Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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mercoledì 2 marzo 2011

1° MARZO 2011: 24 ORE SENZA DI NOI, MIGRANTI E AUTOCTONI, “ESTRANEI” AL RAZZISMO



“Primo marzo 2011: 24 ore senza di noi”. Dopo la grande mobilitazione del 2010, torna anche quest’anno in tutta Italia la giornata di lotta di migranti e antirazzisti per i diritti e contro il razzismo.

“Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?” Così si apre la dichiarazione del “Coordinamento Nazionale Primo Marzo”, che raggruppa decine di gruppi e realtà locali impegnate nell’organizzare sotto diverse forme lo “sciopero degli stranieri”: stranieri “non dal punto di vista anagrafico – si legge ancora sul blog del Primo Marzo 2011 e sul loro profilo Facebook -, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l’Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà”.


Decine le città dove si terranno iniziative, martedì 1 marzo, in tutta Italia. Già oggi, lunedì 28 febbraio, a Torino, una prima avvisaglia con l’occupazione dell’agenzia interinale “Obiettivo Lavoro” di via Milano.

Martedì 1 marzo, invece, a Brescia l’appuntamento è in piazza Loggia, con un presidio dalle 15 alle 19.


Fra le piazze più significative d’Italia segnaliamo Palermo che ospita una tre giorni antirazzista in ricordo di Noureddine Adnane, il venditore ambulante marocchino di 27 anni morto nel reparto grandi ustionati dell’Ospedale Civico di Palermo dopo essersi dato fuoco per protestare contro l’ennesimo sequestro della sua merce dai locali vigili urbani. Previsti incontri nelle scuole, un corteo cittadino e una speciale “Notte nera” con festa, cibo e musica nel quartiere di Ballarò, cuore della città multietnica.


A Bologna, infine, il 1 marzo 2011 ha ottenuto un importante riscontro nelle fabbriche metalmeccaniche ad alta presenza di migranti che domani incroceranno le braccia.


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QUI SOTTO, L’APPELLO COMPLETO PER IL PRIMO MARZO 2011:

Appello nazionale del movimento Primo Marzo insieme contro il razzismo, contro i ricatti, per i diritti di tutte e tutti.

Lo scorso Primo Marzo 2010 oltre 300mila persone si sono mobilitate in tutta Italia per dire no al razzismo, alla legge Bossi-Fini, al pacchetto sicurezza, ai CIE e sì a una società multiculturale e più giusta. In molte città lavoratori italiani e migranti hanno scelto di scioperare insieme, uniti dalla consapevolezza che il razzismo istituzionalizzato (in spregio alla nostra Costituzione oltre che al diritto internazionale e alla normativa europea), le politiche di esclusione, lo sfruttamento del lavoro, le violazioni dei diritti sono tasselli di un’unica strategia repressiva che, a partire dai più deboli e inermi, aspira a colpire tutti e a imporre la precarietà come orizzonte di vita.

Migranti e italiani hanno affermato in questo modo un’idea di sciopero diversa da quella dominante (non uno strumento di protesta nelle mani dei sindacati ma un diritto costituzionale, individuale e inalienabile), hanno dimostrato che è possibile unirsi e prendere l’iniziativa dal basso per reagire ai ricatti. Hanno superato nei fatti la contrapposizione tra autoctoni e stranieri e inaugurato una stagione di impegno e di lotta, di rifiuto dei ricatti e dello sfruttamento, passata dallo sciopero delle rotonde in Campania alle occupazioni della gru e della torre a Brescia e Milano, da Pomigliano a Mirafiori, dalle mobilitazioni degli studenti allo sciopero dei metalmeccanici e marcata da manifestazioni antirazziste a Bologna, Firenze, Trieste e in tante altre città italiane.

La situazione italiana di oggi è diversa da quella di un anno fa e forse ancora più grave. Non c’è stata un’altra Rosarno, ma gli effetti della crisi si sentono sempre di più e colpiscono soprattutto i migranti: in migliaia rischiano di perdere il permesso di soggiorno, in migliaia che il permesso non lo hanno vengono indicati come criminali e condannati al lavoro nero gestito dai caporali. Per tutte e tutti vige il ricatto quotidiano del razzismo istituzionale.

