Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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venerdì 16 dicembre 2011

Allo storico mercato di Sandaga (Dakar) una commemorazione per i due senegalesi uccisi a Firenze. Organizzata da un'immigrata italia in Senegal

Dakar-clandò
la rubrica di Chiara Barison

Allo storico mercato di Sandaga (Dakar) una commemorazione per i due senegalesi uccisi a Firenze. 

Organizzata da un'immigrata italia in Senegal


DAKAR. “Se solo potessi sapere cosa vuol dire essere un migrante. Se solo potessi conoscere il dolore degli sguardi, che a volte, o troppo spesso, feriscono come pugnali. Se solo sapessi quanto è pesante l'assenza dell'affetto familiare o anche solo quella dello sguardo della persona amata, di un figlio che cresce, solo, aspettando un padre, un fratello partiti troppo lontano.
Se solo sapessi che dietro ogni migrante c'è una persona in tutta la sua umanità, con tutte le sue speranze e i suoi sogni; se solo sapessi che questo stesso uomo voleva forse solo farsi conoscere e conoscere, imparare e che forse, sempre questo stesso uomo, l'amava il tuo paese, sì, l'Italia. Ci sono molti migranti che l'Italia la amano più di te, che gli immigrati non li sopporti e che dell'Italia non conosci nulla e forse, di questa tua Italia di cui ti fai vanto, non te ne frega nulla. Italiano. Se solo potessi essere al mio posto, immigrata italiana in Senegal e sapere quante volte dei senegalesi mi hanno strappato un sorriso dopo le lacrime; tenuto la mano quando la lontananza da mia figlia diventava insopportabile. Se solo potessi sapere, caro razzista, quante volte sono entrata in una casa senegalese e accolta con rispetto; se solo sapessi quanti migranti senegalesi di ritorno dal mio paese, l'Italia, ho incontrato felici di ritrovarmi qui, immigrata italiana, aver scelto il loro paese come destinazione, paese che per loro era diventato pure il mio. Se solo sapessi come questi stessi migranti parlano del tuo paese, l'Italia, caro razzista, di come i loro occhi brillano raccontando della sua cultura, del suo popolo, della sua bellezza. Ma no, tu tutto questo non lo vedi, caro razzista, tu che gli occhi li hai offuscati dall'odio e dalla rabbia e che dell'Italia non conosci nulla. A tutti i miei fratelli e sorelle senegalesi chiedo scusa. Vi prego di perdonare. Di perdonarci. Di perdonarli. Al vostro paese, il Senegal, che è anche il mio paese, devo la realizzazione dei miei sogni e vi affido il mio paese, l'Italia, che è anche il vostro, nella speranza che assieme, con la forza dell'umanità, potremo cambiare questo mondo”. Questo il pensiero stampato e diffuso lo scorso 14 dicembre a Sandaga, mercato storico di Dakar, Senegal. L'eco dei brutali omicidi di Mor Diop e Modou Samb era rimbalzato veloce di giornale in giornale, di casa in casa, di bocca a bocca. Un atto di razzismo feroce che si è portato dietro tristezza e rabbia anche tra gli italiani emigrati in Senegal. Mi ci sono voluti un paio di minuti per realizzare che quello che avevo letto distratta sul mio computer era invece una notizia di cronaca nera reale. Ancora un episodio di razzismo, l'ennesimo che si registrava in Italia. Sono tornata veloce a casa e ho scritto il mio dolore in queste poche righe. I senegalesi dovevano sapere che non erano soli, che il dolore di queste morti assurde erano condivise anche con noi, italiani emigrati. Non sono servite tante riflessioni, solo una penna ed una fotocopiatrice. Nel cyber vicino a casa il gestore prende una copia della lettera contenente le scuse pubblche rivolte alle famiglie delle vittime. Mi fa un gesto d'approvazione con il capo e mi fa pagare la metà di quello che avrei dovuto pagare. “Questo è il mio contributo ad un'azione che approvo. Fai bene a diffondere questo messaggio di pace”, mi dice sorridendo e prende una copia della lettera per attaccarla alla porta d'entrata. Subito, i passanti, curiosi, leggono e commentano. Cheikh, un professore di quasi quarant'anni mi dice: “Quello che è successo in Italia è grave, è solo l'ennesimo episodio di un odio razziale crescente che si sta diffondendo pericolosamente in tutta Europa”. La gente annuisce. “Grazie per questo pensiero. Le persone devono essere coscienti che ogni generalizzazione è sbagliata e che non sono tutti razzisti”. Il tempo di inviare qualche messaggio agli italiani di Dakar e corro veloce verso il centro città. Solo il cuore e l'onestà della condivisione. Arrivo a Sandaga, il più grande mercato della capitale. No. Non l'ho scelto a caso. Il giorno precedente, in un mercato, due ragazzi senegalesi sono stati brutalmente assassinati. Oggi, in un mercato senegalese, sarebbe stato lanciato un messaggio di pace. Arrivo, le fotocopie sotto il braccio e tanta speranza. Subito in tanti mi attorniano per sapere cosa io voglia fare. Mi siedo comincio a discutere con i commercianti e con i passanti. In poco