Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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domenica 10 novembre 2013

Naufragio dell’11 ottobre - L’Italia sapeva e non è intervenuta

Fabrizio Gatti dalle pagine dell’Espresso denuncia i ritardi: omissione di soccorso. 268 morti, almeno 60 i bambini annegati.

Solo pochi giorni fa il Premier Letta da Dublino lanciava il suo monito: "sull’immigrazione l’Italia fa la sua parte, ma non è sufficiente, ora tocca all’Europa".

Sarebbe sufficiente una lettura neppure troppo attenta del parere sui CIE espresso dal Comitato Nazionale per la Bioetica commissionato proprio dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per far risultare l’affermazione del Primo Ministro un tantino azzardata, ma ecco che a pochi giorni da quelle frasi lanciate con tanta sicurezza dal premier con le "palle d’acciaio", emerge la verità su quale sia la parte che gioca l’Italia nello scacchiere delle politiche di controllo dell’immigrazione europee.

La denuncia viene dalla penna di Fabbrizio Gatti che, sulle pagine dell’Espresso, propone la ricostruzione dei fatti dell’11 ottobre scorso attraverso le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti.

A pochi giorni dalla strage del 3 ottobre infatti, un’altra barca con a bordo quasi 500 persone in fuga dalla Siria, 150 dei quali bambini, entrave nelle acque di nessuno, quelle in cui si gioca l’ormai decennale rimpallo di responsabilità tra Italia e Malta. In 268 persero la vita, almeno 60 i bambini annegati.

Secondo Mohanad Jammo, primario dell’Unità di terapia intensiva e anestesia dell’Ibn Roshd Hospita in Siria, "nella notte precedente al naufragio le raffiche di mitra sparate da una motovedetta libica avevano forato lo scafo che, alle 17.10, si è rovesciato ed è affondato. Un elicottero ha raggiunto il punto alle 17.30, sei ore e mezzo dopo la prima chiamata di emergenza. La prima nave militare maltese alle 17.51. Quelle due ore perse avrebbero permesso all’elicottero di arrivare alle 15.30, alla nave militare alle 15.51. E ai soccorritori partiti da Lampedusa, su un veloce pattugliatore della Guardia di Finanza, di essere operativi già poco dopo le 13 e non dopo le 18.30. Ci sarebbe stato insomma tutto il tempo per concludere il trasferimento dei passeggeri e metterli in salvo."

Così però non è andata. La puntale ricostruzione dei testimoni racconta di una serie di telefonate satellitari alla Guardia Costiera italiana in cui veniva lanciato l’SOS dal natante che imbarcava acqua, senza però che seguisse alcuna operazione di salvataggio. Solo dopo molte ore, una voce dall’altro capo del telefono avrebbe invitato i naufraghi a rivolgersi alle autorità maltesi.

Di seguito un estratto dall’articolo dell’Espresso. Di fatto la denuncia di un omicidio plurimo.

Il dottor Jammo spiega: «Ho chiamato il numero italiano prima delle 11 del mattino. Ha risposto una donna. Mi ha detto in inglese: dammi esattamente la posizione. Le ho dato le coordinate geografiche. Le ho detto: “Per favore, siamo su una barca in mezzo al mare, siamo tutti siriani, molti di noi sono medici, siamo in pericolo di vita, la barca sta affondando”. Se hanno una registrazione, sentiranno esattamente queste parole: “Stiamo andando verso la morte, abbiamo più di cento bambini con noi. Per favore, per favore, aiutateci, per favore”».

Per un’ora e mezzo non accade nulla: «Richiamo il numero, sono circa le 12.30. Ripeto chi sono. È la stessa donna. Mi risponde: “ok, ok, ok” e chiude. Ma non succede nulla. Nessuno ci richiama. Richiamo io dopo mezz’ora. Ormai è l’una del pomeriggio. La donna mi mette in attesa e dopo un po’ risponde un uomo. Mi dice: “Guardate, siete in un’area sotto la responsabilità delle forze maltesi”. Dovete chiamare la Marina maltese. L’ho supplicato: “Per favore, stiamo per morire”. E lui: “Per favore, potete chiamare le forze maltesi, adesso vi do il numero...”. Dalla mappa vedevamo che Lampedusa era a soli 100, 110 chilometri. Malta ad almeno 230 chilometri. Per questo avevamo chiamato gli italiani».

Il dottor Jammo aggiunge che l’uomo non gli ha detto il nome, il grado o il ruolo: «Ma per colpa della centrale di soccorso italiana abbiamo perso due ore fondamentali. Era rimasto davvero poco tempo per noi. È l’una e comincio a chiamare e richiamare i maltesi. Alle tre del pomeriggio mi assicurano che in 45 minuti sarebbero arrivati. Alle quattro mi dicono: “Ok, siamo sicuri della vostra posizione, ma abbiamo ancora bisogno di un’ora e dieci minuti per raggiungervi”. Dieci minuti dopo le cinque tutti i nostri bambini sono annegati e non è arrivato nessuno».


[ Melting Pot 9 novembre 2013 ]

sabato 9 novembre 2013

13 novembre, Palermo: Presentazione Dossier Statistico Immigrazione 2013

L'Assessorato Regionale della famiglia
delle Politiche Sociali e del Lavoro

presenta il

Dossier Statistico Immigrazione anno 2013

Palermo, 13 novembre 2013 ore 10.00
Assemblea Regionale Siciliana
piazza del Parlamento I - Sala Gialla




L'Assessorato Regionale della famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro presenta il Dossier Statistico Immigrazione anno 2013, un annuario socio-statistico dedicato al fenomeno dell'immigrazione in Sicilia, nel quale vengono riportati i dati provenienti dai comuni siciliani e quelli della Prefettura per avere una fotografia sullo stato attuale di tale situazione.

Interverranno, fra gli altri:

Giovanni Ardizzone, Presidente Assemblea Regionale Siciliana
Giuseppe Di Giacomo, Presidente VI Commissione legislativa
Ester Bonafede, Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro
Antonella Bullara, Dirigente generale dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali
Francesca Cannizzo - Prefetto di Palermo
Olga Marotti - UNAR
Maddalena Ruoppolo - UNAR
Ugo Melchionda - IOM
Abdelkarim Hannachi - IDOS
Angela Maria Peruca - LegaCoop Sociali Sicilia
Giuseppe Verde - professore Università di Palermo

Durante la giornata sarà possibile ritirare gratuitamente copia del Dossier Statistico Immigrati 2013.
Per maggiori informazioni https://dossierimmigrazione.eventbrite.it/


domenica 4 marzo 2012

9 marzo, Palermo: Convegno "L'immigrazione... che non si dice"


CONVEGNO
L’immigrazione … che non si dice 
Palermo, venerdì 9 marzo 2012
ore 09.30

Venerdì 9 marzo, alle ore 09.30, a Palermo presso la “Sala Gialla” di Palazzo dei Normanni (piazza del Parlamento, 1) si terrà il convegno “L’immigrazione … che non si dice”, durante il quale verranno presentati il Dossier Statistico Immigrazione, realizzato a cura di Caritas di Roma, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, e il libro “Sullo stesso barcone. Lampedusa e Linosa si raccontano”, realizzato dai cronisti volontari dell’Ufficio Migrantes di Messina.

Introdurrà i lavori il dott. Mario AFFRONTI, direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes di Palermo; a seguire, i saluti dell’on. Francesco CASCIO, presidente dell’Ars, dell’on. Giovanni ARDIZZONE, deputato dell’Ars e presidente dell’Associazione Parlamentare “Amicizia Sicilia-Tunisia”, di mons. Benedetto GENUALDI, direttore della Caritas Diocesana di Palermo, del dott. Alfonso CINQUEMANI, direttore del Centro Astalli di Palermo e di don Domenico LUVARÀ, delegato ispettoriale VIS Sicilia.
 
Il titolo del convegno è stato scelto allo scopo di raccontare un altro volto dell’immigrazione troppo spesso tenuto in secondo piano: L’immigrazione … che è risorsa; L’immigrazione … che è cronaca di prossimità; L’immigrazione … che è persona. Uomini e donne con progetti, sogni, desideri: che sono indispensabili per l’economia e la crescita del nostro Paese; che fanno fatica a praticare la cittadinanza a causa di una legge che li discrimina; che lanciano un appello a riconsiderare il nostro sistema di accoglienza nei confronti di chi è costretto a scappare dal proprio Paese e chiede protezione.
 
