna dipendenza da droga o alcol, non aver avuto denunce o condanne per delitti non colposi, non aderire a movimenti o associazioni o gruppi organizzati.

DIVISA GIALLO FLUORESCENTE - Gli 'osservatori volontari' che faranno parte delle ronde indosseranno, come divisa, una casacca di colore giallo fluorescente, con sopra stampato il logo dell'associazione a cui appartengono e il nome del comune in cui operano. Non potranno, dunque, utilizzare uniformi, emblemi, simboli o altri distintivi riconducibili a corpi di polizia, a forze armate, ai corpi forestali, alla protezione civile o che facciano riferimento a partiti o movimenti politici. Le divise non potranno avere neppure il logo di sponsorizzazioni private.

FINALITA' E' SOLIDARIETA' SOCIALE - Lo scopo delle ronde e' quello di segnalare alle polizie locali o alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana o situazione di disagio sociale. Tra gli scopi sociali che devono risultare dall'atto costitutivo delle associazioni c'e' quello di prestare attivita' di volontariato con finalita' di solidarieta' sociale, nell'ambito della sicurezza urbana.

NO FINANZIAMENTI PARTITI - Le ronde devono svolgere la loro attivita' gratuitamente e non essere espressione di partiti o movimenti politici, ne' di organizzazioni sindacali. Le associazioni che vogliono iscriversi all'albo non possono essere ad alcun titolo collegate a tifoserie organizzate, ne' possono ricevere sovvenzioni, o altri tipi di finanziamento, provenientida partiti, sindacati o tifoserie.

ALBO ASSOCIAZIONI IN PREFETTURA, SINDACI ORGANIZZANO CORSI -L'albo delle associazioni sara' istituito in ogni prefettura. Ad organizzare i corsi di formazione e aggiornamento saranno i sindaci. La domanda di iscrizione dovra' essere indirizzata al sindaco del comune dove ha sede l'associazione. L'iscrizione all'albo e' decisa dal prefetto, sentito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Il prefetto annualmente provvede alla revisione dell'albo verificando che le associazioni abbiano mantenuti i requisiti richiesti. In caso di mancanza dei requisiti o di violazione delle norme il prefetto decide se revocare l'iscrizione all'albo.

DA OGGI CLANDESTINITA' E' REATO Chi entra in Italia o vi soggiorna clandestinamente commette un reato. Per avere la cittadinanza si dovra' pagare una tassa da 200 euro. La permanenza nei centri di identificazione ed espulsione potra' arrivare fino a sei mesi. Sono alcune delle altre misure del ddl sicurezza che entra in vigore oggi.

REATO DI CLANDESTINITA' - L'immigrazione clandestina diventa reato. L'articolo 21 del testo introduce nell'ordinamento il reato di ''ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato''. I clandestini non rischiano l'arresto, ma si vedranno infliggere un'ammenda dai 5mila ai 10mila euro, con espulsione immediata. La norma rende obbligatorio denunciare i clandestini all'autorita' giudiziaria tranne che per i medici e i presidi per i quali e' stata prevista un'apposita deroga.

NEI CIE FINO A 180 GIORNI - L'extracomunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno puo' rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Fino ad oggi il periodo era di due mesi.

TASSA DI 200 EURO PER AVERE CITTADINANZA - Per avere la cittadinanza si dovranno pagare 200 euro. Per il permesso di soggiorno invece la tassa sara' fissata dai ministeri dell' Interno e dell'Economia tra gli 80 e i 200 euro.

QUERELLE SUI 'BIMBI INVISIBILI' - Giuristi e politici si sono divisi sulla possibilita' per le madri clandestine di riconoscere i figli nati in Italia alla luce del fatto che la clandestinita' diventa reato. Secondo la maggioranza non ci sara' alcun problema, visto che una norma della Bossi-Fini da' la possibilita' alle puerpere irregolari di avere un permesso di soggiorno fino al compimento del sesto mese del bambino. Secondo l'opposizione, alcune associazioni e diversi giuristi, il fatto che la clandestinita' diventi reato ostacola l'applicazione 'tout court' del permesso di soggiorno temporaneo se non altro perche' per l'ufficiale all'anagrafe scatterebbe immediato l'obbligo di denuncia. In piu', per avere diritto ad ogni tipo di prestazione pubblica (come l'iscrizione all'anagrafe) si prevede che occorrano il passaporto o il permesso di soggiorno. In assenza dei due documenti il riconoscimento della prole non sarebbe dunque possibile. I bambini potrebbero diventare cosi' adottabili.

CARCERE SE SI AFFITTA A CLANDESTINI - Si rischia il carcere fino a 3 anni se si da' in alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione. Ma ci deve essere un ingiusto profitto.



