Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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sabato 7 dicembre 2013

7 dicembre, Palermo: Richiami mediterranei. Musica antica, musica celtica, musica nuova


"Richiami Mediterranei" 

In concerto all’Oratorio di San Mercurio
Cortile San Giovanni degli Eremiti

7 dicembre alle ore 21.15
Ingresso al concerto € 5,00

Nel gruppo “Richiami Mediterranei” si trovano musica, poesia, storia, esperienza e impegno sociale. Il nostro gruppo è integrato da tre musicisti professionali: Romina Copernico, Alfredo Gilè e Theresia Bothe. Tutti e tre condividono il rispetto e l’amore per la musica e la conoscenza stilistica dei diversi periodi della storia musicale. Condividono un fascino particolare verso la musica del primo barocco e la filosofia che l’accompagna quel periodo storico. Inoltre è loro convinzione che la musica ha un ruolo importante nei cambiamenti sociali.

sabato 19 ottobre 2013

21 ottobre, Palermo > Agrigento: Sangue Nostrum al Molo San Leone

Dalla parte delle vittime. La cerimonia istituzionale è tardiva e ipocrita.

Lunedì 21 alle ore 16 al molo San Leone di Agrigento le autorità politiche di questo paese, responsabili delle leggi e delle politiche che hanno causato le stragi di migranti nel Mediterraneo parteciperanno ad una commemorazione per le vittime dell’ultimo naufragio di Lampedusa. 

La loro presenza sarà una vera e propria irrisione al lutto dei congiunti delle vittime. 

I corpi degli annegati degli ultimi naufragi sono stati dispersi nell’intero territorio siciliano e moltissimi sono già stati fatti inumare senza che i familiari e gli amici accorsi da tante parti del mondo e gli stessi sopravvissuti al naufragio potessero salutarli.

La Prefettura di Agrigento, che ha coordinato tutta l'operazione su disposizione dell’autorità governativa, ha negato anche ai parenti la semplice informazione sui luoghi di sepoltura impedendo loro di poterli raggiungere e di raccogliersi sulle tombe dei propri cari, sostenendo che si tratta di “dati sensibili”. Le autorità preposte oggi frappongono ai parenti all’identificazione dei defunti “impedimenti burocratici”.

È in atto, insieme a un letterale occultamento delle salme di centinaia di persone la cui morte grava sulle scelte italiane ed europee in materia di immigrazione e asilo, un’operazione di occultamento della memoria, individuale e collettiva, portata avanti calpestando anche quel sentimento di pietas che rende dignità agli esseri umani.

La fretta di fare scomparire quei corpi sembra accompagnata alla fretta di dimenticare, forse per paura che la parte migliore di questo paese, come ha già cominciato a fare, si rivolti finalmente contro decenni di politiche omicide che insultano le nostre coscienze, e chieda un cambiamento profondo e reale.

Ci uniamo alla denuncia del sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, rispetto alla “confusione” e ai “ritardi” con cui sta così colpevolmente avvenendo l’ultimo scempio dopo la tragedia. 

Andremo ad Agrigento per denunciare l'ipocrisia dei rappresentanti istituzionali e la gestione autoritaria delle ultime emergenze connesse al dramma vissuto dalle famiglie degli annegati e dal popolo siciliano solidale e a lutto. Per ribadire che questo è “sangue nostrum” e non “mare nostrum”, perché il mare e la terra sono di tutti, e l’umanità è una soltanto.

Andremo ad Agrigento per rinnovare la nostra promessa, unico modo di rispettare quelle bare, di continuare a combattere per la libertà, i diritti e la dignità delle persone in fuga da guerre e persecuzioni o in cerca semplicemente di un’esistenza più giusta.

Daremo voce al dolore, ma anche all’indignazione per le politiche proibizioniste e xenofobe che hanno già assassinato non meno di ventimila persone e trasformato il mare Mediterraneo in un immenso cimitero liquido. 

Daremo voce alla rabbia per lo spreco enorme di risorse per le operazioni militari “umanitarie”, in realtà finalizzate all’intimidazione dei migranti e a rendere ancora più incerto il raggiungimento della meta per chi fugge dal proprio paese nella speranza di costruirsi una vita migliore o, semplicemente, una vita."

L’appuntamento da Palermo è lunedì 21 Ottobre alle ore 13:00 alla Stazione Notarbartolo, con mezzi propri. 

