Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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venerdì 4 novembre 2011

Novembre, Palermo: Bimbi a Colori. Pratiche di lavoro sociale per un'infanzia transculturale

BIMBI A COLORI

Pratiche di Lavoro Sociale Per un'Infanzia Transculturale
Associazione ATOS, Via Domenico Trentacoste 34 - Palermo
dal 10 al 28 novembre 2011
Tutti i lunedì e giovedì
Ore 15.30-18.30





domenica 1 maggio 2011

9/10/11 settembre, Palermo: Workshop internazionale di Gruppoanalisi Transculturale

Workshop 2011
EATGA European Association for Trans-cultural Group-analysis

9/11 Settembre, Palermo
Palazzo Steri Chiaramonte
Hotel de France
Piazza Marina

I legami intersoggettivi nell'economia globalizzata

La logica dello scambio economico
nel nostro mondo globalizzato
ha il potere di distruggere la cultura della vita interiore?

Il workshop propone un'esperienza di incontro tra persone di differente provenienza e appartenenza culturale attraverso un dispositivo di analisi di gruppo, secondo la tradizione di ricerca e di lavoro dell'Associazione Europea di Gruppoanalisi Transculturale, attiva fin dagli anni '70.


Il tema di questa occasione è identificabile con la ricerca gruppo-analitica dei valori problematici del nostro tempo che si riferiscono al conflitto fra la cultura del dono/legame e la cultura dello scambio/mercato. Questo conflitto è probabilmente inevitabile e ricorre in differenti forme, nelle diverse epoche e nelle specifiche culture locali, tradizionali e moderne.


Il metodo dell'analisi di gruppo consentirà ai partecipanti di esprimere liberamente contenuti della loro esperienza personale e lavorativa, ma anche fare immediata esperienza del contatto con gli altri partecipanti, dei processi di incontro tra matrici culturali differenti.


Uno staff transnazionale di esperti nell'analisi di gruppo guiderà il lavoro nel corso del workshop.

Il workshop è particolarmente rivolto a tutti gli operatori, professionisti e ricercatori che si occupano dei passaggi e dei transiti tra identità e appartenenze culturali – mediatori culturali, etnopsicologi ed etnopsichiatri, psicoterapeuti, addetti ai servizi di accoglienza, operatori dell’area delle emergenze umanitarie, operatori socio-sanitari della medicina delle migrazioni, responsabili delle associazioni umanitarie e di volontariato, ecc. - ma anche a soggetti che vivono personalmente questi fenomeni e sentono l’esigenza di comprenderli, anche come semplici cittadini.


La partecipazione al workshop non richiede la conoscenza di una specifica lingua, poiché non è prevista una lingua ufficiale e ciascuno potrà adoperare il proprio repertorio linguistico.

PROGRAMMA



Venerdì 9 Settembre

8.30-9.30 Registrazione dei partecipanti

9.30-11.00 Presentazione del Workshop e relazioni introduttive:

Gabriele Profita e Giuseppe Ruvolo, Presentazione

Ernestine Wohlfart – Mobilità globale e perdita del collettivo

Vincenzo Guarrasi – Meticciato culturale nell’architettura di Palermo

11.30-13.00 Gruppo allargato

Lunch break

14.30-15.30 Piccoli gruppi

16.00-17.30 Gruppo allargato

18.00-19.00 Piccoli gruppi

Sabato 10 Settembre

9.00-10.00 Piccoli gruppi

10.30-12.00 Gruppo allargato

Lunch and free time

14.30-15.30 Piccoli gruppi

16.00-17.30 Gruppo allargato

18.00-19.00 Piccoli gruppi

19.30-20.15 Free conference: Gerald Wooster
Il Racconto d’inverno di Shakespeare
Metamorfosi transgenerazionale a Palermo

Domenica 11 Settembre

9.30-10.30 Piccoli gruppi

11.00-12.30 Gruppo allargato

12.30-13.15 Sessione di valutazione

Iscrizione

La quota di iscrizione al Workshop è: €250 entro il 15 Maggio, €330 successivamente. Per i partecipanti provenienti dall’Est Europa e studenti: €150 entro il 15 Maggio, €200 successivamente.
Gruppi di persone a basso reddito possono pagare la quota ridotta, previo accordo con il responsabile dell’organizzazione (Prof. Giuseppe Ruvolo, Ordinario di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, Università di Palermo: g.ruvolo@unipa.it).