tempo un folto gruppo di persone dibatte su tematiche quali il razzismo, la migrazione, l'integrazione. Nessuna tensione, nessun parola di insulto. Eppure sono italiana il giorno dopo una tragedia consumatasi proprio nel mio pasese. Una grande lezione di umanità e rispetto. Nessuno generalizza, nessuno offende gli italiani tutti. Ogni persona ha il buon senso di giudicare l'atto folle e razzista di un singolo. Avremmo fatto lo stesso, in Italia? O saremmo forse andati a fare spedizioni punitive o linciaggi di massa come l'episodio del campo rom di Torino ha dimostrato nella sua immane tragicità? “Quello che è successo fa parte della vita” mi dice a bassa voce Thierno, studente in medicina “dobbiamo accettare il destino. Non è colpa nostra o vostra ma colpa di un sistema politico che ha seminato odio”. Il fatalismo senegalese accompagna molti dei commenti alla vicenda. Per tanti, doveva accadere. Quello che stupisce è l'assoluta mancanza di rabbia. La gente è sorpresa di vedermi lì, in mezzo a loro, chiedere scusa. Mi incoraggiano e mi abbracciano. Ho le lacrime agli occhi. In poco tempo arrivano altri italiani, amici che, umilmente, consegnano le fotocopie ai passanti, chiedendo scusa, ad ognuno di loro. E così fino a raggiungere il numero di duencento. Un numero simbolico per arrivare al cuore delle famiglie delle vittime, per chiedere scusa di un atto che gli italiani denunciano fortemente. Arrivano i giornalisti, incuriositi dalla piccola manifestazione spontanea. Si discute anche con loro. Sorridono. Questo gesto era assolutamente inaspettato. Piccolo ma dalla grande umanità. Giovani ed anziani discutono con noi e ci dicono tutti: “Vi perdoniamo”. “Sono stato immigrato in Italia per più di dieci anni” mi dice Assane “e ciò che è accaduto non mi stupisce per niente. E' il prodotto di una campagna d'odio seminata da troppo tempo. Quando dei politici si permettono di trattare un nero da “bingo bongo”, ciò autorizza la gente comune a fare altrettanto. La persona è umiliata pubblicamente e pubblicamente disumanizzata. Se vai nei piccoli paesi della provincia la gente teme il diverso perché questo diverso non lo conosce, conosce solo le dicerie diffuse dai mezzi di comunicazione. E questo è grave. L'esistenza di partiti dichiaratamente razzisti è grave. Senghor, primo presidente del Senegal indipendente, si era battuto affiché nessun partito fosse fondato su rivendiazioni etniche, figuriamoci su basi d'odio. E siamo in Africa. Se andate a chiedere ad uno dei tanti italiani che vota Lega se conosce il programma politico del partito che votano, non vi saprà rispondere, quello che votano è la denigrazione pubblica dello straniero. Straniero che non conoscono ma che lavora anche per l'Italia tutta e per questa persona che vota Lega”. Educazione e rispetto. In poco tempo, tante le telefonate, dall'Italia e dal Senegal, sono tutti senegalesi che mi ringraziano per l'iniziativa. Tra le tante mail ricevute, la più bella, quella di un ragazzo senegalese emigrato in Italia che mi scrive: “Grazie Chiara. Grazie per il tuo gesto. Quando ho saputo dell'uccisione dei due miei connazionali ho odiato gli italiani tutti, poi ti ho visto chiedere scusa ai passanti in un servizio di una TV senegalese. Mi si è aperto il cuore. La rabbia si è trasformata in gioia. Gioia nel vedere che esistono sempre le eccezioni e che, ogni generalizzazione, specie quelle guidate dalla rabbia, sono sbagliate”. Ciò che è accaduto a Firenze è un atto grave. Aly Baba Faye, sociologo senegalese residente in Italia ha detto a proposito: “Un folle di etrema destra che apre il fuoco su degli immigrati è la mano armata di un pensiero collettivo alimentato in anni”. Un atto su cui meditare affinché i numerosi razzismi che si stanno diffendendo in Italia non debbano più avere terreno fertile. Serve allora il coraggio dell'onestà, l'audacia dell'analisi sociale, l'umiltà di dire che ognuno di noi ha le proprie colpe se oggi siamo arrivati a questo perché i razzisti peggiori non sono quelli dichiarati ma quelli che, dichiarandosi assolutamente non razzisti, affermano a tavola: “in effetti ci sono troppi stranieri e a noi non resta più lavoro; quelli che no, non sono razzisti ma riempiono di botte la figlia perché ama un marocchino; che portano la figlia minorenne ad abortire perché il padre è un “albanese violento”; che no, non è per niente razzista ma che: “Firenze? C'era da aspettarselo, le persone sono stanche”. Sì, non siamo tutti uguali, questo è vero ma ci sono troppe persone oggi, in Italia, che la pensano allo stesso modo. Gesto di un folle? A questa risposta lava coscienze rispondo con la frase di un'amica, Ilaria Aimone che così scrive sul mio profilo Facebook: “un sociologo che si ferma alla diagnosi della pazzia davanti a fenomeni sociali deviati, devianti e pericolosi è come un medico che prescrive solo aspirina per curare qualsiasi patologia”.