Il diac. Santino TORNESI, direttore dell’Ufficio regionale per le Migrazioni della C.E.Si., presenterà il fenomeno migratorio, nel contesto nazionale e regionale, alla luce del nuovo Rapporto; quindi, la dott.ssa Elena DE PASQUALE e il dott. Nino ARENA, autori del libro e don Stefano NASTASI, parroco di Lampedusa, racconteranno l’esperienza vissuta durante l’emergenza sbarchi 2011, evidenziando, anche attraverso la proiezione di un video, come la comunità di Lampedusa e Linosa vi abbia fatto fronte.
 
I lavori saranno moderati da don Sergio NATOLI, dell’Ufficio Migrantes di Palermo, e le conclusioni verranno affidate a mons. Giancarlo PEREGO, direttore generale della Fondazione Migrantes.

L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Parlamentare “Amicizia Sicilia - Tunisia” (grazie alla quale sarà possibile distribuire ai partecipanti copia del libro presentato), con il Centro Astalli di Palermo e con la Ong VIS Sicilia.

A quanti lo richiederanno, a conclusione dei lavori, verrà rilasciato l’attestato di partecipazione.

Per informazioni:
diacono Santino TORNESI cell. 338.2017995; e-mail: migrantes.me@tiscali.it




giovedì 22 dicembre 2011

28 dicembre, Trapani: Presidio antirazzista davanti al CIE Serraino Vulpitta e Controinformazione Antirazzista


28 DICEMBRE 1999-2011

ORE 15
PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.I.E. “SERRAINO VULPITTA”

ORE 18
CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA AL CENTRO STORICO
(VIA TORREARSA ANGOLO CORSO VITTORIO EMANUELE)

Nonostante il trascorrere del tempo, l’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga, riveste ancora oggi un significato importantissimo.

Dopo la realizzazione del nuovo Centro di identificazione ed espulsione di contrada Milo, una struttura che può internare 204 persone, circondata da muri e grate di metallo, sembrava ragionevole sperare in una chiusura del vecchio e malandato “Serraino Vulpitta”, meno capiente e comunque impresentabile alla luce di tutto quello che è successo, e che continua a succedere, tra le sue mura.

Vedere il “Vulpitta” chiuso sarebbe stata una magrissima consolazione, avendo un nuovo maxilager alle porte della città, e invece il vecchio CIE è rimasto al suo posto. Adesso Trapani è la provincia italiana con la più alta concentrazione di strutture di internamento per immigrati, governative e non, basti pensare al CARA di Salina Grande che all’occorrenza, in più di un’occasione, è stato tramutato  in CIE. Un triste primato che, per alcuni mesi, è stato perfino consolidato dalla creazione di un ulteriore campo, la famigerata tendopoli di Kinisia.

Tutto questo dimostra quanto il business dell’immigrazione sia un lauto boccone che fa gola ai soliti noti, la Cooperativa Insieme e il Consorzio Connecting People, che detengono il monopolio sull’immigrazione a Trapani e nel resto del paese. Infatti, l’appalto per la gestione del nuovo centro di Milo ammonta a più di sei milioni di euro.

Nonostante le rassicurazioni prefettizie, nei lager di Trapani ci sono sempre frequenti atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili. E da quando il periodo di detenzione è stato allungato fino a un anno e mezzo, la situazione è diventata ancora più disperata.
La logica dell’internamento non è casuale. Ricordiamo ancora bene i fatti di Lampedusa di questa estate: gestione delirante dell’accoglienza, creazione a tavolino di una vera e propria emergenza umanitaria, allestimento delle tendopoli, deportazioni di massa, rivolte, scontri tra immigrati e italiani. Lo Stato ha giocato pericolosamente la carta dell’esasperazione, una moderna strategia della tensione per alimentare paure e pregiudizi e giustificare così i peggiori provvedimenti repressivi.

Un razzismo istituzionale che va avanti da anni, alimentato dalle dichiarazioni irresponsabili di molti politici che nei loro proclami hanno soffiato sul fuoco dell’intolleranza. Dopo aver seminato tanto odio, adesso se ne raccolgono i frutti come dimostrano i recenti fatti di cronaca: l’assalto razzista al campo rom di Torino che ha preso a pretesto l’accusa falsa di una ragazzina, e la strage fascista di ambulanti senegalesi a Firenze.

Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso continuare a denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli. E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla repressione e al razzismo.

Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.

Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del nuovo CIE di contrada Milo.

Per la chiusura di tutti i CIE, dei CARA, dei centri SPRAR e di tutti gli altri campi di internamento per immigrati.

Per l’abolizione delle leggi razziste.

Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.

Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.

Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Arci aMalaTesta
Circolo P.R.C. “Mauro Rostagno” 
Comitato “29 Dicembre”
Coordinamento per la Pace
Giovani Comuniste/i
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”



giovedì 24 novembre 2011

25 novembre, Palermo: Noi e gli altri, Il dramma dell'immigrazione con proiezione del film "Terraferma"

Il Comitato Addiopizzo, insieme alla Scuola Media B. Siciliano di Capaci e la Sicilia Film Commission, promuove l'appuntamento "Noi e gli altri. Il dramma dell'immigrazione".

L'evento vedrà la partecipazione di Don Pierluigi Di Piazza, fondatore del centro di accoglienza "Ernesto Balducci" e autore del saggio "Fuori dal Tempio. La Chiesa al Servizio dell'Umanità".

Alla fine dell'incontro sarà proiettato "Terraferma", il film di E. Crialese, già premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia, che rappresenterà l'Italia alla corsa per l'Oscar come miglior film straniero.

Conduce i lavori il prof. Piero Riccobono.

Venerdì 25 novembre
Ore 20.45
Scuola del Cinema
Cantieri culturali della Zisa
Palermo

L'ingresso è libero
fino ad esaurimento posti

Si ringrazia vivamente il Centro Sperimentale di Cinematografia per la concessione degli spazi e delle attrezzature necessarie alla realizzazione dell'appuntamento.

Approfondisci l'evento sul sito www.addiopizzo.org


giovedì 27 ottobre 2011

27 ottobre, Palermo: Presentazione del 21° Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes

Caritas Italiana
Fondazione Migrantes
Conferenza Episcopale Siciliana
 
invitano alla presentazione del
Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes

Palermo - giovedì 27 ottobre 2011 - ore 10,30
Centro Stella Maris
Calata Marinai d'Italia (Porto di Palermo)

Rapporto realizzato in collaborazione con organizzazioni internazionali, strutture pubbliche e mondo sociale.

Presentazioni in contemporanea nelle Regioni italiane. Il Dossier verrà distribuito ai partecipanti fino ad esaurimento copie grazie al contributo dell'UNAR. Per i giornalisti sarà predisposta apposita documentazione.



giovedì 29 settembre 2011

Tunisia-Lampedusa-Palermo-Porto Empedocle-Tunisia: Adesso le traversate clandestine del Canale di Sicilia si concludono cosi'

Anche i tunisini della Moby Vincent sono stati rimpatraiti - Sono stati tutti fatti scendere dalla Vincent in mattinata e su dei bus condotti all'aeroporto di Palemo per essere rimpatriati. Dopo un vergognoso viaggio di una settimana almeno sulle CIE galleggianti.

http://www.siciliano.it/video.cfm?id=12539
 
 
Teleacras Agrigento del 29 settembre 2011
 
La nave "Moby Vincent" a Porto Empedocle. Un centinaio di immigrati, trattenuti a bordo, adesso in pullman e poi in volo verso il rimpatrio.
 
