Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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lunedì 17 ottobre 2011

23 ottobre; Lampedusa: Presentazione del libro "Sullo stesso barcone"


MIGRANTES - Fondazione della CEI
Ufficio Regionale per le Migrazioni della CESi

Invitano alla
presentazione del libro

Sullo stesso barcone
Lampedusa e Linosa
si raccontano

Lampedusa, domenica 23 ottobre 2011
ore 17.00
Chiesa “S. Gerlando” – Salone parrocchiale

per informazioni:
diacono Santino TORNESI
cell  338.2017995
fax  090.6684212

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COMUNICATO STAMPA
 
Domenica 23 ottobre, alle ore 17.00, a Lampedusa, nel salone parrocchiale della Chiesa di “S. Gerlando”, verrà presentato il libro “Sullo stesso barcone. Lampedusa e Linosa si raccontano”, voluto dalla Fondazione Migrantes e pubblicato dalla Tau-Editrice, un lavoro realizzato grazie alla partecipazione dell’Ufficio Regionale per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Siciliana e
dell’Ufficio Diocesano Migrantes di Messina.

La presentazione sarà introdotta e moderata da Don Stefano NASTASI, parroco di Lampedusa. A seguire gli interventi di S.E. Mons. Bruno SCHETTINO, arcivescovo di Capua e presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI, di S.E. Mons. Domenico MOGAVERO, vescovo di Mazara del Vallo e membro della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI, di Mons. Giancarlo PEREGO, direttore generale della Fondazione Migrantes e del Diac. Santino TORNESI, direttore dell’Ufficio Regionale per le Migrazioni della CESi.

La parola passerà poi agli autori del libro, Elena DE PASQUALE e Nino ARENA, giornalisti e cronisti-volontari dell’Ufficio Diocesano Migrantes di Messina.

Il libro, strutturato in dodici capitoli, racconta i giorni della grande emergenza vissuti nelle Isole delle Pelagie a seguito dell’esodo dalle coste nordafricane di migliaia di uomini, donne e bambini che a bordo di malandati “pezzi di legno” hanno raggiunto le coste di Lampedusa e di Linosa, lasciandosi alle spalle la povertà e le guerre che dilaniano i Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo.

Gli autori hanno voluto documentare quei giorni, andando oltre la quotidiana cronaca degli eventi, ma cercando di capire a fondo come gli isolani, da tutti riconosciuti in quei giorni come “maestri d’accoglienza”, abbiano vissuto le fasi più concitate di oltre due intensi mesi di sbarchi, che hanno portato a Lampedusa più di seimila migranti, tanti quanti sono i residenti censiti nelle Pelagie. I giornalisti nel corso dei due viaggi nel cuore del Mediterraneo, il primo nel mese di aprile e il secondo nel mese di maggio, hanno raccolto le testimonianze, le riflessioni, i pensieri e gli sfoghi di lampedusani e linosani, capaci di reggere sulle proprie spalle il peso di un’emergenza che sin dalla notte del primo imponente sbarco, il 9 febbraio 2011, hanno affrontato in completa solitudine. I silenzi della politica, l’indifferenza dell’Europa, il fallimento di una diplomazia incapace di attivare opportuni strumenti di intervento, sono considerati dalle comunità delle Pelagie le ragioni principali dei momenti di tensione vissuti nei giorni degli incessanti sbarchi dei disperati. Prigionieri della loro “i-solitudine”, lampedusani e linosani hanno dato vita a un “macchina della solidarietà”, che ha permesso di rompere il muro della diffidenza andando incontro a chi ha avuto bisogno di un pacco di biscotti, di una bottiglia di latte o anche solo di un sorriso.

Gli abitanti della “maggiore” delle due consorelle del Mediterraneo, che hanno trovato nella parrocchia guidata da Don Stefano Nastasi il proprio “quartier generale” di accoglienza, non si sono tirati indietro e ancora oggi, a distanza di mesi, nonostante i recenti fatti di settembre, sentono il bisogno di ricordare e condividere insieme momenti che hanno fatto riscoprire il vero significato dell’essere “Isola delle Genti”, rifugio sicuro e faro di speranza nella culla del Mediterraneo. Ieri come oggi, oggi come domani.

