Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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domenica 31 luglio 2011

Raid israeliano al Freedom Theatre di Jenin: non lasciamoli soli!

Il 27 luglio, il giorno successivo al nostro rientro dal viaggio dell’Assopace guidato da Luisa Morgantini in Israele e nei Territori Occupati Palestinesi, abbiamo appreso con sgomento che all’alba di quello stesso giorno militari dell’esercito israeliano avevano fatto irruzione al Freedom Theatre che si trova nel campo profughi di Jenin. 
L’ennesima violazione, da parte di Israele, della legalità internazionale, perché Jenin, in base agli accordi di Oslo, è classificata come “area A”, a completa sovranità (anche militare) palestinese, dove quindi l’esercito israeliano non ha diritto di accesso.
C’eravamo stati sabato 23 luglio al Freedom Theatre. Ad accoglierci non c’era purtroppo Juliano Mer-Khamis, l’attore, regista e attivista “al cento per cento israeliano e al cento per cento palestinese” – come lui stesso teneva a definirsi, il quale nel 2006 ridiede vita allo “Stone Theatre” ,  raso al suolo nel campo profughi di Jenin dagli israeliani nel 2002, durante la Seconda Intifada, ribattezzandolo col nome di “Freedom Teatre”.
Lo Stone Theatre il (Teatro delle Pietre), era stato fondato dalla madre di Juliano, l’attivista ed educatrice israeliana Anna Mer, che aveva sposato il palestinese di fede cristiana Samil Khamis. Un progetto, quello del teatro, inteso come strumento di educazione alternativa per i bambini del campo profughi segnati dai traumi dell’occupazione israeliana, delle morti e della violenza durante l’intifada, e spesso carichi di rabbia e desiderio di vendetta. Juliano era diventato l’insegnante di quei ragazzi, dei quali filmerà il percorso nel documentario “Arna’s Children” (2003). 
La vita di Juliano è stata stroncata nell’aprile scorso dal proiettile di un fanatico.Un omicidio solo apparentemente senza senso: il teatro che ha coinvolto i ragazzi di Jenin ha permesso loro, attraverso la creatività, di elaborare la disperazione e i lutti subiti, trasformando la sete di vendetta in desiderio di giustizia e di liberta’ da rivendicare attraverso la pratica della culture e della nonviolenza.
La morte di Juliano non è stata però sufficiente a far serrare le porte del Freedom Theatre, perché la sua energia, i suoi ideali, i suoi sogni, erano condivisi dalle persone intorno a lui.  Tra loro Zakariya Zubeidi, ora trentacinquenne, un combattente della Seconda Intifada, l’unico superstite del gruppo di ragazi del Teastro di Arna. Zakariya che ha scelto di deporre il fucile e abbracciare la lotta pacifica. Che ha il viso segnato dai sei attentati subiti dalle unita’ speciali dell’esercito israeliano. Che dopo la morte di Juliano temeva  di essere in pericolo anche lui insieme agli altri suoi compagni nel campo di Jenin, ma che ora ha un solo desiderio: non veder morire più nessuno di morte violenta.
E allora questi ragazzi non si sono dati per vinti: sono riusciti ad ottenere nel campo la protezione della polizia palestinese (chenon li salva pero’ dall’intervento dei soldati israeliani) e con l’aiuto e la solidarietà degli internazionali stanno proseguendo il lavoro del teatro, i corsi di recitazione, l’allestimento degli spettacoli Gli studenti del primo anno sono appena tornati dall’aver portato l’ultimo spettacolo in Francia.
Li abbiamo incontrati e ascoltati nella sala del teatro, sui loro volti la luce di chi ritrova il coraggio di non abbandonare i propri sogni, la gioia che nasce dalla forza di vincere la disperazione per raccogliere l’eredità di chi non c’è più. Per non farlo morire ancora una volta, per farlo continuare a vivere. Parlando con noi hanno ribadito il loro messaggio a chi ha assassinato Juliano: “Avete ucciso lui, ma non potete uccidere le sue idee e il bisogno di liberta’”. Era palpabile la loro potenza, l’energia prorompente di chi ha scelto di combattere nutrendo l’umanità, di non uccidenderla anche dentro di sé.
Tutti noi – con un groppo in gola – abbiamo sentito che quei ragazzi possono farcela. E il raid israeliano dimostra quanto la loro determinazione e il loro lavoro culturale facciano paura – più delle armi - ad Israele.
Ma non dobbiamo lasciarli soli! Il Freedom Theatre è un patrimonio che appartiene non solamente a chi combatte per la libertà della Palestina, ma anche a tutti coloro che si battono per la giustizia attraverso azioni non violente. È un piccolo prezioso tempio di pace e di speranza in un mondo più giusto e umano, e tutta la società civile dovrebbe farsi carico della sua difesa e della libertà delle persone che gli danno vita.

