Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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martedì 24 aprile 2012

23 aprile, Trapani: Campagna "LasciateCIEntrare" davanti al CIE Serraino Vulpitta di Trapani

lunedì 23 aprile 2012

LasciateCIEntrare – 23 aprile davanti al Serraino Vulpitta, CIE* di Trapani

Ci siamo incontrati stamattina alle 10.30 con diversi rappresentanti di associazioni per la campagna nazionale „LasciateCIEntrare“. Abbiamo saputo che la prefettura di Trapani al momento non sta rilasciando le autorizzazioni per la visita dei giornalisti. Il rifiuto non arriva per iscritto ma nei lunghi tempi di attesa per chi ha fatto richiesta. Siccome non si può entrare per parlare con i migranti detenuti, loro si affacciano alle finestre e parlano con noi. Denunciano l'isolamento in cui sono finiti. Braccia e mani sono le uniche parti dei loro corpi che riescono a passare il ferro mostrandoci i segni e le cicatrici dei tagli autoinflitti per protesta. Gridano „aiuto, libertà, vogliamo vivere, siamo trattati come animali, la gente non lo fa più“.
È infatti si parla di atti di autolesionismo e tentativi di suicidio. Un ragazzo, così ci raccontano poi al telefono, poco fa ha cercato di impiccarsi con le lenzuola. Vediamo un raggazzo con la benda al polso, tagli con le lamette... 
 
Continuano anche i tentativi di fuga, un migrante è stato beccato dalla polizia e, così ci raccontano i compagni al telefono, è stato massacrato di botte. Gli hanno rotto un dito ed un braccio. „Non ci sono avvocati, nessuno si occupa di noi, voi siete i primi che si interessano! È una vergogna!“ Quasi tutti dicono di non aver mai visto un giudice per la convalida della detenzione.

Vengono dalla Tunisia, Albania, Colombia, Ghana, Algeria ed sicuramente qualche altro paese. Alcuni di loro si trovano al Vulpitta da sette, otto mesi, spesso spostati da altri CIE a Trapani. Sono stati prima a Bari, Roma, Torino, ci dicono.
Sono più di 50 con una capienza di 43 posti. „Dormiamo a terra, senza materessi, tutto è sporco. Un bagno per 20 persone, non mi sono fatta la doccia da settimane perché è tutto così sporco. Il cibo fa schifo, abbiamo fame“, ci raccontano. I poliziotti hanno tolto i cellulari ad alcuni e hanno rotto le macchine fotografiche o la funzione foto del cellulare. Alcuni si trovano qui dentro da ben otto mesi, hanno fatto anche lo sciopero della fame.

Ci sono pure due minori, uno di loro ha 17 anni, ci dicono. Assolutamente illegale.
Vogliono parlare con gli avvocati, ma nessuno comunica aloro che possono chiamare un avvocato. Nessuna informazione, nessuna convalida, nessun diritto.

Tutto questo avviene sotto gli occhi divertiti di agenti ed operatori, „ci ridono, ci provocano. Abbiamo paura degli abusi della polizia.“ Vengono picchiati, retate di notte con i manganelli, e anche stanotte, dopo aver parlato con noi, temono il peggio. 
 
 
 

domenica 8 aprile 2012

MARCIA EUROPEA DEI SANS–PAPIERS E DEI MIGRANTI DAL 2 GIUGNO AL 2 LUGLIO 2012

La Coalizione Internazionale dei Sans-papiers e migranti (CISPM) organizza una marcia dei diritti che farà tappa in cinque paesi europei tra cui l'Italia. 

L'obiettivo è di rivendicare la libertà di circolazione e di residenza, la regolarizzazione globale di tutti i Sans-papiers, l'esercizio totale dei diritti dei migranti, la protezione e il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, la cittadinanza di residenza, il rispetto dei diritti dei rom e dei sinti.

Dal 2 giugno al 2 luglio 2012, la CISPM chiama tutti i difensori dei diritti umani, le associazioni, i sindacati, i lavoratori, i pensionati, gli indignati, gli studenti, i movimenti sociali, i partiti politici e tutti i cittadini a partecipare, in segno di solidarietà, alla MARCIA EUROPEA DEI SANS – PAPIERS E DEI MIGRANTI che avrà come tappa finale la sede delle istituzioni europee, il Parlamento europeo di Strasburgo.  

La crisi economica e sociale tocca per prima le popolazioni che vivono in condizioni precarie, tra le quali i Sans-papiers e i migranti. La risposta dei governi è costantemente una politica di austerità e di rigore, di utilitarismo migratorio e di derive razziste e xenofobe.

Questa Marcia Europea è innanzitutto diretta contro le leggi repressive (arresti, detenzioni, espulsioni) di cui gli Stati europei si sono dotati dalla creazione dello spazio Schengen, con istituzioni come Frontex, per « trattare » la questione dell’immigrazione.

L’applicazione di queste leggi sta diventando sempre più brutale, xenofoba e arbitraria, motivi per i quali riteniamo che sia arrivato il momento per i Sans-papiers e per i migranti di marciare verso il Parlamento Europeo di Strasburgo.

Vogliamo portare presso i deputati le nostre richieste, con proposte tratte dalla nostra esperienza difficile di Sans-papiers e migranti e dalle nostre lotte in Francia (con l´occupazione e l'espulsione dalla chiesa St Bernard di Parigi nell'agosto del 1996), in Italia (con la grande marcia su Roma il 7 ottobre 1989 in memoria di Jerry Essan Masslo, rifugiato Sudafricano assassinato in provincia di Caserta) e in molti altri paesi europei (Svizzera, Spagna, Germania, Belgio, Lussemburgo, ecc.). Riporteremo alla memoria di tutti, l´immigrazione del XX secolo, dove soldati e operai hanno, durante le due guerre mondiali o sul lavoro, contribuito a gettare le basi della libertà sulla quale si è costruito in Europa lo sviluppo industriale del secolo scorso.

