Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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venerdì 11 marzo 2011

A un anno dal 1° di Marzo

Scritto da Giuseppe Campisi

ad un anno di distanza da un altro articolo dal titolo Primo Marzo a Palermo: Il primo colpo di scopa scritto dallo stesso autore in occasione del 1° Marzo 2010

Giovedì 10 Marzo 2011 18:29

A un anno di distanza, guardare con una certa aria di disfatta un proprio articolo, un proprio pensiero, una propria emozione, riempie la mente e il cuore di un senso di sconfitta che è difficile da descrivere. Ripercorrere le righe scritte sull’entusiasmo, sulla gioia del momento, è faticoso. È tremendo. Ma ci si prova, non per esaltazione, ma per dovere di cronaca – si dice così, mi pare.

1 Marzo 2011, piove. Una decina di gradi in meno rispetto all’anno scorso, c’è freddo. Le famiglie con i bambini sono a casa per questo, e sono pochi i piccoli sorrisi che riempiono il corteo di quella che ai miei occhi appare sempre come la splendida luce di un futuro sereno, felice, privo d’odio. Senza ingiustizie e senza cortei che rivendichino giustizia. Senza striscioni recanti foto di giovani uomini costretti alla morte dai soprusi di altri uomini, senza ragione e senz’animo, senza storia alle spalle, senza futuro negli occhi. C’è sempre forza nella voce di chi parla dal microfono, sempre quella voglia di rivalsa, quella rabbia, quel senso di liberazione e quella volontà di riappropriarsi della propria dignità ferita che si respirano a pieno anche sotto la pioggia, nel freddo, fra l’indifferenza della gente che fa shopping, gli sbuffi degli automobilisti imbottigliati nel traffico ed il deambulare disinteressato delle forze dell’ordine ad una ventina di metri dalla testa del corteo. La volontà c’era ancora questo Primo Marzo, non ha abbandonato il viso di chi s’impegna per vedere qualcosa cambiare, che s’incazza perché non cambia mai nulla, che non si arrende e che s’impegna più forte di prima, sotto la spinta dell’emozione, della disperazione a volte. La volontà c’era, come un anno fa’. E come un anno fa’ «era alta, bianca, robusta, vecchia, innocente, esperta, giovane, magra, bassa, nera. Era autoctona, ma era immigrata». E, anche quest’anno, la volontà si è espressa negli eventi più diversi, che hanno farcito i giorni di attesa per la manifestazione dell’1, così come le ore immediatamente successive ad essa.

L’assembramento delle 17 presso Porta Felice tarda di alcuni minuti, ma, completato, è tutto pronto per partire. È dal mare che parte la marcia di un’umanità soppressa dalle leggi-fantoccio, dallo sfruttamento agrario, dalle violenze dei più forti, dalle istigazioni al suicidio, dalle truffe di Stato, dal terrore orchestrato ad hoc dai mass media. Il mare il punto di partenza della lotta per i diritti negati di chi scopre il proprio inferno nel paradiso che ha cercato aldilà della guerra, della fame, della malattia, nell’eden che ha raggiunto piangendo e pregando dentro la rabbia delle onde, ammassato con altri in barcacce di cartapesta che nessuno dei Paesi d’Occidente si è arrischiato di salvare e di raccogliere dal fragore delle tempeste assassine del Mare Nostrum, il paradiso finalmente toccato attraverso le urla di dolore dei bambini che diventano uomini in viaggio, rompendosi le ossa dentro i fondi nascosti dei tir provenienti dalla Grecia e dai Balcani, bevendo la propria urina per sopravvivere al vuoto di un’aria che risucchiano in venti, distesi e intorpiditi in uno spazio alto 30 cm, per non destare sospetti ai controlli doganali. Dal mare parte anche l’urlo tremendo di chi non ha mai superato la traversata, di chi ha visto colare a picco la propria speranza, e insieme ad essa la propria vita, di chi è stato rispedito indietro dai fari intimidatori dei guardacoste, di chi ha fermato la propria corsa contro i proiettili sparati dalle barche italiane dei dittatori nordafricani tanto cari alla mamma Europa, o nei buchi neri dei gulag di quella Libia che i capi del mondo hanno considerato degna della presidenza della Commissione O.N.U. per i Diritti Umani.