NON LASCIAMOLI SOLI ! Facciamo circolare,  inviamo messaggi di solidarietà al sito www.thefreedomtheatre.org e raccogliamo i fondi per l`affitto di un anno della nuova sala per la scuola del teatro.

Occorrono 8.000 euro (ottomila). Potete versare sul
Conto intestato: Associazione per la Pace su Banca Popolare Etica
IBAN: IT 27 F 05018 03200 000000504090
Causale:  Teatro della Liberta’ – Jenin




I  partecipanti al viaggio Assopace del luglio 2011-07-29
 
 

domenica 19 giugno 2011

Il Mediterraneo mistificato del Tao FilmFestival 2011

Doveva essere un CineFilmFestival all’insegna del dialogo interculturale nel Mediterraneo ma a Taormina, purtroppo, di dialogo mediterraneo si è visto assai poco. Modernamente “liquidi” gli enti locali titolari di quella che è stata per decenni una delle principali rassegne cinematografiche nazionali (la provincia di Messina e i comuni di Messina e Taormina), autorelegatisi a bancomat di distribuzione delle ingenti risorse finanziarie che tengono in vita la comatosa kermesse, ci ha pensato il main sponsor privato a imporre logo, ordini del giorno e contenuti alla 57^ edizione del festival in corso nella città siciliana.
 