Il bonifico bancario per l’iscrizione deve riportare la causale "EATGA workshop 2011 - Nome e cognome". Copia del bonifico (o i dati relativi) deve essere trasmessa per l’iscrizione al workshop all’indirizzo: workshop.eatga2011@libero.it

Il bonifico bancario va fatto sul conto:
”Strachwitz for EATGA
IBAN : DE45 1007 0024 0249 7006 00
BIC/Swift : DEUTDEDBBER"
Deutsche Bank
Muellerstr. 34a
D-13353 Berlin, Germany
(BLZ 10070024, No. of account 2497006)


Ulteriori informazioni possono essere richieste a: workshop.eatga2011@libero.it

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sabato 26 marzo 2011

9-11 settembre, Palermo: Workshop EATGA for Trans-cultural Group-analysis sui legami intersoggettivi nell'economia globalizzata

Workshop EATGA
European Association for Trans-cultural Group-analysis
9/11 September, Palermo (Italy)
Palazzo Steri Chiaramonte, Hotel de France
Piazza Marina

I legami intersoggettivi nell'economia globalizzata
La logica dello scambio economico nel nostro mondo globalizzato ha il potere di distruggere la cultura della vita interiore?

Il tema del workshop è identificabile con la ricerca gruppo-analitica dei valori problematici del nostro tempo che si riferiscono al conflitto fra la cultura del dono/legame e la cultura dello scambio/mercato. Questo conflitto è probabilmente inevitabile e ricorre in differenti forme nelle diverse epoche.

Venerdì 9 Settembre
 
8.30-9.30 Registrazione dei partecipanti
 
9.30-11.00 Presentazione del Workshop e relazioni introduttive:
Gabriele Profita e Giuseppe Ruvolo, Presentazione
Ernestine Wohlfart – Mobilità globale e perdita del collettivo
Vincenzo Guarrasi – Meticciato culturale nell’architettura di Palermo
 
11.30-13.00 Gruppo allargato
 
Lunch break
 
14.30-15.30 Piccoli gruppi
 
16.00-17.30 Gruppo allargato
 
18.00-19.00 Piccoli gruppi
 
Sabato 10 Settembre
 
9.00-10.00 Piccoli gruppi
 
10.30-12.00 Gruppo allargato
 
Lunch and free time
 
14.30-15.30 Piccoli gruppi
 
16.00-17.30 Gruppo allargato
 
18.00-19.00 Piccoli gruppi
 
19.30-20.15 Free conference
Gerald Wooster: Il Racconto d’inverno di Shakespeare. Metamorfosi transgenerazionale a Palermo
 
Domenica 11 Settembre
 
9.30-10.30 Piccoli gruppi
 
11.00-12.30 Gruppo allargato
 
12.30-13.15 Sessione di valutazione
 
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Iscrizione e alloggio
Le stanze della residenza universitaria saranno disponibili per i partecipanti al prezzo di 35€ (singola) e 60€ (doppia) per notte.
La quota di iscrizione al Workshop è 250 € entro il 15 maggio, 330 € per iscrizioni successive. Il prezzo per gli studenti ed i partecipanti da nazioni dell'Est sarà di 150 € prima del 15 maggio, 200 € successivamente.
Le prenotazioni possono essere fatte via e-mail, indicando nome e cognome, data di arrivo e partenza a: workshop.eatga2011@libero.it
Il bonifico bancario per l’iscrizione deve riportare la causale "EATGA workshop 2011, Nome e cognome". Copia del bonifico (o i dati relativi) deve essere trasmessa per l’iscrizione al workshop all’indirizzo: workshop.eatga2011@libero.it
Il bonifico bancario va fatto sul conto:
Strachwitz for EATGA
IBAN : DE45 1007 0024 0249 7006 00
BIC/Swift : DEUTDEDBBER
Deutsche Bank, Muellerstr. 34a
D-13353 Berlin, Germany
(BLZ 10070024, No. of account 2497006)
Ulteriori informazioni possono essere richieste a
 
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EATGA si costituisce come gruppo di ricerca psicoanalitica circa il ruolo della cultura nei processi mentali. Esso si è dedicato in particolar modo allo studio della matrice culturale dell'identità, ai processi transculturali e trans-soggettivi, i cui fondamenti sono così riassumibili: la psiche è radicata nella natura (corpo, materia, mondo), ma la sua “natura” è di ordine culturale. È impossibile distinguere il concetto e la rappresentazione della “psiche” dalla sua sostanza (immaginaria, simbolica, culturale).
 