Così, dal mare, si parte. In testa il furgoncino di Ubuntu, che spande nell’aria aperta di una Palermo assopita le voci impresse in un microfono davvero troppo piccolo per poter contenere l’energia vitale da loro liberata. Dietro, una bandiera del Marocco anticipa alla vista dei passanti il viso che da qualche tempo racconta la vergogna di ogni palermitano, delle Istituzioni da sempre assenti, delle Forze dell’Ordine non rare ad abusi, dei mezzi di comunicazione sordi e muti, di ogni cittadino di questa città. Anche la mia vergogna, che blocca le parole sui polpastrelli e non mi fa scrivere. È il viso di Nourredine Adnane, un ragazzo di 27 anni, un mio, un nostro concittadino mi piacerebbe dire, ucciso dalla città, dal suo governo, dalla sua amministrazione, dal suo popolo. Ucciso dal suo Stato, da quello che aveva scelto essere il suo Stato, il Paese dove vedere con gli occhi il futuro – per Nourredine il futuro si chiama Khadija, ha due anni e vive in Marocco – e portare sulle spalle l’incantevole peso della propria storia. Questo in un Paese senza storia e privo di ogni futuro. Sull’onda emotiva della morte di Nourredine, del suo corpo bruciato, a tenere lo striscione del Forum Antirazzista – con la foto del giovane – , ci sono i suoi compagni nordafricani, che espettorano la loro collera sui palazzi di un centro storico che ha già dimenticato il turbamento per un suicidio cercato, che mostrano il pane, la vera ragione, il motivo, il pane che è vita, che è dignità. Dietro loro il popolo delle lotte, le persone che riconosci sempre per la strada quando si reclama un diritto, si chiede giustizia, libertà, rispetto. «Un corteo sociale non è una festa, ad un corteo non c’è mai troppa o troppo poca gente. Ad un corteo c’è sempre chi ci deve essere» scrivevo un anno addietro. Ne sono ancora convinto. Convinto, si, ma perplesso. Confuso perché ancora non capisco cosa serva alla gente per svegliarsi, per rendersi conto che si è davvero giunti alla situazione del non ritorno, che la democrazia in questo Paese è un miraggio, che continuiamo a permettere che i più “giuridicamente” – perché in un sistema fondato su una legittimità legale-razionale si ragiona così – deboli siano continuamente schiacciati, perché permettiamo di essere noi stessi schiacciati, pronti anche noi a far valere la nostra forza, a scaricare il nostro odio sugli ultimi, rispondendo come automi agl’input dell’autorità. Un esodo di proporzioni bibliche, 300mila profughi, 10mila al giorno, li mandiamo in Europa, ci invadono, vogliono rubarci il lavoro, se ne stiano a casa loro, Gheddafi ci garantiva dall’immigrazione, viva Gheddafi, viva Gheddafi! Questi i messaggi che – quasi impercettibilmente – attraversano lo stivale, questo il terrore del diverso che si propaga giorno per giorno, che spinge gli immigrati stessi a non scioperare, ad andare a lavoro temendo le ripercussioni da parte dei padroni, temendo l’arrivo di persone disposte a farsi sfruttare per la metà del denaro per il quale si fanno sfruttare essi stessi.

Nourredine è la torcia umana di Palermo, come Jan Palach a Praga, come Mohammed al-Bouazizi a Tunisi. Tocca a noi adesso fare in modo che rassomigli all’uno o all’altro, tocca a noi cercare la strada da seguire per cambiare. Tocca a noi trovare la nostra thaura, la nostra rivoluzione. Altrimenti toccherà sempre a noi – e ne avremo la responsabilità – scegliere di aspettare e sopportare, attendere anche un tempo infinito, sacrificando anime, corpi, vite alla crudeltà di chi ci comanda, e un giorno – quasi senza rendercene conto – qualcosa cambierà. Un giorno.