Jodit Abraha (comunità eritrea-etiope Palermo)-Osservatorio contro le discriminazioni razziali Noureddine Adnane-Laici Missionari Comboniani Palermo-S.Chiara-Salesiani Palermo-Sportello immigrati COBAS-Laboratorio ZETA-Borderline Sicilia Onlus - CGIL

venerdì 18 ottobre 2013

18 ottobre, Palermo: Riscatto mediterraneo. Presentazione del libro


L'Arci, in collaborazione con la Libreria del mare, presenta il libro

Riscatto mediterraneo
di Gianluca Solera
Nuova Dimensione editore

Ne discutono insieme all'autore 
Leoluca Orlando, sindaco di Palermo
Farid Adly, giornalista
Anna Bucca, Arci Sicilia 

La Primavera araba e i movimenti degli Indignados hanno riportato il Mediterraneo al centro dei grandi cambiamenti della storia. Chi sono i protagonisti di queste ribellioni? Come si muovono, come si organizzano e in cosa sperano i giovani di questa generazione in rivolta? Che cosa hanno in comune questi movimenti che, in questi tempi di crisi, hanno tracciato il cammino di rinascita e progresso della regione "culla delle civiltà"? "Riscatto mediterraneo" è un reportage letterario che, dalla Tunisia alla Libia, dall'Egitto alla Siria, passando per Tel Aviv, Atene, Madrid o la Val di Susa, dà voce a coloro che, a costo di sfidare la morte, hanno preso in mano il proprio futuro ribellandosi all'ingiustizia. 
Prefazione di Leoluca Orlando.

mercoledì 16 ottobre 2013

"Mare Nostrum": commenti e domande di Amnesty

COMUNICATO STAMPA - CS131-2013

OPERAZIONE 'MARE NOSTRUM':
COMMENTI E DOMANDE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA

L'annuncio dell'avvio della cosiddetta operazione 'Mare Nostrum' da parte del governo italiano solleva inizialmente, secondo Amnesty International Italia, commenti e domande.

In particolare, l'organizzazione per i diritti umani ha notato che nella descrizione delle operazioni da parte del vice presidente del Consiglio Alfano e di altri esponenti istituzionali, si e' fatta menzione di due distinte funzioni: il controllo delle frontiere - con riferimento esplicito all'effetto di deterrenza - e il soccorso in mare.

E' positivo, per Amnesty International Italia, che le autorita' italiane si stiano dando in modo chiaro l'obiettivo di rafforzare il soccorso in mare, anche attraverso un piu' accurato monitoraggio dello spazio interessato.

Alla luce del fatto che e' necessario improntare ogni azione governativa al rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, Amnesty International Italia ritiene fondamentale sapere come l'aspetto del soccorso in mare sara' conciliato con quello del controllo delle frontiere: soprattutto, occorrono maggiori dettagli sulle 'regole del gioco, ossia di cosa fare nelle diverse situazioni' da definire 'di concerto con i ministeri competenti', come dichiarato nella conferenza stampa di presentazione dell'operazione.

Un interrogativo stringente riguarda, in particolare, il luogo in cui saranno condotte le persone soccorse in alto mare, rispetto al quale il vice presidente Alfano ha fatto un chiaro riferimento all'intenzione di condurle in un 'porto sicuro' e di rispettare il diritto internazionale.

Amnesty International Italia vorrebbe avere la certezza che il governo italiano non consideri la Libia 'porto sicuro'. L'organizzazione per i diritti umani ha notato con preoccupazione che dal dibattito di questi giorni sono risultati assenti elementi di chiarimento sullo stato della collaborazione tra Italia e Libia e sulle intenzioni dell'Italia a riguardo.

A luglio Amnesty International Italia aveva scritto al presidente del Consiglio Letta, alla vigilia del suo incontro col primo ministro libico Zidan, sottolineando ancora una volta l'inopportunita' di ogni cooperazione in materia di controllo dell'immigrazione con un paese, la Libia, che viola i diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, sottoponendoli a detenzione sistematica, maltrattamenti e torture.

A oggi, la posizione del governo italiano sulla cooperazione con la Libia resta poco trasparente.

Ulteriori informazioni

Il 14 ottobre 2013 il governo italiano ha dato il via, in un vertice di governo, all'operazione 'Mare Nostrum', definita 'militare e umanitaria' e dichiaratamente mirata al rafforzamento dell'attivita' di sorveglianza e soccorso nel mar Mediterraneo. Gli obiettivi e le caratteristiche principali dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa dal vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno Angelino Alfano e dal ministro della Difesa Mario Mauro, assieme al capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e al comandante delle Capitanerie di porto, ammiraglio ispettore capo Felicio Angrisano.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 16 ottobre 2013

Per interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361

28-30 novembre, Favara: Festival di Video Arte "In Mediterraneum"

In Medi Terraneum

Festival Internazionale Simultaneo de Video Arte

 28, 29 e 30 Novembre 2013

Farm Cultural Park
Cortile Bentivegna - Favara

Festival In Mediterraneum

In Medi Terraneum è un Festival internazionale di video arte che si svolge simultaneamente in 5 città di 5 paesi dell’ America Latina e del Mediterraneo. È incentrato sullo sviluppo di nuove tematiche connesse con le possibilità creative offerte dalla video arte.  