In questo quadro la Bossi-Fini (in particolare la sua pretesa di legare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro con il “contratto di soggiorno”) si rivela più che mai come una legge inadeguata e ipocrita, che non combatte la clandestinità ma la crea, favorendo sfruttamento e lavoro nero e ponendo i migranti in una condizione di costante ricattabilità. Per oltre 50mila immigrati, vittime della sanatoria truffa, non è stata trovata ancora una soluzione. Nel frattempo il governo è tornato a lanciare la lotteria del decreto flussi che – come tutti sanno – funziona principalmente da sanatoria mascherata.

La questione della cittadinanza rimane insoluta e centinaia di giovani nati o cresciuti in Italia continuano a sottostare a una legge che non riconosce loro diritti né cittadinanza. Le rivoluzioni di piazza che stanno attraversando il Nord Africa segnalano un’aspirazione alla libertà che ha nelle migrazioni una delle sue declinazioni e che sta portando a un prevedibile aumento degli sbarchi (per altro mai interrotti) sulle nostre coste: di fronte a tutto questo la risposta italiana si sta rivelando ipocrita e inadeguata: si evoca ancora una volta un inesistente “stato di emergenza” solo per non rispettare il diritto di asilo ed evitare accogliere le persone che stanno arrivando sulle nostre coste. Ciò ci dice che mentre molti festeggiano senza problemi l’ondata di democrazia nel Nord Africa, le migrazioni uniscono le due sponde del Mediterraneo: nello spirito della Carta dei Migranti recentemente approvata a Gorée (Senegal), noi sappiamo che il problema della democrazia italiana sta anche a Tunisi, così come quello della Tunisia è anche a Roma o a Parigi. Mentre si lotta per la democrazia in Nord Africa, non possiamo accettare la logica razzista dell’”aiutiamoli a casa loro”, perché i migranti ci dicono che si lotta anche per muoversi e cambiare le proprie condizioni di vita. È quello che insieme vogliamo fare il 1 marzo.

In questo quadro i migranti sono ancora di più una forza. Per ragioni economiche, come molte volte è stato sottolineato: producono infatti una parte consistente del PIL (11%), alimentano le casse dello Stato con le tasse e i contributi previdenziali, sopperiscono con il lavoro di cura alle carenze strutturali del welfare italiano. Ma anche per ragioni sociali e culturali: rappresentano infatti una parte attiva e determinante nella costruzione di società diversa: più ricca, variegata, multiculturale e capace di guardare al futuro. Senza di loro, senza i bambini figli di migranti e coppie miste, l’Italia sarebbe oggi una nazione destinata ad estinguersi. Soprattutto, i migranti sono una forza politica per costruire una società diversa, per non limitarsi a difendere i diritti ma reagire ai ricatti conquistandone di nuovi.

Per questo lanciamo un appello per costruire il prossimo primo marzo una nuova grande giornata di sciopero e mobilitazione per i migranti e con i migranti. Ma, lo sottoliniamo con forza, non si tratta di uno sciopero etnico: non è mai esistita e non esiste l’idea di uno sciopero etnico. In diversi territori sono già attivi percorsi che comprendono scioperi, presidi e manifestazioni.

Crediamo che lo strumento dello sciopero sia il modo più forte per portare avanti questa lotta, migranti e italiani insieme contro i ricatti, contro il razzismo, contro lo sfruttamento e per chiedere:

- l’abrogazione della Bossi-Fini e, in particolare, del nesso tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno (“contratto di soggiorno”);

- Per contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori migranti: rivendichiamo l’applicazione e l’estensione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione come tutela per tutti i lavoratori che denunceranno di essere stati costretti all’irregolarità del lavoro;

- l’abrogazione del reato di clandestinità e del pacchetto sicurezza che già oggi rappresentano provvedimenti fuori legge perché in netta contrapposizione con la direttiva europea sui rimpatri;

- l’abolizione del permesso di soggiorno a punti e l’attivazione di misure, anche di tipo economico, atte a garantire il diritto ad apprendere l’italiano e a studiare;

