Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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mercoledì 20 luglio 2011

Campagna di mobilitazione LasciateCIEntrare per il diritto all'informazione su CIE e CARA italiani


LasciateCIEntrare
mobilitazione del 25 luglio

CIE (Centri di Identificazione) e CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), sono da tempo OFF LIMITS per l’informazione, luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte riescono ad entrare. Una circolare del Ministro dell’interno, la n. 1305 emanata il 1 aprile 2011, ha reso ancora più inaccessibili tali luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell’emergenza nordafricana. Giornalisti, sindacati, esponenti di associazionismo antirazzista umanitario nazionale e internazionale, presenti nel territorio in cui sono ubicati, sono considerati secondo detta circolare “un intralcio” all’operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori. Questo si traduce di fatto in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si va ad aggiungere alle tante violazioni già riscontrate in questi centri. Non potendo entrare diviene legittimo pensare che in essi si determinino condizioni di vita inaccettabili e ripetute violazione dei diritti. Le poche fonti reperibili di notizie diventano i video registrati da cellulari, dagli immigrati trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall’interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge, e quanto arriva non è certo dimostrazione di trattamento rispettoso dei diritti umani. Il prolungamento votato nei giorni scorsi dal parlamento, che consente di trattenere le persone non identificate nei Cie fino a 18 mesi, aumenta il disagio e la sofferenza in cui si ritrovano persone che non hanno commesso alcun reato. Gravi lacune si registrano poi nell’esercizio del diritto alla difesa.  A tale scopo chi opera nell’informazione ritiene fondamentale avere modo di poter far conoscere alla pubblica opinione quanto in questi luoghi avviene, le ragioni dei continui tentativi di fuga e rivolta, dell’aumento dei casi di autolesionismo che spesso sfociano nel tentativo di suicidio. L’informazione deve poterne parlare, la società ha il diritto di sapere. Così come migranti e i cittadini stranieri hanno il diritto di essere informati ed assistiti dai legali, dalle associazioni e dai sindacati.
Per questo il 25 luglio, parlamentari di numerose forze politiche, consiglieri regionali, giornalisti, sindacalisti, associazioni e attivisti della società civile saranno davanti ad alcuni CIE e CARA italiani per reclamare il diritto ad accendere i riflettori su queste strutture e sulle persone che vi sono trattenute.

Comitato promotore:
FNSI, ORDINE DEI GIORNALISTI, Art. 21, ASGI, PRIMO MARZO, OPEN SOCIETY FOUNDATION, EUROPEAN ALTERNATIVES e i Parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta , Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi.

Adesioni fin qui ricevute:
ANSI, CGIL, ACLI, ARCI, MIGREUROP, AMSI, COMAI, LIBERTA’ E GIUSTIZIA, FCEI, , FORUM IMMIGRAZIONE PD NAZIONALE, CIR, TERRE DES HOMMES, Ass. Nazionale GIURISTI DEMOCRATICI, LIBERAL, LIBERAZIONE, L‘UNITA’, IL MANIFESTO, LiBERACITTADINANZA, LOOKOUT.TV, LEFT, AVVENIRE, MOVEON, POPOLO VIOLA, ANTIGONE LOMBARDIA, RIFONDAZIONE COMUNISTA, Gruppo al Consiglio Regionale del Lazio della Federazione della Sinistra, Gruppo al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia di Rifondazione Comunista, Rete Immigrati Autorganizzati Milano.

Parlamentari ad oggi confermati che parteciperanno all’iniziativa:
Touadì (PD), Villecco Calipari (PD), Turco (PD), Colombo (PD), Gozi (PD), Sarubbi (PD), Pardi (IDV), Zampa (PD), Monai(IDV), Strizzolo (PD), Rossomando (PD), Marcenaro (PD), Messina (IDV), Pezzotta (UDC), Fiano (PD), Pes (PD), Di Stanislao (IDV), Formisano (UDC), Perduca (RADICALI) , Orlando (IDV), Luongo (PD), Giambrone (IDV), Granata (FLI), Ginefra (PD).

Presso i centri dislocati in:
Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle.

Chiunque voglia partecipare o richiedere ulteriori informazioni può mettersi in contatto con:
Gabriella Guido - Rete PRIMO MARZO - ggabrielle65@yahoo.it - 329.8113338 
Renzo Santelli – FNSI - renzo.santelli@fnsi.it - 335.5325534


Roma, 20 luglio 2011



sabato 9 aprile 2011

Rete Primo Marzo: Lampedusa, catastrofe costruita a tavolino e appena cominciata

Dagli sbarchi, ai migranti e agli isolani abbandonati a se stessi, fino ai naufragi e alle morti per annegamento: quello che abbiamo visto accadere a Lampedusa poteva essere evitato. Ma il governo italiano, per reale incapacità o calcolo elettorale, ha preferito giocare la carta del tanto peggio tanto meglio facendo esplodere la situazione sotto i riflettori delle telecamere, così da poter invocare il sostegno europeo agitando lo spauracchio dell’invasione.

Adesso, sull’onda dell’emergenza e lamentando la scarsa solidarietà europea – ancorché l’Italia, in questi anni, abbia sempre deliberatamente ignorato le indicazioni dell’Europa in materia di politiche migratorie - il governo impone soluzioni destinate ad aggravare ulteriormente la situazione. Il rilascio dei permessi di soggiorno temporanei, contrariamente a quanto annunciato, non permetterà alla stragrande maggioranza dei migranti di lasciare il territorio italiano a causa dell’irrigidimento delle misure di controllo alle frontiere (come nel caso della Francia). Nel giro di sei mesi avremo perciò migliaia di nuovi migranti irregolari, e questo mentre è cominciato il rilascio dei primi nulla-osta relativi al decreto flussi e non è ancora stata trovata una soluzione per le oltre 50mila vittime della sanatoria truffa.

