Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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lunedì 12 dicembre 2011

20 dicembre, Palermo: Siamo tutti qua! 9 anni a favore dell'intercultura

Evento conclusivo del Progetto Mowgli


Siamo tutti qua!
Nove anni a favore dell'intercultura
 

Martedì 20 Dicembre 2011

presso il Salone Generale Carlo Alberto dalla Chiesa 

dell' I.C.S. " Antonio Ugo" Via Arculeo 39, Palermo


Dalle ore 20.00 cena interculturale











sabato 9 aprile 2011

Videonarrazione di tre giorni a Lampedusa durante gli sbarchi dalla Tunisia


Lampedusa Next Stop from Nicola Angrisano on Vimeo.


A cura di InsuTv e Radioazioni: La videonarrazione di tre giorni a Lampedusa durante gli sbarchi dalla Tunisia. Un'isola trasformata in "confino" per i migranti tunisini e i suoi stessi abitanti.

Per denunciare la costruzione spettacolare e la speculazione politica sulla cosiddetta "emergenza invasione" e per rivendicare il diritto di accoglienza e la libertà di circolazione nel Mediterraneo.

Contro le stragi nel mare!

Per contatti e proiezioni: info@insutv.it



martedì 4 gennaio 2011

20-23 gennaio, Palermo: Minimo Teatro Festival II Edizione "Per un pugno di datteri"

Minimo Teatro Festival II Ed.
Per un pugno di Datteri
Piccolo Teatro PatafisicoVia Sant'Agata alla Guilla, 18
Palermo


 
PROGRAMMA DEL FESTIVAL

La rassegna si svolgerà in 4 serate:
20, 21, 22 e 23 gennaio 2011e sarà così organizzata:
il programma potrà essere integrato nel caso di iniziative promosse dalle associazioni che vorranno entrare a far parte dell'organizzazione.



20 gennaio
Serata di presentazione
h 18.30 Aperitivo e apertura del Festival

Verrà offerto del cibo cucinato da un cuoco arabo,
mentre sul palco si avvicenderanno tutti coloro che hanno contribuito
alla realizzazione del progetto
ai quali sarà chiesto di raccontare chi sono
e che attività svolgono sul territorio



21 gennaio
h 21.00
La Tana della iena
di Hassan Itab (Palestina)
con Carlo Orlando
musiche in scena Simone Martino



22 gennaio
h 21.00
Ingannati
liberamente tratto da
Uomini sotto il sole di Ghassan Kanafani (Palestina)
con Nicola Pannelli



23 gennaio
h 21.00
I cieli di vetro
Una narrazione dell'attore e autore irakeno
Yousif Latif Yaralla


L'associazione culturale Narramondo (Genova)
e l'associazione culturale Piccolo Teatro Patafisico (Palermo)
si sono messe in rete per dare alla luce
la prima rassegna di teatro all'interno dei locali del neonato
Piccolo Teatro Patafisico di via Sant'Agata alla Guilla a Palermo.

La necessità è quella di portare a Palermo artisti che operano in altre parti d'Italia e farli interagire con artisti palermitani, o operanti nel nostro territorio, per creare una sorta di condivisione artistica ed uno scambio, fondamentali per il nutrimento dei processi creativi. Allo stesso tempo la rassegna è rivolta al pubblico che cerca un'alternativa alle opere proposte dagli enti istituzionali, perché propone lavori che trovano poco spazio nei circuiti principali, offrendo la possibilità di fruire di spettacoli pressoché inediti, o che arrivano per la prima volta nella nostra città. Il Festival darà un'occasione di visibilità e promozione a giovani artisti sulla scena siciliana e darà l'occasione al pubblico palermitano di avvicinarsi alla cultura teatrale e di scoprire nuovi talenti e una particolare forma di teatro che riunisce elementi della tradizione siciliana del cuntu e della tradizione araba con stili, contaminazioni e temi moderni. Nel genere teatro di narrazione il Festival include il teatro canzone, il teatro civile e il teatro dei cantastorie. Il teatro di narrazione ha come protagonista l'attore, il suo corpo e la sua voce, senza per questo escludere possibili e affascinanti intersezioni con altri elementi quali la musica e le nuove tecnologie; è un teatro ''minimo'' perché non necessita di scenografie imponenti, artifizi scenici o compagnie numerose.
 
 
 



martedì 14 dicembre 2010

15 dicembre, Palermo: Narrazioni e suoni dal mondo per piccoli, mamme e papà

Cari amici e care amiche,

vi invitiamo a partecipare e a diffondere

il prossimo incontro

“Storie morbide”

mercoledì 15 dicembre

ore 10,30

narrazioni e suoni dal mondo

per i piccoli dai 6 mesi ai 2 anni

con le mamme e i papà

Ingresso libero

 
--

Associazione di promozione sociale

"Officina Creativa Interculturale"

Piazza Zisa,17 90135 Palermo

3296653514 - 3297439670

 
 

sabato 20 novembre 2010

Progetto di video-documentazione e archiviazione sulla migrazione - Mnemoteca

Premesse

Una fra le cause dell'intolleranza e delle sue conseguenze risiede nella mancata conoscenza dell'altro: delle sue esperienze di vita e del suo patrimonio interiore.

Nella vita quotidiana si riscontra sempre più la difficoltà ad ascoltare e a ricordare le storie, registrare immagini, scorci, toni di voce e parole che vanno sistematicamente perduti.

Finalità

Attraverso il racconto e la registrazione l'emozione può divenire ricchezza di comunicazione attraverso la ricerca di un ascolto capace di memoria dove ricordare vuol dire congiungere emozioni lasciandosi colpire e attraversare dalle parole dell'altro. Poiché il ricordo crea altri ricordi si costruirà una “storia” della migrazione al fine di testimoniarne le sue caratteristiche di continuità e mondialità.

Metodologia

Incontri dove singolarmente o in gruppo ognuno racconta un'esperienza, passata o attuale, legata ad uno stato emotivo e condivisibile con la società di cui fa parte.

Supporto

Il progetto richiede la partecipazione di enti e associazioni impegnate nel campo della migrazione al fine di:

• avere contatti e mediare con i migranti disposti a collaborare attraverso:

• interviste/testimonianze (con la possibilità anche di non mostrare il volto e/o di non far riconoscere la voce);

• partecipazione a incontri laboratoriali finalizzati alla registrazione di narrazioni autorappresentative (parlare di sé attraverso il racconto di storie ed esperienza vissute);

• avere contatti con gruppi già costituti ai quali proporre, parallelamente al lavoro svolto e senza voler sovrapporre o unire i percorsi, di effettuare video-testimonianze sul percorso che si sta seguendo (oltre che sulle eventuali esperienze di vita) al fine di testimoniare la partecipazione attiva alla vita sociale (artistica, lavorativa, assistenziale, politica, etc etc).

Prodotti finali

Attraverso il progetto saranno realizzati:

• un video fatto di testimonianze
• finalizzato a collegare tra di loro le storie di coloro che si sono messi in viaggio per diverse ragioni (lavoro, miseria, libertà, famiglia, voglia di cambiare)
• fruibile OnLine e su suporto Dvd, e sarà caratterizzato da collegamenti tematici tra le video-dichiarazioni registrate che permetteranno all'utente di spostarsi da una testimonianza all'altra (tutto ciò attraverso l'utilizzo del programma "Korsakow system" finalizzato alla costruzione di narrative non lineari; qui alcuni esempi

http://planetgalata.com/korsakow/en/
http://www.1000stories.com/

• una mnemoteca di testimonianze sulla migrazione per:
• costruire una memoria collettiva/universale migrante (importanza di identificare similitudini e differenze tra le migrazioni che da millenni caratterizzano la popolazione di tutta la terra);
• realizzare un archivio video liberamente fruibile ed utilizzabile per mostre, ricerche e altri progetti;
• diffondere una memoria collettiva migrante (connettere tale video-archivio ad altri lavori simili in altre zone).

Responsabile del progetto

Fabrizio De Bartolomei

Videomaker che da anni si occupa di documentazione territoriale e antropologica, laboratori sull'audiovisivo nelle scuole (sito personale e video: http://www.visualdrome.net/).

