Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

Visualizzazione post con etichetta etica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta etica. Mostra tutti i post

lunedì 8 novembre 2010

16 novembre, Palermo: Etica E' Legalità

etica è legalità

un obiettivo per creare nuove opportunità di lavoro e sviluppo

16 novembre 2010, ore 9

Palermo, Palazzo Steri, Aula Magna


saluti di Rita De Padova, consigliere di amministrazione Banca Etica
coordina Roberto Mazzarella, giornalista
introduce Guglielmo Faldetta, Università di Palermo

Interventi


Luigino Bruni, Università di Milano-Bicocca


Stefano Zamagni, Università di Bologna


Francesco Viola, Università di Palermo


Marco Piccolo, vice direttore generale Banca Etica


Gaetano Paci, magistrato Procura di Palermo

Esperienze di imprenditori di economia civile

Aldo Schilirò, TS srl (Catania)


Donatella Natoli, Le Balate (Palermo)

____

Fare economia civile coniugando impresa e solidarietà,
impegno civile e fraternità

16 novembre 2010, ore 16,30

Palermo, Assemblea Regionale Siciliana, sala Gialla



saluti del Presidente dell’ARS On. Francesco Cascio
coordina Steni Di Piazza, direttore filiale di Palermo Banca Etica

Interventi


Stefano Zamagni, Università di Bologna


Luigino Bruni, Università di Milano-Bicocca


Ugo Biggeri, Presidente Banca Etica


Giuseppe Gallo, segretario nazionale FIBA-CISL


Fabio Granata, Vice Presidente Commissione Antimafia

Esperienze di imprenditori di economia civile

Gaetano Giunta, Fondazione di Comunità di Messina (Messina)


Calogero Parisi, Lavoro e non solo (Corleone)


Rita Sipala, Bioturismo (Siracusa)

Contatti


Banca Etica filiale di Palermo: tel. 0917829770

domenica 11 ottobre 2009

20-22 ottobre, Banca Etica Palermo: Settimana Equo e Solidale









In occasione della settimana per il commercio equo solidale, la Banca Etica filiale di Palermo via Catania 24 organizza tre pomeriggi:





martedì 20 ottobre, ore 17.00
Pomeriggio sulla solidarietà

Padre Gioacchino, parroco di S. Lucia, chiesa adiacente all’Ucciardone, e l’Associazione “Agape Amore Fraterno” promuovono una fiera di beneficenza per autofinanziamento e di diffusione del loro progetto sul quartiere; Raimondi, artigiano aderente ad Addiopizzo, presenterà alcunimanufatti di ceramica e racconterà la sua esperienza (vittima usura e denuncia agli estorsori); Cooperativa Liberamente, aderente a Libera, presenta il limoncello e le marmellatine realizzate attraverso la coltivazione delle terre confiscate allamafia, loro assegnate.

mercoledì 21 ottobre, ore 17.00
Pomeriggio sull’accoglienza

Padre Garau dell’Associazione “Jus Vitae” presenta i prodotti coltivati sui terreni confiscati alla mafia a Castellammare del Golfo (TP); Fatima Mbotzibara espone oggetti ricamati della tradizione malgascia; Reda Berradi , del Marocco, presenterà la Casa delle Culture che promuove iniziative interculturali. Sarà presente anche il consorzio “Comunità Nuova”con una sfilata di costumi tradizionali di varie etnie.

giovedì 22 ottobre, ore 17.00
Pomeriggio sulla legalità

Roberto Mazzarella, giornalista, presenterà il libro “L’uomo d’onore non paga il pizzo”; saranno presenti Tommaso Marino, vicepresidente di Banca Etica, Gaetano Paci, magistrato, Pippo Cipriani, presidente ass. antiracket e antiusura di Bagheria, rappresentanti di Addiopizzo e Rodolfo Guajana, imprenditore, vittima del racket.


Il desiderio dei soci di Banca Etica è quello di volere offrire, in questo momento difficile in cui a causa della crisi finanziaria e della mancanza di valori etici sembra prevalere lo sconforto, un forte segnale di come a Palermo e in Sicilia possa essere possibile, concretamente, creare momenti di:

1) solidarietà a favore di chi è emarginato;

2) di accoglienza a chi, straniero, viene da noi e si integra arricchendoci con la propria cultura e quella dei Paesi di origine;

3) di legalità grazie a quegli uomini , giornalisti, magistrati, imprenditori, della finanza, politici, giovani, che ogni giorno con la loro coerenza ci dimostrano come in questa nostra isola si possa operare quotidianamente nella legalità .

