www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


domenica 31 luglio 2011

Raid israeliano al Freedom Theatre di Jenin: non lasciamoli soli!

Il 27 luglio, il giorno successivo al nostro rientro dal viaggio dell’Assopace guidato da Luisa Morgantini in Israele e nei Territori Occupati Palestinesi, abbiamo appreso con sgomento che all’alba di quello stesso giorno militari dell’esercito israeliano avevano fatto irruzione al Freedom Theatre che si trova nel campo profughi di Jenin. 
L’ennesima violazione, da parte di Israele, della legalità internazionale, perché Jenin, in base agli accordi di Oslo, è classificata come “area A”, a completa sovranità (anche militare) palestinese, dove quindi l’esercito israeliano non ha diritto di accesso.
C’eravamo stati sabato 23 luglio al Freedom Theatre. Ad accoglierci non c’era purtroppo Juliano Mer-Khamis, l’attore, regista e attivista “al cento per cento israeliano e al cento per cento palestinese” – come lui stesso teneva a definirsi, il quale nel 2006 ridiede vita allo “Stone Theatre” ,  raso al suolo nel campo profughi di Jenin dagli israeliani nel 2002, durante la Seconda Intifada, ribattezzandolo col nome di “Freedom Teatre”.
Lo Stone Theatre il (Teatro delle Pietre), era stato fondato dalla madre di Juliano, l’attivista ed educatrice israeliana Anna Mer, che aveva sposato il palestinese di fede cristiana Samil Khamis. Un progetto, quello del teatro, inteso come strumento di educazione alternativa per i bambini del campo profughi segnati dai traumi dell’occupazione israeliana, delle morti e della violenza durante l’intifada, e spesso carichi di rabbia e desiderio di vendetta. Juliano era diventato l’insegnante di quei ragazzi, dei quali filmerà il percorso nel documentario “Arna’s Children” (2003). 
La vita di Juliano è stata stroncata nell’aprile scorso dal proiettile di un fanatico.Un omicidio solo apparentemente senza senso: il teatro che ha coinvolto i ragazzi di Jenin ha permesso loro, attraverso la creatività, di elaborare la disperazione e i lutti subiti, trasformando la sete di vendetta in desiderio di giustizia e di liberta’ da rivendicare attraverso la pratica della culture e della nonviolenza.
La morte di Juliano non è stata però sufficiente a far serrare le porte del Freedom Theatre, perché la sua energia, i suoi ideali, i suoi sogni, erano condivisi dalle persone intorno a lui.  Tra loro Zakariya Zubeidi, ora trentacinquenne, un combattente della Seconda Intifada, l’unico superstite del gruppo di ragazi del Teastro di Arna. Zakariya che ha scelto di deporre il fucile e abbracciare la lotta pacifica. Che ha il viso segnato dai sei attentati subiti dalle unita’ speciali dell’esercito israeliano. Che dopo la morte di Juliano temeva  di essere in pericolo anche lui insieme agli altri suoi compagni nel campo di Jenin, ma che ora ha un solo desiderio: non veder morire più nessuno di morte violenta.
E allora questi ragazzi non si sono dati per vinti: sono riusciti ad ottenere nel campo la protezione della polizia palestinese (chenon li salva pero’ dall’intervento dei soldati israeliani) e con l’aiuto e la solidarietà degli internazionali stanno proseguendo il lavoro del teatro, i corsi di recitazione, l’allestimento degli spettacoli Gli studenti del primo anno sono appena tornati dall’aver portato l’ultimo spettacolo in Francia.
Li abbiamo incontrati e ascoltati nella sala del teatro, sui loro volti la luce di chi ritrova il coraggio di non abbandonare i propri sogni, la gioia che nasce dalla forza di vincere la disperazione per raccogliere l’eredità di chi non c’è più. Per non farlo morire ancora una volta, per farlo continuare a vivere. Parlando con noi hanno ribadito il loro messaggio a chi ha assassinato Juliano: “Avete ucciso lui, ma non potete uccidere le sue idee e il bisogno di liberta’”. Era palpabile la loro potenza, l’energia prorompente di chi ha scelto di combattere nutrendo l’umanità, di non uccidenderla anche dentro di sé.
Tutti noi – con un groppo in gola – abbiamo sentito che quei ragazzi possono farcela. E il raid israeliano dimostra quanto la loro determinazione e il loro lavoro culturale facciano paura – più delle armi - ad Israele.
Ma non dobbiamo lasciarli soli! Il Freedom Theatre è un patrimonio che appartiene non solamente a chi combatte per la libertà della Palestina, ma anche a tutti coloro che si battono per la giustizia attraverso azioni non violente. È un piccolo prezioso tempio di pace e di speranza in un mondo più giusto e umano, e tutta la società civile dovrebbe farsi carico della sua difesa e della libertà delle persone che gli danno vita.

NON LASCIAMOLI SOLI ! Facciamo circolare,  inviamo messaggi di solidarietà al sito www.thefreedomtheatre.org e raccogliamo i fondi per l`affitto di un anno della nuova sala per la scuola del teatro.

Occorrono 8.000 euro (ottomila). Potete versare sul
Conto intestato: Associazione per la Pace su Banca Popolare Etica
IBAN: IT 27 F 05018 03200 000000504090
Causale:  Teatro della Liberta’ – Jenin




I  partecipanti al viaggio Assopace del luglio 2011-07-29
 
 

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