Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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sabato 9 aprile 2011

Rete Primo Marzo: Lampedusa, catastrofe costruita a tavolino e appena cominciata

Dagli sbarchi, ai migranti e agli isolani abbandonati a se stessi, fino ai naufragi e alle morti per annegamento: quello che abbiamo visto accadere a Lampedusa poteva essere evitato. Ma il governo italiano, per reale incapacità o calcolo elettorale, ha preferito giocare la carta del tanto peggio tanto meglio facendo esplodere la situazione sotto i riflettori delle telecamere, così da poter invocare il sostegno europeo agitando lo spauracchio dell’invasione.

Adesso, sull’onda dell’emergenza e lamentando la scarsa solidarietà europea – ancorché l’Italia, in questi anni, abbia sempre deliberatamente ignorato le indicazioni dell’Europa in materia di politiche migratorie - il governo impone soluzioni destinate ad aggravare ulteriormente la situazione. Il rilascio dei permessi di soggiorno temporanei, contrariamente a quanto annunciato, non permetterà alla stragrande maggioranza dei migranti di lasciare il territorio italiano a causa dell’irrigidimento delle misure di controllo alle frontiere (come nel caso della Francia). Nel giro di sei mesi avremo perciò migliaia di nuovi migranti irregolari, e questo mentre è cominciato il rilascio dei primi nulla-osta relativi al decreto flussi e non è ancora stata trovata una soluzione per le oltre 50mila vittime della sanatoria truffa.

Ma c’è un’altra cosa che bisogna ricordare e sottolineare: le persone a cui si vuole oggi rilasciare un permesso di soggiorno temporaneo e rispetto alle quali si cavilla tanto ("rifugiati" o "clandestini"?) sono in larga parte le stesse che, fino a pochi mesi fa, venivano ricacciate in Libia senza neppure essere identificate.

Perciò, mentre denunciamo questa situazione e rifiutiamo un clima di emergenza creato ad arte, ricordiamo che sono centinaia di migliaia i migranti che in Italia subiscono quotidianamente il razzismo istituzionalizzato. Lo sciopero del primo marzo ha dimostrato che i migranti non sono vittime, ma protagonisti di lotte nuove in grado di coinvolgere tutti. Consideriamo i migranti in arrivo in queste settimane né profughi né ospiti, ma persone che dopo aver sfidato i regimi dittatoriali del Nord Africa sfidano la forza democratica della società civile italiana ed europea.

L’incapacità e la mancanza di volontà nel gestire questa stagione di sbarchi hanno prodotto fino ad ora solo risultati fallimentari. Per questo, come rete Primo Marzo:

- chiediamo le dimissioni del ministro dell’Interno;

- chiediamo che venga attivato rapidamente e in collaborazione con gli altri Paesi europei un corridoio umanitario in modo da assicurare una reale protezione ai migranti;

- rifiutiamo la distinzione tra "profughi" e "migranti", consapevoli che qualsiasi legislazione discriminatoria non sarà in grado di contenere l’immigrazione ma favorirà le organizzazioni criminali che sfruttano il fenomeno;

- esprimiamo la nostra contrarietà rispetto al modo approssimativo con cui la maggior parte dei mezzi di informazione ha trattato e continua a trattare la questione: mai come in questo periodo l’odiosa parola "clandestino" viene abusata;

- chiediamo alle forze politiche di adoperarsi affinché

  - venga abrogato il reato di clandestinità
  - vengano chiusi i CIE
  - l’accesso e la permanenza nel nostro Paese non siano condizionati dal
    contratto di lavoro
  - si ottemperi finalmente alla direttiva europea sui rimpatri.

Confermiamo infine il nostro impegno per la costruzione di una società aperta, nella quale siano salvaguardati i diritti di tutti/e. Secondo lo spirito della Carta mondiale dei Migranti approvata a Gorée il 3 e 4 febbraio 2011, chiediamo l’abrogazione di tutte le leggi che impediscono la libera circolazione delle persone e l’equiparazione nei diritti tra persone migranti e non-migranti.

La rete Primo Marzo aderisce a tutte le iniziative che a livello locale e nazionale avranno come scopo la difesa dei diritti dei migranti e la costruzione di una cultura di solidarietà, e anche a quelle che si collocano nell’ambito della lotta alla precarietà: la condizione migrante infatti non è separata da quella di tutti gli altri cittadini, ma con la sua specificità mostra tendenze e dinamiche che coinvolgono tutti.

Primo Marzo – Sciopero degli stranieri - Una giornata senza di noi

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lunedì 21 marzo 2011

Autofinanziamento per le iniziative promosse dal Comitato Promotore del Primo Marzo a Palermo

Sarà possibile acquistare il volume stasera 21 marzo 2011
al Kursaal Kalhesa
in occasione dell'evento
"Il richiamo della città cosmopolita"
previsto per le ore 21.30

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e Tindara Ignazzitto


VERRA' DOMANI E AVRA' I TUOI OCCHI
Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia



è il titolo di un'antologia di racconti meticci che la casa editrice Compagnia delle Lettere pubblica in colaborazione con il Movimento Primo Marzo.

ACQUISTANDO IL VOLUME
SI SOSTIENE IL MOVIMENTO PRIMO MARZO
E LE INIZIATIVE CHE VERRANNO ATTIVATE LOCALMENTE
DAL COMITATO PROMOTORE DI PALERMO

Per prenotare una o più copie dell'Antologia VERRA' DOMANI E AVRA' I TUOI OCCHI - Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia
[192 pp. Euro 12,00 Legatura in filo refe]

SCRIVERE A: primomarzo2010palermo@gmail.com

indicando nell'oggetto: "Verrà domani + numero di copie"

Le consegne possono essere effettuate solo nella CITTA' DI PALERMO.

Grazie per il sostegno e la collaborazione nel diffondere l'iniziativa.

Tindara & Yodit per il Comitato Promotore Primo Marzo Palermo

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In collaborazione con il Movimento Primo Marzo Italia

http://primomarzo2010.blogspot.com/2011/02/verra-domani-e-avra-i-tuoi-occhi.html

http://www.primomarzo2011.it/

VERRA' DOMANI E AVRA' I TUOI OCCHI
Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia

C’è il buttafuori senegalese che canta l’amore e la lontananza che uccide i rapporti, “l’eterna attesa di mogli e mariti, di figli e figlie”. C’è la prostituta dell'Est intrappolata nel cortocircuito della propria vita e c’è la badante ecuadoriana che proprio non ci sta a farsi mettere i piedi in testa. C’è lo scrittore del Burkina Faso ingannato da un editore senza scrupoli e c’è la bambina rom con le dita sporche di inchiostro che non si cancellerà. C’è l’ingegnere disoccupato che chiede l’elemosina.