Marceremo contro l'ingiustizia, le discriminazioni e la disuguaglianza che affliggono sempre di più le popolazioni straniere e più generalmente tutti gli strati precari europei, facendo tappa anche a Verdun e Schengen per ribadire quanto l´Europa degli accordi di Schengen abbia tradito la sua vocazione all'emancipazione dei popoli. 

TUTTI INSIEME A STRASBURGO!

Coalition Internationale des Sans-papiers et Migrant.e.s  (CISPM)

Informazioni, partecipazioni e sostegni              

E-mail:  HYPERLINK "mailto:marche.europeenne.sanspapiers@gmail.com"  

marche.europeenne.sanspapiers@gmail.com

Facebook: MARCHE EUROPEENNE SANS PAPIERS  ET MIGRANTS 2012

mercoledì 22 febbraio 2012

Discriminazioni e violenze: Italia bocciata dall’Europa

February 21, 2012 

 

Questa mattina la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri), un organo di monitoraggio indipendente istituito dal Consiglio d’Europa, ha diffuso un allarmante rapporto sull’Italia. Il rapporto concentra la sua attenzione sul persistere di razzismo e xenofobia, ma non dimentica le discriminazioni per orientamento sessuale, e rileva una crescita del “ricorso a discorsi di stampo razzista in politica” e della diffusione di pregiudizi. E’ un paese che boccheggia tra “pene meno severe per i reati di incitamento all’odio” e “scarsità di denunce”.

Ecri ricorda l’attenzione delle istituzioni europee alla lotta a ogni discriminazione, anche per orientamento sessuale, e alla promozione dei diritti di tutti. Gli stessi diritti che difende il nostro dettato Costituzionale “che implica la rimozione di fatto delle limitazioni all’uguaglianza ed il perseguimento dell’obiettivo ultimo della “piena” autodeterminazione dell’individuo”.

Arcigay, richiamandosi proprio alla Costituzione, rivendica l’approvazione di leggi contro discriminazioni e omofobia e per la promozione dei diritti-doveri delle famiglie composte da persone dello stesso sesso, unisce idealmente la sua voce a quella che emerge dalle raccomandazioni dell’ente.

Tra queste, quelle urgenti come “valutare l’efficacia delle attuali disposizioni penali in materia di incitamento all’odio e di rafforzarle” anche a riguardo della tutela della comunità omosessuale e trans e la richiesta al Governo di “accrescere il ruolo dell’UNAR, in particolare estendendone formalmente i poteri, in modo che la legislazione pertinente copra chiaramente non solo la discriminazione basata sull’origine etnica e la razza, ma anche quella fondata sul colore, la lingua, la religione, la nazionalità e l’origine nazionale” e orientamento sessuale.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay

Fonte: laltrapagina



martedì 14 febbraio 2012

16 febbraio, Palermo: Fiaccolata in memoria di Favour e Loveth

Vi invitiamo a partecipare!
FIACCOLATA IN MEMORIA DI FAVOUR e LOVETH
Giovedì 16 Febbraio
alle ore 17.00 
concentramento in Piazza G. Verdi
di fronte il Teatro Massimo

Invitiamo tutti i cittadini a prendere parte a una fiaccolata in memoria delle giovani donne nigeriane Favour e Loveth, vittime di una violenza brutale.  
Per chiedere giustizia e promuovere un’azione di radicale lotta contro lo sfruttamento della prostituzione e la tratta. Per difendere i diritti fondamentali di tutte coloro le quali ne sono vittime.

La manifestazione, dal Teatro Massimo raggiungerà il Tribunale, per poi dirigersi verso la vicina Via Filippo Juvara, dove è stato ritrovato il corpo senza vita di una delle due giovani.


La manifestazione è promossa dal “Coordinamento Favour – Loveth”*, recentemente costituito per: richiedere giustizia dinnanzi alle istituzioni ed autorità competenti per la scomparsa di Favour Nike Adekunle e Loveth Edward; denunciare pubblicamente i diritti violati delle donne sottoposte a condizione di sfruttamento, ponendo al centro la dignità della persona; costruire una rete di lavoro e studio per portare avanti percorsi di prevenzione e riflessione sul fenomeno della tratta.


Per informazioni:
Segreteria Coordinamento
c/o CISS, Via Marconi, 2/A Palermo 90141
Tel: 091/6262694


Aderiscono al Coordinamento

ACLI, Azione Cattolica, Centro Impastato, Centro per lo Sviluppo Creativo Danilo Dolci” CESIE, CGIL Sportello Immigrazione, CISS, Comitato 1 Marzo, Comunità Nigeriana di Palermo, D.I.A.R.I.A Forum Antirazzista, Gruppo Teatro Totem, Info-Out, Laboratorio Zeta – Sportello COBAS, Le Onde, Mezzocielo, Laici Missionari Comboniani, LVIA, Parrocchia Sant’Antonino, Pellegrino della Terra, Progetto Maddalena, Santa Chiara, UDIPALERMO


mercoledì 18 gennaio 2012

5 febbraio, Torino: Riunone europea verso la Marcia europea

EUROPEAN MEETING
TOWARDS THE EUROPEAN MARCH
SUNDAY 5th OF FEBRUARY 2012- TORINO (ITALIE)

We inform you that the next meeting of the "Coalition Internationale des Collectifs des Sans-Papiers" (CICSP) regarding  the european march will take place in Torino (Italy), the 5th of february 2012.
The "Coalition Internationale des Collectifs des Sans-Papiers" (CICSP)   has held its first meeting in Paris, the 23rd of october 2011. The  "Coalition Internationale des Collectifs des Sans Papiers" has decided to organize a  joint march  against the repressive laws that the european countries have adopted and demands a global regulisation and freedom of movement, etc...
To participate to this european rendez vous, please find all information below.
SUNDAY 5TH OF FEBRUARY 2012
from 11 AM to 16 PM
ADRESS: Corso Marconi, 34 (1st floor)
From the train station Torino Porta Nuova
take the TRAM 9 or the BUS 34, 67 and get off at VALENTINO stop.
 
