Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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domenica 25 dicembre 2011

29 dicembre, Palermo: CISS in festa 2011




Giovedì 29 dicembre Ciss Cooperazione Internazionale Sud Sud vi invita a scambiare auguri, progetti e solidarietà per il nuovo anno, dalle 21.00 ai Candelai con la musica di Toti Poeta, video dal Sahara e DJ set conclusivo. 

Una occasione per condividere notizie, video, informazioni sui progetti del Ciss nel Sud del mondo e d’Italia, musica e convivialità.

21.00: proiezione di estratti video da “Studio Sahara”*

22.00: LIVE SET  Toti Poeta (www.totipoeta.it)

a seguire

DJ SET

Info-point sul viaggio di turismo responsabile “La rotta delle oasi. La rinascita del Sahara”
che il Ciss propone per febbraio e le cui iscrizioni scadono il 30 dicembre

L’ingresso è gratuito, con un contributo libero in sostegno della campagna del Ciss per la tutela dell’infanzia “Studiare ,Giocare, Crescere”.

Vi aspettiamo!

*un programma di documentari interamente realizzato, in studio e in esterni, da ragazzi e ragazze di Tata, città al sud del Marocco in cui il Ciss svolge un intervento di riabilitazione delle oasi. Realizzato nel gennaio del 2011 e prodotto dal Ciss, “Studio Sahara” è un progetto a cura di Angelo Loy ed Emanuele Vernillo.


venerdì 20 maggio 2011

La riscossa della sinistra e i nostri Bouazizi ignorati

Lo so, ora che in Italia non si discute d’altro che dei risultati elettorali e dei prossimi ballottaggi, è incongruo, forse anche disturbante e impopolare, scrivere di suicidi di protesta. Eppure, a ben vedere, qualche nesso c’è fra il declino del berlusconismo, la riscossa della sinistra e questo fenomeno in apparenza secondario. Per cominciare: avete mai sentito parlare di Noureddine Adnane? E di Penda Kebe o di Georg Semir? Probabilmente no. Di sicuro, invece, conoscete i nomi di Jan Palach e di Mohamed Bouazizi. Eroe e martire della Primavera di Praga, il primo, della rivoluzione tunisina in corso, il secondo. Palach e Bouazizi hanno in comune il fatto d’essersi suicidati col fuoco per protestare contro regimi oppressivi e dispotici. In entrambi i casi le fiamme che hanno distrutto la loro vita sono servite ad appiccare l’incendio della sollevazione popolare. Così come nel 1963, a Saigon, nel Sud Viet Nam, i suicidi dei bonzi buddisti accesero la miccia della rivolta contro il regime autoritario e intollerante di Ngo Dihm Diem e più tardi contro la guerra di aggressione statunitense.

Invece, nessuna rivolta o rivoluzione hanno prodotto i suicidi di protesta dei migranti in Italia. Penda Kebe, che ho avuto il privilegio di conoscere, era una splendida donna senegalese, madre di cinque figli, infaticabile attivista per i diritti dei migranti. Viveva a Brescia dal 1996. Il 7 dicembre 2007, a Roma, durante la visita del presidente senegalese Abdoulaye Wade, si dà fuoco in piazza del Campidoglio. E’ l’atto estremo di rivolta contro le discriminazioni e i soprusi subiti, e contro le autorità del suo paese. L’estate precedente, a Milano, era stata arrestata dalla polizia italiana all’interno del consolato senegalese: reclamava procedure più veloci e trasparenti per il rilascio dei passaporti ai suoi connazionali. Muore il 30 dicembre, dopo ventitre giorni di agonia.

Più recentemente, il 16 marzo 2011, Georg Semir, cittadino albanese di 33 anni, padre di due bambini, residente in Italia da alcuni anni, si dà fuoco in piazza, a Vittoria, in provincia di Ragusa, di fronte al Teatro comunale. Manteneva se stesso, la moglie e i figli col lavoro da bracciante nelle serre: un’attività dura e malpagata che i locali non sono più disposti a fare. Non solo: lavorava in condizioni servili e non riceveva il salario da mesi. Muore il 26 marzo, dopo dieci giorni di agonia. L’atto disperato di protesta contro il padrone non avrà alcuna risonanza, neppure mediatica.

Ma compariamo nel dettaglio i due casi più simili, l’uno divenuto celebre, l’altro rimasto un semplice fatto di cronaca: minore, anzi minimo. Le analogie fra le due vicende sono tanto impressionanti quanto l’asimmetria degli esiti.

Mohamed Bouazizi, cittadino tunisino di 26 anni, vive a Sidi Bouzid, grosso borgo agricolo, capoluogo di una regione abbandonata alla marginalità e al sottosviluppo. Benché diplomato, è costretto a fare il venditore ambulante abusivo di frutta e verdura, per mantenere se stesso, la madre e sei fratelli. Vessato dalle guardie municipali, multato, schiaffeggiato da un’ausiliaria, respinto dalle autorità allorché cerca di farsi ricevere per denunciare i soprusi subiti, si dà fuoco il 17 dicembre 2010. Muore dopo diciassette giorni di agonia, il 3 gennaio 2011. In Tunisia scoppia la rivoluzione. Il 14 gennaio Ben Ali è costretto ad abbandonare il potere e il paese.

Noureddine Adnane, cittadino marocchino di 27 anni, di Ben Ahmed, borgo agricolo della regione di Settat, povera e spopolata dall’emigrazione, a 18 anni decide di emigrare: arriva a Palermo nel 2002. Fa l’ambulante per mantenere se stesso, i genitori e sette fratelli. Benché abbia tutte le carte in regola, dal permesso di soggiorno alla licenza, è di continuo vessato, multato, forse anche taglieggiato dalle guardie municipali. Dopo l’ennesima multa, il 10 febbraio 2011 si cosparge di benzina e si dà fuoco. Muore il 19 febbraio, dopo nove giorni di agonia. In Italia non scoppia alcuna rivoluzione, neppure qualche rivolta circoscritta.

E come potrebbe? La vita di un immigrato, per di più povero, conta il niente assoluto. Così ad Adnane il suicidio non varrà per essere annoverato nella schiera dei martiri come Bouazizi, né servirà a scuotere le coscienze dei cittadini italiani, rendendoli consapevoli delle discriminazioni e umiliazioni che patiscono i migranti o dei soprusi che essi stessi subiscono da certi prepotenti, in divisa e non.

In conclusione e a proposito di riscossa della sinistra. Nel corso dell’ultimo governo Prodi, proposi ai ministri competenti il progetto di un museo nazionale dell’immigrazione: un museo non imbalsamato, anzi interattivo, da sviluppare a partire da un’installazione che informasse, minuto per minuto, delle vittime della Fortezza Europa e dello sfruttamento del lavoro dei migranti. E’ pleonastico precisarlo: il progetto non andò in porto. Ora che la sorte di nuovo sembra sorridere alla sinistra, vi chiedo: perché non rilanciamo quel progetto, a partire da un monumento che ricordi il sacrificio di Noureddine Adnane, cioè il nostro Bouazizi? Oltre tutto, potrebbe essere di buon auspicio per le sorti della nostra seconda Liberazione.