Nella foto: il mercato di Sandaga (Dakar). La foto l'ho presa da qui




17 dicembre, Firenze: RAZZA UMANA. Manifestazione contro l'Italia razzista



RAZZA UMANA
Manifestazione contro l'Italia razzista

Quel che è successo a Firenze non è la conseguenza di un'isolata follia, ma il prodotto dell'intolleranza promossa dal razzismo istituzionale. Come accaduto pochi giorni fa a Torino con l'incendio pianificato di un campo Rom e le violenze contro i Tamil a Palermo, l'uccisione di due senegalesi e il grave ferimento di un terzo, mostrano che l'intreccio tra razzismo delle istituzioni e razzismo da bar continua a produrre il suo orrore.


Per la legge Bossi-Fini i migranti sono solo braccia da sfruttare, da riccattare o da richiudere in un CIE senza documenti. Questa, anche, è la radice del razzismo presente oggi in Italia: se è lo Stato stesso a fare dei migranti i

nemici, bisogna alzare la voce contro le leggi sbagliate.

Mentre si discute della finanziaria, vogliamo dire a chi pensa che siano questioni separate, che senza lottare contro il razzismo istituzionale non sarà nemmeno possibile uscire dalla crisi e dalla precarietà, che è stata costruita in questi anni anche sulla pelle dei migranti legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.


Anche per questo dobbiamo reagire, tornare in piazza a fianco della comunità senegalese, dei rom e di tutte le vittime del razzismo:


- per lottare assieme a loro contro la cultura dell'odio

- per una società multiculturale e solidale, che riconosca i diritti
delle persone e la libertà di circolazione
- per chiedere a questo governo segnali di discontinuità reali
rispetto alla vergognosa politica di quello che lo ha preceduto.

Aderiamo alla manifestazione di sabato 17 dicembre a Firenze in P.zza
Dalmazia alle ore 15:00 e invitiamo tutti a partecipare

Rete Comitati 1° Marzo


mercoledì 27 aprile 2011

29 aprile, Palermo: con DOUDOU DIOUF LIVE in Senegal, Burkina Faso, Mali, Guinea Conakry e Costa d'Avorio attraverso la musica

PALAB, ass.cult.
Piazzetta del fondaco snc, PALERMO
0916515527 - 3284844452
ingresso riservato ai soci
domanda gratuita di tesseramento su http://www.palab.it/

ore 22:00

DOUDOU DIOUF LIVE

Non c'è modo più facile per fare un viaggio in Africa, che di imbarcarsi con Doudou Diouf, talentuoso ed esperto artista africano, che vi trasporterà col suo savoir faire, dal Senegal suo paese natale verso le origini ancestrali del Burkina Faso, passando per il Mali di sua madre, senza dimenticare lo scalo obbligatorio della Guinea Conakry, paese che lo ha ospitato, prima di finire in Costa d'Avorio, e, s'intende, ritornare al punto di partenza! Sarà un viaggio che vi permetterà di scoprire, attraverso il suo repertorio ricco di suoni e colori, uno dopo l'altro tutti i suoi differenti strumenti tradizionali: NGONY (corde) - TOKHORO (fiati) - SABAR-DJEMBE (percussioni) etc... etc..., così come quelli moderni (chitarra), che alternerà secondo le esigenze dei singoli brani da lui stesso composti, così la musica come il testo. I canti in lingua bambara, peulh o wolof saranno spiegati al pubblico in italiano, e con l'aiuto del francese e dell'inglese.



mercoledì 2 marzo 2011

Il danno dell'emigrazione europea non professionalizzata in Senegal. Oltre il danno, la beffa

Dakar-Clandò - La rubrica di Chiara Barison

Immigrato, bianco e poco preparato? In Senegal si può. Più dei senegalesi, autoctoni, neri e ben istruiti

DAKAR. Incontro Marzia in un piccolo ristorante a Ngor Virage, quartiere mondano di una Dakar in continua trasformazione. Non la conoscevo prima ma come mi accade spesso negli ultimi tempi, i social network che così tanto odio e così tanto amo, fanno da ponte tra me e chi legge i miei scritti sul Senegal.

