Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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lunedì 11 novembre 2013

Petizione: Analfabetismo. Paralisi e cura per l'Italia



Appello rivolto a

- al Ministro dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza 
- al Ministro dell’Integrazione Cècile Kyenge 
e per conoscenza: 
- alle autorità italiane ed europee che hanno responsabilità nell’ambito dell’alfabetizzazione degli 
adulti 
- alle persone, comunità e organizzazioni interessate alla tutela dei diritti umani 

Premessa 

Esiste in Italia un problema quasi sempre ignorato, che costituisce una reale paralisi per la vita del paese. 
L’intento di questo appello è quello di far emergere questo problema, indicare alcune delle sofferenze e delle disfunzioni che può comportare sia per i singoli individui che per l’intera collettività e indicare alcune proposte urgenti di intervento. 

Far emergere il problema 

L’8 ottobre 2013 è stata pubblicata l’indagine PIAAC1 (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), promossa dall’OCSE con l’obiettivo di rilevare le competenze alfanumeriche degli adulti tra i 16 e i 65 anni. I paesi coinvolti sono stati 24 e in Italia è stata realizzata da ISFOL su incarico del Ministero del Lavoro. 157.000 le persone che hanno effettuato il test nei diversi paesi, 260 i comuni italiani coinvolti, 4500 gli italiani testati.
Su 24 paesi l’Italia è ultima nelle competenze alfabetiche (literacy) e penultima in quelle matematiche (numeracy). L’allarme è da codice rosso al pronto soccorso. Leggere i dati di questo paese paralizzato, analizzare le fratture che le radiografie delle competenze fondamentali per la vita ed il lavoro mostrano è indispensabile per procedere alla diagnosi dei problemi e per stabilire gli interventi politici di terapia e di cura.
I test graduati individuano 5 livelli di competenze (che diventano 6 se si considera la fascia di coloro che non raggiungono il primo livello). La capacità di saper leggere e scrivere (alfabetizzazione strumentale) è necessaria ma a volte non sufficiente per saper effettuare alcuni compiti di lettura e scrittura che frequentemente la vita quotidiana richiede (alfabetizzazione funzionale). Ecco alcuni esempi di compiti presenti nelle prove: seguire le istruzioni riportate su un foglietto illustrativo, leggere l'orario dei voli all'aeroporto, leggere le informazioni di un'etichetta di un prodotto alimentare; leggere una mappa. 

[...]

Il 5,6% è al di sotto del livello 1(below level 1). Si tratta di persone che non hanno superato un facile test di screening iniziale, nel quale era necessario fare una somma, reperire un numero di telefono scritto su un volantino informativo, trovare il prezzo di un prodotto su una targhetta ecc. Chi non ha superato questa prova non ha ricevuto il test completo, ma semplici prove per individuare la comprensione di un testo scritto (reading components). Un esempio di esercizio: un’immagine (ad esempio un fiore) sotto la quale occorre scegliere la parola giusta tra le 4 parole proposte: spalla, nuvola, fiore, bandiera.
Questo è il dato peggiore: 3.000.000 di italiani non superano o non raggiungono la soglia della singola parola. Se sommiamo i dati degli italiani che si collocano tra l’analfabetismo totale e il livello 2 otteniamo che circa il 70% della popolazione italiana tra i 16 e i 65 anni si colloca al di sotto del livello 3. Il livello 3 è considerato il minimo indispensabile per vivere e lavorare nel XXI secolo. L’allarme di questa indagine ci dice che il 70% degli italiani non ha le competenze sufficienti per vivere e lavorare nella società attuale

[...]

A livello istituzionale la voce “adulti analfabeti” quali risorse riceve in Italia? Quanti insegnanti, quali e quanti percorsi, quante ore, quante classi, quale ricerca, quale formazione, quali materiali didattici? Manca una letteratura sui livelli, sui tempi e sulle problematiche di chi si trova a dover imparare l’italiano come L2 a partire da una situazione di analfabetismo.

