Nell’ambito di “Identità – Rassegna di Teatro Interculturale”
(progetto Comunità Urbane Solidali)
l’Associazione “Per Esempio Onlus”
presenta
“Come fossi una bambola”
8 e 9 Marzo, ore 21:00
Piccolo Teatro Patafisico
Via Gaetano La Loggia 5, Palermo
“Come fossi una bambola”, scritto e diretto da Martino Lo Cascio, interpretato da Jennifer Din Chin, è un monologo che prende spunto da "Le ragazze di Benin city", autobiografia audace e lucida di Isoke Aikpitanyi, nigeriana vittima della Tratta e riuscita coraggiosamente a riscattare la propria condizione di sudditanza. Oggi, inoltre, Isoke ha creato un centro per aiutare fattivamente altre “schiave” tuttora costrette alla lercia vita in strada.
L’ingresso è fino ad esaurimento posti. E’ possibile prenotare chiamando al numero 333.8621178 o acquistare direttamente all’ingresso del teatro i biglietti. Il costo del biglietto è di 5 euro più il tesseramento annuale al Patafisico (3 euro). Lo spettacolo non è consigliato ai minori di 16 anni.
Il tema della migrazione è quanto mai attuale sia per il suo aspetto più precipuamente legato alle condizioni del disagio sia perché, più di quanto non fosse in precedenza, pone le società contemporanee occidentali di fronte alla necessità di riscrivere e di comprendere come possa essere interpretata una nuova concezione di integrazione, in primo luogo culturale.
La città di Palermo, e in modo specifico il suo centro storico, è territorio di accoglienza di migranti e di differenti culture. Il confluire di diverse storie e identità, in uno scenario fortemente connotato da una trascorso storico di dominazioni e di contaminazioni culturali, pone oggi la necessità di sostenere un’integrazione culturale molto più forte che avvicini e faccia dialogare le nuove generazioni native con le generazioni migranti, spesso in fuga da conflitti e condizioni di disagio.
Il linguaggio teatrale è uno strumento efficace per mettere assieme culture e identità diverse, e lo strumento privilegiato per stimolare buone pratiche di integrazione è quello del laboratorio, che privilegi il dialogo tra le differenti culture, con l’obiettivo di sintetizzare una nuova identità.
Il progetto di laboratorio teatrale intende perseguire questi principi al fine di coniugare la formazione di base di giovani che intendono approcciarsi ai saperi della scena con la necessità di coinvolgere ed integrare le generazioni di migranti che devono essere accolti nella comunità.
Teatro Libero di Palermo / Stabile d’Innovazione della Sicilia, con il sostegno del Comune di Palermo / Assessorato alla Cultura, intende dunque selezionare massimo 20 giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni che dovranno essere:
• Residenti nella città di Palermo e Provincia;
• In possesso di licenza media inferiore;
(N.B. La selezione prevederà il rispetto delle quote rosa.)
Per partecipare alla selezione è necessario inviare entro il 10 marzo 2014
all’indirizzo email info@teatroliberopalermo.it:
- Curriculum Vitae, nel quale si evincano domicilio, contatto telefonico, contatto email
- lettera motivata di partecipazione
- fotocopia documento di identità nella quale si evinca la residenza nella provincia di Palermo
- Copia titolo di studio o autocertificazione
Il laboratorio, seconda fase del progetto, avrà inizio subito dopo la selezione.
contributo cena a cura della comunità mauriziana €5
Un’occasione di confronto e contaminazione fra forme artistiche di differenti culture. La festa darà l’opportunità a musicisti, danzatori e performer stranieri che vivono e lavorano in città di condividere il proprio lavoro con altri artisti e permetterà al pubblico palermitano di conoscere a apprezzare la ricchezza multiculturale presente sul territorio.
Saranno presenti:
Doudou Diouf (Senegal) Alfia e Alya Bakieva (Russia) Abdel Kabir Hamdache, Said e Abdel Hadi Benmsafer (Marocco) I Siqiliah (Italia-Marocco) Video-performance di Sayoko Onishi (Giappone) Associazione Ganesh Mandir (Mauritius)
L'evento sarà coordinato da Teatro Atlante - Palermo.
La festa rappresenta la conclusione di un percorso di incontri e scambi condotti dal Teatro Atlante nell’ambito del progetto “Teatro dei Popoli- intercultura in scena” svolto in collaborazione col Piccolo Teatro Patafisico nell’ambito del Progetto Comunità Urbane Solidali”.