Di lei mi avevano colpito le foto, semplici ma differenti. Critica come sono erano riuscite ad attirare la mia attenzione oltre al suo giudizio spesso tagliente che mi aveva in alcune occasioni particolarmente urtato. E bella Marzia lo è davvero. E' come nelle foto, solare, ed è come i suoi commenti, pungente ed intelligente. Arrivata in Senegal per caso, un viaggio deciso a tavolino con l'allora fidanzato e poi l'innamoramento di una terra ricca di storia, cultura e arte. Da lì un continuo via vai per portare avanti progetti in cui i protagonisti sarebbero stati i bambini. E le foto. E' lei che mi apre lo sguardo per la prima volta su un aspetto della nuova migrazione che non avevo ancora preso in considerazione: cosa succede quando ad emigrare nei paesi terzi sono giovani europei, senza mezzi e professionalmente poco qualificati? No, non accade come da noi, dove i migranti provenienti dai paesi in via di sviluppo, spesso laureati, sono costretti ad accettare i lavori che gli europei non farebbero, tagliati fuori dalla possibilità di evoluzione nella scala sociale e vincolati a pericolose categorizzazioni da cui difficilmente riusciranno a liberarsi. Qui accade l'inverso. Un europeo, solo per il fatto di essere europeo, riuscirà più facilmente a trovare un lavoro, anche di un certo prestigio, nonostante non sia preparato a sufficienza. E comunque, a parità di curriculum, avrà più chance di essere assunto rispetto ad un senegalese. “Questa cosa mi fa arrabbiare” mi dice Marzia mentre io le fisso i curiosi occhiali blu e gialli “nessuno dice niente, eppure per chi viene dai paesi terzi, oltre il danno, la beffa. Chi fatica e spende soldi per studiare e professionalizzarsi, si vede fregare il lavoro da un mr nessuno che sbarca nel suo paese, senza la preparazione necessaria, solo perché bianco”. Poi continua “una mia cara amica senegalese è venuta da me pochi giorni fa. Piangeva. Mi ha detto che un amico francese le aveva chiesto di tradurre il suo curriculum per un lavoro di montaggio video in una televisione locale. Sapeva che in Francia non avrebbe mai potuto lavorare perché non aveva la preparazione necessaria. Era un autodidatta del video, di quelli da documentari caserecci fai da te. Suo fratello senegalese, appena uscito da una scuola privata di Dakar ha presentato il suo, di curriculum, per lo stesso posto. Ovviamente hanno preso il francese, perché oggi, in questa Dakar-business, fa figo avere bianchi che lavorano nelle imprese mediatiche (ma non solo), anche se non sanno fare nulla”. Ascolto Marzia ed effettivamente ha ragione. Nell'ultimo anno ho incontrato parecchi giovani europei sbarcati in Senegal alla ricerca di futuro, senza mezzi né diplomi. Ancor prima dell'arrivo in terra africana, sembra esserci la sicurezza che tanto, prima o poi, un lavoro lo si troverà, perché europei. E in Senegal persiste vivo quello che i senegalesi stessi chiamano “il complesso verso i bianchi”, per cui tutto ciò che arriva da fuori, compreso le persone, sono migliori di ciò che si può trovare qui.

Non ci sarebbe effettivamente nessun problema se chi arriva e in possesso dei requisiti professionali necessari tentasse la sua fortuna come un senegalese per un posto di lavoro. Il danno è la mancanza di reale professionalità per cui ad esempio, un ingegnere del suono pessimo, arrivato da un qualsiasi paese europeo ha il doppio di possibilità in più rispetto ad un senegalese, con un livello di preparazione maggiore, di arrivare ad avere un posto di lavoro in un'emittente radio o tv. Lo stesso vale per il sistema educativo. Dakar è una città invasa da scuole e università private, alcune anche di dubbia origine. E in queste scuole sono ricercati dipendenti europei perché avere professori non senegalesi aumenta il valore dell'immagine dell'istituto stesso e con essa, la tariffa annuale che gli studenti (senegalesi) dovranno versare. Conta la loro preparazione? Poco davvero, basta un diploma e il passaporto europeo.

Marzia mi guarda dritto negli occhi mentre mi parla, una cosa che in pochi fanno ormai e aggiunge: “cosa potevo dire alla mia amica. Ha ragione e non è giusto. L'ingiustizia raddoppia. Non solo i senegalesi non possono essere liberi di partire in Europa e cercare un lavoro come noi europei facciamo qui, ma devono anche sperare che un europeo non freghi loro il posto per cui hanno tanto sudato”.

