La mamma di uno dei tunisini scomparsi si è data fuoco per disperazione
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venerdì 27 aprile 2012
domenica 12 febbraio 2012
Campagna "Da una sponda all'altra: vite che contano". Sciopero della fame della delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi e del comitato di sostegno e lettera al ministro per la cooperazione internazionale e per l’integrazione, Andrea Riccardi
Segnaliamo gli
aggiornamenti sulla campagna
Da una sponda all'altra: vite
che contano
- Scioperodella fame della delegazione delle famiglie dei migranti tunisinidispersi e del comitato di sostegno
- Lettera delle mamme tunisine al ministro italiano per la cooperazione
- Lettera de Leventicinqueundici e dell'associazione Pontes al ministro italiano per la cooperazione
- dalla Tunisia: Patrizia ci racconta uno dei tanti presidi delle mamme
Sciopero della fame
della delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi e del comitato
di sostegno
La notizia arriva dalla
delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi, da qualche giorno in
Italia, a Palermo, per iniziare la ricerca dei propri figli. Da oggi sono in
sciopero della fame e in sit-in davanti al consolato tunisino insieme al
comitato di associazioni che li sostiene. In Tunisia, le famiglie chiedono da
quasi un anno, ormai, che qualcuno risponda loro sulla sorte di quei giovani
partiti verso l’Europa subito dopo la rivoluzione e che non hanno dato notizia
di sé dopo la loro partenza. Manifestazioni e sit-in davanti ai diversi
ministeri e all’ambasciata italiana, incontri con diversi ministri o funzionari
ministeriali non hanno permesso loro di aver ancora alcuna risposta. Da qualche
mese, hanno diffuso in Tunisia e in Italia il loro appello (http://www.storiemigranti. org/spip.php?article995), dando luogo, insieme a un collettivo di donne tunisine e italiane,
alla campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” (http://leventicinqueundici. noblogs.org/?page_id=354): chiedono la collaborazione tra le istituzioni italiane e tunisine
affinché ci sia un riscontro delle impronte digitali dei loro figli, per poter
sapere se siano vivi o morti. E’ una richiesta inaudita per quelle autorità,
abituate allo scambio quotidiano delle impronte per poter espellere i migranti.
Non è, dunque, un caso che a tutt’oggi non sia pervenuta nessuna risposta
ufficiale, nonostante i via vai diplomatici da un paese all’altro per continuare
la pratica degli accordi sul controllo e il governo delle migrazioni in cui,
giungono notizie di corridoio, anche quella vicenda comincia a essere posta sul
tavolo dei negoziati. Evidentemente, né le istituzioni italiane né quelle
tunisine ritengono che le mamme e le famiglie dei migranti siano soggetti con
cui interloquire e a cui comunicare le proprie decisioni, per quanto riguardino
i loro figli. E mentre in Tunisia l’attenzione mediatica che le famiglie sono
riuscite a imporre con le loro continue manifestazioni fa litigare tra loro i
membri del nuovo governo, in Italia l’unica risposta ufficiale è stata quella
che ha impedito alla delegazione di entrare al Cara di Caltanissetta,
trasformando all’occasione in una struttura detentiva quello che dovrebbe essere
un Centro di accoglienza per richiedenti asilo.
Quelle mamme e quelle
famiglie vogliono sapere che fine abbiano fatto i loro figli. Lo chiedono in
Tunisia e in Italia, ma è una domanda che riguarda anche l’Unione europea. Sono
arrivati? Sono stati catturati in un sistema detentivo come previsto dalle
politiche di controllo delle migrazioni dell’Ue? Sono stati respinti in mare,
secondo una pratica seguita dalle autorità italiane anche nel corso del 2011
nonostante contravvenga le norme e i trattati internazionali?
Come collettivo di
donne tunisine e italiane che sostengono la campagna “Da una sponda all’altra:
vite che contano” chiediamo insieme alle famiglie che le istituzioni tunisine,
italiane ed europee diano un’immediata risposta e che lo scambio delle impronte
digitali avvenga dinanzi alle famiglie e a una delegazione del collettivo di
sostegno all’appello.