إن شاء الله






mercoledì 23 febbraio 2011

Primo Marzo 2011 a Palermo: tutte le iniziative in programma

I file originali (stampabili) anche in formato .pdf
possono essere richiesti a
primomarzo2010palermo@gmail.com

COMITATO PROMOTORE DEL PRIMO MARZO 2011 PALERMO

Tindara (3397458087) & Yodit (3398140232)


Primo Marzo 2011 - Lo sciopero dei migranti - Una giornata senza di noiPer una Palermo Unita contro il Razzismo IstituzionaleIN ITALIA LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI?

...

La Bossi-Fini costringe ad essere clandestini prima di poter divenire regolari, le sanatorie sono solo per pochi fortunati, i figli di immigrati che crescono qui non hanno diritto ad essere cittadini, la burocrazia per i permessi di soggiorno fa vivere gli stranieri nella precarietà e sotto ricatto, i politici italiani fanno accordi con crudeli dittatori e, con i respingimenti, riconsegnano nelle mani dei torturatori uomini, donne e bambini che avrebbero diritto d’asilo, agenti e funzionari negligenti o che abusano del loro potere
umiliano la dignità dei migranti.

I DIRITTI NON HANNO COLORE!

Noureddine Adnane, è nato in Marocco, da diversi anni viveva e lavorava legalmente a Palermo, è morto il 19 febbraio 2011 a 27 anni.
L’umiliazione e lo sdegno possono bruciare più forte del fuoco. Questa giornata è dedicata a lui anche nelle altre piazze italiane
http://primomarzo2010.blogspot.com/2011/02/il-primo-marzo-in-memoria-di-noureddine.html


PROGRAMMA PRIMO MARZO 2011 A PALERMO


27 FEBBRAIO

ore 17.00 – piazza Verdi (Teatro Massimo)

Spettacoli interculturali e microfono aperto



28 FEBBRAIO

Mattina – In diverse scuole della Città

Incontri nelle scuole tra mediatori culturali e studenti
sul tema dell’immigrazione



1° MARZO

Mattina – In diverse scuole della Città

Incontri nelle scuole tra mediatori culturali e studenti
sul tema dell’immigrazione



ORE 10.00

Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula Magna, viale delle Scienze

Il diritto allo studio come diritto alla cittadinanza e all’inclusione

Tavola rotonda e proiezione del film “Una scuola Italiana”



ORE 15.00

Dipartimento Politica, Diritto e Società, Piazza Bologni n. 8

“Ancora migranti tra accoglienza e detenzione”

ASGI - Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione



ORE 17.00

Da Porta Felice a Piazza Bologni

CORTEO



ORE 21.00

Santa Chiara a Ballarò

LA NOTTE NERA

festa, cibo e musica nel cuore della città multietnica






 
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Comunicato della Comunità marocchina - 19 febbraio 2011

Ciao Noureddine… La tua Palermo ti ha visto morire nel silenzio… ma vivrai nel nostro ricordo…

.... Oggi abbiamo versato lacrime... gocce che hanno riempito il vaso che contiene tutta la nostra voglia di cittadinanza Palermitana... questa città è la nostra unica motivazione che ci consola nel stare lontano da un ambiente familiare... In 25 anni senza che l'amministrazione se ne fosse accorta è la nostra città... è difficile pensare o immaginare il nostro legame con Palermo... ma nel disaggio e nel ricatto delle leggi italiane sull'immigrazione, nell'abbandono da parte delle amministrazioni locali, nella negazione del diritto di rappresentanza sociale e politica, nella mancanza di una democrazia partecipata, nella esclusione dalla produzione culturale, nella negazione continua dei diritti della dignità dell'uomo, nella mancanza di riconoscenza della nostra sfera spirituale... nell'assenza di spazi per celebrazioni ed eventi culturali... Noi abbiamo scelto di vivere qui... abbiamo scelto di contribuire al tessuto economico ed urbano della città... abbiamo valorizzato il centro storico in anni che veniva considerato un luogo inaccessibile.

Noi migranti non ci lasceremo convincere che questo luogo incantato possa essere solo di chi per caso, per circostanze, o per volontà divina, per diritto vi sia nato e cresciuto... perchè Palermo è la città madre dei nostri figli, dei nostri fratelli, dei nostri amici... questa è la città che vorremmo che i turisti ed i "forestieri" potessero conoscere... Le nostre lacrime non sono lacrime di dolore ma di commozione ed emozione perchè la morte di Noureddine ci ha svegliato la coscienza di cittadini... di cercare la coesione sociale per il bene comune... di sentirci uniti... come palermitani e come migranti ...