Risucchiati nell’inferno della burocrazia che cataloga e marchia, divide e sancisce loro, gli stranieri ordinari, “testimoni di due mondi, vagabondi tra le culture”. Sono loro i protagonisti di questi frammenti di vita, spaccato di una società che senza immigrati è condannata al declino, scorci di esistenze raccontati con originalità da scrittori migranti e italiani.

Siamo tutti uguali, viviamo tutti con l’ansia di non capire più che lingua sta parlando l’altro, di cambiare troppo, di non parlare più la lingua di casa. Dici «ciao» e si sente «vaffanculo», dici «amore» e si sente «chi sei?».

Racconti di: Julio Monteiro Martins, Giorgio Nardi, Christiana de Caldas Brito, Savina Dolores Massa, Michele Zizzari, Claudiléia Lemes Dias, Aurora Filiberto Hernandez, Paolo Piccoli, Lorenzo Mazzoni, Kathiusca Toala Olivares, Guergana Radeva, Irina Serban, Enrica Boffetta, Flore Murard-Yovanovitch, Ingy Mubiayi, Alfredo Chiatello, Cristina Sebastiani, Simone Silva, Antonia Piredda, Judicael Ouango Kiswendsida.

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LA CASA EDITRICE
Compagnia delle Lettere nasce con la vocazione alla Letteratura della Migrazione. Nel nostro catalogo trovano dunque spazio le opere di scrittori stranieri che hanno scelto la lingua italiana per esprimersi. Con le loro scritture questi autori, che compongono la nuova letteratura italiana, apportano nuova linfa alla nostra lingua madre e creolizzano l’italiano, lingua di Dante e, ora, lingua delle nuove generazioni che abitano il nostro paese.

venerdì 11 marzo 2011

A un anno dal 1° di Marzo

Scritto da Giuseppe Campisi

ad un anno di distanza da un altro articolo dal titolo Primo Marzo a Palermo: Il primo colpo di scopa scritto dallo stesso autore in occasione del 1° Marzo 2010

Giovedì 10 Marzo 2011 18:29

A un anno di distanza, guardare con una certa aria di disfatta un proprio articolo, un proprio pensiero, una propria emozione, riempie la mente e il cuore di un senso di sconfitta che è difficile da descrivere. Ripercorrere le righe scritte sull’entusiasmo, sulla gioia del momento, è faticoso. È tremendo. Ma ci si prova, non per esaltazione, ma per dovere di cronaca – si dice così, mi pare.

1 Marzo 2011, piove. Una decina di gradi in meno rispetto all’anno scorso, c’è freddo. Le famiglie con i bambini sono a casa per questo, e sono pochi i piccoli sorrisi che riempiono il corteo di quella che ai miei occhi appare sempre come la splendida luce di un futuro sereno, felice, privo d’odio. Senza ingiustizie e senza cortei che rivendichino giustizia. Senza striscioni recanti foto di giovani uomini costretti alla morte dai soprusi di altri uomini, senza ragione e senz’animo, senza storia alle spalle, senza futuro negli occhi. C’è sempre forza nella voce di chi parla dal microfono, sempre quella voglia di rivalsa, quella rabbia, quel senso di liberazione e quella volontà di riappropriarsi della propria dignità ferita che si respirano a pieno anche sotto la pioggia, nel freddo, fra l’indifferenza della gente che fa shopping, gli sbuffi degli automobilisti imbottigliati nel traffico ed il deambulare disinteressato delle forze dell’ordine ad una ventina di metri dalla testa del corteo. La volontà c’era ancora questo Primo Marzo, non ha abbandonato il viso di chi s’impegna per vedere qualcosa cambiare, che s’incazza perché non cambia mai nulla, che non si arrende e che s’impegna più forte di prima, sotto la spinta dell’emozione, della disperazione a volte. La volontà c’era, come un anno fa’. E come un anno fa’ «era alta, bianca, robusta, vecchia, innocente, esperta, giovane, magra, bassa, nera. Era autoctona, ma era immigrata». E, anche quest’anno, la volontà si è espressa negli eventi più diversi, che hanno farcito i giorni di attesa per la manifestazione dell’1, così come le ore immediatamente successive ad essa.

L’assembramento delle 17 presso Porta Felice tarda di alcuni minuti, ma, completato, è tutto pronto per partire. È dal mare che parte la marcia di un’umanità soppressa dalle leggi-fantoccio, dallo sfruttamento agrario, dalle violenze dei più forti, dalle istigazioni al suicidio, dalle truffe di Stato, dal terrore orchestrato ad hoc dai mass media. Il mare il punto di partenza della lotta per i diritti negati di chi scopre il proprio inferno nel paradiso che ha cercato aldilà della guerra, della fame, della malattia, nell’eden che ha raggiunto piangendo e pregando dentro la rabbia delle onde, ammassato con altri in barcacce di cartapesta che nessuno dei Paesi d’Occidente si è arrischiato di salvare e di raccogliere dal fragore delle tempeste assassine del Mare Nostrum, il paradiso finalmente toccato attraverso le urla di dolore dei bambini che diventano uomini in viaggio, rompendosi le ossa dentro i fondi nascosti dei tir provenienti dalla Grecia e dai Balcani, bevendo la propria urina per sopravvivere al vuoto di un’aria che risucchiano in venti, distesi e intorpiditi in uno spazio alto 30 cm, per non destare sospetti ai controlli doganali. Dal mare parte anche l’urlo tremendo di chi non ha mai superato la traversata, di chi ha visto colare a picco la propria speranza, e insieme ad essa la propria vita, di chi è stato rispedito indietro dai fari intimidatori dei guardacoste, di chi ha fermato la propria corsa contro i proiettili sparati dalle barche italiane dei dittatori nordafricani tanto cari alla mamma Europa, o nei buchi neri dei gulag di quella Libia che i capi del mondo hanno considerato degna della presidenza della Commissione O.N.U. per i Diritti Umani.

