Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

Visualizzazione post con etichetta sudan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sudan. Mostra tutti i post

venerdì 11 febbraio 2011

15 febbraio, Palermo: Mawlid 2011 a Palermo. Festa della nascita del Profeta Muhammad


L’ARCA Federazione delle Associazioni e Comunità Immigrati

presenta

Festa della nascita del Profeta Muhammad

MAWLID 2011 a Palermo

Serata di Musica e poesia in onore del Profeta dell’islam



La festa del Mawlid è la festa dell’amore per il Profeta e della gioia per la sua nascita. Ovunque, in Asia e in Africa, nelle notti del Mawlid, nelle case e nei cortili, nelle moschee e nelle piazze, i musulmani intonano canti in onore di colui che considerano la migliore delle creature di Dio ed il Sigillo dei Suoi Profeti. I bambini si riversano per le strade agitando le loro lanterne luminose e gli adulti rievocano con recitazioni e narrazioni gli eventi più importanti legati alla missione terrena dell’Ultimo degli Inviati. Il Mawlid è un invito a meditare sulla figura e sulla natura del Profeta, ad interiorizzarne il modello e a seguirne il cammino. Quest’anno l’atmosfera del Mawlid rivive a Palermo in una festa che unisce tutte le comunità musulmane della città.

Non ti abbiamo inviato
se non come misericordia per il creato
(Corano)

MARTEDÌ 15 FEBBRAIO 2011

ORATORIO DI SANTA CHIARA
Piazza Santa Chiara, 11


19:30 Cena con piatti e dolci tipici della festa

20:00 Canti, poesie e recitazioni tradizionali eseguiti dalle associazioni culturali di Bangladesh, Costa d’Avorio, Ghana, Marocco, Mauritius, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sudan e Tunisia

A seguire esibizioni di Said Ben Messafer, Siqiliah Ensemble e Yousif Latif Jaralla.

INGRESSO E CENA GRATUITI



lunedì 15 novembre 2010

16 novembre, Palermo: Aid Al-Kabir. La Grande Festa

Martedì 16 novembre 2010

ore 20.30

al Laboratorio Zeta, via Boito 7

A settanta giorni dalla fine del Ramadan

siete invitati alla

Aid Al-Kabir
(LA GRANDE FESTA)

con le comunità
sudanese, etiope, eritrea

contributo per la cena 7 euro


sabato 6 marzo 2010

Contro il razzismo - Forum Antirazzista di Palermo

Volantino del Forum Antirazzista Palermitano in occasione del
Primo Marzo 2010 -Sciopero degli Stranieri a Palermo


Il clima di insicurezza, generato anche dalla crisi economica in atto, e la deriva razzista che crescono di giorno in giorno in Italia stanno provocando un inasprimento delle relazioni tra le persone, diffondendo sentimenti di diffidenza e paura dello straniero, alimentando pregiudizi. I provvedimenti sull’immigrazione previsti dal cosiddetto “pacchetto sicurezza”, approvato dal governo la scorsa estate e che introduce il reato di clandestinità, incoraggiano questo clima di paura e producono effetti devastanti, tra i quali la carcerazione di persone talvolta residenti da molti anni nel nostro paese, solo per avere perso il lavoro e con esso il permesso di soggiorno.

D’altronde non potrebbero essere diversi gli effetti di un provvedimento razzista, frutto di una cultura repressiva e persecutoria, che distrugge il principio dell'universalità dei diritti.

Aggressione e intolleranza contro i lavoratori migranti
La repressione violenta della protesta dei lavoratori migranti di Rosarno, impiegati stagionalmente durante la raccolta delle arance e ribellatisi allo sfruttamento schiavistico dei loro datori di lavoro, conferma che è in atto una persecuzione sistematica nei confronti del cittadini immigrati. Palermo e l’intera Sicilia non sono immuni da questo clima. Anche in Sicilia si sono registrati episodi di intolleranza nei confronti dei lavoratori stagionali schiavizzati durante le raccolte agricole a Cassibile (SR) o ad Alcamo (TP), mentre a Palermo si sono verificate manifestazioni persecutorie che devono destare seria preoccupazione in tutti noi.