Ringraziamo le forze politiche e sociali più presenti con noi in questo dolore, perchè sono la sintesi dell'efficienza dell'impegno civile e politico a Palermo, una città dove siamo sicuri che ci deve essere futuro per tutti... anzi dove C'é FUTURO…                         Reda Berradi





giovedì 17 febbraio 2011

Studenti, lavoratori, precari: di nuovo in piazza il Primo marzo 2011 - Siamo tutti egiziani, siamo tutti tunisini

Indisponibili al ricatto!

Stiamo vivendo in un’epoca che ci chiama ad agire e a prendere parola ogni giorno. Ad indignarsi sì, non solo per le notti di Arcore, ma perché c’è la crisi e stiamo continuando a pagarla noi migranti, noi studenti, noi precari. La stiamo pagando con le nostre vite, messe sotto ricatto dal modello Marchionne, private di dignità da finte soluzioni come la sanatoria truffa o il decreto flussi, triste gratta e vinci della povertà rinominato click-day.

Lo scorso anno la giornata del primo marzo ha lanciato innanzitutto un monito: una giornata senza di noi. Il noi ora si moltiplica e cambia di segno, diventa proposta di alternativa, costruzione di una possibilità di uscita dalla crisi, insieme. Lo scorso anno i migranti di Rosarno si erano da poco ribellati dandoci una lezione di dignità e di possibilità. Abbiamo raccolto quella lezione, abbiamo ascoltato le loro storie, trasformatesi in unico coro: per il diritto alla vita, alla salute, al reddito, alla formazione. Per il diritto al nostro futuro.

Quest’anno vuole essere una giornata nel solco delle tante mobilitazioni che stanno attraversando il paese, nelle quali già è accaduto che si ritrovassero migranti e donne italiane, studenti e operai metalmeccanici, precari e seconde generazioni di bambini privati di diritti. Bambini che, purtroppo, come accade a Roma, sono ridotti in cenere, senza neanche suscitare stupore ma rimpalli infiniti di giustificazioni inaccettabili tra il sindaco Alemanno e il ministro Maroni. Morti cui si rimedia con la riproposizione del cosiddetto “Piano Nomadi” che produce nuovi sgomberi e nuova miseria.

Quest’anno vuole essere una giornata che guarda alla forza e alla determinazione che ci stanno insegnando gli egiziani e i tunisini, affermando il diritto di vivere degnamente nei propri paesi, perché stanchi di vivere in paesi impoveriti da regimi autoritari o di avere come unica alternativa quella di immettersi nella spirale infernale della migrazione verso la “ricca Europa”.

Spirale che molto spesso conduce alla morte e non alla vita, non apre possibilità ma segna la fine di ogni sogno possibile. Chiusura di possibilità messa in atto come prova di forza verso tutti coloro che vogliono cambiare la propria condizione di vita, lottare per migliorarla. Come un copione tristemente noto, Maroni agita nuovamente lo spettro delle invasioni barbariche, per gestire l’ “emergenza” di coloro che stanno sbarcando nel nostro paese nella speranza di accorciare la distanza tra la loro vita presente e i diritti fondamentali di ogni uomo e donna.

E ancora una volta si susseguono gli anatemi contro i presunti terroristi, gli speronamenti delle barche, la presa in ostaggio dei giovani che scelgono il viaggio alle condizioni di vita prodotte da regimi che il nostro paese ha appoggiato e deifeso. Inutili e scontati i riferimenti, in principio divertenti, a lungo andare amari, alle relazioni del nostro presidente con Mubarak.

Il primo marzo sarà un’occasione per tornare in piazza, per affermare il diritto di restare dove si è scelto di vivere, per il diritto a non migrare forzatamente, per ribadire la nostra indisponibilità. L’indisponibilità dei ricercatori a fuggire, degli operai ad accettare l’annullamento di fatto del diritto del lavoro, dei migranti ad essere cacciati e perseguitati nei paesi di origine e di arrivo. L’indisponibilità a essere clandestini e sfruttati.