Nota: Please contact and inform your local organiser for better coordination  in each country.
We expect a big commitment from all. 
For information, please contact: 
Aboubakar Soumahoro: +39 347 92 50 741 
Sissoko Anzoumana: +33 626 77 04 02      
Coalition Internationale des Collectifs des Sans-Papiers (CICSP)
 


==Italiano==


RIUNIONE EUROPEA 
VERSO LA MARCIA EUROPEA
DOMENICA 5 FEBBRAIO 2012 - TORINO (ITALIA)

Vi informiamo che la prossima riunione della Coalizione Internazionale dei Collettivi dei Sans Papiers (CICSP) sul tema della MARCIA EUROPEA avrà luogo a Torino, in Italia, il 5 febbraio 2012.
Portiamo alla conoscenza di tutti che la Coalizione Internazionale dei Collettivi dei Sans Papiers (CICSP) ha tenuto il suo primo incontro il 23 ottobre 2011 a Parigi. La Coalizione Internazionale dei Collettivi dei Sans Papiers (CICSP) ha deciso (vedere report allegato) di fare una marcia europea comune contro le leggi repressivi (arresti, detenzioni, espulsioni) che gli stati europei hanno adottato e rivendica la regolarizzazione globale, la libertà di circolazione, etc...
Troverete qui sotto i riferimenti per tutti coloro che vorrano fare il viaggio per questo grande appuntamento europeo.
DOMENICA 5 FEBBRAIO 2012dalle ore 11 alle ore 16
INDIRIZZO: Corso Marconi, 34 (1° piano)
Dalla stazione Torino Porta Nuova prendere il TRAM 9 o l'autobus 34, 67.
Scendere alla fermata VALENTINO

Nota: Vi preghiamo di conttatare e tenere informati i responsabili dei diversi paesi coinvolti
in questo evento per agevolare al meglio l'organizzazione  della Marcia Europea. 
Auspichiamo un impegno forte di tutti  in questa azione comune. 
Per qualsiasi informazione, conttatare la segreteria organizzativa:
Aboubakar Soumahoro: +39 347 92 50 741 
Sissoko Anzoumana: +33 626 77 04 02      
Email: marche.européenne.des.sans.papiers@gmail.com 
Coalizione Internazionale des Collettivi dei Sans-Papiers (CICSP)
 
 

domenica 18 dicembre 2011

Comunicato del Comitato della campagna LasciateCIEntrare: dar voce ai cittadini stranieri e migranti rinchiusi nei CIE di tutta Italia


COMUNICATO STAMPA

Comitato della campagna LasciateCIEntrare:
dar voce ai cittadini stranieri e migranti rinchiusi nei CIE di tutta Italia

In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e a pochi giorni dai tragici, inaccettabili fatti di Torino e Firenze, il comitato della campagna LasciateCIEntrare vuole dare voce anche a quei cittadini stranieri e migranti, rinchiusi nei CIE di tutta Italia.

E’ di pochi giorni fa l’abrogazione della circolare 1305, promulgata dall’ex Ministro dell’Interno Maroni, ed ora cancellata dal neo Ministro Cancellieri, che negava l’accesso alla stampa nei CIE, per “non dare intralcio” alle attività, in una situazione dichiarata emergenziale per gli sbarchi in Italia.

Ora i giornalisti potranno entrare, e raccontare le condizioni, spesso disumane, che gli immigrati stranieri vivono in attesa di conoscere il loro destino. In attesa di un atto burocratico che sancisca il loro respingimento, oppure la “concessione” di un permesso di soggiorno nel nostro paese. Destinati ad aspettare questo atto amministrativo, e privati totalmente della loro libertà, anche fino a 18 mesi.

Le storie sono tante, impossibile avere un dato definitivo dei cittadini immigrati presenti oggi negli 11 CIE aperti, strutture spesso danneggiate e fatiscenti, dove le condizioni di vita sono molte lontane dal definirsi “civili”, dove le tensioni psicologiche, spesso gli abusi fisici, insieme a quelli legali, degradano l’essere umano, quello rinchiuso, e colui che rinchiude, a qualcosa di umanamente inaccettabile.

Uomini, donne, bambini che hanno cercato riparo nel nostro paese. E che il nostro paese ha il diritto e dovere di accogliere e proteggere.

Per questo continueremo a fare pressione ed informazione sull’opinione pubblica, attraverso la stampa, attraverso agli avvocati, ai sindacati e a tante di quelle organizzazioni, e ai cittadini e cittadine italiani che si sono mobilitati e che continueranno a sostenere la campagna LasciateCIEntare.

Queste le parole di Mohamed Amine Chouchane, tunisino rinchiuso nel CIE di Ponte Galeria dal novembre scorso, ed in attesa di “giudizio”: “Sto aspettando che la mia situazione si risolva, insieme a centinaia di immigrati di diversi paesi. Molti di loro sono stati truffati dai datori di lavoro, ed ora si ritrovano privati della loro libertà e minacciati di espulsione da un momento e l’altro. Ma la cosa veramente ridicola è che veniamo chiamati ospiti, sappiamo che sei ospite quando visiti qualcuno per scelta, e quella persona ti tratta nei migliori dei modi. Ma gli “ospiti” in questa prigione sono stati portati con la forza, e in quanto “ospiti” sono stati umiliati nei “migliori dei modi”, in un paese che di dice di proteggere le libertà ed i diritti dell’uomo.”


sabato 10 dicembre 2011

10 dicembre, Palermo: Manifestazione e Corteo da Piazza Massimo alla Zisa per dire No al Razzismo e alla Violenza gratuita

APPELLO ALLA CITTA’ 



"Mentre a Roma si discute Sagunto è espugnata!"



A Palermo interi quartieri, abbandonati a se stessi,

sono ostaggio di gruppi violenti spesso costituiti da giovani e giovanissimi

in cerca, attraverso la prova di una spietata ferocia,

di una veloce scalata nei ranghi di organizzazioni mafiose.

Comitati di affari e potentati economici si compattano
per dividersi il bottino della città,
che da bene comune tende a diventare zona di conquista e di saccheggio, occupata con la violenza ed il terrore, quando serve,
mentre interi quartieri e rioni della città
sono abbandonati dalla politica e dall’amministrazione cittadina.