Eccola qui, a Porto Empedocle. Ancorata. Non e' una nave da crociera. E' la "Moby Vincent", ed e' stata ribattezzata il "Cie galleggiante". Si', il Centro di identificazione ed espulsione dei clandestini, sul mare. La domanda: che succede? La risposta, usando un esempio che tramanda la storia: durante i giorni del sequestro di Aldo Moro tanti brigatisti detenuti sono stati trasferiti nelle super carceri. E cosi' a Palermo la sera delle stragi di Capaci e via D'Amelio altrettanti boss sono stati deportati all'Asinara o a Pianosa. Ebbene, il pomeriggio del 21 settembre scorso, a Lampedusa, alcuni tunisini hanno incendiato il Centro d'accoglienza, e poi hanno fomentato una rivolta sull'isola, culminata nello scontro violento con residenti e forze dell'ordine. Il braccio dello Stato non ha ritardato la controffensiva. In 48 ore oltre mille tunisini sono stati trasferiti in fretta e furia da Lampedusa che, nel frattempo, e' stata dichiarata "Porto non sicuro", perche' il Centro, incendiato, non e' piu' capace di accogliere migranti. Altri extracomunitari sono sbarcati a Porto Empedocle, ed altri ancora, in viaggio di trasferimento, sono stati trattenuti a bordo delle navi della Moby Lines, tra Palermo e Porto Empedocle, tanto che la Procura di Palermo indaga su un presunto alquanto anomalo stato di detenzione a bordo. Nel frattempo, oggi, il centinaio di migranti ospiti della balena Moby Vincent sono sbarcati ancora sulla terraferma, la banchina del molo di Porto Empedocle, la discesa e la risalita, sui pullman, in viaggio verso un aeroporto, altro imbarco, e poi il decollo e poi il volo al rimpatrio. Adesso le traversate clandestine del Canale di Sicilia si concludono cosi'.

http://www.youtube.com/watch?v=6m7EhoYnUuw
 
 
 

martedì 27 settembre 2011

La Sicilia si doterà prsto di una sua legge regionale sull'immigrazione

L'assessore regionale alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro On. Andrea Piraino ha confermato la condivisione della campagna nazionale "L'Italia sono anch'io" dando conferma che la Sicilia anticiperà con una propria legge il diritto di voto agli immigrati.

Cordiali saluti,
Pippo Cipriani

Forum della Associazioni per l'Immigrazione di Palermo
Tel.  091588719 - 091320744
Fax. 091320521
Cell. 3355786169

IMMIGRATI: PIRAINO INCONTRA FORUM ASSOCIAZIONI PER L'IMMIGRAZIONE
PALERMO, 26 set 2011 (SICILIAE)

Oggi, nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Una buona percentuale di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del 18° anno di eta' si vedono riconosciuta la possibilita' di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Per fare si' che ci sia una piena integrazione, ben 19 organizzazioni della societa' civile hanno lanciato una campagna nazionale "L'Italia sono anch'io" per promuovere in ogni ambito l'uguaglianza tra persone di origine italiana e straniera.

Stamattina, l'assessore regionale alla Famiglia e alle politiche sociali, Andrea Piraino, e il capo di gabinetto, Antonio Grasso, hanno incontrato Ce'cile Kyenge Kashetu, coordinatrice nazionale del movimento "Primo Marzo", e alcuni rappresentanti del Forum delle Associazioni per l'immigrazione di Palermo, tra cui Pippo Cipriani, che hanno presentato le due proposte di legge di iniziativa popolare "Nuove norme di cittadinanza" e "Norme per la partecipazione politica e amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni".

"Comprendo lo stato di difficolta' che vivono gli stranieri in Italia e mi sono sempre battuto in ogni ambito per debellare le disuguaglianze e le ingiustizie". Lo ha sottolineato l'assessore Piraino, che ha aggiunto:  "Dobbiamo impegnarci sempre di piu' per far si' che ci sia una totale integrazione tra cittadini italiani e stranieri".  L'assessore alla Famiglia, condividendone lo spirito e le finalita', ha fatto idealmente propri i due disegni di legge annunciando che e' in via di definizione un disegno di legge che prevedera' interventi a sostegno dei diritti degli immigrati, una consulta e un osservatorio sugli immigrati e soprattutto il diritto di voto alle elezioni amministrative. La coordinatrice nazionale e portavoce del movimento "Primo Marzo" Ce'cile Kyenge Kashetu, ha evidenziato la necessita' che si arrivi, un giorno, ad avere "un mondo senza muri che divida le genti". "Si continua ancora a parlare di immigrazione legata all'insicurezza - dice - e a terrorizzare le persone enfatizzando solo i fatti di cronaca nera e mai le buone pratiche di cui e' pieno questo paese. Accomunare gli immigrati solo alla violenza e all'insicurezza, significa aumentare il danno gia' compiuto. Troppo spesso, soprattutto nei grandi giornali, le notizie non sono riportate per far conoscere la realta' ma per distorcerla. Un esempio? Si parla delle classi scolastiche piene di stranieri, eppure gran parte dei bambini sono nati o cresciuti in Italia, del proprio paese di origine non sanno nulla, perche' chiamarli stranieri?".
ef/sl
26 set 2011 (SICILIAE)



sabato 17 settembre 2011

25 settembre, Perugia-Assisi: Amnesty International alla Marcia per la pace

1500 MORTI NEL MEDITERRANEO. EUROPA DOVE SEI?

 
Amnesty International parteciperà alla 50esima edizione della Marcia per la pace Perugia-Assisi del 25 settembre per denunciare le violazioni dei diritti umani dei migranti.

Dall’inizio della crisi in Nord Africa e Medio Oriente si stima che siano almeno 1500 le persone morte nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. UN NUMERO INACCETTABILE.

Durante la marcia vogliamo ricordare ognuna di queste vittime, sfilando in 1500 con indosso una maschera bianca, per simboleggiare l’enormità e la gravità dell’accaduto.

Per farlo abbiamo bisogno di 1500 persone che vogliano esprimere insieme a noi la loro indignazione, e chiedere all’Europa di garantire un accesso sicuro per le persone in fuga.

Per aderire scrivi subito ad action@amnesty.it

Ci vediamo a Perugia.
firma
Fabio Ciconte
Direttore Ufficio Attivismo
Amnesty International - Sezione Italiana


venerdì 16 settembre 2011

Terraferma Italia

Incontro con Emanuele Crialese, regista del film vincitore del premio della Giuria a Venezia: "Siamo di fronte a un nuovo Olocausto"

Immagine relativa a Terraferma Italia
Gli italiani hanno paura dello straniero forse perché si sentono protetti dalla propria identità

C'è stata grande festa a Lampedusa per la vittoria al Festival di Venezia del film di Emanuele Crialese "Terraferma", pellicola che parla degli sbarchi di africani in Sicilia. Ma non solo. La terra ferma è cercata sì dagli immigrati con le barche alla deriva, ma anche dai pescatori travolti dalla modernità, dalle madri che vorrebbero rifarsi una vita, dalle nuove generazioni indecise tra le leggi del cuore e quelle dello stato. 

Il film è stato girato a Linosa, anche se per scelta del regista non è mai stata nominata, perché è una storia che potrebbe accadere ovunque. E' la storia delle difficoltà di una famiglia di pescatori - Ernesto (Mimmo Cuticchio), il figlio Nino (Beppe Fiorello), la nuora Giulietta (Donatella Finocchiaro) e il nipote Filippo (Filippo Pucillo) - e di tre migranti - la madre (Timniti, che non è un'attrice ma la vera sopravvissuta di una traversata dall'Africa a Lampedusa, in cui ha visto morire 72 compagni di viaggio) e i suoi due bambini, miracolosamente scampati al naufragio in mare. Un incontro che segnerà il destino di entrambi.

"Stiamo attraversando un momento di profonda confusione morale - commenta il regista romano, di origini siciliane -. La risposta dello stato al problema dell'immigrazione è totalmente inadeguata. Anche i media, che ci bombardano di notizie e imbrigliano la realtà nella rete del linguaggio, hanno gravi responsabilità. Siamo tra i pochi Paesi europei ad avere adottato in materia d'immigrazione una legislazione improntata alla paura e alla chiusura. Dovremmo aprirci alla contaminazione. E invece siamo vecchi".

"Gli italiani hanno paura dello straniero - ha spiegato il regista - forse perché si sentono protetti dalla propria identità. L'Italia ha bisogno di contaminazione. Ci sono Paesi sviluppati grazie alla contaminazione. Siamo davanti ad un nuovo Olocausto. Diamo clandestinità a questo fenomeno: arrivano queste persone e li trattiamo da fuorilegge, chiudendoli nei centri di accoglienza come criminali. Lasciar morire la gente in mezzo al mare è un segno di inciviltà ma responsabili sono anche i mass media che parlano di questo in modo falsato".

"La cronaca era solo il punto di partenza - racconta Crialese -. Sapevamo di doverla rielaborare e di doverci affrancare dai canoni della fiction televisiva". "Non faccio film a tesi, non mi verrebbero bene - sottolinea il regista -. Racconto storie ponendomi delle domande. Potessi scegliere il mio pubblico ideale, avrebbe sette anni. Ho cercato di fare qualcosa di estremamente semplice, che potesse arrivare a tutti".