Al ministro per la cooperazione
internazionale e per l’integrazione, Andrea Riccardi
Gentile Ministro,
le scriviamo questa
lettera in occasione della sua prossima visita a Tunisi e del suo incontro con
il governo tunisino. Come lei certamente sa, dal mese di marzo 2011 le mamme e
le famiglie dei migranti tunisini dispersi chiedono con insistenza di poter
conoscere qualcosa sulla sorte dei loro figli, partiti verso l’Italia e l’Europa
subito dopo la rivoluzione tunisina nell’unico modo previsto per loro dalle
politiche di controllo e di governo delle migrazione dell’Unione europea. Dopo
essersi rivolte per mesi alle istituzioni del loro paese, quelle mamme e
famiglie indirizzano ora un appello anche alle istituzioni italiane affinché ci
sia una collaborazione nella ricerca dei loro figli di cui, nel caso siano
arrivati in Italia e siano stati messi all’interno di un sistema detentivo
previsto da tali politiche, l’Italia deve avere le impronte digitali.
Tutte e tutti noi abbiamo assistito, nel corso del 2011, al trattamento che le
autorità italiane hanno riservato ai giovani tunisini che avevano appena lottato
per combattere una dittatura, allo spettacolo indecoroso dell’isola di Lampedusa
trasformata in un’isola prigione, alla vergogna dei Cie-galleggianti attraccati
per settimane al porto di Palermo, alla continuazione della pratica dei
respingimenti in mare, così come alla complicità e all’indifferenza delle
istituzioni dinanzi alle infinite morti nel Mediterraneo che, mai come
quest’anno, è stato un cimitero marino. Per questo, come collettivo di donne
italiane e tunisine, abbiamo sentito l’esigenza di unirci alla richiesta di
quelle famiglie e di darne risonanza in Italia con la campagna “Da una sponda
all’altra: vite che contano” sostenuta insieme a noi dalle numerose e dai
numerosi firmatarie/i dell’appello. In seguito alla pressione mediatica che le
continue manifestazioni delle famiglie in Tunisia e le nostre iniziative in
Italia hanno suscitato, una delegazione delle famiglie tunisine dei migranti
dispersi è potuta venire in Italia, dove si trova da più di una settimana. Qui,
però, dopo una prima visita al Centro di identificazione ed espulsione di
Trapani, in cui le famiglie hanno potuto vedere con i propri occhi le condizioni
di detenzione, le autorità hanno negato loro l’accesso ad altre strutture
detentive, mentre la questura di Agrigento continua a non rispondere alla
richiesta di un possibile rilevamento delle impronte a partire dalle carte di
identità dei loro figli. Tutto ciò, nonostante una lettera del sottosegretario del ministero per le Migrazioni tunisino al governo
italiano facesse presente come per la Tunisia la questione dei dispersi fosse
diventata una priorità “perché dobbiamo stabilire che la loro vita conta quanto
quella di tutti gli altri, che non possiamo
essere una democrazia senza mettere a disposizione tutti i nostri mezzi per
stabilirlo” e chiedesse alle autorità italiane di “fornire tutta la
collaborazione necessaria per fare luce sulla sorte di questi cittadini tunisini
scomparsi”. A metà gennaio, come collettivo di donne, avevamo indirizzato una
richiesta alla Ministra dell’interno italiana, così come al Ministro degli
esteri. Non ci risulta, però, a tutt’oggi, una presa di posizione italiana
ufficiale sulla vicenda, mentre le autorità competenti continuano a inviare
liste di impronte digitali ai consolati dei cosiddetti “paesi terzi” in vista
delle espulsioni.
E’ un silenzio che
riteniamo intollerabile. Pensiamo, infatti, che quelle mamme e quelle famiglie
abbiamo il diritto a una risposta immediata alla domanda che ormai da troppo
tempo inoltrano alle loro istituzioni e alle istituzioni italiane: un confronto
delle impronte digitali che permetta loro di sapere se i loro figli siano in
vita. La invitiamo pertanto a incontrare le famiglie in occasione della sua
prossima visita in Tunisia e a farsi garante con loro di una pronta risposta da
parte del governo italiano.
giovedì 10 novembre 2011
15 novembre, Verona: Film-documentario "I nostri anni migliori"
Z a L a b
Presenta
I nostri anni migliori
15 novembre 2011 Festival di Cinema Africano di Verona
Ore 20.30 Teatro Camploy
un documentario di Matteo Calore e Stefano Collizzolli
prod. ZaLab e toniCorti (45’ – Italia 2011)
Che cosa resta di una rivoluzione nelle vite delle persone che l’hanno attraversata?