Attualmente é impegnato nel progetto “AltroLab” presso il Centro di Accoglienza “Oasie del viandante” a S. Cristina Gela – Piana degli Albanesi (Palermo).

www.visualdrome.net/altrolab/index.html

Contatti
cell.: 3284258851
info@visualdrome.net
skype: visualdrome

Guarda il Video CARILLON
www.visualdrome.net/altrolab/page2/page1/page1.html


domenica 4 aprile 2010

11-15-17 aprile, Palermo: prossimi incontri alla Casa-Officina

Prossimi appuntamenti nella casa-officina

Domenica 11 aprile - ore 17,00:
Narrazione bilingue italiano – inglese
Per ascoltare una storia raccontata in più lingue bisogna aprire non solo le orecchie, ma anche la mente e il cuore. Grandi e piccoli scopriranno insieme la storia di “The Gingerbread Man – L’omino di marzapane”.
Ingresso libero con contributo

Dal 15 aprile, tutti i giovedì - ore 17,00-18,30:
“Around The World”, corso bimestrale di lingua inglese
Attraverso la narrazione e le attività creative, i bambini scopriranno luoghi e personaggi dei cinque continenti e allestiranno una mostra finale. Gli incontri saranno esclusivamente in lingua inglese, e avranno la durata di un’ora e mezza. I laboratori saranno condotti da Şenay Boynudelik, insegnante di lingua inglese con esperienza pluriennale in Italia e all’estero.
Contributo per il corso bimestrale: 100 €

Sabato 17 aprile – ore 17,00:
“L’odore dei fiori di carta” – laboratori sui cinque sensi
Riprende finalmente il ciclo di incontri sui cinque sensi “L’odore dei fiori di carta”. Grandi e piccoli riscoprono insieme la realtà in modo nuovo e da punti di vista inusuali. Per nutrire di meraviglia le piccole cose della quotidianità. Nel prossimo incontro verrà raccontata la storia de “Il ragno” (Tunisia) e il senso che verrà esplorato sarà la vista.
Ingresso libero con contributo

Per tutti gli incontri è richiesta la prenotazione, telefonando al 3297439670 / 3296653514 o inviando una mail a officreaintercultura@gmail.com
Associazione di promozione sociale
"Officina Creativa Interculturale"
Piazza Zisa,17 90135 Palermo
3296653514 - 3297439670
www.myspace.com/officreaintercultura


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lunedì 16 novembre 2009

Tutti i mercoledì, Palermo: Laboratorio di lettura e narrazione per bambini


L'associazione "Officina Creativa Interculturale" invita i bambini dai 3 anni in su a partecipare al

LABORATORIO DI LETTURA E NARRAZIONE
"Raccontiamo il mondo"

presso l'Istituto "Jean Piaget"
via Oberdan, 2 - Palermo

Incontri:
mercoledì ore 14,30-16,00

Costo: 40 euro mensili

Associazione di promozione sociale
"Officina Creativa Interculturale"
Piazza Zisa,17 90135 Palermo
3296653514 - 3297439670

venerdì 20 marzo 2009

Convegno Convivenza vien narrando: Palermo 2-3 aprile 2009

CONVEGNO CONVIVENZA VIEN NARRANDO
02 – 03 aprile 2009
IPPSAR “PAOLO BORSELLINO” succursale
via Spedalieri, 50
Palermo


PROGRAMMA

2 APRILE (9.00 – 13.30)

9:00 - Saluti autorità

9:30 - Presentazione del convegno e introduzione: Dott. M. Lo Cascio

Moderatore: Dott. Maurizio Gentile

9:45 - Relazioni

1) Prof . Raffaele Mantegazza: Docente di Pedagogia Interculturale all’Università Bicocca di Milano
Titolo dell’intervento: Nuovissime storie antiche. I luoghi dell’educazione e le narrazioni delle diversità

2) Dott.ssa Cristina Alì Farah: poetessa,scrittrice, mediatrice culturale (Roma)
Titolo dell’intervento: La narrazione orale nell’educazione interculturale e nella mediazione, con particolare riferimento alla condizione delle donne migranti

3) Dott. Michele Cavallo: psicologo, psicoterapeuta (Roma)
Titolo dell’intervento: Esperienze sul potere trasformativo del raccontare

11:15 - Pausa caffè

Moderatore: Prof.ssa Pia Blandano

11:30 - Presentazione esperienze sul campo (15 minuti ciascuno)

1) Presentazione della “Guida per studenti stranieri” (Dott. Cristiano Inguglia: Ricercatore della Facoltà di “Scienze della formazione” all’Università agli studi di Palermo)

2) Le percezioni scolastiche degli adolescenti immigrati (Prof.ssa Paola D’Ignazi: Docente di Pedagogia Interculturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo)

3) Esperienze di didattica narrativa con i Rom in contesti scolastici (Dott.ssa Carla Mazzola: psicopedagogista)

4) L’intercomprensione nella narrazione orale (Prof. Salvatore Alberto Fanzone: insegnante presso l’I.C.S. Giovanni Falcone)

12:30 - Dibattito

13:30 - Pausa pranzo

Durante la pausa pranzo verranno proiettati alcuni video su temi interculturale



2 APRILE (14.30 – 19.00)

Moderatore: Prof.ssa Anna Geraci, Prof.ssa Concetta Oliveri

14:30 /16:30 - 4 Workshop: Temi attinenti all’intercultura e all’operatore; conduzione a cura dell’Associazione Interculturale Narramondi ONLUS

A - narrare la propria professione

B - narrare la ricerca del bene comune in una società multiculturale

C - narrare l’incertezza e la precarietà

D - narrare le sconfitte

16:30 - Pausa caffé

16:45 /17:30 - Restituzione lavori dei workshop in plenaria

17:30 /19:00 - Dibattito e chiusura lavori



2 APRILE (21.00 circa)

Atelier del Teatro Montevergini – Via Montevergini - Palermo

Racconti da tutto il mondo. Momento di convivialità con spettacolo offerto da 3 narratori “di professione”

1) Henry Olama (Camerun/Italia)

2) Giovanni Calcagno (Sicilia/Italia)

3) Yousif Jaralla (Irak/Italia)



3 APRILE (8.30 – 13.30)

8:30 /11:00 - Moderatore: dott. Martino Lo Cascio

Relazioni

1) Prof. Paolo Jedlowski: Docente Ordinario di Sociologia all’Università della Calabria
Titolo dell’intervento: Narrazioni di sè. L’arte di condividere storie

2) Prof.ssa Lucia Portis: Docente di Antropologia Medica e Metodologie Autobiografiche all’Università di Torino
Titolo dell’intervento: Storie di seconda generazione: raccontare per favorire il transito

3) Franco Lorenzoni: Maestro elementare, fondatore e dirigente della Casa-laboratorio di Cenci (Umbria)
Titolo dell’intervento: Narrazione e teatro possono far avvicinare bambini e ragazzi a ciò che accade nel mondo?

11:00 - Pausa caffè

Moderatore: Dott. Domenico Giubilaro


11:15 - Presentazione esperienze sul campo

1) Oltre la porta, Narramondi: un’esperienza decennale (Prof.ssa Concetta Oliveri: insegnante presso la scuola media Michele Cipolla e Presidente dell’Associazione Interculturale Narramondi. Onlus)

2) L’esperienza di integrazione tra forme narrative e altre tecniche di animazione (Roberto Papetti: Costruttore di giocattoli, Ravenna)

3) Narrazione e letteratura come territori di integrazione (Prof.ssa Roberta Passoni: insegnante di scuola primaria, Umbria)

12:15 - Dibattito

13:00 - Intervento di chiusura e saluti : Martino Lo Cascio


Per partecipare al Convegno è necessario compilare un modulo di adesione che si può richiedere:
alla Segreteria del convegno
Norina Carubia – Silvana Lodico
Cell. 3331602589 (preferibilmente dalle 9:00 alle 13:00)
Fax: 091- 7300514
E-mail: info@narramondi.org

martedì 10 marzo 2009

O.S.A. Laboratorio teatrale interculturale


L'Organizzazione Non Governativa O.S.A. - Organizzazione Sviluppo e integrAzione sta implementando a Palermo un progetto rivolto a ragazzi italiani e stranieri tra i 18 e i 25 anni che permetterà loro di partecipare ad un laboratorio teatrale interculturale.
Il laboratorio, dal titolo "Narrando Favole In Giro Per ilMondo", si svolgerà da Marzo a Luglio 2009 e si concluderà con una rappresentazione teatrale.
Vi invitiamo a diffondere l'iniziativa e a contattarci per poter essere inseriti tra i partecipanti.