La caccia allo straniero
Tra i più recenti episodi di intolleranza si registrano gli inseguimenti e i blitz delle ultime settimane nella zona del teatro Massimo e in altre, con una vergognosa “caccia allo straniero” perpetrata dai vigili urbani nei confronti dei venditori ambulanti, che ha portato al sequestro della merce anche ai lavoratori in regola, all’accompagnamento in questura di alcuni cittadini stranieri e al rischio di espulsione come pericolosi delinquenti.

Intimidazioni nei mercati
Da qualche tempo, inoltre, nei mercati storici della città, in cui gli immigrati hanno cominciato a sostituirsi ai commercianti locali, non sono pochi i casi di intimidazione, di vessazione e di richiesta di pizzo da parte della mafia locale, che non vuole perdere il controllo del territorio e soprattutto il dominio economico sulla città. In una città allo sbando, dove l’illegalità diffusa è regola, dove i problemi sono tanti e diversi: dalla drammatica carenza abitativa alle disastrose condizioni igieniche, l’Amministrazione Comunale considera prioritario emanare un’ordinanza sindacale che dà mandato alla polizia municipale di reprimere ogni ambulante o posteggiatore abusivo immigrato. Una risposta che salvaguarda con ipocrisia le apparenze, togliendo gli immigrati dai luoghi in cui sono più visibili, in nome di un presunto “decoro” della città, come se la sola presenza e visibilità degli immigrati sia motivo di indecenza.

L’Immigrazione arricchisce
Si dimentica spesso che le persone che emigrano hanno scelto - o sono state costrette - a lasciare il proprio paese per vivere e lavorare nel nostro e che qui contribuiscono, con il proprio reddito e con il proprio essere, alla crescita non solo economica ma anche culturale e sociale dell’Italia. Sembra non ci si voglia rendere conto che i processi migratori sono storicamente inarrestabili a causa degli enormi squilibri dell’economia mondiale. E’ stato anche il nostro turno: sono oggi 20 milioni gli emigrati di origine italiana. Non si accetta il fatto che l’immigrazione modifica arricchendo sostanzialmente il volto delle nostre comunità. E arricchendo economicamente il nostro paese: gli immigrati costituiscono oggi il 6% della popolazione, ma contribuiscono con il 9% al PIL, cioè alla ricchezza nazionale. Sono circa 20.000 gli immigrati che hanno deciso di vivere stabilmente a Palermo. Bisogna pretendere che dalle istituzioni arrivino risposte che incidano sui problemi strutturali, e che aiutino ad affrontare la questione nella sua globalità e non attraverso risposte emergenziali. Piuttosto che criminalizzare i lavoratori stranieri, considerati portatori di problemi e causa di tutti i mali, bisogna intervenire effettivamente anche sulle cause di un disagio che va sempre più crescendo e non solo nel nostro paese.

No al razzismo
Vogliamo interrogarci sul consenso che incontrano i provvedimenti razzisti, sia a livello locale che nazionale. Vogliamo capire per quali meccanismi tali provvedimenti incidano così a fondo su valori democratici condivisi e sul senso comune del Paese. Vogliamo ribadire il nostro NO al razzismo. Vogliamo che sempre più cittadini sappiano che le misure contenute nel “pacchetto sicurezza” relative alle politiche migratorie sono antidemocratiche, limitano anche la libertà degli italiani e provocano effetti di devastazione sociale e culturale. Vogliamo opporci con forza a una deriva che oltrepassa la paura dello straniero e ricade anche su quelle persone ed esperienze che non possono o non vogliono conformarsi ai modelli sociali e culturali imperanti. In questa deriva trova pieno spazio il tentativo di sgombero violento del Laboratorio Zeta - centro sociale attivo in città da dieci anni con iniziative culturali riconosciute a livello nazionale - e lo sfratto dei rifugiati sudanesi, in fuga da una guerra feroce, che in questo luogo avevano trovato una casa e contribuito alla costruzione di una comunità.