L'identità si fonda sulle identificazioni (io ideale) e sulle differenze (sesso, generazioni, culture). È un processo che si sviluppa tramite ibridazioni con i gruppi secondari e nell'incontro con altri. Pertanto, la psiche e l'identità non appartengono all'individuo, ma sono aspetti transpersonali dell'evoluzione biologica e dei processi culturali. La psiche individuale, così come l'identità, è una struttura che si sviluppa in stretta relazione con il patrimonio culturale ereditato dalle generazioni precedenti, ed in relazione alla capacità (individuale e collettiva) di elaborare tale eredità e di produrre nuove simbolizzazioni, rese in tal modo disponibili a produrre esperienze nel presente e per progettare il futuro.
 
Fra i simboli chiave delle dinamiche culturali, il Workshop del 2011 si focalizzerà su due concetti: valori e legami. Il primo concetto è alla base della riflessione sul contenuto dei processi di identificazione, in particolar modo della ricerca dell' ”ideale” (ad esempio, cosa è desiderabile), e nella ricerca di valori condivisi più o meno consapevolemente. Il secondo concetto determina la relazione con gli altri (chi è l'altro per me e viceversa; in quale contesto lo scambio intersoggettivo può avere luogo).


 

domenica 18 marzo 2007

Duccio Demetrio: narrazione, intercultura e transcultura

La risposta meticcia, la risposta quindi delle identità ibride e composite, è un risposta democratica sul piano planetario. “Meticcio” deriva dal greco antico “metis”, che significa saggezza: meticciato, quindi, come capacità di riconoscere le molteplici appartenenze, purché si enfatizzi la dimensione delle individualità. [...] La pedagogia interculturale c’è solo nel momento, raro, in cui come educatori ci chiediamo: “Io sto fornendo un modello culturale, un modello di comportamento, ma cosa sto prendendo in cambio?”. Nulla. [...] Io credo che, nella scuola, se non c’è una forte mediazione interculturale, una forte vocazione interculturale da parte degli insegnanti, che attingono al meglio di queste culture musicali, artistiche, letterarie, lo scambio non possa avvenire. [...] Lo scambio può avvenire solo all’insegna di una sempre maggiore conoscenza di mondi culturali altri, che non sono talvolta assolutamente condivisi dai bambini e dagli adulti che vengono qua. [...] Possiamo quindi dare un contributo, facendo in modo che in queste famiglie straniere, dove non entra nemmeno e non è mai entrata la parte migliore della loro cultura, in qualche modo questa cultura entri. [...] Ecco, lo scambio, la pedagogia interculturale, può essere questa. Non è soltanto il girotondo insieme, tra bambini di tanti colori diversi, perché dobbiamo sempre porci questa domanda: “Io ti insegno qualcosa, ma tu cosa mi stai dando?” Se non c’è una risposta, se c’è silenzio dall’altra parte, io come insegnante colto, devo andare a cercare testimonianze di quella cultura e riproporle. [...] Passiamo, così, da interculturalità a transculturalità: la prima, vuol dire, l’ho già ripetuto fino alla noia, avere tradizioni diverse che si guardano, si ascoltano, si scambiano qualcosa, a partire dalle reciproche differenze, a partire dunque da alcune distanze di carattere religioso, spirituale, filosofico, artistico. La transculturalità cerca ciò che può avvicinarci, a prescindere da queste differenze, e la via dell’arte, della poesia, è senz’altro il percorso elettivo privilegiato. [...] Quindi, io ritengo che nella scuola di oggi, ma anche nel mondo, nelle stentate relazioni tra rappresentanti di mondi diversi, sia indispensabile lavorare all’insegna della pedagogia transculturale, se non ce la facciamo con quella interculturale. [...] Quindi, non le differenze soltanto, non le distanze, perché se noi enfatizziamo un’attenzione per le differenze, corriamo il rischio di confermare le reciproche distanze. Credo invece sia importante individuare le reciproche contiguità, oppure