Penso allora ai mille dibattiti italiani per cui la gente non vuole immigrati “perché rubano il lavoro agli italiani” (quale tipo di lavoro poi?) però nessuno dice niente sui figli di questi stessi italiani, che in tempo di crisi, decidono di emigrare a loro volta, soffiando il lavoro proprio ai figli di quegli stessi immigrati che si vorrebbero cacciare dal nostro territorio. Che strana e complessa la società globale odierna. Globalmente ingiusta, direi. E mentre in Italia un senegalese laureato con master e dottorato difficilmente riuscirà ad insegnare in una prestigiosa scuola privata di Milano, un milanese con una laurea triennale riuscirà facilmente a trovare un lavoro in una delle tante scuole private di Dakar. Perché italiano. E non avrà nemmeno problemi di permesso di soggiorno, perché, per quanto se ne dica, nonostante in Senegal uno straniero necessiti di un permesso di lavoro dopo tre mesi di residenza sul territorio, in pratica in pochi realmente ce l'hanno e continuano a vivere tranquillamente senza la paura di essere rimpatriati o di essere espulsi all'improvviso dopo un controllo di polizia.

“A quando una politica equa e giusta?” mi chiede Marzia ma io non so cosa risponderle. Io che sono italiana e che ho deciso di vivere in Senegal, tentando la fortuna proprio nell'insegnamento. Penso e rifletto ad una mail arrivatami stamattina. A scrivermi una ragazza di Brescia che mi diceva “voglio trasferirmi in Senegal, non so cosa potrei fare ma non credo sia difficile trovare lavoro per un'italiana lì, magari potrei insegnare italiano”. Magari.


lunedì 14 febbraio 2011

Newsletter transnazionale Crossing Borders! Movimenti e lotte dei Migranti (in inglese, francese e italiano)

All'indirizzo


trovate la traduzione italiana della newsletter transnazionale Crossing Borders! Movimenti e lotte dei migranti, pubblicata dal Frassanito Network. La newsletter - in inglese e francese - è stata distribuita nei giorni scorsi durante la carovana Euro-Africana da Bamako a Dakar e il Forum Sociale Mondiale in Senegal.

Supporta Crossing Borders!


La newsletter in diverse lingue è disponibile sul nostro sito:


Contattaci all’indirizzo: frassainfo@kein.org

Exit è Voice!

Il diritto di muoversi e il diritto di restare...

Lottare per muoversi, lottare per restare…

Cogliamo ancora una volta l’occasione di un Social Forum Mondiale (WSF) in Africa per pubblicare un nuovo numero di Crossing Borders!

Siamo ancora più determinati a farlo visto l’ambizioso progetto che precederà di qualche settimana il WSF. Una carovana di 200 attivisti partirà in autobus da Bamako, in Mali, per arrivare a Dakar, in Senegal, in tempo per l’inizio del Social Forum, chiedendo ‘libertà di movimento e sviluppo equo e sostenibile’ (p. 2).

Non a caso troverete in apertura del testo su migrazioni e sviluppo - »exit and voice« - un articolo già pubblicato nel nostro secondo numero. Esattamente quattro anni fa, in occasione del WSF tenutosi a Nairobi nel gennaio 2007, abbiamo pubblicato in copertina una lettera aperta ‘ai nostri fratelli e sorelle in Africa’. Lo riteniamo ancora un documento attuale e molto importante, firmato da migranti africani – e non solo - in Europa per comunicare le loro esperienze transazionali al fine di fare da ponte tra le lotte. Le lotte dei migranti e le campagne di solidarietà sono la questione centrale anche delle pagine successive: la catena transazionale di lotta del 2010, diretta contro Frontex (p. 3); la campagna europea contro il trattato di Dublino II; il progetto di una guida web transeuropea e, infine, le azioni di resistenza che stanno avendo luogo in Italia (p. 4).


venerdì 11 febbraio 2011

15 febbraio, Palermo: Mawlid 2011 a Palermo. Festa della nascita del Profeta Muhammad


L’ARCA Federazione delle Associazioni e Comunità Immigrati

presenta

Festa della nascita del Profeta Muhammad

MAWLID 2011 a Palermo

Serata di Musica e poesia in onore del Profeta dell’islam



La festa del Mawlid è la festa dell’amore per il Profeta e della gioia per la sua nascita. Ovunque, in Asia e in Africa, nelle notti del Mawlid, nelle case e nei cortili, nelle moschee e nelle piazze, i musulmani intonano canti in onore di colui che considerano la migliore delle creature di Dio ed il Sigillo dei Suoi Profeti. I bambini si riversano per le strade agitando le loro lanterne luminose e gli adulti rievocano con recitazioni e narrazioni gli eventi più importanti legati alla missione terrena dell’Ultimo degli Inviati. Il Mawlid è un invito a meditare sulla figura e sulla natura del Profeta, ad interiorizzarne il modello e a seguirne il cammino. Quest’anno l’atmosfera del Mawlid rivive a Palermo in una festa che unisce tutte le comunità musulmane della città.