- la chiusura dei CIE;

- una regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti umani e della dignità delle persone per le vittime della sanatoria truffa;

- il passaggio dal concetto di ius sanguinis a quello di ius soli come cardine per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia;

- il riconoscimento del diritto di scegliere dove vivere e stabilire la propria residenza, diritto quanto mai fondamentale in un’epoca come quella che stiamo attraversando in cui tutti siamo potenziali migranti;

- una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

Chiediamo a tutti di essere protagonisti e di sostenere le mobilitazioni dei migranti il prossimo primo marzo. Ai sindacati non chiediamo un’adesione formale, ma di attivarsi a tutti i livelli per sostenere concretamente i lavoratori, migranti e italiani insieme, che decideranno di astenersi dal lavoro nelle fabbriche, nelle cooperative e in tutti i luoghi di lavoro più o meno formali. A tutti questi è indirizzata questa giornata, per rendere effettivo il diritto di sciopero, per i diritti di tutte e tutti, per costruire insieme una società diversa e multiculturale rifiutando ogni complicità con provvedimenti normativi che legalizzano sfruttamento, razzismo, pregiudizio e paura.

Il 1 marzo dovrà vedere una mobilitazione quanto più possibile diffusa, per permettere la massima partecipazione, sia in caso di scioperi, sia in caso di presidi o manifestazioni.



Fonte: Radioondad'urto
 
 

Passpartù 21: le piazze del primo marzo

A cura di AMISnet - 1 Marzo 2011

E’ passato un anno da quando le piazze italiane si tingevano di giallo al grido di “Un giorno senza immigrati: 24 ore senza di noi”. Oggi l’iniziativa nota come “sciopero del primo marzo” scende di nuovo in strada. I partecipanti manifestano per rivendicare i diritti dei migranti, ma anche per rendere visibile a tutti il percorso politico intrapreso un anno fa e che continua a costruirsi in tutta Italia.

L’iniziativa si collega a “La journée sans immigrés: 24h sans nous”. L’idea è stata di una giornalista, Nadia Lamarkbi, che a seguito delle sparate razziste del partito del presidente Sarkozy, ha proposto di lanciare un movimento simile a quello che nel 2006 la comunità ispanica aveva messo in piedi negli Stati Uniti: fermarsi per un giorno e scendere in piazza a manifestare, per fare capire al mondo l’importanza dell’apporto della forza lavoro migrante all’economia del paese, ma anche per chiedere più diritti, maggiori politiche di integrazione e accoglienza. Dopo il successo dello scorso anno, che ha visto migliaia di persone in piazza sia in Francia che in Italia, quest’anno l’esperienza si ripete. Così l’Italia, da sud a nord, si tinge di giallo, e si unisce ad altre lotte intraprese in questi mesi.

A Padova la manifestazione convoglia a piazza Antenore, dove un gruppo di migranti è accampato da quattro giorni per protestare contro la sanatoria truffa, a causa della quale oggi rischia l’espulsione.

A Rosarno ci si incontra nella piazza dei container dove vivono i braccianti che lavorano alla raccolta, per stare insieme, ma anche per commemorare la morte di Marcus, il lavoratore gambiano morto a novembre scorso. “A portarlo via, a 37 anni, una polmonite dovuta alle condizioni estreme in cui viveva nelle campagne della piana di Gioia Tauro” scrive l’Osservatorio migranti Africalabria “le stesse in cui vivono i migranti che vediamo ogni mattina sulla statale, col cappuccio in testa e le mani sotto le ascelle, rigidamente divisi: i neri coi neri, i maghrebini coi maghrebini, gli europei con gli europei. Divisi tra di loro e soprattutto divisi da noi, ignorati dai più. Come se non fossero qui perché noi tutti abbiamo bisogno del loro lavoro, come se fossero delinquenti. A nessuno interessa chi sono: padri, figli, studenti, contadini, operai, ma anche ingegneri, gente di paese e gente di città. Con la rivolta, che ha aperto un fossato tra noi e loro, erano usciti dall’invisibilità, ma lì sono stati ricacciati: la Rognetta non c’è più, l’Opera Sila “bonificata”, la Cartiera murata, come a cancellare con la gomma la loro presenza dai luoghi divenuti simbolo dell’abbandono, della colpevole indifferenza di chi ha mal governato”.