Proposte di intervento urgenti 

Come ha sempre sostenuto Paulo Freire, il tema dell’ alfabetizzazione non è neutro e chiede un’opzione politica molto chiara, poiché “dare la parola a chi non ne ha il dominio” significa fare una scelta che realizza il diritto di tutti ad una vita dignitosa. La paralisi di una parte del corpo sociale è paralisi di tutto il corpo, decidere di dare priorità alla cura è scegliere la cosa migliore per tutti e per ciascuno.
Solamente pochi anni fa i disturbi specifici di apprendimento (DSA) non erano riconosciuti; le persone con questi disturbi non erano tutelate e non avevano diritto a strumenti compensativi. Dopo un percorso faticoso siamo giunti ad una situazione nella quale la legge interviene stabilendo chi certifica e a quali strumenti, supporti, semplificazioni, tempi gli studenti hanno diritto. Crediamo che sia necessario avviare un processo simile nei confronti delle problematiche connesse all’analfabetismo. La civiltà di un paese si misura dal modo in cui tratta i soggetti più deboli: un modo non occasionale, ma scelto consapevolmente come legge che tutela la debolezza e come comportamento spontaneo diffuso, frutto di un’educazione e di una cultura solidali
 
Chiediamo quindi al Governo italiano, e in particolare: 
al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza 
al Ministro dell’Integrazione Cècile Kyenge 
i seguenti impegni nell’ambito dell’istruzione degli adulti



venerdì 16 dicembre 2011

16 dicembre, RAI3: Proiezione de Il Sangue Verde

La voce, le storie, la dignità dei migranti

contengono la risposta necessaria alle inaccettabili derive di odio razziale
che hanno attraversato l'Italia negli ultimi giorni.

ZaLab dedica ai due ragazzi senegalesi uccisi a Firenze
e ai Rom vittime del pogrom di Torino
la messa in onda speciale de 

IL SANGUE VERDE di Andrea Segre (versione ridotta - 36')

Venerdì 16 dicembre 2011 - ore 23.15 - RAI3
in collaborazione con Doc3

ZaLab continua a sostenere la petizione lanciata dalle famiglie dei tunisini dispersi. Vi invitiamo a leggere una lettera del gruppo donne 2511 sul perché firmare la petizione.



giovedì 24 novembre 2011

Petizione Diritto di scelta per il rilascio di un titolo di soggiorno ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia

Vi chiediamo di sostenere
diffondere e sottoscrivere
questa importante petizione:

Diritto di scelta
Petizione per il rilascio di un titolo di soggiorno
ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia



Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi. 

Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all'interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile.

Centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ma ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento, rischiano di risultare vani senza la garanzia di un futuro, senza la prospettiva di un titolo di soggiorno che permetta loro di scegliere se stare o ripartire, se tornare in Libia o al proprio paese d'origine.

Pur provenendo dalla Libia, sono nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d'Avorio, in Bangladesh o in Pakistan, per questo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d'asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego nella stragrande maggioranza dei casi. 

I ricorsi, molto onerosi, non saranno comunque in molti casi sufficienti, così, dopo aver subito la violenza delle torture libiche o la minaccia dei bombardamenti, il destino di migliaia di persone rischia di essere l'irregolarità.

Non possiamo permettere che nelle nostre città, nei quartieri e nelle strade che abitiamo, sia ancora una volta alimentato lo spazio d'ombra della clandestinità, consegnando migliaia di donne e uomini allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità.

Per questo, chiediamo l'immediato rilascio di un titolo di soggiorno umanitario attraverso l'istituzione della protezione temporanea (art 20 TU) o le altre forme previste dall'ordinamento giuridico.

Una questione di dignità, di democrazia e di giustizia.


Progetto Melting Pot Europa
Uff. Stampa 049 9816789 
Fax 049 664589


giovedì 10 novembre 2011

Prova a immaginare... Appello per i migranti tunisini dispersi


Pubblichiamo qui di seguito l’appello per i migranti tunisini dispersi. Invitiamo tutti i nostri internauti a sottoscriverlo e a inoltrarlo alle proprie liste di conoscenti.