Sempre più frequentemente i cittadini, espropriati dei loro diritti,
siano essi stranieri o italiani,
subiscono il degrado e la furia della violenza del branco di turno.

E' quello che è successo più di un mese fa nel quartiere della Zisa
dove sono stati massacrati con furia omicida,
in due diverse occasioni, tre cittadini stranieri tamil,
con gravissime conseguenze fisiche e psichiche.

E’ quello a cui oggi assistiamo impotenti, in ogni parte della città,
a danno di tutte le minoranze e di tutti coloro che appaiono,
per varie ragioni, diversi o deboli.

A questo degrado e abbandono dei quartieri della città
vogliamo dire basta!

Riprendiamoci la città, riprendiamoci i nostri territori,
restituiamo a tutti i cittadini i loro diritti e la loro dignità.

Le istituzioni devono assumersi le loro responsabilità, ma non basta.

Ci appelliamo alle associazioni, ai sindacati,
ai movimenti e a tutti i cittadini democratici, siano essi stranieri o italiani, perché con l'impegno di tutti si possa cominciare a ricostruire il tessuto connettivo della solidarietà sociale che sembra essere venuto meno
nel corso degli ultimi anni e si riprenda con decisione
la lotta alla mafia in tutte le sue forme.

Sabato 10 dicembre alle 16,30
dal TEATRO Massimo concentramento per dar vita ad un
corteo sino ai Giardini della Zisa per dire 

NO ALLA VIOLENZA
NO AL RAZZISMO
NO ALLA MAFIA 


Arca "Federazione Associazioni e Comunità Immigrate", Comunità Tamil, Forum antirazzista Palermo, Cgil, Democrazia di piazza, Centro siciliano di documentazione Peppino Impastato, Ciss, Comitato di lotta per la casa, Laici missionari comboniani, Rete dei Collettivi Studenteschi, ASGI-Sicilia, Radio 100 Passi, Altroquando, Cobas Palermo, Centro Astalli Palermo, Borderline Sicilia Onlus, Rete Primo Marzo, Ass.Giù le Frontiere, ARCI, Cooperativa Sociale Solidaria, Centro Salesiano Santa Chiara, Centro Migranti, CGIL Medici, Parrocchia Santa Lucia, Rifondazione Comunista Palermo, Laboratorio Zeta, Comunità di Sant’Egidio, Vivi e Lassa Viviri, L.V.I.A. Palermo, Cobas Antirazzista, MIR Palermo, Compagnia dello Scirocco, Rifondazione Città Futura Catania, NZocchè Circolo Arci, Nidil CGIL Palermo, Segnaliamo il razzismo, Bandaradio, Libera, Arcigay, Ass.Antimafia “Rita Atria”, Ass.Malausséne, Ass.interculturale Narramondi, CPS-Comunisti Sinistra Popolare, Coll.Senza Tregua, Ass.Handala, Ass.”Kala onlus”, Voci Attive, Sinistra Ecologia e Libertà, Ass.Articolo Tre, Ass.”Gefyra onlus”, Addio Pizzo, A.N.P.I. sez.Palermo





La manifestazione avrà come punto di concentramento Piazza Massimo alle ore 16.30 e percorrerà via Volturno, via Nicolò Torrisi, via Imera (passando di fronte alla scuola Bonfiglio Colozza) quindi attraverserà via Colonna Rotta (che fiancheggia via Re Tancredi) per poi arrivare al giardino della Zisa.

Vi ricordiamo che la manifestazione è stata indetta a seguito delle violenze perpetrate a danno di tre giovani tamil, di cui due erano finiti in sala rianimazione dell'Ospedale Civico, i quali rischiano di riportare danni fisici e psichici. Un paio di giorni fa è stato dimesso Waran, uno dei ragazzi tamil, al quale è stato comunicato che non potrà lavorare per circa nove mesi; a tale scopo abbiamo lanciato una campagna di sottoscrizione in favore di Waran, per cui è stato messo a disposizione un numero di conto corrente presso la filiale della 

Unicredit di Corso Vittorio Emanuele:
CODICE IBAN: IT 66 L 02008 04650 000101460329
CAUSALE: "Per Waran"


venerdì 9 dicembre 2011

11 dicembre, Corleone: Presentazione della Campagna dei Diritti di Cittadinanza "L'Italia sono Anch'Io"

COMUNICATO STAMPA 




Il Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo, domenica 11 dicembre 2011 ore 17,00, presso il Salone del CIDMA - Centro documentazione sulle mafie e sull’antimafia - Convento di San Ludovico a Corleone, organizza la presentazione della campagna dei diritti di cittadinanza “L’Italia sono anch’io”. 

Dopo i saluti istituzionali seguiranno gli interventi di Clelia Bartoli, Docente di Diritti umani presso il Dipartimento Politica Diritto e Società, Università degli Studi di Palermo - Movimento “Primo Marzo”, Mons. Benedetto Genualdi, Presidente Caritas di Palermo, Luciano Luciani, Presidente Istituto Italiano Fernando Santi della Consulta regionale dell’emigrazione e dell’immigrazione, Mons. Vincenzo Noto, Presidente Caritas Monreale, Anna Bucca, Presidente regionale ARCI Sicilia, Zaher Darwish, Responsabile immigrazione CGIL Palermo, Dino Paternostro, Segretario CGIL Corleone, Giuseppe Musacchia, Dirigente medico Ospedale di Corleone e operatore dell’ambulatorio di Lampedusa. 

Seguiranno alcune testimonianze delle parrocchie di Corleone e il dibattito. 

Concluderà i lavori Andrea Piraino, Assessore Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro; introduce e coordina i lavori Pippo Cipriani del Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo. 


Segreteria Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo
Cell. 335.5786169 – 338.9576705


martedì 29 novembre 2011

Adama verso la libertà?