Ma c’è un’altra cosa che bisogna ricordare e sottolineare: le persone a cui si vuole oggi rilasciare un permesso di soggiorno temporaneo e rispetto alle quali si cavilla tanto ("rifugiati" o "clandestini"?) sono in larga parte le stesse che, fino a pochi mesi fa, venivano ricacciate in Libia senza neppure essere identificate.

Perciò, mentre denunciamo questa situazione e rifiutiamo un clima di emergenza creato ad arte, ricordiamo che sono centinaia di migliaia i migranti che in Italia subiscono quotidianamente il razzismo istituzionalizzato. Lo sciopero del primo marzo ha dimostrato che i migranti non sono vittime, ma protagonisti di lotte nuove in grado di coinvolgere tutti. Consideriamo i migranti in arrivo in queste settimane né profughi né ospiti, ma persone che dopo aver sfidato i regimi dittatoriali del Nord Africa sfidano la forza democratica della società civile italiana ed europea.

L’incapacità e la mancanza di volontà nel gestire questa stagione di sbarchi hanno prodotto fino ad ora solo risultati fallimentari. Per questo, come rete Primo Marzo:

- chiediamo le dimissioni del ministro dell’Interno;

- chiediamo che venga attivato rapidamente e in collaborazione con gli altri Paesi europei un corridoio umanitario in modo da assicurare una reale protezione ai migranti;

- rifiutiamo la distinzione tra "profughi" e "migranti", consapevoli che qualsiasi legislazione discriminatoria non sarà in grado di contenere l’immigrazione ma favorirà le organizzazioni criminali che sfruttano il fenomeno;

- esprimiamo la nostra contrarietà rispetto al modo approssimativo con cui la maggior parte dei mezzi di informazione ha trattato e continua a trattare la questione: mai come in questo periodo l’odiosa parola "clandestino" viene abusata;

- chiediamo alle forze politiche di adoperarsi affinché

  - venga abrogato il reato di clandestinità
  - vengano chiusi i CIE
  - l’accesso e la permanenza nel nostro Paese non siano condizionati dal
    contratto di lavoro
  - si ottemperi finalmente alla direttiva europea sui rimpatri.

Confermiamo infine il nostro impegno per la costruzione di una società aperta, nella quale siano salvaguardati i diritti di tutti/e. Secondo lo spirito della Carta mondiale dei Migranti approvata a Gorée il 3 e 4 febbraio 2011, chiediamo l’abrogazione di tutte le leggi che impediscono la libera circolazione delle persone e l’equiparazione nei diritti tra persone migranti e non-migranti.

La rete Primo Marzo aderisce a tutte le iniziative che a livello locale e nazionale avranno come scopo la difesa dei diritti dei migranti e la costruzione di una cultura di solidarietà, e anche a quelle che si collocano nell’ambito della lotta alla precarietà: la condizione migrante infatti non è separata da quella di tutti gli altri cittadini, ma con la sua specificità mostra tendenze e dinamiche che coinvolgono tutti.

Primo Marzo – Sciopero degli stranieri - Una giornata senza di noi

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giovedì 10 marzo 2011

Milano: Elezioni amministrative. Pochissimi i romeni pronti al voto

I cittadini comunitari hanno il diritto di votare alle elezioni amministrative delle città in cui risiedono: hanno il diritto di votare per il Sindaco, il Consiglio Comunale e i Consigli Circoscrizionali purché iscritti alle cosiddette liste elettorali aggiunte.

Cosa succede ai diecimila romeni che vivono a Milano?

Al momento solo in otto – stando ai dati dell’ufficio elettorale – sono iscritti all’elenco. Disinformazione o disinteresse, alla base di questa partecipazione nulla alla vita amministrativa cittadina. Votare significa esercitare un diritto e, nel caso di cittadini stranieri, maggiore integrazione. Non è detta l’ultima parola: c’è tempo fino a 40 giorni prima della data fissata per le Elezioni Comunali, quindi fini al 4 aprile. La domanda va consegnata all’Ufficio Elettorale del Comune di Milano, in via Messina 52, nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,00 e dalle 14,30 alle 15,30. La domanda può anche essere inviata, allegando la copia di un documento d’identità: via fax al n. 02.88442022; via posta alla sede dell’Ufficio Elettorale di Via Messina, 52 – Milano, oppure via email a
 Cittadini romeni affrettatevi!

di Red (8 marzo 2011)

Fonte: MixaMag



mercoledì 9 febbraio 2011

10 febbraio, Palermo: Quale progetto gli immigrati? Incontro/confronto con i partiti dell'opposizione


QUALE PROGETTO PER GLI IMMIGRATI

La Federazione delle Associazioni e delle Comunità Immigrate “L’ARCA” promuove un incontro - confronto con i partiti dell’opposizione sul tema immigrazione dal titolo “quale progetto per gli immigrati”.

L’incontro si inquadra all’interno del ciclo
Lezioni d’italia, di libertà e di migrazioniche si è svolto nella sede dell’ARCA
in Via Porta di Castro 171
dal 9 Dicembre al 23 Gennaio.