Così, dal mare, si parte. In testa il furgoncino di Ubuntu, che spande nell’aria aperta di una Palermo assopita le voci impresse in un microfono davvero troppo piccolo per poter contenere l’energia vitale da loro liberata. Dietro, una bandiera del Marocco anticipa alla vista dei passanti il viso che da qualche tempo racconta la vergogna di ogni palermitano, delle Istituzioni da sempre assenti, delle Forze dell’Ordine non rare ad abusi, dei mezzi di comunicazione sordi e muti, di ogni cittadino di questa città. Anche la mia vergogna, che blocca le parole sui polpastrelli e non mi fa scrivere. È il viso di Nourredine Adnane, un ragazzo di 27 anni, un mio, un nostro concittadino mi piacerebbe dire, ucciso dalla città, dal suo governo, dalla sua amministrazione, dal suo popolo. Ucciso dal suo Stato, da quello che aveva scelto essere il suo Stato, il Paese dove vedere con gli occhi il futuro – per Nourredine il futuro si chiama Khadija, ha due anni e vive in Marocco – e portare sulle spalle l’incantevole peso della propria storia. Questo in un Paese senza storia e privo di ogni futuro. Sull’onda emotiva della morte di Nourredine, del suo corpo bruciato, a tenere lo striscione del Forum Antirazzista – con la foto del giovane – , ci sono i suoi compagni nordafricani, che espettorano la loro collera sui palazzi di un centro storico che ha già dimenticato il turbamento per un suicidio cercato, che mostrano il pane, la vera ragione, il motivo, il pane che è vita, che è dignità. Dietro loro il popolo delle lotte, le persone che riconosci sempre per la strada quando si reclama un diritto, si chiede giustizia, libertà, rispetto. «Un corteo sociale non è una festa, ad un corteo non c’è mai troppa o troppo poca gente. Ad un corteo c’è sempre chi ci deve essere» scrivevo un anno addietro. Ne sono ancora convinto. Convinto, si, ma perplesso. Confuso perché ancora non capisco cosa serva alla gente per svegliarsi, per rendersi conto che si è davvero giunti alla situazione del non ritorno, che la democrazia in questo Paese è un miraggio, che continuiamo a permettere che i più “giuridicamente” – perché in un sistema fondato su una legittimità legale-razionale si ragiona così – deboli siano continuamente schiacciati, perché permettiamo di essere noi stessi schiacciati, pronti anche noi a far valere la nostra forza, a scaricare il nostro odio sugli ultimi, rispondendo come automi agl’input dell’autorità. Un esodo di proporzioni bibliche, 300mila profughi, 10mila al giorno, li mandiamo in Europa, ci invadono, vogliono rubarci il lavoro, se ne stiano a casa loro, Gheddafi ci garantiva dall’immigrazione, viva Gheddafi, viva Gheddafi! Questi i messaggi che – quasi impercettibilmente – attraversano lo stivale, questo il terrore del diverso che si propaga giorno per giorno, che spinge gli immigrati stessi a non scioperare, ad andare a lavoro temendo le ripercussioni da parte dei padroni, temendo l’arrivo di persone disposte a farsi sfruttare per la metà del denaro per il quale si fanno sfruttare essi stessi.

Nourredine è la torcia umana di Palermo, come Jan Palach a Praga, come Mohammed al-Bouazizi a Tunisi. Tocca a noi adesso fare in modo che rassomigli all’uno o all’altro, tocca a noi cercare la strada da seguire per cambiare. Tocca a noi trovare la nostra thaura, la nostra rivoluzione. Altrimenti toccherà sempre a noi – e ne avremo la responsabilità – scegliere di aspettare e sopportare, attendere anche un tempo infinito, sacrificando anime, corpi, vite alla crudeltà di chi ci comanda, e un giorno – quasi senza rendercene conto – qualcosa cambierà. Un giorno.


إن شاء الله






domenica 6 marzo 2011

8 marzo, Messina: Presentazione dell'antologia "Verrà domani e avrà i tuoi occhi" [Compagnia delle Lettere e Movimento Primo Marzo]


Presentazione del libro "Verrà domani e avrà i tuoi occhi"

Casa editrice Compagnie delle Lettere

Martedi 8 marzo 2011 ore 15,30

Casa del Tango - Via Castellammare n. 6 Messina

a cura delle associazioni Stranieri come Noi, Puerto de Buenos Aires, Bookcrossing Messina e Comitato 1 Marzo Palermo


A illustrare e commentare il libro sarà Tindara Ignazzitto, referente del Comitato Primo Marzo di Palermo, docente di italiano lingua seconda presso la Scuola di lingua italiana per stranieri dell'Università di Palermo e autrice del portale siciliano su intercultura e cultura della pace http://www.stranieromavero.it/

L'articolo che segue è di Cristina Sebastiani, una delle scrittrici dell'antologia, ed è stato pubblicato il 22.02.11 su Corriere Immigrazione:

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"I racconti finalisti del concorso del Comitato Primo Marzo e della casa editrice Compagnie delle Lettere vedono finalmente la luce nell'antologia "Verrà domani e avrà i tuoi occhi" per promuovere i valori della mixité e dell'integrazione sociale. La casa editrice Compagnie delle Lettere nasce con la vocazione della letteratura della migrazione. Quando è uscito il comunicato stampa per annunciare la nascita di questa raccolta di racconti, più di una persona mi ha detto: perchè ci sei anche tu? non sei migrante. L’antologia si chiama “Verrà domani e avrà i tuoi occhi” ed è a cura del Movimento Primo Marzo (http://www.primomarzo2011.it/).

Io non sono migrante e non lo sono nemmeno alcune altre delle persone che scrivono con me in questa antologia, altre lo sono, altre ancora lo sono solo perchè è l’Italia ad appiccicar loro un etichetta che non desiderano: questa è la migrazione e questa è la risposta.

La migrazione è fatta di spostamenti e di passaggi, di modifiche e di cambiamenti, anche le etichette cambiano. Oggi sappiamo che l’emigrato non è più solo quello che parte per l’America con la valigia di cartone in mano – magari parte per una verde Università svedese che gli offre benefit da favola inimmaginabili in Italia per avere il privilegio di disporre della sua intelligenza oppure parte per l’Africa a fare ricerca sociale sul campo o a coltivare un campo con metodi eco-sostenibili mai sostenuti dalle nostre parti. E sappiamo che l’immigrato a volte è nato qui e condivide la nostra stessa italianità (sempre che esista un concetto così netto), ma le leggi non sono ancora pronte, poverine, a dirlo italiano; a volte è nato all’estero da genitori di nazionalità differenti che hanno viaggiato e scoperto luoghi e culture prima di stabilirsi in Italia, e porta in sé prima di tutto se stesso e poi la somma di tutto ciò da cui viene; a volte è nato in un villaggio nomade, in una caotica megalopoli asiatica, a volte ha studiato, altre volte non l’ha potuto fare, a volte è partito per scelta, in aereo e con i vestiti eleganti, altre volte è scappato e nessuno può veramente raccontare quello che ha passato. E anche noi, nati, cresciuti, alimentati da quest’aria e questa terra, siamo cambiati: non siamo più quelli della generazione dei nostri genitori, la migrazione è nel nostro sangue, nessuno può dirsi esente, e tutti possiamo avere qualcosa da dire.