28/02/2010
Forum Antirazzista Palermo
forumantirazzistapalermo@gmail.it


Bookmark and Share

Lettera della Comunità Sudanese del Laboratorio Zeta del 9 febbraio 2010

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente della Regione Siciliana
Al Sindaco di Palermo
Al Presidente del Consiglio Comunale di Palermo
Al Prefetto di Palermo
Al Questore di Palermo
e ai cittadini di Palermo

OGGETTO: emergenza rifugiati sudanesi - Laboratorio Zeta di Palermo

Siamo 32 ragazzi sudanesi. Siamo tutti scappati da un paese dove c’è la guerra.

In Sudan i problemi legati alla politica ci sono da più di 20 anni, in Sud Sudan hanno causato circa 2 milioni di morti e circa 6 milioni di profughi. Nel Darfur, che è la regione da dove noi arriviamo, dal 2003 c’è una terribile guerra civile che ha causato circa 500.000 morti e 2 milioni di profughi. Noi siamo stati costretti a scappare, a lasciare le nostre famiglie, il nostro lavoro, la nostra terra per non rischiare ogni giorno di morire.

E in Sudan i problemi politici stanno aumentando sempre più.

Qui in Italia abbiamo ottenuto l’asilo politico.

Da quando siamo a Palermo (alcuni arrivati nel 2003, altri negli anni seguenti) viviamo in via Boito 7, al Laboratorio Zeta, che è diventato la nostra casa. Assieme ai ragazzi italiani abbiamo ricominciato a vivere, quando è possibile a lavorare ed anche a studiare l’italiano e conoscere i nostri diritti.

Dal 19 gennaio, dopo uno sgombero, dormiamo nelle tende. E da allora ci chiediamo se un paese dove l’asilo politico è un diritto, non deve anche garantire la nostra permanenza nel luogo che ci ha accolti quando non avevamo nessuno che ci aiutava.

Abbiamo passato più di venti giorni all'aperto con pioggia, gelo e vento forte, ma per noi la questione non è solo quella di un letto per dormire.

Al Laboratorio Zeta abbiamo vissuto anche un sacco di eventi sociali: abbiamo festeggiato matrimoni, abbiamo pianto insieme i nostri morti, abbiamo gioito quando sono nati nuovi bambini.

Perdere Zeta per noi vuol dire perdere un centro culturale, che ci potrà aiutare a risolvere molti problemi di integrazione in una nuova società e contribuire anche a risolvere i problemi individuali con discussioni, consigli e consulenza di italiani, persone colte e specialisti in vari settori.

Chiediamo solo di potere continuare ad abitare come uomini civili al Laboratorio Zeta.

Vogliamo rimanere tutti insieme, sudanesi e italiani, e ricominciare a studiare nella nostra biblioteca, tornare a dormire nei nostri letti e continuare tutte le altre nostre attività.

Così ci auguriamo che le autorità risolvano il nostro problema del Laboratorio Zeta, un centro culturale che, anche con poche risorse, ha saputo fornire servizi utili e risposte efficaci ai nostri bisogni.

9 febbraio 2010

La Comunità Sudanese del Laboratorio Zeta

Bookmark and Share

venerdì 12 febbraio 2010

Zeta Lab, lettera a Napolitano: "Spazio da restituire ai rifugiati"

Dopo lo sgombero dei sudanesi ospitati nel centro autogestito di Palermo, i volontari si rivolgono al presidente della Repubblica per chiedere che sia data continuità al loro operato

PALERMO – In una lettera inviata al presidente della repubblica Giorgio Napolitano il Laboratorio Zeta ribadisce l’importanza della sua attività a Palermo a favore dei migranti. “Ci rivolgiamo a Lei per informarla della grave situazione che in questi giorni sta vivendo il Laboratorio Zeta, spazio sociale autogestito di Palermo – si legge nel testo -. Tale vicenda s’inquadra in un preoccupante contesto nazionale caratterizzato da esclusione sociale su base etnica e razziale, sul quale La S.V. ha già avuto occasione di alzare il suo autorevole monito”. “Le scriviamo dopo avere verificato per oltre due settimane l’assoluta incapacità delle istituzioni locali a risolvere la vertenza del Laboratorio, dove fino a pochi giorni fa erano ospitati oltre trenta rifugiati sudanesi e che adesso, dopo lo sgombero, sono stati costretti a dormire nelle tende sul marciapiede di una strada”.