le comunanze, per dare un contributo alla demolizione dei pregiudizi, che sono sempre presenti dentro di noi e popolano ogni nostra riflessione. [...] Non dimentichiamo che dovremmo, parlando di interculturalità, non solo evocare altri mondi, perlopiù a noi sconosciuti, ma parlarne anche rispetto al rapporto tra generazioni diverse. Non c’è solo l’intercultura interetnica, ma ce n’è una che soffriamo nella nostra quotidianità, quando parliamo di generazioni sempre più distanti, di ragazzi che non riusciamo a capire. La narrazione ci riavvicina, come è dimostrato da tante esperienze, soprattutto da quelle che vedono gli insegnanti sempre più disponibili ad approfondire questo metodo, perché scoprono che il racconto reciproco e la reciproca interazione tra storie hanno lo scopo di mostrare come, nel corso della vita, siano tantissime le continuità, siano tantissimi i momenti della nostra esistenza adulta che ci riportano all’adolescenza e all’infanzia. Quindi non solo intercultura in rapporto a questi altri pianeti, che sono ancora così sconosciuti, ma intercultura nella nostra quotidianità.
[...]
In certe circostanze, penso che la differenza debba essere avvicinata, enfatizzata, ma c’è il rischio di rendere questo avvicinamento soltanto curiosità. Questo, pure non è poco, ma forse non è sufficiente: io entro nel tuo mondo, mi spieghi come sono le tue tradizioni; sì, è importante, ai fini del meticciamento, ma credo che l’insistenza sulle reciproche differenze rischi di consolidare certe distanze. Mi piace di più, invece, pensare a dei ponti attraverso le culture diverse, e ritorno alla domanda, che mi è stata fatta, sull’utilità di partire dall’esistente: c’è un’esistente, quello musicale, che i ragazzi frequentano moltissimo. La musica è un luogo straordinario di meticciamento: prendiamo ad esempio solo il fascino che ha per i ragazzi questo vituperato movimento che è la New Age. È un movimento sincretico, che prende un po’ di cultura orientale, un po’ di quella occidentale, un po’ di musica spirituale, un po’ di letteratura esoterica. La New Age è il fenomeno transculturale più significativo che ci sia oggi: forse siamo noi adulti, che apparteniamo ad un’altra generazione, ad essere esclusi da questi movimenti culturali e che cerchiamo ancora la tradizione, la purezza. Perché noi non siamo, e invece i ragazzi lo sono molto di più, dentro una vera e propria ibridazione. Al di là di tutte le difficoltà che ci possono essere e dei luoghi comuni, credo che questa sia la vera speranza: c’è una generazione che si apre di più di noi a realtà multiculturali, anche se poi davanti all’immigrato che incontra per via, magari ha atteggiamenti razzistici, di esclusione, di aggressione. Questo è uno dei paradossi che stiamo vivendo tutti, per cui i giovani partecipano già a processi mondializzati di acculturazione, non si rendono bene conto di quello che ascoltano e di cui parlano, che sono già una manifestazione multiculturale e transculturale. Ma sopravvivono, dentro di loro, e anche dentro di noi, pregiudizi che ci riconducono a quelle tesi riproposte da Bruner, cioè i modelli mentali e di significato, che sono durissimi a dissolversi. Questo è un paradosso con il quale dobbiamo per forza fare i conti: siamo sempre più localisti, sempre meno narratori, ma allo stesso tempo sempre più proiettati in mondi lontani; basta accendere un computer o televisore. Siamo in una situazione, quindi, di vera e propria biculturalità: da una parte una cultura sempre più tradizionale, volta a proteggerci; dall’altra una culturalità che guarda le altre. Penso che sia estremamente positivo, perché, come dice Maluf, i rischi più grossi li corriamo quando, per la paura rispetto al nuovo, consolidiamo la nostra cultura di appartenenza, che è sempre inevitabilmente miope e chiusa. Quindi il meticciamento è dentro di noi, anche quando non ce ne accorgiamo.

Duccio Demetrio