"Conosco molti pescatori che si son visti sequestrare le barche con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - spiega Crialese - Avevano solo soccorso della gente in mare". Amaro il suo giudizio sugli italiani: "A volte non so chi sono, cosa pensano. Se attorno alla famiglia di Ernesto ci fosse una comunità, la sua barca saprebbe qual è la rotta per la terraferma".

Su Timniti dice:"La guardi e capisci che ha passato l'inferno. Nello stesso tempo sa trasmettere una grande serenità. Ha una dignità che sa nascondere il dolore. Non ha voluto parlare di quello che è successo, così abbiamo deciso di reinventare insieme la sua storia. E quando dicevo qualcosa di sbagliato, mi correggeva". "La sua foto l'ho vista su un giornale. La cronaca di uno dei tanti barconi della disperazione. Tre settimane alla deriva, 70 persone a bordo. Tutti morti, tranne cinque. Tra questi una sola donna. Lei. Il suo volto mi si imprime dentro. Voglio vederla con i miei occhi questa donna che ha traversato il mare, ha rischiato la vita per riscrivere la sua storia"

di Francesco Bianco 

Fonte: MixaMag


 

lunedì 5 settembre 2011

13 settembre, Palermo: Riunione del Forum delle Associazioni per l'Immigrazione di Palermo

Riunione del Forum delle
Associazioni per l’immigrazione di Palermo

E' convocata la riunione del Forum delle Associazioni per l'immigrazione di Palermo per martedì 13 settembre, alle ore 18,00, nei locali della UISP,  siti in Via Quintino Sella 15/d - Palermo, con i seguenti punti all’ordine del giorno:
1)      Conferenza del Forum regionale dell’immigrazione, che si terrà sabato 24 settembre alla Sala Rossa dell’Assemblea Regionale Siciliana.
2)      Iniziative comunitarie, nazionali, regionali e locali.
3)      Varie ed eventuali.     
La riunione è aperta a tutte le persone e gli organismi associativi interessati a partecipare

Comitato UISP di Palermo                                       Istituto Regionale Siciliano Fernando Santi
Marcella Marramaldo - Agata Arrostuto                   Pippo Cipriani – Marco Luciani
Tel.  091585637                                                       Tel.  091320744
Cell. 3396062503- 3405932108                             Cell. 3355786169 – 3389576705
alcentrodeimieipensieri@virgilio.it                              segreteria@irsfs.it  

venerdì 2 settembre 2011

La "best practise", ovvero la faccia tosta del ministro Maroni

L'anti-bavaglio
 
la rubrica di Luigi Riccio

RUBRICHE
. “In questi ultimi mesi sono arrivati in Italia 57.000 profughi: 13.000 sono stati già rimpatriati e si prevede di arrivare a quota 30.000 entro l’anno” annuncia il ministro dell’Interno Roberto Maroni, durante il suo intervento al Meeting di Rimini nell’ambito del dibattito “Mare Nostrum” il 26 agosto. Secondo il ministro, “la valutazione delle richieste di asilo viene effettuata con un rigore non persecutorio, così da garantire a chi ha il diritto di restare in Italia di farlo, e a chi invece non ce l'ha, di essere rispedito a casa propria”.
Ma non spiega però il modo in cui la prima cifra è stata raggiunta, tantomeno come si pensa di lambire la seconda. Ciò che si sa è che le notizie sui respingimenti denunciate da associazioni e giornalisti parlano di tutt’altro rigore, se non proprio “persecutorio”, certamente “massivo”.

Fino alla Primavera Araba, ha proseguito Maroni, sul fronte dell’immigrazione clandestina si era arrivati a risultati straordinari “con una riduzione statistica del 90%”. Nessun cenno al fatto che a garantire questi dati erano gli accordi disumani (Trattato di Bengasi, 2008) stipulati con il dittatore Muammar Gheddafi, che è costato torture stupri e prigionia a migliaia di immigrati transitati per la Libia alla volta dell’Italia. Non ne fa cenno perché secondo il ministro “il nostro modello di accoglienza è una best practice in Europa” nonostante l’Onu abbia definito i respingimenti una violazione del diritto internazionale e l’Italia sia attualmente sotto processo alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Maroni spera di rimpatriare altri 17.000 immigrati in quattro mesi, cioè 4.000 in più di quelli che ha rispedito a casa in otto. Non dice come lo farà, se seguendo gli obblighi del diritto internazionale o le scorciatoie già sperimentate in passato, ostruite per un po’ e adesso di nuovo praticabili. Non dice chi sono i 17.000 immigrati, se avranno la possibilità di richiedere asilo o saranno pescati in mare, identificati alla bell’e buona e rimandati da dove sono venuti. Ma si sa, la “best practise” è speciale: non ha bisogno di dettagli.
 


martedì 2 agosto 2011

ASGI: Comunicato della Sezione siciliana

28 LUGLIO 2011 -   COMUNICATO DELLA SEZIONE SICILIANA DELL'ASGI

Gli avvocati della sezione siciliana dell'ASGI riuniti il 28 luglio rilevano innanzitutto i gravi impedimenti all'effettivo esercizio del diritto di difesa derivanti dalle prassi amministrative adottate nei confronti dei migranti, in particolare dei potenziali richiedenti asilo e dei minori non accompagnati sbarcati in questi mesi a Lampedusa e nel resto della Sicilia. Ad esempio nei centri di prima accoglienza di Pozzallo e Porto Empedocle è stato impedito per giorni l'ingresso di chiunque non appartenesse alle forze di polizia e persino l'ACNUR è stato tenuto alla porta senza potere svolgere il lavoro di assistenza che svolgeva negli anni passati sulla base della Convenzione con il Ministero dell'interno denominata Praesidium.
Si deve denunciare poi il lungo periodo di trattenimento informale adottato nell'isola di Lampedusa, nel Centro di prima accoglienza e soccorso di contrada Imbriacola, ed anche nei centri di Pozzallo, Rosolini, Porto Empedocle, nella caserma Barone a Pantelleria, in assenza di un qualsiasi provvedimento e della conseguente convalida del magistrato.  Eclatante la violazione reiterata dell'art. 13 della Costituzione e del Regolamento Frontiere Schengen 562 del 2006. Al riguardo si deve segnalare un recente provvedimento del giudice di pace di Agrigento che ha fotografato questa grave situazione, in violazione agli standard costituzionali e comunitari, ed ha annullato un provvedimento di respingimento differito emesso dal Questore di Agrigento.  In molti altri casi invece, i giudici di pace si limitano a ratificare quanto richiesto dalle Questure, anche in assenza del soggetto destinatario della convalida. Gli enti gestori delle strutture di detenzione, come nel nuovo CIE di Milo a Trapani, non garantiscono nemmeno la mediazione linguistico-culturale, che sarebbe obbligatoria in base allo schema tipo di Convenzione da stipulare con il Ministero dell'interno, e gli avvocati sono obbligati a comunicare con i loro assistiti con i propri strumenti linguistici, mentre gli interpreti degli enti gestori stanno a passeggiare. Una violazione inaudita dei diritti di difesa.

Nei frequenti casi di “accoglienza” per ragioni di primo soccorso ( i CPSA sono a Pozzallo ed a Lampedusa) che si trasforma subito in detenzione amministrativa senza convalida da parte del magistrato, si possono verificare casi di trattenimento di minori in promiscuità con adulti, e sembra generalizzata la prassi di non formalizzare immediatamente la domanda di protezione internazionale, ma di “attendere” l'emissione del provvedimento di respingimento prima della  effettiva compilazione del modello C 3, con la conseguenza che la maggior parte dei richiedenti asilo rischia di essere inviata nei CIE e non invece nei CARA o in altri centri di accoglienza. Negli anni passati invece era l'ACNUR che aveva accesso immediato dopo gli sbarchi e preparava in tempi molto rapidi la documentazione necessaria per la formalizzazione del modello C 3.