Il Festival ha come scopo il cambio di marcia nel flusso abituale dei circuiti artistici attraverso una rivalutazione di ciò che viene definito centro e ciò che viene definito periferia.

In questa quarta edizione il Festival inviti a riflettere su ciò che significa essere fuori luogo e avvertire un senso di disagio e inadeguatezza nel sentire che la realtà che ci circonda non ci appartiene.

Il bando di concorso per artisti e collettivi dei paesi partecipanti resterà aperto fino al 5 novembre 2013.

Scarica il bando di concorso

Fabrizio Silvestre 
italia@inmediterraneum.com
www.it.inmediterraneum.com

domenica 15 aprile 2012

19 aprile, Palermo: Manifestazione "Palermo Capitale del Mediterraneo"



PALERMO CAPITALE DEL MEDITERRANEO

Manifestazione a più voci per il rilancio della vocazione mediterranea della Città

19 aprile 2012, Istituto Platone, via Bono 31, ore 10,00 - 18,30


"E' vero, Palermo ha da sempre una particolare vocazione mediterranea. Il Mediterraneo è nella sua storia, nell'emirato e nel regno di Sicilia, nell'impero di Federico, nella sua cultura cosmopolita. E Palermo sente che anche il suo futuro è nel Mediterraneo".
 
Pier Luigi Aurea, Michelangelo Ingrassia, Muhammad Al Daire, Enzo Guzzo, Natale Giordano, Claudio Paterna, Tommaso Romano, Ninni Casamento. Sono invitati i candidati a Sindaco della Città.

La manifestazione non è una delle tante iniziative culturali che tanti realizzano, anche noi. E’ una precisa istanza che viene anche dall’inconscio siciliano, dalla “sindrome panormita” che ha memorizzato i secoli del primato dell’Isola, istanza offerta al dibattito pubblico e proposta alle istituzioni con richiesta di impegno.

La Sicilia è stata grande in un grande Mediterraneo, è decaduta con la decadenza del Mediterraneo, può risorgere solo con la resurrezione del Mediterraneo. E’ illusorio o quanto meno riduttivo impegnarsi per risolvere i mali più diffusi e più evidenti della Città: se non cambia il contesto, il modello di sviluppo, la cultura non ci sarà avvenire per la Sicilia e per Palermo.

La Sicilia, per il suo avvenire, deve perseguire un’idea che si chiama Mediterraneo ed esserne al centro.

Nel convegno i relatori ci faranno conoscere meglio questo Mediterraneo mitico, storico, ideale e reale, dalle tante diverse culture in un sistema unitario di aspirazioni e di interessi , riproponendo i temi già trattati nelle sei conferenze tematiche che hanno preceduto la manifestazione, dedicate al Corso di culture e civiltà del Mediterraneo.

Verrà anche presentata da un nutrito gruppo di intellettuali siciliani la “Carta della cultura di Palermo” contenente spunti di impegno per la rinascita culturale di Palermo, perché Palermo torni alla cultura, vero grimaldello per lo sviluppo.


domenica 12 febbraio 2012

Campagna "Da una sponda all'altra: vite che contano". Sciopero della fame della delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi e del comitato di sostegno e lettera al ministro per la cooperazione internazionale e per l’integrazione, Andrea Riccardi

Segnaliamo gli aggiornamenti sulla campagna

Da una sponda all'altra: vite che contano 
Sciopero della fame della delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi e del comitato di sostegno