All’incontro parteciperanno
Rappresentanti delle varie comunità d’immigrati
Fabrizio Ferrandelli dell’IDV
Davide Faraone del PD
Erasmo Palazzotto SEL
Mario Guarino RC
Nadia Spallitta Altra Storia

L’incontro avrà luogo

Giovedì 10 Febbraio alle ore 16.30

all’aula Rostagno del Palazzo delle Acquile
“L’ARCA”Federazione delle Associazioni e delle Comunità d’Immigrati
Zaher Darwish, Presidente



martedì 4 gennaio 2011

9, 16 e 23 gennaio, Palermo: Lezioni d'Italia, di libertà e di migrazioni

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LEZIONI D'ITALIA, DI LIBERTA' E DI MIGRAZIONI
CENTRO LAVORATORI STRANIERI DELLA CGIL PALERMO

VIA PORTA DI CASTRO 171

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Federazione L'arca
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Domenica 19 Dicembre 2010
ore 17.30

Fabrizio Ferrandelli

capo gruppo Italia dei Valori al comune di Palermo
Ottavio Terranova
Presidente dell’ANPI Palermo


Domenica 9 Gennaio 2011
ore 17.30

Davide Faraone

capo gruppo PD al comune di Palermo

Domenica 16 Gennaio 2011
ore 17.30

Erasmo Palazzotto
Segretario SEL Sicilia

Domenica 23 gennaio 2011
Antonella Monastra

consigliere, Gruppo Altra Storia al Comune di Palermo

Mario Guarino

Segretario Rifondazione Comunista Palermo




martedì 21 settembre 2010

21 settembre, Palermo: Presentazione libro "Tutti indietro" e dibattito "La nostra Africa"


Africa e Migranti
due eventi di Carta 9 gennaio

Si terranno martedì 21 settembre, presso il Centro Educativo Ignaziano in via Piersanti Mattarella 38/42 a Palermo, due aventi organizzati da Carta 9 Gennaio, gruppo palermitano che sta elaborando un nuovo progetto politico per la Sicilia. Protagonista dei due incontri sarà Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

Nel primo dei due eventi, alle 17,30 nella Sala Loyola, Laura Boldrini presenterà infatti il suo libro “Tutti Indietro”. Un testo di denuncia dei trattamenti subiti dai migranti ed in particolare sui richiedenti asilo respinti in mare aperto, a seguito dei recenti accordi italo-libici, senza che abbiano la possibilità di far valere il loro diritto, riconosciuto dalle norme di tutela del diritto internazionale, una volta giunti nel nostro paese. Al fianco dell’autrice Carta 9 Gennaio ha chiamato a dibattere sul tema Giovanni Pitruzzella, Fulvio Vassallo Paleologo, Alfonso Cinquemani, Antonio Piraino, Franco Nuccio.

Alle 20,30 invece, nel Salone Teatro del Centro Educativo Ignaziano, si aprirà la discussione su “La nostra africa”. Dibattito che Carta 9 Gennaio ha voluto per provare a guardare alla complessità del continente africano attraverso i due punti di vista delle opportunità economiche e delle emergenze umanitarie, consapevoli che senza sviluppo economico difficilmente potrà esserci uno sviluppo umano che garantisca il rispetto della dignità degli individui.

Ed in questo percorso di sviluppo dei diritti dei cittadini africani e di sviluppo economico che ruolo potrebbe svolgere la Sicilia?

Il dibattito, moderato da Antonio Piraino di Carta 9 Gennaio, vedrà protagonisti la stessa Laura Boldrini, Michele Masellis, Giovanni Tumbiolo, Antonino Salerno, Pietro Di Marco, p. Vincenzo Sorce, Francesco Beneduce s.j.

Per informazioni: Anna Brighina 338/195897, 091/8887219

giovedì 27 maggio 2010

Punti all’asta, in premio il permesso di soggiorno

Immigrati, nuovo meccanismo per ottenere i documenti. Scatterà forse in autunno. Un percorso di due anni per imparare lingua, funzionamento dello Stato e obblighi fiscali, sanitari e scolastici. I crediti si perderanno anche con condanne non definitive. I pareri degli esperti

Vincere un bel dottorato di ricerca: questa la cosa migliore da fare per un immigrato a caccia del permesso di soggiorno. Perché, secondo le nuove regole per ottenere il documento, si metterebbe così in saccoccia ben 64 punti. Altre mosse vincenti: 54 punti per una docenza all’università, 46 per una laurea, 35 per un semplice diploma professionale. Meno produttivi, invece, gli aspetti legati alla vita sociale: solo 6 punti per un contratto d’affitto o di acquisto di una casa, altrettanti per un’onorificenza data dallo Stato italiano, 4 invece per la scelta di un medico della Asl o per le attività di volontariato.

Dopo mesi di annunci, prima sussurrati e poi roboanti, ha preso finalmente vita e corpo l’accordo d’integrazione, più conosciuto ormai come “permesso di soggiorno a punti”. Niente a che vedere, però, con quiz e concorsi: come sempre, agli immigrati non si regala nulla. Anzi: dovranno sudare almeno due anni per guadagnarsi il tanto sospirato documento. Il provvedimento, di cui Mixa si è già occupata, ha ottenuto il 20 maggio scorso il primo via libera dal Consiglio dei ministri. Per il testo nessun iter parlamentare: passerà al vaglio del Consiglio di stato e della Conferenza unitaria Stato – Regioni prima di approdare sul tavolo del presidente della Repubblica. Il regolamento entrerà in vigore 120 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Quindi, se tutto va bene, se ne riparlerà in autunno.