Per la libertà di Adama, contro la legge Bossi-Fini

Adama è una donna migrante: come donna ha subito violenza dal suo ex-compagno, come migrante è stata ricattata per anni e poi rinchiusa nel CIE di Bologna quando ha coraggiosamente deciso di denunciarlo. Adama non è nuova al coraggio perché come donna migrante ha lasciato il suo paese e vissuto in Italia da clandestina, fino a che la legge Bossi-Fini non le ha rubato la sua libertà. Come rete Primo Marzo ci uniamo all'appello partito da Migranda, una realtà di donne italiane e migranti nata a Bologna proprio durante la mobilitazione verso lo sciopero del primo marzo 2011, per la liberazione immediata di Adama. 
Ci impegniamo a continuare questa lotta fino alla liberazione di Adama e fino a che nessun migrante sia più rinchiuso in un centro di detenzione perché privo di documenti. Nel pretendere la liberazione di Adama non dimentichiamo infatti che se lei è oggi prigioniera in un CIE è per colpa della legge italiana, prima Turco-Napolitano, oggi Bossi-Fini, che hanno istituito i CIE e criminalizzato chi si ritrova senza un permesso di soggiorno. Chi oggi si stupisce di questa situazione è bene che apra gli occhi e abbia il coraggio di trarne le dovute conseguenze. Per questo nel chiedere la sua liberazione ci impegniamo a continuare la lotta per l'abrogazione della legge Bossi-Fini, la chiusura di tutti i CIE e la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro che rende ricattabili tutti i migranti, nelle case, nelle famiglie, sul posto di lavoro. Questa situazione danneggia anche chi non è migrante rendendo ogni diritto più debole e ogni lavoro più precario. Questa lotta andrà condotta insieme ai migranti in tutta Italia e in tutta Europa, perché sappiamo che i centri di detenzione e il legame tra permesso e lavoro sono parte dalle politiche europee contro i migranti. Per questo rivolgiamo un appello anche a tutte le reti europee, a partire da quelle che hanno costruito le mobilitazioni per il primo marzo, per iniziare da qui a costruire una nuova Europa.

Per sottoscrivere l'appello


VERSIONE FRANCESE
Pour la liberté de Adama, contre la loi Bossi-Fini
Adama, une femme migrante. En tant que femme elle a subi la violence de son ex-compagnon, en tant que migrante elle a été sous chantage pendant plusieurs années et au moment  où elle a eu le courage de dénoncer les violences subies, elle a été renfermée dans le centre de rétention (CIE) de Bologne. Ce n'est pas le premier geste courageux de Adama, qui a quitté son Pays et vécu clandestinement en Italie jusqu'au moment où la loi Bossi-Fini ne lui a pas volé la liberté.
Le réseau Primo-Marzo s'associe à l'appel de l'association Migranda, une réalité formée de femmes italiennes et migrantes, qui a vu le jour lors de la mobilisation du premier mars 2011 et demande la libération immédiate de Adama.
Nous nous engageons à poursuivre la lutte jusqu'à la libération de Adama et jusqu'à ce que aucun migrant ne soit plus renfermé dans un centre de rétention parce qu'il n'a pas de documents.
En exigeant la libération de Adama, n'oublions pas pour autant que, si elle est emprisonnée dans un CIE ( centre de rétention) , c'est bien à cause de la législation italienne, la loi Turco-Napolitano d'abord et  la loi Bossi-Fini ensuite, qui ont institué les CIE, criminalisant ainsi ceux et celles qui se retrouvent sans un permis de séjour.
Ceux et celles qui s'étonnent de cette situation, qu'ils ouvrent les yeux et qu'ils aient le courage d'en tirer les conséquences nécessaires.
De ce fait, en demandant la libération de Adama, nous nous engageons à continuer le combat pour l'abrogation de la loi Bossi-Fini, la fermeture de tous les CIE et la dissociation du permis de séjour au contrat de travail, ce qui soumet les migrants au chantage, dans leurs maisons, en famille et sur les lieux de travail.
Cette situation est nuisible aussi pour tout citoyen italien puisqu'elle rend plus faibles tout droit et précaire tout travail. Cette lutte doit être portée tous ensemble, avec les migrants, en Italie et en Europe toute entière, parce que nous savons que les centres de rétention et le lien entre permis de séjour et travail sont partie intégrante des politiques européennes contre les migrants.
C'est pourquoi nous adressons un appel à tous les réseaux européens, partant de ceux qui se sont mobilisés pour la journée du premier mars, pour recommencer à partir d'ici, la construction d'une nouvelle Europe.

Pour souscrire l'appel


Adama verso la libertà?

In soli tre giorni 800 donne, uomini e associazioni hanno risposto al nostro appello per la liberazione di Adama. Anche grazie alla coincidenza con la giornata mondiale contro la violenza sulla donne, lo scandalo costante della detenzione amministrativa di una donna migrante è esploso improvvisamente sulle prime pagine dei giornali e nei servizi televisivi.

La storia di Adama e delle molte violenze da lei subite, il sostegno che ha ricevuto sono stati tali da produrre l’interesse di quelle istituzioni che nei mesi precedenti avevano colpevolmente ignorato la sua situazione. Colpisce che ci sia ancora chi vede qualcosa di poco chiaro nella storia di Adama. Viene così confermata la consueta pratica di addossare alle donne l’onere di dimostrare di aver subito violenza sia essa privata o istituzionale. Ciò nonostante, grazie al suo coraggio e alla mobilitazione collettiva oggi possiamo realmente sperare che Adama ritrovi una libertà che le consenta di riprendere in mano la propria vita, lontano da ogni violenza.

Nulla però è ancora deciso. Per questo è importante che le adesioni all’appello per la sua liberazione continuino ad arrivare numerose. Non si tratta soltanto di un supporto per lei e per la sua effettiva liberazione. Si tratta anche di riconoscere che la storia di Adama è la storia di molte altre, per le quali la violenza è l’altro nome della loro condizione di donne. La storia di Adama, donna e migrante, non è una storia eccezionale, ma la norma imposta a troppe donne migranti che, a causa della legge Bossi-Fini e dei Centri di identificazione e di espulsione, si trovano impossibilitate a denunciare qualsiasi violenza.