Un monologo scritto e diretto da Martino Lo Cascio, interpretato da Jennifer Din Chin che prende spunto da “Le ragazze di Benin city”, autobiografia di Isoke Aikpitanyi
di Serena Termini, Redattore sociale
26 novembre 2013 - 14:43
PALERMO – Il lungo applauso di tanti spettatori, ieri sera, ha accolto la pièce teatrale “Come fossi una bambola” nel nuovo teatro Montevergini di Palermo. L’opera scritta e diretta da Martino Lo Cascio è stata interpretata da Jennifer Din Chin che, con grande bravura, pur non essendo una professionista, è riuscita a rendere, in tutte le sue più dure sfaccettature, l’orrore delle ragazze costrette a mercificare il loro corpo.
Il monologo, a tratti intervallato da alcuni video e dalla musica, prende spunto dal libro “Le ragazze di Benin city”, autobiografia ‘audace e lucida’ di Isoke Aikpitanyi, nigeriana vittima della Tratta che è riuscita coraggiosamente a riscattare la propria condizione di schiavitù. Oggi, Isoke, insieme al marito, ha creato un centro per aiutare concretamente altre “schiave” costrette a vendersi per le strada d’Italia.
A dare un contributo organizzativo allo spettacolo sono stati anche l’associazione “Per Esempio Onlus” e la Fondazione Intervita, impegnata dal 1999 in Italia, Asia, Africa e America Latina a tutela dell’infanzia, delle donne e delle comunità locali nonché nella lotta alla povertà e le disuguaglianze, per uno sviluppo sostenibile. Lo spettacolo riceverà presto il premio “Ragazze di Benin city 2013”. Le parole non lasciano dubbi sul dramma vissuto dalle giovani schiave del sesso a pagamento.
“Nessuno mi ha obbligato a partire, nessuno mi ha costretto ma mi ci sono messa in questa situazione con le mie mani – sono alcune delle parole forti interpretate da Jennifer Din Chin -. Qui tutto si paga e nessuno ti da niente per niente. Fuori sembra tutto a posto ma dentro sto male. Io non sono migliore delle altre, di quelle che sono morte. Vive o morte non ci ascolta mai nessuno”.
“Noi ragazze di Benin City sopravviviamo perché accettiamo l’inaccettabile – dicono le parole di Isoke recitate da Jennifer -. C’è chi si rifugia nella droga e altre invece si rompono dentro diventando totalmente insensibili”.
Le parole sono state intervallate da un primo cortometraggio, abbastanza crudo, in cui una ragazza viene ripresa mentre si trova incatenata dentro una cella frigorifera insieme alle carni da macello, un luogo da dove difficilmente potrà uscire.
L’opera, attraverso le parole di Isoke, attraversa anche altri aspetti altrettanto drammatici della vita di queste ragazze: l’impossibilità di essere aiutate e credute dalla famiglia d’origine e l’ipocrisia dei pastori della chiesa locale: due muri di gomma dove per loro ‘diventa inutile gridare il proprio dolore’. Un affondo viene dato anche alle forze dell’ordine e agli ospedali nel limitarsi, molte volte, soltanto a “refertare una violenza subita o a registrare un aborto provocato”.
“Non è con il foglio di via che si risolve il problema perché se ritorniamo in patria – recita Jennifer - subiamo due volte prima il rifiuto e poi la vergogna della famiglia, rimanendo bollate per sempre”. “Speriamo che oggi qualcuno mi aiuti e speriamo che oggi non succeda niente – recita ancora Jennifer Din Chin – La tratta è un business che fa un sacco di soldi che dividono bianchi e neri. Parlo in nome di tutte quelle che una voce non ce l’hanno. Vedetevela voi adesso”. Jennifer Din Chin, l’interprete del monologo ha 27 anni ed è originaria del Ghana.
“Anche se prima ho avuto due piccole esperienze di recitazione, questa per me è stata la prima esperienza impegnativa di tipo teatrale – dice -. Desideravo tanto impegnarmi nel sociale e dopo un provino ho accettato la proposta di Martino Lo Cascio. Ho cercato di rendere al meglio una realtà così difficile come la Tratta. Secondo me è giusto che la gente sappia della disperazione e di come vivono queste ragazze. L’idea, che speriamo di portare a termine, è di proporre lo spettacolo in altri teatri d’Italia”.
“Jennifer Din Chin è stata molto brava, non ha studiato teatro e ha cercato di farlo solo con me in occasione di questo spettacolo – racconta Martino Lo Cascio -. All’inizio non è stato per niente facile ma poi alla fine gradualmente ce l’abbiamo fatta riuscendo a trovare la sintonia giusta che ci ha permesso di lavorare bene. Lo spettacolo anche per questo è stato particolarmente impegnativo, richiedendo tempi lunghi per la sua realizzazione. La mia idea è stata quella di rendere uno spettacolo duro, come di fatto è questa realtà, ma con una serie di passaggi che danno agli spettatori dei punti di vista diversi e a volte spiazzanti. I quattro video che spezzano il monologo, sono quattro cortometraggi che cercano di rappresentare nel miglior modo possibile un tema così forte”.