Permesso a punti, ecco cos’è. Previsto dall’articolo 4 bis del Testo unico sull’immigrazione e dal pacchetto sicurezza dello scorso luglio, il regolamento varato dal governo è un accordo che lo Stato stipula con l’immigrato che chiede un permesso di soggiorno di almeno un anno. Un vero e proprio contratto, destinato a chi ha un’età tra i 16 e i 65 anni e arriva in Italia dopo l’entrata in vigore del provvedimento. Un'intesa in cui lo straniero si impegna a raggiungere in due anni tutta una serie di obiettivi che saranno valutati con un meccanismo di crediti: si parte da 16 e non da zero come previsto all’inizio. Fondamentale anche iscrivere a scuola i figli minorenni. Esentati dall’accordo i minori non accompagnati, i disabili, le vittime di tratta, di violenza o di grave sfruttamento e chi ha frequentato un intero ciclo di studi alla scuola dell’obbligo.

I punti si guadagneranno raggiungendo un livello elementare di conoscenza dell’italiano, della Costituzione, delle regole e del funzionamento dello Stato. Si perderanno, invece, se si sarà condannati, anche in via non definitiva, e se si commetteranno illeciti amministrativi o tributari. La verifica scatterà alla fine dei due anni: accordo estinto e permesso rilasciato con 30 o più crediti, proroga di un anno alle stesse condizioni per chi resta al di sotto della soglia, bocciatura ed espulsione per chi si ferma a zero o addirittura ci va sotto.

Tanti, dunque, gli impegni che l’immigrato dovrà sottoscrivere per ottenere, alla fine, un documento solo temporaneo, che non cambia di una virgola il suo status giuridico: tante le prove da superare per restare, comunque, uno straniero in Italia. Non altrettanti gli impegni che si assumeranno le istituzioni. “Lo Stato – si legge nella bozza del regolamento – si impegna a sostenere il processo di integrazione dello straniero” attraverso iniziative da concordare con enti locali e associazioni no profit. E poi ancora: organizza un corso di formazione civica di minimo 5 massimo 10 ore a un mese dalla richiesta del permesso di soggiorno e garantisce il godimento dei diritti fondamentali delle persone nonché l’accesso ai servizi sanitari e scolastici.

La parola all’esperto: un patto al ribasso. “Il permesso di soggiorno a punti non è un’idea del tutto nuova – spiega l’avvocato Ennio Codini, docente all’università Cattolica di Milano e responsabile del settore giuridico della Fondazione Ismu – né un’idea particolarmente strana. Patti e accordi di integrazione vengono siglati con gli immigrati in molti Paesi. Il meccanismo che si adotterà in Italia è molto legato al modello francese”.

Quali sono gli aspetti positivi del provvedimento?

“Una lettura positiva è possibile: se si parla di accordo di integrazione vuol dire che in qualche modo l’immigrazione è accettata. C’è un alto profilo simbolico, è come se si dicesse allo straniero: “Pensiamo che sarai dei nostri, noi puntiamo su di te”. Con questo testo si dà poi per scontato che lo standard per l’immigrato sia venire in Italia per restarci in modo stabile. Un altro aspetto positivo è legato alla frequenza obbligatoria di almeno un corso di formazione civica, quello organizzato dallo Stato. Questo consentirà ai membri delle comunità più chiuse di aprirsi un po’ all’esterno, di creare qualche relazione”.

Quali sono, invece, le criticità?

“Sarò sincero: penso che l’integrazione proposta nell’accordo sia molto modesta. E’ un patto fatto al ribasso, a costo zero, in cui non si investono risorse. In realtà all’immigrato si chiede molto poco: il livello A2, ad esempio, che vale solo per la lingua parlata, è un livello elementare che in due anni raggiungono tutti gli immigrati, anche stando chiusi dentro casa”. Il quadro di riferimento è quello europeo che individua 6 livelli di competenza linguistica: l’A2 è il secondo, quindi tra i più bassi, e comprende parole, frasi ed espressioni usate per dare informazioni personali, per fare la spesa, per le attività quotidiane. “Buongiorno, grazie, panino” tanto per capirsi. “Pensiamo poi – continua l’avvocato Ennio Codini – alla formazione civica: cosa potranno mai imparare gli immigrati in 10 ore sulla vita civile nel nostro Paese? E questi sono gli unici obblighi, il resto è tutto vago”.

Altri punti oscuri?

“Un dato lascia perplessi: sembra che per gli stranieri valgano regole diverse. Una sorta di disciplina speciale che mette nero su bianco, ad esempio, l’obbligo scolastico per i figli. Un obbligo che vale per tutti, immigrati e italiani. Non è poi garantista la norma che prevede la decurtazione dei punti anche in caso di condanne non definitive”.

Che impianto dovrebbe avere allora l’accordo di integrazione?

“Questo accordo poteva essere un’occasione per creare, ad esempio, una corsia speciale d’accesso per la cittadinanza. Mi piacerebbe un provvedimento che sì, fissasse appuntamenti regolari per l’immigrato, prove e controlli, che anche chiedesse di più nella sostanza, nei saperi utili per l’integrazione, ma che, di contro, offrisse di più nella concessione dei diritti, con percorsi preferenziali e più snelli per chi risolve l’accordo con successo”.