Nel caso dei minori i ritardi e le omissioni riguardano anche la comunicazione al Giudice tutelare ed al Tribunale dei minori, con la conseguenza che anche minori seguiti da avvocati vengono trasferiti nelle cd. “strutture ponte” senza avere presentato la richiesta di asilo e senza che sia conosciuta agli stessi avvocati la loro effettiva destinazione, con un rischio altissimo di dispersione, di fughe o di negazione del diritto fondamentale di chiedere protezione internazionale. Rimane da monitorare attentamente sul territorio siciliano e altrove l'ubicazione, lo stato e le modalità di gestione delle numerose strutte d'accoglienza, talvolta denominate “strutture ponte” nelle quali vengono trasferiti i minori da Lampedusa. In molti casi l'ubicazione dei centri di seconda accoglienza o delle strutture ponte, è tenuta quasi segreta dalle forze di polizia, che non comunicano agli avvocati la destinazione dei minori che vengono trasferiti ( o deportati?), con il rischio di spezzare il legame tra il minore che ha nominato un avvocato e gli stessi avvocati nominati.

Con riferimento agli adulti che hanno fatto richiesta di asilo si osserva come nei confronti di alcune nazionalità ( ad esempio tunisini o nigeriani, ma anche bengalesi e camerunensi) ricorrano dinieghi generalizzati senza che sia assicurata una cognizione individuale, senza considerare le violenze subite in Libia e la fuga da un paese in guerra nel quale sono stati depredati di tutti i loro averi. Malgrado le audizioni siano apparentemente su base individuale, le formule di rigetto appaiono preformulate e spesso manca una fedele interpretazione delle dichiarazioni del richiedente.
Nei confronti degli Egiziani che sbarcano nella Sicilia sud-orientale si rileva come vengano periodicamente posti in essere dei veri e propri respingimenti collettivi, in collaborazione con il consolato egiziano, in forza dell'accordo di riammissione stipulato dall'Italia con l'Egitto, un accordo che però non dovrebbe comportare la sistematica violazione degli obblighi di protezione internazionale.
Non risulta che nessuna delle organizzazioni operanti per Praesidium in Sicilia abbiano modo di contattare i migranti egiziani prima del loro accompagnamento in frontiera, non si ha notizia dell'arrivo di minori non accompagnati dall'Egitto, eppure qualcuno dovrebbe pure essere arrivato, come da tutti i paesi del nord africa, né risultano domande di protezione internazionale, anche perchè il console egiziano è presente in aeroporto al momento delle identificazioni e questo vieta alle persone di esprimere una qualsiasi volontà di chiedere asilo. Ancora più grave appare la circostanza che, in violazione del decreto 25 del 2008 e della normativa comunitaria in materia di protezione internazionale, ed adesso di rimpatri ( direttiva 2008/115/CE), manca in questi casi qualsiasi convalida giurisdizionale e qualunque ipotesi di effettivo esercizio dei diritti di difesa. Le questure interessate di Siracusa e di Catania si stanno rendendo responsabili di prassi e provvedimenti in contrasto con la Direttiva 2008/115/CE, con l'art. 13 della Costituzione e con il codice delle frontiere Schengen n.562 del 2006. Un regolamento comunitario che è direttamente vincolante per tutte le autorità pubbliche in Italia.

Per quanto riguarda sia gli adulti che i minori non accompagnati rimane assai problematica la fase di raccolta delle procure, e si registra una forte polemica tra le varie associazioni che hanno diritto ad entrare nel centro di prima accoglienza e soccorso di contrada Imbriacola, in quanto le associazioni che fanno capo al progetto Praesidium, in convenzione con il ministero dell'interno, sono contrarie alla presentazione di domande di asilo da parte dei MNA presenti a Lampedusa, e sostengono di non occuparsi di quei minori che la polizia ritiene essere invece maggiori di età. In qualche caso si sono però rilevati documenti  di identità pervenuti dalla Tunisia in contrasto con quanto asserito dall'ufficio immigrazione della Questura di Agrigento dislocato nell'isola. Di fatto è abbandonata la circolare Amato che nel 2007 introduceva il beneficio del dubbio, in quanto l'esame medio per l'accertamento dell'età presenta notoriamente un elevato tasso di incertezza. Addirittura le identificazioni proseguono anche nelle cd. strutture ponte e si fa tutto il possibile per fare arrivare i minori al compimento della maggiore età senza dotarli dei documenti di soggiorno e delle tutele alle quali avrebbero diritto subito dopo l'ingresso nel territorio nazionale. Nessuna delle associazioni di Praesidium presenti a Lampedusa ha denunciato i gravi abusi commessi a Lampedusa ai danni dei minori, violazioni che hanno avuto un riscontro oggettivo in diverse testimonianze raccolte dagli operatori indipendenti e nei segni fisici sui corpi dei minori che gli stessi operatori hanno potuto rilevare. Del resto lo stesso si può osservare rispetto a pestaggi frequenti della polizia in altre strutture, persino nel mega CARA/CPA di Mineo.

Si è anche appreso che la polizia ha trasmesso agli uffici giudiziari di Agrigento oltre 40.000 notizie di reato, anche relativamente a persone che ormai hanno un permesso di soggiorno o si sono rese irreperibili, con la conseguenza che se non si arriverà ad una archiviazione, il Tribunale di Agrigento rischia di essere bloccato da questa impertrofica attività cartacea delle forze di polizia tra Lampedusa ed Agrigento, con costi incalcolabili, diverse decine di milioni di euro, per le casse dell'erario. Mentre invece appare sempre più difficile, ovunque, il ricorso al patrocinio a spese dello stato,  che dovrebbe coprire anche la spesa degli interpreti, perchè in diverse strutture siciliane, come nel nuovo CIE di Milo, agli avvocati viene richiesto di utilizzare i propri interpreti, in quanto l'ente gestore non dispone di un numero adeguato di “mediatori linguistici” che invece dovrebbero essere forniti proprio dagli stessi enti gestori in base allo schema tipo di convenzione adottato dal Ministero dell'interno.

La situazione del Cara di Mineo desta poi preoccupazioni particolari, si richiama in proposito il documento pubblicato dall'ASGI lo stesso 28 luglio, dopo le proteste ed i duri interventi delle forze di polizia. Anche i soci ASGI siciliani ritengono che la struttura del “Villaggio della solidarietà” sia ingovernabile, che gli appalti non hanno la necessaria trasparenza, e che regna ancora l'incertezza più totale sugli enti gestori e sulle prospettive dei circa duemila migranti richiedenti asilo confinati da mesi nel Cara dopo essere stati trasferiti da altre strutture. In diversi casi quando erano già alla vigilia dell'audizione da parte della commissione territoriale competente, e dunque ormai in vista di una definizione della loro istanza di protezione internazionale. Viene confermato che con gli attuali ritmi di lavoro della commissione territoriale, che attualmente sarebbe addirittura blocata o quasi, anche con il ricorso a pratiche di dubbia legittimità come le audizioni in videoconferenza o le audizioni con un solo membro della Commissione, i tempi medi per la risposta alle domande di asilo potrebbero superare anche dodici mesi, con conseguenze imprevedibili anche sul piano dell'ordine pubblico.

Anche la situazione nel Cara di Salina Grande , a Trapani, mentre era tranquilla fino a pochi mesi fa, appare oggi sempre più critica, soprattutto per l'elevato tasso di dinieghi, per la difficoltà di un esercizio effettivo del diritto di difesa e per la promiscuità delle nazionalità e delle situazioni delle persone accolte nella struttura. Frequenti le risse ed anche le proteste, anche se meno gravi rispetto a Mineo a fronte del minore numero di presenze. Ovunque è elevato il rischio di sfruttamento e di ulteriori violenze ai danni dei soggetti più vulnerabili come donne e minori non accompagnati. Nei centri di detenzione Vulpitta e Milo a Trapani, sia pure con caratteristiche opposte quando alla logistica, si reiterano le prassi di rimpatrio forzato e di detenzione in contrasto con la direttiva sui rimpatri 2008/115/CE, soprattutto per quanto concerne la possibilità di esercitare effettivamente i diritti di difesa nelle procedure di convalida.

Per quanto rilevato in precedenza sgli avvocati dell'ASGI rivolgono un pressante appello alle organizzazioni convenzionate con Presidium, e quindi con il Ministero dell'interno, per una maggiore collaborazione al fine di garantire l'esercizio effettivo del diritto di difesa, di tutti i migranti, anche attraverso la comunicazione di recapiti di avvocati ASGI che nelle diverse sedi e nelle diverse regioni italiane possano intervenire per proseguire le attività di assistenza legale avviate in Sicilia.