Prova a immaginare: tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai, potrebbe essere stato arrestato nello stato di arrivo che non prevede che si possa arrivare semplicemente partendo e che per questo arresta quelli che arrivano mettendoli nei centri di detenzione o in prigione. Aspetti qualche giorno, guardi immagini alla televisione del luogo in cui potrebbe essere arrivato, per sperare di vederlo. Capisci anche che tuo figlio o tuo fratello non è l’unico a non aver telefonato dopo essere partito. Insieme alle altre famiglie chiedi allora alle autorità del tuo paese di informarsi, di capire se sono tutti in qualche carcere, speri che lo siano anche se temi che non vengano trattati bene. Ma le autorità non fanno nulla, non chiedono e non ti ascoltano, per mesi. Tu nel frattempo fai presidi, manifestazioni, parli con i rappresentanti di alcune associazioni, con i giornalisti, porti la foto di tuo figlio o di tuo fratello ovunque, ti affidi a ogni persona che viene dall’altro paese, le dai le foto, la data di nascita, le impronte digitali. Vuoi sapere. Ma non accade nulla e cominci a immaginare: potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia. Immagini, tu? Per alcune e alcuni di noi non si tratta di immaginare perché è quello che ci è successo. Sono partiti dalla Tunisia con le barche e in molti non hanno più dato notizia di sé. Sono morti? Sono in carcere? Sono…?

Per saperlo chiediamo ora alle autorità italiane e tunisine di collaborare. Sarebbe molto semplice, perché in Tunisia le carte di identità sono con le impronte digitali e in Italia esistono i rilievi dattiloscopici dei migranti identificati o detenuti. Chiediamo, allora, che i parenti dei dispersi possano fare una domanda al Ministero degli esteri tunisino affinché fornisca le impronte digitali al Ministero degli interni italiano e a questo chiediamo di rispondere.

Immagini, tu? Se riesci a immaginare ti chiediamo di sostenere con una firma questo appello.



lunedì 30 maggio 2011

PETIZIONE: Chiudere il Cie di S. Maria Capua Vetere, già oltre 300 firme

La petizione lanciata da Maurizio Braucci, Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande e Roberto Saviano raccoglie le adesioni di intellettuali e personaggi pubblici. "Situazione oltre ogni tollerabilità"

ROMA- Una petizione per chiudere il Cie di S. Maria Capua Vetere dove sono recluse 102 persone di nazionalità tunisina. A proporla sono Maurizio Braucci, Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande e Roberto Saviano. “Lunedì 2 maggio – si legge nella petizione -, al seguito dei senatori Annamaria Carloni (Pd) e Mario Perduca (Radicali), siamo entrati nel Centro di identificazione ed espulsione di S. Maria Capua Vetere. Già con una posizione fortemente critica verso il ricorso a luoghi del genere per gestire un’emergenza umanitaria, abbiamo constatato insieme agli altri visitatori che nel Cie in questione la situazione è oltre ogni tollerabilità in termini di diritti umani e di condizioni igienico sanitarie. Così, in collaborazione con la Rete Antirazzista Campana e il Centro Sociale Ex Canapificio di Caserta, abbiamo scritto una petizione al ministero dell’Interno per la chiusura del Cie di S. Maria Capua Vetere e per un trattamento democratico delle persone lì segregate. La petizione è sottoscrivibile al sito http://www.firmiamo.it/liberimigranti

La petizione chiede l’immediata chiusura del Centro al fine di riservare un trattamento democratico delle persone lì senza motivo detenute e cessare l’umiliante situazione che, lungi dall’affrontare l’emergenza attuale, sta soltanto creando un assurdo meccanismo di uomini trasformati in bestie e in aguzzini; la valutazione equa, condotta caso per caso da parte degli organi incaricati, del riconoscimento di protezione umanitaria per le 102 persone recluse con un’illecita procedura che viola l’articolo 13 della Costituzione”. Si chiede inoltre “che la stessa disposizione di chiusura venga estesa agli altri Centri di identificazione ed espulsione in cui i profughi della recente emergenza del Nord Africa sono reclusi senza le necessarie condizioni igieniche e sanitarie e senza il rispetto delle procedure previste dalla legge”.