L’iter non è ancora concluso: il testo, dunque, già alleggerito in Consiglio dei ministri, potrebbe subire altri cambiamenti. Servirebbero però idee forti e contesti diversi che, al momento, non si vedono all’orizzonte.

di Chiara Semenzato

Fonte: http://www.mixamag.it/

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Il Primo Congresso degli Immigrati



A Roma il 24 e 25 aprile il Primo Congresso Nazionale del Comitato Immigrati. Le interviste di Livia Parisi

Fonte: http://www.mixamag.it/mixamediacenter/video/23


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sabato 22 maggio 2010

Riduzione dell’organico di insegnanti di italiano come lingua seconda superiore al 60% nei CPT di Modena

Appello di Anton Lesaj-Lesi del Comitato Primo Marzo di Modena.

Invitiamo a iscriversi al gruppo che si è creato su facebook per protestare e divulgare la situazione che si è venuta a creare a Modena e che potrebbe crearsi in altre città d'Italia. Se qualcuno è interessato a mobilitarsi anche secondo altre modalità, facciamo RETE.

Inoltre, invitiamo a comunicarci situazioni simili individuate a Palermo e/o Sicilia. Comitato Primo Marzo Palermo

Gruppo su Facebook

Salve a tutti,

Purtroppo è diventato di consueto che invece a scrivervi per dare qualche buona notizia o farvi degli augurio dobbiamo fare esattamente l’incontrario. Siamo sommersi di notizie che ci dimostrano che ogni giorno diventa più difficile vivere da straniero in Italia. Ciò nonostante il significante appoggio di una fetta sempre più crescente della vecchia cittadinanza, che diventa sempre più cosciente della situazione e si mette a disposizione della nostra causa. Quello che noi cerchiamo di ottenere non è nient’altro che dei diritti civili e umani che in un paese civile non debbano essere messe in discussione.

La notizia di turno fa capo al Ufficio Scolastico Provinciale – ex Provveditorato - che nella ricerca di minimizzare i costi ha identificato come covo di sprechi i CTP di della Provincia. Di conseguenza ha deciso di dimezzare gli insegnanti di italiano sacrificando 12 di loro, (6 insegnanti di italiano su 11 solo Modena).

Tutto ciò a spese di quello che noi con tante obiezioni chiamiamo integrazione.

È singolare e ammirevole che gli insegnanti del plesso di Modena nella loro protesta vedono il mantenimento dei posti di lavoro non a fine se stesso ma come conseguenza della garanzia del servizio tanto necessario per centinaia di donne e uomini immigrati.

Sono convinto che la maggioranza di voi per ovvi motivi conoscete questa realtà scolastica e condividete i fini da essa eseguita. Però sicuramente tra noi ci saranno anche di quelli che sanno poco o niente della immensa importanza di questa scuola. Perciò io cercherò di dare dei dati al riguardo.

CTP di Modena è una delle prime scuole della categoria in Italia ed è un esempio positivo che viene considerato anche a livello Nazionale.

È l’unica in assoluto che ha una sede propria che pur essendo una scuola statale gli è stato regalato dal Comune. Grazie a questo ha avuto a possibilità di una inedita flessibilità riguardo gli orari di insegnamento. Solo in questa realtà è possibile abbinare gli e orari (mattina pomeriggio e sera) e gli interessi di tantissime donne casalinghe che in caso contrario della scuola ne avrebbero fato involontariamente a meno.

Un altro primato assoluto sta al fatto che con la sua iniziativa si sono messo in rette tutte le CTP della provincia come da nessuna parte d’Italia. Ciò permette che la stessa qualità di servizio sia fruibile in tutte le scuole della rette.

Per capire cos’è sta scuola servono dei numeri e io quello che ho a disposizione ve li do volentieri.

In questa scuola dove si ritiene che si debba risparmiare tagliando oltre la metà degli insegnanti per l’anno accademico in corso sono iscritti 2254 studenti. Il più alto numero dal anno accademico 1997/1998 che cominciò con 205 iscritti. La crescita è stato il una costante permanente di questa scuola.

Il fatto che personalmente mi ha impressionato di più è il numero delle cittadinanze presente alla CTP(dato del anno scolastico 2007/2008), novanta quattro. Altroché integrazione.

Il permesso di soggiorno secondo un accordo tra il Ministro degli Interni Marroni e quello del lavoro Sacconi è stato condizionato anche dal grado del apprendimento della lingua italiana da parte del richiedente del suddetto permesso. Non si capisce come si può chiedere più preparazione linguistica se si riducono o addirittura si chiudono le CPT.

Rimane solo una via, quella degli studi a pagamento. Una ulteriore beffa per gli immigrati, ma forse un bel regalo per qualcuno che si metterà mercificare anche questa materia.

Amici noi del “Primo Marzo 2010” che ci siamo impegnati a proteggere i diritti dei più deboli che in questo caso sono gli immigrati siamo chiamati in causa e io vi invito a rispondere iscrivendosi al gruppo S.O.S. RETE CTP MODENA
www.facebook.com/group.php?gid=127746510570537&v=wall&story_fbid=128049650540223
invitando tutti i vostri amici a fare la stessa cosa in modo di stare informati di tutto ciò che succederà, per poi comportarsi di conseguenza nei giorni a venire.