Per informazioni:


telefonare: 0917302923

scrivere:
euprogrtammes@ongosa.org


sabato 7 marzo 2009

8 MARZO interculturale a Trieste: "Amiche per la pelle"di Laila Wadia a teatro

Per il popolo di S\Paesati e del Miela e per tutte le donne, una commedia sull'integrazione possibile e necessaria

Nell'ambito della rassegna Primavera di Donne promossa e sostenuta dalla Provincia di Trieste, organizzata dalla Casa Internazionale delle Donne, domenica 8 marzo alle ore 20.30 presso il Teatrino di Via Weiss 13 nel Parco di San Giovanni, sarà presentato lo spettacolo "Amiche per la pelle" della scrittrice indiana Laila Wadia, prodotto dall' Associazione culturale "Spaesati", per la regia di Sabrina Morena e Marcela Serli, con Suratun Fatiha, Zhen Li, Francesco De Luca, Gladys Nader, Jasna Njemcevic, Khan Irin Parvin, Elena Zagaglia.
Un'altra tappa del laboratorio indirizzato verso la messa in scena della commedia esilarante della scrittrice indiana Laila Wadia.

Quattro amiche straniere, originarie della Cina, Bangladesh, Argentina e Bosnia prendono lezioni d'italiano e lottano contro lo sfratto. Lo spettacolo è un quadro vivente di profonda umanità dove si svolgono i temi dell'integrazione e del dialogo fra le culture. Vi partecipano delle vere donne immigrate accentuando il senso di autenticità, la comicità e la leggerezza del testo.

Laila Wadia, narratrice, insegnante universitaria e traduttrice, è nata a Bombay, in India. Vive a Trieste dove lavora alla Scuola per Interpreti. Ha pubblicato "Il Burattinaio e altre storie extra-italiane" (Cosmo Iannone) e "Pecore nere" (Laterza, AAVV), "Mondopentola" (Cosmo Iannone, a cura di), "Amiche per la pelle" (E/O). La scrittrice indiana e triestina d'adozione ha scritto il suo primo romanzo, "Amiche per la pelle" nel 2007 per le Edizioni e/o.

In un appartamento di via Ungaretti 25, si ritrovano quattro donne molto diverse tra loro, ognuna con il proprio carattere e i propri segreti. Storie di sensibilità e provenienze lontane, che trovano un loro miracoloso equilibrio grazie alle quattro donne, le vere protagoniste, la cinese Bocciolo di rosa, l'argentina Lola, che sfoggia un benessere ordinario, la dura Marinka, dal cuore ferito dalla guerra di Bosnia, e la bengalese Shanti, quella in cui la voglia di integrazione è più forte e matura. Ma c'è anche un'oasi di «triestinità» nel palazzo. È lo scorbutico gattaro signor Rosso, un uomo inacidito tra sigarette e libri di poesia. È una lettera a gettare nello scompiglio il microcosmo multietnico di via Ungaretti. Lo sfratto è un po' come le lezioni di italiano di Laura, l'insegnante che le quattro donne hanno trovato per imparare la lingua: obbliga tutti a fare i conti con il proprio passato. Quando ormai tutto sembra deciso e le amiche per la pelle destinate a separarsi per sempre, ecco che la storia cambia verso e si avvia al lieto fine. "Amiche per la pelle" è una commedia sull'integrazione possibile e necessaria.

Info: Teatro Miela, Piazza Duca degli Abruzzi - 34132 Trieste
Tel. 040/365119
Fax: 040/367817
e-mail: teatro@miela.it
www.miela.it

sabato 6 dicembre 2008

Evento interculturale, 6 dicembre ore 20.00: Racconti di un altro viaggio, immigrazione al femminile

6 Dicembre 2008 - 20.00
Presso la piazza Santa Chiara (Palermo)

Il CESIE
VI INVITA ALLA SERATA DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Racconti di un altro viaggio:
immigrazione al femminile


20.00 Distribuzione gratuita del libro
20.30 Cena interculturale
21.00 Spettacolo teatrale realizzato dalla Compagnia "Tanto di Cappello"
L'Italia è l'Italia e Basta

"Racconti di un altro viaggio: immigrazione al femminile" è stato sviluppato al fine di lottare contro il razzismo e le discriminazioni, ormai in costante aumento nei Paesi Europei e in particolare in Italia, e di sensibilizzare l'opinione pubblica alle situazioni vissute da queste giovani donne che migrano in Europa. In effetti, queste donne e le storie che esse raccontano spesso restano «invisibili» agli occhi di tutti.
Abbiamo deciso di pubblicare questo libro per ridare vita e visibilità all'immigrazione femminile attraverso le storie di dieci donne proveniente dal Marocco, Ucraina, Costa d'Avorio, Romania, Sri Lanka, Bangladesh, Cina, che vivono a Palermo, in Italia. Queste donne si sono aperte per raccontarci le loro storie: le loro storie precedenti, la situazione dalla quale sono scappate, le loro vite «laggiù»; l'esperienza straziante dell'immigrazione, di lasciare i luoghi e le persone senza nemmeno sapere se avrebbero avuto un giorno la possibilità di ritornarci, la paura di cominciare un viaggio dal momento che esse non sono neanche sicure di arrivare a destinazione; e finalmente la loro vita a Palermo, lo choc culturale, la nuova vita che hanno costruito, i loro legami «laggiù».

Infoline: 091.6164224
CE.S.I.E Onlus - Centro Studi ed Iniziative Europeo
Office: Via Gorizia n. 22 – 90133 Palermo, Italy
Tel: +39 091 6164224 - Fax: +39 091 6230849

giovedì 6 novembre 2008

Festival di Morgana, Lampedusa é uno spiffero

Rassegna internazionale di teatro di figura e di pratiche teatrali tradizionali

Lampedusa è..uno spiffero!!!

Venerdi 7 novembre ore 21.00

Ridere delle assurdità del mondo. Cercare le contraddizioni. Estremizzarle. E ridere. Ridere. Cercare il senso delle cose, e provare a salvala la pietà umana, da facce viste, da contraddizioni reali, da voci sentite, da ragioni comprese, prima, molto prima dei giudizi facili, delle ragioni, facili. Questo il presupposto che ci ha portato a Lampedusa. Ma lo sai che uno dei pizzi di terra più a sud di tutta l’Europa si chiama Lampedusa? Sai, è un'isola. Piccola. Molto più vicina all’Africa che al resto d'Europa. In media, quasi uno sbarco ogni 3 giorni. E ogni 3 giorni, Lampedusa buca lo schermo, e si guadagna il suo spazio sugli italicitelegiornali.
E poi c’è la storia di Lampedusa. Che è una storia di marginalità, di isolamento, di abbandono. Per dire, i lampedusani sono stati tra gli ultimi, in Italia, ad avere il telegrafo, tra gli ultimi, in Italia, ad avere la corrente elettrica, tra gli ultimi, in Italia, ad avere il telefono, insomma, tra gli ultimi, sempre tra gli ultimi, da sempre. Questo è il punto: per la sua storia passata, per la sua storia più recente, per la sua posizione geografica, per tutto questo e per molto altro ancora Lampedusa incarna con assoluta evidenza contraddizioni che ci paiono tipiche di tutto l’Occidente. Siamo convinti che interrogando oggi, da artisti, Lampedusa, si possa trovare qualcosa di profondamente rappresentativo, emblematico, dell’Occidente intero.