Non ti abbiamo inviato
se non come misericordia per il creato
(Corano)

MARTEDÌ 15 FEBBRAIO 2011

ORATORIO DI SANTA CHIARA
Piazza Santa Chiara, 11


19:30 Cena con piatti e dolci tipici della festa

20:00 Canti, poesie e recitazioni tradizionali eseguiti dalle associazioni culturali di Bangladesh, Costa d’Avorio, Ghana, Marocco, Mauritius, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sudan e Tunisia

A seguire esibizioni di Said Ben Messafer, Siqiliah Ensemble e Yousif Latif Jaralla.

INGRESSO E CENA GRATUITI



mercoledì 24 marzo 2010

26 marzo, Palermo: Arci Tavola Tonda inizia le attività con MusichEmergenti

Da venerdì 26 marzo il circolo Arci di Tavola Tonda inizia le attività.

Saremo aperti dal giovedì alla domenica, dalle 20.00 in poi, con una programmazione che spazia dalla musica al teatro, dalle "feste a ballu" alle rassegne tematiche.

Cominciamo subito con il primo appuntamento di "MUSICHEMIGRANTI", rassegna mensile sulla musica e la cultura dei popoli migrati in Sicilia. Per fornire agli ascoltatori un orientamento, ogni concerto sarà introdotto da un dialogo con i performer, guidato da ricercatori delle differenti tradizioni culturali. Venerdì, dalle 20.00, si terrà il concerto dei Julutan Saba, duo nato dall’incontro tra la kora di Jalì Moulaye Diabate (Senegal) e la chitarra di Dario Chillemi. Julutan Saba significa appunto ‘trenta corde’, tante quante sono le corde della kora (24) sommate a quelle della chitarra (6). La presentazione del live act è a cura di Veronica Racito.

Il costo del biglietto di ingresso è di 5 euro.

Domenica, dalle 19.00, invece sarà la volta del primo appuntamento con le nostre famose "Feste a ballu", in cui musicisti di varia estrazione suoneranno dal vivo per farvi ballare le danze tradizionali mediterranee e europee, con una piccola sottoscrizione di 3 euro per ripagare le spese...

Per tutte le iniziative in programma e per informazioni consultate il sito.

Ci siamo, finalmente ci siamo. A venerdì.

Un abbraccio.

I Tavolatondieri

Fonte: http://www.tavolatonda.org/  

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lunedì 18 gennaio 2010

Catania, gli ambulanti senegalesi chiedono di essere regolarizzati

18/01/2010

Progetti d’integrazione, corsi di formazione nel settore agricolo e spazi autorizzati in strada e nei centri commerciali per vendere prodotti artigianali: Gli immigrati, regolari, protestano contro il trattamento dei vigili urbani.

PALERMO – La comunità di senegalesi che vive a Catania chiede al comune di regolarizzare la propria attività di ambulante. L’accoglienza che hanno ricevuto dai cittadini catanesi li ha spinti a richiedere all’amministrazione comunale la possibilità di uscire dallo stato di venditori abusivi per regolarizzare la loro attività. In particolare propongono la creazione all’interno del centro storico etneo di uno spazio mercatale dove possono vendere i loro prodotti artigianali e di avere un’area anche all’interno di alcuni centri commerciali.

In vista di questo sono tutti disposti a tassarsi per potere pagare l’affitto di un negozio che diventi la vetrina dei loro prodotti artigianali, tutti provenienti dall’Africa. Una strada dove tutti potrebbero essere identificati e identificabili e dove nessuno potrebbe vendere prodotti falsi, taroccati o contraffatti.

Inoltre chiedono anche di potere partecipare a dei corsi di formazione nel campo dell’agricoltura, delle tecnologie e dell’energia alternativa al fine di acquisire quelle competenze idonee a poterle mettere in pratica nel loro Paese d’origine dove in futuro pensano di ritornare. Il bisogno di regolarizzare la loro attività ambulante è nato anche dall’avere subito atteggiamenti molto aggressivi da parte di alcuni vigili urbani e delle forze dell’ordine. Atteggiamenti che la comunità senegalese ha segnalato al comune come “discriminatori e lesivi della loro dignità”. In particolare lamentano il fatto che in caso di fermo, i vigili urbani non tengano conto dei documenti in regola. Inoltre spiegano dal comune “è capitato con alcuni immigrati, muniti di permesso di soggiorno e scoperti a vendere merce contraffatta, che qualcuno abbia sequestrato la merce e i soldi ma non abbia fatto verbale e dunque non ne sia rimasta traccia formale. E che abbia argomentato che conveniva anche all’immigrato perché diversamente rischiava di non avere rinnovato il permesso di soggiorno”.