Siete tutti invitati a partecipare venendo dopo le 17,00 e avremo il piacere di offrirvi un aperitivo con prodotti del commercio equo solidale.

Grazie di cuore,

Steni Di Piazza

sabato 7 febbraio 2009

A spasso con Mohamed per capire la difficile vita degli immigrati

Lo chiameremo Mohamed. Proviene da uno dei paesi del Nordafrica ed è in Italia dal 1987. Al suo arrivo, poco più che un ragazzo, senza neppure tanti sforzi trovò casa, lavoro, donne. Oggi è Cittadino Italiano, con la sua pelle color caffellatte, la nostalgia per la sua terra e il suo bagaglio di vita tra qui e altrove.

E’ Musulmano, Mohamed, ed è convinto che il Dio Misericordioso, il Più Grande al quale, immancabilmente, nel giorno di Venerdì rivolge lodi e preghiere non ha nulla a che vedere con i bombaroli col turbante, che alimentano odio e seminano discordia, lutti, dolore e morte.

Vive a Milano, separato da una moglie italiana ed è padre di due figli adolescenti. Ha una impresa tutta sua che gli dà soddisfazione e decoro, ma rischia di fallire.

Chiedetegli cosa pensa del fiume di Mohamed o di Tatiane che arrivano dal sud o dall’ est del mondo. Scoprirete che soffre il disagio di chi è respinto, anche solo da una occhiata distratta; scoprirete che non ama trascorrere, come prima, parte del suo tempo libero con gente del suo paese; scoprirete che si vergogna delle condizioni di vita e dei comportamenti criminali di chi, come lui, è arrivato con una valigia piena di stracci e sogni; scoprirete che non riesce più ad essere un sostegno per i suoi ragazzi e che a dargli la possibilità di andare avanti sono proprio loro, la sua determinazione e un innato ottimismo; scoprirete che ha maturato una avversione viscerale per quei barconi (della disperazione più che della speranza), che ogni giorno vomitano sulle nostre spiagge centinaia e centinaia di facce stravolte e impaurite.

Non immaginereste neanche quali pensieri lo incendiano nelle animate discussioni su permessi di soggiorno e fogli di via.

Sono tanti i Mohamed che, come il nostro, ritengono inadeguate le misure governative per fronteggiare questa immigrazione inarrestabile e drammatica.

E noi? Gli italiani? Discutiamo, organizziamo convegni, finanziamo associazioni. Quante chiacchiere su integrazione, tolleranza (che brutta parola!), solidarietà, pietà: un mix di buoni sentimenti che galleggia nell’umore nero del sospetto e della diffidenza.

Non c’è un concreto progetto politico, ma solo bagarre di parte, che sottolinea l’insensata strada intrapresa da larga parte della classe politica, impegnata molto spesso (questa è l’impressione che se ne riceve) a sottolineare la propria appartenenza a destra o a sinistra, a recitare, a turno, ogni sera la giaculatoria su questo o quell’argomento, a palleggiare con nuove o vecchie responsabilità, ad insultarsi dai diversi, e non sempre indipendenti, palcoscenici mediatici.
Un deprimente gioco delle parti che ci vede spettatori impotenti.

Ma la gente comune può ritenersi estranea al disordine sociale in cui stiamo scivolando pericolosamente? Tirarsi fuori dalla mischia non è gioco facile. Noi, gli Italiani, in particolare quelli che inveiscono, giudicano, condannano o, persino, tentano il linciaggio per i tanti reati commessi da cittadini stranieri, possiamo veramente dirci liberi da responsabilità? Il nostro è il Paese dove la corruzione è diffusa quasi capillarmente, il nostro è lo Stato dove si sfornano leggi e regolamenti che hanno spesso l’obiettivo di essere aggirate e dove chi delinque ha quasi la certezza dell’impunità ; la nostra è la Patria dove chi fa il proprio dovere finisce, in qualche occasione, con il sentirsi un perfetto cretino. Se l’esempio dei padroni di casa viene rappresentato, largamente, da disonestà e mancanza di senso civico, perché gli ospiti dovrebbero agire altrimenti?

