Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

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mercoledì 16 ottobre 2013

"Mare Nostrum": commenti e domande di Amnesty

COMUNICATO STAMPA - CS131-2013

OPERAZIONE 'MARE NOSTRUM':
COMMENTI E DOMANDE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA

L'annuncio dell'avvio della cosiddetta operazione 'Mare Nostrum' da parte del governo italiano solleva inizialmente, secondo Amnesty International Italia, commenti e domande.

In particolare, l'organizzazione per i diritti umani ha notato che nella descrizione delle operazioni da parte del vice presidente del Consiglio Alfano e di altri esponenti istituzionali, si e' fatta menzione di due distinte funzioni: il controllo delle frontiere - con riferimento esplicito all'effetto di deterrenza - e il soccorso in mare.

E' positivo, per Amnesty International Italia, che le autorita' italiane si stiano dando in modo chiaro l'obiettivo di rafforzare il soccorso in mare, anche attraverso un piu' accurato monitoraggio dello spazio interessato.

Alla luce del fatto che e' necessario improntare ogni azione governativa al rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, Amnesty International Italia ritiene fondamentale sapere come l'aspetto del soccorso in mare sara' conciliato con quello del controllo delle frontiere: soprattutto, occorrono maggiori dettagli sulle 'regole del gioco, ossia di cosa fare nelle diverse situazioni' da definire 'di concerto con i ministeri competenti', come dichiarato nella conferenza stampa di presentazione dell'operazione.

Un interrogativo stringente riguarda, in particolare, il luogo in cui saranno condotte le persone soccorse in alto mare, rispetto al quale il vice presidente Alfano ha fatto un chiaro riferimento all'intenzione di condurle in un 'porto sicuro' e di rispettare il diritto internazionale.

Amnesty International Italia vorrebbe avere la certezza che il governo italiano non consideri la Libia 'porto sicuro'. L'organizzazione per i diritti umani ha notato con preoccupazione che dal dibattito di questi giorni sono risultati assenti elementi di chiarimento sullo stato della collaborazione tra Italia e Libia e sulle intenzioni dell'Italia a riguardo.

A luglio Amnesty International Italia aveva scritto al presidente del Consiglio Letta, alla vigilia del suo incontro col primo ministro libico Zidan, sottolineando ancora una volta l'inopportunita' di ogni cooperazione in materia di controllo dell'immigrazione con un paese, la Libia, che viola i diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, sottoponendoli a detenzione sistematica, maltrattamenti e torture.

A oggi, la posizione del governo italiano sulla cooperazione con la Libia resta poco trasparente.

Ulteriori informazioni

Il 14 ottobre 2013 il governo italiano ha dato il via, in un vertice di governo, all'operazione 'Mare Nostrum', definita 'militare e umanitaria' e dichiaratamente mirata al rafforzamento dell'attivita' di sorveglianza e soccorso nel mar Mediterraneo. Gli obiettivi e le caratteristiche principali dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa dal vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno Angelino Alfano e dal ministro della Difesa Mario Mauro, assieme al capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e al comandante delle Capitanerie di porto, ammiraglio ispettore capo Felicio Angrisano.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 16 ottobre 2013

Per interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361

sabato 21 gennaio 2012

Appello di ZaLab al Presidente del Consiglio Monti per rivedere gli accordi sull'immigrazione con la Libia. Le testimonianze dei migranti respinti in un nuovo documentario

ENGLISH VERSION BELOW

Il Presidente Monti in Libia: appello di ZaLab per rivedere gli accordi sull'immigrazione.
Per la prima volta le testimonianze dei migranti respinti nel 2009-2010 in   un nuovo documentario in uscita a marzo 2012: MARE CHIUSO di S.Liberti e A.Segre.
 
In vista dell’imminente incontro tra il Governo italiano e quello libico, ci rivolgiamo al presidente del consiglio, Prof. Mario Monti, con l’auspicio che già in occasione di tale incontro venga dato un chiaro e inequivocabile segnale di discontinuità rispetto alle politiche finora adottate dall’Italia in materia di immigrazione.
 
Come è noto, gli accordi firmati con la Libia, a partire da quello sui pattugliamenti congiunti fino al “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione”, hanno dato avvio alla pratica dei “respingimenti in mare”. A partire dal maggio 2009, tutti i barconi intercettati nel Canale di Sicilia sono stati ricondotti in Libia. Questa pratica è stata condannata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, dal Consiglio d’Europa ed è attualmente oggetto di un processo intentato alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo contro il governo italiano da 24 cittadini somali ed eritrei, riportati in Libia il 7 maggio 2009.
 
Molti dei migranti respinti (circa 2000 nelle varie operazioni condotte) erano richiedenti asilo che, sebbene bisognosi di protezione, sono stati invece riconsegnati alle autorità libiche, chiusi in carcere e condannati a subire varie forme di torture e abusi. Durante le operazioni di respingimento, i migranti sono stati  ingannati dai militari italiani: è stato loro detto che stavano per essere portati in Italia e, al momento dello sbarco, sono stati consegnati manu militari ai libici. In ripetute occasioni, i militari italiani sono ricorsi all’uso della forza. 
 
Le testimonianze dirette di alcuni di questi respinti sono raccolte nel documentario Mare chiuso di Stefano Liberti e Andrea Segre, prodotto da ZaLab con il supporto di Open Society Foundations, in uscita il prossimo marzo e di cui da oggi rendiamo pubblico il trailer. (Il documentario sarà in distribuzione da fine marzo 2012. Per info: distribuzione@zalab.org)
 
Qualunque sia l'imminente decisione della corte di Strasburgo, in occasione del suo viaggio a Tripoli chiediamo al professor Monti di annunciare chiaramente e solennemente che l’Italia cesserà ogni pratica di respingimento in mare. 
 
Auspichiamo pertanto che questo primo incontro con le autorità libiche sia un primo e decisivo passo per chiudere con un passato vergognoso e avviare un nuovo modo di affrontare le migrazioni nel pieno rispetto degli obblighi internazionali e dei diritti umani.
 