Per quanto riguarda la situazione in Libia si rileva la necessità di procedere sia sul piano politico, chiedendo l'adozione di un decreto ex art. 20 del Testo unico sull'immigrazione, come si è fatto ad aprile con i tunisini, se si verificherà un afflusso di massa, e sollecitando intanto il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ex art. 5.6 del testo Unico 286 del 1998, per tutti coloro che saranno denegati dalle commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato, per quei migranti economici costretti a fuggire dalla Libia dopo avere abbandonato tutti i propri averi, frutto di anni di lavoro durissimo. Con la conseguenza che nelle condizioni attuali non si possono permettere un rientro sicuro in patria, dove hanno contratto molti debiti e dove potrebbero essere vittime di ritorsioni violente da parte di agenti non statali.
Occorrerà pure, nei limiti in cui sarà possibile a fronte dell'alto costo dei ricorsi, procedere ad impugnare i dinieghi delle richieste di protezione internazionale nei confronti di coloro che sono fuggiti dalla guerra in Libia, facendo valere la situazione di persecuzione generalizzata nella quale si sono trovati tutti coloro che  risiedevano per motivi di lavoro e sono stati assimilati alle bande di mercenari, spesso costretti al reclutamento forzato,

Gli avvocati dell'ASGI presenti in Sicilia si impegnano ad intensificare le attività di monitoraggio e di assistenza legale nei confronti dei migranti a vario titolo accolti o detenuti in una vasta gamma di strutture, o centri, variamente denominati, che non sempre rispettano i dovuti standard, sia dal punto di vista igienico sanitario, che da quello non meno grave dell'assistenza legale e della mediazione linguistico-culturale.


lunedì 25 luglio 2011

27 luglio, Roma: Conferenza stampa di presentazione della proposta di legge Touadi-Melis per l'Abolizione del Reato di Immigrazione Clandestina

“Abolizione del reato di immigrazione clandestina”
Conferenza stampa di presentazione della proposta di legge TOUADI, MELIS
 
Mercoledì 27 luglio - h. 14.30 - Sala stampa Camera dei deputati*
 
Fra pochi giorni compirà due anni il ‘pacchetto sicurezza’ ma c’è ben poco da festeggiare: è un provvedimento che ha introdotto nel nostro ordinamento il “reato di clandestinità” e portato l’Italia a stravolgere la ratio della politica migratoria messa in atto dall’Europa. Sopprimere questo mostro giuridico non costituisce solamente un atto fortemente simbolico contro un gravissimo vulnus nel sistema dei diritti sancito dalla Costituzione, ma vuol dire anche porre le fondamenta per una legislazione nuova nel quadro di una integrazione armonica degli ingressi e di un riconoscimento pieno dei diritti dei nuovi cittadini.
 
Introduce:
Ernesto Maria Ruffini
 
Intervengono:
 
On. Jean-Léonard Touadi
On. Guido Melis
 

domenica 17 luglio 2011

19-23 luglio, Lampedusa: LAMPEDUSAinFESTIVAL III Edizione

COMUNICATO STAMPA                13 luglio 2011

LAMPEDUSAinFESTIVAL – III edizione
dal 19 al 23 luglio 2011 a Lampedusa sbarcano cinema, musica e cultura  
www.lampedusainfestival.com – www.iovadoalampedusa.com
 
Un concorso per filmakers con 150 opere provenienti da tutta Italia e dall’estero,
musica con Assalti Frontali, Laura Lala, Ipercussonici ed altri, mostre fotografiche e di illustrazioni con tavole dei più grandi vignettisti italiani, teatro e dibattiti su immigrazione, ambiente, legalità e cinema documentario. Tra i film fuori concorso “Il colore del vento” di Bruno Bigoni  e “Giallo a Milano” di Sergio Basso. Tra i giurati Emiliano Morreale, Gianfranco Rosi, Pasquale Scimeca, Massimo Arvat e Amara Lakhous.
 
Inizia il 19 luglio, con la direzione artistica del regista Luca Vullo, la III edizione del LAMPEDUSAinFESTIVAL, manifestazione che affronta la realtà dell’immigrazione, l’incontro con l’altro e piccole storie individuali intese come metafore dei grandi temi. Tutto ciò in un’isola che purtroppo non è più conosciuta per la sua straordinaria bellezza ma per le condizioni dei sui centri di accoglienza, per il respingimento delle barche della disperazione e, attualmente, per il massiccio esodo di migranti provenienti dal nord Africa.
 
Il festival ha recentemente avuto il privilegio di ricevere come premio di rappresentanza la medaglia d’onore da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
 
Gli organizzatori sono anche  promotori della campagna di incentivazione turistica “Io vado a Lampedusa www.iovadoalampedusa.com, che ha tra i suoi obiettivi principali quello di contribuire al rilancio del turismo sull’isola. La campagna ha proposto nell’ultimo mese una serie di appuntamenti in giro per l’Italia che hanno ottenuto una grande affluenza di pubblico.
 
Dal 19 al 23 luglio 2011, oltre alla proiezione delle opere in concorso, saranno organizzati anche incontri, dibattiti, concerti, mostre ed altri eventi tra cinema, arte, letteratura e musica per dimostrare che Lampedusa è un’isola viva ed attiva in ambito culturale e che non esiste soltanto in relazione agli sbarchi. Oltre al tema dell’immigrazione, il Festival affronta anche quello della legalità, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Molto spazio è riservato al cinema e in special modo al genere documentario, inteso come nuovo mezzo di comunicazione ed informazione.
 
Nel corso del festival ci sarà anche tanta musica con i concerti di: Assalti Frontali (20 luglio), Laura Lala (21 luglio), Ipercussonici (19 luglio), dei musicisti lampedusani Giacomo Sferlazzo e Alessio Greco (19 luglio) e con DJ Set tematici affidati a Dj Surfarata. Dalla Sardegna arriva invece il reading musicale a cura del Marina Cafè Noir - Festival di letterature applicate (Cagliari).
 
Tra le proiezioni di film fuori concorso “sbarca” a Lampedusa “Giallo a Milano”, di Sergio Basso, dedicato alla vita vissuta dalla comunità cinese insediatasi nel capoluogo lombardo ormai da diversi anni e che narra storie di persone, di semplici cittadini con i loro sogni e le loro speranze.
Altro film fuori concorso, il 22 luglio, è il recentissimo “Il colore del vento” di Bruno Bigoni, un documentario che prende spunto dal disco Creuza de mä di Fabrizio De André e Mauro Pagani (che è anche protagonista di un brano del film) narrando le toccanti storie di alcune donne che hanno trovato nel mare una nuova speranza di vita. Il film ha un obiettivo molto simile a quello del LAMPEDUSAinFESTIVAL: ricreare visivamente atmosfere, sonorità, lingue e testimonianze per raccontare la realtà e come la cultura mediterraneo-occidentale sia soggetta a forze degeneratrici che ostacolano, invece di favorire, l’incontro e la conoscenza tra popoli e culture diverse.
Gli altri film fuori concorso sono: “The Last Shore - Fino all’ultima spiaggia” (di Fabrizio Basano), “Con gli occhi dell’altro”(di Giordano Bianchi, Martina Marafatto e Leonardo Modonutto),
“Approdo Italia” (di Christian Bonatesta), “Viaggio a Lampedusa” (di Giuseppe Di Bernardo) e “Goor” (di Alessandro de Filippo), al quale sarà presente il regista per un dibattito con il pubblico.
 
Il programma prevede numerosi altri ospiti come per esempio Salvatore Borsellino, i responsabili di LegaAmbiente Sicilia, esponenti di D.E-R (associazione documentaristi Emilia Romagna), di Documentary in Europe, di Save the Children, lo scrittore Antonio Mazzeo ed il docente Fulvio Vassallo Paleologo. Inoltre, il direttore artistico Luca Vullo ha ottenuto le adesioni per le giurie dei concorsi di ragguardevoli professionisti quali Emiliano Morreale, Gianfranco Rosi, Pasquale Scimeca, Massimo Arvat, Amara Lakhous e Ali Baba Faye.
Nella serata inaugurale del 19 luglio è in programma l'incontro con il sindaco di Riace (RC) Domenico Lucano e con il sociologo ed economista Tonino Perna che parleranno delle positive esperienze di accoglienza che Riace ed altri paesi della Locride stanno attuando da diversi anni nei confronti di profughi politici.