Maddalena Di Santo

Fonte: Siciliainformazioni

martedì 17 giugno 2008

CARTA DI ROMA: protocollo deontologico per giornalisti

Sono state approvate il 13 giugno 2008 all'unanimità dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei giornalisti le linee guida della CARTA DI ROMA, un protocollo deontologico per giornalisti finalizzata a trattare, con più attenzione, le notizie su richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.
Lo stesso documento era già stato approvato lo scorso mese di aprile dalla Federazione nazionale della Stampa, il sindacato dei giornalisti.
La CARTA DI ROMA esorta i giornalisti italiani ad usare termini giuridicamente appropriati e corretti (ha infatti in allegato un glossario). L'obiettivo é, fra gli altri, quello di garantire una informazione accurata che tenga conto della delicatezza della posizione dei suoi protagonisti e degli effetti che un avventato sensazionalismo può avere sull'opinione pubblica.
Un ulteriore passo in avanti verso una corretta informazione nei confronti del complesso mondo dei migranti.

Il Centro Studi e documentazione sulle migrazioni di Palermo é a disposizione dei colleghi giornalisti affinché anche nella nostra città si realizzino le linee guida della CARTA DI ROMA e si organizzino attività di formazione dei giornalisti, "dalle scuole di giornalismo ai seminari per i praticanti" e giornate di studio ad hoc.

Roberto Mazzarella
Responabile Centro Studi e documentazione sulle migrazioni di Palermo

Scarica e leggi la CARTA QUI

domenica 1 luglio 2007

Palermo, città europea (?)




Questo è il testo di una lettera che ho inviato a Repubblica e che è stata pubblicata mercoledì 27 giugno 2007... Il titolo era in realtà PALERMO, CITTA' EUROPEA, ma evidentemente o non era chiaro, oppure hanno ritenuto piu' OPPORTUNO attribuire un titolo piu' COMMOVENTE... Non so. Sinceramente ormai non mi stupisco piu' di niente. In ogni caso, il tono della mia lettera era abbastanza GRAFFIANTE - per non dire INCAZZATO... Dire che: il mio sogno è quello di restare a Palermo... mi pare un po' eccessivo... Infatti, mi domandavo proprio come si possa anche solo sperare - altro che sognare! - di poter restare a Palermo e vivere una vita dignitosa... Non so: forse sono io un po' troppo INCAZZATA... Forse la frustrazione mi rende cieca e troppo dura... Forse sono davvero troppo fuori dagli schemi comunemente acccettati... Forse sono nata nel posto, nella nazione sbagliata... nel pianeta sbagliato ;-) Forse sono davvero un' extraterrestre!!!!

giovedì 21 giugno 2007

Oltre Gardner: su José Antonio Marina e il fallimento dell’intelligenza. Teoria e pratica della stupidità

Fonte: http://venus.unive.it/italslab/modules.php?op=modload&name=ezcms&file=index&menu=79&page_id=337


di Paolo Torresan

AUTORE: José Antonio Marina
TITOLO: Il fallimento dell’intelligenza. Teoria e pratica della stupidità
CITTÀ: Milano
EDITORE: Longanesi
ANNO: 2006
PAGINE: 201