Tra febbraio e aprile 2011 ventitremila tunisini arrivano a Lampedusa.
Il governo italiano urla all’invasione, si parla di un’orda barbarica, di un esodo biblico, di uno tsunami umanitario. Non si parla invece della storia di queste persone.
Dai campi di prima accoglienza di Manduria, Mineo e Palazzo San Gervasio cinque di loro si raccontano. Un’intera vita soffocata sotto il regime di Ben Ali, la rivoluzione inaspettata e dirompente che l’ha messo in fuga. Poi la possibilità di partire, per alcuni a lungo sognata e per altri solo improvvisata.
Gli anni migliori sono i loro: quelli di una generazione cui per troppo tempo è stata negata la libertà, e che ora ha deciso di provare a prendersela fino in fondo.
Il film verrà presentato il 15 novembre al Festival di cinema africano di Verona, in concorso nella sezione Viaggiatori e Migranti.
Queste le date delle prime proiezioni:
14 novembre – Padova – Immaginafrica, 16.15. Saranno presenti gli autori e uno dei protagonisti del film. Alle 17.30 tavola rotonda coordinata da Gabriele Del Grande.
24 novembre – Roma – Apollo 11, 20.30. Al termine della proiezione un incontro con gli autori e Stefano Liberti, giornalista del Manifesto.
1 dicembre – Padova – PortoAstra.
3 dicembre – Nottingham, Ishraqah - Festival exploring Middle East and Arab cultures.
Inoltre il film sarà presentato nella Library di Italian Doc Screenings – Firenze 16-19 novembre 2011.
Per ulteriori informazioni sul film: http://inostriannimigliori. wordpress.com
Per organizzare una proiezione scrivete a distribuzione@zalab.org
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Tindara Ignazzitto
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Prova a immaginare... Appello per i migranti tunisini dispersi
Pubblichiamo qui di seguito l’appello per i migranti tunisini dispersi. Invitiamo tutti i nostri internauti a sottoscriverlo e a inoltrarlo alle proprie liste di conoscenti.
Prova a immaginare: tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai, potrebbe essere stato arrestato nello stato di arrivo che non prevede che si possa arrivare semplicemente partendo e che per questo arresta quelli che arrivano mettendoli nei centri di detenzione o in prigione. Aspetti qualche giorno, guardi immagini alla televisione del luogo in cui potrebbe essere arrivato, per sperare di vederlo. Capisci anche che tuo figlio o tuo fratello non è l’unico a non aver telefonato dopo essere partito. Insieme alle altre famiglie chiedi allora alle autorità del tuo paese di informarsi, di capire se sono tutti in qualche carcere, speri che lo siano anche se temi che non vengano trattati bene. Ma le autorità non fanno nulla, non chiedono e non ti ascoltano, per mesi. Tu nel frattempo fai presidi, manifestazioni, parli con i rappresentanti di alcune associazioni, con i giornalisti, porti la foto di tuo figlio o di tuo fratello ovunque, ti affidi a ogni persona che viene dall’altro paese, le dai le foto, la data di nascita, le impronte digitali. Vuoi sapere. Ma non accade nulla e cominci a immaginare: potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia. Immagini, tu? Per alcune e alcuni di noi non si tratta di immaginare perché è quello che ci è successo. Sono partiti dalla Tunisia con le barche e in molti non hanno più dato notizia di sé. Sono morti? Sono in carcere? Sono…?
Per saperlo chiediamo ora alle autorità italiane e tunisine di collaborare. Sarebbe molto semplice, perché in Tunisia le carte di identità sono con le impronte digitali e in Italia esistono i rilievi dattiloscopici dei migranti identificati o detenuti. Chiediamo, allora, che i parenti dei dispersi possano fare una domanda al Ministero degli esteri tunisino affinché fornisca le impronte digitali al Ministero degli interni italiano e a questo chiediamo di rispondere.