Finora, in tre giorni, hanno aderito 321 persone tra artisti, intellettuali e personaggi pubblici tra cui Fabrizio Gifuni, Nicola La Gioia, Toni Servillo, Gianni Berengo Gardin, Paolo Mereghetti, Valeria Parrella, Giacomo Panizza, Marco Martinelli, Helena Janeczek, Roberto Koch, Roberta Carlotto, Vittorio Giacopini, Edoardo Brugnatelli, Carlo De Maria, Rodolfo Sacchettini, Fausta Orecchio, Stefano Liberti, Enzo Ferrara, Stefano Trasatti, Roberta Mazzanti, Costantino Cossu, Silvia Dai Pra', Maria Salvati, Adriano Prosperi, Gianni Volpi, Luca Rastello, Giovanni Maria Bellu, Maria Nadotti.

Intanto mercoledì 11 maggio la Commissione per i diritti umani del Senato sarà [è stata, ndr.] al Cie di Santa Maria Capua Vetere.

Copyright di Redattore Sociale

giovedì 28 ottobre 2010

Appello e petizione: Io sto con il Blow-Up

Il 25 ottobre 2010 sono stati ufficialmente apposti i sigilli alle porte del circolo ARCI “Blow Up” di Palermo.

Porte che in passato sono state incendiate, sigillate, riaperte e scassinate.

Le stesse porte che hanno accolto tutti. Chi rivendicava l’affermazione dei propri diritti e chi la difesa contro ogni discriminazione, dalle associazioni studentesche a quelle di volontariato, dall’Arcigay ad Emergency. Tra le prime porte a Palermo ad aprirsi ad Addiopizzo.

Il Blow Up è stato casa di studentesse e di studenti, di tantissimi artisti e dei giovani in generale di questa città, per molti dei quali ha rappresentato non solo un luogo di aggregazione, ma anche di crescita personale, sociale e culturale.

Questo spazio, ideato e costruito quasi dieci anni fa da giovani palermitani, con i tanti dibattiti, gli eventi e le iniziative, ha contribuito in questi anni alla promozione sociale e culturale in questa città, all’affermazione della cultura dell’antimafia e della legalità democratica.

Noi ci siamo formati negli anni delle stragi e del movimento antimafia. Coerentemente abbiamo fatto del rispetto delle Istituzioni e delle regole il fondamento principale del nostro impegno civico e non ci sottrarremo in nessun modo alle decisioni che prenderanno le autorità giudiziarie nei nostri confronti. Ma non possiamo subire in silenzio un provvedimento, a nostro avviso spropositato e intempestivo, perché giunto dopo più di cinque mesi dal sopralluogo della Polizia, che rischia di compromettere irrimediabilmente una realtà nella quale crediamo, che abbiamo faticosamente costruito, senza alcun contributo pubblico, e per la quale continueremo a lottare.

Chiudere il Blow Up vuol dire chiudere uno spazio libero, casa della musica e dei musicisti, dell’aggregazione, della socialità, del confronto.

In una città ripiombata in uno scuro medioevo, che spinge i giovani alla fuga o alla rassegnazione, chiudere il Blow Up vuol dire annientare un patrimonio di tutti, un’esperienza vera, fatta di tanta passione, fantasia, creatività, autonomia, libertà e voglia di mettersi in gioco. Riteniamo che sia anche un segnale che può scoraggiare tutti coloro che in futuro vorranno sperimentare spazi legali di promozione sociale e di impegno, investendo e rischiando su Palermo, per Palermo e i palermitani.

Per tanti il Blow Up ha rappresentato una certezza nel passato, un impegno nel presente e il speranza di un futuro migliore per questa città. Chiuderlo vuol dire anche chiudere le porte alle nostre certezze, al nostro impegno e alle nostre speranze.

Ora ci rivolgiamo a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, alle organizzazioni e ai singoli, al mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura, dell’università e della scuola, ai rappresentanti delle istituzioni e a tutti coloro che ritengono che anche attraverso la difesa di ogni singolo spazio di libertà e di confronto passi la difesa dei diritti di tutti e si attui davvero la democrazia.

Questa è una battaglia di tutti.