La notizia arriva dalla delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi, da qualche giorno in Italia, a Palermo, per iniziare la ricerca dei propri figli. Da oggi sono in sciopero della fame e in sit-in davanti al consolato tunisino insieme al comitato di associazioni che li sostiene. In Tunisia, le famiglie chiedono da quasi un anno, ormai, che qualcuno risponda loro sulla sorte di quei giovani partiti verso l’Europa subito dopo la rivoluzione e che non hanno dato notizia di sé dopo la loro partenza. Manifestazioni e sit-in davanti ai diversi ministeri e all’ambasciata italiana, incontri con diversi ministri o funzionari ministeriali non hanno permesso loro di aver ancora alcuna risposta. Da qualche mese, hanno diffuso in Tunisia e in Italia il loro appello (http://www.storiemigranti.org/spip.php?article995), dando luogo, insieme a un collettivo di donne tunisine e italiane, alla campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” (http://leventicinqueundici.noblogs.org/?page_id=354): chiedono la collaborazione tra le istituzioni italiane e tunisine affinché ci sia un riscontro delle impronte digitali dei loro figli, per poter sapere se siano vivi o morti. E’ una richiesta inaudita per quelle autorità, abituate allo scambio quotidiano delle impronte per poter espellere i migranti. Non è, dunque, un caso che a tutt’oggi non sia pervenuta nessuna risposta ufficiale, nonostante i via vai diplomatici da un paese all’altro per continuare la pratica degli accordi sul controllo e il governo delle migrazioni in cui, giungono notizie di corridoio, anche quella vicenda comincia a essere posta sul tavolo dei negoziati. Evidentemente, né le istituzioni italiane né quelle tunisine ritengono che le mamme e le famiglie dei migranti siano soggetti con cui interloquire e a cui comunicare le proprie decisioni, per quanto riguardino i loro figli. E mentre in Tunisia l’attenzione mediatica che le famiglie sono riuscite a imporre con le loro continue manifestazioni fa litigare tra loro i membri del nuovo governo, in Italia l’unica risposta ufficiale è stata quella che ha impedito alla delegazione di entrare al Cara di Caltanissetta, trasformando all’occasione in una struttura detentiva quello che dovrebbe essere un Centro di accoglienza per richiedenti asilo.
Quelle mamme e quelle famiglie vogliono sapere che fine abbiano fatto i loro figli. Lo chiedono in Tunisia e in Italia, ma è una domanda che riguarda anche l’Unione europea. Sono arrivati? Sono stati catturati in un sistema detentivo come previsto dalle politiche di controllo delle migrazioni dell’Ue? Sono stati respinti in mare, secondo una pratica seguita dalle autorità italiane anche nel corso del 2011 nonostante contravvenga le norme e i trattati internazionali?
Come collettivo di donne tunisine e italiane che sostengono la campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” chiediamo insieme alle famiglie che le istituzioni tunisine, italiane ed europee diano un’immediata risposta e che lo scambio delle impronte digitali avvenga dinanzi alle famiglie e a una delegazione del collettivo di sostegno all’appello.

Associazione Pontes dei tunisini in Italia (http://www.pontes.it/; pontes@live.it)
Associazione G. Verdi, tunisini di Parma (https://www.facebook.com/profile.php?id=100002681810671)

Al ministro per la cooperazione internazionale e per l’integrazione, Andrea Riccardi

Gentile Ministro,
le scriviamo questa lettera in occasione della sua prossima visita a Tunisi e del suo incontro con il governo tunisino. Come lei certamente sa, dal mese di marzo 2011 le mamme e le famiglie dei migranti tunisini dispersi chiedono con insistenza di poter conoscere qualcosa sulla sorte dei loro figli, partiti verso l’Italia e l’Europa subito dopo la rivoluzione tunisina nell’unico modo previsto per loro dalle politiche di controllo e di governo delle migrazione dell’Unione europea. Dopo essersi rivolte per mesi alle istituzioni del loro paese, quelle mamme e famiglie indirizzano ora un appello anche alle istituzioni italiane affinché ci sia una collaborazione nella ricerca dei loro figli di cui, nel caso siano arrivati in Italia e siano stati messi all’interno di un sistema detentivo previsto da tali politiche, l’Italia deve avere le impronte digitali. Tutte e tutti noi abbiamo assistito, nel corso del 2011, al trattamento che le autorità italiane hanno riservato ai giovani tunisini che avevano appena lottato per combattere una dittatura, allo spettacolo indecoroso dell’isola di Lampedusa trasformata in un’isola prigione, alla vergogna dei Cie-galleggianti attraccati per settimane al porto di Palermo, alla continuazione della pratica dei respingimenti in mare, così come alla complicità e all’indifferenza delle istituzioni dinanzi alle infinite morti nel Mediterraneo che, mai come quest’anno, è stato un cimitero marino. Per questo, come collettivo di donne italiane e tunisine, abbiamo sentito l’esigenza di unirci alla richiesta di quelle famiglie e di darne risonanza in Italia con la campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” sostenuta insieme a noi dalle numerose e dai numerosi firmatarie/i dell’appello. In seguito alla pressione mediatica che le continue manifestazioni delle famiglie in Tunisia e le nostre iniziative in Italia hanno suscitato, una delegazione delle famiglie tunisine dei migranti dispersi è potuta venire in Italia, dove si trova da più di una settimana. Qui, però, dopo una prima visita al Centro di identificazione ed espulsione di Trapani, in cui le famiglie hanno potuto vedere con i propri occhi le condizioni di detenzione, le autorità hanno negato loro l’accesso ad altre strutture detentive, mentre la questura di Agrigento continua a non rispondere alla richiesta di un possibile rilevamento delle impronte a partire dalle carte di identità dei loro figli. Tutto ciò, nonostante una lettera del sottosegretario del ministero per le Migrazioni tunisino al governo italiano facesse presente come per la Tunisia la questione dei dispersi fosse diventata una priorità “perché dobbiamo stabilire che la loro vita conta quanto quella di tutti gli altri, che non possiamo essere una democrazia senza mettere a disposizione tutti i nostri mezzi per stabilirlo” e chiedesse alle autorità italiane di “fornire tutta la collaborazione necessaria per fare luce sulla sorte di questi cittadini tunisini scomparsi”. A metà gennaio, come collettivo di donne, avevamo indirizzato una richiesta alla Ministra dell’interno italiana, così come al Ministro degli esteri. Non ci risulta, però, a tutt’oggi, una presa di posizione italiana ufficiale sulla vicenda, mentre le autorità competenti continuano a inviare liste di impronte digitali ai consolati dei cosiddetti “paesi terzi” in vista delle espulsioni.
E’ un silenzio che riteniamo intollerabile. Pensiamo, infatti, che quelle mamme e quelle famiglie abbiamo il diritto a una risposta immediata alla domanda che ormai da troppo tempo inoltrano alle loro istituzioni e alle istituzioni italiane: un confronto delle impronte digitali che permetta loro di sapere se i loro figli siano in vita. La invitiamo pertanto a incontrare le famiglie in occasione della sua prossima visita in Tunisia e a farsi garante con loro di una pronta risposta da parte del governo italiano.