Immagini, tu? Se riesci a immaginare ti chiediamo di sostenere con una firma questo appello.
giovedì 29 settembre 2011
Tunisia-Lampedusa-Palermo-Porto Empedocle-Tunisia: Adesso le traversate clandestine del Canale di Sicilia si concludono cosi'
Anche i tunisini della Moby Vincent sono stati rimpatraiti - Sono stati
tutti fatti scendere dalla Vincent in mattinata e su dei bus condotti
all'aeroporto di Palemo per essere rimpatriati. Dopo un vergognoso viaggio di una settimana almeno sulle CIE galleggianti.
http://www.siciliano.it/video. cfm?id=12539
http://www.siciliano.it/video.
Il servizio di Angelo Ruoppolo ( http://www.facebook.com/pages/ Angelo-Ruoppolo/40129859538?re f=search
)
Teleacras Agrigento del 29 settembre 2011
La nave "Moby Vincent" a
Porto Empedocle. Un centinaio di immigrati, trattenuti a bordo, adesso
in pullman e poi in volo verso il rimpatrio.
Eccola qui,
a Porto Empedocle. Ancorata. Non e' una nave da crociera. E' la "Moby
Vincent", ed e' stata ribattezzata il "Cie galleggiante". Si', il Centro
di identificazione ed espulsione dei clandestini, sul mare. La domanda:
che succede? La risposta, usando un esempio che tramanda la storia:
durante i giorni del sequestro di Aldo Moro tanti brigatisti detenuti
sono stati trasferiti nelle super carceri. E cosi' a Palermo la sera
delle stragi di Capaci e via D'Amelio altrettanti boss sono stati
deportati all'Asinara o a Pianosa. Ebbene, il pomeriggio del 21
settembre scorso, a Lampedusa, alcuni tunisini hanno incendiato il
Centro d'accoglienza, e poi hanno fomentato una rivolta sull'isola,
culminata nello scontro violento con residenti e forze dell'ordine. Il
braccio dello Stato non ha ritardato la controffensiva. In 48 ore oltre
mille tunisini sono stati trasferiti in fretta e furia da Lampedusa che,
nel frattempo, e' stata dichiarata "Porto non sicuro", perche' il
Centro, incendiato, non e' piu' capace di accogliere migranti. Altri
extracomunitari sono sbarcati a Porto Empedocle, ed altri ancora, in
viaggio di trasferimento, sono stati trattenuti a bordo delle navi della
Moby Lines, tra Palermo e Porto Empedocle, tanto che la Procura di
Palermo indaga su un presunto alquanto anomalo stato di detenzione a
bordo. Nel frattempo, oggi, il centinaio di migranti ospiti della balena
Moby Vincent sono sbarcati ancora sulla terraferma, la banchina del
molo di Porto Empedocle, la discesa e la risalita, sui pullman, in
viaggio verso un aeroporto, altro imbarco, e poi il decollo e poi il
volo al rimpatrio. Adesso le traversate clandestine del Canale di
Sicilia si concludono cosi'.
http://www.youtube.com/watch?v =6m7EhoYnUuw
http://www.youtube.com/watch?v
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Tindara Ignazzitto
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1 ottobre, Palermo: Incontro-conferenza Skype "Il prezzo della libertà - La Tunisia fra migrazione e rivoluzione"
Il prezzo della libertà - la Tunisia fra migrazione e rivoluzione
Il 17 Dicembre 2010 Mohamed Bouazizi, giovane venditore ambulante di 26 anni abitante a Sidi Bouzid si dà fuoco in segno di protesta di fronte il governatorato di Sidi Bouzid provocando un insurrezione popolare che porterà alla clamorosa caduta del regime totalitario di Zine Abidine Ben Ali.
Sono passati otto mesi dalle rivolte di Sidi Bouzid, nei mesi post rivoluzione i popoli arabi hanno pagato e pagano tutt’ora il prezzo della libertà. Allo scoppio delle guerra in Libia migliaia di famiglie libiche in fuga dalla guerra si riversano nei confini tunisini trovando una dignitosa accoglienza da parte del popolo tunisino, che nonostante i problemi economici post-rivoluzione è riuscito a dare vitto e alloggio a 900 mila anime in fuga dalla morte.
