www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


venerdì 2 settembre 2011

La "best practise", ovvero la faccia tosta del ministro Maroni

L'anti-bavaglio
 
la rubrica di Luigi Riccio

RUBRICHE
. “In questi ultimi mesi sono arrivati in Italia 57.000 profughi: 13.000 sono stati già rimpatriati e si prevede di arrivare a quota 30.000 entro l’anno” annuncia il ministro dell’Interno Roberto Maroni, durante il suo intervento al Meeting di Rimini nell’ambito del dibattito “Mare Nostrum” il 26 agosto. Secondo il ministro, “la valutazione delle richieste di asilo viene effettuata con un rigore non persecutorio, così da garantire a chi ha il diritto di restare in Italia di farlo, e a chi invece non ce l'ha, di essere rispedito a casa propria”.
Ma non spiega però il modo in cui la prima cifra è stata raggiunta, tantomeno come si pensa di lambire la seconda. Ciò che si sa è che le notizie sui respingimenti denunciate da associazioni e giornalisti parlano di tutt’altro rigore, se non proprio “persecutorio”, certamente “massivo”.

Fino alla Primavera Araba, ha proseguito Maroni, sul fronte dell’immigrazione clandestina si era arrivati a risultati straordinari “con una riduzione statistica del 90%”. Nessun cenno al fatto che a garantire questi dati erano gli accordi disumani (Trattato di Bengasi, 2008) stipulati con il dittatore Muammar Gheddafi, che è costato torture stupri e prigionia a migliaia di immigrati transitati per la Libia alla volta dell’Italia. Non ne fa cenno perché secondo il ministro “il nostro modello di accoglienza è una best practice in Europa” nonostante l’Onu abbia definito i respingimenti una violazione del diritto internazionale e l’Italia sia attualmente sotto processo alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Maroni spera di rimpatriare altri 17.000 immigrati in quattro mesi, cioè 4.000 in più di quelli che ha rispedito a casa in otto. Non dice come lo farà, se seguendo gli obblighi del diritto internazionale o le scorciatoie già sperimentate in passato, ostruite per un po’ e adesso di nuovo praticabili. Non dice chi sono i 17.000 immigrati, se avranno la possibilità di richiedere asilo o saranno pescati in mare, identificati alla bell’e buona e rimandati da dove sono venuti. Ma si sa, la “best practise” è speciale: non ha bisogno di dettagli.
 


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