REGISTRO DEI 'CLOCHARD' - I senza fissa dimora saranno schedati in apposito registro istituito presso il Viminale.

CARCERE FINO A TRE ANNI SE SI OLTRAGGIA PUBBLICO UFFICIALE - Chi insulta un pubblico ufficiale rischia fino a 3 anni di carcere. Ma se si risarciscono agente ed Ente a cui questo appartiene, il reato si estingue. Nessuna condanna se e' il pubblico ufficiale ad aver commesso atti arbitrari.

INASPRITO IL 41 BIS - Detenzione piu' lunga di altri 4 anni. Si prevedono carceri ''ad hoc'' per i boss preferibilmente sulle isole. Piu' difficile per loro comunicare anche con l'esterno.

NASCE ALBO PER BUTTAFUORI E AMMINISTRATORI GIUDIZIARI - Anche i 'gorilla' che vigilano sulla 'pace' fuori da pub e discoteche dovranno avere particolari requisiti (li decidera' il Viminale) e avranno presto un loro albo. E un Albo ad hoc lo avranno anche gli amministratori giudiziari.

OBBLIGO DENUNCIA 'PIZZO' PER COSTRUTTORI - Per partecipare alle gare d'appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Bastera' che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un'estorsione senza conseguente denuncia, che l'estromissione dalla gara dell'imprenditore e' assicurata.

STRETTA PATENTI E VIA PUNTI PER INFRAZIONI IN BICI - Il testo prevede anche una stretta per chi guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti e sui requisiti per il rilascio della patente. Sono previste anche aggravanti per chi non rispetta il codice stradale di notte dalle 22 alle 7 e la sottrazione di punti dalla patente per chi commette infrazioni in bicicletta.

Fonte: Siciliainformazioni.it

Clandestina, si getta nel fiume: «Temeva la nuova legge» a Ponte San Pietro, vicino a Bergamo

9 agosto 2009

Fatima Aitcardi, 27 anni, si è buttata nel Brembo. Per il fratello si sarebbe uccisa perché «terrorizzata» dalle norme sulla sicurezza.
Si è buttata nel fiume, poche ore prima di diventare una clandestina punibile con l'espulsione. Un peso troppo grande per Fatima Aitcardi, 27enne marocchina che giovedì sera si è suicidata gettandosi nelle acque del Brembo a Ponte San Pietro, vicino Bergamo. A identificarne il corpo ieri è stato il fratello di 23 anni, Mohamed, che in mattinata era andato dai carabinieri per denunciare la scomparsa della ragazza.
Fatima era uscita di casa attorno alle 14 di giovedì, e non aveva più dato sue notizie. Voleva farla finita, oppressa dal suo dramma di clandestina. «Era depressa perché non riusciva a diventare u'immigrata regolare» ha raccontato il fratello, aggiungendo: «Fatima era terrorizzata dalla nuova legge».
Ovvero dal testo sulla sicurezza, che da oggi introduce il reato di clandestinità, punibile con l'espulsione. Fatima non voleva lasciare l'Italia, dove era arrivata cinque anni fa, e il fratello, immigrato regolare. Ma non era mai riuscita a ottenere il permesso di soggiorno, nonostante diversi tentativi.
La residenza era un sogno proibito per la ragazza, sconosciuta alle autorità e ai registri anagrafici. Una donna fragile, che aveva pochi contatti al di fuori della famiglia. L'unica amica che aveva era una conoscente della madre, con cui si vedeva sporadicamente. Fatima era triste, e preoccupata. Una vittima perfetta della depressione, in cui era caduta ultimamente. Un'ombra nera, pesante come un macigno per la ragazza. Che giovedì sera ha scelto di togliersi la vita, per scappare lontano da quella data che temeva come la fine di tutte le sue speranze. Così giovedì ha lasciato i familiari, forse già decisa a farla finita. E poco dopo si è buttata nel Brembo, come se volesse attuare una muta e disperata protesta. La polizia l'ha riportata a riva alle 21, dopo che una donna aveva visto riaffiorare il suo corpo proprio sotto il ponte del centro storico, in paese.
La morte di Fatima ha riacceso le polemiche sul reato di clandestinità. Una norma duramente contestata da Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali della Camera, che afferma: «Il suicidio di Fatima è un atto sconvolgente, che mostra in modo drammatico quale sia la realtà della vita per molti immigrati. Un gesto che deve far riflettere tutti sulla necessità di avere, in materia di immigrazione, regole più eque ed efficaci che non generino paura, sempre foriera di solitudine e insicurezza. Per adesso la politica della destra su questi temi è stata inefficace, perché ha generato paura e non ha combattuto la clandestinità».

Fonte: Il secolo XIX