I ragazzi del Circolo Arci Blow Up di Palermo

Lo sostengono:

Roy Paci (Musicista)
Boosta (Musicista)
Carlo Lucarelli (Giornalista)
Attilio Bolzoni (giornalista "La Repubblica")
Giuseppe Giulietti (Portavoce Articolo 21)
Santo Della Volpe (Giornalista TG3 e Articolo 21)
Lidia Tilotta (giornalista RAI)
Rita Borsellino (Europarlamentare)
Rosario Crocetta (Europarlamentare)
Sergio Cofferati (Europarlamentare)
David Sassoli (Europarlamentare)
Sonia Alfano (Europarlamentare)
Paolo Beni (Presidente Nazionale ARCI)
Paolo Patanè (Presidente Nazionale Arcigay)
Valeria Ajovalasit (Presidente Nazionale Arcidonna)
Ilaria Lani (Resp. Nazionale Politiche Giovanili CGIL)
Italo Tripi (Presidente Progetto Sviluppo CGIL)
Sofia Sabatino (Portavoce Nazionale Rete degli Studenti)
Alessio Branciamore (Resp. Org. Nazionale UDU)
Fausto Raciti (Segretario Nazionale GD)
Simone Oggionni (Portavoce Nazionale Giovani Comunisti)
Claudio Fava (Segreteria Nazionale SEL)
Erasmo Palazzotto (Coordinamento Nazionale SEL)
Alessandra Siragusa (Parlamentare)
Tonino Russo (Parlamentare)
Pina Picierno (Parlamentare)
Anna Bucca (Presidente ARCI Sicilia)
Antonio Riolo (Segreteria CGIL Sicilia)
Giovanna Marano (Segretaria Generale FIOM CGIL Sicilia)
Giuseppe Lupo (Segretario PD Sicilia)
Antonello Cracolici (Capogruppo PD all’ARS)
Davide Faraone (Deputato all’ARS)
Antonella Monastra (Consigliere Comune Palermo)
Nadia Spallita (Consigliere Comune Palermo)
Fabrizio Ferrandelli (Consigliere Comune Palermo)
Salvo Lipari (Presidente ARCI Palermo)
Gianni Notari (Istituto Arupe)
Sergio Lima (Coordiantore Provinciale SEL Palermo)
Giovanni Pagano (Segretario Provinciale GD Palermo)
Aurelio Angelini (Università di Palermo)
Marcello Capetta (Muovipalermo)
Fausto Melluso (Senatore Accademico Università di Palermo)
Francesco Citarda (Presidente MDU)

Potete firmarlo al seguente link:
www.petizionionline.it/petizione/io-sto-con-il-blow-up/2395

sabato 4 luglio 2009

Giovedì 9 luglio: Come un uomo sulla terra su RAI3

Dopo centinaia di proiezioni in tutta Italia, dopo riconoscimenti e premi di prestigio nazionale e internazionale (SalinaDocFest, David di Donatello, Arcipelago Film Festival, Per il Cinema Italiano, BellariaFilmFestival e molti atri), finalmente in onda sulla RAI.

COME UN UOMO SULLA TERRA
di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene
prodotto da Asinitas Onlus e ZaLab (52’ – 2008)

LUNEDI 9 LUGLIO 2009
ore 23.40 – RAI 3 (trasmissione DOC 3)

Per la prima volta in un film, la voce diretta dei migranti africani sulle brutali modalità con cui la Libia controlla i flussi migratori, su richiesta e grazie ai finanziamenti di Italia ed Europa. Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Da maggio di quest’anno la marina italiana respinge i migranti in Libia. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perchè tutti fingono di non saperlo?

COME UN UOMO SULLA TERRA il film contro i respingimenti in Libia

info:
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

Dag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell’inverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, però, si è imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola Libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus punto di incontro di molti immigrati africani coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Qui ha imparato non solo l’italiano ma anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi. “Come un uomo sulla terra” è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia el’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste. Il documentario si inserisce in un progetto di Archivio delle Memorie Migranti che dal 2006 l’associazione Asinitas Onlus, centri di educazione e cura con i migranti (www.asinitas.net) sta sviluppando a Roma in collaborazione con ZaLab (www.zalab.org), gruppo di autori video specializzati in video partecipativo e documentario sociale