Associazione Pontes dei tunisini in Italia (http://www.pontes.it/; pontes@live.it)


lunedì 7 novembre 2011

Per non dimenticare mai: 2 novembre ad Imola

PER NON DIMENTICARE MAI
2 novembre ad Imola

Sul ponte delle Acque (accesso all’autodromo) le auto, le biciclette e i pedoni passano appena curiosi di noi che attacchiamo lo striscione del 1° Marzo ad una delle balaustre. Nello striscione, giallo, c’è scritto: “Solo il razzismo ci è straniero”.

Sul parapetto di fronte, invece, mettiamo in fila e fissiamo i cartelli che compongono, ognuno con una lettera, la scritta RAZZA UMANA. E’ un’idea nata per il 1° Marzo 2010 e da allora i cartelli ci accompagnano in ogni iniziativa pubblica del Comitato ad Imola.

Mettiamo i lumini in fila sulla balaustra fino al centro del ponte, sotto al lampione che raggiungeremo quando sarà il momento di lanciare i fiori e i petali. Apriamo il quaderno (in caso qualcuno voglia scrivere un pensiero…), prepariamo il megafono, aspettiamo le cinque. Il sole, intanto, tramonta.
Abbiamo diffuso la notizia anche con un volantino che diceva: “… Porta un fiore e raggiungici sul ponte, la morte di 17.856 persone ti riguarda…”.

Puntualissimi iniziamo la lettura delle 25 pagine tratte dalle 111 che Gabriele Del Grande ha redatto dal 1° novembre 1988 al 27 settembre 2011 sul suo blog, “Fortresse Europe”, segnando meticolosamente tutte le notizie di morti migranti alle frontiere europee, specie nel Mar Mediterraneo.

Venticinque pagine “soltanto” perché abbiamo selezionato quelle che citano direttamente l’Italia, anche come meta, o il territorio italiano, escludendo i morti attorno a Malta, molto probabilmente annoverabili tra i morti verso l’Italia.

La lettura, al megafono, è accompagnata dal suono di un tamburo e un sax. Le persone arrivano e in effetti ognuna porta almeno un fiore. Molti si conoscono ma è difficile conversare sotto il racconto ininterrotto di quelle morti e delle più tragiche ma anche assurde circostanze che le hanno procurate. Così il silenzio prevale tra le persone mentre si fa buio e i lumini risplendono e le auto passano frenando un poco per cercare di capire cosa stia succedendo.

Trasmettiamo sicuramente un’immagine di commemorazione, se non altro per i fiori (molti crisantemi) e per le candele, ma di chi siano i morti che, lì sul ponte, andiamo ricordando, diventa difficile da interpretare.

Sono morti sconosciuti e senza nome e, quel che è forse ancor peggio, molte volte negati, rimossi, cancellati.

Siamo in pochi, al massimo in quaranta, e il corteo che a un certo punto si muove verso il centro del ponte è un’unica ombra scura non troppo grande. Cadono uno alla volta ma anche assieme fiori e petali giù nell’acqua, mentre l’elenco del numero dei morti continua da lontano. Immaginiamo che il fiume porti i nostri fiori al mare, sapendo bene che non sarà così. E anche se davvero qualcuno dei nostri fiori arrivasse all’Adriatico, raggiungerebbe una parte di quel Nostro Mare lontana dalle tragedie di cui stiamo ascoltando, da quei disperati, grandi e bambini, maschi e femmine, aggrappati alle reti per i tonni, mangiati dai pesci e accatastati sopra le tubature dei gasdotti.