Inoltre vi mando anche il documento prodotto da parte degli insegnanti del CTP Modena:

Al Dirigente USR dr. Limina
Al Dirigente USP dr. Malaguti
All’Assessore Regionale Istruzione e Formazione
Ai Dirigenti Scolastici Rete CTP di Modena
Ai Dirigenti Sindacali CGIL, CISL, UIL, GILDA, SNALS, COBAS
All’Assessore Provinciale dr. Malaguti
All’Assessore Comunale dr. Querzè
All’Assessore Comunale dr. Maletti
Agli Assessori Comunali all’Istruzione di Carpi, Sassuolo, Vignola, Mirandola, Pavullo, Spilamberto, Castelnuovo Rangone, Castelfranco Emilia
Al Presidente dell'Unione Terre di Castelli Lamandini
Alle Segreterie Provinciali dei partiti politici IDV, PD, PDL, Lega Nord, Movimento Cinque Stelle
Alle Associazioni Provinciali degli Immigrati
Alla Consulta degli Stranieri di Modena
Agli Organi di Stampa: Resto del Carlino, La Gazzetta di Modena, L’Informazione
Alle Emittenti Televisive e Radiofoniche locali

Con i tagli fatti all’organico di diritto predisposti dall’Ufficio Scolastico Provinciale i CTP della provincia di Modena non riusciranno a garantire il servizio fino ad ora prestato al territorio e apprezzato da tutte le Istituzioni.

Se si capisce la necessità di un ridimensionamento, non è accettabile una riduzione dell’organico superiore al 60% che cancella il lavoro svolto finora e disperde esperienze e competenze costruite faticosamente nel corso degli ultimi dieci anni.

Vogliamo informare che:

1. circa 5.000 studenti stranieri frequentano i corsi di italiano L2 nei 7 CTP della provincia;

2. nel corso degli ultimi 5 anni, grazie ai corsi di italiano, sono stati conseguiti oltre 1.000 certificati linguistici CELI (solo nel corrente anno scolastico potrebbero superare i 400);

3. circa 500 studenti, tra i quali molti minorenni privi di titolo, sono iscritti ai corsi di scuola secondaria di primo grado per il conseguimento della licenza media;

4. vengono annualmente attivati corsi di inglese e informatica aperti a cittadini italiani e non per superare l’analfabetismo funzionale;

5. i CTP si sono organizzati in una RETE che ha permesso di uniformare e coordinare strumenti e pratiche didattiche e poter così rispondere in modo efficiente ed efficace ai bisogni formativi dei vari territori della provincia;

6. numerosi studenti stranieri (400) delle scuole medie superiori frequentano i corsi di italiano;

7. la RETE dei CTP collabora attivamente con i Centri di Formazione Professionale in attuazione dell’accordo tra Regione Emilia Romagna e Direzione Scolastica Regionale per l’inserimento dei minori in obbligo formativo;

8. la RETE ha presentato e gestito numerosi progetti in accordo con le varie Fondazioni bancarie e la Regione E.R. relativamente ai Fondi Sociali Europei;

9. una fattiva collaborazione con il CVCL dell’Università per Stranieri di Perugia ha permesso la formazione continua dei docenti e ha portato alla pubblicazione di manuali e dispense altamente qualificate per l’insegnamento dell’italiano L2;

10. il CTP di Modena collabora con l’Accademia Militare e con il CIE per la realizzazione di corsi di lingua italiana mirati;

11. in carcere è presente la scuola carceraria dove insegnanti del CTP contribuiscono a migliorare in modo significativo le competenze linguistiche e di base dei detenuti.

Sottolineiamo, inoltre, che assolviamo alla funzione di ammortizzatore sociale, di prevenzione e gestione del disagio e di primo incontro e scambio tra le culture dei diversi Paesi presenti sul nostro territorio.

Vorremmo sapere, pertanto, in base a quali criteri siano stati operati i tagli degli organici anche in relazione al fatto che alcune realtà hanno subito tagli drastici mentre altre pochi o nessuno.

Chiediamo, inoltre, che venga applicata la circolare 37 del 14 aprile 2010, la quale prevede il mantenimento dell’organico nei CTP per l’anno scolastico 2010/2011.

Documento approvato all’unanimità nell’assemblea sindacale del 19/05/2010 che si è tenuta presso il CTP di Modena in Viale Monte Kosica, 76.

Firmato
I docenti della RETE dei CTP: Modena X Circolo, Modena “S.M. Ferraris”, Carpi, Vignola, Sassuolo, Pavullo, Mirandola

I sindacati del settore scuola

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Il permesso di soggiorno a punti è un regolamento intollerante, scritto contro il parere della società civile...

Secondo il Circolo milanese di "Generazione Italia", sezione Diritti Umani, il provvedimento sul permesso di soggiorno a punti "E' un regolamento intollerante, scritto contro il parere della società civile, prodotto dalle ideologie anti-immigrazione della Lega Nord".

Milano, 21 maggio 2010

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al "soggiorno a punti", con un testo modificato rispetto alla stesura originale.