“L’idea di realizzare lo spettacolo mi è nata subito dopo avere letto il libro di Isoke Aikpitanyi - continua Martino Lo Cascio -. Ho visto per la prima volta Jennifer mentre leggeva una piccola parte di uno spettacolo al teatro Biondo e mi era piaciuta molto. A distanza di tempo, l’ho chiamata insieme ad altre ragazze per il provino e alla fine ho scelto lei. Ringrazio tutti per l’impegno volontario che hanno avuto. Per me ci sono sempre due cose molto importanti nel lavoro che faccio: l’azione sociale precisa che incide nella realtà e la parte artistica in sé in cui mi riconosco e in cui penso che gli altri possono trovare più significati. L’intenzione è di riproporre lo spettacolo anche in altre città, in particolare spero di farlo arrivare a Genova, Torino e Milano. (set)
Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
l'associazione "Per Esempio Onlus"
presenta
"Come fossi una bambola"
25 Novembre ore 21:00
Nuovo Teatro Montevergini
Via Montevergini 8, Palermo
"Come fossi una bambola", scritto e diretto da Martino Lo Cascio, interpretato da Jennifer Din Chin, è un monologo che prende spunto da "Le ragazze di Benin city", autobiografia audace e lucida di Isoke Aikpitanyi, nigeriana vittima della Tratta e riuscita coraggiosamente a riscattare la propria condizione di sudditanza. Oggi, inoltre, Isoke ha creato un centro per aiutare fattivamente altre "schiave" tuttora costrette alla vita in strada.
Tale debutto ha avuto anche il supporto della Fondazione Intervita, impegnata dal 1999 in Italia, Asia, Africa e America Latina a tutela dell'infanzia, delle donne e delle comunità locali nonché nella lotta alla povertà e le disuguaglianze, per uno sviluppo sostenibile.
Prima dello spettacolo ed alla fine verranno brevemente presentate due progettualità della Fondazione Intervita.
L'ingresso è fino ad esaurimento posti. E' possibile prenotare al numero 3884857222 e acquistare i biglietti direttamente all'ingresso del teatro. Lo spettacolo non è consigliato ai minori di 16 anni.
in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Palermo
di Lina Prosa, con Alida Giardina
Un reading teatrale tratto dallo spettacolo che ha portato la siciliana Lina Prosa alla Comédie-Française, prima autrice e regista italiana nella storia plurisecolare dell’istituzione teatrale più antica d’Europa.
“Lampedusa beach”, tra poesia e denuncia, ha per protagonista Shauba, migrante africana. La donna annega a pochi metri dall’arrivo e, mentre sta lentamente scendendo verso il fondo del mare, racconta un’odissea fatta di memorie personali, di convivenza con i pesci, di esperienze fisiche straordinarie. A dare voce a Shauba, a Palermo, Alida Giardina.
Archivio storico comunale, Via Maqueda 157
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Evento incluso ne Le vie dei tesori. Festival di luoghi e idee
FESTIVAL “TEATRO DEI POPOLI, INTERCULTURA IN SCENA”
NUOVA SCADENZA 30 NOVEMBRE!
Teatro Atlante e Piccolo Teatro Patafisico
presentano
“Teatro dei Popoli, intercultura in scena”
Teatro dei Popoli
Nell’ambito del progetto Comunità Urbane Solidali il Teatro Atlante e il Piccolo Teatro Patafisico invitano tutti i musicisti, danzatori, narratori, performers di origine extra-UE e Rom residenti, o di passaggio, a Palermo e in Sicilia per realizzare insieme il 22 Dicembre una festa/spettacolo delle culture e dei popoli di Palermo e della Sicilia.
La festa si svolgerà presso la sede di Comunità Urbane Solidali al padiglione 33. I partecipanti alla festa avranno la possibilità di proporre un proprio spettacolo per la rassegna “Identità” curata dal Piccolo Teatro Patafisico, all’interno di Comunità Urbane Solidali, con un compenso variabile dai 500 ai 1000 euro dell’ex ospedale psichiatrico (via La Loggia).
Gli spettacoli proposti verranno selezionati da una commissione composta da Piccolo Teatro Patafisico e Teatro Atlante.