Ecco cos’è questa antologia, il paziente lavoro di selezione e raccolta di racconti di “letteratura delle migrazioni” di un gruppo di persone, scrittori e scrittirici, poeti e letterati, studiosi e anche dilettanti che hano in comune il fatto di avere qualcosa da dire sulla migrazione. Qualcosa di importante, che non anticiperò nei dettagli di ciascuno perchè sarebbe come raccontare la fine del film. Qualcosa che non è nemmeno il solito banale, schieramento, di storie-fotografie di immigrati, più o meno tragiche, più o meno complicate: qui dentro c’è carne, cuore, pensiero e azione, c’è tutta una nuova società.

Leggetela.

I racconti sono di Julio Monteiro Martins, Giorgio Nardi, Christiana de Caldas Brito, Savina Dolores Massa, Michele Zizzari, Claudiléia Lemes Dias, Aurora Filiberto Hernandez, Paolo Piccoli, Lorenzo Mazzoni, Kathiusca Toala Olivares, Guergana Radeva, Irina Serban, Enrica Boffetta, Flore Murard-Yovanovitch, Ingy Mubiayi, Alfredo Chiatello, Cristina Sebastiani, Simone Silva, Antonia Piredda, Judicael Ouango Kiswendsida".


venerdì 4 marzo 2011

8 marzo, Messina: Spicchi di cultura a confronto. Esperienze di integrazione al femminile

Il tuo Cristo è ebreo e la tua democrazia è greca.
La tua scrittura è latina e i tuoi numeri sono arabi.
La tua auto è giapponese e il tuo caffé è brasiliano.
Il tuo orologio è svizzero e il tuo walkman è coreano.
La tua pizza è italiana e la tua camicia è hawaiana.
Le tue vacanze sono turche, tunisine o marocchine.
Cittadino del Mondo, non rimproverare il tuo vicino di essere straniero.


Siamo tutti "stranieri" agli occhi degli altri, noi compresi.

Ma se tutti siamo stranieri, nessuno è straniero: vi pare?




L’associazione “Stranieri come Noi”, in collaborazione con i sodalizi “Puerto de Buenos Aires” e “Messina Futura” e in raccordo con Anolf Messina, Centro di Mondialità Senza Frontiere e Movimento Primo Marzo Palermo, organizza un Incontro-dibattito sul tema:

"Spicchi di cultura a confronto. Esperienze di integrazione al femminile”

Martedi 8 marzo 2011 Sala Consiliare

ore 10,30 Provincia Regionale di Messina

L’incontro, a cui parteciperanno tra l’altro studenti e docenti dei maggiori licei cittadini, vedrà donne di diversa origine raccontare la loro “esperienza Italia” con particolare riguardo al loro inserimento nel tessuto sociale, culturale ed economico di Messina.


Sede dell'Associazione Stranieri come noi:
Messina, Via Castellammare n. 6
InfoPoint: Messina, Via Ugo Bassi n. 123
Tel. 3939080172











YOUnipa: 24 ore senza di noi! [reportage e interviste audio]

1 marzo 2011
sciopero nazionale dei migranti
Stringi la mano ad un altro amico

No al razzismo! non chiediamo niente di speciale, ma solo gli stessi diritti di un qualsiasi cittadino italiano. No ai pregiudizi. No alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione. No allo sfruttamento dell’immigrazione. Nessuno è clandestino: siamo tutti Noureddine!

Erano questi gli slogan e i messaggi lanciati ieri durante lo sciopero dei migranti a Palermo dal titolo “24 ore senza di noi”. Uno sciopero nazionale che unisce autoctoni e immigrati, che da voce a chi si ritiene estraneo dal clima razzista presente oggi in Italia ed è impegnato nella promozione dei diritti dei migranti. La forma dello sciopero è stata scelta per provocare blocchi e disagi in modo da far percepire maggiormente alla popolazione l’importanza dei migranti per la società.

Quello dell’1 marzo è un movimento apartitico, non violento e laico che è già alla seconda edizione, con la numerosa partecipazione di tutte le associazioni della società civile che ogni giorno lavorano per la difesa e il rispetto dei diritti umani.

Il corteo, che simbolicamente ha raggiunto il centro della città partendo dal mare, si proponeva di diffondere informazioni sui diritti umani e le libertà fondamentali dei migranti. L’obiettivo principale della manifestazione è stato quello di sottolineare il contributo che milioni di lavoratori stranieri danno alle economie e ai benesseri dei paesi ospitanti e di origine, la lotta contro la discriminazione e il razzismo (in particolare in questa edizione contro il razzismo istituzionale), la promozione della convivenza, del rispetto delle regole, delle pari opportunità e del dialogo.

Lo sciopero è stato dedicato a Noureddine Adnane, il ragazzo marocchino di 27 anni che da diversi anni viveva e lavorava a Palermo legalmente e che si è dato fuoco in segno di protesta a causa delle continue pressioni da parte della Polizia Municipale. Un gesto che deve sicuramente essere ricordato e deve soprattutto tormentare le coscienze di chi si accanisce contro questa gente innocente abusando del proprio potere.

Non potevano mancare le associazioni universitarie e degli studenti (Al Janub, HYRO, CSF e AINRAM) che ogni giorno cercano di sensibilizzare i loro coetanei verso questi temi, dando esempio di lotta contro l’intolleranza e la xenofobia.

C’ero anch’io per YOUnipa ed ho avuto modo di intervistare Valentina Ricciardo, presidente dell’associazione Al Janub, e Bou Sufi, un ragazzo palermitano figlio di genitori tunisini che cura il blog L’angolo del patriota.

Intervista a Valentina Ricciardo, Presidente di Al Janub

Intervista a Bou Sufi

mercoledì 2 marzo 2011

Primo Marzo 2011, Palermo: Video del TeleGiornaleSicilia sul Corteo del Primo Marzo 2011 a Palermo dedicato a Noureddine Adnane

A Palermo un corteo per ricordare Noureddine Adnane, l'ambulante marocchino di 27 anni, che alcune settimane fa si è cosparso di benzina e si è dato fuoco, dopo che alcuni vigili urbani gli avevano sequestrato della merce. Il servizio di Tgs firmato da Paola Camillo.
Fonte: GDS.it





“Primo marzo” in ricordo di Noureddine

Si svolgerà oggi l’ultima giornata della manifestazione Primo marzo di sciopero e mobilitazione dei lavoratori migranti per dire no alla Bossi – Fini e al razzismo istituzionale e affermare i diritti di tutte e di tutti, ricordando Noureddine Adnane, l’ambulante regolare morto a Palermo per essersi dato fuoco come segno di protesta dopo l’ennesimo controllo ed il sequestro della merce da parte dei Vigili urbani.