A Brescia, dove lo scorso autunno è avvenuto lo sciopero di un gruppo di migranti saliti su una gru perchè truffati dalla sanatoria, si torna a manifestare per la regolarizzazione e il permesso di soggiorno e per denunciare la carenza di diritti degli oltre duecentomila lavoratori di nazionalità non italiana che vive in quella provincia.

A Palermo il primo marzo è dedicato a Noureddine Adnane, il venditore ambulante marocchino residente in Italia da dieci anni che lo scorso novembre si è dato fuoco perché, come raccontano diversi testimoni, “preso di mira da alcuni agenti di polizia municipale”. “Ciao Noureddine, la tua Palermo ti ha visto morire nel silenzio… ma vivrai nel nostro ricordo” scrive Reda Berradi, del comitato Primo Marzo Palermo “Oggi abbiamo versato lacrime, gocce che hanno riempito il vaso che contiene tutta la nostra voglia di cittadinanza Palermitana… Noi abbiamo scelto di vivere qui… abbiamo scelto di contribuire al tessuto economico ed urbano della città..”.

A Roma un corteo che attraversa il quartiere meticcio, l’Esquilino, ricorda le numerose lotte che i migranti stanno portando avanti in tutta Italia e sottolinea come queste stiano prendendo esempio e forza dalle rivolte del Maghreb a cui assistiamo in questi giorni. “Lo scorso anno la giornata del primo marzo ha lanciato innanzitutto un monito: una giornata senza di noi. Il noi ora si moltiplica e cambia di segno, diventa proposta di alternativa, costruzione di una possibilità di uscita dalla crisi” dichiara una rete di associazioni e movimenti per i diritti dei migranti “Quest’anno vuole essere una giornata nel solco delle tante mobilitazioni che stanno attraversando il paese, nelle quali già è accaduto che si ritrovassero migranti e donne italiane, studenti e operai metalmeccanici, precari e seconde generazioni di bambini privati di diritti. Quest’anno vuole essere una giornata che guarda alla forza e alla determinazione che ci stanno insegnando gli egiziani e i tunisini, affermando il diritto di vivere degnamente nei propri paesi, perché stanchi di vivere in paesi impoveriti da regimi autoritari o di avere come unica alternativa quella di immettersi nella spirale infernale della migrazione verso la ricca Europa”.

A Bologna gli attivisti del Tpo sono riusciti ad entrare nel centro di identificazione ed espulsione di via Mattei e ad occuparlo. Nella città era da giorni che ci si organizzava per il primo marzo, dando, tral’altro, molta rilevanza alle questioni di genere, è nel capoluogo emiliano infatti che il coordinamento delle donne migranti si è riunito il 20 febbraio per capire come fare a superare le difficoltà lavorative e le incombenze familiari che hanno spinto molte donne a non scendere in piazza l’anno passato, come racconta Roberta Ferrari, del coordinamento migranti: “La legge Bossi Fini rafforza il patriarcato che è nelle case perché le donne migranti che sono in Italia per ricongiungimento famigliare dipendono dal permesso di soggiorno del marito e per loro è difficile o impossibile liberarsi dalla subordinazione o dalla violenza domestica che, come capita anche a moltissime donne italiane, spesso esercitano i mariti”.

A raccontare il lavoro dei migranti in Italia c’è la raccolta “Verrà domani e avrà i tuoi occhi. Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia”, un libro di racconti a più mani edito dalla casa editrice “Compagnia delle lettere”, che è stato distribuito nelle piazze tinte di giallo. Protagonisti di questi percorsi di vita e di lavoro sono appunto gli stranieri, “testimoni di due mondi, vagabondi tra le culture” raccontati con originalità da scrittori italiani e migranti. C’è il buttafuori senegalese che canta l’amore e la lontananza che uccide i rapporti, “l’eterna attesa di mogli e mariti, di figli e figlie”. C’è la prostituta dell’Est intrappolata nel cortocircuito della propria vita e c’è la badante ecuadoriana che proprio non ci sta a farsi mettere i piedi in testa. C’è lo scrittore del Burkina Faso ingannato da un editore senza scrupoli e c’è la bambina rom con le dita sporche di inchiostro che non si cancellerà.