Per il concorso sono pervenute 150  opere (79 nella scorsa edizione) da tutta Italia e dall’estero (1 dalla Russia, 5 dalla Spagna e 1 dalla Francia) per partecipare alle sezioni:
- “Approdo e Speranza” è curata dal regista etiope Dagmawi Yimer, sbarcato a Lampedusa nel luglio 2006 e che da allora vive in Italia e si cimenta in diverse produzioni video. La giuria è composta da Amara Lakhous (scrittore e giornalista algerino), Ali Baba Faye (sociologo), Gianfranco Rosi (regista) e Antonio Morana (rappresentante capitaneria di Lampedusa). La sezione vuole dare visibilità a storie che raccontino speranze e positive esperienze di stranieri che vivono in Italia;
- “Le Storie”, curata dal direttore artistico Luca Vullo e con giuria composta da Pasquale Scimeca (regista), Massimo Arvat (produttore, regista e vicepresidente di Documentary in Europe), Emiliano Morreale (critico cinematografico e scrittore) e Don Stefano (parroco di Lampedusa). La sezione vuole partire dall’individuo per proporre una nuova e più umana visione dei fenomeni globali che porti a comprendere che, se la Storia è la sommatoria
delle storie dei singoli, il singolo ha potenzialmente il potere di cambiarla.
 
Per tutto il periodo del festival saranno allestita alcune mostre tra le quali spicca “Le rughe sulla Frontiera / Lampedusa: restiamo umani!”, mostra di vignette e illustrazioni curata da Gianpiero Caldarella e dedicata a Vittorio Arrigoni, con tavole di Altan, Ellekappa, Sergio Staino, Vincino, Gianni Allegra e tanti altri vignettisti italiani che raccontano gli sbarchi a Lampedusa e come procede la vita dei lampedusani tra respingimenti e continue emergenze.

Il 23 luglio verrà anche presentata la “Rete del Caffè Sospeso”, Rete di festival, rassegne e associazioni culturali in mutuo soccorso di cui il Lampedusainfestival fa parte insieme a: Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, Filmfestival sul Paesaggio di Polizzi Generosa (PA), Marina Cafè Noir di Cagliari, Riaceinfestival di Riace (RC), Valsusa Filmfest (Valle di Susa – Torino) e S/paesati di Trieste.
 
GLI OBIETTIVI DEL LAMPEDUSAinFESTIVAL
Questo Festival vuole concretamente contribuire a individuare strategie e dinamiche di composizione delle differenze culturali attraverso i linguaggi del cinema, della musica e dell’arte. L'Italia appare divisa in chi fa di tutto per frenare l’inevitabile processo delle migrazioni, alimentando odio e paura, e chi dimostra che si può convivere e crescere in una società multietnica: Il Festival si schiera con questi ultimi, offrendo la possibilità di divulgare storie e modi di pensare che abitualmente trovano poco spazio. Lampedusa ha anche un ruolo strategico nelle rotte migratorie di diverse specie animali e non a caso il Lampedusainfestival vuole promuovere e difendere l’inscindibilità dei doveri di solidarietà verso l’uomo e la natura.
Il festival si sta realizzando soprattutto grazie al lavoro volontaristico di numerosi professionisti e grazie ai sostegni economici di Banca Etica, della ONG francese CCFD-Terre Solidaire e della ARS Assemblea Regionale Siciliana.
 
Il festival  è organizzato e curato da Associazione culturale ASKAVUSA, ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), Re.Co.Sol. (Rete dei Comuni Solidali), Legambiente Lampedusa e si avvale della collaborazione di Arci Sicilia, ICS-Consorzio Italiano di Solidarietà, Ufficio Rifugiati Trieste, Associazione Amani, Terrelibere.org, Rete Antirazzista Catania, ASPER–Associazione per la tutela dei diritti del popolo eritreo, eGlob Web Agency. La direzione artistica è del regista Luca Vullo.
 
 
 
I PRINCIPALI ORGANIZZATORI
 
ASSOCIAZIONE CULTURALE ASKAVUSA DI LAMPEDUSA http://askavusa.blogspot.com
L’associazione è composta da giovani lampedusani che fin dall’inizio degli sbarchi hanno cercato di aiutare i migranti con pasti caldi, spazi coperti nei quali dormire, consigli, traduzioni, ecc.. Per gli associati la difesa dei diritti dei lampedusani non può prescindere dalla tutela dei diritti fondamentali di qualsiasi essere umano. L’associazione promuove attività che coniugano lo sviluppo culturale ed economico dell’isola all’obbiettivo dell’integrazione e della conoscenza tra popoli.
Re.Co.Sol - Rete Dei Comuni Solidali  www.comunisolidali.org 
Re.Co.Sol Rete dei Comuni Solidali è una associazione che attualmente conta 273 associati fra Comuni e Province in tutta Italia ed è stata fondata nel 2003 da alcuni amministratori piemontesi per coordinare progetti di cooperazione decentrata in paesi in via di sviluppo. Nel corso degli anni la Rete si è anche attivata nel promuovere sul territorio nazionale manifestazioni che coinvolgono la popolazione sui temi dello sviluppo ecosostenibile e sulla integrazione culturale.
Asgi Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione www.asgi.it
L’Asgi è nata nel 1990 e riunisce avvocati, docenti universitari, operatori del diritto e giuristi con uno specifico interesse per le questioni giuridiche connesse all’immigrazione. Organizza incontri di formazione per giuristi, avvocati ed operatori sui temi del diritto dell’immigrazione e del diritto d’asilo. Si adopera in molte sedi istituzionali, nazionali ed europee, per promuovere politiche ispirate all’accoglienza e al rispetto dei diritti umani. Collabora con Re.Co.Sol. e con l’UNHCR organizzando corsi di formazione per operatori che gestiscono progetti di accoglienza immigrati. 
Addetto stampa: Gigi Piga - e-mail. press@lampedusainfestival.com  - cell. 3480420650

PROGRAMMA

 
Legenda colori:      concorso          fuori concorso          incontri e dibattiti                   musica
La Cabaña si trova in via Madonna 16
 

19 Luglio 
ore 19:00 presso la Porta d'Europa – spettacolo di danza "Lettere dal Mare", coreografia di Chiara Spanò e musiche di Antoine Michel.  A seguire concerto di inaugurazione del festival con i lampedusani Giacomo Sferlazzo e Alessio Greco.
ore 21:30 presso la Cabaña
Presentazione festival e proiezione del trailer a cura del Direttore Artistico Luca Vullo
A seguire - “L’esperienza di Riace. Gli immigrati come risorsa” - Incontro con Domenico Lucano (Sindaco di Riace), Salvatore Monte (parroco di Raice) e Tonino Perna (economista e sociologo, Professore Ordinario di Sociologia Economica presso l'Università degli studi di Messina)
ore 21:30 in Piazza Castello - proiezione fuori concorso di  “The Last Shore - Fino all’ultima spiaggia ” (di Fabrizio Basano, 55 min.) e “Con gli occhi dell’altro” (di Giordano Bianchi, Martina Marafatto e Leonardo Modonutto, 50 min.)
ore 23:30 presso la Cabaña - concerto con IPERCUSSONICI
 
20 Luglio 
ore 19:30 presso la Cabaña – “Diritti sotto sequestro, senza diritti sotto le bombe” - Incontro con Fulvio Vassallo Paleologo e Antonio Mazzeo. Modera Gianfranco Schiavone dell’ ASGI – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
ore 21:30 presso la Cabaña  - proiezione opere in concorso
ore 21:30 in Piazza Castello – proiezione fuori concorso di “Giallo a Milano” (di Sergio Basso, 2009, 75 min.)
ore 23:30 presso la Cabaña  - concerto con gli ASSALTI FRONTALI
 
21 Luglio
ore 10:30 presso Isola dei Conigli - “Legalità e ambiente” – Incontro con Salvatore Borsellino e Giuseppina Nicolini
ore 19:30 presso la Cabaña - “Storie di approdi e speranze. L’accoglienza agli immigrati: i protagonisti e le testimonianze” - Incontro con rappresentanti di MSF, Save the Children, IOM, UNCHR, Caritas e Ali Baba Faye.
ore 21:30 presso la Cabaña - proiezione opere in concorso
ore 21:30 in Piazza Castello - proiezioni fuori concorso di “Viaggio a Lampedusa” (di Giuseppe Di Bernardo, 2010, 50 min) e di “Approdo Italia” (di Christian Bonatesta, 2005, 55 min.)
ore 23:30 presso la Cabaña  - concerto jazz con Laura Lala
 