Annamaria Rivera

(19-05-2011)
 

domenica 8 maggio 2011

10 maggio, Palermo: Mediterraneo e Medio Oriente tra trasformazioni sociali, rivolte e domanda di democrazia

Cooperazione Internazionale Sud Sud

vi invita ad un incontro pubblico su

MEDITERRANEO E MEDIO ORIENTE

tra trasformazioni sociali, rivolte e domanda di democrazia



Martedì 10 maggio 2011

ore 16.30

presso il salone della Chiesa valdese

in via dello Spezio, 43 - Palermo

(angolo di via E. Amari, dietro il Teatro Politeama)


Interventi e testimonianze di cooperanti italiani e ONG locali da e su:Egitto, Marocco, Libano, Palestina, Tunisia

Sergio Cipolla
presidente CISS

Mario Michelini
Egitto

Rosalia Angotti
Tunisia

M'hamed Mistaoui
Delegato Associazione Mouwatana
Tunisia

Massimiliano Di Tota
Marocco

Giuseppe Cammarata
Libano

Salvo Maraventano
Palestina

Alberto Sciortino
Coordinatore progetti cooperazione internazionale
CISS

--

Claudia Cassina
Settore Comunicazione
CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
Via G. Marconi, n.2/a - 90141 Palermo
Tel. (+39) 091.6262694
e-mail: c.cassina@cissong.org
http://www.cissong.org/


lunedì 28 febbraio 2011

Palermo, sciopero dei migranti. Con la testa in Nord Africa

Il primo marzo gli immigrati di tutta Italia incroceranno le braccia. Un evento che in Sicilia viene vissuto in modo particolare, tra le notizie che arrivano dall'altra sponda del mare e la vicenda di Nouredinne Adnane, che pochi giorni fa si è dato fuoco

28 febbraio, 2011

di David Saltuari

Martedì primo marzo, in molte città italiane, i migranti che vivono e lavorano nel nostro paese, scenderanno in piazza per incrociare le braccia. Uno sciopero che vuole dimostrare cosa potrebbe succedere al nostro Paese e alla nostra economia se gli stranieri, per davvero, non ci fossero. L'idea è nata nel 2009 in Francia, ma già dall'anno dopo si è diffusa in molti altri paesi, Italia compresa. La mobilitazione non è organizzata da nessun sindacato o partito, ma i vari comitati cittadini nascono e si coordinano via web attraverso un blog nato apposta. Lo scorso anno si scontrarono con lo scetticismo di molti, riuscendo però a ottenere una grande attenzione e un buon seguito. Quest'anno cercano di bissare. E gli occhi di molti saranno puntati sul primo marzo di Palermo, una delle città più vicine, non solo geograficamente, alle proteste che stanno rivoluzionando il Nord Africa, perché è da qui che veniva Nouredinne Adnane, il ragazzo al quale le manifestazioni di tutta Italia saranno dedicate.

"Il nostro primo marzo è iniziato il 19 febbraio, quando è morto Noureddine." spiega Tindara Ignazzitto, una delle organizzatrici del primo marzo palermitano. Nouredinne Adnane era un ambulante, con regolare licenza, 27enne di origine marocchine. Lo scorso 11 febbraio, per protestare contro i soprusi che avrebbe subito da alcuni vigili, si è dato fuoco: è morto dopo una settimana di agonia. Una storia che a Palermo ha fatto particolarmente male. Qui, spiegano tutti, la comunità nordafricana è molto più antica dell'immigrazione storica in Italia. Qui c'è la più grande comunità tunisina del Paese. Qui pescatori italiani e nordafricani vanno da sempre per mare insieme e l'arabo fa ormai parte della lingua e del cibo. Il confine tra arabo e siciliano è spesso qualcosa di indefinibile. "Quello che è successo a Nouredinne colpisce proprio per questo" continua la Ignazzitto. Come se fosse a rischio un equilibrio storico "quest'anno si avverte un crescere della consapevolezza delle comunità straniere. Abbiamo ricevuto molte più adesioni rispetto all'anno scorso. E penso che quest'anno in piazza ci saranno più stranieri che italiani".

Certo, quello che accade sulle coste del Nord Africa spinge anche molti a una maggiore voglia di partecipare. "Questo sciopero permette agli stranieri di sentirsi finalmente protagonisti" racconta Abraha Yodit, altra organizzatrice del primo marzo palermitano. Una rivolta, quella nordafricana, che viene vissuta dai migranti siciliani con un misto di speranza e paura. "Qui in Sicilia sentiamo la pressione più che da altre parti" spiega Tindara Ignazzitto, "sappiamo che ci sarà un'ondata di persone nuove, molti hanno paura di una guerra tra poveri". Da parte di molti c'è anche la consapevolezza che, se dovessero sbarcare nuovi immigrati, la Sicilia sarà solo terra di passaggio. "Chi arriverà finirà in centri periferici, dove c'è poco contatto con la popolazione locale" spiega Reda Beradi, di origini marocchine ma ormai pienamente italiano. "Chi viene qui punta ad andare al nord e in Europa. Qui non ci sono grandi prospettive. Lo sanno anche quelli che arrivano".

Ma per molti potrebbe diventare l'occasione per un viaggio in direzione contraria. "Anche chi è qui in Italia da quarant'anni sogna sempre di tornare a casa - spiega Abraha Yodit - La scusa per non partire sono sempre le condizioni che si rischiano di trovare. Ora però le cose potrebbero cambiare". Decidere dove costruire la propria identità però è tutt'altro che facile. Lo sa Bassan, nato in Italia da genitori tunisini, tornato nella terra origine da bambino, cresciuto lì per poi rivenire in Italia e, a diciotto anni, ottenere la cittadinanza. Oggi è uno dei tanti nuovi italiani, sospesi tra due mondi. "Il mio cuore è diviso in due" spiega, raccontando come si sente nel vedere quello che accade a Tunisi e alla sua vita in Italia. Lì ci sono affetti, origini e legami, ma lui ha deciso che la sua vita è qui. Ma alla fine non si tratta di uno strappo così drastico. "In fondo Sicilia e Africa sono vicine - spiega ridendo - posso sempre viaggiare e stare un po' qui e un po' lì".





Questo video è stato pubblicato su Fortresseurope.blogspot.com
 
 

mercoledì 23 febbraio 2011

Primo Marzo 2011 a Palermo: tutte le iniziative in programma

I file originali (stampabili) anche in formato .pdf
possono essere richiesti a
primomarzo2010palermo@gmail.com

COMITATO PROMOTORE DEL PRIMO MARZO 2011 PALERMO

Tindara (3397458087) & Yodit (3398140232)


Primo Marzo 2011 - Lo sciopero dei migranti - Una giornata senza di noiPer una Palermo Unita contro il Razzismo IstituzionaleIN ITALIA LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI?

...

La Bossi-Fini costringe ad essere clandestini prima di poter divenire regolari, le sanatorie sono solo per pochi fortunati, i figli di immigrati che crescono qui non hanno diritto ad essere cittadini, la burocrazia per i permessi di soggiorno fa vivere gli stranieri nella precarietà e sotto ricatto, i politici italiani fanno accordi con crudeli dittatori e, con i respingimenti, riconsegnano nelle mani dei torturatori uomini, donne e bambini che avrebbero diritto d’asilo, agenti e funzionari negligenti o che abusano del loro potere
umiliano la dignità dei migranti.

I DIRITTI NON HANNO COLORE!