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Leggete anche la lettera di Amnesty International al Presidente Monti
cliccando qui
 
 
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Prime Minister Monti in Libya: Zalab urges the Italian government to review immigration deals.
For the first time accounts of migrants “pushed back” to Libya in 2009-2010 by the Italian navy in a new documentary film, available from March 2012: MARE CHIUSO by S.Liberti and A.Segre
 
 
As an official Italian governmental delegation, headed by Prime Minister prof. Mario Monti, is going to Libya, we urge M. Monti to mark a clear turning point on the bilateral policy regarding immigration control. 
 
The different deals signed with Libya in the past few years, from the one on the joint patrols to the “Treaty of friendship, partenership and cooperation”, have paved the way for the so-called “push back operations” in high seas. From May 2009, all the boats intercepted in the Mediterranean Sea between Libya and Sicily have been stopped and brought back to Libya. This policy has been condamned by the United Nations High Commissioner for Refugees (Unhcr) and the Council of Europe. Moreover, the Italian government has been brought to justice at the European Court of Human Rights by 24 Somali and Eritrean nationals, who were “pushed back” to Libya on the 7th of May 2009.
 
Many of the “pushed back” migrants (a total of about 2000 people) were asylum seekers. While they were looking for international protection, they were instead taken back to Libya, put in jail and exposed to different forms of tortures and abuses. During the “push back operations”, the migrants were cheated by the Italian soldiers, who told them they were heading to Italy. As they arrived in Libya, they were forcibly handed over to the Libya policemen, often in a violent manner. 
 
First-hand accounts from some of these “pushed back” migrants are part of the documentary film Mare chiuso (Closed sea), by Stefano Liberti and Andrea Segre, produced by ZaLab with the support of the Open Society Foundations. The movie will be released in March 2012.  Today we show a trailer, available at this link. (The documentary will be available for screening at the end of March 2012.
To organize a screening please contact us at distribuzione@zalab.org).
 
Regardless to the forthcoming final verdict of the European Court of Human Rights, we urge prof. Mario Monti to announce solemny and clearly during his official visit in Libya that Italy is not going to make “push back operations” in high seas any more.
 
We hope this first meeting with the new Libyan Authorities will be a first step to turn over a shameful past and to start a new way to cope with migration in full compliance with international obligations and human rights.
 
 
 
 

Lettera di Amnesty International al Presidente del Consiglio Monti sugli accordi di cooperazione con la Libia

Amnesty International scrive al presidente del Consiglio Monti in occasione della visita in Libia: "La cooperazione con Tripoli sia basata sui diritti umani"

CS006: 19/01/2012

In vista della prossima visita in Libia del 21 gennaio, Amnesty International ha scritto oggi al presidente del Consiglio Mario Monti, chiedendo al governo italiano di prendere in considerazione una serie di raccomandazioni relative alla situazione dei diritti umani in Libia e alla tutela dei diritti umani dei migranti e dei richiedenti asilo.

Per favorire le profonde riforme indispensabili per dare vita a un sistema di garanzie che rappresenti una rottura con l'eredità della totale impunità per le violazioni dei diritti umani lasciata dal precedente governo libico, Amnesty International sollecita il governo italiano ad assicurarsi che il rispetto dei diritti umani e la responsabilità per le violazioni dei diritti umani permeino tutte le discussioni con le autorità libiche, nonché a offrire assistenza nello sviluppo e nell'attuazione di un programma globale di riforme nel campo dei diritti umani nel paese.

A questo proposito, il governo italiano dovrebbe incoraggiare le autorità libiche, tra l'altro, a:
  • adottare le misure necessarie per abolire la pena di morte;
  • riformare i settori della sicurezza e delle forze di polizia, così come il sistema giudiziario penale;
  • porre fine agli arresti arbitrari e garantire che i detenuti abbiano accesso a un avvocato;
  • sradicare la tortura e gli altri trattamenti, disumani e degradanti;
  • porre fine a qualsiasi tipo di discriminazione e adottare misure concrete per proteggere da violenza, minacce, intimidazioni e abusi coloro che sono sospettati di essere migranti irregolari;
  • ratificare la Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati e il suo Protocollo del 1967 e cooperare pienamente con l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Riguardo alla cooperazione in materia d'immigrazione tra Italia e Libia, Amnesty International chiede al governo italiano di:
  • desistere dal condurre qualsiasi operazione di "respingimento" (rinvio forzato) in mare verso la Libia o di cooperazione con la Libia nell'intercettare migranti e respingerli;
  • mettere da parte il Memorandum d'intesa sul "controllo delle migrazioni", firmato con il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) il 17 giugno 2011, fino a una revisione approfondita dell'incidenza sui diritti umani degli accordi firmati dai due paesi in questo settore, e finché non siano state introdotte le necessarie modifiche, al fine di garantire che il "controllo dell'immigrazione" non abbia mai luogo a spese dei diritti umani;
  • assicurarsi che ogni forma di cooperazione con le autorità libiche, futura e in corso, in materia di immigrazione sia assolutamente trasparente e subordinata all'impegno e alla capacità delle due parti di rispettare appieno i diritti umani di richiedenti asilo, rifugiati e migranti, e che sia coerente con il diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale dei rifugiati.
La lettera di Amnesty International ricorda come i precedenti accordi in materia di "controllo dell'immigrazione" abbiano comportato gravi violazioni dei diritti umani, tra cui le operazioni di "respingimento" (rinvio forzato) in mare verso la Libia, risultanti in arresti arbitrari, tortura e detenzione a tempo indeterminato in condizioni disumane. Vengono citati, tra gli altri, il Protocollo tra la Repubblica italiana e la Gran Giamahiria araba libica popolare socialista, firmato dal ministro dell'Interno italiano e dal suo omologo libico il 29 dicembre 2007 (modificato nel 2009), il Protocollo aggiuntivo tecnico-operativo, firmato dal Capo italiano di polizia e dal suo omologo libico (lo stesso giorno) e le disposizioni pertinenti del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione firmato nell'agosto 2008 dall'ex primo ministro Berlusconi e dall'allora leader libico Muammar al-Gheddafi.