Ospiti della puntata: Eva di Yo Migro
Claudileia Lemes Dias
Roberta Ferrari

In redazione: Andrea Cocco

Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

per scriverci: passpartu@amisnet.org



Passpartù 21: le piazze del primo marzo (28:35m)




martedì 16 novembre 2010

16 novembre, Palermo: http://stranieromavero.blogspot.com in diretta su Radio Cento Passi


OGGI MARTEDI' 16 dalle 15.00

SU RADIO CENTO PASSI


si parla di Immigrazione
nella trasmissione
A Sud - Finestra sul sud del mondo
con Tindara Ignazzitto
Durante la trasmissione
DIRETTA CON RADIO ONDA D'URTO DA BRESCIA *

 
* Brescia > Gli immigrati sono scesi dalla gruSi è conclusa la clamorosa protesta che ha tenuto la città con il fiato sospeso per oltre due settimane. Dopo 17 giorni di resistenza, i quattro «irriducibili» hanno lasciato la cabina posta a 35 metri di altezza al termine di interminabili trattative sotto la pioggia


Il Blog http://stranieromavero.blogspot.com/ é autogestito e non ha scopo di lucro. Il suo intento è informare su eventi e iniziative riguardanti l'intercultura e la cultura della pace a Palermo, in Sicilia e sul territorio nazionale. Esso é strumento di comunicazione al servizio di organizzazioni e associazioni che operano in questi settori. Invitiamo a contribuire inviando notizie di eventi e iniziative a tindaraignazzitto@gmail.com



lunedì 8 novembre 2010

I Migranti sulla gru di Brescia

I MIGRANTI SULLA GRU A BRESCIA

Confederazione Cobas

Sabato 30 ottobre la Questura, la Prefettura e soprattutto il Comune di Brescia hanno tentato di imporre con la forza militare la fine della lotta dei migranti che vogliono liberarsi dalla clandestinità. Prima hanno vietato una pacifica manifestazione dimigranti e antirazzisti, usando come pretesto la concomitanza con l’adunata degli alpini che in realtà si svolgeva in tutt’altra zona del centro storico. Poi hanno ordinato a polizia e carabinieri di manganellare in via San Faustino gli oltre mille manifestanti che si erano radunati nonostante numerosi reparti delle forze dell’ordine da ore stessero ostacolando o impedendo, soprattutto ai migranti, l’accesso al luogo di ritrovo per il corteo. La violenza di polizia in via San Faustino è costata forti contusioni a numerosi manifestanti, uno dei quali è stato addirittura arrestato. Contemporaneamente, approfittando delle cariche di polizia in corso nel centro storico, il vicesindaco Rolfi ha inviato le ruspe a distruggere le strutture del presidio permanente per i permessi di soggiorno, in quel momento incustodito, nei pressi della Prefettura in via lupi di Toscana. Il presidio era in corso da più di un mese senza che fosse ancora stata data una risposta.

E’ in conseguenza di tutto questo – della chiusura totale, dell’arroganza, della violenza e dall’incapacità di dare risposte vere ad un grave problema sociale da parte del Comune e delle altre autorità - che dal pomeriggio dello stesso sabato 30 ottobre alcuni immigrati resistono in condizioni difficilissime in cima alla gru del cantiere della metropolitana in via San Faustino – p.zza Cesare Battisti. Un’azione forte, estrema e disperata perché sia finalmente ascoltata la richiesta di uscire dalla clandestinità fatta da tanti immigrati che da anni vivono e lavorano a Brescia senza aver commesso alcun reato.

Sono i migranti la cui domanda di regolarizzazione presentata con la sanatoria del 2009 è stata respinta per colpa delle truffe fatte ai loro danni da datori di lavoro senza scrupoli e anche, di fatto, dal governo, che prima ha raccolto le domande (che sono costate migliaia di € a ciascun richiedente) e poi ha cambiato le condizioni necessarie per l’ottenimento del permesso di soggiorno.