Alle 10:00 nell’aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia (viale delle Scienze) si svolgerà un incontro su Il diritto allo studio come diritto alla cittadinanza e all’inclusione e la proiezione del film Una scuola italiana, documentario sulla scuola Pisacane di Tor Pignattara, per anni simbolo dell’integrazione tra diverse comunità.

Alle 15:00 al Dipartimento Studi su Politica, Diritto e Società (piazza Bologni) si terrà un dibattito a cura dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) sul tema Ancora migranti tra accoglienza e detenzione.

Alle 17:00 partirà simbolicamente dal mare a Porta Felice il corteo, con destinazione finale piazza Bologni e a partire dalle 21:00 inizierà La notte nera, festa, cibo e musica nel cuore della città multietnica, la piazza di Santa Chiara a Ballarò.

Fonte: Rosalio.it
 
 

A sud d'Europa: Sciopero degli stranieri il primo marzo “Ventiquattro ore senza di noi”








“Diritto al lavoro, diritti e sicurezza nel lavoro, orgoglio per una nuova cittadinanza fondata sulla mixité, ma inevitabilmente anche sciopero”. Sono le parole d’ordine che caratterizzeranno le prossime “24h senza di noi”, ovvero lo sciopero che gli stranieri organizzeranno domani, martedì 1 marzo, in tutta Italia, con una manifestazione che si configura come giornata di vera e propria mobilitazione partita dal basso per sottolineare la rilevanza economica e sociale dell’immigrazione.

La prima edizione, quella dell’anno scorso, ha toccato oltre 60 piazze e coinvolto più di 300mila persone, inaugurando una stagione di impegno e di lotta, di rifiuto dei ricatti e dello sfruttamento, passata dallo sciopero delle rotonde in Campania alle occupazioni della gru e della torre a Brescia e Milano, da Pomigliano a Mirafiori, dalle mobilitazioni degli studenti allo sciopero dei metalmeccanici, poi marcata dalle manifestazioni antirazziste a Bologna, Firenze, Trieste e in tante altre città italiane. Stagione che ha avuto come protagonisti ovviamente gli immigrati e la società civile.

“La situazione italiana di oggi è diversa da quella di un anno fa e forse ancora più grave. Non c’è stata un’altra Rosarno - si legge nell’appello nazionale del “Movimento Primo Marzo” - ma gli effetti della crisi si sentono sempre di più e colpiscono soprattutto migranti: in migliaia rischiano di perdere il permesso di soggiorno, in migliaia che il permesso non lo hanno vengono indicati come criminali e condannati al lavoro nero gestito dai caporali. Per tutte e tutti vige il ricatto quotidiano del razzismo istituzionale. La questione della cittadinanza rimane insoluta e centinaia di giovani, nati o cresciuti in Italia, continuano a sottostare a una legge, che non riconosce loro diritti né cittadinanza. Le rivoluzioni di piazza che stanno attraversando il Nord Africa segnalano un’aspirazione alla libertà, che ha nelle migrazioni una delle sue declinazioni, e che sta portando a un prevedibile aumento degli sbarchi (per altro mai interrotti) sulle nostre coste: di fronte a tutto questo la risposta italiana si sta rivelando ipocrita e inadeguata. Si evoca ancora una volta un inesistente “stato di emergenza” solo per non rispettare il diritto di asilo ed evitare di accogliere le persone che continuano ad arrivare. Mentre si lotta per la democrazia in Nord Africa, non possiamo accettare la logica razzista dell’ ”aiutiamoli a casa loro”, perché i migranti ci dicono che si combatte anche per muoversi e cambiare le proprie condizioni di vita”.

In questo particolare quadro, gli immigrati dimostrano di essere ancora di più una forza: producendo una parte consistente del Pil (11%); alimentando le casse dello Stato con le tasse e i contributi previdenziali; sopperendo con il loro lavoro di cura alle carenze strutturali del welfare italiano. “Rappresentano, però, una parte attiva e determinante anche nella costruzione di una società diversa, più ricca, variegata, multiculturale e capace di guardare al futuro. Senza di loro, senza i bambini figli di migranti e coppie miste - prosegue il documento -, l’Italia sarebbe oggi una nazione destinata a estinguersi. Tutti loro sono soprattutto una forza politica per costruire una società diversa, per non limitarsi a difendere i diritti, ma per reagire ai ricatti conquistandone di nuovi. Per questo lanciamo un appello affinché domani sia una nuova grande giornata di sciopero e mobilitazione per i migranti e con i migranti. Ai sindacati chiediamo, invece, di attivarsi a tutti i livelli per sostenere concretamente i lavoratori, stranieri e italiani insieme, che decideranno di astenersi dal lavoro nelle fabbriche, nelle cooperative e in tutti i luoghi di lavoro più o meno formali”.

La difesa del diritto al lavoro e degli altri diritti fondamentali rimane, quindi, una battaglia che riguarda tutti, non solo per ragioni etiche o altruistiche. Purtroppo, però, proprio gli immigrati diventano il terreno su cui oggi sperimentare le politiche repressive che colpiranno domani segmenti sempre più ampi di popolazione.

Ecco anche perché diventa necessario che i lavoratori e gli aspiranti tali, italiani e stranieri indistintamente, comprendano che la loro unione e la solidarietà reciproca sono indispensabili per contrastare questa pericolosa deriva. I molti, da più parti, lo hanno già capito. Allo sciopero di domani aderiscono, per esempio, Gran Bretagna, Germania, Spagna e Austria, come pure il Senegal, luogo simbolo dello schiavismo, dove per l’occasione verrà ufficializzata la “Carta Mondiale dei Migranti”, alla cui stesura ha dato un grosso contributo anche il movimento “Primo Marzo”.

“Per una Palermo unita contro il razzismo istituzionale” è lo slogan che caratterizzerà l’1 marzo palermitano, rivendicando i diritti di tutti quegli stranieri che “la legge Bossi Fini costringe aessere clandestini prima di potere diventare regolari”. Partendo dalla considerazione che “i diritti non hanno colore”, il capoluogo siciliano, ma non solo, dedicherà la giornata di domani a Noureddine Adnane, il giovane marocchino, che da dieci anni viveva e lavorava legalmente a Palermo, purtroppo morto il 19 febbraio.