Nella lettera si chiede di garantire e riconoscere piena continuità in tutto l’operato finora svolto dai volontari dello Zeta-Lab. “Lo Zeta Lab va restituito al più presto ai rifugiati che vi abitavano ed alle centinaia di persone che vi svolgevano gratuitamente attività sociale e culturale. Soltanto un lavoro quotidiano come quello che si realizzava al Laboratorio Zeta di Palermo, che negli anni ha dato accoglienza a oltre cinquecento rifugiati e richiedenti asilo, può evitare che il peso della crisi economica che stanno subendo le categorie sociali più deboli si trasformi in una guerra tra poveri, in un conflitto sociale dalle conseguenze imprevedibili, un conflitto che interventi repressivi possono solo esacerbare”.

“Lo sgombero eseguito in forza di una sentenza del giudice civile resa nei confronti dello Iacp non ha tenuto conto dei rilevanti interessi pubblici e della funzione sociale del Laboratorio Zeta, che rappresenta una esperienza pilota in Sicilia riconosciuta a livello nazionale – si legge ancora nella lettera - , svolgendo un’attività di accoglienza che non è stata predisposta dalle istituzioni competenti, come il vuoto di proposte risolutive conferma ancora in questi giorni”. “Da tempo, abbiamo chiesto vanamente che l’amministrazione pubblica si attivi per ripristinare i diritti negati di questi rifugiati e che la prefettura istituisca un tavolo permanente di confronto con le associazioni e l’Ufficio Stranieri del Tribunale dei minori – conclude la lettera -. Nelle ultime settimane, abbiamo chiesto inutilmente la mediazione del prefetto, nella sua funzione di rappresentante del governo e di figura autorevole di equilibrio nella dialettica sociale, al fine di garantire la soluzione della vicenda con un confronto che coinvolgesse il comune e gli altri soggetti interessati. Considerando il peggioramento della situazione dei rifugiati, appare ancor più grave ed incomprensibile l’immobilismo delle autorità locali competenti e, pertanto, ci rivolgiamo a Lei fiduciosi che un Suo intervento possa attivare tutti i canali utili per dare alla vicenda una soluzione adeguata alla gravità”. (set)

© Copyright Redattore Sociale



Bookmark and Share

martedì 9 febbraio 2010

Emergenza rifugiati sudanesi - Lettera dei rifugiati del Laboratorio Zeta di Palermo

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente della Regione Siciliana
Al Sindaco di Palermo
Al Presidente del Consiglio Comunale di Palermo
Al Prefetto di Palermo
Al Questore di Palermo
e ai cittadini di Palermo

OGGETTO: emergenza rifugiati sudanesi - Laboratorio Zeta di Palermo

Siamo 32 ragazzi sudanesi. Siamo tutti scappati da un paese dove c’è la guerra.

In Sudan i problemi legati alla politica ci sono da più di 20 anni, in Sud Sudan hanno causato circa 2 milioni di morti e circa 6 milioni di profughi. Nel Darfur, che è la regione da dove noi arriviamo, dal 2003 c’è una terribile guerra civile che ha causato circa 500.000 morti e 2 milioni di profughi. Noi siamo stati costretti a scappare, a lasciare le nostre famiglie, il nostro lavoro, la nostra terra per non rischiare ogni giorno di morire.

E in Sudan i problemi politici stanno aumentando sempre più.

Qui in Italia abbiamo ottenuto l’asilo politico.