In onda su RAI 3 il 9 luglio 2009 alle 23.40

Dopo decine e decine di proiezioni in tutta Italia
Dopo il grande successo della campagna IO NON RESPINGO:
COME UN UOMO SULLA TERRA finalmente in onda sulla RAI, 9 LUGLIO 2009, RAI 3 ore 23.40 (trasmisisone DOC3)
Un'occasione di civiltà e informazione per tutta l'Italia. Finalmente anche chi non poteva sapere ora saprà. Chiediamo alle migliaia di persone che da oltre 6 mesi sostengono il film, di diffondere ovunque la notizia: con il passaparola, nei mezzi di informazione, via mail e con il Volantino che potete scaricare sul sito del film:
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com
Qualche giorno dopo la messa in onda chiuderemo la raccolta delle firme per la petizione e organizzeremo la consegna. Siamo già a 10 mila firme. Con la messa in onda e l'aiuto di tutti possiamo crescere ancora.

Grazie a tutti
Autori e Produzione COME UN UOMO SULLA TERRA http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

On 9th of July at 11.40 pm the documentary LIKE A MAN ON THE EARTH will be broadcasted on RAI3, the Italian Pubblic Television.
It will be an important occasion to make more increasing the number of signatures for our petition (we are now 10.000). Some days after the broadcasting of the documentary we will give the signatures to the destinataries.
Thanks
Authors and Production of LIKE A MAN ON EARTH
http://likeamanonearth.blogspot.com

domenica 31 maggio 2009

Campagna "IO NON RESPINGO"


ROMA, 27 maggio 2009

Il leader libico Muammar Gheddafi visiterà l’Italia
dal 10 al 12 giugno. Una tappa storica, che segna il riallineamento di Roma e Tripoli. Gheddafi parlerà di affari, ma anche e soprattutto di immigrazione, e di respingimenti in mare.

Chi conosce quale destino attende gli emigranti e i rifugiati respinti al largo di Lampedusa e imprigionati nelle carceri libiche, non può rimanere indifferente e complice. Per questo invitiamo tutti a manifestare il proprio dissenso, per non rimanere indifferenti, e per essere migliori di chi ci rappresenta.

Siamo tanti. Siamo molti di più di quanto possiate immaginare.

Siamo decine di migliaia di persone. Siamo una rete i cui nodi non si conoscono ancora, ma che in due anni ha sostenuto più di 350 iniziative e eventi in tutta Italia, quali la presentazione del libro “
Mamadou va a morire” di Gabriele Del Grande (Fortress Europe), il film documentario “Come un uomo sulla terra” di Asinitas e Zalab, la commemorazione civile dei morti in mare alla Scuola di Italiano di Asinitas, l'esposizione dei manifesti 'luoghi comuni' nella rete di trasporti a Milano e tra breve a Roma, gli incontri formativi e di condivisione di iniziative da Torino a Trieste, da Milano a Napoli, da Trento a Palermo.

Grazie a voi, sono state raccolte
7.000 firme in pochi mesi per chiedere una commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni dei migranti in Libia. Grazie a voi, negli ultimi 20 giorni più di 30.000 persone hanno scaricato da Fortress Europe i reportage sulla Libia.

Ma informarsi non basta. È arrivato il momento di fare di più.

Vi chiediamo di organizzare un evento nel periodo compreso tra il 10 giugno, data di arrivo di Gheddafi in Italia, e il 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato.

Scendete nelle strade, davanti alle Prefetture, raccogliete firme per la nostra
petizione, distribuite il kit informativo che trovate sui nostri siti, organizzate proiezioni del documentario e dibattiti, coinvolgete gli emigrati e i rifugiati del vostro territorio.

Per essere visibili, abbiamo bisogno di decine di iniziative, in tutta Italia, accomunate da un unico slogan: “IO NON RESPINGO”.

Penseremo noi a fare da ufficio stampa nazionale, voi comunicateci le adesioni e spediteci foto e video. Fare una grossa manifestazione a Roma è difficile. Farne cento in tutta Italia è più facile e può avere maggiore visibilità.

Il governo italiano e quello libico devono sapere che esiste una massa critica, consapevole di quanto accade nei campi libici, che manifesta il proprio dissenso e chiede il rispetto del diritto internazionale, come già hanno fatto le Nazioni Unite, il Consiglio d'Europa, il Tavolo Asilo, la Cei.