Ma nessun luogo è così lontano da non poter essere raggiunto dalla nostra coscienza e la tragedia di queste morti, non solo per il numero, ma soprattutto per le cause, è così grande e sporca che la vergogna immensa e inarrestabile inquina tutto questo mare e risale i fiumi e arriva fino a noi.

Dal quaderno:

… in fondo al mare abbiamo lasciato un pezzo della nostra umanità… nessun voto ai politici che non si impegnino a dare diritti di cittadinanza… è questa indifferenza ad essere tragedia nella tragedia… questo “nostro mare” spazio di speranza e spazio di morte… siamo tutti migranti… ci vuole musica per continuare ad ascoltare l’elenco dei fatti e dei nomi… non si può morire così cercando la vita e la libertà… fiori e petali scivolano leggeri nelle acque del mio fiume: ma il cuore non si alleggerisce… si cantava una volta: “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà”. Torneremo a cantarlo? Non voglio nessuna frontiera…

Associazione Giù le frontiere
Rete primo marzo Imola



mercoledì 2 novembre 2011

2 novembre: Giornata della memoria per i migranti morti

PER NON DIMENTICARE MAI
2 NOVEMBRE : GIORNATA DELLA MEMORIA PER I MIGRANTI MORTI

Questa giornata nasce dal desiderio di NON DIMENTICARE MAI i migranti vittime e colpevoli di aver osato cercare un luogo dove vivere meglio.
Dal 1988 sono morti circa 17856 persone nel tentativo di varcare le frontiere dell'Europa. In maggioranza giovani, hanno lasciato il paese di origine in un viaggio di non ritorno. E' lecito domandarsi dove questi giovani siano finiti.
Da anni infatti, alcune famiglie dall'Africa, dall'Asia, dal sud del mondo continuano ad interrogarsi su queste misteriose scomparse ma il loro appello finisce nel totale disinteresse delle istituzioni dei paesi d'origine e di tutta la stampa e comunità internazionale.
Trappole, centri di detenzione e barriere alle frontiere vengono costruite per fermare il flusso di essere umani dal sud al nord. I migranti vengono cinicamente respinti, lasciati morire, resi oggetto di ogni violenza, privati della loro libertà, confinati. Il mar mediterraneo che per gli italiani è soprattutto luogo di mete turistiche, è per gli immigrati provenienti dalle sponde africane luogo di tragedia, violenza e morte. 
Splendidi luoghi naturali quali il deserto del Sahara, il monte Sinai e tanti altri sono diventati testimoni di stragi di innocenti per sostenere un sistema politico-economico-culturale sempre più in decadenza.
Perché tanto silenzio intorno a queste vittime della politica delle frontiere? In tempo di crisi c'è chi pensa che parlare di migranti sia inutile. Mai come in questo momento occorre essere tutti uniti per ricreare un nuovo sistema che non lasci nessuno indietro! Essendo una mancata presa di posizione,il silenzio è il peggior complice di questa tragedia e contribuisce aumentare la xenofobia.


Promuoviamo il 2 novembre, un evento laico, inter-religioso, internazionale, non-violento, affinchè possa risvegliare la coscienza umana che si oppone alle logiche perverse di coloro che, in nome di un nuovo ordine mondiale, in realtà stanno operando per creare una restaurazione che ci coinvolgerà tutti e ci renderà più poveri e meno liberi.


Bastano pochi secondi con un pensiero, una candela accesa, una parola, un fiore,un piccolo gesto, per far rivivere in questa giornata quelli che sono scomparsi. 
In alcune località d'Italia intere comunità si fermeranno per richiamare la nostra attenzione sulle vittime di un sistema mondiale repressivo, nel quale il migrante è diventato il capro espiatorio.
E' il caso di Imola con un appuntamento sul ponte delle acque, organizzato dal comitato primo marzo e dall'associazione Giù le Frontiere: molte persone si ritroveranno per spargere petali di fiori nel fiume;nel cimitero di Lampedusa (nell'angolo delle vittime senza nome) e nei diversi luoghi di culto in tutta la penisola si potranno depositare fiori e accendere una candela.


Aderisci anche tu a questa giornata in memoria dei migranti per NON DIMENTICARE MAI.