La Fondazione Roma Mediterraneo del potente cavaliere-avvocato-professor Emmanuele Emanuele, sorta nel 2008 come costola della più nota Fondazione Roma (ex Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, importante azionista Unicredit), dopo le sedi di rappresentanza a Palermo e Rabat e le nuove di Valencia e Istanbul, sembra essere intenzionata a mettere radici a Taormina. La fondazione ha istituito quest’anno il Premio Award allo sviluppo del dialogo interculturale ed all’affermazione di una specifica identità mediterranea che sarà consegnato a un cineasta nella serata finale del festival di Taormina. In ringraziamento, con un ignoto atto amministrativo, le è stata intitolata la principale sala conferenze del palazzaccio dei Congressi, cuore operativo della rassegna cinematografica. Palcoscenico e riflettori invece per il banchiere-finanziere Emanuele, ospite d’onore dell’incontro “L’arte e la cultura in una società senza valori” all’interno del Campus formativo del festival destinato a centinaia di studenti liceali e universitari siciliani e non, grazie al contributo del Ministero della Gioventù. Un incontro in cui si è discusso assai poco d’arte e di cultura e nulla di Mediterraneo ma invece tanto e male di mafia e antimafia, causa la contestuale partecipazione del critico-polemista e sindaco di Salemi (Trapani), Vittorio Sgarbi.
Un’amicizia quella tra Emanuele e Sgarbi coronata dalla collaborazione della Fondazione Roma ad alcuni “progetti culturali” avviati a Salemi dall’attuale sindaco e che oggi si alimenta della mutua collaborazione alla 54^ Biennale d’Arte di Venezia, dove l’avvocato-professore è presidente del Comitato degli intellettuali del Padiglione Italia su nomina del ministro per i beni culturali, mentre il critico Sgarbi è curatore della sezione espositiva italiana. Il lungo sproloquio di Vittorio Sgarbi ha lasciato attonita una parte del pubblico. Adirato dall’ispezione avviata dalla Prefettura di Trapani per verificare l’esistenza di possibili infiltrazioni mafiose nella vita amministrativa della città di Salemi, Sgarbi è andato pesante contro prefetti, questori, giudici e professionisti anti-mafia. “Sono loro i veri mafiosi perché la mafia in Sicilia non esiste ormai quasi più, è lo Stato la vera mafia e l’antimafia, che è assai peggio della mafia, continua ad alimentare la sua leggenda bloccando l’economia dell’isola…”. Il cronista registra, spera inutilmente in uno stop di Emanuele o della direttrice della rassegna e moderatrice dell’incontro, Deborah Young, poi sbotta con un “vergogna, basta parlare così agli studenti” e viene impietosamente tacciato da Sgarbi di “mafioso, mafioso, mafioso, gente come te è la vera mafia in Sicilia” ma finalmente il dibattito-sceneggiata viene dato per chiuso.
Non era certamente andata meglio prima la tavola rotonda sulle “rivoluzioni in nord Africa”. Per imprecisati “motivi tecnici”, gli organizzatori avevano modificato in extremis il programma, dividendo l’incontro in due diversi momenti. Il primo riservato ai giovani e brillanti cineasti Ibrahim El Batout, Habib Attia, Mourad Ben Cheikh, Leila Kilani e Soufia Issami, testimoni diretti del fermento sociale e culturale e dello spirito rivoluzionario che anima le nuove generazioni in Algeria, Tunisia, Marocco ed Egitto. Si è pensato bene però di concentrare l’attesissimo dialogo con il pubblico in poco meno di un’ora, per giunta dopo aver relegato la proiezione dei loro splendidi film (solo “tre e mezzo” le produzioni arabe in programma come amaramente sottolineato dal decano dei critici cinematografici siciliani, Citto Sajia) negli insostenibili orari del dopo pranzo. Il secondo appuntamento, invece, è stato di quasi due ore, una master class del finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar, socio di Silvio Berlusconi ed ex delegato ai rapporti istituzionali della Presidenza del consiglio con i capi di stato nordafricani (i “dittatori” Ben Ali e Moumar Gheddafi, tra gli altri). Al festival, tra l’altro, Ben Ammar è stato consegnato per la sua attività di produttore – caso più unico che raro nella storia delle rassegne internazionali - uno dei tre Taormina Arte Award.  Il suo intervento autocelebrativo ha ammaliato il pubblico in sala. Parole commoventi per i giovani nordafricani che sfidano il Mediterraneo per “esercitare il diritto alla libertà e consocere la cultura europea ma ingiustamente respinti dalle politiche migratorie dell’Unione”, lui che il 24 marzo 2011 aveva accompagnato i ministri Maroni e Frattini per stringere una nuova alleanza politico-militare con la Tunisia per ridare il via ai respingimenti in Africa dei migranti. Un’ovazione ha suscitato poi l’annuncio che presto prenderanno il via le riprese di un film interamente dedicato alla storia del venditore ambulante Mohamed Bouazizi che si è ucciso lo scorso dicembre dandosi fuoco e denunciare con il suo sacrificio le violenti repressioni della polizia e dell’esercito di Ben Ali. “Abbiamo il dovere che i nostri figli non dimentichino quanto è accaduto in questi mesi in Tunisia e nel mondo arabo e dello storico processo di affermazione dei valori di libertà e democrazia”, ha dichiarato Ben Ammar.