Gli spettacoli andranno in scena al Museo Pasqualino, omonima piazzetta (ultima traversa via Butera) – biglietto intero 10 euro, ridotto 7 euro- Per informazioni o prenotazioni telefonare allo 091 328060 o scrivere mimap@museomarionettepalermo.it

domenica 14 settembre 2008

CIES, Centro Informazione e Educazione allo Sviluppoin collaborazione con “Voci dal Silenzio” e “Migra”indice la prima edizione del premio

Sono partito dall’altra parte del libro per incontrarti

Il concorso vuole valorizzare l’apporto letterario dei nuovi cittadini migranti ad una cultura comune e condivisa per l’infanzia e l’adolescenza. Il concorso vuole raccogliere opere (favole, racconti, storie illustrate e a fumetti) in un settore non ancora “frequentato” dagli scrittori migranti.Il premio, rivolto a migranti residenti in Italia, prevede la pubblicazione delle tre migliori opere che saranno giudicate da una giuria qualificata.Le opere vincitrici saranno presentate in un seminario finale a Roma e utilizzate in laboratori di lettura organizzati all’interno degli ospedali “Bambin Gesù” e “Sandro Pertini”, rivolti a minori ospedalizzati italiani e stranieri.Verranno inoltre realizzate presentazioni presso biblioteche comunali, associazioni, scuole. Le tre migliori opere (divise per fasce di età - dai tre ai sei anni; dai sette ai dieci anni; dagli undici ai quattordici anni) saranno pubblicate.I testi verranno pubblicati in italiano ed eventualmente con testo a fronte in lingua originale. Inoltre i migliori racconti saranno pubblicati sulla rivista di letteratura multiculturale “Caffè” e sui siti della Agenzia “Migra” e di “Voci dal Silenzio”. Le opere dovranno essere INEDITEOgni partecipante può concorrere con un massimo di due racconti e ciascuno dovrà essere lungo dalle 2 alle 10 cartelle, circa 2000 battute a cartella nel caso di opere scritte.

Termine della presentazione: 20 novembre 2008
Per Informazioni: Maria Cristina Fernadez - Responsabile Centro Documentazione CIES
06/46207711 mcristina@cies.it
Pino Giordani Responsabile Eventi e Mostre CIES
06/77264611

sabato 19 luglio 2008

Itaca

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa’ voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Posidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via;
se resta il tuo pensiero alto, e squisita
è l’emozione che ti tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrìgoni o Ciclopi
né Posidone asprigno incontrerai,
se no li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.
Fa’ voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in porti sconosciuti prima.
Fa’ scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Rècati in molte città dell’Egitto,
a imparare e imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente.

La tua sorte ti segna quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.
Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.
E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

Costantino Kavafis
(traduzione di Filippo Maria Pontani)

lunedì 30 luglio 2007

Presentazioni: una proposta di attività didattica

Questa mia proposta di attività didattica, è stata pubblicata sul numero 1-2007 del Bollettino DI.L.IT. (Divulgazione Lingua Italiana) ed è il frutto di una recente esperienza di collaborazione didattica in classe insieme a studenti stranieri. Cliccare sulle singole immagini per ingrandire e leggere.







lunedì 18 giugno 2007

Promozione sociale, integrazione e intercultura: l'esempio della cooperativa SINNOS

La nascita

Antonio Spinelli è nato il 17 gennaio del 1964. Nel 1990 ha fondato la Sinnos; da allora, fino alla sua morte avvenuta improvvisamente il 13 ottobre del 2005, non ha mai smesso di pensare e progettare idee e libri, con intelligenza, costanza e passione. Per quasi vent’anni ha lavorato con determinazione al nostro progetto editoriale, anima silenziosa e discreta della Sinnos. La sua cooperativa vuole ricordarlo con un progetto che rispecchi il suo impegno e la sua passione per la lettura e che abbia come obiettivo quello di far arrivare tanti libri per ragazzi in luoghi dove normalmente arrivano con difficoltà, per far germogliare il seme della lettura e per far sì che tutti possano esercitare il DIRITTO DI LEGGERE.

È stato quindi istituito un Fondo dedicato al Progetto per la Promozione alla Lettura Antonio Spinelli, Le Biblioteche di Antonio, che ogni anno finanzierà la costituzione o lo sviluppo di una biblioteca scolastica in zone particolarmente svantaggiate, attraverso la donazione di libri di editori indipendenti. Con il Fondo dedicato ogni anno la Sinnos acquisterà, da differenti editori indipendenti per ragazzi, i libri che verranno poi regalati alla Biblioteca.

La Cooperativa sociale SINNOS

E' stata costituita nel 1990 da un gruppo di detenuti della casa di reclusione di Rebibbia con la collaborazione di alcuni volontari esterni: lo scopo era quello di creare opportunità di lavoro per detenuti italiani e stranieri. Il fine ultimo della pena, nel nostro Paese è infatti quello di reinserire la persona che ha sbagliato all’interno della società.

Purtroppo non è facile "rientrare" e non tutti sono disponibili ad accogliere un cittadino detenuto o ex-detenuto. Cooperative come la nostra servono proprio a questo. La Sinnos, in questi 12 anni, è cresciuta e attualmente ha nel suo organico assunti 3 cittadini detenuti che usufruiscono di misure alternative alla detenzione e ha dato vita ad un’altra piccola cooperativa, la Zip Multimedia che ha assunto 2 cittadini detenuti uno in libertà condizionale e l’altro in semilibertà. Oltre a questo ha offerto opportunità di lavoro a soggetti "liberi": cinque donne, di cui una cittadina straniera. La prevalenza femminile della cooperativa, anche ai livelli dirigenziali, è un’altro elemento che ci piace sottolineare.

La Sinnos si è occupata fin da subito di editoria e servizi all’editoria (settore del quale oggi si occupa la Zip Multimedia), oltre che di formazione sull’informatica, la legislazione che riguarda gli immigrati e naturalmente l’editoria e l’imprenditorialità Cooperativa: in questo senso è stato appena approvato un progetto dal Ministero del Lavoro per la creazione di una cooperativa simile alla nostra, nella provincia di Bari.

La Sinnos Cooperativa sociale si sostiene prevalentemente con il proprio lavoro di service all’editoria e di progetti di formazione. Siamo orgogliosi di aver dato vita, partendo da un luogo generalmente rimosso e dimenticato come il carcere, ad una struttura lavorativa propositiva e impegnata alla creazione di una cultura dell’accettazione dell’altro, creando strumenti di conoscenza e di comprensione delle differenze.

La Cooperativa è diretta dal Consiglio di Amministrazione del quale è Presidente Ida Antonella Passarelli e vice presidente Elisa Battaglia, che potete contattare per posta elettronica agli indirizzi: mailto:%20dellapassarelli@sinnoseditrice.com e elisabattaglia@sinnoseditrice.com

Collana I MAPPAMONDI, libri bilingui scritti da immigrati

Autori immigrati scrivono per ragazzi italiani che hanno compagni di scuola stranieri. Ma anche per ragazzi stranieri che hanno compagni di scuola italiani. Libri ponte che collegano storie, lingue, tracce di più culture, e che uniscono diverse generazioni: anche gli adulti possono leggerli ed usarli.

formato 13x19, testo bilingue, illustrazioni in bianco e nero, Mappapagine, con informazioni sui negozi, le associazioni, le scuole e i luoghi di incontro della comunità trattata nel nostro Paese.

I MAPPAMONDI sono libri bilingui scritti da autori immigrati appartenenti alle diverse culture presenti in Italia e residenti nel nostro paese.

I MAPPAMONDI sono rivolti ai ragazzi italiani che hanno compagni di scuola stranieri e a tutti i banmbini e ragazzi immigrati, affinché possano crescere nel nostro paese senza dimenticare la propria cultura e lingua di origine.

I MAPPAMONDI, tutti con testo originale a fronte, trasformano gli immigrati in narratori che raccontano in prima persona di sé, della propria terra e dell'incontro fra culture.

I MAPPAMONDI sono libri ponte, contenenti storie, filastrocche, leggende, indirizzi e notizie sul paese d'origine dell'autore.