Verrà presentato il laboratorio teatrale Lisistrata che
coinvolge un gruppo di studentesse della scuola di italiano e un gruppo
di donne italiane.
Il laboratorio, per la regia di Emanuele Valenti
(Punta Corsara, Napoli), co-regia di Andrea De Magistris (Dynamis Teatro Indipendente, Roma) e Marta Gilmore, prende
spunto dalla omonima commedia di Aristofane e tratta il tema
dell'attesa delle donne come forma di resistenza non-violenta, in grado
di tramutarsi in occasione di nuova espansione e nuovo slancio.
Dymanis Teatro Indipendente e Cemea organizzeranno uno spazio bambini.
E' necessario prenotare per poter partecipare alla cena.
Teatro in Viaggio. Lungo la rotta dei migranti, di e con Pietro Floridia
Domenica 3 giugno 2012 alle 18.45, all’interno del Festival IT.A.Cà, a Palazzo D’Accursio, Bologna
Penso a Said,
all’attimo in cui
ci siamo incrociati.
Io diretto verso sud.
Lui verso nord.
Penso al suo viaggiare.
Un viaggiare che nasce
dentro la necessità.
Un atto di necessità.
Dovere partire. Senza
averne nessuna voglia.
Penso al mio viaggiare, che è invece fuga dalla necessità.
Atto di libertà. Volere partire. Cercare di sottrarsi a un dovere essere.
Al configurarsi sempre in relazione ad uno scopo.
[...]
Il primo viaggio somiglia al viaggio degli antichi.
Il secondo è figlio della modernità.
Il primo cerca un poter controllare la propria vita.
Il secondo cerca di sfuggire ad un eccessivo controllo.
Il primo è un viaggio dal passato al futuro.
Il secondo dal futuro al passato.
Si incrociano per un attimo in una casa di Casablanca.
Si mescolano. Antico e moderno, ma pure passato e futuro
non sono successivi, ma s’infiltrano l’uno nell’altro,
la sorgente alla ricerca della foce, la foce alla ricerca della sorgente.
La scrittura di Pietro Floridia, regista, drammaturgo a attore, uno dei fondatori del Teatro dell’Argine, è quella di un passeur de culture,
non è solo quella di un semplice viaggiatore esperto nell’arte di
incontrare, attraverso il teatro e le sue pratiche, attraverso l’ascolto
delle storie di vita nei villaggi, nelle città più o meno a oriente o a
sud di questo centro traballante che è l’Europa occidentale. Sfogliando
le pagine di questa diario di bordo prendono vita i corpi, le voci, le
storie minime e quelle gravide di Storia, come quella della Palestina,
di attori marocchini, bambini che dormono per strada, padri che giocano
con i loro figli e ci insegnano a giocare con e come i bambini, povertà e
coraggio parte di una tragedia passaggio di paradiso in vita,
sicuramente a repentaglio, in costante ricreazione e reinvenzione degli
strumenti per conservare e prodigare la cultura e le pratiche di vita,
di resistenza, di sopravvivenza in molti casi, e del fare teatro, che
non sono rappresentazioni ma salgono dai fondi della terra per farsi
molte volte canto. E sguardo. Perché lungo la via di queste narrazioni
scritte, quasi nella loro totalità, in forma di versi, lo sguardo e la
potenzialità di questo guardare che da spettatore diventa nomade e
attivo, diviene strumento per ri-guardarsi, per riflettere e ripensarci
come esseri sociali, esseri politici all’interno di un mondo che fa
appello quotidianamente alla necessità di riformulare una sintassi
dell’incontro, alla ricerca di significati duraturi. Qual’è la posizione
che assumiamo quando guardiamo l’altro, quando ascoltiamo parole dure,
storie amare e talvolta inconcepibili se non sentite di persona, se non
percepite sulla pelle e accolte con tutti i sensi?. Dalle parole
raccolte e trasmesse nei racconti di questo viaggio di due mesi fra il
Marocco, il Senegal, la Palestina (non manca il racconto arrivato dal
Nicaragua), emerge chiaramente una parola: dignità, come senso profondo,
la dignità della vita nuda, l’esperienza dei singoli acquista un valore
universale e allo stesso tempo ci parla della possibilità di liberarsi
dagli orpelli in cui a volte sembra impigliata la vita vissuta come una
corsa sulla superficie, una rincorsa sbiadita e turbata da falsi idoli e
ossessivi sensi di vuoto, confusionari e identitari.