Il blogger Rabih Bouallegue e l’attivista Judith Gleitze ci racconteranno della loro esperienza nei campi profughi al confine libico-tunisino.
Via Skype discutiamo la situazione attuale della regione di Tataouine e a Tunisi con Karim Hawat, associazione Benevolus, e Simone Santi, economista e autore dell libro "IO NON HO PAURA.Tunisi diario di una rivoluzione".
Sabato , 1 ottobre 2011, ore 18:30
Bar Libreria GARIBALDI, Via A. Paternostro 46/Piazza Cattolica 1, PALERMO
forum antirazzista di palermo – borderline-europe
Il 17 Dicembre 2010 Mohamed Bouazizi, giovane venditore ambulante di 26 anni abitante a Sidi Bouzid si dà fuoco in segno di protesta di fronte il governatorato di Sidi Bouzid provocando un insurrezione popolare che porterà alla clamorosa caduta del regime totalitario di Zine Abidine Ben Ali.
Sono passati otto mesi dalle rivolte di Sidi Bouzid, nei mesi post rivoluzione i popoli arabi hanno pagato e pagano tutt’ora il prezzo della libertà. Allo scoppio delle guerra in Libia migliaia di famiglie libiche in fuga dalla guerra si riversano nei confini tunisini trovando una dignitosa accoglienza da parte del popolo tunisino, che nonostante i problemi economici post-rivoluzione è riuscito a dare vitto e alloggio a 900 mila anime in fuga dalla morte.
Il blogger Rabih Bouallegue e l’attivista Judith Gleitze ci racconteranno della loro esperienza nei campi profughi al confine libico-tunisino.
Via Skype discutiamo la situazione attuale della regione di Tataouine e a Tunisi con Karim Hawat, associazione Benevolus, e Simone Santi, economista e autore dell libro "IO NON HO PAURA.Tunisi diario di una rivoluzione".
Sabato , 1 ottobre 2011, ore 18:30
Bar Libreria GARIBALDI, Via A. Paternostro 46/Piazza Cattolica 1, PALERMO
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lunedì 26 settembre 2011
25 settembre, porto di Palermo: "No a CIE galleggianti"
di
Tiziana Gulotta
Il rispetto dei diritti fondamentali secondo la Carta Mondiale dei Migranti ratificata a Gorè in Senegal; un’accoglienza dignitosa dei migranti tunisini trattenuti da giorni sulle navi ancorate nel porto di Palermo; la pubblicazione dei contenuti degli accordi di respingimenti con la Tunisia e con gli altri Paesi di provenienza dei migranti.
Sono alcune tra le richieste delle Rete Primo marzo che, ieri, insieme con il forum antirazzista di Palermo, ha manifestato al Porto di Palermo a sostegno dei migranti tunisini giunti con mezzi aerei da Lampedusa, tra giovedì e venerdì, e rinchiusi in navi ancorate al porto di Palermo. I migranti sono adesso in attesa di rimpatrio. Dopo aver sostato all’ingresso principale antistante Via Amari, il presidio si è spostato verso i Cantieri navali.
Sempre ieri, con l’obiettivo di verificare se le condizioni dei migranti erano al limite della tollerabilità, il deputato Tonino Russo (PD) ha chiesto di entrare nelle due navi ancora presenti nel porto. Secondo quanto riferito - si tratta di stranieri non soltanto di nazionalità tunisina - sarebbero 352, di cui 151 sulla Moby Audacia e 201 nella Moby Vincent. Tra questi, anche alcuni malati e feriti che si trovano attualmente all’ospedale Civico di Palermo. Ai migranti non è stato fornito alcun oggetto (lamette, forchette metalliche) che possa essere utilizzato per atti di autolesionismo. Ed ancora, secondo quanto riferito dal deputato Russo, qualsiasi possibilità di comunicazione con l’esterno è stata impedita dal ritiro di tutti i telefoni cellulari. Infine, alle persone trattenute non è stata fornita un’informazione chiara sulla loro destinazione e sul loro futuro. All’incontro era presente, tra gli altri, la portavoce della rete Primo marzo Italia, Cecile Kyenge Kashetu.