Noureddine Adnane, è nato in Marocco, da diversi anni viveva e lavorava legalmente a Palermo, è morto il 19 febbraio 2011 a 27 anni.
L’umiliazione e lo sdegno possono bruciare più forte del fuoco. Questa giornata è dedicata a lui anche nelle altre piazze italiane
http://primomarzo2010.blogspot.com/2011/02/il-primo-marzo-in-memoria-di-noureddine.html


PROGRAMMA PRIMO MARZO 2011 A PALERMO


27 FEBBRAIO

ore 17.00 – piazza Verdi (Teatro Massimo)

Spettacoli interculturali e microfono aperto



28 FEBBRAIO

Mattina – In diverse scuole della Città

Incontri nelle scuole tra mediatori culturali e studenti
sul tema dell’immigrazione



1° MARZO

Mattina – In diverse scuole della Città

Incontri nelle scuole tra mediatori culturali e studenti
sul tema dell’immigrazione



ORE 10.00

Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula Magna, viale delle Scienze

Il diritto allo studio come diritto alla cittadinanza e all’inclusione

Tavola rotonda e proiezione del film “Una scuola Italiana”



ORE 15.00

Dipartimento Politica, Diritto e Società, Piazza Bologni n. 8

“Ancora migranti tra accoglienza e detenzione”

ASGI - Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione



ORE 17.00

Da Porta Felice a Piazza Bologni

CORTEO



ORE 21.00

Santa Chiara a Ballarò

LA NOTTE NERA

festa, cibo e musica nel cuore della città multietnica






 
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Comunicato della Comunità marocchina - 19 febbraio 2011

Ciao Noureddine… La tua Palermo ti ha visto morire nel silenzio… ma vivrai nel nostro ricordo…

.... Oggi abbiamo versato lacrime... gocce che hanno riempito il vaso che contiene tutta la nostra voglia di cittadinanza Palermitana... questa città è la nostra unica motivazione che ci consola nel stare lontano da un ambiente familiare... In 25 anni senza che l'amministrazione se ne fosse accorta è la nostra città... è difficile pensare o immaginare il nostro legame con Palermo... ma nel disaggio e nel ricatto delle leggi italiane sull'immigrazione, nell'abbandono da parte delle amministrazioni locali, nella negazione del diritto di rappresentanza sociale e politica, nella mancanza di una democrazia partecipata, nella esclusione dalla produzione culturale, nella negazione continua dei diritti della dignità dell'uomo, nella mancanza di riconoscenza della nostra sfera spirituale... nell'assenza di spazi per celebrazioni ed eventi culturali... Noi abbiamo scelto di vivere qui... abbiamo scelto di contribuire al tessuto economico ed urbano della città... abbiamo valorizzato il centro storico in anni che veniva considerato un luogo inaccessibile.

Noi migranti non ci lasceremo convincere che questo luogo incantato possa essere solo di chi per caso, per circostanze, o per volontà divina, per diritto vi sia nato e cresciuto... perchè Palermo è la città madre dei nostri figli, dei nostri fratelli, dei nostri amici... questa è la città che vorremmo che i turisti ed i "forestieri" potessero conoscere... Le nostre lacrime non sono lacrime di dolore ma di commozione ed emozione perchè la morte di Noureddine ci ha svegliato la coscienza di cittadini... di cercare la coesione sociale per il bene comune... di sentirci uniti... come palermitani e come migranti ...

Ringraziamo le forze politiche e sociali più presenti con noi in questo dolore, perchè sono la sintesi dell'efficienza dell'impegno civile e politico a Palermo, una città dove siamo sicuri che ci deve essere futuro per tutti... anzi dove C'é FUTURO…                         Reda Berradi





domenica 20 febbraio 2011

19 febbraio 2011, Palermo: In memoria di Noureddine Adnane

L A  B A L L A T A  D I  R I V A



N O I  S I A M O  I  F I G L I  D E L L A  S A B B I A ,


D E L  S O L E  E  D E I  F I O R I ,


S I A M O  I  F I G L I  D E L  M A R E .


N O I  R A G A Z Z I  D A I  M I L L E  S O G N I  S P E Z Z A T I ,


I N F R A N T I  E  T R A D I T I ,


C O L  C U O R E  T E N E R O

E  C O N  G L I  O C C H I  A S C I U T T I  E  B R U N I ,



N O I  D A L L A  C H I OM A  C O L O R  P E C E ,


S I A M O  V E N U T I  A  B A L L A R E

N E L L E  V O S T R E  P I A Z Z E  L U M I N O S E ,



N E L L E  V O S T R E  C A S E .


S I A M O  V E N U T I  A  B A L L A R E  P E R  I  V O S T R I  O C C H I


S T A N C H I  E  I M M O B I L I  C OM E  S P E C C H I .


S I A M O  I  B A M B I N I  N A T I  D A  G O C C E  D ’ A C Q U A


D I  F I U M E  I N  S E C C A


C H E  F I N O  A  I E R I  S C O R R E V A  L E N T O .


S I A M O  S P I G H E  D I  G R A N O  P I E N E  E  F O R T I


S I A M O  V E N U T I  A  C A N T A R V I

L E  N O S T R E  C A N Z O N I  D ’ A M O R E .



C A N Z O N I  D O L C I  C OM E  M A N D O R L E  E  M I E L E .


L E  C A N T E R E M O  A D  A L T A  V O C E


F I N C H È  T O C C H E R E M O  I  V O S T R I  C U O R I


P E R  P O I  C A N T A R L E  P I A N O ,  P I A N O


A S S I EM E , N E L L E  V O S T R E  C A S E ,


N E L L E  V O S T R E  P I A Z Z E ,


N E L L E  V O S T R E  C I T T À .


D A G H M O U M I  A B D E L  K A D E R  ( MA R O C C O )
 
 
* Questa poesia è stata inserita nella spettacolo di Teatro Giornale (Teatro dell'Oppresso) realizzato come lavoro finale del Laboratorio "Anime Migranti" promosso dal CISS Cooperazione Internazionale Sud Sud e condotto da Sergio Di Vita presso il Centro Santa Chiara di Palermo e andato in scena il 20 febbraio 2011.
Lo spettacolo è stato dedicato a Noureddine Adnane, morto a Palermo il 19 febbraio 2011 perché si era dato fuoco l'11 febbraio 2011 davanti agli agenti della Polizia Municipale di Palermo che lo stavano sottoponendo all'ennesimo controllo. Noureddine Adnane, originario del Marocco, abitava e lavorava a Palermo da circa 10 anni, aveva regolare permesso di soggiorno e regolare licenza di vendita ambulante.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Noureddine Adnane
 
 
 

mercoledì 16 febbraio 2011

18 febbraio e 19 febbraio, Palermo: Iniziative di solidarietà per Nourredine Adnane

Una luce per Nourredine

PREGHIERA COMUNE

VENERDI’ 18 FEBBRAIO - ORE 18.00

Piazzale antistante reparto - Centro ustioni / Chirurgia plastica
Ospedale Civico Palermo

Nourredine Adnane, 27 anni, venditore ambulante a Palermo, si è dato fuoco venerdì 11 febbraio 2011 dopo l'ennesimo controllo dei Vigili Urbani con relativo sequestro della merce. Le sue condizioni sono disperate: attualmente è ricoverato al reparto grandi ustionati dell'ospedale civico, con bruciature di terzo grado sull'80% del corpo. A Palermo vivono il padre e due fratelli di Adnane; in Marocco contavano su di lui la moglie di 21 anni e la figlia di 3 anni, oltre alla madre rimasta in patria con i suoi 5 fratelli più piccoli.