Per informazioni:
Santino TORNESI
Ufficio Regionale Migrantes Palermo - 338.2017995
migrantes.me@tiscali.it
 
Raffaele IARIA
Fondazione Migrantes Roma - 06.66170939 - 339.296081
r.iaria@migrantes.it




venerdì 16 settembre 2011

Terraferma Italia

Incontro con Emanuele Crialese, regista del film vincitore del premio della Giuria a Venezia: "Siamo di fronte a un nuovo Olocausto"

Immagine relativa a Terraferma Italia
Gli italiani hanno paura dello straniero forse perché si sentono protetti dalla propria identità

C'è stata grande festa a Lampedusa per la vittoria al Festival di Venezia del film di Emanuele Crialese "Terraferma", pellicola che parla degli sbarchi di africani in Sicilia. Ma non solo. La terra ferma è cercata sì dagli immigrati con le barche alla deriva, ma anche dai pescatori travolti dalla modernità, dalle madri che vorrebbero rifarsi una vita, dalle nuove generazioni indecise tra le leggi del cuore e quelle dello stato. 

Il film è stato girato a Linosa, anche se per scelta del regista non è mai stata nominata, perché è una storia che potrebbe accadere ovunque. E' la storia delle difficoltà di una famiglia di pescatori - Ernesto (Mimmo Cuticchio), il figlio Nino (Beppe Fiorello), la nuora Giulietta (Donatella Finocchiaro) e il nipote Filippo (Filippo Pucillo) - e di tre migranti - la madre (Timniti, che non è un'attrice ma la vera sopravvissuta di una traversata dall'Africa a Lampedusa, in cui ha visto morire 72 compagni di viaggio) e i suoi due bambini, miracolosamente scampati al naufragio in mare. Un incontro che segnerà il destino di entrambi.

"Stiamo attraversando un momento di profonda confusione morale - commenta il regista romano, di origini siciliane -. La risposta dello stato al problema dell'immigrazione è totalmente inadeguata. Anche i media, che ci bombardano di notizie e imbrigliano la realtà nella rete del linguaggio, hanno gravi responsabilità. Siamo tra i pochi Paesi europei ad avere adottato in materia d'immigrazione una legislazione improntata alla paura e alla chiusura. Dovremmo aprirci alla contaminazione. E invece siamo vecchi".

"Gli italiani hanno paura dello straniero - ha spiegato il regista - forse perché si sentono protetti dalla propria identità. L'Italia ha bisogno di contaminazione. Ci sono Paesi sviluppati grazie alla contaminazione. Siamo davanti ad un nuovo Olocausto. Diamo clandestinità a questo fenomeno: arrivano queste persone e li trattiamo da fuorilegge, chiudendoli nei centri di accoglienza come criminali. Lasciar morire la gente in mezzo al mare è un segno di inciviltà ma responsabili sono anche i mass media che parlano di questo in modo falsato".

"La cronaca era solo il punto di partenza - racconta Crialese -. Sapevamo di doverla rielaborare e di doverci affrancare dai canoni della fiction televisiva". "Non faccio film a tesi, non mi verrebbero bene - sottolinea il regista -. Racconto storie ponendomi delle domande. Potessi scegliere il mio pubblico ideale, avrebbe sette anni. Ho cercato di fare qualcosa di estremamente semplice, che potesse arrivare a tutti".

"Conosco molti pescatori che si son visti sequestrare le barche con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - spiega Crialese - Avevano solo soccorso della gente in mare". Amaro il suo giudizio sugli italiani: "A volte non so chi sono, cosa pensano. Se attorno alla famiglia di Ernesto ci fosse una comunità, la sua barca saprebbe qual è la rotta per la terraferma".

Su Timniti dice:"La guardi e capisci che ha passato l'inferno. Nello stesso tempo sa trasmettere una grande serenità. Ha una dignità che sa nascondere il dolore. Non ha voluto parlare di quello che è successo, così abbiamo deciso di reinventare insieme la sua storia. E quando dicevo qualcosa di sbagliato, mi correggeva". "La sua foto l'ho vista su un giornale. La cronaca di uno dei tanti barconi della disperazione. Tre settimane alla deriva, 70 persone a bordo. Tutti morti, tranne cinque. Tra questi una sola donna. Lei. Il suo volto mi si imprime dentro. Voglio vederla con i miei occhi questa donna che ha traversato il mare, ha rischiato la vita per riscrivere la sua storia"

di Francesco Bianco 

Fonte: MixaMag