Hanno presentato i MAPPAMONDI:

Alessandro Bosi, docente di Sociologia, Università di Parma - Giovanni Campani, docente di Pedagogia Interculturale, Università di Firenze - Stefano Chiarini, giornalista - Duccio Demetrio, docente di Educazione degli Adulti, Università di Milano - Roberto Denti, fondatore della Libreria dei Ragazzi di Milano, scrittore, saggista - Don Luigi Di Liegro, direttore Caritas di Roma - Graziella Favaro, pedagogista, autrice e curatrice di pubblicazioni sulle politiche sociali e sull'immigrazione - Massimo Ghirelli, direttore Archivio dell'Immigrazione - Armando Gnisci, docente di Letterature Comparate, III Università di Roma - Giacoma Limentani, scrittrice - Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia, Università La Sapienza di Roma - Paolo Naso, direttore della rivista Confronti - Moni Ovadia, regista, attore, scrittore - Sandro Portelli, docente di Letteratura Angloamericana, Università La Sapienza di Roma - Alberto Sobrero, docente di Antropologia, Università La Sapienza di Roma - Silvana Sola, Libreria Mel-Giannino Stoppani

da Tullio De Mauro, presentazione a I MAPPAMONDI

Ormai numerose esperienze ci dicono che, la coesistenza di più etnie e lingue diverse in una medesima area pone problemi innanzitutto educativi, scolastici e che, se i paesi si attrezzano per affrontare e risolvere questi in positivo, si attenuano e perfino svaniscono i problemi di natura sociale, produttiva, giuridica, politica. Se invece le scuole si chiudono a riccio verso gli alloglotti, anctichi o nuovi che siano, prima o poi i problemi consecutivi, extrascolastici, esplodono con violenza. Il diritto all'uso e prima ancora il diritto al rispetto della propria lingua è un diritto umano primario e la sua soddisfazione nei fatti è una scomponente decisiva nello sviluppo intellettuale e affettivo della persona. È una mediocre, inefficiente amor di patria quello che ancor oggi, in qualche paese, porta taluni a credere che si debba cercare di celare e cancellare e magari calpestare l'alterità linguistica.

da Vinicio Ongini, Lo scaffare multiculturale, Mondadori, 1999

Il prefisso multi viene usato con molta facilità multietnico, multirazziale, multiculturale. E' diventato quasi un tic linguistico. Ma multi significa appunto molti e quindi allude alla pluralità di appartenenze, alle tante identità, ai bisogni differenziati, alle diverse lingue, ai ritmi, ai tempi diversi di cui è fatto il paesaggio della scuola multiculturale. Allora un criterio generale per allestire scaffali e biblioteche multiculturali a scuola può essere quello della varietà e della pluralità degli strumenti di lettura. I testi e i materiali scelti devono rappresentare un ampio e ricco ventaglio di opportunità, devono poter rispondere alle storie, curiosità e alle domande dei ragazzi immigrati e dei ragazzi italiani nelle diverse fasce d'età. Una scoietà con tante culture e tanti linguaggi deve avere una scuola con tanti strumenti. Un altro criterio è di favorire testi e materiali delle culture e delle lingue d'origine (tradotti in italiano o col testo a fronte e nelle lingue di appartenenza). Il concetto di "tutela della cultura e della lingua d'origine" è sottolineato con chiarezza nella legge sull'immigrazione, ma anche nei documenti internazionali relativi alle biblioteche.

Per scaricare il catalogo cliccare qui

Per leggere il comunicato stampa sull'ultima iniziativa editoriale della SINNOS, Roma TuttoMondo, la prima guida multietnica della capitale, cliccare qui

sabato 16 giugno 2007

Cuori migranti

Comunicato stampa

Dopo Sguardi e parole migranti e Sapori incontri fragranze, il Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della provincia di Trieste (Cacit) si ripropone come editore con Cuori migranti.
In questa raccolta di racconti e poesie curata da Ingrid Stratti e Lorenzo Dugulin, autori migranti ed autoctoni si confrontano sul tema dell'amore nel tentativo di rimuovere i tabù e i pregiudizi che circondano le coppie miste. Negli ultimi anni la società italiana ha subito numerosi cambiamenti non solo sul piano economico ma anche e soprattutto sul piano sociale. Se del riconoscimento delle coppie di fatto si dibatte, l'esistenza delle "coppie miste" passa sotto silenzio a causa di un razzismo latente che impedisce a tutti noi di sentirci noi stessi nell'esprimere sentimenti affettivi nei confronti di qualcuno che viene considerato "altro"/"estraneo" o "straniero". "Invece di essere vissuto come un evento naturale della vita l'incontro dell'amore e della migrazione - sottolineano i curatori - provoca sentimenti contrastanti e confusi. Raccontare e raccontarsi sono i migliori grimaldelli per forzare il tabù e l'alone di sospetto che circondano il tema dell'amore e della migrazione. Attraverso il dialogo reale e concreto tra "autoctoni" e "migranti", che narrano e si narrano in questo volume, abbiamo cercato di sconfiggere, almeno in parte, i pregiudizi e gli stereotipi che generano un'insopportabile stigmatizzazione degli Altri."
Il volume Cuori migranti si compone di contributi in prosa e poesia di venticinque autori ed è edito dal Cacit con il contributo della Provincia di Trieste. Il Cacit è la prima associazione di volontariato gestita da immigrati e da italiani ad essere diventata in Italia casa editrice, avendo già pubblicato le due antologie Sguardi e parole migranti (2005, "Premio Multietnicità 2006") e Sapori incontri fragranze (2006).

http://cuorimigranti.splinder.com/


Cuori migranti (a cura di Ingrid Stratti e Lorenzo Dugulin)
Cacit Editore, Trieste, 2007, p. 144
ISBN-10: 88-902301-9-3 ; ISBN-13: 978-88-902301-9-6

Per ulteriori informazioni: cel. 335 5621208
email: coord-immig-trieste@libero.it

lunedì 4 giugno 2007

Midhina aveva un sogno e il suo sogno era la luna: 2 racconti di Caterina Famularo

Cuori clandestini di Caterina Famularo

[con questo racconto, Caterina Famularo ha vinto il 3° Premio della sezione Racconti del PREMIO INTERNAZIONALE "VOCI DEL SANTA ISABEL" dedicato al Mare, e il 1° Premio assoluto al CONCORSO INTERNAZIONALE DI NARRATIVA "SCIASCIA" bandito dall'Accademia Nazionale di Lettere, Arti e Scienze "Ruggero II di Sicilia". Il suo racconto è stato pubblicato anche sul sito http://www.leluminarie.it/?p=1463]


“Lampedusa,
ultima figlia di un’Italia
che, spesso, ti dimentica
e figlia illegittima di un’Africa
alla quale assomigli.
I tuoi occhi hanno rivisto
gli occhi dei tuoi fratelli africani
e li hanno riconosciuti…
La tua terra è sempre terra di passaggio
per uomini senza patria.
Siamo tutti clandestini…
”