Ha destato motivi di preoccupazione anche il Memorandum d'intesa firmato il 17 giugno 2011 tra le autorità italiane e il Cnt, con cui le due parti hanno confermato il loro impegno a una gestione comune dei flussi migratori attraverso l'applicazione degli accordi già esistenti di cooperazione sull'"immigrazione irregolare", nonché all'aiuto reciproco e alla cooperazione nella "lotta contro l'immigrazione irregolare", anche attraverso il "rimpatrio di immigrati irregolari".

Amnesty International ha già avuto modo di esprimere la sua seria preoccupazione in merito a questo sviluppo. Durante il conflitto in Libia, gli africani subsahariani sono stati particolarmente soggetti ad arresti arbitrari da parte delle forze che si opponevano al colonnello Gheddafi, basati sul colore della loro pelle e sulla convinzione che le forze di Gheddafi utilizzassero mercenari centroafricani. Un rapporto del Segretario generale dell'Onu al Consiglio di sicurezza, presentato il 28 novembre 2011, ha evidenziato che circa 7000 persone erano detenute nelle carceri e nei centri di detenzione improvvisati della Libia, molti dei quali sotto il controllo di brigate rivoluzionarie.

Dal momento della nomina del nuovo governo libico, nel mese di novembre, Amnesty International ha continuato a ricevere segnalazioni da parte di africani subsahariani che denunciano di essere perseguitati, minacciati e maltrattati. I rappresentanti di Amnesty International che hanno visitato il centro di detenzione di Ain Zara, sono venuti anche a conoscenza di circa 400 africani subsahariani, arrestati nel dicembre 2011 durante la loro fuga in barca verso l'Europa. Molti di loro hanno riferito di continuare a essere detenuti senza alcuna accusa formale in un centro di detenzione a Tripoli.
 
FINE DEL COMUNICATO                                                                          Roma, 19 gennaio 2012

Per approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it
 
 
 

giovedì 24 novembre 2011

Petizione Diritto di scelta per il rilascio di un titolo di soggiorno ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia

Vi chiediamo di sostenere
diffondere e sottoscrivere
questa importante petizione:

Diritto di scelta
Petizione per il rilascio di un titolo di soggiorno
ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia



Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi. 

Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all'interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile.

Centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ma ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento, rischiano di risultare vani senza la garanzia di un futuro, senza la prospettiva di un titolo di soggiorno che permetta loro di scegliere se stare o ripartire, se tornare in Libia o al proprio paese d'origine.

Pur provenendo dalla Libia, sono nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d'Avorio, in Bangladesh o in Pakistan, per questo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d'asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego nella stragrande maggioranza dei casi. 

I ricorsi, molto onerosi, non saranno comunque in molti casi sufficienti, così, dopo aver subito la violenza delle torture libiche o la minaccia dei bombardamenti, il destino di migliaia di persone rischia di essere l'irregolarità.

Non possiamo permettere che nelle nostre città, nei quartieri e nelle strade che abitiamo, sia ancora una volta alimentato lo spazio d'ombra della clandestinità, consegnando migliaia di donne e uomini allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità.

Per questo, chiediamo l'immediato rilascio di un titolo di soggiorno umanitario attraverso l'istituzione della protezione temporanea (art 20 TU) o le altre forme previste dall'ordinamento giuridico.

Una questione di dignità, di democrazia e di giustizia.


Progetto Melting Pot Europa
Uff. Stampa 049 9816789 
Fax 049 664589


28 novembre, Catania: Manifestazione ed Assemblea interetnica "Lavoro Diritti Libertà. Mai più clandestini, ma cittadini"

Contro la sanatoria truffa rilanciamo la lotta per il permesso di soggiorno per tutti - Dopo le mobilitazioni della fine dell’anno scorso i migranti ritornano in piazza per rivendicare il loro diritto alla libera circolazione ed alla piena regolarizzazione. Nella nostra provincia risiedono circa 26.000 migranti ed oltre 3000 hanno richiesto nel settembre 2009 di regolarizzarsi come colf o badanti, non essendoci altra opportunità. Ciò ha costretto i lavoratori nell’agricoltura e nell’edilizia, i venditori ambulanti a trasformarsi in badanti, vittime del mercato dei contratti in mano alla criminalità organizzata, che li ha derubati ed ingannati. Dopo oltre 2 anni sono centinaia le pratiche ancora inevase, ed ancor di più le pratiche definite negativamente con motivazioni pretestuose. Praticamente si infierisce contro le vittime e marginalmente contro i carnefici. In preparazione della giornata globale di azione contro il razzismo il prossimo 18 dicembre riprendiamo la piattaforma delle precedenti mobilitazioni:

1) rilascio del permesso di soggiorno per chi ha partecipato alla “sanatoria truffa” ed estensione generalizzata della regolarizzazione a tutte le tipologie di contratto e di lavoro autonomo;

2) prolungamento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro e ritiro della circolare “Manganelli”;

3) rilascio del permesso di soggiorno per chi denuncia il datore di lavoro in nero;

4) la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti, compreso il megaCara di Mineo

5) riconoscimento del diritto di voto per chi vive in Italia da almeno 5 anni;

6) riconoscimento della cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia



Basta con i governi antipopolari al servizio dei ricchi, che impoveriscono sempre più i lavoratori, condannandoci ad una vita precaria e che distruggono il futuro dei nostri figli!

LAVORO, DIRITTI, LIBERTA’

MAI PIU’ CLANDESTINI, MA CITTADINI!

LUNEDI’ 28 novembre assemblea interetnica

dalle 18 in piazza Stesicoro

Coordinamento immigrati contro la sanatoria truffa
Rete Antirazzista Catanese
Rete catanese 15ottobre

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Sottoscrivete l’appello, diffondetelo. Mobilitiamoci in ogni città

Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi. Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all’interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile.

continua:


mercoledì 2 novembre 2011

La Libia, Trapani e un futuro senza eserciti

Otto mesi fa il popolo libico insorgeva contro la dittatura del colonnello Gheddafi. Dopo una guerra civile durissima, l’intervento militare Onu/Nato e l’esecuzione del dittatore a favore di telecamera, sta per concludersi una delle pagine più drammatiche della storia recente.
 