BASTA REPRESSIONE
BASTA RAZZISMO
BASTA LEGGI INGIUSTE


MANIFESTAZIONE

SABATO 19 FEBBRAIO - ORE 16.00

PIAZZA POLITEAMA

Vogliamo dare un segno concreto della nostra solidarietà a Nourredine Adnane e alla sua famiglia, e abbiamo deciso di dare inizio a una sottoscrizione, una raccolta fondi che consenta di far fronte alle necessità immediate sue e della sua famiglia, e contribuisca alle spese sanitarie per le cure. Invitiamo tutti coloro che non si sono riconosciuti nella insensibile applicazione delle regole in una città senza regole a dare il loro contributo, con un versamento sul conto intestato a Cooperazione Internazionale Sud Sud

IBAN: IT42 H030 3204 6050 1000 0001 629
CREDEM - Agenzia 6 - via Damiani Almeyda 42 - Palermo

Utilizziamo questo conto esclusivamente per Nourredine Adnane, in modo che tutta la raccolta sia tracciabile e trasparente; vi invitiamo quindi a non fare donazioni in contanti, ma soltanto bonifici



martedì 15 febbraio 2011

Iniziative a Palermo a sostegno di Nourredine Adnane, ambulante del Marocco che si è dato fuoco davanti ai poliziotti che gli avevano sequestrato la merce: Manifestazione 19 febbraio ore 16 e raccolta fondi

Solidarietà e Accoglienza per tutti

SABATO 19 ore 16

Piazza Politeama

Manifestazione
a sostegno di Nourredine Adnane

Noureddine Adnane, ragazzo marocchino di 27 anni, venerdì 11 si è dato fuoco per protestare dopo l'ennesimo atto di arroganza della Polizia Municipale.

Manifestiamo tutti insieme:
  • Solidarietà con i parenti e gli amici di Noureddine
  • Basta repressione. Verità e Giustizia sulle violenze e furti da parte delle forze dell'ordine
  • Libertà di vendita per tutti gli ambulanti
  • Uniamoci immigrati e persone solidali per la dignità e la libertà
  • Contro leggi e provvedimenti razzisti (pacchetto sicurezza, ordinanze del Sindaco, ecc.)
  • Per la chiusura dei CIE
Siamo tutti esseri umani!
 
Iniziativa promossa dall'assemblea della comunità marocchina insieme a persone e gruppi solidali ed antirazzisti riunitasi a Palermo il 15 Febbraio 2011







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Raccolta fondi
a sostegno di Nourredine Adnane


Nourredine Adnane, 27 anni, venditore ambulante a Palermo, si è dato fuoco venerdì 11 febbraio 2011 dopo l'ennesimo controllo dei Vigili Urbani con relativo sequestro della merce.

Le sue condizioni sono disperate: attualmente è ricoverato al reparto grandi ustionati dell'ospedale civico, con bruciature di terzo grado sull'80% del corpo.

A Palermo vivono il padre e due fratelli di Adnane; in Marocco contavano su di lui la moglie di 21 anni e la figlia di 3 anni, oltre alla madre rimasta in patria con i suoi 5 fratelli più piccoli.

Vogliamo dare un segno concreto della nostra solidarietà a Nourredine Adnane e alla sua famiglia, e abbiamo deciso di dare inizio a una sottoscrizione, una raccolta fondi che consenta di far fronte alle necessità immediate sue e della sua famiglia, e contribuisca alle spese sanitarie per le cure.

Invitiamo tutti coloro che non si sono riconosciuti nella insensibile applicazione delle regole in una città senza regole a dare il loro contributo, con un versamento sul conto intestato a Cooperazione Internazionale Sud Sud: IBAN: IT42 H030 3204 6050 1000 0001 629
CREDEM - Agenzia 6 - via Damiani Almeyda 42 - Palermo

Utilizziamo questo conto esclusivamente per Nourredine Adnane, in modo che tutta la raccolta sia tracciabile e trasparente; vi invitiamo quindi a non fare donazioni in contanti, ma soltanto bonifici.

Grazie!

Cooperazione Internazionale Sud Sud

via Marconi 2/a Palermo

0916262694




venerdì 11 febbraio 2011

15 febbraio, Palermo: Mawlid 2011 a Palermo. Festa della nascita del Profeta Muhammad


L’ARCA Federazione delle Associazioni e Comunità Immigrati

presenta

Festa della nascita del Profeta Muhammad

MAWLID 2011 a Palermo

Serata di Musica e poesia in onore del Profeta dell’islam



La festa del Mawlid è la festa dell’amore per il Profeta e della gioia per la sua nascita. Ovunque, in Asia e in Africa, nelle notti del Mawlid, nelle case e nei cortili, nelle moschee e nelle piazze, i musulmani intonano canti in onore di colui che considerano la migliore delle creature di Dio ed il Sigillo dei Suoi Profeti. I bambini si riversano per le strade agitando le loro lanterne luminose e gli adulti rievocano con recitazioni e narrazioni gli eventi più importanti legati alla missione terrena dell’Ultimo degli Inviati. Il Mawlid è un invito a meditare sulla figura e sulla natura del Profeta, ad interiorizzarne il modello e a seguirne il cammino. Quest’anno l’atmosfera del Mawlid rivive a Palermo in una festa che unisce tutte le comunità musulmane della città.

Non ti abbiamo inviato
se non come misericordia per il creato
(Corano)

MARTEDÌ 15 FEBBRAIO 2011

ORATORIO DI SANTA CHIARA
Piazza Santa Chiara, 11


19:30 Cena con piatti e dolci tipici della festa

20:00 Canti, poesie e recitazioni tradizionali eseguiti dalle associazioni culturali di Bangladesh, Costa d’Avorio, Ghana, Marocco, Mauritius, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sudan e Tunisia

A seguire esibizioni di Said Ben Messafer, Siqiliah Ensemble e Yousif Latif Jaralla.

INGRESSO E CENA GRATUITI



mercoledì 12 gennaio 2011

15 gennaio, Palermo: Presidio davanti al Consolato della Tunisia a sostegno delle lotte dei giovani del Maghreb e contro il liberismo che nega il futuro

Presidio davanti al consolato della Tunisia

Piazza Ignazio Florio, 24, Palermo

Sabato 15 gennaio 2011, ore 10-13

A sostegno delle lotte dei giovani nel Maghreb
e contro il liberismo che nega il futuro

Le rivolte esplose in quasi tutte le città della Tunisia e dell’Algeria e prima anche del Marocco nascono dalle stesse motivazioni che hanno provocato le lotte dei giovani a Londra come in Italia, in Francia e altrove. Le conseguenze delle scelte liberiste sono dappertutto le stesse: accentuazione dell’asimmetria di potere e della distanza fra ricchezza e povertà, corruzione e protervia di poteri reazionari se non di tipo apertamente mafioso, erosione dei diritti fondamentali, negazione del futuro della società e quindi in primo luogo dei giovani. Puntando all’arricchimento immediato di pochi – da Cameron a Sarkozy, da Berlusconi a Ben Ali, da Bouteflika alla cerchia di potere del re del Marocco – il liberismo favorisce soltanto gli affari privati dei più forti e distrugge i servizi pubblici e quindi ogni prospettiva vivibile. I regimi tunisino e algerino stanno minacciando il bagno di sangue approfittando dell’appoggio dei governi francese e italiano e di altri europei. In Algeria e in Tunisia la polizia e l’esercito sparano persino sulle persone andate ai funerali degli assassinati. La gravità della situazione è rivelata dalla stessa Ue costretta a chiedere il cessate il fuoco dopo le decine di morti e le varie centinaia di feriti. Il rischio di un bagno di sangue è alto.