E’ questo il problema che Paroli e Rolfi, insieme al prefetto e al questore, hanno tentato di eliminare con la violenza pur di non affrontarlo. Ora la protesta risulta più grande ed evidente di prima, con i migranti ancora più numerosi e determinati nel chiedere nient’altro che la regolarizzazione, indispensabile per avere dignità e giustizia. Ma ancora una volta, nonostante le sollecitazioni della stessa Chiesa bresciana, le autorità politiche non propongono ne’ accettano soluzioni reali e concrete, che sarebbero a portata di mano e che permetterebbero finalmente ai ragazzi di scendere da quella gru. Preferiscono spacciare per aperture false concessioni e prese in giro, in modo da poter poi minacciare e giustificare nuova repressione. Sta diventando del tutto chiaro cosa intendono Paroli, Rolfi e i loro complici quando parlano della “sicurezza” che avevano promesso a tutta la città. Intendono il lavoro garantito negli uffici comunali per i loro parenti. Il poter magnare a più non posso a spese della collettività grazie alle carte di credito da assessore. Il poter svendere beni pubblici ai loro amici, o il realizzare “grandi opere” e grandi speculazioni ad impatto ambientale devastante come a San Polo. E intendono anche il continuare a garantire le proprie carriere politiche e i propri privilegi assicurando clandestinità e sfruttamento agli immigrati; odio verso gli immigrati e nient’altro ai cittadini e lavoratori italiani. Una ricetta perfetta per creare rabbia e tensioni sociali destinate ad esplodere.

Con i lavoratori, gli studenti e i cittadini di Brescia, in particolare nel quartiere del Carmine, ci scusiamo per i disagi che può arrecare la protesta sulla gru e nei dintorni. Ma vi invitiamo a pensare anche a questo:

- La colpa di questa situazione molto difficile è degli amministratori politici che non sanno e non vogliono dare risposta ai gravi problemi che già conoscono ma che continuano ad ignorare.

- Sono quindi questi amministratori e il Ministro degli interni, non certo i cittadini bresciani, che devono pagare gli eventuali costi aggiuntivi causati dal blocco del cantiere dellametropolitana (costi aggiuntivi che peraltro sarebbero una frazione assolutamente minima del costo stratosferico di questa grande opera, lievitato negli anni non certo per colpa degli immigrati!)

- La libertà di espressione attraverso un presidio o una manifestazione oggi è messa a rischio per i migranti, ma se non la difendiamo tutti insieme domani può essere negata anche a chiunque altro.

- Non solo per i migranti i diritti, le condizioni di vita e lavoro sono sotto attacco. E’ così anche per le donne e gli uomini italiani, con i licenziamenti, gli sfratti, i tagli a servizi e beni comuni come la scuola e gli ospedali: la precarietà crescente rende migranti anche il reddito e il lavoro degli italiani.

In realtà appesi ad una gru ci sono anche le vite e i diritti della grande maggioranza degli italiani.

Presidio sopra e sotto la gru di via San Faustino – P.zza Cesare Battisti

Videomessaggio degli occupanti sulla gru:


Le interviste:


Video della manifestazione:

 
 

Dalla gru di Brescia alla torre di Milano: Protesta dei migranti contro la Santoria truffa

Da una settimana siamo sulla gru per i nostri diritti, per il permesso di soggiorno dopo essere stati truffati dallo Stato e da padroni senza scrupoli. Sono stati giorni molto difficili a 30 metri di altezza in condizioni precarie sfidando il freddo, la pioggia e le minacce razziste delle istituzioni. Solo la solidarietà e il sostegno dei nostri fratelli e degli antirazzisti ci hanno consentito di resistere in questa lotta che riguarda non solo i truffati dalla sanatoria del 2009. Riguarda tutti i migranti che lottano contro la precarietà delle loro condizioni di lavoro e di vita. L’occupazione della torre in via Imbonati a Milano ci dà ulteriore forza e speranza, non solo a noi ma a tutti i migranti che non accettano di essere confinati nella clandestinità e nell’invisibilità. Di essere rinchiusi in un CIE perché non hanno la libertà di circolare.