Otto mesi fa abbiamo salutato con gioia e solidarietà la rivolta del popolo libico, così come tutte le mobilitazioni che nel mondo arabo hanno dato vita alle “primavere”: processi di cambiamento contraddittori e difficili, dagli esiti ancora incerti ma sicuramente importanti per il futuro del Mediterraneo e, probabilmente, di tutto il pianeta.
 
A differenza della Tunisia e dell’Egitto, dove la spinta popolare ha neutralizzato pacificamente la repressione ma non senza gravi lutti, in Libia l’insurrezione si è trasformata in una lunga e sanguinosa guerra civile sul cui fuoco hanno soffiato da più parti gli apparati della propaganda e della disinformazione. Oggi la nuova Libia del Consiglio nazionale transitorio scommette su un futuro di libertà e democrazia, ma temiamo che questi buoni propositi saranno inevitabilmente condizionati dalle pesanti ipoteche di marca occidentale.
 
Sette mesi fa abbiamo manifestato la nostra più ferma opposizione all’intervento militare in Libia voluto da Francia e Regno Unito e innescato dalla risoluzione Onu 1973. Un’operazione di guerra alla quale hanno partecipato altri paesi, occidentali e filo-occidentali, poi inquadrata nel collaudato dispositivo dell’Alleanza atlantica. Già a marzo denunciammo l’interesse delle potenze occidentali per il petrolio e il gas della Libia e l’intento di addomesticare a suon di bombe le istanze di emancipazione del popolo libico. Una facile previsione successivamente confermata, a settembre, dal bagno di folla a Bengasi e Tripoli di David Cameron e Nicolas Sarkozy.
 
Per tutti questi motivi, il nostro augurio per le sorti del popolo libico è che libertà e democrazia non diventino parole svuotate di ogni significato.

In questa storia, l’Italia ha svolto il solito ruolo di portaerei della Nato mettendo a disposizione sette basi militari, e garantendo la tutela dei suoi interessi in continuità con la vecchia amicizia con il precedente regime: a giugno il ministro degli Esteri Frattini ha rinnovato gli accordi anti-immigrazione con il governo provvisorio di Bengasi e, giusto pochi giorni fa, le squadre speciali della Marina militare hanno riattivato i giacimenti di petrolio e gas dell’Eni in Libia. Le dittature passano, il capitalismo resta.


L’aeroporto di Trapani-Birgi ha subìto una drastica riduzione del traffico civile per fare spazio alle operazioni militari. All’inizio, operatori turistici e politici locali tentarono, senza troppa convinzione, di opporsi alla chiusura dell’aeroporto attivando un curioso (e ipocrita) meccanismo di rimozione: “A Trapani non c’è la guerra”, si diceva. “I turisti possono stare tranquilli”.
 
E invece la guerra a Trapani c’è stata, con i cacciabombardieri che si levavano tutti i giorni in cielo per andare a bombardare la Libia, mentre la rassegnazione della città veniva comprata con le promesse di risarcimento economico da parte del governo.
 
Oggi come allora, torniamo a dire che l’unica soluzione per Birgi è la sua smilitarizzazione. Mandare via i militari restituirebbe dignità a questo territorio, rappresenterebbe un impegno concreto per la pace, e libererebbe le potenzialità economiche e produttive di questa provincia attualmente soffocate dall’ingombrante presenza delle forze armate italiane e internazionali. Ne sanno qualcosa gli abitanti delle campagne marsalesi, giustamente preoccupati per la prossima realizzazione del nuovo e potentissimo radar dell’Aeronautica militare di contrada Perino: una portata di 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. Niente male per un territorio già flagellato da malformazioni congenite e tumori sui quali lo Stato italiano non ha mai fatto chiarezza.
 
Ce ne sarebbe abbastanza per alzare la testa e rifiutare per sempre gli eserciti e le servitù militari, pensando alla Libia e a tutto quello che è successo e che potrebbe succedere anche in futuro.

coordinamentoperlapace@yahoo.it

01/11/2011


giovedì 29 settembre 2011

1 ottobre, Palermo: Incontro-conferenza Skype "Il prezzo della libertà - La Tunisia fra migrazione e rivoluzione"

Il prezzo della libertà - la Tunisia fra migrazione e rivoluzione


Il 17 Dicembre 2010 Mohamed Bouazizi, giovane venditore ambulante di 26 anni abitante a Sidi Bouzid si dà fuoco in segno di protesta di fronte il governatorato di Sidi Bouzid provocando un insurrezione popolare che porterà alla clamorosa caduta del regime totalitario di Zine Abidine Ben Ali.


Sono passati otto mesi dalle rivolte di Sidi Bouzid, nei mesi post rivoluzione i popoli arabi hanno pagato e pagano tutt’ora il prezzo della libertà. Allo scoppio delle guerra in Libia migliaia di famiglie libiche in fuga dalla guerra si riversano nei confini tunisini trovando una dignitosa accoglienza da parte del popolo tunisino, che nonostante i problemi economici post-rivoluzione è riuscito a dare vitto e alloggio a 900 mila anime in fuga dalla morte.

Il blogger Rabih Bouallegue e l’attivista Judith Gleitze ci racconteranno della loro esperienza nei campi profughi al confine libico-tunisino.

Via Skype discutiamo la situazione attuale della regione di Tataouine e a Tunisi con Karim Hawat, associazione Benevolus, e Simone Santi, economista e autore dell libro "IO NON HO PAURA.Tunisi diario di una rivoluzione".