22 Luglio
ore 18:30 presso il bar Royal - Reading letterario a cura del Marina Cafè Noir, Festival di letterature applicate di Cagliari: “L'Italia vista dalla Luna” di Giacomo Casti e Matteo Sau. Reading dedicato ai 150 anni dell'Unità d'Italia.
ore 19.30 presso la Cabaña - “Lo specchio della realtà: il documentario come “nuova” risorsa espressiva e comunicativa. Incontro moderato da Elisa Mereghetti (D.E-R Associazione documentaristi Emilia Romagna) con autori delle opere in concorso presenti sull’isola
A seguire: Doc in Europe le opportunità di una rete europea di documentaristi”, a cura di Massimo Arvat (Documentary in Europe)
ore 21:30 presso la Cabaña - proiezione opere in concorso
ore 21:30 in Piazza Castello proiezione fuori concorso di “Il colore del vento” (di Bruno Bigoni, 2010, 75 min) e del report “La collina della Vergogna” (di Antonino Maggiore – Libera espressione): L’emergenza dei recenti flussi migratori a Lampedusa vissuta da un operatore dell’informazione
ore 23:30 presso la Cabaña - Sfilata di moda a tema naturalistico dello stilista lampedusano Pier e a seguire Dj set a cura di Dj Surfarata
 
23 Luglio
ore 10:00 presso Isola dei Conigli
Presentazione della “Rete del Caffè Sospeso”  di cui il Lampedusainfestival fa parte. 
ore 19:30 presso la Cabaña
“Ambiente e sviluppo. Verso un turismo sostenibile” – Incontro con rappresentanti di Legambiente Sicilia ed esponenti della campagna di promozione turistica “Io vado a Lampedusa”
ore 21:30  presso la Cabaña - Premiazione e proiezione delle opere vincitori del concorso
ore 21.30 in Piazza Castello proiezione fuori concorso di “Goor” (di Alessandro de Filippo, 2009, 62 min.) e dibattito con il regista
ore 23:30  presso la Cabaña – spettacolo teatrale “Fata Morgana”, risultato del corso di teatro tenuto a Lampedusa da Maria Teresa De Sanctis.
ore 24:00 a Cala Madonna - Festa in spiaggia con dj set a cura di Dj Surfarata
 
 
MOSTRE

Per tutto il periodo del festival, in via Mazzini 1, dalle ore 18:00 all’ 01:00 di notte, sarà allestita “Le rughe sulla Frontiera / Lampedusa: restiamo umani!”:
mostra di vignette e illustrazioni curata da Gianpiero Caldarella e dedicata a Vittorio Arrigoni, con tavole di Gianni Allegra, Flaviano Armentaro, Altan, Mauro Biani, Lelio Bonaccorso, Ellekappa, Bicio Fabbri, Elena Ferrara, Luca Ferrara, Giorgio Franzaroli, Frago, Simon Frosini, Giuliano, Kanjano, Giulio Laurenzi, Riccardo Mannelli, Mario Natangelo, Marco Pinna, Filippo Ricca, Giacomo Schinchi, Rasori Sommacal, Sergio Staino, Vincino, ed altri ancora.

Per tutto il periodo del festival, in Via Mazzini 1, dalle ore 20.30 all’01:00 di notte sarà allestita “Fra il cielo e il mare. Tunisini a Lampedusa”, mostra fotografica di Riccardo Scibetta.

 
Per tutto il periodo del festival, presso la Cabaña, in via Madonna 16, sarà allestita  “2011_odissea_Lampedusa”, mostra fotografica di Alessia Capasso.
  Addetto stampa: Gigi Piga - e-mail. press@lampedusainfestival.com  - cell. 3480420650



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IO VADO A LAMPEDUSA

Campagna di promozione turistica

per una nuova concezione di turismo... sostenibile.




Gli organizzatori della III edizione del Lampedusainfestival, l’associazione culturale Askavusa di Lampedusa e Legambiente Sicilia lanciano questa campagna di promozione per sostenere i commercianti e gli abitanti della bellissima isola delle Pelagie che sta subendo un enorme calo delle prenotazioni in seguito alle notizie sugli sbarchi dei migranti nord africani.

Una campagna per fare emergere la parte migliore di Lampedusa, quella che non ha paura, quella che divide quello che ha con l'umanità, provenga essa dalla Tunisia, dall'Etiopia o dalla Germania, quella Lampedusa che vuole risolvere i propri problemi con l'impegno e l'onestà, senza mischiare tutto facendo un enorme confusione, la Lampedusa del 24/01/2009 che protestava insieme ai migranti per i diritti di tutti gli uomini, che in questi giorni tra mille difficoltà si sforzava di capire il francese e le esigenze di giovani tunisini che spesso si confondevano con i giovani lampedusani.
Cosa fare, per tutti coloro che sono passati da questa terra epica e per tutti coloro che passeranno, cosa fare contro la paura e l'ignoranza che percorre tutta l'Italia arroccata sul pochissimo benessere rimasto, rintronata dai TG che cercano e divulgano il peggio.
Cosa fare contro tutti coloro che gridano ai danni d'immagine causati dall'immigrazione, addirittura ora si vuole giustificare i fallimenti sulla politica della pesca addossando le colpe alle migrazioni che stanno interessando Lampedusa e tutta l'Europa.

C’è  un modo concreto che possa far scuotere molte coscienze e dare una risposta a tutti i razzisti che ci sono in Italia: VENIRE IN VACANZA A LAMPEDUSA.

Si proprio cosi, pensate che notizia incredibile se domani migliaia di persone prenotassero le loro vacanze a Lampedusa, uno schiaffo alla paura, al razzismo, una scelta etica e politica che sarebbe una protesta e una proposta allo stesso tempo. Un modo per dire a chi si occupa di turismo a Lampedusa che c'è una via etica per fare il turismo, fatta di accoglienza a prescindere se uno abbia il portafoglio gonfio o meno e probabilmente chi venisse in questo clima si innamorerebbe ancora di più di Lampedusa e dei lampedusani, del mare incredibile e dell'incredibile energia che questa terra emana dai suoi pori. Potrebbe essere l'inizio di un nuovo sviluppo dell'isola, che dovrebbe dare una sterzata sui temi dell'ambiente e dei diritti umani e di un turismo attento non solo alle meraviglie di Lampedusa (e anche Linosa) ma alla sua storia e al suo ruolo strategico nel mediterraneo, alla sua incredibile vivacità culturale e anche ai suoi problemi che sono il riflesso di una serie di problemi che ha tutta l'Italia.

Sarebbe un gesto incredibile e una risposta a molti ottusi, se molte persone prenotassero dal 19 al 23 luglio anche per venire a vedere il Lampedusainfestival, festival di cinema sull'immigrazione che così sarebbe ancora più forte.

Dal sito www.iovadoalampedusa.com è anche possibile acquistare la maglietta “Io vado a Lampedusa” per sostenere la campagna ed il Lampedusainfestival

Cos'è il circuito "IO VADO A Lampedusa" (Per una nuova concezione di turismo)
Si rivolge a tutti coloro che hanno scelto di attuare comportamenti di tipo etico e di non essere consumatori/consumati ma critici di fronte al mercato e alle scelte commerciali che ogni giorno ci rendono complici di catastrofi ambientali e umane, oppure facendo scelte tipo quella che noi vi proponiamo attuatori di piccoli cambiamenti che sommati diventano cambiamenti sostanziali.
A coloro che si occupano di turismo a Lampedusa si chiede di prendere pochi impegni ma chiari e decisivi. Coloro che vorranno far parte di un circuito di turismo alternativo dovranno infatti firmare una carta di principi:
dichiarando di essere antirazzista e di non pagare il pizzo;
impegnandosi: alla salvaguardia della natura e del paesaggio attraverso una sinergia e cooperazione con tutto il circuito e con gli enti proponenti di “IO VADO A LAMPEDUSA”; ad intraprendere concretamente un percorso di sviluppo del turismo eco sostenibile nell'isola di Lampedusa; - a sostenere quelle manifestazioni ed eventi di natura culturale che mettano in risalto aspetti come “L'universalità dei diritti umani, la natura, le pratiche di consumo critico,l'antirazzismo, l'identità locale di Lampedusa” e che contribuiscano alla diffusione e alla sensibilizzazione dei valori di solidarietà e dei principi dello sviluppo sostenibile.

Addetto stampa: Gigi Piga - e-mail. press@lampedusainfestival.com  - cell. 3480420650