Il rispetto dei diritti fondamentali secondo la Carta Mondiale dei Migranti ratificata a Gorè in Senegal; un’accoglienza dignitosa dei migranti tunisini trattenuti da giorni sulle navi ancorate nel porto di Palermo; la pubblicazione dei contenuti degli accordi di respingimenti con la Tunisia e con gli altri Paesi di provenienza dei migranti.
Sono alcune tra le richieste delle Rete Primo marzo che, ieri, insieme con il forum antirazzista di Palermo, ha manifestato al Porto di Palermo a sostegno dei migranti tunisini giunti con mezzi aerei da Lampedusa, tra giovedì e venerdì, e rinchiusi in navi ancorate al porto di Palermo. I migranti sono adesso in attesa di rimpatrio. Dopo aver sostato all’ingresso principale antistante Via Amari, il presidio si è spostato verso i Cantieri navali.
Sempre ieri, con l’obiettivo di verificare se le condizioni dei migranti erano al limite della tollerabilità, il deputato Tonino Russo (PD) ha chiesto di entrare nelle due navi ancora presenti nel porto. Secondo quanto riferito - si tratta di stranieri non soltanto di nazionalità tunisina - sarebbero 352, di cui 151 sulla Moby Audacia e 201 nella Moby Vincent. Tra questi, anche alcuni malati e feriti che si trovano attualmente all’ospedale Civico di Palermo. Ai migranti non è stato fornito alcun oggetto (lamette, forchette metalliche) che possa essere utilizzato per atti di autolesionismo. Ed ancora, secondo quanto riferito dal deputato Russo, qualsiasi possibilità di comunicazione con l’esterno è stata impedita dal ritiro di tutti i telefoni cellulari. Infine, alle persone trattenute non è stata fornita un’informazione chiara sulla loro destinazione e sul loro futuro. All’incontro era presente, tra gli altri, la portavoce della rete Primo marzo Italia, Cecile Kyenge Kashetu.
In questo momento, la rete Primo marzo ed altre
associazioni ed organizzazioni internazionali e nazionali
stanno portando avanti l’iniziativa “Lasciatecientrare” con l’aiuto di
parlamentari italiani che hanno chiesto di entrare nei Cie di Italia”.
Proprio ieri, la Kyenge Kashetu, ha anche presentato la campagna
nazionale “L’Italia sono anch’io” che prevede la raccolta di firme per
due proposte di legge di iniziativa popolare: una sulla riforma della
legge sulla cittadinanza e l’altra sul diritto al voto nelle
consultazioni a livello locale.
Fonte: Radio 100 passi
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Tindara Ignazzitto
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Tunisia
lunedì 19 settembre 2011
30 settembre-1 ottobre, Tunisi: Convegno "Ripensare le migrazioni: per una libera circolazione nello spazio mediterraneo"
Convegno
«Ripensare le migrazioni:
per una libera circolazione nello spazio mediterraneo”
Tunisi, 30 settembre-1 ottobre 2011
Hôtel Majestic, 36 avenue de Paris
«Ripensare le migrazioni:
per una libera circolazione nello spazio mediterraneo”
Tunisi, 30 settembre-1 ottobre 2011
Hôtel Majestic, 36 avenue de Paris
I recenti
sollevamenti rivoluzionari nel Maghreb e i movimenti migratori a cui hanno dato
nascita, sia verso l’Italia e la Francia, sia verso la Tunisia e gli altri
paesi di frontiera con la Libia, ci invitano a ripensare le politiche di
confinamento, le pratiche di libera circolazione e le trasformazioni dei
confini all’interno dello spazio mediterraneo. E’ indispensabile, allora,
interrogare nuovamente le possibilità di azione e di discorso dei diversi
soggetti – migranti, mondo associativo, mondo accademico, forze politiche – per
mettere in questione le politiche migratorie condotte dall’Unione europea (Ue)
e dai paesi mediterranei.
Il 30 settembre
e il 1° ottobre si terrà a Tunisi il convegno “Ripensare le migrazioni: per
la libera circolazione nello spazio mediterraneo”, con la partecipazione di
diverse associazioni tunisine ed europee e di docenti universitari impegnati
sulle migrazioni. Un incontro che non intende limitarsi alla semplice messa in
comune delle conoscenze, ma che si propone di inaugurare un laboratorio teorico
e politico per costruire insieme risposte alla situazione presente e un nuovo
discorso sulla libertà di movimento e il superamento delle frontiere.