Sabato , 1 ottobre 2011, ore 18:30

Bar Libreria GARIBALDI, Via A. Paternostro 46/Piazza Cattolica 1, PALERMO


forum antirazzista di palermo – borderline-europe



venerdì 2 settembre 2011

La "best practise", ovvero la faccia tosta del ministro Maroni

L'anti-bavaglio
 
la rubrica di Luigi Riccio

RUBRICHE
. “In questi ultimi mesi sono arrivati in Italia 57.000 profughi: 13.000 sono stati già rimpatriati e si prevede di arrivare a quota 30.000 entro l’anno” annuncia il ministro dell’Interno Roberto Maroni, durante il suo intervento al Meeting di Rimini nell’ambito del dibattito “Mare Nostrum” il 26 agosto. Secondo il ministro, “la valutazione delle richieste di asilo viene effettuata con un rigore non persecutorio, così da garantire a chi ha il diritto di restare in Italia di farlo, e a chi invece non ce l'ha, di essere rispedito a casa propria”.
Ma non spiega però il modo in cui la prima cifra è stata raggiunta, tantomeno come si pensa di lambire la seconda. Ciò che si sa è che le notizie sui respingimenti denunciate da associazioni e giornalisti parlano di tutt’altro rigore, se non proprio “persecutorio”, certamente “massivo”.

Fino alla Primavera Araba, ha proseguito Maroni, sul fronte dell’immigrazione clandestina si era arrivati a risultati straordinari “con una riduzione statistica del 90%”. Nessun cenno al fatto che a garantire questi dati erano gli accordi disumani (Trattato di Bengasi, 2008) stipulati con il dittatore Muammar Gheddafi, che è costato torture stupri e prigionia a migliaia di immigrati transitati per la Libia alla volta dell’Italia. Non ne fa cenno perché secondo il ministro “il nostro modello di accoglienza è una best practice in Europa” nonostante l’Onu abbia definito i respingimenti una violazione del diritto internazionale e l’Italia sia attualmente sotto processo alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Maroni spera di rimpatriare altri 17.000 immigrati in quattro mesi, cioè 4.000 in più di quelli che ha rispedito a casa in otto. Non dice come lo farà, se seguendo gli obblighi del diritto internazionale o le scorciatoie già sperimentate in passato, ostruite per un po’ e adesso di nuovo praticabili. Non dice chi sono i 17.000 immigrati, se avranno la possibilità di richiedere asilo o saranno pescati in mare, identificati alla bell’e buona e rimandati da dove sono venuti. Ma si sa, la “best practise” è speciale: non ha bisogno di dettagli.
 


APPELLO : Venezia 2011 - Il cinema con i migranti

Con questo appello noi registi, attori, produttori e artisti del mondo del cinema vogliamo lanciare un messaggio all'opinione pubblica e alle istituzioni, per contribuire con la nostra voce, oltre che con i nostri racconti, alla costruzione di una società meno soggetta a chiusure e derive xenofobe e più preparata a comprendere i flussi di immigrazione e a dialogare con i nuovi cittadini.
 
Chiediamo che:

1. Si intensifichino gli sforzi a livello internazionale per ridurre l'eccidio intollerabile di profughi in fuga dalla Libia. E' disumano ciò che è successo dal marzo 2011 ad oggi: civili in fuga da un Paese sotto attacco militare sono stati lasciati completamente soli ad affrontare il mare, con un bilancio di almeno 1500 vittime. E' dovere umanitario internazionale ed italiano in primis fare di tutto perché chi fugge da una guerra a cui il nostro stesso paese partecipa, peraltro con l’obiettivo dichiarato di proteggere i civili, sia adeguatamente tutelato.

2. Si riconosca senza esitazione a tutti i profughi in fuga dalla Libia la possibilità di ottenere o una protezione umanitaria in Italia o, se espressamente richiesto dalla persona interessata, un rimpatrio assistito nel proprio Paese di provenienza.

3. Contemporaneamente ci si impegni a non replicare mai in futuro la scellerata politica dei respingimenti, attivata nel maggio 2009 con l'allora “amico” Gheddafi nonostante le denunce di vari organismi internazionali. Nessun respingimento in mare è accettabile, né verso la Libia né verso altri Paesi, come purtroppo sembra stia succedendo nelle ultime settimane verso la Tunisia.

4. Venga abolito il reato di clandestinità e si blocchi il prolungamento a 18 mesi della detenzione nei CIE, Centri di Identificazione ed espulsione, la cui organizzazione e funzione va completamente ripensata essendo diventati luoghi di intollerabile sospensione dei diritti, di forte umiliazione delle dignità personali e di isolamento civile e democratico. Venga a questo proposito revocata la circolare ministeriale che impedisce l'accesso di giornalisti e altri osservatori nei Centri stessi.

5. Venga pensato e finanziato un vasto programma di diffusione culturale e sociale di pratiche di accoglienza e integrazione. Da una parte vengano rivisti i modi di gestione dei vari centri di accoglienza, in particolare i CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), troppo spesso ridotti a semplici dormitori isolati e spersonalizzati; dall'altra si attivino percorsi culturali di conoscenza, incontro e informazione per ricostruire una società aperta e solidale.

6. Venga riconosciuta la piena cittadinanza ai giovani 2g, ovvero i cittadini cresciuti in Italia ma figli di stranieri.

In collaborazione con le reti attive della società civile antirazzista, terremo alta l'attenzione su questi temi e rimaniamo sin da subito disponibili a collaborare con i nostri film a percorsi di educazione e conoscenza in scuole, università, biblioteche e altri luoghi di incontro in tutte le Regioni Italiane.

Primi firmatari:

Andrea Segre, Guido Lombardi, Marco Paolini, Giuseppe Battiston, Valerio Mastrandrea, Elio Germano, Roberto Citran, Gaetano Di Vaio, Luca Bigazzi, Francesco Bonsembiante, Marco Tullio Giordana, Daniele Vicari, Daniele Gaglianone

Invitiamo altri registi, attori, produttori e artisti del mondo del cinema ad unirsi all'appello inviando un breve messaggio e la propria firma a:
o via sms al +39 333/6127483

L'8 settembre alle 14.30 presso la Casa delle Giornate degli Autori verrà reso noto l'elenco completo dei firmatari e verranno letti alcuni messaggi.
 