Come il libro di Polito, anche il saggio di José Marina comincia là dove il lavoro di Gardner finisce. E cioè se Gardner ci introduce al regno delle intelligenze, José Marina ci illustra le molte forme che assume la cattiva gestione dell’intelligenza: la stupidità.Come può essere che una persona intelligente, che vanti per esempio una brillante carriera professionale, si comporti in modo stupido? Si tratta di una domanda a cui Gardner non è sordo, ma che trova risposte poco chiare nei suoi libri. Marina invece la pone al centro delle sue riflessioni: “la discrepanza fra «essere» intelligente e «comportarsi» in maniera intelligente” dice lo studioso spagnolo “rivela la presenza di uno iato fra i due livelli nel quale entrano in gioco forze poco note” (17). A cosa corrispondono i due livelli? E di quali fattori di disturbo sta parlando? Il primo livello coincide con la struttura cognitiva umana, una struttura modulare, proprio come nel pensiero di Gardner: “l’intelligenza computazionale” agisce attraverso sistemi altamente specializzati (le intelligenze), i quali processano le informazioni per lo più in maniera inconscia. Il secondo livello coincide con l’intelligenza pratica di Sternberg, e, grossomodo, con le intelligenze personali di Gardner, tradottasi poi con il concetto di intelligenza emotiva coniato da Mayer e Salovey, e quindi divulgato da Goleman.Veniamo ai fattori di disturbo. Per il professore della Complutense, l’intelligenza può fallire per via di una distorsione epistemologica, affettiva o operativa. Il che vuol dire che il lavoro dell’intelligenza può essere ostacolato da credenze che agiscono come coercizioni (è l’impotenza appresa di molti studenti), da pregiudizi, da abitudini, da prese di posizione dogmatiche, da errori di valutazione del contesto, dal fatto che, per meccanismi che sfuggono al controllo della volontà, un modulo agisce sopra e contro gli altri (per esempio l’ansia o la vergogna che collidono con la voglia di imparare o di dimostrare la propria competenza), dalla conversazione sommersa (che nasconde, anziché rivelare, le reali intenzioni), dalla volubilità del desiderio (considerata di segno negativo, quale corrispettivo del deficit di attenzione), dall’indecisione, dalla routine, dalla difficoltà di gestire le compulsioni, dal mancato coordinamento degli obiettivi individuali con quelli perseguiti dalle persone con cui ci si trova a cooperare. È un sguardo ampio, geometrico, per quanto la foga della penna lasci a volte gli occhi smarriti e il ragionamento, non di rado, sia lasciato fastidiosamente in sospeso, affidando all’immaginazione o alla conoscenza di chi legge, l’ingrato compito di proseguire sentieri interrotti. Due appunti al saggio di Marina.Il primo. È evidente che all’evasività di Gardner nel definire l’educazione delle intelligenze personali, si contrappone, in Marina, uno sforzo positivo. Lo studioso spagnolo indaga, più di quanto non faccia Gardner, il valore sociale dell’intelligenza. Il relativismo culturale di Gardner, legato presumibilmente alla volontà di evitare pregiudizi di tipo culturale, impone a questi di evitare un qualsiasi giudizio di valore sull’etica di un popolo. Marina, al contrario, sostiene l’esistenza di valori universali. Le sue parole contro il relativismo sono infuocate:

“Il relativismo estremo tende una trappola sociale: è ormai diffusa l’idea che sia sinonimo di progressismo politico, e che l’equivalenza delle opinioni sia il fondamento della democrazia, una convinzione assolutamente imbecille e contraddittoria. Se tutte le opinioni hanno uguale valore, il credo degli antidemocratici pesa quanto quello dei democratici, e infatti tutti i neofascisti d’Europa sono saliti sul carro del postmoderno” (181).

E ancora:

“Un egualitarismo travisato ci impedisce di apprezzare gli altri. «Nessuno è migliore di nessuno» è un’affermazione stupida da quanto è degradante: un uomo che aiuta gli altri e uno che li tortura non sono affatto uguali: Hitler non è lo stesso che Mandela” (176).

C’è, per Marina, un carattere reazionario nella visione fintamente progressiva del relativismo. In questo senso la distanza da Gardner è notevole. A suo dire, esistono società stupide tanto quanto esistono società intelligenti:

“la società spagnola settecentesca che inneggiava alle catene, quella francese che plaudì la furia bellicosa e avida di Napoleone, quella tedesca che osannò Hitler lasciandosi contagiare dai suoi vaneggiamenti; la società industriale avanzata, fautrice di un sistema economico che sfrutta in modo indiscriminato la natura, di uno stile di vita in cui il lavoro e la famiglia sono incompatibili o di una globalizzazione che aumenta il divario fra Paesi ricchi e poveri, sono esempi di fallimento dell’intelligenza condivisa” [157-8].

E spiega:

“Che cosa intendo per intelligenza sociale, comunitaria, condivisa o come preferite chiamarla? Non è un’intelligenza che si occupa delle relazioni sociali, ma che da essa sorge. Potremmo definirla un’intelligenza conversazionale. Quando due persone parlano, infatti, ognuna apporta il suo sapere, le sue capacità, la propria arguzia, ma la conversazione non è la loro somma, poiché l’interazione può spronarle o limitarle. È sicuramente capitato a tutti che certe relazioni ci stimolano, suscitano in noi nuove idee, risvegliano una perspicacia che nemmeno sospettavamo di avere. Altre, all’opposto, ci lasciano depressi, istupiditi: la conversazione è a poco a poco scivolata nella mediocrità, nel pettegolezzo e nella banalità, impoverendo entrambi. Io sono sempre lo stesso, ma una di quelle circostanze ha attivato la parte migliore di me, e l’altra la peggiore” (158).