Per questo motivo adesso sono loro che chiedono alle istituzioni competenti maggiori controlli proprio sull’operato di chi è addetto all’ordine pubblico. Secondo il dossier Caritas/migrantes 2009 i senegalesi costituiscono il gruppo straniero da più lungo tempo presente in Italia, tra le comunità di una certa consistenza numerica sono quelle a più spiccata prevalenza maschile. (set)

© Copyright Redattore Sociale

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giovedì 26 novembre 2009

Senegal, Nepal, India: opportunità Servizio Volontario Europeo attraverso il CESIE di Palermo

CE.S.I.E - Centro Studi ed Iniziative Europeo

Edizione speciale sul Servizio Volontario Europeo.

Per informazioni, contattare Roberta Lo Bianco
CE.S.I.E Onlus - Centro Studi ed Iniziative Europeo
Legal address: Via B. Leto n. 1- 90040 Trappeto PA - Italy
Office: Via Gorizia n. 22 – 90133 Palermo, Italy
CF: 97171570829
Tel: +390916164224
Fax: +390916230849
http://www.cesie.it/








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Viaggio di turismo responsabile in Senegal - 24 dicembre / 7 gennaio 2009


La scorsa estate, un gruppo di 12 persone in gran parte amici, sull’onda di un’idea nata un po’ per scherzo, ma anche dalla convinzione che racchiudesse in sé elementi non legati al solo divertimento, ha inziato un’esperienza di viaggio di turismo responsabile in terra d’Africa. La Tanzania ci ha accolto regalandoci panorami mozzafiato ed emozioni indimenticabili. Quest’anno si riparte alla volta del Senegal, convinti che anche questa meta sarà un’occasione per vivere un’esperienza altrettanto piena ed originale.
L’immaginario rispetto all’Africa è saturo ormai di stereotipi, luoghi comuni, ed è spesso difficile stabilire un contatto, attivare relazioni, andare oltre la loro ingombrante presenza. Sperimentare un canale alternativo, spostare il punto di osservazione, cambiare le coordinate per perdersi e ritrovarsi diversi… questo è l’obiettivo del nostro viaggio…le tappe esistono già…ma il percorso sarà diverso ed originale per ognuno di noi. Senza bandiere e pregiudizi proveremo ad incontrare “l’altro” sia esso inteso come altro individuo, altro ambiente, altro modello culturale…

La scelta del Senegal non è casuale, le sue bellezze naturali ed artistiche lo rendono tra i paesi più suggestivi dell’Africa subsahariana. II nostro viaggio inizierà dalla capitale Dakar, la quale racchiude in sé tutti i vizi e le virtù delle megalopoli africane. Ma presto abbandoneremo il caos per perderci nella bellezza delle forme del paesaggio…. fiumi ingoiati da foreste a mangrovie, immensi baobab arpionati alla terra rossa, spiagge, laghi, cascate, savana, deserti….non sarà facile distinguere la terra dall’acqua. Passeremo dal sept-place alla piroga, dal bus al bateau, giungendo fino al profondo sud del Paese, nella regione abitata dai Bassari, dai Coniagu e dai Betik. Pernotteremo al Parco Nazionale di Niokolo Koba insieme ad ippopotami e leoni, solcheremo l’Oceano Atlantico alla volta di Dakar tappa finale della nostra avventura… L’aspetto naturalistico e paesaggistico non sarà ovviamente l’unico ad essere preso in considerazione. Si darà ampio spazio ad esperienze volte a stimolare la riflessione personale su tematiche relative alla cooperazione nord-sud, ai modelli di sviluppo, all’immigrazione, all’impatto del turismo nei paesi del sud. La visita ad alcune ONG senegalesi con cui il CE.S.I.E collabora, ha appunto lo scopo di mostrare come funziona un progetto di cooperazione, come viene gestito e qual è l’impatto sui beneficiari locali.