 

martedì 23 agosto 2011

Marinella Correggia sulla Libia

Lettera a Corradino Mineo

A Rainews 24: anche voi ignorate la strage Nato e confondete le acque (tutti sul carro del vincitore)

Tacete i massacri, ripetete banalità, confondete armati con civili, senza batter ciglio ripetete la versione Nato (o dei"ribelli")
 
22 agosto 2011 - Marinella Correggia

Leggo il vostro sito e capisco quanto siete cambiati, dal tempo di Falluja...
  
Ora perfettamente allineati, tacete i massacri, ripetete banalità, confondete armati con civili, senza batter ciglio ripetete la versione Nato (o dei"ribelli"). Siete in buona compagnia, peraltro.

Vi mando questo riscontro, frutto di una notte insonne su internet, fra le "voci" dei media e la realtà vissuta da testimoni a Tripoli (quali voi non siete). Li ho sentiti al telefono, dopo averli incontrati settimane fa. Altro che festeggiare. Sono tutti barricati in casa. Alcuni assai spaventati.
  
Cercate di essere meno banali e non indulgete anche voi nel fascino orrendo delle armi e degli armati, come i vostri colleghi e colleghe con elmetto e aria eccitata. Ah, i cronisti di guerra! 
  
E possibile che la vera ragione di questa guerra basata sulle menzogne non vi indigni?
  
 

Allegati

domenica 8 maggio 2011

10 maggio, Palermo: Nord-Africa, Incontro per raccolta umanitaria, presidio e manifestazione

Martedi 10 maggio alle ore 17.30

presso la sede della CGIL di Via Giovanni Meli a Palermo

Incontro con all'ordine del giorno:



1) organizzare interventi e raccolta umanitaria a favore delle popolazioni al confine tra la Tunisia e la Libia: si tratta di 200.000 persone di varie nazionalità

2) presidio di fronte al consolato tunisino per la mattina del giorno 14 di sostegno alle istanze del popolo tunisino

3) presidio manifestazione a Piazza Verdi per ricordare Al Nakba del popolo palestinese e di sostegno alla Freedom Flottilla.



sabato 9 aprile 2011

13 aprile, Palermo: Incontro su "Libia: la resistenza delle donne"

Mercoledì 13 alle 17.00

presso l'Istituto Gramsci

(Cantieri culturali alla Z
isa)

la Biblioteca delle donne UDIPALERMO

propone un incontro sul tema

Libia:
la resistenza delle donne


mercoledì 30 marzo 2011

1 aprile, Palermo: Libia, oltre il petrolio. Le ragioni di un popolo in lotta


Venerdì 1 aprile - ore 18.30

Laboratorio Zeta

Via Boito 7

il Forum Antirazzista di Palermo

presenta

Libia, oltre il petrolio:le ragioni di un popolo in lotta

Tommaso Baris, Laboratorio Zeta
Introduzione

Igor Cherstich, antropologo – SOAS, LondraLe tribù in Libia

Proiezione di un video di testimonianza sulla lotta libica

Francesca Di Pasquale, ex archivista presso l’Archivio nazionale libico, Tripoli:
L'Occidente a Tripoli

Carlo Giordano, ex docente presso l’Università di MisrataMisrata: dalla noia alla rivolta

Federico Salvaggio, ex docente presso l’Università Garyounis, Bengasi:
Religione e regime a Bengasi



25 marzo, Tunisia: Appello del Forum dei diritti economici e sociali in Tunisia

Il forum dei diritti economici e sociali in Tunisia

Tunisi, 25 marzo 2011

Abbiamo saputo che due ministri italiani, il ministro degli esteri Frattini e quello dell'interno Maroni, intendono fare una visita a Tunisi. L'obiettivo di questa visita è fare pressioni sul governo provvisorio tunisino affinché, da una parte, sia efficiente e rigoroso nel fermare le partenze di persone che vogliono emigrare verso i paesi dell'Unione europea e, dall'altra, accetti il rientro di massa degli immigrati clandestini tunisini o di altre nazionalità che al momento si trovano a Lampedusa.

Sappiamo che la Tunisia sta vivendo un momento difficile della sua storia e si sta avviando verso un regime democratico, affrontando molte difficoltà per farla finita con un sistema dittatoriale e corrotto. In più, malgrado le difficoltà del nostro paese, la Tunisia ha accolto a partire del 20 febbraio 2011 oltre 160.000 persone provenienti dalla Libia attraverso la frontiera di Ras Ejdir. La Tunisia ha affrontato questa emergenza, basandosi sui propri mezzi e attraverso una campagna di solidarietà attivata soprattutto dai cittadini tunisini senza nessuna lamentela e senza chiedere alcun aiuto alla comunità internazionale, ai cittadini, agli Stati o agli organismi internazionali.

Per tutto quello che è stato fin qui detto, il Forum dei diritti economici e sociali della Tunisia si rivolge al governo tunisino con le seguenti richieste :

1. La Tunisia deve essere ferma e decisa nel rifiutare la richiesta delle autorità italiane riguardo al rimpatrio di massa e obbligatorio degli immigrati.

2. La Tunisia deve interrompere l'attuazione degli accordi sulle questioni migratorie, accordi stipulati con l'ex regime dittatoriale che non prendevano in considerazione i diritti dei cittadini tunisini.

Inoltre il Forum sociale tunisino chiede al governo italiano quanto segue:

1. Di prendere in considerazione la delicata situazione nella quale si trova attualmente la Tunisia dopo la rivoluzione, di prendersi le proprie responsabilità verso un paese partner della comunità europea e di attivare le conseguenti forme di protezione provvisoria per i cittadini tunisini espatriati.

2. Di trasferire immediatamente gli immigrati che si trovano attualmente a Lampedusa verso altri località e posti più sicuri, dove si possano offrire loro condizioni di vita che rispettino la dignità umana, e di proteggerli secondo quanto stabilito dalle leggi internazionali.

3. Di combattere le manifestazioni a carattere razzista contro gli immigrati, nei confronti delle quali esprimiamo il nostro sdegno e rifiuto.

