Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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sabato 20 novembre 2010

Lettera di Giovanni Impastato sulla questione Einaudi e Saviano

La vostra lotta è la nostra lotta, attaccare voi è attaccare la storia dell'Antimafia civile.

Saviano scrive che, prima del film "I Cento Passi", la memoria di Peppino Impastato era custodita solo da pochi, mettendo in relazione il film con i processi per l'assassinio di Peppino. Umberto Santino e, successivamente, Giovanni Impastato chiedono che venga riconosciuto la loro più che trentennale battaglia perché Peppino abbia giustizia: il processo era iniziato prima del film, grazie a questa battaglia. L'Einaudi, la casa editrice per la quale Saviano ha scritto il testo incriminato, per tutta risposta minaccia querele.

Quanto sta accadendo in queste settimane è l'emblema dell'Italia di oggi, l'Italia dei salotti e che non si indigna più, un Paese che riconosce una sola narrazione, quella della televisione e del pensiero unico che narcotizza e omologa. Una storia come quella del Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato e di tutti i compagni di Peppino, del loro coraggio e della loro determinazione nel portare avanti la lotta perché venisse fatta giustizia a Peppino non può esistere. E' molto più comodo far credere che tutto sia avvenuto per un film, che questo film abbia risollevato dall'oblio la storia di Peppino e magicamente tutto è tornato in moto, anche i Tribunali. Perché questa è l'ideologia televisiva, un quarto d'ora di celebrità e tutti hanno diritto ad esistere. Ma prima di quel quarto d'ora, fuori dal recinto dorato non si esiste. Addolora e amareggia che, in questo caso, sia coinvolto Roberto Saviano. Perché tutto è nato da un suo scritto. Saviano, almeno ufficialmente, non ha ancora preso posizione. Possiamo ancora sperare che voglia esprimere forte contrarietà per quanto sta facendo la casa editrice Einaudi e voglia difendere Umberto, Giovanni e il Centro. Umberto, in più riprese, gli ha chiesto un confronto pubblico, un incontro chiarificatore. Lo ha auspicato anche Riccardo Orioles. Sarebbe molto triste se non fosse così. Per Saviano e per tutti noi.

La querela dell'Einaudi, una volta gloriosa casa editrice, riporta alla mente i fatti del 2004, allorquando l'avvocato di Tano Badalamenti querelò Giovanni Impastato per aver dichiarato al Maurizio Costanzo Show che chi sosteneva che Peppino fosse un terrorista-suicida era un imbecille. In quell'occasione Giovanni fu condannato. Oggi l'indignazione non può che essere la stessa. Viviamo tempi in cui due luminose figure dell'impegno civile e dell'antimafia vengono irrise, sminuite, attaccate mentre l'Italia sempre più precipita nell'illegalità, nell'affarismo, nella speculazione, nella penetrazione mafiosa nelle Istituzioni e in economia, nell'avanspettacolo. Il loro impegno, il loro coraggio, la loro trentennale battaglia per la giustizia e per denunciare (e documentare, che al giorno d'oggi è merce rara) i potentati mafiosi dev'essere il nostro. E' un patrimonio dell'Italia migliore, che non si arrende e alza la testa, un patrimonio da difendere e custodire quotidianamente. Persone come Giovanni e Umberto andrebbero sostenute, difese, prese da esempio. E invece, c'è il silenzio (anche di tanti presunti antimafiosi, ma da salotto). Questo silenzio, quest'omertà va spezzata. E' doveroso chiedere a Saviano di esprimersi e chiedere scusa. Tutti possiamo sbagliare, a tutti può capitare di essere fraintesi. Probabilmente, vogliamo crederlo, Saviano non è riuscito ad esprimere compiutamente e correttamente il suo pensiero. Basterebbe un suo gesto, una sua presa di posizione pubblica per fermare l'attacco dell'Einaudi e ripristinare la verità. Sarebbe un atto di giustizia, verso il Centro e verso la memoria di Peppino. Una memoria che non possiamo permettere, e ancor più non può Saviano accettare di esserne strumento, sminuita e offesa. E' la memoria di un sacrificio, assassinato dalla mafia e accusato da morto di essere un terrorista. E' la memoria di un cammino trentennale, una lotta per chiedere giustizia iniziata poche ore dopo l'assassinio e giunta ad oggi ancora in piedi, luminoso esempio di un cammino da seguire per tutti coloro che credono ancora che la mafia, parafrasando Borsellino, è umana ed è destinata a finire. Il l 9 maggio 1978 Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia. Il boss Tano Badalamenti decise che Peppino era diventato scomodo. Quel giorno era convinto di aver messo a tacere un uomo che voleva e cercava la giustizia. Invece si sbagliò profondamente. Perché dal sacrificio di Peppino, dall'amore per la giustizia che lui aveva sempre mostrato, tante voci si levarono. Il giorno dei funerali di Peppino, centinaia di persone (in gran parte da fuori Cinisi) accompagnarono la bara. "All'improvviso, come a rispondere agli slogans dei compagni ("Peppino è vivo e lotta insieme a noi"), si levò, alto, deciso, il pugno chiuso di Giovanni. Era una prima risposta. Un filo cominciava a intrecciarsi. Dentro la famiglia Impastato qualcuno dichiarava pubblicamente di prendere il testimone, si schierava apertamente con Peppino e con i suoi compagni. Ai muri del paese in un piccolo manifesto si leggeva: Peppino Impastato è stato assassinato. L'omicidio ha un nome chiaro: Mafia" ricordano Anna e Umberto Santino.