Veramente tante le iniziative in programma, come numerose sono quelle che già da qualche giorno stanno animando la città e che, per esempio, sia oggi sia domani vedranno prendere corpo una serie di incontri nelle scuole tra mediatori culturali e studenti sul tema dell’immigrazione. A partecipare, l’anno scorso, alla prima edizione dello “sciopero dei migranti”, è stata una quindicina di istituti di ogni ordine e grado. L’obiettivo é, però, quello di lavorare sempre di più con le scuole che solitamente non hanno la possibilità di incontrare gli stranieri perché nelle zone in cui ricadono non ce ne sono. Entusiasmante fu, per esempio, l’esperienza che fecero nel 2010 due classi del liceo classico “Vittorio Emanuele”, vivendo una giornata da stranieri nei luoghi in cui lavorano e vivono la loro quotidianità gli immigrati di Palermo. E’ ovvio che si tratta di un percorso da seguire oltre l’1 marzo.

Ma andiamo avanti. La giornata di domani si aprirà alle 10 nell’aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia di viale delle Scienze, con una tavola rotonda su “Il diritto allo studio come diritto alla cittadinanza e all’inclusione”, organizzata in collaborazione con la Scuola di Lingua italiana per Stranieri dello stesso Ateneo palermitano. Sarà una riflessione sulla situazione nelle scuole del nostro territorio, rispetto alla presenza di alunni con cittadinanza straniera, arricchita dalla proiezione del film “Una scuola italiana” e dagli interventi di ragazze e ragazzi di origine straniera che hanno frequentato la scuola nel nostro Paese. Con l’occasione si potrà acquistare “Verrà domani e avrà i tuoi occhi”, antologia di racconti meticci, pubblicata dalla casa editrice “Compagnia delle Lettere” in collaborazione con il “Movimento Primo Marzo”. Un’iniziativa da sostenere, anche perché il 40% del ricavato è destinato a sostenere le iniziative per l’edizione 2011 della manifestazione. Il volume si potrà, però, anche ordinare, sempre a 12 euro, scrivendo all’e-mail primomarzo2010palermo@gmail.com Importante indicare nell’oggetto “Verrà domani + il numero di copie richieste”.

Si proseguirà alle 15, al “Dipartimento Politica, Diritto e Società” di piazza Bologni 8, con una riflessione, organizzata dall’associazione “Studi giuridici sull’immigrazione”, sul tema “Ancora migranti tra accoglienza e detenzione”. Il momento clou per tutta la città sarà, però, il corteo, che partirà alle 17 da Porta Felice per raggiungere Piazza Bologni, dove ci si ritroverà tutti insieme per conoscersi e confrontarsi sul senso di questa particolare giornata.

Chi, poi, vorrà concludere in allegria, non ha che da partecipare alla “Notte Nera”, che da Santa Chiara a Ballarò animerà il cuore della città multietnica con tanto cibo, musica e voglia di fare festa a cura delle associazioni e delle comunità straniere.

Un’occasione unica per cercare di entrare in contatto con un mondo, quello dei migranti, che chiede di essere conosciuto, abbattendo le barriere e i pregiudizi che solitamente creano paura. E che impediscono un dialogo e un confronto alla pari con persone che vengono da realtà geografiche e culture diverse, ma che non hanno alcuna voglia di portare altrove le guerre e le violenze da cui molti di loro scappano.

Articolo di Gilda Sciortino




1° marzo 2011, Palermo: In diretta per Radio Onda d'Urto le voci del Forum Antirazzista e del Comitato Primo Marzo dal corteo

Fra le piazze più significative d’Italia segnaliamo Palermo che ospita una tre giorni antirazzista in ricordo di Noureddine Adnane, il venditore ambulante marocchino di 27 anni morto nel reparto grandi ustionati dell’Ospedale Civico di Palermo dopo essersi dato fuoco per protestare contro l’ennesimo sequestro della sua merce dai locali vigili urbani. Previsti incontri nelle scuole, un corteo cittadino e una speciale “Notte nera” con festa, cibo e musica nel quartiere di Ballarò, cuore della città multietnica.



A Palermo, la città di Noureddine manifestazione questo pomeriggio con un corteo che partiva da Porta Felice, dopo una tre giorni antirazzista in ricordo venditore ambulante marocchino di 27 anni morto nel reparto grandi ustionati dell’Ospedale Civico di Palermo dopo essersi dato fuoco per protestare contro l’ennesimo sequestro della sua merce dai vigili urbani locali.




 

1 MARZO: GIORNATA DI SCIOPERO E MOBILITAZIONE PER I DIRITTI DI TUTTI

Notizia scritta il 01/03/11 alle 12:06.
Ultimo aggiornamento: 02/03/11 alle: 16:14

Aggiornamenti:

Ore 19.00 : molto partecipato e colorato il corteo a Padova. Nel pomeriggio una delegazione ha incontrato i funzionari della prefettura per ottenere risposte alle richieste del blocco delle espulsioni a seguito della recente sospensiva del Consiglio di Stato.

Ore 18.30: Si manifesta anche a Torino, una manifestazione che assume una valenza maggiore visto che è proprio di oggi la notizia che un immigrato tunisino di 46 anni si è dato fuoco nel cortile dell’Ufficio immigrazione della questura dopo che gli era stato rifiutato il permesso di soggiorno.

A Palermo, la città di Noureddine manifestazione questo pomeriggio con un corteo che partiva da Porta Felice, dopo una tre giorni antirazzista in ricordo venditore ambulante marocchino di 27 anni morto nel reparto grandi ustionati dell’Ospedale Civico di Palermo dopo essersi dato fuoco per protestare contro l’ennesimo sequestro della sua merce dai vigili urbani locali.

Presidio anche a Brescia in piazza della Loggia che ha visto la partecipazione di un centianio di persone e che si concluderà alle 19.

Ore 17.15: Manifestazione rinviata a domenica a Rosarno a causa del cattivo tempo, una manifestazione che doveva ricordare Marcus, il lavoratore gambiano morto a novembre scorso per una polmonite perchè viveva al freddo nelle campagene di Gioia Tauro.

Anche a Roma questo pomeriggio manifestazione per i diritti dei migranti. Da piazza Aldo Moro è partito un corteo ” siamo tutti libici, siamo tutti egiziani, siamo tutti tunisini” che ha visto uniti immigrati antirazzisti e studenti e che si concluderà in Piazza Esquilino.