Segnalate le adesioni a
gabriele_delgrande@yahoo.it

Per le modalità di proiezione del film scrivete a:
comeunuomosullaterra@zalab.org

VI PROPONIAMO UN KIT INFORMATIVO DA STAMPARE E DISTRIBUIRE

SCHEDA SBARCHI: LE SEI MENZOGNE DEL GOVERNO
SCHEDA LIBIA: I LATI OSCURI DEL PATTO CON LA LIBIA
SCHEDA GHEDDAFI: I CRIMINI DEL REGIME LIBICO
PETIZIONE PER UNA INCHIESTA PARLAMENTARE SULLA LIBIA
MODULO RACCOLTA FIRME PER LA PETIZIONE

QUI INVECE TROVATE TUTTO IL MATERIALE SULLA LIBIA
I nostri reportage
Guantanamo Libia. I nuovi gendarmi dell'Italia
La porta di ferro è chiusa a doppia mandata. Dalla piccola feritoia si affacciano i volti di due ragazzi africani e un di egiziano. L’odore acre che esce dalla cella mi brucia le narici. Chiedo ai tre di spostarsi. La vista si apre su due stanze di tre metri per quattro. Vedo 30 persone. Sul muro hanno scritto Guantanamo. Ma non siamo nella base americana. Siamo a Zlitan, in Libia. E i detenuti non sono presunti terroristi, ma immigrati arrestati a sud di Lampedusa
Frontiera Sahara. I campi di detenzione nel deserto libico
Stipati come animali, dentro container di ferro. Così gli immigrati arrestati in Libia vengono smistati nei centri di detenzione nel deserto libico, in attesa di essere deportati. Siamo i primi giornalisti autorizzati a vederli. Le condizioni dei centri sono inumane. I funzionari italiani e europei lo sanno bene, visto che li hanno visitati. Ma si astengono da ogni critica, alla vigilia dell'avvio dei pattugliamenti congiunti
Reportage dalla Libia: siamo entrati a Misratah
Di notte, quando cessano il vociare dei prigionieri e gli strilli della polizia, dal cortile del carcere si sente il rumore del mare. Sono le onde del Mediterraneo, che schiumano sulla spiaggia, a un centinaio di metri dal muro di cinta del campo di detenzione. Siamo a Misratah, 210 km a est di Tripoli, in Libia. E i detenuti sono 600 richiedenti asilo politico eritrei, arrestati al largo di Lampedusa o nei quartieri degli immigrati a Tripoli.

Per testimonianze audio potete scaricare il documentario di Roman Herzog "Guerra nel Mediterraneo" oppure la nostra intervista telefonica con i rifugiati detenuti a Zawiyah
Per testimonianze video c'è il documentario Come un uomo sulla terra, di Segre, Biadene e Yimer
E poi c'è il nostro rapporto FUGA DA TRIPOLI, del 2007, ricco di materiale e testimonianze dirette dei rifugiatiE la nostra esclusiva MAPPA dei campi di detenzione in Libia


Fonte: Fortress Europe

sabato 23 maggio 2009

Questione ex Birmania/Tibet: Petizione della H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization



La H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization ha avviato una petizione, obiettivo è 500,000 nominativi, per sostenere una richiesta a più livelli istituzionali, in Europa e nel resto del mondo, di istituzione di una Commissione Permanente Sulla Questione dell'ex Birmania e Tibetana, affinchè si sviluppi una migliore attenzione sul tema e le istituzioni prendano posizione.

Chi volesse dare una mano attivamente può contattarci all'indirizzo
info@humanrightsyouthorganization.net

Per Sostenere La Petizione vai sul nostro sito
WWW.HUMANRIGHTSYOUTHORGANIZATION.NET

Rigira questa mail fra i tuoi contatti per sostenere l’iniziativa.

Lo Staff Della H.R.Y.O.


Human Rights Youth Organization
Legal address/Post code:
Monreale Via M11, n° 13/7 90046 Palermo (Italy)
C.F.: 97234960827
Mobile: +39 3485644084
Fax: +39 0916403501