Da quando siamo a Palermo (alcuni arrivati nel 2003, altri negli anni seguenti) viviamo in via Boito 7, al Laboratorio Zeta, che è diventato la nostra casa. Assieme ai ragazzi italiani abbiamo ricominciato a vivere, quando è possibile a lavorare ed anche a studiare l’italiano e conoscere i nostri diritti.


Dal 19 gennaio, dopo uno sgombero, dormiamo nelle tende. E da allora ci chiediamo se un paese dove l’asilo politico è un diritto, non deve anche garantire la nostra permanenza nel luogo che ci ha accolti quando non avevamo nessuno che ci aiutava.

Abbiamo passato più di venti giorni all'aperto con pioggia, gelo e vento forte, ma per noi la questione non è solo quella di un letto per dormire.

Al Laboratorio Zeta abbiamo vissuto anche un sacco di eventi sociali: abbiamo festeggiato matrimoni, abbiamo pianto insieme i nostri morti, abbiamo gioito quando sono nati nuovi bambini.

Perdere Zeta per noi vuol dire perdere un centro culturale, che ci potrà aiutare a risolvere molti problemi di integrazione in una nuova società e contribuire anche a risolvere i problemi individuali con discussioni, consigli e consulenza di italiani, persone colte e specialisti in vari settori.

Chiediamo solo di potere continuare ad abitare come uomini civili al Laboratorio Zeta.

Vogliamo rimanere tutti insieme, sudanesi e italiani, e ricominciare a studiare nella nostra biblioteca, tornare a dormire nei nostri letti e continuare tutte le altre nostre attività.

Così ci auguriamo che le autorità risolvano il nostro problema del Laboratorio Zeta, un centro culturale che, anche con poche risorse, ha saputo fornire servizi utili e risposte efficaci ai nostri bisogni.