Un’ora prima i giovani registi nordafricani si erano detti però un po’ meno ottimisti sulla linearità dei processi rivoluzionari in atto.  “Il padrone è andato via ma i cani del padrone sono rimasti, abbaiano forte e cercano ancora di mordere”, ha spiegato il tunisino Mourad Ben Cheikh, autore del documentario Plus jamais peur  (Mai più paura) su quanto accaduto in Tunisia nelle tragiche giornate del gennaio 2011. Modi antitetici di intendere la storia, la libertà, la democrazia e il cinema, che hanno costretto il FilmFestival ad evitare che si sedessero allo stesso tavolo registi e produttori indipendenti arabi e il magnate franco-tunisino. “Sì, è vero, ho lavorato per decenni in Tunisa sotto il governo di Ben Alì, ma è stata una scelta di realpolitik tesa a salvaguardare i miei affari e i salari delle maestranze, gli oltre 750.000 tunisini che in tutti questi anni ho impiegato per le produzioni dei miei kolossal”, si è giustificato Ben Ammar. “La location n nord Africa delle produzioni europee e nordamericane consente di ridurre le spese e ridistribuire ricchezza”, spiega il finanziere, omettendo che proprio le delocalizzazioni e le politiche neoliberiste imposte dalla finanza transnazionale hanno spinto centinaia di migliaia di giovani arabi a lottare per le “rivoluzioni democratiche”, come magistralmente documentato dallo splendido film Sul la planche della regista marocchina Leila Kilani presentato a Taormina, con al centro la decomposizione del tessuto economico e sociale generata dalla grande zona franza di Tangeri  (una coproduzione Marocco-Francia-Germania).
Tarak Ben Ammar, a differenza del socio e amico Silvio Berlusconi, respinge l’idea di buttarsi nell’agone politico, scegliendo di governare il paese in odo sommerso, attarverso il controllo dei canali finanziari, dell’economia e soprattutto dei nuovi media “indipendenti”. “Sono un uomo di cultura, non amo la politica e escludo categoricamente di coinvolgere la mia persona e la mia vita nelle competizioni elettorali”, ha dichiarato Ben Ammar, “onorato” di poter lanciare proprio da Taormina il suo nuovo kolossal Black Gold (Oro Nero), incentrato sulla “scoperta” del petrolio nel regno di Arabia ma interamente girato in Tunisia dal regista Jean-Jacques Annaud e dall’attore Antonio Banderas. “Il cinema deve produrre denaro”, spiega Ben Ammar. “La Tv è la banca del cinema e sono le banche che finanziano le Tv e ciò spiega perché ho scelto di fare ingresso nel sistema bancario internazionale e divenire membo del consiglio di amministrazione di Mediobanca”. Se poi c’è spazio, ma senza disturbare i manovratori, può subentrare anche la “cultura”…
Si annuncia ancora più cinico e lacerante l’epilogo del FilmFestival del Mediterraneo negato, dimezzato e più volte mistificato da organizzatori e certi ospiti “di peso” della kermesse taorminese. Stasera, nello splendido scenario del teatro greco, la Fondazione Roma Mediterraneo di Emmanuele Emanuele consegnerà il suo Award al dialogo interculturale al regista palestinese Elia Suleiman, autore di importanti film di denuncia sulla condizione di un popolo oppresso da ormai 64 anni di occupazione israeliana. Riconoscimento meritato, peccato che tra i membri “d’onore” del comitato scientifico della fondazione per “la cooperazione culturale ed economica nel bacino mediterraneo” compaia l’ex ambasciatore d’Israele in Italia, Avi Pazner, portavoce per decenni dei più guerrafondai governi della storia nazionale e strenuo oppositore delle risoluzioni ONU che invocano il ritiro militare dai territori della Cisgiordania pre-1967. Le organizzazioni non governative che compongono il coordinamento italiano per il boicottaggio d’Israele hanno chiesto da Elia Suleiman di disertare il “tappeto rosso” di Taormina esprimendo ancora una volta il proprio sostegno alla lotta palestinese. Dall’area dello Stretto, con una lettera aperta, la Rete No Ponte ha chiesto al regista di rifiutare un “premio maledetto”. Un mese fa uno striscione in memoria del pacifista Vittorio Vik Arrigoni apriva a Messina il corteo nazionale contro il progetto di realizzazione del ponte sullo Stretto. “Restiamo umani”, si leggeva, come il titolo del suo blog che per lungo tempo ha testimoniato i crimini israeliani a Gaza. Come la recente operazione “Piombo fuso” o il sanguinoso assalto alla Gaza Flottilla che l’ex ambasciatore Avi Pazner ha rivendicato e giustificato di fronte alla stampa e alla diplomazia mondiale. Elia Suleiman non ha ancora risposto. A Taormina è atteso tra un paio di ore. Ma c’è ancora chi spera in un doveroso atto di obiezione, in nome dei diritti e della dignità umana e della pace giusta in Medio oriente.