Per parte nostra ci impegniamo a sostenere queste lotte come quelle per la difesa dei diritti fondamentali dei lavoratori con ogni sorta di iniziative nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e nei quartieri, e organizzando anche un effettivo sostegno ai militanti maghrebini che rischiano la feroce persecuzione anche con metodi mafiosi. Che in tutte le università e le fabbriche europee ci si mobiliti a fianco delle rivolte nel Maghreb.

Inviare adesioni a:

Lavoro, libertà, dignità per il popolo tunisino!

Forum Antirazzista di Palermo



Il testo di 'Rais LeBled' del rapper tunisino “El Général”
che è stato arrestato per qualche giorno a gennaio 2011
per quest’inno delle ribellioni in Tunisia

Presidente, oggi parlo con te

nel nome mio e nel nome di tutto il popolo,

un popolo che vive nel dolore ancora nel 2011!

C’è ancora gente che muore di fame!

Vogliono lavorare, vogliono sopravvivere,

ma nessuno ascolta la loro voce!

Scendi in strada e guarda!

La gente sta impazzendo e i poliziotti diventano mostri,

ormai sanno usare solo i manganelli,

tac tac,

non gliene importa,

tanto non c’è nessuno pronto a dire no!



La legge e la costituzione

sono solo sulla carta.

Ogni giorno sento di processi

contro la povera gente,

anche quando tutti sanno che quella è una brava persona!

E vedo serpenti ovunque pronti a mordere le nostre ragazze

Accetteresti che tua figlia fosse morsa?

Lo so, certe parole fanno piangere gli occhi...

Ma tu sei un padre e un padre non permetterebbe

che tutto questo accada ai suoi figli!

Il mio è il messaggio di uno dei tuoi figli,

uno che prova a parlare con te.



Parlo con dolore,

viviamo come cani!

Metà della popolazione vive nell’umiliazione

e beve l’oppressione.

Presidente, il tuo popolo sta morendo!

Guarda quello che sta accadendo!

La gente non ha più un posto dove abitare!

Parlo nel nome di tutto il popolo,

c’è gente che mangia dalla spazzatura!

Guarda quello che sta accadendo nel paese!



Presidente hai detto che era il tempo di parlare senza paura.

Ok, io ho parlato

anche se so che adesso mi aspettano guai!

Vedo l’ingiustizia ovunque,

ecco perché ho deciso di raccontare tutto!



Per quanto tempo ancora i tunisini

dovranno vivere sotto la paura?!

Dov’è la libertà di espressione?

Solo sulla carta!

Presidente guarda!

Oggi il paese è diventato un deserto diviso in due.

Ci sono ladri dappertutto,

tutti li vedono ma nessuno può dire niente!

Rubano i soldi delle infrastrutture,

e tu sai bene di chi parlo!

Figli di un cane!

Si sono mangiati i soldi del povero popolo

e adesso non vogliono lasciare la poltrona!



Signor presidente,

se il nostro popolo vivesse in modo dignitoso,

non avrei ragioni per dire queste cose.

E invece sono sempre gli stessi problemi,

le stesse sofferenze.
 
 

lunedì 16 novembre 2009

19 novembre, Palermo: Presentazione libro "Salé et ses corsaires (1966-1727). Un port de course marocain au XVIIe siècle"


UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO e FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE

INVITANO

GIOVEDÌ 19 NOVEMBRE

COLLEGIO SAN ROCCO – VIA MAQUEDA 234
AULA BORSELLINO

ORE 10.00


PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI
LEÏLA MAZIANE
Docente di Storia moderna presso l’Università Hassan II di Mohammedia

SALÉ ET SES CORSAIRES (1666-1727). UN PORT DE COURSE MAROCAIN AU XVIIE SIÈCLE, Pubblicatios des Universités de Ruen et du Havre, Presses Universitaires de Caen, 2007.

INTRODUCE: GIOVANNA FIUME

PRESENZIANO
Il Console generale del Regno del Marocco a Palermo
S.E. YOUSSEF BALLA
Il Magnifico Rettore
Prof. ROBERTO LAGALLA
Il Preside
Prof. ANTONELLO MIRANDA


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domenica 11 ottobre 2009

13 e 15 ottobre: DIFFERENTI PRATICHE IN DIFFERENTI SUD, 16 giovani da Congo, Libano, Marocco e Guatemala si raccontano a Palermo...


DIFFERENTI PRATICHE IN DIFFERENTI SUD: 16 giovani da Congo, Libano, Marocco e Guatemala si raccontano a Palermo...


All'interno di un progetto di scambio di esperienze tra giovani beneficiari e operatori di associazioni e ong del Sud del mondo, realizzato dal CISS - cooperazione Internazionale Su Sud, dal titolo DIFFERENTI PRATICHE IN DIFFERENTI SUD.


Al Janub invita tutti i ragazzi dell'università e non solo

martedì 13 ottobre dalle 18.30 in poi

PER UNO SPECIALISSIMO APERITIVO

presso la Casetta della Cooperazione

(
viale delle Scienze, di fronte economia)

per conoscere e confrontare le proprie esperienze con 16 giovani provenienti da CONGO, LIBANO, MAROCCO, GUATEMALA


Giovedì 15 ottobre, a partire dalle 19.00, il Consorzio Sali, l’Associazione culturale Scirocco e la Ong Ciss/Cooperazione Internazionale Sud Sud presentano

“Differenti Pratiche In-Differenti Sud. I Giovani, La Vita, La Strada”
MOSTRA DI ARTIGIANATO, QUADRI, DISEGNI. PROIEZIONI VIDEO. PERFORMANCE DI TEATRO DANZA DA CONGO, GUATEMALA E CAMPI PALESTINESI IN LIBANO.
A conclusione delle “Giornate delle Creature” e nell’ambito dello scambio internazionale tra giovani formatori e beneficiari di progetti di Cooperazione allo Sviluppo del Ciss sull’infanzia e l’adolescenza a rischio, “Differenti Pratiche In-Differenti Sud”, una serata di dialogo, conoscenza, sensibilizzazione e scambio culturale tra Congo, Guatemala, Libano e Italia.
Dalle 19.00 c/o Al Bab, Piazza XIII Vittime alle spalle della chiesa di San Giorgio dei Genovesi:
  • Proiezioni video dal Congo, Guatemala, Libano
  • Mostra di disegni e quadri dei bambini del campo profughi palestinese di Beddawi (Libano)
  • Esposizione di artigianato realizzato a mano dalle donne del campo profughi di Beddawi (Libano)
  • Materiali di sensibilizzazione sul fenomeno della sourcellerie in Congo;
  • Esposizione di artigianato realizzato a mano dai bambini dei centri di accoglienza e recupero in Congo;

  • Batik con pittura in sabbia realizzati da una cooperativa di giovani congolesi.
Sarà presente Brady Eyulu Bolembo, socio della cooperativa.

Arricchiranno la serata i contributi di due giovani artisti Omar Abu Staiti (campo di Beddawi, Libano) che metterà in mostra suoi quadri, teli, stoffe e disegni e Sergio Mardoqueo Cortez Veliz (As. Caja Ludica, Guatemala) che metterà in scena le sue performance di teatro danza.

Aperitivo e degustazione a cura dell’Associazione Culturale Scirocco.