Il CE.S.I.E – Centro Studi e Iniziative Europeo – che patrocina quest’iniziativa di turismo sostenibile, è un’organizzazione non-governativa europea, no profit, laica e indipendente fondata nel 2001 su ispirazione del lavoro sociale, culturale e politico svolto da Danilo Dolci. L’Associazione è impegnata nella promozione dello sviluppo culturale, formativo, scientifico ed economico, attraverso l’utilizzo di strumenti e metodi innovativi e partecipativi, sia a livello locale che internazionale. Dal 2001 ha realizzato 400 progetti e ha attualmente 90 progetti attivi a livello locale, Europeo, Euro-Mediterreaneo e Mondiale, assicurando un beneficio diretto a 1 milione di persone. Il patrocinio del CE.S.I.E è relativo alla disponibilità alle visite dei progetti di cooperazione allo sviluppo in Senegal e all’utilizzo delle risorse logistiche e dei locali di Palermo. Non sarà quindi responsabile in alcun modo dello svolgimento e dell’organizzazione del viaggio.

Ogni gruppo sarà composto al minimo da 9 -10 partecipanti ed al massimo da 14, sarà data quindi la priorità sulla base della data di conferma della prenotazione. Sarà inoltre supportato e seguito da un accompagnatore per tutta la durata del soggiorno. Il prontuario costi è strettamente dipendente dal numero di partecipanti e dal prezzo dei voli al momento dell’adesione al progetto di viaggio, sarà quindi trattato in dettaglio durante il primo incontro di giovedì 26 novembre.

Il periodo in cui si effettuerà il viaggio è orientativamente dal 24 dicembre al 7 gennaio, la conferma delle date sarà comunque data entro pochi giorni in relazione alla disponibilità di voli al momento della prenotazione. L’organizzazione di viaggi di turismo responsabile prevede la strutturazione di un ciclo di incontri pre-viaggio grazie ai quali il viaggiatore:

- Sarà informato sugli aspetti tecnico-logistici del viaggio, e sul contesto socioculturale da visitare (cenni di cultura e lingua Senegalese)

- Avrà il primo contatto con i prossimi compagni di viaggio

- Avrà a disposizione una bibliografia scelta e del materiale audiovisivo sulla destinazione in oggetto e sulle tematiche trattate

- Potrà interrogarsi sulle reali aspettative e motivazioni del suo viaggio

- Riceverà tutte le necessarie informazioni sull’aspetto igienico-sanitario,(profilassi, vaccinazioni, comportamenti a rischio).

Come già accennato, gli incontri avranno anche il fine di stimolare il dibattito su tematiche complesse quali la cooperazione allo sviluppo e l’immigrazione considerati come fenomeni i cui flussi sono opposti ma paralleli, ed il ruolo del turismo responsabile come veicolo per una maggiore coscienza su tali temi.

L’invito è rivolto a tutti i prossimi viaggiatori, ma anche a coloro che per semplice curiosità vogliano avvicinarsi ad un pezzetto di realtà distante 3500 chilometri.

Per prenotazioni, informazioni o ulteriori chiarimenti chiamare:

+39 333 4432634 Johnny Zinna
+39 334 3928886 Gabriele Sacco

O scrivere


giovannnizinna@virgilio.itmailto:giovannnizinna@virgilio.itgabrielesacco@yahoo.it

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venerdì 8 maggio 2009

17-30 maggio al Malaussène: Senegal


Da domenica 17 maggio 2009 alle ore 19.00
a sabato 30 maggio 2009 alle ore 23.00

Circolo ARCI Malaussène
Piazzetta Resuttano, 4
Palermo

Con piacere ospitiamo questo duplice evento: la mostra fotografica "Sguardi dal Senegal" e la presentazione del libro fotografico "TOUBAB, racconti di viaggio", entrambi di Gimmi Corvaro.
Il libro racconta la prima esperienza di volontariato in Senegal vissuta da Gimmi Corvaro dal 2 al 14 gennaio 2009. Il ricavato della vendita del libro servirà a sostenere i progetti DIRITTI AL CUORE e FATOU STUDIA CON ENERGIA(www.dirittialcuore.it & www.fatoustudiaconenergia.it ) dell’associazione ENERGIA PER I DIRITTI UMANI.
Le foto in bianco e nero, che rimarranno esposte fino al 30 maggio, sono state scattate in Senegal a Camberene (a Nord di Dakar) e nei quartieri poveri di Dakar, precisamente Yembel 1 e 2, Pikine Icotaff, Tally Boumack.
Quest’anno sono partite tre missioni sanitarie che hanno visto 21 volontari (tra cui 5 medici e 3 infermieri) visitare quasi 2500 bambini dei villaggi senegalesi oltre ad unnumero imprecisato di adulti.
Parte di questi bambini sono sostenuti da ENERGIA attraverso il sostegno a distanza di numerose famiglie italiane. I bambini che venivano a farsi visitare da questo gruppo di volontar, li chiamavano TOUBAB... ovvero bianchi. Da qui il titolo del libro!
Nel corso della serata saranno anche proiettati i video delle prime due missioni in Senegal e sarà presentato il progetto "fatou studia con energia".