Siamo con voi. Ora non siamo solo sulla gru a Brescia ma siamo insieme a voi anche sulla torre a Milano.

Basta truffa !

Basta pagare !

Abbiamo la forza ? Sì.

Presidio migranti sopra e sotto la gru – Via S. Faustino, Brescia

Associazione Diritti per tutti - Brescia





La lotta per la dignità è contagiosa. Dalla gru di Brescia alla torre di Milano

Assemblea pubblica sabato 6 novembre alle ore 10.30 in via Imbonati 49 in solidarietà con gli immigrati che hanno occupato la torre in protesta per il permesso di soggiorno.

Portate coperte, acqua, tende, cibo e la vostra solidarietà al presidio permanente



Gli immigrati salgono su una torre per protesta

Oggi 5 novembre 2010 siamo saliti sulla torre di via Imbonati anzitutto per manifestare la nostra solidarietà ai nostri compagni immigrati di Brescia, che da sabato scorso sfidano il freddo e le intemperie in un gesto estremo di protesta contro la condizione cui siamo costretti a vivere. La protesta di noi immigrati nasce infatti dalle profonde ingiustizie cui ci condanna lo Stato italiano, che attraverso la legge Bossi Fini non permette a chi lo desidera di regolarizzarsi e condanna molti di noi, che lavorano, alla condizione di clandestini, ora divenuta anche reato.

La sanatoria del 2009 poteva aiutare alcuni di noi, ma è stata studiata e gestita non per permetterci di uscire dalla forzata clandestinità, ma per far trarre il massimo beneficio alle casse dello Stato (attraverso i contributi versati a fondo perduto e alla gabella dovuta per presentare la domanda di sanatoria, ovviamente non rimborsabile in caso di rifiuto) e a quegli imbroglioni, soprattutto italiani, che in cambio di molto denaro avevano garantito di sbrigare le pratiche e assicurarci il permesso di soggiorno. Così siamo stati truffati due volte: dallo Stato, e dai parassiti che in un paese come questo traggono dall'alto l'ispirazione per i loro loschi comportamenti, sicuri della propria impunità.

Inoltre, alla truffa si sta aggiungendo la presa in giro: molti di noi hanno visto rifiutarsi il permesso di soggiorno perché erano stati precedentemente trovati senza documenti e dunque macchiati del reato di "clandestinità", oppure perché alla data di presentazione della domanda, più di un anno fa, avevano un contratto a tempo determinato (cosa che ci accomuna alla stragrande maggiornaza degli italiani che trovano lavoro in questi anni di precarietà diffusa) che ora, grazie alle lungaggini delle questure, sta per scadere e dunque non viene considerato "valido" per ottenere il permesso.

Noi però ci siamo stufati di essere trattati come bestie, sfruttati nei luoghi di lavoro per salari più bassi di quelli dei nostri colleghi, addetti ai lavori più duri e dequalificati anche se abbiamo lauree e professionalità alte, guardati sempre male se camminiamo per la strada o chiacchieriamo nelle piazze come sse fossimo tutti delinquenti, e in più spremuti quando serve fare cassa da uno Stato che in cambio non ci dà nulla, nemmeno la dignità di essere riconosciuti come persone e non come "stranieri".

Per questo ora diciamo basta, chiediamo il rispetto che si deve a persone che lavorano, pagano le tasse, contribuiscono alla ricchezza del paese e al benessere di questa Italia.

Chiediamo che venga concesso il permesso di soggiorno a tutti coloro che hanno partecipato alla sanatoria, che in quanto tale deve "sanare" tutte le irregolarità precedenti, compresa la posizione di chi ha il reato di "clandestinità"; che venga allungata la durata del permesso di soggiorno, visto che le questure ci impiegano dai 9 e più, mesi ogni volta per rinnovarlo e che venga esteso a chi perde il lavoro e ne sta cercando un altro, tanto più in questi tempi di crisi.

Comitato Immigrati in Italia - Milano

per contatti: 3200118441 - 3392328678



per contatti con gli occupanti della torre: 347-0672632