Il comunicato diramato dal Consiglio dei Ministri precisa che lo schema del regolamento è stato elaborato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. "La premessa rivela già la natura del regolamento, " commenta in una nota il Circolo di Milano di Generazione Italia, sezione Diritti Umani, "ovvero che è un regolamento intollerante promosso contro il parere della società civile e di chi crede nei valori democratici. Nei Paesi moderni le Costituzioni vietano l'approvazione di leggi discriminatorie, che impongono a una minoranza o un gruppo disagiato regole e stili di vita diversi o imposizioni diverse rispetto alla maggioranza. Il Canada fa eccezione, ma è un Paese all'avanguardia per il sistema di welfare che favorisce i processi di inclusione sociale e il 'permesso a punti' favorisce gli stranieri più orientati all'integrazione, stimolando gli altri ad avvicinarsi sempre di più alla realtà della società canadese. Non a caso il regolamento è stato preventivamente approvato dalla società civile e dalle ong, tanto che fino a oggi non ha prodotto revoche dei permessi. Le leggi canadesi sull'immigrazione, piuttosto, favoriscono lo spostamento di lavoratori verso regioni dove serve mano d'opera, come il Quebec, rispetto ad altre. In Italia, al contrario non esiste alcun sistema di sostegno agli stranieri e le politiche promosse dalla Lega Nord, che guida a piacimento la stesura di provvedimenti anti-immigrazione e anti-minoranze etniche, sono attuate per impedire al nostro Paese di diventare multietnico e accogliente, mentre né il parlamento né il governo - fatto gravissimo e antidemocratico - ascoltano il parere delle ong e degli esperti nei campi dell'immigrazione, delle dinamiche del razzismo e dei Diritti Umani".

''Con il permesso di soggiorno a punti l'integrazione diventerà una corsa ad ostacoli che penalizzerà tutti: immigrati e italiani," ha commentato il presidente del Forum Immigrazione del Pd, Livia Turco.

Il permesso a punti riguarda tutti gli immigrati da 16 a 65 anni di età e assegna loro un 'bonus' di 16 punti al momento del loro ingresso in Italia. Saranno esclusi dal percorso a punti i ragazzi che completano la scuola dell'obbligo, i disabili, le vittime di tratta. Se si scende a zero punti, si viene espulsi. Per ottenere il permesso bisognerà firmare un accordo per l’integrazione che comporterà l’adempimento a obblighi e obiettivi.

L'immigrato straniero dovrà dimostrare di aver superato il corso di lingua italiana, di conoscere la Costituzione, di essersi iscritto al Servizio sanitario, di mandare i figli a scuola, di essere in regola con il fisco.

"Le ong, gli operatori umanitari e gli specialisti nel campo dei Diritti Umani non hanno avuto alcun peso nella stesura del permesso," prosegue la nota del circolo di Generazione Italia, "e questo è un caso unico al mondo. E' come se gli ingegneri venissero esclusi dai progetti di costruzione di ponti, affidandoli invece a chi di ponti non sa nulla e anzi, li ritiene un danno per la viabilità e il paesaggio. Le leggi sull'imigrazione in Italia sono già discriminatorie e violano un'infinità di articoli della Carta europea dei diritti fondamentali. Le politiche intolleranti hanno creato paura dello straniero e per alimentare tali paure si sono sprecati miliardi di euro, rinunciando ai programmi di integrazione. Il nostro Paese, così, è retrocesso a settant'anni fa, quando governanti senza scrupoli mantenevano il loro potere facendo leva su razzismo e pregiudizi. Nella realtà, i crimini non sono diminuiti di un solo caso, come rivelano i rapporti annuali, mentre la criminalità organizzata continua a rafforzarsi e nel 2010 sta per toccare record assoluti in tutti i campi del malaffare. Ma il governo e le autorità continuano ad accanirsi contro i rifugiati, i poveri, le persone dalla pelle scura, i diversi. Gianfranco Fini ha espresso un parere chiaro, sul soggiorno a punti: 'Ho letto che qualcuno ha detto che intende fare il permesso di soggiorno a punti e se gli immigrati conoscono la Costituzione gli diamo 30 punti. A me piacerebbe fare quel test qui alla Camera'. Purtroppo però, nell'attuale deriva di tutti i valori civili, sociali e culturali, sono i 'lumbard' a fare le leggi, gli stessi 'lumbard' che starnazzano nelle piazze, predicando odio etnico e distruggendo, mattone dopo mattone, il progetto di un'Italia orgogliosa ed evoluta, attenta alla propria Costituzione e ai valori fondamentali dell'uguaglianza fra i popoli e della solidarietà. La sola speranza che ci resta è che chi sostituirà, speriamo presto, la classe politica al potere oggi, faccia un falò di tante leggi inique e indegne di un Paese civile e le riscriva da capo, basandosi sulle carte internazionali che tutelano i Diritti Umani e avvalendosi del contributo degli 'Human Rights Defender', la cui esperienza può evitare, anche nelle epoche buie, di commettere tante atrocità di Stato".

Da un comunicato stampa di Generazione Italia (circolo di Milano - sezione Diritti Umani)


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giovedì 22 aprile 2010

I primi frutti del Primo Marzo

Primo Marzo 2010 – Una giornata senza di noi

I primi frutti del Primo Marzo

Il “Primo marzo” inizia a dare i suoi frutti. Il senatore Francesco Ferrante ha infatti presentato un disegno di legge in cui si propone una riforma dell'articolo 18, comma 11 della Bossi-Fini. L'obiettivo è quello di dare ai lavoratori stranieri che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica la possibilità di chiedere un permesso di soggiorno per altri 24 mesi, anziché i sei previsti dall'attuale normativa.

Il testo del Ddl contiene un preciso riferimento alla giornata del 1° marzo 2010, quando 300mila persone, italiani e immigrati, sono scesi in piazza per manifestare, uniti dal rifiuto nei confronti di ogni atteggiamento e comportamento xenofobo.

Questo disegno di legge, già firmato da 34 senatori, rappresenta un primo passo per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo proposti: combattere il razzismo e superare le contrapposizioni tra "noi" e "loro". Questa è la strada su cui proseguire.