domenica 8 maggio 2011

10 maggio, Palermo: Mediterraneo e Medio Oriente tra trasformazioni sociali, rivolte e domanda di democrazia

Cooperazione Internazionale Sud Sud

vi invita ad un incontro pubblico su

MEDITERRANEO E MEDIO ORIENTE

tra trasformazioni sociali, rivolte e domanda di democrazia



Martedì 10 maggio 2011

ore 16.30

presso il salone della Chiesa valdese

in via dello Spezio, 43 - Palermo

(angolo di via E. Amari, dietro il Teatro Politeama)


Interventi e testimonianze di cooperanti italiani e ONG locali da e su:Egitto, Marocco, Libano, Palestina, Tunisia

Sergio Cipolla
presidente CISS

Mario Michelini
Egitto

Rosalia Angotti
Tunisia

M'hamed Mistaoui
Delegato Associazione Mouwatana
Tunisia

Massimiliano Di Tota
Marocco

Giuseppe Cammarata
Libano

Salvo Maraventano
Palestina

Alberto Sciortino
Coordinatore progetti cooperazione internazionale
CISS

--

Claudia Cassina
Settore Comunicazione
CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
Via G. Marconi, n.2/a - 90141 Palermo
Tel. (+39) 091.6262694
e-mail: c.cassina@cissong.org
http://www.cissong.org/


10 maggio, Palermo: Nord-Africa, Incontro per raccolta umanitaria, presidio e manifestazione

Martedi 10 maggio alle ore 17.30

presso la sede della CGIL di Via Giovanni Meli a Palermo

Incontro con all'ordine del giorno:



1) organizzare interventi e raccolta umanitaria a favore delle popolazioni al confine tra la Tunisia e la Libia: si tratta di 200.000 persone di varie nazionalità

2) presidio di fronte al consolato tunisino per la mattina del giorno 14 di sostegno alle istanze del popolo tunisino

3) presidio manifestazione a Piazza Verdi per ricordare Al Nakba del popolo palestinese e di sostegno alla Freedom Flottilla.



lunedì 18 aprile 2011

20 aprile, Palermo: Proiezione del film "Arna's children"

La Casa della Cultura Araba Al Quds -Palermo
presenta
Arna’s children (2003)
di Juliano Mer Khamiss / Danniel Danniel

Ingreso libero
riservato ai soci ARCI

Me r c o l e d ì   20   Ap r i l e   2011
I n i z i o   P r o i e z i o n e   o r e   20:30
C a s a   d e l l a   Cu l t u r a   Ar a b a   Al  Q u d s - Pa l e r m o
V i a   Gu a r d i o n e , 23
091.61.19.834

 
Arna's children è la storia dei ragazzi del teatro del campo profughi di Jenin, cittadina a nord della Cisgiordania.

Dopo la morte di Arna, che aveva creato il teatro, la morte dei suoi ragazzi, divenuti combattenti della Seconda Intifada, e dopo la distruzione sotto bombardamenti del campo, il teatro ha ripreso a vivere solo grazie a Juliano, il figlio di Arna, che è il regista di questo film.

Juliano, attore regista e attivista palestinese e israeliano, ha dato vita al The Freedom Theatre, teatro e laboratorio d’arte professionale nel campo profughi più misero dei Territori Palestinesi Occupati. Il 4 aprile 2011 è stato assassinato di fronte al suo teatro per le sue idee rivoluzionarie che spesso si scontravano con la parte più tradizionalista e conservatrice del campo.

Arna’s children è il ricordo e l’omaggio di Juliano per la madre Arna: proponendo questa storia, ricordiamo noi Juliano, appena scomparso, il suo teatro e la sua Intifada culturale e politica che ha spaventato e condotto al suo assassinio.


mercoledì 12 gennaio 2011

Voci nel Silenzio III ° Rassegna artistica per ricordare i massacri di Gaza

Da martedì 18 gennaio alle ore 19.00
a domenica 23 gennaio alle ore 23.30

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Atelier Piccolo Teatro Montevergini
e
Piccolo Teatro Patafisico
Via Montevergini 8, Salita alla Guilla
Palermo, Italy

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Rifiutare i silenzi complici, fare tacere il piombo fuso
dell'esercito dello stato del terrore Israele
con le immagini, la poesia e la musica
ripristinare il diritto con la forza delle parole
ricordare 1500 vite e 400 bambini






giovedì 27 maggio 2010

28 maggio, Palermo: Coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese

In previsione dell'arrivo a Palermo del sindaco di Khan Younis, città gemellata con Palermo, è convocato d'urgenza il

coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese

venerdi 28 Maggio alle ore 17,00

Aula Rostagno del comune di Palermo.