9 febbraio 2010

La Comunità Sudanese del Laboratorio Zeta

Bookmark and Share

domenica 7 febbraio 2010

Si aggrava lo stato di emergenza al Laboratorio Zeta di Palermo

Dopo oltre tre settimane nel corso delle quali è emersa l’assoluta incapacità del Prefetto e del Sindaco di Palermo nella ricerca di soluzioni immediate alla vertenza del Centro sociale Laboratorio Zeta di Palermo, l’Associazione Aspasia, locataria della struttura, in base ad un contratto stipulato con lo IACP nel 2002 ed in scadenza tra un anno senza essere stato mai messo in esecuzione, ha rifiutato ogni soluzione alternativa proposta dall’assessore comunale Di Giovanni, rivendicando ancora una volta proprio la sede dello Zetalab in via Boito.
Come riferisce Repubblica di venerdì 5 febbraio, la responsabile di Aspasia, nel corso di un incontro che si è svolto a Palermo nei giorni scorsi, ha insistito nella intenzione di “esercitare il nostro diritto” e di “proseguire le attività a favore dei bambini svantaggiati che portiamo avanti da oltre trent’anni. Adesso aspettiamo risposte dalla magistratura”. Un chiaro invito rivolto a chi potrebbe intervenire soltanto con misure di carattere repressivo, come si è già tentato di fare quando si è fatto ricorso ad un imponente schieramento di polizia e carabinieri per mettere in esecuzione una sentenza civile di rilascio di immobile. Ed è questo quello che l’associazione Aspasia vuole in modo sempre più evidente. Trasformare una questione sociale tanto rilevante in una città come Palermo, devastata dalla illegalità e dalla inefficienza, e priva di spazi sociali, in una questione di pubblica sicurezza e quindi anche giudiziaria. Si vuole ottenere lo sgombero forzato del Laboratorio Zeta ben prima e probabilmente anche oltre il fine di svolgere attività sociali. Un risultato di “ordine pubblico” che la associazione Aspasia persegue da anni, anni nei quali ha ricevuto ingenti finanziamenti pubblici.
Intanto i rifugiati che erano ospiti della struttura si trovano ancora costretti a dormire nelle tende sul marciapiede della strada antistante il centro sociale. Malgrado la vasta solidarietà che si è creata in città attorno alla vertenza il Sindaco non ha ancora deciso di intervenire adottando ordinanze contingibili ed urgenti, idonee a garantire la salute e l’incolumità dei sudanesi, che dispongano la prosecuzione della loro accoglienza nei locali del laboratorio Zeta.
Si percepisce sempre più chiaramente il tentativo di dividere i rifugiati sudanesi prospettando loro soluzioni effimere e temporanee, al pari della manovra imbastita da qualche testata giornalistica ( e non solo) che vorrebbe addossare anche su di loro la responsabilità dell’occupazione del Laboratorio Zeta. Quello che da più fastidio, forse, in questo momento è che i rifugiati sudanesi hanno deciso di presidiare dall’esterno il laboratorio Zeta e le loro tende aperte sul marciapiede antistante in una stagione così fredda rappresentano la denuncia più grave nella condizione di abbandono nella quale sono stati abbandonati per anni dalle istituzioni.
E nei loro confronti potrebbe spiegarsi presto anche un arma più subdola di ricatto, perché molti dei rifugiati sono in attesa da tempo del rinnovo del permesso di soggiorno da parte dell’Ufficio immigrazione della Questura di Palermo, un rinnovo dovuto per legge, anche senza presentare copia del passaporto, come invece richiesto dalla Questura di Palermo, un rinnovo reso a torto un atto discrezionale, che potrebbe essere utilizzato per “consigliare” loro l’abbandono dello spazio in via Boito. Per questo chiediamo ancora una volta all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati di vigilare sul rinnovo dei permessi di soggiorno, atti dovuti dall’Ufficio immigrazione della Questura di Palermo, nei confronti di persone che godono ancora dello status di rifugiati, senza farsi invischiare nelle trame diversive imbastite per disorientare e dividere al loro interno i sudanesi offrendo loro ricoveri provvisori ed ancora inagibili.
Come già scritto in una lettera rivolta al Presidente della repubblica, sottoscritta da decine di cittadini palermitani, lo Zetalab va restituito al più presto ai rifugiati che vi abitavano ed alle centinaia di persone che vi svolgevano a titolo totalmente gratuito attività sociale e culturale. Riteniamo “che sia irrazionale ed in aperta violazione dei diritti umani che vanno comunque riconosciuti ai rifugiati, e del diritto d’asilo che la nostra Costituzione indica tra i diritti fondamentali come il diritto alla salute ed il diritto all’abitazione, l’assegnazione di un immobile ad un’associazione privata per fini privati, che in base all’attuale quadro di autorizzazioni amministrative non vi potranno mai essere realizzati. Lo sgombero del laboratorio Zeta danneggia una esperienza di integrazione che noi ed i cittadini di Palermo, che ci sono vicini in questi giorni, vogliamo difendere. senza recare tuttavia alcun possibile vantaggio all’associazione procedente, che per quanto ci risulta potrebbe facilmente disporre di altri locali per svolgere le sue attività e che non avrebbe neppure presentato richiesta di autorizzazione per gli interventi edilizi necessari per la ristrutturazione dell’immobile- autorizzazioni che, allo stato, sarebbero peraltro negate perché in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti”.
Lo sgombero eseguito in forza di una sentenza del giudice civile resa nei confronti dello IACP in un procedimento nel quale sono rimasti estranei i rilevanti interessi pubblici e la funzione sociale del Laboratorio Zeta, non può recare alcun vantaggio all’associazione Aspasia, il cui contratto scade tra un anno, e di contro l’utilizzazione di questi locali per svolgere una attività di accoglienza che non è stata possibile in altre parti della città, come il vuoto di proposte del comune conferma ancora in questi giorni, rappresenta un venir meno agli obblighi di solidarietà e accoglienza previsti dalla normativa interna e comunitaria, oltre che dalla Costituzione, ma anche imposti dal dovere di rispettare la dignità umana di persone già vittime di persecuzione e costrette ad abbandonare il loro paese.
Per tali motivi rinnoviamo ancora una volta la richiesta di una nuova trattativa che coinvolga il Comune, l’ente proprietario, lo IACP, l’associazione assegnataria, ma che veda anche partecipare allo stesso tavolo i rappresentanti del laboratorio Zeta e dei rifugiati. Soprattutto lo IACP, ente proprietario dell’immobile, oltre che di un ingente patrimonio abitativo nella città di Palermo, deve assumere una posizione chiara, dopo che per anni non si è praticamente opposto all’azione civile intentata dall’associazione Aspasia.
Al di là di proposte impraticabili formulate dall’amministrazione comunale che avrebbe a disposizione solo locali immediatamente inagibili, come quelli ubicati presso il vecchio assessorato all’urbanistica, non basta certo qualche rassicurazione verbale in favore dei rifugiati, mentre permane la situazione di grave tensione che ha portato allo sgombero ed i sudanesi dormono ancora nelle tende sulla strada esposti alla pioggia ed al vento perché hanno paura a rientrare a dormire nella struttura dopo lo sgombero posto in essere con cariche e pestaggi dalle forze di polizia, dei quali presto si dovrà occupare la magistratura.
Abbiamo chiesto da tempo che le amministrazioni pubbliche si attivino per ripristinare i diritti negati di questi rifugiati e per restituire allo spazio del laboratorio Zeta la sua destinazione sociale. Oggi, dopo essere rimasti inascoltati per settimane, dopo che uno dei ragazzi sudanesi è stato ricoverato in ospedale ed altri cominciano ad avvertire sindromi influenzali, chiediamo ancora una volta la restituzione dei locali del Laboratorio Zeta di Palermo alla sua funzione di accoglienza e di aggregazione in un momento in cui, in tante altre parti del paese sembrano prevalere la discriminazione, la esclusione su base etnica e razziale, la xenofobia istituzionale.
Marco Pirrone - Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo


Bookmark and Share

sabato 6 febbraio 2010

Retata di venditori ambulanti nel centro di Palermo

Comunicato stampa del Laboratorio Zeta

Un’operazione in grande stile è stata condotta la sera del 5 febbraio in Piazza Verdi, nel cuore del centro storico di Palermo. Cinque blindati dei carabinieri insieme ad alcune camionette della polizia municipale, hanno fatto un blitz a sorpresa non contro un pericoloso latitante, ma ai danni dei venditori ambulanti bengalesi che da anni, senza dare fastidio ad alcuno, lavorano sul marciapiede di fronte al teatro Massimo, ravvivando la passeggiata delle centinaia di persone che ogni giorno acquistano la loro merce colorata.

Siamo venuti a conoscenza di questa situazione quando, alle 23:00, un amico di Lega Ambiente, nonché studente di Al Janub, ci ha telefonato sgomento dopo aver assistito alle fasi finali della retata. Stando al suo racconto, nell’azione repressiva non sono stati coinvolti solamente i venditori, ma persino un ragazzo bengalese che passava da lì per caso e che, una volta girato l’angolo, è stato inseguito e raggiunto da due carabinieri e quindi portato via. Nel frattempo veniva sequestrata la merce e venivano fermati almeno dieci migranti, portati probabilmente in questura, di cui null’altro ci è dato sapere. È bene ricordare che se avessero esercitato la loro attività senza una regolare licenza, si tratta pur sempre di un reato amministrativo, nei confronti del quale le misure prese appaiono assolutamente sproporzionate.

Sembra lecito chiedersi se, in una città come Palermo, non ci siano ben più gravi problemi rispetto ai quali concentrare risorse ed energie, invece che continuare ad accanirsi su persone dai diritti già fragili, già vessate da una normativa sull’immigrazione e sull’asilo che rende le loro vite insostenibili.

Operazioni come questa, certamente, si inseriscono all’interno di uno scenario politico nazionale in cui, in nome di una sicurezza strumentalmente invocata, si sta legittimando un razzismo istituzionale che calpesta sempre più sfacciatamente ogni solidarietà possibile oltre che i più elementari diritti umani. La situazione della città di Palermo, però, appare ancora una volta particolare.