Comitato organizzativo
Hassen Boubakri, Swanie Potot, Federica Sossi, Martina Tazzioli.
Hassen Boubakri, Swanie Potot, Federica Sossi, Martina Tazzioli.
Con il sostegno del
programma di ricerca: «Migrations,
co-développement et mondialisation» (Université de Sousse-IRD-URMIS : http://www.unice.fr/urmis/spip.php?article503 ) e del sito www.storiemigranti.org
ContattiHassan
Boubakri (hassan.boubakri@laposte.net)
Swanie Potot (Swanie.Potot@unice.fr)
Federica Sossi (federica.sossi@unibg.it)
Swanie Potot (Swanie.Potot@unice.fr)
Federica Sossi (federica.sossi@unibg.it)
Programme du colloque
Repenser les migrations : pour une libre circulation dans
l’espace méditerranéen
Tunis,
Hôtel Majestic, 30 sept-1er oct
Organisé
par les membres des programme de recherche Migrations,
co-développement et mondialisation (Université de Sousse-IRD-URMIS ) et storie migranti www.storiemigranti.org
Hassan
Boubakri, Swanie Potot, Federica Sossi, Martina Tazzioli
Avec le soutien de l’IRD et de
la CIMADE
9h-9h30 : Accueil et ouverture
du colloque
Hassan Boubakri, Swanie Potot, Federica Sossi, Martina
Tazzioli
9h30-13h : Politiques
de contrôle, confinements
Modératrice :
Swanie Potot
-
Federica Sossi, Università di Bergamo / www.storiemigranti.org, Espaces en migration
-
Michel Agier, Centre d'Études Africaine IRD et EHESS, La paix humanitaire. Fondements et formes
-
Helmut Dietrich, Forschungsgesellschaft Flucht und Migration, Criminalisation des 'harrragas' au Maghreb
et la politique extraterritoriale de l'UE à partir de 2003
-
Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo / Asgi / Borderline-Europe,
Droits sous séquestre
-
Said Musette, CREAD Alger, Migrations
algériennes
Pause
-
Luca Masera, Arci, Lampedusa :
politiques de détention et refoulement
-
Annamaria Rivera, Università di Bari
/ Associazione Senzaconfine, Les
politiques de contrôle et confinement après le ‘printemps arabe’ et la guerre
en Libye
-
Antonio Mazzeo, Journaliste, Le
partnership militaire Italie-Tunisie contre les migrants
Documentaire
de Walid Fellah : Liberté 302
Débat
avec la salle
14h30-19h : Stratégies
des migrants, mouvements spontanés et pratiques gouvernementales
Modératrice :
Martina Tazzioli
-
Gabriele Del Grande , Fortress Europe, Harraga.
La migration comme révolte
-
Mehdi Mabrouk, Université de Tunis, Famille,
projet migratoire et culpabilité. Le cas des vagues migratoires après la
révolution tunisienne
-
Omeyya Seddik, FTCR, La condition
Migrante. Hypothèse sur la place de la figure du migrant et des stratégies
de mobilité dans le changement social et politique en Tunisie
-
Hafidha Chekir, ATFD, Les problèmes
des femmes migrantes en Tunisie
-
Laura Verduci, Terre des hommes, La
Tunisie des mineurs: criticité et
perspectives
Débat
Pause
-
Ryzlène Dahhan, Université de Nice-URMIS, Le « mouvement de
solidarité aux migrants tunisiens » à Vintimille, de avril à juin 2011
-
Stefano Zigulia, ARCI, 18 décembre
2011: journée d’action globale pour les droits des migrants
-
Ilaria Vecchi, Askavusa, Askavusa: grassroot movements intervention during and after a declared
state of emergency
-
Martina Tazzioli, Goldsmiths University of London, Aide populaire et économie de l'
humanitaire entre Zarzis et la frontière
-
Hassan Boubakri, Université de Sousse / CETUMA et Swanie Potot,
IRD-CNRS-URMIS, L’accueil des réfugiés de
Libye par la société civile tunisienne.
Débat
9h-12h30 :
Libre circulation et droit de migrer (8-9 interventions)
Modératrice : Federica Sossi
-
Hélène Flautre, Eurodéputée Europe Ecologie – Les Verts, Union européenne, printemps arabes: le temps
d'un pacte euro-méditerranéen de mobilité est venu !