Nel pubblicare l’ultimo aggiornamento delle adesioni all’appello per Adama, vogliamo condividere anche la sua sorpresa per la solidarietà ricevuta, una nota di speranza che ha colorato la sua voce per la prima volta in tre mesi. Ci ha detto Adama: “Grazie, non pensavo nemmeno che fosse possibile”.

Per leggere le adesioni aggiornate clicca qui

Fonte: migranda.org


giovedì 24 novembre 2011

28 novembre, Catania: Manifestazione ed Assemblea interetnica "Lavoro Diritti Libertà. Mai più clandestini, ma cittadini"

Contro la sanatoria truffa rilanciamo la lotta per il permesso di soggiorno per tutti - Dopo le mobilitazioni della fine dell’anno scorso i migranti ritornano in piazza per rivendicare il loro diritto alla libera circolazione ed alla piena regolarizzazione. Nella nostra provincia risiedono circa 26.000 migranti ed oltre 3000 hanno richiesto nel settembre 2009 di regolarizzarsi come colf o badanti, non essendoci altra opportunità. Ciò ha costretto i lavoratori nell’agricoltura e nell’edilizia, i venditori ambulanti a trasformarsi in badanti, vittime del mercato dei contratti in mano alla criminalità organizzata, che li ha derubati ed ingannati. Dopo oltre 2 anni sono centinaia le pratiche ancora inevase, ed ancor di più le pratiche definite negativamente con motivazioni pretestuose. Praticamente si infierisce contro le vittime e marginalmente contro i carnefici. In preparazione della giornata globale di azione contro il razzismo il prossimo 18 dicembre riprendiamo la piattaforma delle precedenti mobilitazioni:

1) rilascio del permesso di soggiorno per chi ha partecipato alla “sanatoria truffa” ed estensione generalizzata della regolarizzazione a tutte le tipologie di contratto e di lavoro autonomo;

2) prolungamento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro e ritiro della circolare “Manganelli”;

3) rilascio del permesso di soggiorno per chi denuncia il datore di lavoro in nero;

4) la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti, compreso il megaCara di Mineo

5) riconoscimento del diritto di voto per chi vive in Italia da almeno 5 anni;

6) riconoscimento della cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia



Basta con i governi antipopolari al servizio dei ricchi, che impoveriscono sempre più i lavoratori, condannandoci ad una vita precaria e che distruggono il futuro dei nostri figli!

LAVORO, DIRITTI, LIBERTA’

MAI PIU’ CLANDESTINI, MA CITTADINI!

LUNEDI’ 28 novembre assemblea interetnica

dalle 18 in piazza Stesicoro

Coordinamento immigrati contro la sanatoria truffa
Rete Antirazzista Catanese
Rete catanese 15ottobre

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Sottoscrivete l’appello, diffondetelo. Mobilitiamoci in ogni città

Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi. Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all’interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile.

continua:


25-26 novembre, Palermo: Convegno "La protezione internazionale per orientamento sessuale e identità di genere"

«E’ possibile stimare che nell’Unione Europea arrivino ogni anno 10.000 richieste di asilo da parte di persone LGBTI. Il dato si può stimare basandosi sui dati provenienti da Belgio, Norvegia, Olanda e Svezia – gli unici a disporre di statistiche sulle richieste di asilo, mentre gli parte Paesi dell’Unione non raccolgono questi dati» è quanto dichiara l’Avv. Simone Rossi di Avvocatura per i Diritti LGBT – Rete Lenford, citando i risultati della ricerca europea Fleeing Homophobia, appena conclusa.

La ricerca Fleeing Homophobia, cofinanziata dal Fondo Europeo per i Rifugiati e realizzata dall’Università di Amsterdam, COC Paesi Bassi, Hungarian Helsinki Committee, Avvocatura per i Diritti LGBT-Rete Lenford ed European Counil on Refugees and Exiles per la prima volta ha condotto uno studio su legislazioni e prassi dei 27 Paesi dell’Unione.

Dallo studio emerge che esistono considerevoli differenze nel modo in cui gli stati europei esaminano le domande di asilo di persone LGBTI. Si tratta di un aspetto alquanto problematico, dal momento che l’Europa mira a creare un Sistema Comune di Protezione Europea con uno status omogeneo. Il sistema di Dublino, in base al quale un solo stato membro dell’UE prende in esame la domanda di asilo, teoricamente implica uno standard comune nell’applicazione della legge sulle/sui rifugiate/i, standard che però purtroppo non esiste.

Lo studio comparativo ha evidenziato che in parecchi punti le prassi statali europee nell’esame delle richieste di asilo di persone LGBTI sono al di sotto degli standard richiesti dalla normativa internazionale ed europea sui diritti umani e sulle/sui rifugiate/i, basandosi in molti casi su stereotipi che portano a respingere, ad esempio, le lesbiche che non hanno atteggiamenti maschili, i gay non effeminati e le/i richiedenti LGBTI che sono state/i sposate/i o che hanno figli. Inoltre, nelle prassi degli stati spesso negata la natura fondamentale dei diritti umani delle persone LGBTI. Le/i richiedenti asilo LGBTI sono frequentemente rispedite/i nei loro paesi d’origine per la ragione che potrebbero evitare di essere perseguitate/i se nascondessero il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Pretendere che per ricevere “protezione” queste persone rinuncino ai propri diritti umani, nega la funzione di questi diritti. Allo stesso modo, le/i richiedenti LGB sono regolarmente rispedite/i in paesi in cui hanno un fondato timore di essere incarcerate/i o condannate/i a morte per avere svolto attività sessuali con persone dello stesso sesso. Un altro esempio è che spesso le pesanti violazioni dei diritti umani nei confronti di persone transessuali, che si verificano su ampia scala in parecchi paesi del mondo, non sono sufficienti a garantire l’asilo.

Visto che le statistiche sono inaffidabili, è impossibile dire quante/i richiedenti LGBTI provengano da quali paesi. Tuttavia, sulla base degli esempi citati dagli esperti nazionali interpellati per la ricerca Fleeing Homophobia, risulta che le/i richiedenti LGBTI provengono da almeno 104 paesi diversi.