4. Di offrire tutte le agevolazioni necessarie ai componenti della società civile tunisina affinché possano dare il loro contributo per occuparsi degli immigrati nei posti in cui si trovano.

Infine, il Forum chiede a tutta la comunità europea di prendere atto delle proprie responsabilità nei confronti della Tunisia, un paese partner dell'Europa che sta vivendo un periodo difficile e che, nonostante questo, si sta facendo carico, con i suoi pochi mezzi, di un'altra emergenza migratoria che proviene dalla Libia.



Per il Forum dei diritti sociali e economici, il Presidente

Abd el Gialil el Bedui

lunedì 21 marzo 2011

21 marzo, Palermo: Incontro straordinario del Forum antirazzista al Laboratorio Zeta sull'emergenza Libia e sulle discriminazioni

Oggi lunedì 21 marzo ore 19.00
Laboratorio Zeta

riunione straordinaria del Forum Antirazzista

All'Ordine del giorno:

- Emergenza Libia: dall'alba della pace alla notte della guerra

- Proposta manifestazione regionale a Birgi aeroporto
GIOVEDI' 24 MARZO ORE 15.30

- Istituzione di campi di concentramento per coloro che scappano dalla guerra: Lampedusa, Mineo...

- Restrizione della libertà personale, caccia allo straniero: istituzione di un Osservatorio contro le discriminazioni "Noureddine Adnane"



domenica 6 marzo 2011

8 marzo, Palermo: Dibattito pubblico "Quali speranze e quali ostacoli le rivolte libica e tunisina portano in sé?"

Martedi 8 Marzo 2011

alle ore 19,30

in via Schioppettieri 8

(traversa di corso Vittorio Emanuele al semaforo con via Roma)

presso il circolo "Left"



Quali speranze e quali ostacoli
le rivolte libica e tunisina portano in sé?

Incontro di approfondimento sulla situazione libica con Farid Adly, giornalista libico di "Radio Popolare" che vive in Sicilia (ad Acquedolci) da parecchi anni, direttore dell'agenzia di stampa sui paesi arabi "ANBAMED" e collaboratore del Corriere della Sera, e altri. Lunedì scorso è stato ospite a "L'infedele" di Gad Lerner.

Dalla Tunisia all’Egitto, dallo Yemen alla Libia, i popoli si rivoltano contro le restrizioni delle libertà, contro i sistemi autoritari, contro il carovita, contro i muri che si innalzano per impedire la libertà di circolazione, per la democrazia, la libertà, la dignità, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti fondamentali.

Emerge la centralità della questione sociale
e del suo stretto legame con la questione politica:
quali speranze e quali ostacoli queste rivolte portano in sé?

Intervengono inoltre anche

Fateh Hamdan, de "La casa della cultura araba Al Quds"

Zaher Darwish, responsanbile migranti CGIL Palermo

Salvo Lipari e Tommaso Mazzara
 
 

giovedì 3 marzo 2011

4 marzo, Palermo: Maditerraneo: un mare di lotte

Venerdì 4 marzo ore 17.30

Laboratorio Zeta

"Mediterraneo: un mare di lotte"

Le rivolte che da mesi attraversano i Paesi del Mediterraneo (Tunisia, Algeria, Egitto, Libia) ci pongono diversi interrogativi e non possono lasciarci indifferenti. Nei loro confronti, l'opinione pubblica occidentale prova a volte un timore razzista per possibili " invasioni di immigrati" sulle nostre coste, altre volte un'apparente simpatia che nasconde la giustificazione per un intervento militare della Nato affinché sia possibile continuare lo fruttamento delle risorse di questi Paesi.

Noi vogliamo cogliere in esse il protagonismo delle masse, tra cui molti giovani, che irrompono sulla scena della politica e danno voce alla ribellione del XXI secolo.

Proveremo ad analizzarle, per comprenderne le cause, capire i loro possibili sbocchi politici, trovare i nessi tra le varie forme del conflitto sociale nel Mediterraneo.

Coordina: Amalia Chiovaro (Giovani comunisti Palermo)

Intervengono:

Fabio Amato ( Responsabile nazionale Esteri Rifondazione comunista)
Zaher Darwish ( Responsabile Immigrazione CGIL)
Marco Pirrone (Sociologo, Ricercatore Lettere e Filosofia)
Fulvio Vassallo Paleologo ( Giurista, Ricercatore Giurisprudenza)

A seguire si terrà una cena sociale il cui incasso sarà devoluto al conto aperto dall'associazione Ciss.

Con questo vogliamo dare un segno concreto della nostra solidarietà a Nourredine Adnane e alla sua famiglia, e abbiamo deciso di dare inizio a una sottoscrizione, una raccolta fondi che consenta di far fronte alle necessità immediate sue e della sua famiglia, e contribuisca alle spese sanitarie.

Invitiamo tutti coloro che non si sono riconosciuti nella insensibile applicazione delle regole in una città senza regole a dare il loro contributo, con un versamento sul conto intestato a Cooperazione Internazionale Sud Sud:

IBAN: IT42 H030 3204 6050 1000 0001 629
CREDEM - Agenzia 6 - via Damiani Almeyda 42 - Palermo

Utilizziamo questo conto esclusivamente per Nourredine Adnane, in modo che tutta la raccolta sia tracciabile e trasparente; vi invitiamo quindi a non fare donazioni in contanti, ma soltanto bonifici.



sabato 22 gennaio 2011

Immigrazione, Rita Borsellino: “Parlamento UE sconfessa governo italiano. Duro atto d'accusa di Straburgo ai rimpatri in Libia."