Per info

Cooperazione Internazionale Sud Sud: info@cissong.org  tel. 0916262694

Associazione Culturale Scirocco Largo Cavalieri di Malta 2-90133 Palermo - Tel. 3397598708

Fax. 0916197586 - info@calascirocco.com http://www.calascirocco.com/

Associazione Gruppo S.A.L.I.- P.zza Tavola Tonda, 19 - Tel. 0916090310 - Fax. 0916091114 info@consorziosali.org http://www.consorziosali.it/

lunedì 29 dicembre 2008

Brevi da Redattore Sociale

Libia, rimpatrio volontario per 2.850 migranti
Dal 2006, anno di apertura della missione in Libia, l'Oim ha assistito il rimpatrio volontario di 2.850 persone in 22 paesi, in Africa e Asia, con il progetto Trim, finanziato per 2.700.000 euro dai fondi europei Aeneas. Il progetto migratorio di queste persone è dunque fallito, e le retate a Tripoli fanno paura. Meglio, allora, tornare su un volo di linea che non scortati dalla polizia dopo mesi di carcere. Molti di loro erano diretti a Lampedusa. A fornire i dati è Laurence Hart, ex capo missione dell'Oim a Tunisi, e dal 2005 responsabile dell"ufficio di Tripoli. Dal 2009 sarà attivo un nuovo programma, Limo, sempre con fondi europei, che l’Oim svilupperà in Libia e Marocco.

Libia: in arrivo 500 mila immigrati dal Bangladesh
Con una mano la Libia rastrella le periferie di Tripoli alla caccia degli immigrati africani diretti in Europa, e con l'altra chiede l'ingresso di centinaia di migliaia di lavoratori asiatici.

Lampedusa, è emergenza: 196 minori stranieri non accompagnati nel Centro di prima accoglienza
Save the Children: ''Il 70% proviene dall'Egitto, il 7% dalla Tunisia, il 6% dalla Nigeria e dalla Somalia''. Sovraffollamento, l'organizzazione chiede il trasferimento nelle comunità di accoglienza in tutta Italia.

Fonte: www.redattoresociale.it

sabato 6 dicembre 2008

Evento interculturale, 6 dicembre ore 20.00: Racconti di un altro viaggio, immigrazione al femminile

6 Dicembre 2008 - 20.00
Presso la piazza Santa Chiara (Palermo)

Il CESIE
VI INVITA ALLA SERATA DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Racconti di un altro viaggio:
immigrazione al femminile


20.00 Distribuzione gratuita del libro
20.30 Cena interculturale
21.00 Spettacolo teatrale realizzato dalla Compagnia "Tanto di Cappello"
L'Italia è l'Italia e Basta

"Racconti di un altro viaggio: immigrazione al femminile" è stato sviluppato al fine di lottare contro il razzismo e le discriminazioni, ormai in costante aumento nei Paesi Europei e in particolare in Italia, e di sensibilizzare l'opinione pubblica alle situazioni vissute da queste giovani donne che migrano in Europa. In effetti, queste donne e le storie che esse raccontano spesso restano «invisibili» agli occhi di tutti.
Abbiamo deciso di pubblicare questo libro per ridare vita e visibilità all'immigrazione femminile attraverso le storie di dieci donne proveniente dal Marocco, Ucraina, Costa d'Avorio, Romania, Sri Lanka, Bangladesh, Cina, che vivono a Palermo, in Italia. Queste donne si sono aperte per raccontarci le loro storie: le loro storie precedenti, la situazione dalla quale sono scappate, le loro vite «laggiù»; l'esperienza straziante dell'immigrazione, di lasciare i luoghi e le persone senza nemmeno sapere se avrebbero avuto un giorno la possibilità di ritornarci, la paura di cominciare un viaggio dal momento che esse non sono neanche sicure di arrivare a destinazione; e finalmente la loro vita a Palermo, lo choc culturale, la nuova vita che hanno costruito, i loro legami «laggiù».

Infoline: 091.6164224
CE.S.I.E Onlus - Centro Studi ed Iniziative Europeo
Office: Via Gorizia n. 22 – 90133 Palermo, Italy
Tel: +39 091 6164224 - Fax: +39 091 6230849

domenica 14 settembre 2008

E' migrante chi... di Caterina Famularo

E’ migrante chi viaggia per mare e per terre, lasciando non solo spazi e tempi quotidiani ma anche memorie, radici, legami, affetti, paure, ricordi di guerre, conflitti, miserie. E’ migrante chi parte da un luogo familiare, portandosi dietro la propria storia di vita, per arrivare in un posto sconosciuto, nel quale spera di poter trovare condizioni esistenziali più dignitose. E’ migrante chi elabora un progetto di cambiamento che, nella sua specificità, coinvolge ruoli, abitudini, relazioni, stili educativi; chi accetta il rischio di un processo transitorio che, nella maggior parte dei casi, conduce ad una delusione delle aspettative iniziali e a situazioni di disagio e disadattamento. E’ migrante chi è costretto ad affrontare la sfida del continuo riconoscimento del proprio “Sé” in contesti sociali e culturali completamente diversi. Migrante è anche Karim, un giovane marocchino di 26 anni, sbarcato a Lampedusa il 29 giugno del 2005. Karim vive a Palermo, lavora come elettricista, parla dodici lingue, frequenta un corso serale d’italiano, dipinge e scrive poesie. Ha voluto raccontare la sua storia di vita per lanciare un messaggio, tramite Punta Sottile, alla nostra isola e per rinnovare quel legame speciale che unisce ogni migrante alla terra d’approdo. Karim ha risposto alle mie domande parlando esclusivamente in italiano, nonostante la complessità della nostra lingua e le difficoltà che incontrano gli immigrati arabi nell’apprendimento di una lingua europea. Considerando la lunga durata dell’intervista, l’impegno, la fatica nell’esposizione orale e, soprattutto il rispetto che ha avuto nei confronti della nostra cultura, ho preferito lasciare la trascrizione dell’intervista nella sua forma originale, senza sottoporre il testo a correzioni o alterazioni, nell’intento anche di cogliere la spontaneità di pensieri e stati d’animo.

Chi era Karim prima di diventare un “immigrato irregolare”?
Karim è il mio vero nome, il cognome tu lo sai pure ma non posso metterlo sul giornale. Ero Karim in Marocco e sono Karim in Italia. Ho dato solo il cognome falso quando mi hanno trovato e ho detto che ero dell’Iraq e non del mio paese. Ho 26 anni, sono nato a Mohammedia in Marocco. La mia famiglia, che non vedo da tre anni, è numerosa. Ci sono i miei genitori, quattro sorelle e un fratello. Io sono il secondo di sei figli. Ho frequentato una scuola d’arte ma ho fatto solo due anni perché per proseguire ci volevano tanti soldi e non li avevo. Nel tempo libero mi piaceva imparare le lingue. Conosco 12 lingue. Oltre il francese, l’inglese, l’italiano, l’arabo, anche le lingue e i dialetti di molti paesi arabi e…il siciliano. La mia storia è diversa da quella degli altri perché chi viene dal Marocco non fugge per fame o per guerra ma lo fa per cambiare il modo di vivere, per cambiare cultura e stare meglio economicamente. Io, a dirti la verità, mi arrangiavo a lavorare, facevo l’elettricista ma nel mio paese non puoi realizzare i sogni, non puoi fare quello che vuoi perché lavori per un prezzo ma la vita costa in maniera diversa e alla fine lavori solo per mangiare e basta.