Ore 16.30: è iniziato da poco più di un’ora il presidio regionale a Bologna in una piazza Nettuno che si sta riempiendo sempre di più e nel corso del pomeriggio potrebbe partire anche un corteo.

Anche a Napoli questa mattina circa un migliaio di immigrati e antirazzisti si sono ritrovati in piazza Garibaldi, per poi dirigersi verso piazza Plebiscito. Sempre in mattinata una trentina di attivisti del Centro sociale Insurgencia hanno occupato la sede dell’ispettorato del lavoro di Napoli, dove hanno affisso diversi striscioni contro il razzismo e contro lo sfruttamento, denunciando la mancanza di intervento dell’ispettorato che non effettua controlli nei cantieri e nelle campagne della zona. Dopo alcune ore di occupazione gli attivisti hanno ottenuto un incontro con i dirigenti dell’ispettorato del lavoro.

Scioperi, presidi, cortei e manifestazioni in tutta la penisola nell’ambito della “giornata senza di noi”, giornata di sciopero e mobilitazione per i diritti dei migranti, contro il razzismo istituzionale, la legge Bossi-Fini e la sanatoria truffa. Sono circa 40 le citta’ italiane interessate dalle iniziative. In mattinata si sono svolti cortei a Napoli e Reggio Emilia, mentre a Bologna si sono svolti scioperi in diverse aziende e un centinaio di attivisti della Rete antirazzista Welcome ha occupato l’area intorno al CIE del capoluogo emiliano, tra il muro di cinta e le cancellate. A Padova contro la sanatoria truffa prosegue l’occupazione dell’impalcatura della Basilica del Santo.

Un primo elenco delle aziende bolognesi che aderendo all’appello del Coordinamento Migranti Bologna e provincia hanno scioperato, vede la Ducati, la Bonfiglioli riduttori di Lippo di Calderara, la Titan di Crespellano, l’Euroricambi di Crespellano, la Mape spa di Bazzano, la Toyota di Bologna e la MD di Bargellano; hanno scioperato anche le lavoratrici dell’albergo Holiday Inn Fiera di Bologna.

Un centinaio di attivisti e attiviste della rete antirazzista Welcome ha occupato l’area tra la cancellata ed il muro di cinta del CIE di Bologna al grido di: “Liberta’ per tutti e tutte”. All’interno i prigionieri hanno salutato l’iniziativa con cori ed urla ed hanno poi incendiato materassi e lenzuola.

Sempre nel capoluogo emiliano c’e’ stata una iniziativa di sciopero studentesco con presidio davanti all’Istituto professionale Fioravanti, dove la presenza di studenti di seconda generazione e’ dell’80% e successivo corteo fino alla Provincia.

A Padova, dopo quattro giorni di presidio permanente, davanti alla prefettura, alcuni migranti sono saliti ieri sera sull’impalcatura della basilica di Sant’Antonio per protestare contro la sanatoria truffa 2009. Poco prima erano stati ricevuti dai responsabili della prefettura, un incontro però che si è risolto con un nulla di fatto. Nel frattempo un presidio spontaneo di migranti e antirazzisti si è formato sotto la basilica.

In mattinata corteo meticcio a Reggio Emilia dove c’e’ stata anche una contestazione nei confronti della Provincia per gli stretti rapporti con il regime libico di Gheddafi.

A Napoli prima della manifestazione attivisti della Rete Antirazzista hanno occupato la sede dell’Ispettorato del lavoro per protestare contro la mancanza di controlli nei confronti dello sfruttamento e del lavoro nero imposto ai migranti.

A Brescia, il presidio organizzato dal Comitato primo marzo di Brescia, si svolgera’ dalle ore 15 alle 19 in Piazza Loggia.




1° MARZO 2011: 24 ORE SENZA DI NOI, MIGRANTI E AUTOCTONI, “ESTRANEI” AL RAZZISMO



“Primo marzo 2011: 24 ore senza di noi”. Dopo la grande mobilitazione del 2010, torna anche quest’anno in tutta Italia la giornata di lotta di migranti e antirazzisti per i diritti e contro il razzismo.

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?” Così si apre la dichiarazione del “Coordinamento Nazionale Primo Marzo”, che raggruppa decine di gruppi e realtà locali impegnate nell’organizzare sotto diverse forme lo “sciopero degli stranieri”: stranieri “non dal punto di vista anagrafico – si legge ancora sul blog del Primo Marzo 2011 e sul loro profilo Facebook -, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l’Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà”.


Decine le città dove si terranno iniziative, martedì 1 marzo, in tutta Italia. Già oggi, lunedì 28 febbraio, a Torino, una prima avvisaglia con l’occupazione dell’agenzia interinale “Obiettivo Lavoro” di via Milano.

Martedì 1 marzo, invece, a Brescia l’appuntamento è in piazza Loggia, con un presidio dalle 15 alle 19.


Fra le piazze più significative d’Italia segnaliamo Palermo che ospita una tre giorni antirazzista in ricordo di Noureddine Adnane, il venditore ambulante marocchino di 27 anni morto nel reparto grandi ustionati dell’Ospedale Civico di Palermo dopo essersi dato fuoco per protestare contro l’ennesimo sequestro della sua merce dai locali vigili urbani. Previsti incontri nelle scuole, un corteo cittadino e una speciale “Notte nera” con festa, cibo e musica nel quartiere di Ballarò, cuore della città multietnica.


A Bologna, infine, il 1 marzo 2011 ha ottenuto un importante riscontro nelle fabbriche metalmeccaniche ad alta presenza di migranti che domani incroceranno le braccia.


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QUI SOTTO, L’APPELLO COMPLETO PER IL PRIMO MARZO 2011:

Appello nazionale del movimento Primo Marzo insieme contro il razzismo, contro i ricatti, per i diritti di tutte e tutti.

Lo scorso Primo Marzo 2010 oltre 300mila persone si sono mobilitate in tutta Italia per dire no al razzismo, alla legge Bossi-Fini, al pacchetto sicurezza, ai CIE e sì a una società multiculturale e più giusta. In molte città lavoratori italiani e migranti hanno scelto di scioperare insieme, uniti dalla consapevolezza che il razzismo istituzionalizzato (in spregio alla nostra Costituzione oltre che al diritto internazionale e alla normativa europea), le politiche di esclusione, lo sfruttamento del lavoro, le violazioni dei diritti sono tasselli di un’unica strategia repressiva che, a partire dai più deboli e inermi, aspira a colpire tutti e a imporre la precarietà come orizzonte di vita.