Questa
è anche la storia di un teatro che tenta di spostare i parametri
divisori fra lo spettatore e l’azione della scena, fra lo spettatore e
il campo d’azione in cui ci potrebbe impegnare, che prova a cambiare
prospettive e cornici dove la visione non sia separata dall’esperienza
come momento dell’esperire che trasferisce e trasforma, come momento di
scelta, anche etica, nel fare artistico, nella creazione di nuovi mondi
guardando negli occhi, e con immediatezza, il mondo complesso e ardito
che già ci è intorno.
Storie
di migrazione vissute e raccontate a partire dall’altra sponda, molte
volte meta di ritorno: madri che guardano in dvd i loro figli lontani
mentre combattono kick boxing in Europa, presi dalla vita senza
documenti in continente, oasi per sogni work in progress, altri deserti da attraversare, storie di passeur,
questa volta non di cultura, ma strozzini in cambio di traguardi pagati
a caro prezzo, cerimonie e riti di passaggio che narrano di uomini e
donne appesi ad un filo oppure alla ferrea convinzione che altri
orizzonti esistono.
I ragazzi del caffè Hafa vengono qui per fare il pieno di Spagna.
Ci si riempiono gli occhi. Mentre fumano hashish.
Mentre bevono tè alla menta.
Mentre ascoltano alla radiolina una chitarra che canta in spagnolo.
Se mi chiedessero cos’è il caffè Hafa, forse direi
è l’attesa fattasi luogo.
Se l’attesa è sospensione, questo è il luogo dell’attesa.
Uno
sguardo fragile, permeabile, capace di commuoversi e anche di
ironizzare sui propri passi, incrociando la propria biografia con quella
del mondo là fuori, in grado di farsi rapire dagli incantatori di
serpenti e di raccogliere e riconsegnare lo sguardo del testimone.
E
poi anche se mi riguardasse è così difficile prendere posizione, così
difficile orientarsi in questo mondo. In Palestina no, in Palestina è
più facile schierarsi. In Palestina hanno l’occupazione. Recitano,
discutono, ma quando escono dal teatro lo sanno (o almeno lo sapevano
durante i miei primi viaggi, ora non so) a chi tirare le pietre. Ma qui
non si capisce niente. [...]
La
Palestina è un luogo pericoloso. Le persone rischiano ovunque. In
questo senso non c’è un dentro e un fuori. Si è sempre dentro. Non c’è
un luogo al sicuro in cui guardare da fuori il pericolo. In cui essere
soltanto spettatori. In cui instaurare un regime di separazione con
quello che si vede.
La
presentazione teatrale tratta dal libro che vedrà in scena l’autore,
avrà luogo Domenica 03 giugno alle 18.45 a Bologna, al cortile del Pozzo
presso Palazzo D’Accursio in occasione di IT.A.Cà, Festival del turismo
responsabile
Teatro in Viaggio. Lungo la rotta dei migranti. Pietro Floridia. Casa Editrice Nuova S1, Bologna, 2011
Il teatro “Forum” non è una tecnica, ma un metodo aperto che si evolve nelle sue dinamiche sequenziali, per rispondere sempre meglio alle varie forme di oppressione soggettiva e oggettiva del proprio status sociale. Il nostro percorso nello specifico avrà come scopo la costruzione di un dialogo tra culture diverse attraverso la sperimentazione teatrale e relazionale. Tramite la ricerca e lo sviluppo della teatralità umana, cioè della capacità di ogni persona di approcciarsi al linguaggio espressivo, si punterà all’individuazione delle proprie potenzialità, dei propri limiti e come e cosa fare per sviluppare le proprie abilità: emotive, corporee, strategiche e progettuali che costituiscono una conoscenza maggiore di se e una preparazione eco-socio-relazionale. Un Forum in cui l’accettazione del diverso e la condivisione di attività diventino risorse comuni e condivise.
Il nostro progetto si dividerà in quattro fasi:
I Fase di conoscenza e di presentazione reciproca attraverso interviste e incontri di gruppo per raccontare e raccontarsi - N° 3 incontri
II Fase laboratorio Teatro-forum
1- indagine, costruzione e condivisione del tema da rappresentare - N° 20 incontri
III Fase laboratorio Teatro-forum
2- elaborazione e messa in scena di un testo teatrale, N° 9 incontri
IV Fase percorso Teatro-forum: rappresentazione e attività forum con il pubblico. N° 6 incontri
PRIMO INCONTRO DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO
MARTEDI 24 GENNAIO
PRESSO IL CENTRO DELLE CULTURE DI TAVOLA TONDA
a Piazza Tavola Tonda, 21
Gli incontri si svolgeranno il martedì dalle ore 15.30 alle 18.30 e il venerdì dalle ore 16.30 alle 19.30 - presso il Centro delle Arti e delle Culture “Tavola Tonda”, Piazza Tavola Tonda 23, Palermo.