I problemi riguardanti le richieste di asilo di persone LGBTI stanno ricevendo una certa attenzione solo da poco tempo a questa parte. Nel 2008 sono state pubblicate le Linee guida dell’UNHCR sulle domande di status di rifugiato legate a orientamento sessuale e identità di genere. Nel giugno del 2011 il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha pubblicato un rapporto sulle discriminazioni subite da persone LGBTI.

Al centro del diritto d’asilo c’è il concetto di rifugiata/o. Nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 si definisce rifugiata/o una persona che si trova al di fuori del paese di cui detiene la nazionalità o in cui risiede abitualmente, e che teme di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica. L’applicazione di questa definizione negli stati membri dell’UE è stata armonizzata a livello minimo dalla Direttiva Qualifiche.

«La ricerca Fleeing Homophobia ha fatto emergere che le poche pubblicazioni sulle tematiche della protezione internazionale delle persone LGBTI condotte fino ad oggi hanno riguardato prevalentemente i casi di uomini gay» aggiunge l’Avv. Rossi «ciò si può spiegare con la scarsità di dati riguardanti le/i richiedenti lesbiche, transessuali e intersessuali. Ciò si potrebbe spiegare con la minore evidenza che hanno le persecuzioni di persone lesbiche, transessuali e intersessuali rispetto a quelle a cui sono sottoposti i gay. Quando l’attivista ugandese gay David Kato è stato ucciso il 26 gennaio 2011, i media, le organizzazioni e le/i funzionarie/i appartenenti alla società civile sono venuti immediatamente a sapere dell’omicidio, e l’hanno condannato. Tuttavia, non molti sanno quante/i transessuali vengono assassinate/i nel mondo: da gennaio 2008 a dicembre 2010 sono stati denunciati 539 omicidi di persone transessuali. Molti altri non sono stati neppure denunciati».

I risultati della ricerca Fleeing Homophobia saranno illustrati nel corso di un convegno che si terrà a Palermo il 25 e 26 novembre, presso Villa Zito, via della Lubertà 52, organizzato da Avvocatura per i Diritti LGBT – Rete Lenford. Il convegno ha ottenuto una targa di partecipazione del Presidente della Repubblica e il patrocinio – tra gli altri- della Camera dei Deputati, dell’Alto commissariato Onu per i Rifugiati, della Regione Sicilia, del Consiglio Nazionale Forense e dell’OSCAD, Osservatorio della Polizia di Stato contro gli atti discriminatori.

La ricerca si può liberamente scaricare al seguente indirizzo: http://www.retelenford.it/node/743

Contatto per la stampa: Avv. Simone Rossi cell. 3358075884


mercoledì 2 novembre 2011

18 dicembre 2011: Preparazione della 1° giornata d'azione globale per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati

Venerdì 4 novembre ore 16 presso la Casa Internazionale delle donne, Palazzo del Buon Pastore, via della Lungara 19 a Trastevere (Roma)

L'INCONTRO. Forse non tutti sanno che questo 18 dicembre nel mondo sarà una giornata speciale nella battaglia per l’affermazione dei diritti dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati. 
Grazie al lavoro di alcune associazioni nel mondo (tra cui anche l’Italia) è stato deciso al Foro Mondiale delle Migrazioni svoltosi a Quito nel 2010 e al Foro Sociale Mondiale a Dakar a febbraio di quest’anno di riprenderci la giornata del 18 dicembre (data in cui l’ONU ha adottato la convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie).

È necessario che i diritti per i quali quotidianamente migliaia di associazioni antirazziste e dei migranti lottano nel mondo diventino una realtà. È necessario che il nostro movimento si riconosca sempre di più come un movimento globale, non solo perché globali sono i potenti contro i quali ci scontriamo ma soprattutto perché globali devono essere i pensieri e le pratiche che mettiamo in atto come è successo con l’elaborazione ed approvazione della Carta Mondiale dei Migranti (nel isola di Gorée lo scorso febbraio). La giornata del 18 dicembre vuole essere uno spazio a disposizione di tutte quelle organizzazioni e reti.

In diversi paesi si stanno già preparando per l’evento. Dal Movimento 15 M nella Spagna de los indignados al Mouvement des sans-voix in Mali a la Red Nacional de Migrantes y refugiados in Argentina. Svizzera, Tunisia, Marocco, Costa D’avorio, Peru, Brasile, Honduras, El Salvador, USA, Mexico, Canada, Burkina Fasso sono alcuni dei paesi che stanno lavorando per far diventare realtà il sogno di una giornata globale per i diritti dei migranti.

Anche in Italia vogliamo contribuire alla sua riuscita. Per questo invitiamo tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, a partecipare alla prossima riunione il venerdì 4 novembre alle ore 16 presso la Casa Internazionale delle donne, Palazzo del Buon Pastore, via della Lungara 19 a Trastevere a Roma. Perché un movimento di lotta mondiale dei migranti, rifugiati ed sfollati è possibile. E il prossimo appuntamento è il 18 dicembre 2011


Il comitato promotore per la giornata di azione globale il 18 dicembre in Italia:

Finora hanno aderito: Arci, Soleterre Onlus, Cgil; Ass Todo Cambia (Milano), Federazione Africana in Toscana, AceA Onlus Associazione Consumi Etici e Stili di Vita Solidali, MAIRI Mutuo Aiuto Immigrati Residenti in Italia, Rete Nazionale Primo Marzo, Campagna Welcome, Rete Antirazzista Catanese, Confederazione Cobas di Catania, Casa de la Cultura Peruana (Genova), Coordinamento Nord Sud del mondo (Milano), Casa Internazionale delle Donne di Roma, A Sud - Ecologia e Cooperazione ONLUS, Rete Internazionale delle Donne per la Pace, Rete Immigrati Autorganizzati (Milano), Ass Università Migrante, Spazio Mondi Migranti (Parabiago-Mi), Ass. Lunaria, Associazione I NOSTRI DIRITTI - No.Di, Fiom-Cgil, Partito della Rifondazione Comunista

Per adesioni: info@globalmigrantsaction.org

Alleghiamo il report della riunione fatta lo scorso primo ottobre e il link al sito il digeribile www.ildirigibile.eu che sta seguendo passo dopo passo la realizzazione del 18 dicembre in Italia e nel mondo.