Il primo marzo sarà un’occasione per dichiarare di essere sì tutti stranieri, ma davanti all’orrore quotidiano e globale del ricatto e della violenza. Sarà un’altra occasione per affermare la nostra voglia di vita e per dire che i nostri diritti ce li costruiamo, ora, tutti insieme.

Sarà infine un’altra occasione per unirsi al grido di coloro che chiedono l’esercizio di un diritto fondamentale, il diritto di sciopero, di sottrarsi alla barbarie, di bloccare gli ingranaggi.

Vogliamo lo sciopero generale subito! Non uno sciopero etnico o di categoria, ma il diritto a scioperare sempre, ovunque, fino ad ottenere condizioni di vita degne, all’altezza del tempo presente e che permettano a tutti di affrontare la crisi senza esserne schiacciati.

Vogliamo costruire norme condivise di cittadinanza, ribaltando il mandato selettivo e discriminatorio dell’accordo d’integrazione firmato Maroni, costruendo relazioni e confronto oltre la strumentale e retorica imposizione dell’omologazione linguistica e culturale, mettendo in ridicolo le leggi truffa che ci impongono percorsi di regolarizzazione a ostacoli nei quali la nostra vita dovrebbe diventare solo il premio di una lotteria qualunque.

Il primo marzo a Roma saremo in piazza, tutti insieme, studenti italiani e stranieri, precari nel lavoro e nella vita, lavoratori italiani e migranti costretti a vivere negli interstizi del lavoro nero della metropoli, senza garanzie e con la paura di non farcela.

Organizziamoci!

Contro la crisi abbiamo questo dalla nostra parte: il dovere di conquistare il nostro futuro!

Prime adesioni: Esc-Infomigrante, Strike-Yo Migro, Action Migranti, Officine culturali INsensINverso, Horus/Astra 19, Anomalia Sapienza, Point Break studentato occupato


[ lunedì 14 febbraio 2011 ]

Fonte: Melting Pot Europa
 
 
 

venerdì 15 gennaio 2010

Primo marzo “senza stranieri”: astensione dai consumi, non dal lavoro

La prima di una serie di iniziative che associazioni e sindacati stanno mettendo a punto. E “Blacks-out” diventerà l’evento conclusivo in programma per il 20 marzo: una festa degli immigrati, che “inonderanno i luoghi dello svago". Ne parla Piero Soldini.

ROMA – Lo sciopero degli stranieri, annunciato per il prossimo primo marzo, potrebbe rimodellarsi: non più astensione dal lavoro, ma dai consumi, per inaugurare una serie di iniziative che, nello stesso mese, si avvicenderebbero fino al 20 marzo, data in cui sarà convocata una grande festa dell’immigrazione. Sono ancora sfumati i contorni di questo “marzo caldo”, la cui programmazione sta impegnando associazioni e sindacati. E proprio dai sindacati, dalla Cgil in particolare, è stata suggerito un ripensamento dello sciopero così com’era inizialmente stato pensato, su ispirazione della parigina “Journée sans immigrés”.

A manifestare le più forti perplessità, in un incontro tra le associazioni, i promotori dell’iniziativa e i sindacati che si è svolto venerdì scorso, è stato soprattutto Piero Soldini, responsabile nazionale immigrazione della Cgil. “Era presente anche una rappresentanza del gruppo ‘Blacks-Out’, che si è costituito per organizzare un altro sciopero degli immigrati per il 20 marzo prossimo. Abbiamo proposto di unificare il comitato e l’organizzazione dell’iniziativa, partendo dal presupposto che uno sciopero dei lavoratori immigrati sia solo una suggestione letteraria: difficile coinvolgerli in un’astensione lavorativa, vista la loro condizione di subordinazione e ricattabilità, ma anche la loro esclusione dai canali di comunicazione. E poi, forse, uno sciopero dei solo lavoratori immigrati sarebbe sbagliato, perché rappresenterebbe una forma di lotta autoisolante. Meglio pensare, in futuro, a uno sciopero di tutti i lavoratori, italiani e stranieri insieme, che duri magari anche solo un’ora.