Non c’è attimo in cui l’Africa non si ricordi di noi.
Primavera. Estate. Autunno. Inverno. Non c’è stagione dell’anno in cui non sia possibile avvertire, in ogni cosa, visibile o invisibile, questa simbiosi d’amore e d’affinità tra terre vicine ma lontane, consanguinee ma estranee: una meravigliosa dìade di complicità tra istinto materno e bisogno di protezione, tra lontananza consapevole e distacco indesiderato.
Un’isola è come un bambino abbandonato in un’immensa culla d’acqua. Un’isola è di tutti e non è di nessuno: è di chi la scopre, di chi l’adotta o la vizia; ogni intenzione, però, è sempre passeggera e, alla fine, come tutti i bambini abbandonati, anche l’isola finisce nell’orfanotrofio della solitudine. L’assenza d’ogni madre-terra è incolmabile e insostituibile, ma la sua presenza, pur illusoria e distante, è percepibile ovunque.
Lampedusa è la figlia diletta dell’Africa: è l’orgoglio imbarazzante e sofferente della madre che ne riconosce la straordinaria somiglianza ma non può fare altro che amarla segretamente e riempirla di doni.
Non c’è attimo in cui l’Africa non si ricordi di noi e non occorre che sia festa per aprire magicamente lo scrigno della natura e regalarci il prezioso oro del suo sole, che luccica eternamente tra il topazio e il turchese del mare.
E quando l’oro diventa opaco, come semplice pietra ambrata che si confonde con la terra selvaggia, l’Africa si rammarica di non poterci donare il suo intenso calore solare e umano. Vanitose e capricciose, le perle di nuvole n’approfittano: fingendo di corteggiare il sole, adornano il cielo di una fitta collana, fino a sedurre anche i più timidi raggi di luce. Il cielo cupo diventa lo sguardo triste e offuscato dell’Africa e il vento incessante, tipico di questi giorni soffocanti è il suo respiro affannoso e amoroso che si appiccica sulla pelle, quasi a voler consolare la nostra lontananza e a compensare la carenza d’affetto e contatto. Lo scirocco è il canto malinconico dell’animo africano, che si diffonde per tutta l’isola, accompagnato da violini striduli di voci ed eco: filastrocche quotidiane di pescatori, stanchi, che rientrano nel porto, e versi insistenti di gabbiani che intrecciano danze sul mare, sfiorando l’acqua, quasi invitandola a ballare con il vento.
Era un tardo pomeriggio di scirocco e anche la mia anima vibrava, come una canna che si piega al primo vento della sera. La primavera dipingeva il quadro pittoresco del cielo con i pastelli dei fiori di pesco, di timo, delle margherite dorate, dei cardi spinosi e dei mandorli ancora acerbi, sfumando o contrastando le infinite tonalità del tramonto. Il mare era increspato, come cartapesta modellata disordinatamente.
La sabbia si alzava, lentamente, depositandosi sulle palpebre e imprimendo sul cuore l’ennesimo sigillo d’amore e d’attenzione dell’Africa.
Quel tardo pomeriggio, la clessidra del tempo era veloce, troppo veloce, ed io avrei voluto capovolgerla e riempirla di tutta quella sabbia che mi circondava: almeno per rivivere le piccole gioie della vita o per cancellare i grandi dolori, per recuperare tutto ciò che avevo perduto. Ma la clessidra del tempo non si può rovesciare e noi non possiamo fare altro che osservare il flusso dei granelli di sabbia che scende, ora lentamente, quando l’attesa ci sembra eterna, ora velocemente, quando vorremmo che il tempo si fermasse. E il tempo, quel tardo pomeriggio, sembrava essersi fermato proprio su quella spiaggia, dove mi recavo, spesso, a parlare con il mare, con il vento, con Dio, per poi ricevere solo risposte sibilline dalle conchiglie, raccolte e appoggiate ad un orecchio.
Intanto, i ricordi diventavano sempre più insistenti, come quelle onde impetuose che arrivavano, improvvisamente, sulla riva e poi si asciugavano, ritornando a mescolarsi con il resto del mare e lasciandoci l’illusione di averci portato, anche per un attimo, qualcosa che ci apparteneva.
Onda dopo onda. Acqua su acqua. L’illusione diventava delusione: tutto ciò che è perduto non ritorna e tutto finisce tra i fondali dei rimpianti.
Anche le onde della ragione s’infrangevano contro lo scoglio testardo del cuore, che le rifiutava e le rimandava indietro.
Era il tardo pomeriggio in cui il cuore e la ragione lottavano e tra i due nemici non poteva certo esserci pace: solo il dubbio è una conveniente e fugace tregua ma, prima o poi, l’uno avrebbe sconfitto l’altro, inevitabilmente. Non sapevo cosa desiderare: che vincesse il cuore o la ragione; forse il cuore per continuare ad amare, forse la ragione per smettere di soffrire.
Ogni mio sguardo costruiva una contemplazione o una meditazione, e le mie osservazioni erano come ragni che tessevano lunghe ed intense tele d’emozioni, per intrappolare, come insetti, altre illusioni: ma erano speranze o rassegnazione? Non volevo che quello fosse il tardo pomeriggio della rassegnazione, e il vento caldo dello scirocco mi suggeriva speranze.
Il mare era sempre increspato, come cartapesta disegnata disordinatamente ma, questa volta, la mano invisibile di un artista aveva creato una distrazione al mio sguardo e ai miei pensieri: una microscopica barca, bianca e azzurra, con una striscia centrale gialla, rossa e verde e con una strana incisione, in lingua araba, sul legno invecchiato, si dondolava sull’altalena dell’acqua, ora affiorando ora scomparendo sotto le lunghe onde.
Anche il mio cuore cominciava a sobbalzare, per l’urto della paura e della curiosità, soprattutto quando l’ultima onda aveva scaraventato, con impeto, la barca sulla riva, a pochi passi dai miei occhi increduli.
Qualcosa respirava. Qualcosa sospirava. Qualcosa gemeva.
Chi era quella persona rannicchiata su se stessa, fino a sembrare un fagotto? A chi appartenevano quei respiri, quei sospiri e quei lamenti?
Non sapevo se fuggire, senza voltarmi indietro, o se avvicinarmi con cautela.
Intanto, qualcosa si muoveva.
Il capo, coperto da un fazzoletto con disegni di palme e piantagioni di tabacco, era chinato sulle braccia, incrociate sopra le ginocchia, e si sollevava con timore, lasciando intravedere due occhi tristi e smarriti, misteriosi come la notte: erano gli occhi di Midhina.
Lo scirocco continuava a soffiare come un ventaglio che sventola incoraggiamenti ad ogni stato d’animo preoccupante e sulle ali di quel vento volavano le parole dei pescatori, che tiravano le reti gridando: “Sbarcu ci fu! Navutru sbarcu di clandestini! Dici ca c’era pure na carusa e una ponnu truvari pirchì i scafisti a lassaru a mari supra na varca nica quantu na bagnarola e poi scapparu co peschereccio. A varcuzza era china, tutti scafazzati e abbuccaru a mari. Pi fortuna i sarvaru tutti ma a carusa appi a ristari supra a varcuzza e un si trova! Mischini! Rischiari a vita cu stu malutempu!”.
(Sbarco ci fu! Un altro sbarco di clandestini. Dicono ci sia pure una bambina e non la possono trovare perché gli scafisti l’hanno lasciata in mare su una barca piccola quanto una bacinella e poi sono fuggiti con il peschereccio. La barchetta era piena, tutti ammucchiati e sono caduti in mare. Per fortuna li hanno salvati tutti ma la bambina sarà ancora sulla barca e non si trova. Poveri! Rischiare la vita con questo brutto tempo!).
Non era difficile capire chi era Midhina e da dove arrivava.
Midhina era il più gran dono dell’Africa e ne portava i colori, i sapori, gli aromi e gli umori: aveva i capelli scuri, come il cacao amaro appena setacciato; la pelle, leggermente più chiara e addolcita dalla tenera età, come il cacao zuccherato; i denti come il pregiato avorio; le labbra morbide e lisce come olio d’arachide; gli occhi come giganteschi chicchi di caffè, macinati dalla sofferenza e dalla disperazione. I piedi erano scalzi, come la povertà più nuda. Uno scialle di lana, carico d’umidità, le ricopriva inutilmente le minute spalle. Il vento faceva aderire a quella corporatura esile una veste lunga e larga, bagnata e resa trasparente dall’acqua, lasciando intravedere o immaginare le prime dolci forme femminili.
La natura le aveva regalato un insolito e grosso neo, a forma di goccia, sotto l’occhio sinistro, quasi come previsione delle sue lacrime eterne, della sua sventura e del suo triste destino.
Midhina aveva un sogno e il suo sogno era la luna.
E voleva la luna per chiederle la libertà. Era convinta che nelle notti di plenilunio, la luna piena si trasformasse in una sfera magica per esaudire i desideri degli uomini tristi e soli. In quelle notti, cioè, dovevi lanciare un sassolino o un petalo di fiore proprio nel punto dove il volto della luna si rifletteva sullo specchio ondoso del mare.
Se vedevi un delfino guizzare dall’acqua e recuperare quel sassolino o quel petalo significava che la luna aveva ascoltato le tue richieste e voleva essere generosa con te. Se, invece, il sassolino rimaneva nel fondo del mare o il petalo in superficie, dovevi aspettare un’altra luna piena.
Midhina aveva raccolto tutti i sassi della sua terra e aveva strappato i petali a tutti i fiori dei campi, per chiedere alla luna piena di trasformare il suo cuore prigioniero in cuore libero. Ma, ogni volta, nessun delfino veniva a raccogliere i suoi sogni. Forse in Africa i delfini non esistevano. Forse la luna non ascoltava i desideri dei bambini.
Le avevano fatto credere che in Italia era possibile chiedere in prestito la luna alla Notte e nasconderla, almeno per un giorno, finché la Notte non tornava a cercarla. Solo così Midhina avrebbe potuto implorarla di ricordarsi di lei.
La luna, però, è figlia della notte, e quale madre non ama una figlia così bella e se la lascia rapire? E, poi, è giusto che la libertà sia un sogno? Non dovrebbe essere un diritto di tutti?
In quel tardo pomeriggio, che aveva già dato il benvenuto alla sera, io ero schiava dei miei pensieri, dell’amore, dei ricordi, dei rimpianti. Ero schiava del cuore e della ragione, che mi tenevano chiusa in una torre di sofferenza, inquietudine e confusione. Ma ero libera. Libera di pensare, d’amare, di ricordare, di rimpiangere. Libera di usare il cuore o la ragione. Libera di uscire dalla torre o di rimanerci.
Midhina era solo libera di illudersi che qualcuno non si accorgesse di lei, quella sera. Era solo libera di sperare che qualcuno non la trovasse. Conosceva bene la sua sorte e quella degli altri fratelli africani: o essere rispediti in patria, come lettere rimandate al mittente, o vivere, per sempre, come clandestini.
In quell’attimo anch’io mi sentivo una clandestina: mi nascondevo dentro me stessa e non volevo farmi trovare dalla vergogna che mi perseguitava, per aver sprecato troppo tempo a piangere per piccole sofferenze, per continue lamentele e insoddisfazioni; per essere rimasta dentro quella torre che mi permetteva di vedere il resto del mondo solo attraverso le sbarre della superficialità. Fuori da quella torre c’erano persone che soffrivano più di me.
Midhina era una di quelle persone ma… quella sera, qualcuno si accorse di lei, qualcuno la trovò…
Midhina aveva un sogno e il suo sogno era la luna.
Un giorno, la luna si ricordò di lei, per sbaglio o per pietà, ma in cambio le chiese tutto ciò che le era più caro: Midhina ha venduto i suoi capelli come il cacao amaro, la sua pelle come il cacao zuccherato, i denti come il pregiato avorio, le labbra morbide e lisce come olio d’arachide, gli occhi come chicchi di caffè. Midhina ha venduto il suo corpo, il suo cuore e la sua anima e continua a venderli, in cambio della libertà. Adesso è più schiava di prima. E’ schiava degli uomini.
Quando la vidi, per caso, in quella caotica città, in quello squallido quartiere di baby-prostitute, su quel maledetto marciapiede, pensai ad una terribile coincidenza della vita, ad un terribile scherzo del destino, ad una terribile somiglianza, ma quel grosso neo, a forma di lacrima, sotto l’occhio sinistro, tradì ogni mia illusione. Quella era la disperazione di Midhina. Non potevo sbagliarmi…
Anche oggi è un tardo pomeriggio di scirocco ed io sto aspettando che scenda la sera, per guardare in faccia la luna e rimproverarla di promettere sogni e verità per poi regalare solo delusioni e bugie. Anch’io, come Midhina, ho raccolto tutti i sassi della mia terra, per lanciarli proprio nel punto dove il volto della luna si riflette nel mare, ma su quest’isola ci sono pochi fiori e non voglio strappare petali per false speranze.
Se potessi esprimere un desiderio, in questa promettente sera di luna piena, chiederei la libertà di Midhina. A Lampedusa i delfini esistono.