Il gruppo di lavoro sarà composto Max 15 da ragazzi/e tra i 18 e i 25 anni provenienti da paesi e culture diverse.
Se sei interessato a partecipare di seguito trovi i nostri contatti:
NOTE IGNOTE PER LA PACE - Raccolta fondi per Emergency
Teatro Dante, Piazza Lolli
Venerdì 9 dicembre 2011 - ore 21.00
Lo spettacolo nasce per raccogliere fondi per il poliambulatorio EMERGENCY a Palermo in occasione dell'anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo.
Session musicale di alcune delle migliori band palermitane con la conduzione di EDDY GOVERNALE e JOHNNY ERRERA
e con la partecipazione di RINALDO CLEMENTI
attore e regista teatrale.
I GRUPPI MUSICALI
Le Cozze show band
No hay problema trio
Radio Zapata
Matilde Politi
Ingresso 10,00 euro
Biglietti in vendita al botteghino del Teatro Dante
da sabato 3 dicembre, tutti i giorni dalle 16,30 alle 19,30
(tel. 091/6121161 )
oppure chiamando il 347/1890853 (Alessandra Notarbartolo)
L'INCASSO DELLA SERATA, AL NETTO DELLE SPESE,
SARÀ INTERAMENTE DEVOLUTO A EMERGENCY
Durante la serata è prevista la vendita di:
Il libro “Le rughe sulla frontiera”, Navarra editore
per Lampedusa e in memoria di Vittorio Arrigoni
Il 20% delle vendite andrà a Emergency.
Il CD de Le Cozze “Maitres à penser”, costo 12,00 euro
Ratafià Teatro Bar di Europa Teatri, via Oradour 14, PR
INGRESSO GRATUITO
È da nove anni che donne di tutto il mondo condividono e progettano insieme un importante percorso teatrale dove il teatro da' voce alle differenze, da' importanza alla unicità delle singole voci. Dentro a questo percorso è nata una nuova Penelope, che rispecchia la fatica e il valore delle donne che vivono il momento presente; donne capaci di tessere una trama dentro la società, capaci di viaggiare con gli occhi della meraviglia. Donne che non si rassegnano più ad aspettare uomini dispersi nel mondo alla ricerca di fortuna ma, moderne “Penelopi”, lasciano la casa di Ulisse e si mettono in viaggio, a volte fuggono, arrivano, desiderose di fare.
Progetto e regia Andreina Garella - Testo Elide La Vecchia
Con Leyla Akgul, Barbara Baistrocchi, Valentina Ceclu, Andreina Garella,
Alida Guatri, Sara Jerdouh, Eugenia Michel, Mina Hamsas, Fatna Hamsas,
Elena Pippia, Teresa Portesani, Viorica Revenco.
Il programma dei prossimi mesi vede anche
la presenza di nomi illustri del panorama teatrale nazionale, come il mimo Michele Monetta (Icra Project – Napoli) che condurrà lo stage intensivo “mimo, maschera, movimento” dal'11 al 13 Novembre.
Oltre alla formazione, Teatro Atlante propone nella nuova sede la rassegna “Incontri di teatro” in cui presenterà alcuni dei suoi lavori più recenti e nuove produzioni, con la regia di Emilio Ajovalasit. Per informazioni:
Il
27 luglio, il giorno successivo al nostro rientro dal viaggio
dell’Assopace guidato da Luisa Morgantini in Israele e nei Territori
Occupati Palestinesi, abbiamo appreso con sgomento che all’alba di
quello stesso giorno militari dell’esercito israeliano avevano fatto
irruzione al Freedom Theatre che si trova nel campo profughi di Jenin.
L’ennesima
violazione, da parte di Israele, della legalità internazionale, perché
Jenin, in base agli accordi di Oslo, è classificata come “area A”, a
completa sovranità (anche militare) palestinese, dove quindi l’esercito
israeliano non ha diritto di accesso.
C’eravamo
stati sabato 23 luglio al Freedom Theatre. Ad accoglierci non c’era
purtroppo Juliano Mer-Khamis, l’attore, regista e attivista “al cento
per cento israeliano e al cento per cento palestinese” – come lui stesso
teneva a definirsi, il quale nel 2006 ridiede vita allo “Stone Theatre”
,raso al suolo nel campo profughi di Jenin dagli
israeliani nel 2002, durante la Seconda Intifada, ribattezzandolo col
nome di “Freedom Teatre”.