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PRIMO MARZO "Una giornata senza di noi. Sciopero degli stranieri"

Stranieri non dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà.



lunedì 19 settembre 2011

30 settembre-1 ottobre, Tunisi: Convegno "Ripensare le migrazioni: per una libera circolazione nello spazio mediterraneo"

Convegno
«
Ripensare le migrazioni:
per una libera circolazione nello spazio mediterraneo”
Tunisi, 30 settembre-1 ottobre 2011
Hôtel Majestic,
36 avenue de Paris 

I recenti sollevamenti rivoluzionari nel Maghreb e i movimenti migratori a cui hanno dato nascita, sia verso l’Italia e la Francia, sia verso la Tunisia e gli altri paesi di frontiera con la Libia, ci invitano a ripensare le politiche di confinamento, le pratiche di libera circolazione e le trasformazioni dei confini all’interno dello spazio mediterraneo. E’ indispensabile, allora, interrogare nuovamente le possibilità di azione e di discorso dei diversi soggetti – migranti, mondo associativo, mondo accademico, forze politiche – per mettere in questione le politiche migratorie condotte dall’Unione europea (Ue) e dai paesi mediterranei.

Il 30 settembre e il 1° ottobre si terrà a Tunisi il convegno “Ripensare le migrazioni: per la libera circolazione nello spazio mediterraneo”, con la partecipazione di diverse associazioni tunisine ed europee e di docenti universitari impegnati sulle migrazioni. Un incontro che non intende limitarsi alla semplice messa in comune delle conoscenze, ma che si propone di inaugurare un laboratorio teorico e politico per costruire insieme risposte alla situazione presente e un nuovo discorso sulla libertà di movimento e il superamento delle frontiere.

Comitato organizzativo
Hassen Boubakri, Swanie Potot, Federica Sossi, Martina Tazzioli.
Con il sostegno del programma di ricerca: «Migrations, co-développement et mondialisation» (Université de Sousse-IRD-URMIS : http://www.unice.fr/urmis/spip.php?article503 )  e del sito www.storiemigranti.org

ContattiHassan Boubakri (hassan.boubakri@laposte.net)
Swanie Potot (Swanie.Potot@unice.fr)
Federica Sossi (federica.sossi@unibg.it)

 
Programme du colloque
Repenser les migrations : pour une libre circulation dans l’espace méditerranéen
Tunis, Hôtel Majestic, 30 sept-1er oct

Organisé par les membres des programme de recherche Migrations, co-développement et mondialisation (Université de Sousse-IRD-URMIS ) et storie migranti www.storiemigranti.org
Hassan Boubakri, Swanie Potot, Federica Sossi, Martina Tazzioli

Avec le soutien de l’IRD et de la CIMADE

9h-9h30 : Accueil et ouverture du colloque
Hassan Boubakri, Swanie Potot, Federica Sossi, Martina Tazzioli
9h30-13h : Politiques de contrôle, confinements
Modératrice : Swanie Potot
-          Federica Sossi, Università di Bergamo / www.storiemigranti.org, Espaces en migration
-          Michel Agier, Centre d'Études Africaine IRD et EHESS, La paix humanitaire. Fondements et formes
-          Helmut Dietrich, Forschungsgesellschaft Flucht und Migration, Criminalisation des 'harrragas' au Maghreb et la politique extraterritoriale de l'UE à partir de 2003
-          Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo / Asgi / Borderline-Europe, Droits sous séquestre
-          Said Musette, CREAD Alger, Migrations algériennes
Pause
-          Luca Masera, Arci, Lampedusa : politiques de détention et refoulement
-          Annamaria Rivera, Università  di Bari / Associazione Senzaconfine, Les politiques de contrôle et confinement après le ‘printemps arabe’ et la guerre en Libye
-          Antonio Mazzeo, Journaliste, Le partnership militaire Italie-Tunisie contre les migrants
Documentaire de Walid Fellah : Liberté 302
Débat avec la salle

14h30-19h : Stratégies des migrants, mouvements spontanés et pratiques gouvernementales
Modératrice : Martina Tazzioli
-          Gabriele Del Grande , Fortress Europe, Harraga. La migration comme révolte 
-          Mehdi Mabrouk, Université de Tunis, Famille, projet migratoire et culpabilité. Le cas des vagues migratoires après la révolution tunisienne
-          Omeyya Seddik, FTCR, La condition Migrante. Hypothèse sur la place de la figure du migrant et des stratégies de mobilité dans le changement social et politique en Tunisie
-          Hafidha Chekir, ATFD, Les problèmes des femmes migrantes en Tunisie 
-          Laura Verduci, Terre des hommes, La Tunisie des mineurs: criticité et  perspectives
Débat
Pause
-          Ryzlène Dahhan, Université de Nice-URMIS, Le « mouvement de solidarité aux migrants tunisiens » à Vintimille, de avril à juin 2011
-          Stefano Zigulia, ARCI, 18 décembre 2011: journée d’action globale pour les droits des migrants 
-          Ilaria Vecchi, Askavusa, Askavusa: grassroot movements intervention during and after a declared state of emergency
-          Martina Tazzioli, Goldsmiths University of London, Aide populaire et  économie de l' humanitaire entre Zarzis et la frontière
-          Hassan Boubakri, Université de Sousse / CETUMA et Swanie Potot, IRD-CNRS-URMIS, L’accueil des réfugiés de Libye par la société civile tunisienne.
Débat