Com’è maturata la decisione di fuggire dalla tua terra? C’è stata un’occasione particolare? Qualcuno ti ha convinto? Raccontaci.
Un giorno è venuto un mio amico e mi ha detto che c’era uno che faceva lavori per portare la gente in Italia. Quest’uomo del Marocco aveva un altro amico in Libia che poteva fare qualcosa per organizzate il viaggio. Ci siamo messi d’accordo e abbiamo incontrato questa persona che mi ha detto subito che dovevo dargli tremila euro: mille euro a lui e duemila euro a quello che era in Libia. Per me tremila euro erano una cosa troppo grande. Io ho lavorato assai, tutta la vita, per trovare quei soldi: tutti i miei soldi, di mia madre, di mio padre, della mia famiglia. La mia famiglia era d’accordo ma solo perché a me quegli uomini avevano detto che il viaggio lo facevo con una nave e non con una piccola barca. Se sapevo che c’era quella barca non ci andavo in Libia. Comunque un venerdì mattina sono partito per la Libia. Abbiamo chiamato l’uomo del viaggio e ci ha detto di uscire perché ci aspettava fuori una macchina. Io ho anche pagato 120 euro per farmi riportare il mio passaporto in Marocco perché non lo potevo portare con me nel viaggio per l’Italia ma mi serviva per arrivare in Libia. Gli uomini che avevano organizzato il viaggio si dovevano interessare a riportarlo alla mia famiglia. Mi hanno portato in una casa dove c’erano tanti altri uomini che volevano fare il viaggio da clandestini. Per arrivare in quella casa a me e al mio amico ci hanno messo dentro il cofano della macchina perché non dovevamo vedere la strada. Lì non hai altra scelta. O fai così o perdi tutte cose..Nella casa mentre parlavamo è arrivata la polizia e ha cominciato a sparare addosso alle persone. Noi siamo scappati; poi i libici ci hanno fatto salire nelle loro macchine e ci hanno portato in un altro rifugio.

Quando hai conosciuto lo “scafista”, cioè l’uomo che avrebbe guidato la barca? Che promesse ti ha fatto e che indicazioni ti ha dato, a proposito del viaggio?
Nella casa, in quei giorni, è venuto un ragazzo egiziano che era quello che doveva guidare la barca e ha iniziato a parlare con noi. Ci ha detto che ognuno di noi doveva prendere due bottiglie d’acqua e le cose da mangiare. Ci ha detto: “Noi massimo 24 ore siamo a Lampedusa”. Ci ha anche detto che Lampedusa era la Sicilia, che noi dovevamo arrivare in Sicilia e non in una piccola isola. Poi ci ha raccomandato di dire nome falso e anche l’età, il cognome, la nazionalità, se qualcuno ci prendeva. E’ io, infatti, ho fatto così.

Quanti eravate sulla barca e di che nazionalità erano i tuoi compagni di viaggio?
Eravamo 152, marocchini, tunisini, del Bangladesh, del Sudan, egiziani, algerini e due filippini. Tanti giovani ma c’erano anche uomini di 45-50 anni. Non c’erano donne e bambini quella volta. Eravamo spaventati perché prima del nostro viaggio un barcone si era perso in mare ed erano morti tutti.

Raccontaci del tuo viaggio dalla Libia a Lampedusa.
Dopo quattro giorni chiusi in quelle case in Libia, siamo partiti il 23 giugno 2005, di notte, e siamo arrivati a Lampedusa il 29 giugno, dopo 6 giorni di navigazione. Prima di partire ci hanno detto di uscire dalla casa ad uno ad uno, con i sacchetti del cibo e dell’acqua in mano, ma la barca era molto lontana e io ho nuotato per tanti, tanti metri prima di arrivarci. Con me c’era pure un uomo che non vedeva bene ed è stato molto male. All’inizio, sulla barca, abbiamo parlato di chi aveva moglie o figli, di chi aveva lasciato qualcuno da qualche parte. Il secondo giorno di viaggio già è finito il mangiare e pure l’acqua. Si moriva di fame e di sete. Alcuni bevevano l’acqua del mare ma poi avevano ancora più sete. C’erano ragazzi che erano buttati in un angolo e non si potevamo muovere perché per la fame erano stati male, non avevano forza nemmeno di muovere le mani. Di notte si dormiva solo due o tre ore per paura che succedesse qualcosa. Mi ricordo una cosa. Dopo il secondo giorno, quando tutti stavano male, io rimanevo a guardare il mare e il cielo. A me piace molto l’arte e per non stare male passavo il tempo a guardare le cose belle della natura. Verso le sei del mattino, ho svegliato un amico che dormiva accanto a me e gli ho detto:”Guarda che bella immagine!”. Lui mi ha detto:”Ma come, noi stiamo morendo e tu pensi a guardare la bella immagine del mare e del cielo?”. Davanti a certe cose la paura si toglie perché io penso che ho solo due scelte: o muoio o arrivo a destinazione. Non hai altre scelte. Non puoi fare altro su quella barca. Davanti hai solo mare e cielo.

C’è stato un momento particolare in cui hai avuto paura di non arrivare a destinazione?
Sì, l’ultimo giorno, prima di arrivare a Lampedusa lo scafista ha perso la rotta per giungere in Italia. Lui non sapeva dove andava. Eravamo affamati e assetati. Abbiamo iniziato a capire che c’era veramente il rischio di morire in mare. Poi di mattina abbiamo visto un aereo che volava sopra di noi, forse per fare le fotografie alla barca. La metà di noi era felice perché, anche se ci prendevano, eravamo salvi. Poi è arrivata la Guardia Costiera. Hanno chiesto se qualcuno parlava in francese e ho risposto alle loro domande. Tanto ormai ci avevano trovato e dovevi rispondere. Mi hanno detto di dire a quelli che erano sulla barca di stare calmi e che dovevano solo portarci in un posto tranquillo e darci da mangiare, da bere e curare chi stava male. Intanto, quello che guidava la barca ha buttato il telefono e tutte le sue cose in mare e si è messo insieme a noi. Ci hanno chiesto chi era quello che guidava ma noi non abbiamo risposto. La Guardia Costiera ci ha trattato bene, io ricordo tutto, anche la loro faccia. Prima hanno curato quello che stava morendo di fame e di sete perché aveva bevuto troppa acqua di mare. Poi mi hanno dato cibo e acqua e io li ho divisi ai miei compagni. La barca l’hanno portata via con una corda e noi siamo andati con loro. Siamo arrivati a Lampedusa dopo circa 5 ore. Ci hanno fatto salire su un pulmino e ci hanno portato al centro di accoglienza.

Che ricordi hai della tua permanenza al Centro di Accoglienza di Lampedusa?
Siamo stati trattati bene, ci hanno dato cibo, acqua, sapone, shampoo, anche se il nostro pensiero era quello di scappare perché non sapevamo dove eravamo andati a finire; non pensavamo a dormire perché ne arrivavano tanti e non c’era posto per tutti. Noi non sapevamo che Lampedusa era un’isola così piccola e non potevi scappare. In questi giorni sono scappati due ragazzi marocchini ma l’indomani sono tornati soli perché non avevano dove andare. Al centro hanno anche rispettato la nostra religione perché noi musulmani preghiamo cinque volte al giorno. Ci hanno permesso di pregare tutti insieme in una zona libera del centro, una specie di spiazzale. Il giorno dopo ci hanno preso le impronte digitali. Ricordo che c’era anche una ragazza marocchina che lavorava al centro e comunicava con noi. Il terzo giorno hanno chiamato ventisei persone marocchine e ci hanno fatto partire in nave. Ognuno di noi aveva un panino e una bottiglia d’acqua. Siamo rimasti con un carabiniere che ci controllava. Però, cara amica, io ho anche un brutto ricordo del Centro. Ora ti spiego. Io avevo un bel regalo che mi aveva lasciato la mia ragazza marocchina: era una collana con la scritta “Allah”, che significa “In nome di Dio”; era di buon augurio per il mio viaggio. Me lo aveva dato il giorno prima che lasciassi il Marocco. Non so dove l’hanno portato. So solo che me l’hanno tolta e non me l’hanno più data. Io per questo sono arrabbiato, è l’unica cosa che mi ha fatto arrabbiare, era l’unica cosa che avevo con me, l’unico ricordo del mio paese, dei miei affetti e non è stato giusto togliere i ricordi alle persone.