Ecco l’ultimo articolo con le news più recenti:
 

martedì 27 settembre 2011

LasciateCIEntrare, comunicato stampa


Da: Gabriella Guido <ggabrielle65@yahoo.it>

con preghiera di massima diffusione

LasciateCIEntrare - comunicato stampa
 
Come liberi cittadini, avvocati, operatori umanitari, giornalisti, esponenti politici o di associazioni che si occupano di diritti umani siamo estremamente preoccupati per la sorte dei migranti imbarcati senza nessun preavviso e poi trattenuti sulle navi Moby Fantasy, Moby Vincent e Audacia, attraccate al porto di Palermo da giovedì 21 settembre. Tutte le istanze, proteste e denunce circa l'inaccettabile violazione dei diritti che si sta perpetuando in questi giorni sono state finora disattese.

Chiediamo quindi che Parlamentari ma anche Sindaci e Governatori si mobilitino in maniera più efficace e richiedano con più forza le informazioni che agli avvocati, ai giornalisti e alle organizzazioni da sempre impegnate sulla difesa dei diritti umani non vengono fornite. In particolare chiediamo di conoscere:  l’identità delle persone imbarcate sulle tre Navi Moby Fantasy, Moby Vincent e Audacia anche al fine di potere sapere se vi siano tra di esse categorie vulnerabili (minori, malati e richiedenti asilo); la destinazione delle navi e dei migranti ivi trattenuti e di sapere se è stato notificato loro qualche tipo di provvedimento di trattenimento o respingimento e se vi è stata tempestiva convalida giudiziaria.

Ricordiamo infatti che il trattenimento di persone, in luoghi peraltro assolutamente inidonei, in assenza di un provvedimento tempestivamente convalidato dall'autorità giudiziaria costituisce una violazione della nostra costituzione (art. 13), delle leggi interne (d.l.vo 286/98 e reg. att.) e delle convenzioni internazionali (5 cedu), così come costituirebbe una violazione del Prot. 4 alla Cedu il respingimento di massa di questi migranti.

Gli avvocati, le associazioni, la stampa, l’opinione pubblica, gli operatori umanitari, gli amministratori locali, i parlamentari che hanno preso parte alla mobilitazione nazionale dello scorso 25 luglio, i sindacati, ma anche molti responsabili delle forze dell’ordine e dei Giudici che lavorano nei Tribunali civili si chiedono quando e se queste informazioni verranno mai fornite. Oppure se si nascondono, dietro ad una vera e propria censura di stato, reati per i quali si intravedono possibili denunce penali. A carico di questo Governo.

Alle interrogazioni presentate in parlamento il Ministro Maroni non ha mai dato una risposta ufficiale. Rimanendo quindi indifferente alle grida di allarme sociale e politico lanciate più volte.

L’incendio divampato al centro di Contrada Imbriacola di Lampedusa, la struttura totalmente distrutta, lo scontro tra immigrati ed italiani, sono insieme il segnale di un allarme sociale e la dimostrazione della irresponsabile responsabilità delle istituzioni. A chi prova a fare informazione è proibito avvicinarsi per capire e documentare.

A Montecampione, in Valcamonica, 116 profughi provenienti dalla Libia sono stati deportati, 3 mesi fa  in un residence lontano 21 km dal centro abitato, a 1800 metri di altitudine, con infradito e pantaloncini. Anche la Croce Rossa dichiara che è indisponibile a tenervi un presidio medico. L’intero piano di accoglienza per chi è giunto in Italia andrebbe sottoposto ad attenta verifica e ridiscusso, troppi i luoghi di degrado da cui giungono segnalazioni (Crotone, Manduria, Civitavecchia, Rogliano ecc..) a questo si aggiunga che le migliaia di cittadini tunisini che avevano ottenuto una protezione temporanea di 6 mesi stanno per vederla scadere senza che poco o nulla nel proprio paese sia cambiato dal giorno della fuga.

Nel Cie di Ponte Galeria, dove sono stati già trasferiti decine e decine di profughi tunisini, si mangia per terra e si vive rinchiusi aspettando la fine, nel silenzio. Ed allora la rabbia sale. Scoppia la rivolta, e si riesce anche a riconquistare la libertà con fughe in massa. Notizie simili, nel silenzio quasi assoluto giungono da molti Cie, da Modena a Torino, quanto pesa in questo l’inutile e malvagio prolungamento dei tempi massimi di trattenimento?

Cosa vuole fare e ottenere il Ministro Maroni, lasciando che oltre 1300 persone restino concentrate per mesi in un isola angusta? E ora facendoli “scomparire” nelle navi da crociera ? Dove sono finiti i minori non accompagnati ? Chi sta gestendo le procedure dei richiedenti asilo che ora non sono forse più neanche sul territorio italiano ? Quali sono gli accordi “ufficiali” con i paesi nei quali vengono rimpatriati i destinatari di un provvedimento di espulsione coatta ?

Chiediamo quindi che ora il Governo inizi a rispondere di queste politiche disumane, che negano il rispetto della dignità dei cittadini italiani e stranieri. Chiediamo che il parlamento tutto, riappropriandosi del proprio ruolo, ponga questo tema nella propria agenda politica.

Ci rivolgiamo alle istituzioni europee e internazionali affinché impongano all’Italia di rispettare le convenzioni firmate e le direttive emanate.
Esigiamo che il Governo annulli la circolare del 1 aprile 2011 consentendo quindi ai giornalisti di poter accedere e documentare le realtà dei CIE  e dei CARA presenti nel nostro Paese. Il nostro vuole essere anche un grido d’allarme per la credibilità delle istituzioni: oggi luoghi come quelli raccontati sono vere e proprie polveriere. Volete farle esplodere?


Il coordinamento di
LasciateCIEntrare