Le adesioni alle due iniziative sono molte, ma non tante da poter far pensare una mobilitazione di grande impatto: poco più di 29.000 iscritti al gruppo del 1 marzo, quasi 2.000 quelli iscritti al gruppo del 20 marzo. L’iniziativa parigina conta 55.400 adesioni. Senza contare che solo una piccolissima parte dei membri dei tre gruppi Facebook sono stranieri. Da tutte queste considerazioni è nata l’idea di dar vita a una serie di iniziative, anche a carattere territoriale, che siano inaugurate il 1 marzo dallo sciopero dei consumi e si concludano il 20 con “una grande festa – spiega ancora Soldini – in cui si sottolinei innanzitutto il diritto al riposo nella giornata di sabato per tutti i lavoratori. E in cui i lavoratori stranieri invadano i luoghi del divertimento, come cinema, teatri, pizzerie ecc. Non dimentichiamo che il 20 marzo sarà la vigilia della Giornata internazionale contro il razzismo”. I comitati si sono dati appuntamento a venerdì prossimo, per delineare meglio tutte queste iniziative.

E proprio le iniziative di marzo sono state uno degli argomenti discussi ieri nell’incontro tra Livia Turco e le associazioni e i sindacati sui temi relativi all’immigrazione. “Come Cgil – ci riferisce Soldini – abbiamo calcato la mano sul tema del lavoro nero. In particolare, abbiamo chiesto al Pd di impegnarsi ad estendere l’articolo 18 della legge Turco-Napolitano ai casi di sfruttamento lavorativo: in altre parole, chiediamo che i lavoratori stranieri che denunciano i loro sfruttatori possano contare su un permesso di soggiorno per protezione. L’occasione potrebbe essere la ratifica, obbligatoria per il nostro governo, della direttiva comunitaria 52, in vigore dal 18 giugno e già legge Europea, che prescrive l’inasprimento delle pene per i datori di lavoro che utilizzano stranieri irregolari e garantisce a questi ultimi una tutela contrattuale, con permessi di soggiorno in attesa di giustizia”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale



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lunedì 11 gennaio 2010

Primo Marzo 2010, Italia: Sciopero degli Stranieri e degli Italiani insieme. Anche a Palermo un comitato




Primo marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione per far capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società.
Questo gruppo nasce meticcio
ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli.
Siamo collegati e ci ispiriamo a La journée sans immigrés: 24h sans nous, il movimento che in Francia sta organizzando uno sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010. Come sta accadendo per La journée sans immigrés, ci stiamo articolando anche noi attraverso comitati locali.

Sono già stati creati comitati a Milano, Roma, Napoli e Palermo.

Per avere informazioni e ricevere i nostri aggiornamenti è necessario iscriversi alla mailing list. Per farlo basta mandare una mail a:
primomarzo2010@gmail.com specificando nell'oggetto "iscrizione" e nel testo la città in cui ci si trova.

Siamo anche su Facebook all'indirizzo:

Il nostro logo è opera dell'artista siciliano Giuseppe Cassibba.

Per informazioni ed adesioni al
COMITATO DI PALERMO

o telefonare al numero 3397458087
(Italian, French, English, Spanish)

Gruppo del COMITATO DI PALERMO su Facebook


Cosa succederebbe se migliaia di infermieri, pizzaioli, muratori semplici e specializzati, saldatori, mulettisti, badanti, baby sitter, cassiere, capireparto, artisti, mediatori culturali ed educatori, addetti alle pulizie negli uffici, custodi e concierge, camerieri, operatori turistici, centralinisti, magazzinieri, operatori informatici, insegnanti, medici, politici, opinionisti, giornalisti… si fermassero tutti insieme?
E cosa succederebbe se insieme a loro si fermassero studenti medi e universitari, casalinghe, liberi professionisti dell’edilizia, dei trasporti privati, dei settori dei servizi?
E se a questi si aggiungessero anche i loro colleghi italiani, impiegati negli stessi settori, partecipi delle stesse attività, accomunati dal senso di squilibrio e disuguaglianza che colpisce tutti?
Basterebbero poche ore di sciopero generale per raggiungere l’obiettivo: affermarsi come lavoratori e come persone.
Il 1 maggio del 2006 negli Stati Uniti si sono fermati 12 milioni di persone, la stragrande maggioranza senza permesso di soggiorno, per protestare contro l’introduzione, nell’ordinamento legislativo americano, del reato di clandestinità.
Lo stesso reato introdotto dall’Italia ad agosto di quest’anno.
Ma qui non si è ancora lamentato nessuno, né tra i sans papier né tra chi un documento ce l'ha e se lo tiene stretto, né tra gli italiani.