Lo
Stone Theatre il (Teatro delle Pietre), era stato fondato dalla madre
di Juliano, l’attivista ed educatrice israeliana Anna Mer, che aveva
sposato il palestinese di fede cristiana Samil Khamis. Un progetto,
quello del teatro, inteso come strumento di educazione alternativa per i
bambini del campo profughi segnati dai traumi dell’occupazione
israeliana, delle morti e della violenza durante l’intifada, e spesso
carichi di rabbia e desiderio di vendetta. Juliano era diventato
l’insegnante di quei ragazzi, dei quali filmerà il percorso nel
documentario “Arna’s Children” (2003).
La
vita di Juliano è stata stroncata nell’aprile scorso dal proiettile di
un fanatico.Un omicidio solo apparentemente senza senso: il teatro che
ha coinvolto i ragazzi di Jenin ha permesso loro, attraverso la
creatività, di elaborare la disperazione e i lutti subiti, trasformando
la sete di vendetta in desiderio di giustizia e di liberta’ da
rivendicare attraverso la pratica della culture e della nonviolenza.
La
morte di Juliano non è stata però sufficiente a far serrare le porte
del Freedom Theatre, perché la sua energia, i suoi ideali, i suoi sogni,
erano condivisi dalle persone intorno a lui. Tra loro
Zakariya Zubeidi, ora trentacinquenne, un combattente della Seconda
Intifada, l’unico superstite del gruppo di ragazi del Teastro di Arna.
Zakariya che ha scelto di deporre il fucile e abbracciare la lotta
pacifica. Che ha il viso segnato dai sei attentati subiti dalle unita’
speciali dell’esercito israeliano. Che dopo la morte di Juliano temeva di
essere in pericolo anche lui insieme agli altri suoi compagni nel campo
di Jenin, ma che ora ha un solo desiderio: non veder morire più nessuno
di morte violenta.
E
allora questi ragazzi non si sono dati per vinti: sono riusciti ad
ottenere nel campo la protezione della polizia palestinese (chenon li
salva pero’ dall’intervento dei soldati israeliani) e con l’aiuto e la
solidarietà degli internazionali stanno proseguendo il lavoro del
teatro, i corsi di recitazione, l’allestimento degli spettacoli Gli
studenti del primo anno sono appena tornati dall’aver portato l’ultimo
spettacolo in Francia.
Li
abbiamo incontrati e ascoltati nella sala del teatro, sui loro volti la
luce di chi ritrova il coraggio di non abbandonare i propri sogni, la
gioia che nasce dalla forza di vincere la disperazione per raccogliere
l’eredità di chi non c’è più. Per non farlo morire ancora una volta, per
farlo continuare a vivere. Parlando con noi hanno ribadito il loro
messaggio a chi ha assassinato Juliano: “Avete ucciso lui, ma non potete
uccidere le sue idee e il bisogno di liberta’”. Era palpabile la loro
potenza, l’energia prorompente di chi ha scelto di combattere nutrendo
l’umanità, di non uccidenderla anche dentro di sé.
Tutti
noi – con un groppo in gola – abbiamo sentito che quei ragazzi possono
farcela. E il raid israeliano dimostra quanto la loro determinazione e
il loro lavoro culturale facciano paura – più delle armi - ad Israele.
Ma
non dobbiamo lasciarli soli! Il Freedom Theatre è un patrimonio che
appartiene non solamente a chi combatte per la libertà della Palestina,
ma anche a tutti coloro che si battono per la giustizia attraverso
azioni non violente. È un piccolo prezioso tempio di pace e di speranza
in un mondo più giusto e umano, e tutta la società civile dovrebbe farsi
carico della sua difesa e della libertà delle persone che gli danno
vita.
NON LASCIAMOLI SOLI ! Facciamo circolare, inviamo messaggi di solidarietà al sito www.thefreedomtheatre.org e raccogliamo i fondi per l`affitto di un anno della nuova sala per la scuola del teatro.
Occorrono 8.000 euro (ottomila). Potete versare sul
Conto intestato: Associazione per la Pace su Banca Popolare Etica
Cinque piccole storie di oggi, di gente qualsiasi, di mostri, cinque monologhi in cui gli altri rimangono sempre e
comunque "loro". Storie grottesche, da ridere, con un filo di inquietudine, come si ride allo specchio. Un ex-lavavetri, una ricercatrice e il suo topo da laboratorio, una leghista anticonformista, una psicologa sull’orlo di una crisi di nervi e una badante alla disperata ricerca di un'identità.
Un affresco di "loro" che ci parlano inevitabilmente di noi, delle nostre paure, della nostra rabbia, del vuoto che ci si è fatto intorno e dentro.