Migranti e italiani hanno affermato in questo modo un’idea di sciopero diversa da quella dominante (non uno strumento di protesta nelle mani dei sindacati ma un diritto costituzionale, individuale e inalienabile), hanno dimostrato che è possibile unirsi e prendere l’iniziativa dal basso per reagire ai ricatti. Hanno superato nei fatti la contrapposizione tra autoctoni e stranieri e inaugurato una stagione di impegno e di lotta, di rifiuto dei ricatti e dello sfruttamento, passata dallo sciopero delle rotonde in Campania alle occupazioni della gru e della torre a Brescia e Milano, da Pomigliano a Mirafiori, dalle mobilitazioni degli studenti allo sciopero dei metalmeccanici e marcata da manifestazioni antirazziste a Bologna, Firenze, Trieste e in tante altre città italiane.

La situazione italiana di oggi è diversa da quella di un anno fa e forse ancora più grave. Non c’è stata un’altra Rosarno, ma gli effetti della crisi si sentono sempre di più e colpiscono soprattutto i migranti: in migliaia rischiano di perdere il permesso di soggiorno, in migliaia che il permesso non lo hanno vengono indicati come criminali e condannati al lavoro nero gestito dai caporali. Per tutte e tutti vige il ricatto quotidiano del razzismo istituzionale.

In questo quadro la Bossi-Fini (in particolare la sua pretesa di legare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro con il “contratto di soggiorno”) si rivela più che mai come una legge inadeguata e ipocrita, che non combatte la clandestinità ma la crea, favorendo sfruttamento e lavoro nero e ponendo i migranti in una condizione di costante ricattabilità. Per oltre 50mila immigrati, vittime della sanatoria truffa, non è stata trovata ancora una soluzione. Nel frattempo il governo è tornato a lanciare la lotteria del decreto flussi che – come tutti sanno – funziona principalmente da sanatoria mascherata.

La questione della cittadinanza rimane insoluta e centinaia di giovani nati o cresciuti in Italia continuano a sottostare a una legge che non riconosce loro diritti né cittadinanza. Le rivoluzioni di piazza che stanno attraversando il Nord Africa segnalano un’aspirazione alla libertà che ha nelle migrazioni una delle sue declinazioni e che sta portando a un prevedibile aumento degli sbarchi (per altro mai interrotti) sulle nostre coste: di fronte a tutto questo la risposta italiana si sta rivelando ipocrita e inadeguata: si evoca ancora una volta un inesistente “stato di emergenza” solo per non rispettare il diritto di asilo ed evitare accogliere le persone che stanno arrivando sulle nostre coste. Ciò ci dice che mentre molti festeggiano senza problemi l’ondata di democrazia nel Nord Africa, le migrazioni uniscono le due sponde del Mediterraneo: nello spirito della Carta dei Migranti recentemente approvata a Gorée (Senegal), noi sappiamo che il problema della democrazia italiana sta anche a Tunisi, così come quello della Tunisia è anche a Roma o a Parigi. Mentre si lotta per la democrazia in Nord Africa, non possiamo accettare la logica razzista dell’”aiutiamoli a casa loro”, perché i migranti ci dicono che si lotta anche per muoversi e cambiare le proprie condizioni di vita. È quello che insieme vogliamo fare il 1 marzo.

In questo quadro i migranti sono ancora di più una forza. Per ragioni economiche, come molte volte è stato sottolineato: producono infatti una parte consistente del PIL (11%), alimentano le casse dello Stato con le tasse e i contributi previdenziali, sopperiscono con il lavoro di cura alle carenze strutturali del welfare italiano. Ma anche per ragioni sociali e culturali: rappresentano infatti una parte attiva e determinante nella costruzione di società diversa: più ricca, variegata, multiculturale e capace di guardare al futuro. Senza di loro, senza i bambini figli di migranti e coppie miste, l’Italia sarebbe oggi una nazione destinata ad estinguersi. Soprattutto, i migranti sono una forza politica per costruire una società diversa, per non limitarsi a difendere i diritti ma reagire ai ricatti conquistandone di nuovi.

Per questo lanciamo un appello per costruire il prossimo primo marzo una nuova grande giornata di sciopero e mobilitazione per i migranti e con i migranti. Ma, lo sottoliniamo con forza, non si tratta di uno sciopero etnico: non è mai esistita e non esiste l’idea di uno sciopero etnico. In diversi territori sono già attivi percorsi che comprendono scioperi, presidi e manifestazioni.

Crediamo che lo strumento dello sciopero sia il modo più forte per portare avanti questa lotta, migranti e italiani insieme contro i ricatti, contro il razzismo, contro lo sfruttamento e per chiedere:

- l’abrogazione della Bossi-Fini e, in particolare, del nesso tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno (“contratto di soggiorno”);

- Per contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori migranti: rivendichiamo l’applicazione e l’estensione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione come tutela per tutti i lavoratori che denunceranno di essere stati costretti all’irregolarità del lavoro;

- l’abrogazione del reato di clandestinità e del pacchetto sicurezza che già oggi rappresentano provvedimenti fuori legge perché in netta contrapposizione con la direttiva europea sui rimpatri;

- l’abolizione del permesso di soggiorno a punti e l’attivazione di misure, anche di tipo economico, atte a garantire il diritto ad apprendere l’italiano e a studiare;

- la chiusura dei CIE;

- una regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti umani e della dignità delle persone per le vittime della sanatoria truffa;

- il passaggio dal concetto di ius sanguinis a quello di ius soli come cardine per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia;

- il riconoscimento del diritto di scegliere dove vivere e stabilire la propria residenza, diritto quanto mai fondamentale in un’epoca come quella che stiamo attraversando in cui tutti siamo potenziali migranti;

- una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

Chiediamo a tutti di essere protagonisti e di sostenere le mobilitazioni dei migranti il prossimo primo marzo. Ai sindacati non chiediamo un’adesione formale, ma di attivarsi a tutti i livelli per sostenere concretamente i lavoratori, migranti e italiani insieme, che decideranno di astenersi dal lavoro nelle fabbriche, nelle cooperative e in tutti i luoghi di lavoro più o meno formali. A tutti questi è indirizzata questa giornata, per rendere effettivo il diritto di sciopero, per i diritti di tutte e tutti, per costruire insieme una società diversa e multiculturale rifiutando ogni complicità con provvedimenti normativi che legalizzano sfruttamento, razzismo, pregiudizio e paura.

Il 1 marzo dovrà vedere una mobilitazione quanto più possibile diffusa, per permettere la massima partecipazione, sia in caso di scioperi, sia in caso di presidi o manifestazioni.



Fonte: Radioondad'urto