Come fiori in primavera gli amici di Peppino decisero di proseguire il suo impegno, la sua lotta contro l'oppressione e la violenza mafiosa. Questo gruppo di irriducibili cercatori di giustizia hanno da subito trovato un motore inesauribile nella famiglia di Peppino. L'anziana mamma Felicita e il fratello Giovanni decisero di non lasciar morire la sua voce. Anche grazie a loro, oggi digitanto su un qualsiasi motore di ricerca "Peppino Impastato" si trova subito tantissime testimonianze di una Sicilia che non si arrende alla mafia. Il primo impegno fu quello di rendere giustizia proprio a lui. I mandanti del suo assassinio, insieme ai loro appoggi istituzionali accusarono Peppino di essere un terrorista e di essere morto mentre stava preparando una bomba. Si voleva infangarne la memoria, cancellare il suo impegno antimafia. Ma i suoi amici non si arresero e condussero una battaglia legale durissima. Nonostante i boicottaggi e i depistaggi alla fine la giustizia prevalse. Alle ore 17,15 dell'11 aprile 2002 la Corte d'Assise di Palermo condanna Gaetano Badalamenti all'ergastolo in quanto mandante dell'omicidio Impastato. 24 anni dopo finalmente era giustizia. Quelle poche parole di Saviano, e il comportamento dell'Einaudi, nascondono e non riconoscono tutto questo.

In questo ultratrentennale cammino, tantissimi sono i momenti che andrebbero ricordati, momenti straordinari che testimoniamo la limpidezza e l'umanità di chi lo sta conducendo. Tra i tanti pubblici, a me piacerebbe ricordarne uno quasi privato: l'incontro tra Haidi Giuliani e Felicetta, la mamma di Peppino. Le parole con le quali Umberto testimoniò l'incontro tra le due madri, l'abbraccio tra la resistenza contro la mafia e la resistenza contro la globalizzazione, due imperi economici e politici che si incontrano e fanno affari insieme da sempre. Dalla loro umanità possiamo, e dobbiamo, ripartire. Con coraggio, ovvero col cuore.

Chiediamo giustizia per Peppino, ieri, oggi e sempre. Al fianco di Umberto e Giovanni, al fianco del Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato e dei compagni di Peppino. Perché esiste un'Italia migliore, un'Italia che non accetta di piegarsi e il compromesso interessato, che non si arrende e s'indigna. Quest'Italia va ringraziata, va difesa e va seguita.

I dettagli della vicenda

E' possibile sostenere, anche economicamente, il Centro (che si autofinanzia)

Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato"
via Villa Sperlinga 15
90144 Palermo
conto corrente postale
n. 1069090
 
 

lunedì 4 gennaio 2010

5 gennaio, Cinisi: 1° trasmissione ufficiale di Radio Cento Passi


Martedì 5 (compleanno di Peppino Impastato)

1° trasmissione ufficiale di RADIO 100 PASSI da "Casa Memoria" di Cinisi.

Il primo Passo trasmesso da RAI 3, potrete seguirlo all'interno della trasmissione "Buon giorno regione" alle ore 7,15 probabilmente del 6.1.10


Con gli altri c'incontriamo sul vostro computer, VI ASPETTIAMO.

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venerdì 9 ottobre 2009

10-11 ottobre, Cinisi: presentazione libro "Vite sospese"



Presentazione di

Vite Sospese.
Dieci Storie di resistenza contemporanea


all'interno dell'incontro organizzato dall'Associazione Casa Memoria Peppino Impastato.

Sabato 10 ottobre 2009 alle ore 20.30 > domenica 11 ottobre 2009 alle ore 23.25
Luogo: CINISI - Aula Consiliare “Peppino Impastato”, Palazzo Comunale
Indirizzo: Piazza Vittorio Emanuele Orlando.

IO NON RESPINGO!
La lotta per i diritti dei migranti e contro il pacchetto sicurezza
I modelli di integrazione
Verso il 17 ottobre a Roma.

Intervengono all’incontro:


Soumahoro Aboubakar, Responsabile Nazionale Immigrazione RdB-CUB
Domenico Lucano, sindaco di Riace (RC)
Vincenzo Figlioli, autore del libro "Vite Sospese"

Il testo, impreziosito da una splendida prefazione di Diego Cugia, racconta le storie di dieci giovani migranti richiedenti asilo in Italia, “ospitati” nel centro di accoglienza di Perino, nella periferia marsalese: la loro vita, i loro sogni, la situazione politica e sociale del loro paese, i motivi che li hanno spinti a fuggire e il trattamento ricevuto in Italia. In appendice una proposta di legge organica sul diritto d’asilo e la protezione sussidiaria.

L'appuntamento fa parte di un tour di presentazioni che si svolgerà grazie all’appoggio e alla collaborazione di diverse associazioni e realtà culturali su tutto il territorio nazionale.

venerdì 8 maggio 2009

10 maggio, Cinisi: i monologhi della vagina


I Monologhi della vagina di Eve Ensler sono una raccolta di interviste a varie donne che raccontano la propria sessualità e le violenze subite nel silenzio e nell’indifferenza. Offrono elementi di conoscenza e al contempo una risposta alla società che vive i bisogni delle donne come qualcosa di astratto o inesistente e i loro sogni come pericolosi e suscettibili di controllo.
Per queste ragioni abbiamo deciso di recitare i Monologhi a Cinisi in occasione del 31° anniversario della morte di Peppino Impastato. La mafia infatti è uno strumento di conservazione sociale, un sistema di potere autoritario e organizzato che nel silenzio della società coltiva i propri interessi e alimenta una cultura di omertosa rassegnazione all’esistente.
Combattere l’omertà e la cultura del silenzio, infrangere i tabù affinché le donne che hanno sofferto diventino per sempre visibili significa rivoluzionare i rapporti sociali, in primis quello tra i sessi.