In scena, necessariamente da sola, una giovane attrice camaleontica, la sua mimica, la sua voce, il suo canto, la sua capacità di evocare nel nudo della scena i diversi mondi dei personaggi: il nostro mondo.
IL COSTO DEL BIGLIETTO PER LO SPETTACOLO E' DI 5 EURO
che saranno interamente devoluti a Kala Onlus (Il Giardino di Madre Teresa) e Ubuntu.
per info chiamare
Alessia Rotolo 320 9716758
Claudio Arestivo 3479776306
i biglietti sono inoltre acquistabili presso:
Link Officine Mediterranee - Via Roma 443
Ubuntu - Via Fratelli Cianciolo 14 ( pressi Tavola Tonda)
Giardino di Madre Teresa - Piazzetta dell'Origlione
Per un’idea-progetto di ricerca drammaturgica sul tema Clorofilla/ Arte del mio respiro
Tutti abbiamo bisogno dell’ossigeno.
Tutti ne siamo produttori attraverso l’arte e la cultura.
L’Associazione Arlenika Onlus e il Centro Amazzone di Palermo promuovono una borsa di studio di MILLE EURO a sostegno della ricerca drammaturgica originale nell’ambito del teatro, della danza e della performance, sul tema “Clorofilla/arte del mio respiro”.
La borsa si collega all’ attività 2011 del Centro Amazzone ispirata in senso metaforico e politico alla “Clorofilla”. Questa scelta nasce dalla necessità di lottare contro i sistemi di asfissia del corpo e del pensiero di cui oggi l’individuo è prigioniero, con gravi danni alla libertà della persona e all’ambiente.
A questa condizione il Centro Amazzone, fondato sulla interazione di Mito, Teatro e Scienza e su un approccio globale dell’uomo alla malattia, contrappone l’esempio dei meccanismi naturali indispensabili alla sopravvivenza ancora più a rischio in questi tempi di guerra e catastrofi nucleari.
La borsa di studio è riservata ai giovani di qualunque nazionalità che abbiano un’età compresa tra i 20 e i 35 anni.
Per partecipare bisogna presentare un’idea-progetto contenuta in un massimo di tre cartelle. L’elaborato va presentato entro il 30 giugno 2011 via email all’indirizzo info@progettoamazzone.it
Gli elaborati devono essere accompagnati da una richiesta di partecipazione completa dei dati personali e da un curriculum vitae. Una apposita commissione valuterà le proposte e farà una prima selezione di otto idee-progetto, a cui seguirà la scelta del vincitore entro il 10 settembre 2011.
Con la somma di Mille Euro verrà sostenuta una sola idea progettuale che esprima in maniera forte una vocazione alla ricerca. Il tema proposto ha carattere generale. All’interno di questo tema/territorio l’artista descrive le motivazioni personali e disegna il percorso drammaturgico di un progetto originale.
Al vincitore della borsa di studio viene data, alla fine di settembre, l’opportunità di sperimentare la propria idea progettuale usufruendo di quindici giorni di lavoro all’interno del laboratorio teatrale “Teatro Studio Attrice/Non” settore di ricerca teatrale del Centro Amazzone.
La commissione è presieduta da Anna Barbera ed è formata da:
Musiche dal Vivo: Antonio La Rocca, Egidio La Rocca
Teatro Libero- Palermo, ore 21:15
Biglietti: Intero 15 €, ridotto 10 €
Prenotazioni Teatro Libero: 091 6174040
(per descrizione dello spettacolo e foto cliccare qui:)
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Domenica 29 maggio
DOMANI NON VENGO
Incursioni teatrali all'Albergheria
Uno spettacolo/parata per i vicoli del quartiere, con i bambini del laboratorio teatrale condotto da Emilio Ajovalasit presso la Biblioteca delle Balate e con ArtistiAquilani onlus e Teatro Brucaliffo- L'Aquila
Biblioteca delle balate, via delle balate 4, ore 16:30 -
ingresso libero
(Per maggiori dettagli
e per vedere le foto dell'edizione 2010 cliccare qui)
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Daniele Luttazzi
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Una delle linee guida attraverso cui si svolge la raccolta di esperienze e testimonianze è la città di Palermo e la regione di cui essa è capoluogo, la Sicilia.
Vi si possono tuttavia trovare riferimenti ad esperienze localizzate in altre regioni d'Italia e del mondo: l'intercultura e la pace, almeno idealmente, non hanno confini e nazionalità.
T i n d a r a I g n a z z i t t o é insegnante di italiano agli stranieri, operatrice interculturale, esperta in didattica dell'italiano come lingua seconda e straniera, comunicazione, scienze dello spettacolo