“Siamo tutti clandestini
in una terra che non è mai nostra.
Siamo tutti cuori clandestini
in cerca di una terra promessa.
Ma la terra promessa dov’è?
La terra promessa è solo dove c’è libertà.
E la libertà è solo dentro di noi:
dove niente o nessuno può permettersi di rubarcela.
”


Iridina e il Mare (Noi e gli altri) di Caterina Famularo

C'era una volta un raggio di sole che era innamorato di una goccia di pioggia. Un pomeriggio d’estate il cielo si oscurò e il sole fu costretto a rimanere nascosto dietro una nuvola. La pioggia cominciò a scendere, goccia dopo goccia.
Il raggio di sole, riconoscendo la goccia di cui era innamorato, decise di uscire allo scoperto e di manifestarle il suo amore.
Allora, la luce e la goccia di pioggia si abbracciarono e dal loro incontro nacque un meraviglioso arcobaleno chiamato Iridina.
Tutte le creature ammiravano quel fascio di strisce colorate e si complimentavano con il cielo che, avendola creata, non poteva essere obiettivo con lei e non poteva giudicare la sua bellezza.
Anche Iridina era curiosa di vedersi e di conoscere la propria immagine ma non aveva uno specchio e non sapeva come guardarsi.
Non vedeva i suoi sette colori così come si mostravano nel cielo, uno accanto all’altro, e non riusciva a capire di che colore fosse veramente la sua anima.
I sette colori si tenevano per mano ma spesso litigavano tra loro per cercare di convincere Iridina: “Sono io che ti rendo così bella, Iridina - esclamò l'indaco - quindi la tua anima deve per forza avere il mio colore”.
“No, ti sbagli, sono io che coloro la tua immagine”- ribadì l’arancione.
“Ma cosa state dicendo - gridò il rosso - sono io il colore più vivace”.
E così gli altri colori.
Iridina si stancò e volle sapere con certezza qual era il colore della sua anima.
Lei amava l’indaco ed era convinta che la sua anima fosse di quel colore ma senza uno specchio non poteva averne certezza.
Allora, decise di andare in giro per il mondo alla ricerca della sua vera identità finché un giorno incontrò un’onda del mare: “Iridina, cosa cerchi?” - le domandò incuriosita.
Rispose l’arcobaleno: “Non riesco a capire chi sono e come sono. Non ho uno specchio e non posso vedermi”.
Allora il mare rispose: “A cosa ti serve uno specchio? Non hai già deciso tu chi sei? Anche se tu avessi uno specchio vedresti solo la parte di te che vuoi vedere ma il resto rimarrebbe nascosto ai tuoi occhi. Così se sei convinta che il colore della tua anima sia l’indaco, vedrai la tua immagine di quel colore, se invece sei convinta che la tua anima sia arancione la vedrai così”.
“Come posso fare, allora, per capire come sono veramente?” -disse Iridina, sconsolata.
Il mare le suggerì: “Noi siamo lo specchio degli altri e gli altri sono il nostro specchio. L’importante è guardare e lasciarsi guardare. E’ da questo sguardo reciproco che ognuno di noi si arricchisce. Lasciati guardare e vedrai come ti vedono gli altri”.
Domandò Iridina: “E se mi accorgessi che la mia anima non ha il colore indaco? O se scoprissi che non ha un solo colore? E se non mi piacessi così come veramente sono?”.
Il mare la rassicurò: “Non bisogna mai temere di mostrarsi agli altri così come siamo, con le nostre debolezze e le nostre paure. Specchiati pure negli altri e parla e chiedi ma lasciali anche parlare e rispondere. Accetta o rifiuta quello che hanno da dirti ma lascia che esprimano le loro opinioni. Incontrati o scontrati, se è necessario, ma rispetta sempre i pensieri che non sono uguali ai tuoi”.
Il mare la mise alla prova e la invitò a specchiarsi in lui.
Iridina si specchiò nell’acqua e rimase delusa. L’onda era in movimento e l’immagine dell’arcobaleno riflessa in quell’acqua appariva deformata.
“No, non sono così” - si allarmò Iridina.
Allora il mare la rimproverò: ”Non ti ho forse detto di accettare e rispettare i punti di vista degli altri? E poi, io non ho affermato che sei così. Ti ho fatto vedere come tu appari ai miei occhi. Io sono in movimento e vedo la tua immagine contorta. Se ti specchi in me quando non sono agitato, ti vedrò diversamente. Controlla pure”.
Allora il mare chiese al vento di calmarsi per un istante.
Iridina si specchiò di nuovo nell’acqua e per riflesso guardò meglio se stessa: al posto di quell’immagine deformata vide un meraviglioso arcobaleno e scoprì che la sua anima aveva sette colori diversi.
A volte bisogna avere il coraggio di specchiarsi negli altri con il rischio o la piacevole sorpresa di scoprire colori o forme che non avevamo visto prima o che non sapevamo di avere.