-
Bernd Kasparek, Welcome to Europe, Débloquer
les frontières
-
Monia Benjemia, Université de Tunis / ATFD / CETUMA et Souheyma Ben Achour,
Université de Jendouba / ATFD / CETUMA, Migrations
irrégulières et transition démocratique en Tunisie
-
Conni Gunsser, Afrique-Europe-Interact / Conseil de réfugiés Hambourg / Pro
Asyl, Liberté au lieu de Frontex! Pas de
démocratie possible sans une liberté de circulation universelle
-
Anne-Sophie Wender, Cimade, L'espoir
de la démocratie face à l'inhumanité d'une politique migratoire européenne dans
l'impasse
Pause
-
Migreurop -GISTI, Pour un véritable
droit à émigrer. Un levier pour des relations euro-méditerranéennes
démocratiques et solidaires
-
Alassane Dicko, AME, La liberté de
circulation Sud- Nord face aux enjeux des politiques Européennes sur
l’immigration
-
Nicanor Haon, Boats 4 People, Boats 4
People : Une flottille de la solidarité en Méditerranée
Débat
13h30-14h30 : Points de
vue, Tribune libre
Modérateur :
Hassan Boubakri
14h30-18h : Débat et
rédaction d’une déclaration
18h : Conférence de
presse
Liste des participants (par ordre
alphabétique) :
Michel Agier (IRD et EHESS Centre d'Études Africaine)
Souheyma Ben Achour (Université de Jendouba, Association Tunisienne des Femmes Démocrates
ATFD, Centre de Tunis pour la Migration et l’Asile CETUMA)
Monia Benjemia (Université de Tunis, Association Tunisienne des Femmes Démocrates ATFD, Centre
de Tunis pour la Migration et l’Asile CETUMA)
Hassan Boubakri (Université de Sousse, Centre de Tunis pour la Migration et l’Asile
CETUMA) ;
Hafidha Chekir, (Association Tunisienne des Femmes Démocrates ATFD);
Ryzlène Dahhan (Université de Nice-Unité de recherche Migrations et
société URMIS) ;
Gabriele Del Grande (Fortress
Europe) ;
Alassane Dicko (Association malienne des expulsés AME) ;
Helmut Dietrich (Forschungsgesellschaft Flucht und Migration trad.: Centre
de Recherche sur l'Exil et la Migration);
Hélène Flautre, (Eurodéputée, Europe Ecologie – Les Verts) ;
Nicanor Haon (Migreurop) ;
Conni Gunsser (Afrique-Europe-Interact, Conseil de réfugiés
Hambourg, Pro Asyl) ;
Bernd Kasparek (Welcome to Europe);
Mehdi Mabrouk (Université de Tunis) ;
Luca Masera (Arci) ;
Antonio Mazzeo (Journaliste) ;
Saib Musette (Centre de Recherche Appliqué pour le Développement
CREAD)
Swanie Potot (IRD-CNRS, Unité de recherche migrations et société
URMIS) ;
Annamaria Rivera (Università di Bari,
Associazione Senzaconfine) ;
Omeyya Seddik (Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des
deux Rives FTCR) ;
Martina Tazzioli (Goldsmiths University) ;
Fulvio Vassallo
Paleologo (Università di Palermo ; Asgi /
Borderline-europe) ;
Ilaria Vecchi (Askavusa, Lampedusa) ;
Laura Verduci (Terre des hommes);
Anne-Sophie Wender (Cimade) ;
Stefano Zigulia (Arci) ;
Et les membres des associations suivantes : Groupe Antiraciste
d’Accompagnement et de Défense des Etrangers et Migrants (GADEM) ; Ligue
tunisienne des Droits de l’Homme (LTDH) ; Melting pot-Welcome ; Migreurop-Gisti ; Réseau
Euro-méditerranéen des Droits de l’Homme (REMDH) ; Sinistra
Euromediterranea (Sem); Association des Femmes Tunisiennes pour la Recherche en
Développement (Afturd) ; Forum Tunisien des droits économiques et sociaux.
Pubblicato da
Tindara Ignazzitto
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