Strasburgo, 21 gennaio 2011

IMMIGRAZIONE, RITA BORSELLINO: “PARLAMENTO UE SCONFESSA GOVERNO ITALIANO, DURO ATTO D’ACCUSA DI STRASBURGO AI RIMPATRI IN LIBIA

”Una pratica “inammissibile, in violazione degli obblighi giuridici imposti dall’Ue”. E se è vero che il numero di immigrati sbarcati in Italia è diminuito, questo è stato ottenuto “a scapito dei diritti umani” e con “rischi per l'incolumità dei migranti”. E’ un grave atto d’accusa al governo italiano e ai rimpatri forzati in Libia quello contenuto nel documento approvato ieri dal Parlamento europeo. Tra le motivazioni della proposta di raccomandazione sui negoziati riguardanti l'accordo quadro UE-Libia, infatti, il Parlamento dichiara “inammissibile” la pratica del rimpatrio coatto in Libia, “alla luce della sistematica violazione dei diritti umani in Libia e della mancata abolizione della tortura e della pena di morte”. E per spiegare meglio i perché di questo giudizio negativo, prend e a esempio il caso italiano, criticando duramente l’operato del governo, con un monito anche alle parole del ministro degli Interni Roberto Maroni sulla vicenda dell’incidente del 12 settembre 2010 tra un peschereccio siciliano e una motovedetta libica: “Una motovedetta libica – si legge nel documento - donata dall'Italia, ha aperto il fuoco su un peschereccio italiano al largo delle coste libiche. La Libia ha presentato le proprie scuse, ma il ministro degli Interni italiano ha dichiarato ‘immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave con clandestini...’, come se, in quel caso, gli spari fossero giustificati”.Per Rita Borsellino, deputato a Strasburgo e membro della commissione Libertà civili e giustizia, “il Parlamento ha sconfessato totalmente la politica dei rimpatri adottata dall’Italia. In sosta nza – continua – è stata riconosciuta la fondatezza delle critiche che ho mosso in più di un’occasione, anche attraverso interrogazioni alla Commissione europea. Il dramma dell’immigrazione clandestina non può essere affrontato negando i diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione, dall’Europa e dalla Convenzione di Ginevra. Mi auguro, adesso, che Bruxelles faccia proprie le raccomandazioni del Parlamento e ponga fine a una pratica incompatibile con la democrazia e i basilari principi umanitari”.

>>LEGGI LA RELAZIONE - Procedura di relazione d'iniziativa recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sui negoziati riguardanti l'accordo quadro UE-Libia Commissione per gli affari esteri (13 dicembre 2011)

Di seguito le interrogazioni presentate in tema di immigrazione, respingimenti e accordo Ue-Libia:

1) Respingimenti e arresti di 250 rifugiati eritrei (19 luglio 2010) INTERROGAZIONE SCRITTA di Rita Borsellino (S&D) alla Commissione

2) Violazione del diritto di accoglienza ai rifugiati (14 febbraio 2010) INTERROGAZIONE SCRITTA di Rita Borsellino (S&D) alla Commissione

3) Accordo Unione europea - Libia su questioni attinenti all'immigrazione (18 settembre 2009) INTERROGAZIONE SCRITTA di Rita Borsellino (S-D) alla Commissione

4) Morte di 73 migranti nel Mediterraneo (1 settembre 2009) INTERROGAZIONE SCRITTA di David-Maria Sassoli (S-D), Gianluca Susta (S-D), Rita Borsellino (S-D) e Silvia Costa (S-D) alla Commissione











giovedì 11 novembre 2010

Trattato Italia-Libia: Meglio tardi che mai!

Approvata ieri dalla Camera una mozione per la revisione del trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, che mette in discussione un accordo scellerato che non tiene conto del diritto internazionale e comunitario e non rispetta i diritti umani dei migranti richiedenti asilo.

Per quanto la mozione giunga in ritardo rispetto a tutte le denunce di abusi e maltrattamenti fatti fino ad oggi dalla società civile italiana e dalle autorità internazionali e sia evidentemente spinta dall’esigenza di riequilibrare politiche interne, riconosciamo la fondamentale importanza di questo risultato.

Ci auguriamo che l’esito effettivo sia - come previsto - l’introduzione di procedure di controllo delle operazioni di contrasto dell’immigrazione clandestina e l’adozione di ogni iniziativa utile volta ad acquisire notizie certe sulle condizioni e la destinazione dei richiedenti asilo in Libia, anche – come recita la mozione stessa – “attivandosi con il Governo libico per consentire l'invio di una delegazione parlamentare italiana in visita ai centri di detenzione libici”.

Gli autori e la produzione di Come un uomo sulla terra continuano, con questo e con altri film, a denunciare le situazione di ingiustizia e discriminazione e le violenze subite da migliaia di migranti quotidianamente.

Per leggere il testo completo della mozione:

 

giovedì 7 ottobre 2010

Sulla questione rifugiati in Libia

QUESTIONE RIFUGIATI IN LIBIA

Ieri pomeriggio vi è stato un incontro tra il C.I.R. (Consiglio Italiano per i Rifugiati) e il Ministro dell’Interno Maroni con all’ordine del giorno la situazione dei migranti e rifugiati in Libia.

Riteniamo importante riportare le conclusioni di questo incontro.

Il CIR ha chiesto ed ottenuto dal Ministro Maroni, il sostegno del Ministero dell’Interno per mantenere la sua presenza e le sue attività in Libia. Maroni da parte sua ha ribadito che tutta la questione dei rifugiati in Libia dovrà essere una azione congiunta con l’Unione Europea ed ha ricordato l’importanza dell’Ufficio dell’Unione Europea di supporto al sistema asilo con sede a Malta, la cui apertura è prevista entro la fine dell’anno.

Va ricordato che la Commissione europea ha recentemente approvato un’azione che il CIR deve realizzare nei prossimi tre anni in Algeria e che è finalizzata a migliorare le condizioni di rifugiati e migranti. Il progetto cofinanziato dal Ministero dell’Interno, sarà attuato in partenariato con l’UNHCR Algeri, l’Unione Forense per la tutela dei diritti dell’Uomo e la Commissione algerina per la tutela dei diritti umani.

Notizia a cura di:
COMUNE DI PALERMO - Settore servizi Socioassistenziali
Centro studi e Documentazione sulle Migrazioni
centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it
Progetto “Osservatorio giuridico-legislativo sulle migrazioni”