Che se ne fa l’insegnante, chiediamoci, di queste riflessioni? Dobbiamo ricordare che nelle indicazioni programmatiche del Quadro Comune al docente è assegnato un ruolo positivo nel contribuire alla formazione del “saper essere” dello studente. Si tratta di un contributo che si costruisce proprio sui tanti interrogativi presenti nel testi di Marina, come per esempio: Quale convinzioni nutre lo studente sulla sua persona e sul suo ruolo di apprendente? Se si tratta di convinzioni limitanti, è possibile decostruirle? Quali pregiudizi può manifestare nei confronti dei compagni che non hanno il suo stile di apprendimento? Come è possibile fare della classe una microsocietà intelligente? Come poter creare una mente flessibile, autonoma, critica, ben fatta? Quali sono le strategie attraverso le quali lo studente impara a autoregolarsi? E così via. Rispondere ad esse richiede pazienza, sperimentazione, costanza, tanto quanto, dice Marina, lo richiede uno studio di una lingua straniera. Diventare persone che sanno usare intelligentemente la propria intelligenza, consci del contesto in cui operano, ha effettivamente a che fare con la capacità di trovare un nuovo modo di leggere il mondo, di capire se stessi, di definire di volta in volta, il difficile equilibrio tra il benessere personale e quello dei propri simili.

giovedì 14 giugno 2007

Le "cinque menti del futuro" di Howard Gardner

Fonte: www.ildueblog.it/?p=117#more-117










E’ uscito a gennaio... E’ il nuovo libro di Howard Gardner “Five minds for the future” in cui il professore di Harvard suggerisce i cinque approcci mentali decisivi per il nuovo millennio. Sono disciplina, sintesi, creatitività, rispetto ed etica.

Prosegue l’articolo pubblicato su Repubblica 1l 5 aprile 2007:

Nel libro - che da settimane occupa pagine e pagine sulla stampa internazionale e che le più importanti riviste di settore raccomandano ai manager come una delle letture must del 2007 - Gardner sostiene che il 21simo secolo appartiene alle persone che sono in grado di pensare in un certo modo e che chi non è in grado di sviluppare queste capacità è destinato a soccombere - professionalmente e socialmente - in un mondo sovrabbondante di informazioni, dove per fare la scelta giusta occorre farsi guidare da capacità di sintesi o da intuito ben allenato.
Per “sopravvivere”, secondo la teoria di Gardner, occorre essere rigorosi e creativi allo stesso tempo: il primo dei cinque approcci mentali presi in esame dal professore americano è quello della mente disciplinata, la più classica se vogliamo, quella che accoglie i vari input che riceve nel tempo e poi li indirizza e mette in pratica in un campo particolare, che sarà quello dove eccelle. Segue la mente sintetica, essenziale nell’epoca di Internet e dei canali all news: chi ha questo tipo di impostazione raccoglie le informazioni, le seleziona e le sintetizza in maniera originale. La mente creativa è invece quella che coltiva nuove idee e si pone domande insolite, arrivando a risposte inattese.

Seguono poi due approcci che Gardner definisce “non opzioni ma necessità” oggi: la mente rispettosa - il modo di pensare di chi accetta le differenze, si sforza di capire gli altri e di collaborare - e quella etica, quella che valuta i bisogni e i desideri della società globale, cercando di spingersi oltre gli interessi personali. “Sono certo che ci sono altri approcci che è interessante studiare - spiega da Harvard lo studioso - ma questi sono quelli su cui mi pare occorra mettere più enfasi oggi”.
Il motivo, Gardner lo scrive nelle pagine del suo libro: “Il mondo del futuro - con i suoi motori di ricerca, robot e altre potenzialità informatiche - ci chiederà di avere capacità che finora sono state solo opzionali: per rispondere a queste richieste occorre che cominciamo a coltivare sin da ora queste capacità“. Messaggio rivolto in particolare a insegnanti e genitori.
Per approfondimenti (in inglese): qui un articolo di Mike Baker, educational corrispondent della BBC. Qui l’audio di una lecture di Howard Gardner, qui il testo della lecture, qui le slides della presentazione.


Per un approfondimento dell'applicazione della teoria sulle intelligenze multiple di Gardner nell'ambito della didattica delle lingue e dell'italiano come LS e 2, consultare il bollettino del Laboratorio Itals dell' Università di Venezia qui.
Per leggere il comunicato stampa su Reggio Emilia, secondo Gardner, esempio di "comunità etica" in Italia, cliccare qui.