Karim, in genere gli immigrati sperimentano forme identitarie così conflittuali da percepirsi come “identità sospese” tra due mondi: da una parte il desiderio di mantenere le caratteristiche culturali del proprio paese d’origine, dall’altra il bisogno di adeguarsi ai modelli sociali del paese ospitante. Quali sono i principali problemi che hanno ostacolato il tuo processo di integrazione nella nuova città?
Ti dico solo che i primi cinque giorni ho dormito fuori. Poi qualcuno mi ha fatto il favore di ospitarmi. Ho iniziato a cercare i marocchini che stavano a Palermo, per trovare un lavoro e un posto per dormire e solo loro mi hanno aiutato. Ho fatto tanti lavori, tutti onesti e mai cose illegali. Ora faccio il mio mestiere, l’elettricista, e prendo 600 euro al mese. Ho una casa e pago 250 euro di affitto. Il primo anno ho frequentato solo arabi e non parlavo italiano ma la lingua era un problema. Così ho deciso di iscrivermi ad un corso di italiano e continuo a frequentarlo. Lavoro e studio. A me non interessa quello che rimane a me del mio stipendio. Io mando anche i soldi in Marocco alla mia famiglia. Io sono felice quando mia madre mi dice che sta bene. Mi interessa solo questo.

Karim, cosa provi quando in TV osservi le immagini dei continui sbarchi a Lampedusa? Cosa pensi di tutti quegli uomini che hanno fatto e continuano a fare la tua stessa scelta di vita?
Quando in Tv guardo gli sbarchi penso che ancora ci sono centinaia di persone che stanno sbagliando. Questo è un errore non per noi ma perché qualcuno gioca con la nostra vita Ci prendono in giro, ci dicono che il viaggio serve per migliorare la nostra vita e invece quel viaggio la vita la fa rischiare. Ci dicono che si parte con le navi e non una piccola barca. La vita ha un valore e non si deve rischiare così. Tu rischi la vita per un futuro migliore ma se non arrivi alla fine di quel viaggio nemmeno la via peggiore puoi vivere. E’ vero pure che c’è gente che muore per la fame e per la guerra e vuole partire a tutti i costi perché è disperata ma non si può partire così. Devono essere informati su quello a cui vanno incontro. Ci vogliono, per esempio, volontari che spiegano, informano, cosa si potrebbe fare per arrivare nelle altre terre con aerei e navi ma per vie legali e non illegali. Io ho pagato 3000 euro per cambiare la mia vita ma non per buttarla via. Non è come quando sali su un aereo e tu puoi avere la disgrazia che l’aereo cade. Con una barca di quelle tu sei in mare e c’è solo mare, c’è sempre il rischio di morire.

Karim, per te è più difficile pensare al passato o al futuro?
A dirti la verità io al futuro non ci penso mai. Penso al presente, se mangio oggi e cosa posso fare oggi per mangiare domani. Al passato poi non ci voglio assolutamente pensare perché mi fa male. Io non ho dimenticato il mio passato, l’ho posato da una parte perché se lo riprendo io soffro. Non voglio soffrire ogni giorno. Non si tratta solo di una terra, di una cosa, si tratta di persone che non vedrai più a vita. E’ un dolore troppo grande da sopportare. Io non vedo la mia famiglia da tre anni. Io soffro ma non piango. Quando penso al mio passato o dipingo o scrivo per non piangere.

Cosa ti manca di più quando ripensi alla tua vita in Marocco?
Mi manca mia madre, anche mio padre e i fratelli ma la mamma è un’altra cosa. La chiamo ogni domenica. Con la mia famiglia ci sentiamo per telefono o via internet ma non ti basta mai.

In Marocco hai lasciato i tuoi affetti, le persone che hai amato e che non rivedrai mai più. Come vuoi essere ricordato dalla tua famiglia?
Io ho sofferto tanto perché ho sentito la mancanza di una madre che ho conosciuto solo da grande. Vorrei essere ricordato come quel bambino che è stato nel grembo di sua madre, che è cresciuto con sua madre e che non si è mai separato da lei.

Karim, in questo periodo si parla tanto di crimini violenti commessi da stranieri, in particolare albanesi e rumeni. Cosa provi quando gli immigrati vengono etichettati solo come “delinquenti”?
La brutta gente esiste in tutto il mondo. Dove c’è bene c’è il male. In tutto il mondo ci sono le persone brave e ci sono quelle che non sono brave, in Marocco, in America o in Italia. Io quando guardo il telegiornale italiano vedo che pure gli italiani uccidono i bambini, anche gli italiani uccidono le mogli. La cosa brutta non è la nazionalità di chi ha ucciso ma il fatto stesso che chi uccide non ha umanità, non ha i valori di vita, non ha rispetto degli altri. Non si deve cercare la differenza della nazionalità ma si deve prendere chi ha sbagliato e capire perché ha sbagliato. Chi sbaglia deve pagare. Non dobbiamo metterlo un anno in galera e poi farlo uscire subito perché quando esce fa altro male. Quando uno paga l’errore poi non lo commette più perché si ha paura di essere punito di nuovo, ma se non viene punito il colpevole continuerà a fare male.

Karim, hai scritto molte poesie ma so che la tua poesia preferita è proprio quella dedicata a Lampedusa e al tuo viaggio in mare…
Sì, io non posso mai tornare a Lampedusa e in un nessun altro posto perché non ho documenti ma io ho Lampedusa nel cuore, sempre. Il titolo che ho dato a questa poesia è “Ricordami” perché so che Lampedusa non può ricordare tutti quelli che sbarcano invece ognuno di noi la ricorda sempre. Io ti dono questa poesia per portarla nella tua terra e dirle: “Ricordati di Karim”.

Grazie Karim, Lampedusa si ricorderà sicuramente di te perché, come direbbe il grande Maestro Claudio Baglioni, “Nessun uomo è un’isola e ogni respiro è un uomo”.

Ricordami(dedicata a Lampedusa)

Ricordami,
sei stata la mia seconda terra
dopo tutta la fatica
dopo il lungo viaggio.
Rimani sempre nel mio pensiero,
tu sei stata la mia finestra
per vedere il futuro.
Per te, io sono rimasto solo,
senza famiglia.
Io mi addoloro ogni giorno.
Sopporto la sofferenza
Per il tuo amore.
Aspetto ogni tramonto del sole
Per rivederti di nuovo.
Ricordami e arrivederci
al giorno in cui tu vorrai.
Forse il sole tramonterà
e sorgerà di nuovo più volte
ed io continuerò ad amarti
o forse tramonterà senza più risorgere
ma lo stesso farò uscire dal mio cuore
tutto il amore per te.

(scritta da Karim, giovane marocchino sbarcato a Lampedusa il 29/6/2005, tradotta dall’arabo all’italiano dallo stesso autore)

Fonte: Punta sottile e Nostalgia, rivista elettronica di Asma Gherib