Dopo lo sgombero di famiglie con bambini nel quartiere Zen, dopo la violenza contro il Laboratorio Zeta, bene veramente comune in cui da anni abitavano decine di rifugiati sudanesi dal 19 gennaio scorso buttati per strada, questo è il terzo terribile episodio di cui sono state protagoniste le forze dell’ordine di questa città nelle ultime settimane. In nome di una legalità formale che in questa terra da sempre ha coperto anche le peggiori nefandezze, le problematiche sociali vengono sempre più affrontate solo con strumenti repressivi e spettacolari, mentre la quotidianità degli abitanti di Palermo prosegue a stento tra l’immondizia e la disoccupazione, il completo abbandono delle istituzioni e lo sfondo sempre presente di una radicata cultura mafiosa, e spesso della mafia vera e propria.

Da uno spazio di solidarietà e condivisione come è il Laboratorio Zeta, che è tornato a casa dopo lo sgombero con il sostegno di gran parte di questa città, denunciamo quanto avvenuto contro questi lavoratori migranti e, più in generale il clima irrespirabile in questo momento così buio della nostra città.
Bookmark and Share

venerdì 29 gennaio 2010

Laboratorio Zeta - Continuano le iniziative e il dialogo con il quartiere e la città

Come può protestare per il lavoro chi il lavoro non ce l'ha?
Il 2 febbraio 1956 Danilo Dolci rispose a questa domanda organizzando il primo "sciopero alla rovescia", passato alla storia come lo sciopero "della trazzera" perchè decine di persone quel giorno lavorarono per rimettere a posto la vecchia stradina fangosa che da Partinico portava i braccianti nei campi.
Domenica 31 gennaio dalle 10.00 il Laboratorio Zeta promuove insieme a tante associazioni cittadine, (Comitato Spazio Pubblico, Circolo L’erbavoglio, Comitato per il centro storico e altri) uno “sciopero alla rovescia” per pulire e abbellire via Boito insieme agli abitanti del quartiere che in tanti in questi giorni hanno sostenuto i giovani dello Zlab e i rifugiati sudanesi.
<> dice Loriana Cavaleri. Domenica si lavorerà insieme per ripulire la strada, sistemare i giardinetti, ci saranno giornali da leggere e tavoli per giocare a carte, giochi per i bambini.
Lunedì 1 febbraio alle ore 17.00 Padre Gianni Notari ufficerà al Laboratorio Zeta una messa interculturale aperta alla partecipazione di tutta la cittadinanza.
<> Danilo Dolci
Sabato 30 gennaio alle ore 11.00 in Via Boito 7, conferenza stampa per informare la cittadinanza sull’interrogazione parlamentare in corso e la lettera al prefetto sulla situazione del laboratorio
Bookmark and Share

giovedì 17 dicembre 2009

18 e 22 dicembre, Palermo: Biblioteca solidale

NELLA NOSTRA BIBLIOTECA SOLIDALE SAN DANIELE COMBONI PUOI TROVARE UNA SERIE DI LIBRI DELLA CASA EDITRICE EMI ED EDIZIONI CREATIVA E VARI ARTICOLI DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE.

TI OFRIAMO L’OPPORTUNITA’ DI UN'IDEA ORIGINALE ALTERNATIVA E SOLIDALE PERCHE’ COMPRANDO DA NOI CONTRIBUISCI A SOSTENERE IL PROGETTO SUD – SUDAN CHE STIAMO PORTANDO AVANTI CON AMICI E SIMPATIZZANTI...

CI TROVI NELLA SEDE DEI LAICI MISSIONARI COMBONIANI DI PALERMO IN VIA SANTANGELO 17/B - SAN LORENZO

ORARI E GIORNI DI APERTURA
BIBLIOTECA SOLIDALE SAN DANIELE COMBONI
PER QUESTE FESTE NATALIZIE
VENERDI’ 18 DICEMBRE DALLE ORE 18 ALLE ORE 20
MARTEDI 22 DICEMBRE DALLE ORE 18 ALLE ORE 20

Bookmark and Share