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mercoledì 12 maggio 2010

13 maggio, Palermo: Al-Nakba, canto del 62° anniversario dell'esilio del popolo palestinese

13 Maggio 2010
Ore 20.00

Al-Nakba
canto del 62° anniversario dell’ esilio del popolo palestinese

Conservatorio di Musica di Stato Vincenzo Bellini

CON

Alessandra Pizzullo (voce poetica)
Said Benmsafer (Liuto)
Lelio Giannetto (Basso)
Yousif Latif Jaralla (Narratore)
Matilde Politi, Giana Guaiana (canto)

Coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese
Performance poesie, musica, canto e narrazione
Mostra fotografica dell'esodo del popolo Palestinese
Sapori della terrasanta
Pietanze tipiche palestinesi

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giovedì 14 gennaio 2010

15 gennaio, Palermo: proiezione del documentario palestinese The Iron Wall



Venerdì 15 gennaio 2010 alle ore 18.00
proiezione del documentario

"The Iron wall"
(Palestina, 2006, 57')
di Mohammed Alatar
presso il Centro di Documentazione (CEDOC)
Via G. Marconi n. 2/A - Palermo

Riaprono le attività del Centro di Documentazione (CEDOC) del CISS con la proiezione del documentario 'The Iron wall', il primo di un ciclo di documentari in programmazione nei prossimi mesi.

“La colonizzazione sionista nella terra di Israele deve o arrestarsi o continuare senza considerare la popolazione locale palestinese. Questo significa che può continuare e svilupparsi solo sotto un governo che sia indipendente dalla popolazione locale, dietro un muro di ferro che la popolazione locale non potrà attraversare” con queste parole, nel 1923, Vladmir Jabotinsky, padre della destra sionista, indicava la strada per la colonizzazione della Palestina. 'The Iron wall' ripercorre le tappe della colonizzazione israeliana dei territori palestinesi, in cui la costruzione del muro si pone solo come la fine di un processo iniziato molti anni fa.

Il documentario è diretto da Mohammed Alatar, pacifista fondatore di “Palestinians for Peace and Democracy”, e prodotto da PARC (Palestinian Agricultural Relief Committees), un'ONG palestinese impegnata da oltre vent'anni nel supporto ai contadini palestinesi. Illustra le conseguenze della presenza degli insediamenti israeliani e del muro di separazione sulla vita quotidiana dei palestinesi.

Nel film ci sono interviste ad importanti attivisti per la pace palestinesi ed israeliani, ed analisti politici. Jeff Halper, Akiva Eldar, Hind Khouty, ed altri forniscono testimonianze decisive riguardo l'impatto delle politiche di Israele - i checkpoint, gli avamposti militari, gli insediamenti illegali, i frequenti attacchi ai civili palestinesi, le loro case, l'infrastruttura dei villaggi e delle città palestinesi. Ma l'elemento che più preoccupa e turba sono le interviste ai coloni, ai militari israeliani e ai contadini palestinesi.

Il sito del documentario http://www.theironwall.ps/
Centro di Documentazione - CEDOC

La grande raccolta di libri, riviste, articoli, video e mostre del Centro di Documentazione costituisce un patrimonio unico nel suo genere. Il CISS ha raccolto oltre 4.000 titoli - libri, riviste, articoli, video, mostre - sulla cooperazione internazionale, sui problemi dello sviluppo nel Terzo Mondo e sulle interdipendenze fra centro e periferia. Molti materiali sono in originale e spesso offrono una visione dei problemi e della situazione secondo una prospettiva differente da quella dei paesi cosiddetti sviluppati.

Claudia Cassina
Settore Comunicazione
CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
Via G. Marconi, n.2/a - 90141 Palermo

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