Un grazie di cuore a Caterina Famularo per averci consentito di pubblicare i suoi racconti su questo BLOG. Caterina scrive anche poesie. Per leggerne alcune:

http://www.isoladellapoesia.com/poesie_autore.php?idaut=235

Ne incollo una, una soltanto, su Lampedusa:

I-solitudine

Chiome d’ebano
e aroma di cannella
su pelle ambrata
di roccia nuda
che seduce pure il cielo
tra Sicilia e Africa
scordata la mia terra.

Decantato amore
per quest’isola senza orgoglio
che ama pure chi l’ ignora
e in ciò le rassomiglia
il cuore mio.

Lampedusa,
s’io fossi vento
di te sarei geloso
d’averti mia
solo quando l’estate
non risveglia ancora i tuoi sensi
e solitudine ti getta sconsolata
tra gli occhi gonfi dell’onde.

Mia Lampedusa
di te conosce il vento
ogni palpito e sospiro
e tanto s’accomuna
il tuo destino al mio
che” un’isola nell’Isola” io sono
ora che inquietudine è il mio mare.

Caterina Famularo

domenica 18 marzo 2007

Duccio Demetrio: narrazione, intercultura e transcultura

La risposta meticcia, la risposta quindi delle identità ibride e composite, è un risposta democratica sul piano planetario. “Meticcio” deriva dal greco antico “metis”, che significa saggezza: meticciato, quindi, come capacità di riconoscere le molteplici appartenenze, purché si enfatizzi la dimensione delle individualità. [...] La pedagogia interculturale c’è solo nel momento, raro, in cui come educatori ci chiediamo: “Io sto fornendo un modello culturale, un modello di comportamento, ma cosa sto prendendo in cambio?”. Nulla. [...] Io credo che, nella scuola, se non c’è una forte mediazione interculturale, una forte vocazione interculturale da parte degli insegnanti, che attingono al meglio di queste culture musicali, artistiche, letterarie, lo scambio non possa avvenire. [...] Lo scambio può avvenire solo all’insegna di una sempre maggiore conoscenza di mondi culturali altri, che non sono talvolta assolutamente condivisi dai bambini e dagli adulti che vengono qua. [...] Possiamo quindi dare un contributo, facendo in modo che in queste famiglie straniere, dove non entra nemmeno e non è mai entrata la parte migliore della loro cultura, in qualche modo questa cultura entri. [...] Ecco, lo scambio, la pedagogia interculturale, può essere questa. Non è soltanto il girotondo insieme, tra bambini di tanti colori diversi, perché dobbiamo sempre porci questa domanda: “Io ti insegno qualcosa, ma tu cosa mi stai dando?” Se non c’è una risposta, se c’è silenzio dall’altra parte, io come insegnante colto, devo andare a cercare testimonianze di quella cultura e riproporle. [...] Passiamo, così, da interculturalità a transculturalità: la prima, vuol dire, l’ho già ripetuto fino alla noia, avere tradizioni diverse che si guardano, si ascoltano, si scambiano qualcosa, a partire dalle reciproche differenze, a partire dunque da alcune distanze di carattere religioso, spirituale, filosofico, artistico. La transculturalità cerca ciò che può avvicinarci, a prescindere da queste differenze, e la via dell’arte, della poesia, è senz’altro il percorso elettivo privilegiato. [...] Quindi, io ritengo che nella scuola di oggi, ma anche nel mondo, nelle stentate relazioni tra rappresentanti di mondi diversi, sia indispensabile lavorare all’insegna della pedagogia transculturale, se non ce la facciamo con quella interculturale. [...] Quindi, non le differenze soltanto, non le distanze, perché se noi enfatizziamo un’attenzione per le differenze, corriamo il rischio di confermare le reciproche distanze. Credo invece sia importante individuare le reciproche contiguità, oppure le comunanze, per dare un contributo alla demolizione dei pregiudizi, che sono sempre presenti dentro di noi e popolano ogni nostra riflessione. [...] Non dimentichiamo che dovremmo, parlando di interculturalità, non solo evocare altri mondi, perlopiù a noi sconosciuti, ma parlarne anche rispetto al rapporto tra generazioni diverse. Non c’è solo l’intercultura interetnica, ma ce n’è una che soffriamo nella nostra quotidianità, quando parliamo di generazioni sempre più distanti, di ragazzi che non riusciamo a capire. La narrazione ci riavvicina, come è dimostrato da tante esperienze, soprattutto da quelle che vedono gli insegnanti sempre più disponibili ad approfondire questo metodo, perché scoprono che il racconto reciproco e la reciproca interazione tra storie hanno lo scopo di mostrare come, nel corso della vita, siano tantissime le continuità, siano tantissimi i momenti della nostra esistenza adulta che ci riportano all’adolescenza e all’infanzia. Quindi non solo intercultura in rapporto a questi altri pianeti, che sono ancora così sconosciuti, ma intercultura nella nostra quotidianità.
[...]
In certe circostanze, penso che la differenza debba essere avvicinata, enfatizzata, ma c’è il rischio di rendere questo avvicinamento soltanto curiosità. Questo, pure non è poco, ma forse non è sufficiente: io entro nel tuo mondo, mi spieghi come sono le tue tradizioni; sì, è importante, ai fini del meticciamento, ma credo che l’insistenza sulle reciproche differenze rischi di consolidare certe distanze. Mi piace di più, invece, pensare a dei ponti attraverso le culture diverse, e ritorno alla domanda, che mi è stata fatta, sull’utilità di partire dall’esistente: c’è un’esistente, quello musicale, che i ragazzi frequentano moltissimo. La musica è un luogo straordinario di meticciamento: prendiamo ad esempio solo il fascino che ha per i ragazzi questo vituperato movimento che è la New Age. È un movimento sincretico, che prende un po’ di cultura orientale, un po’ di quella occidentale, un po’ di musica spirituale, un po’ di letteratura esoterica. La New Age è il fenomeno transculturale più significativo che ci sia oggi: forse siamo noi adulti, che apparteniamo ad un’altra generazione, ad essere esclusi da questi movimenti culturali e che cerchiamo ancora la tradizione, la purezza. Perché noi non siamo, e invece i ragazzi lo sono molto di più, dentro una vera e propria ibridazione. Al di là di tutte le difficoltà che ci possono essere e dei luoghi comuni, credo che questa sia la vera speranza: c’è una generazione che si apre di più di noi a realtà multiculturali, anche se poi davanti all’immigrato che incontra per via, magari ha atteggiamenti razzistici, di esclusione, di aggressione. Questo è uno dei paradossi che stiamo vivendo tutti, per cui i giovani partecipano già a processi mondializzati di acculturazione, non si rendono bene conto di quello che ascoltano e di cui parlano, che sono già una manifestazione multiculturale e transculturale. Ma sopravvivono, dentro di loro, e anche dentro di noi, pregiudizi che ci riconducono a quelle tesi riproposte da Bruner, cioè i modelli mentali e di significato, che sono durissimi a dissolversi. Questo è un paradosso con il quale dobbiamo per forza fare i conti: siamo sempre più localisti, sempre meno narratori, ma allo stesso tempo sempre più proiettati in mondi lontani; basta accendere un computer o televisore. Siamo in una situazione, quindi, di vera e propria biculturalità: da una parte una cultura sempre più tradizionale, volta a proteggerci; dall’altra una culturalità che guarda le altre. Penso che sia estremamente positivo, perché, come dice Maluf, i rischi più grossi li corriamo quando, per la paura rispetto al nuovo, consolidiamo la nostra cultura di appartenenza, che è sempre inevitabilmente miope e chiusa. Quindi il meticciamento è dentro di noi, anche quando non ce ne accorgiamo.

Duccio Demetrio