9h-12h30 : Libre circulation et droit de migrer (8-9 interventions)
Modératrice : Federica Sossi
-          Hélène Flautre, Eurodéputée Europe Ecologie – Les Verts, Union européenne, printemps arabes: le temps d'un pacte euro-méditerranéen de mobilité est venu !
-          Bernd Kasparek, Welcome to Europe, Débloquer les frontières
-          Monia Benjemia, Université de Tunis / ATFD / CETUMA et Souheyma Ben Achour, Université de Jendouba / ATFD / CETUMA, Migrations irrégulières et transition démocratique en Tunisie
-          Conni Gunsser, Afrique-Europe-Interact / Conseil de réfugiés Hambourg / Pro Asyl, Liberté au lieu de Frontex! Pas de démocratie possible sans une liberté de circulation universelle
-          Anne-Sophie Wender, Cimade, L'espoir de la démocratie face à l'inhumanité d'une politique migratoire européenne dans l'impasse
Pause
-          Migreurop -GISTI, Pour un véritable droit à émigrer. Un levier pour des relations euro-méditerranéennes démocratiques et solidaires
-          Alassane Dicko, AME, La liberté de circulation Sud- Nord face aux enjeux des politiques Européennes sur l’immigration
-          Nicanor Haon, Boats 4 People, Boats 4 People : Une flottille de la solidarité en Méditerranée
Débat
13h30-14h30 : Points de vue, Tribune libre
Modérateur : Hassan Boubakri
14h30-18h : Débat et rédaction d’une déclaration
18h : Conférence de presse

Liste des participants (par ordre alphabétique) :
Michel Agier (IRD et EHESS Centre d'Études Africaine)
Souheyma Ben Achour (Université de Jendouba, Association Tunisienne des Femmes Démocrates ATFD, Centre de Tunis pour la Migration et l’Asile CETUMA)
Monia Benjemia (Université de Tunis, Association Tunisienne des Femmes Démocrates ATFD, Centre de Tunis pour la Migration et l’Asile CETUMA)
Hassan Boubakri (Université de Sousse, Centre de Tunis pour la Migration et l’Asile CETUMA) ;
Hafidha Chekir, (Association Tunisienne des Femmes Démocrates ATFD);
Ryzlène Dahhan (Université de Nice-Unité de recherche Migrations et société URMIS) ;
Gabriele Del Grande  (Fortress Europe) ;
Alassane Dicko (Association malienne des expulsés AME) ;
Helmut Dietrich (Forschungsgesellschaft Flucht und Migration trad.: Centre de Recherche sur l'Exil et la Migration);
Hélène Flautre, (Eurodéputée, Europe Ecologie – Les Verts) ;
Nicanor Haon (Migreurop) ;
Conni Gunsser (Afrique-Europe-Interact, Conseil de réfugiés Hambourg, Pro Asyl) ;
Bernd Kasparek (Welcome to Europe);
Mehdi Mabrouk (Université de Tunis) ;
Luca Masera (Arci) ;
Antonio Mazzeo (Journaliste) ;
Saib Musette (Centre de Recherche Appliqué pour le Développement CREAD)
Swanie Potot (IRD-CNRS, Unité de recherche migrations et société URMIS) ;
Annamaria Rivera (Università di Bari, Associazione Senzaconfine) ;
Omeyya Seddik (Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives FTCR) ;
Federica Sossi (Università di Bergamo ; www.storiemigranti.org);
Martina Tazzioli (Goldsmiths University) ;
Fulvio Vassallo Paleologo  (Università di Palermo ; Asgi / Borderline-europe) ;
Ilaria Vecchi (Askavusa, Lampedusa) ;
Laura Verduci (Terre des hommes);
Anne-Sophie Wender (Cimade) ;
Stefano Zigulia (Arci) ;
Et les membres des associations suivantes : Groupe Antiraciste d’Accompagnement et de Défense des Etrangers et Migrants (GADEM) ; Ligue tunisienne des Droits de l’Homme (LTDH) ; Melting pot-Welcome ;  Migreurop-Gisti ; Réseau Euro-méditerranéen des Droits de l’Homme (REMDH) ; Sinistra Euromediterranea (Sem); Association des Femmes Tunisiennes pour la Recherche en Développement (Afturd) ; Forum Tunisien des droits économiques et sociaux.