Silenzio.

Perché gli americani ce la fanno e noi no? Da quando siamo meno intelligenti di quei bistecconi palestrati che amano piangere al cinema e pensano che il Colosseo sia la copia di quello di Las Vegas?
Dal momento che non credo in un’immutabile destino avverso, allora è davvero il caso di dire che ci stiamo facendo battere dagli americani sul piano dei diritti e che sarebbe ora di darsi una mossa.
Una spiegazione di questo silenzio potrebbe stare in un diffuso (sia tra i cittadini italiani che tra quelli stranieri) senso di inferiorità, nella mancanza di consapevolezza del proprio valore, nella sensazione fatalista che nulla si possa fare contro le Potenze del Male.
Un’altra spiegazione potrebbe stare nella sensazione di isolamento che taglia qualunque desiderio di ribellione e di affermazione.
Credo che siano valide entrambe le spiegazioni e che la soluzione stia nel dire semplicemente che entrambe possono essere cambiate.
Siamo in tanti, abbiamo lo stesso obiettivo e abbiamo la capacità e gli strumenti per organizzarci.
Siamo consapevoli del valore che ciascuna persona ha e del fatto che deve essergli riconosciuto.
Siamo convinti che fare, agire, muoversi, sia lo strumento più efficace che ci sia per affermare le proprie convinzioni e soprattutto per dire: siamo qui, non potete ignorarci.
L’Italia vive grazie al lavoro di migliaia di cittadini provenienti da altri paesi e se ne vergogna – di conseguenza cerca di ignorarli, chiuderli fuori, annegarli in mare come si fa con le cucciolate di gattini troppo numerose (letteralmente).
Io non me ne vergogno, anzi la mia vita ha subito dei cambiamenti, a volte in maniera semplice e facile, altre volte con difficoltà e fatica, grazie alle persone che ho incontrato: mi sono trasformata e sono cresciuta, ho imparato forme di pensiero e stili di vita nuovi, alcuni li ho fatti miei, altri li ho lasciati alla persona che me li ha proposti perchè non ho mai, in nessun caso, smesso di essere me stessa (e in questo me risiede anche il fatto di avere cittadinanza e cultura italiane) – né le persone che ho incontrato hanno mai smesso di essere sé stesse.
Il valore che la migrazione porta in sé è connesso alla forza lavoro e alla necessità economica, ma poi va al di là di questa e significa un insieme di caratteristiche umane e culturali, filosofiche e sociologiche che è impossibile e stupido ignorare.
Il valore che la migrazione porta in sé è superiore a qualunque difficoltà, che poi, ammettiamolo, non va al di là di qualche lentezza linguistica, del dare allo stesso Dio un nome diverso, nell’aggiungere spezie sconosciute alla stessa carne e allo stesso pesce.

Provare per credere.

Se smettiamo di farci spaventare da una tempesta in un bicchiere d’acqua e contribuiamo a creare una società migliore e più accogliente per chi arriva, siamo migliori noi.
In questa battaglia dobbiamo essere insieme: chi è straniero, con o senza permesso di soggiorno deve assumersi la responsabilità di non farsi calpestare, di affermare la propria dignità umana e morale; chi è italiano, con più o meno senso civico, deve assumersi la responsabilità di non lasciarsi rubare la società migliore che possa desiderare per sé e per i propri figli.
Non tutti hanno la forza di intraprendere un cammino politico, né credo sia necessario che tutti lo facciano, ma ci sono momenti in cui un gesto semplice sostiene e dà la spinta per un grosso cambiamento e in questi momenti è necessaria la presenza di tutti: lamentarsi non serve a nulla, scappare è sciocco, fare finta di niente è un grosso errore.

Fermiamoci il 1 marzo 2010.

Fonte: Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri




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