Milano, 20 aprile 2010

Ufficio stampa - Primo Marzo
tel. 333-4358485
primomarzo2010press@gmail.com

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domenica 21 marzo 2010

21 marzo, Palermo: Elezioni rappresentanti del Consiglio Tamil in Italia

Domenica 21 marzo 2010 dalle ore 9.30 alle 19.00 si terranno le elezioni dei rappresentanti del Consiglio Tamil, in Italia.

Il CISS, su richiesta della commissione elettorale dei cittadini di madrelingua Tamil originari dello Sri Lanka residenti in Italia, farà da osservatore esterno supervisionando il corretto svolgimento delle elezioni a Palermo, Napoli e Lecce.

A Palermo i seggi elettorali saranno tre:
via Mazzini
via Gino della Zappa (San Filippo Neri)
via Guglielmo il Buono (Zisa).

A Napoli ci sarà un seggio elettorale in Piazzetta Trinità degli Spagnoli n. 4.

A Lecce il seggio elettorale sarà in via Marco Basseo n. 20, Palazzo Turrisi.

E' possibile trovare le indicazioni di tutti i seggi elettorali in Italia sul sito internet: http://www.elezionitamil.it/

Gli elettori dovranno esprimere tre preferenze:

- consenso o dissenso sulla risoluzione di Vaddukkodai
- un candidato della lista Regionale
- un candidato della lista Nazionale.

Claudia Cassina
Settore Comunicazione
CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
Via G. Marconi, n.2/a - 90141 Palermo
Tel. (+39) 091.6262004
http://www.cissong.org/
c.cassina@cissong.org


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lunedì 19 ottobre 2009

27 ottobre, Palermo: La Comunità ROM di Palermo. Programmazione di Politiche unitarie per una RETE ROM

A cura di


Piano di Zona DSS42 L.328/00



Comune di Palermo, Comune Capofila del DSS42







LA COMUNITA' ROM DI PALERMO: CONDIZIONI ABITATIVE, LEGALITA', ISTRUZIONE E FORMAZIONE/LAVORO

PROGRAMMAZIONE DI POLITICHE UNITARIE PER UNA “RETE ROM”


27 ottobre 2009 - h. 10,00




C.D. “DE GASPERI”, piazza del Fante, Palermo

L'equipe dell'Ufficio Rom, dopo tre anni di interventi per e con la Comunità Rom di Palermo, ha messo in campo azioni, con alcuni esiti significativi, nell'ambito dell'istruzione, della crescita della partecipazione attiva degli adulti e della formazione di donne e giovani Rom.




Per evitare di vanificare le buone prassi attivate in questi anni si ritiene necessario mettere a sistema una organizzazione efficace tra i soggetti che a vario titolo operano con la Comunità Rom per favorire la circolarità delle informazioni, mantenere alta l'attenzione e le responsabilità delle Istituzioni e della Cittadinanza al fine di promuovere e sostenere l'emancipazione della Comunità Rom.



L'Ufficio Rom ha già individuato e contattato la Federazione Romanì come soggetto privilegiato in qualità di consulente esperto nelle politiche in favore delle Comunità Rom e Sinti presenti in Italia.



L'iniziativa intende valorizzare le buone prassi e attivare un processo di “contaminazione” per la costruzione di una rete locale capace di progettare in modo integrato e unitario avvalendosi dell'esperienza messa a disposizione dalla Federazione Romanì.




PROGRAMMA




h. 10,00: Apertura dei lavori



dott. ssa Granata D.S. C.D. “De Gasperi”




SITUAZIONE ATTUALE DELL'ESPERIENZA CON LA COMUNITA' ROM



a cura dell' Ufficio Rom



h. 10, 10: Legalità - a cura di Lilla Graci e Luisa Scardina



h. 10,20: Istruzione - a cura di Carla Mazzola e Tina Codraro



h. 10, 30: Formazione/Lavoro – a cura di Mauro Priano



h- 10, 40: Abitare - Immagini delle condizioni attuali del Campo Nomadi





CERCANDO FUTURI



h. 10,50: Presentazione della Federazione Romanì ed esperienze di costruzione



di un Patto di Cittadinanza con la Comunità Rom -



dott. Nazareno Guarnieri - Presidente della Federazione Romanì







PROGRAMMAZIONE DI POLITICHE UNITARIE PER UNA “RETE ROM”



h. 11,10 DIBATTITO



Moderatore – dott. Nazareno Guarnieri



h. 12,30 PROPOSTA OPERATIVA PER “NON CONCLUDERE”



a cura dell'Ufficio Rom



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venerdì 9 ottobre 2009

13 ottobre ore 16.30, Palermo: Futuro Femminile Plurale





Martedì 13 ottobre ore 16.30
Aula Borsellino – Facoltà Scienze Politiche
Via Maqueda, 324 - Palermo

Presentazione del numero della nuova serie di Reset
Futuro femminile plurale

Introduce:

Giancarlo Bosetti direttore di Reset

Ne discutono:

Giovanna Fiume ordinaria di Storia moderna
Lucia Gotti presidente di Sole Luna Un Ponte tra le Culture
Simona Mafai condirettrice di Mezzocielo
Maria Teresa Noto psicologa e psicoterapeuta sistemico
Laura Raimondo dell’University of Pittsburgh Medical Center
Gea Schirò imprenditrice ed editrice
Adele Campagna Sorrentino ex vicepresidente dell’ A.N.D.E.

Perché le donne non arrivano al potere? E quando ci arrivano, quali sono i mezzi per raggiungerlo? Come spiega Marina Calloni in questo numero di Reset, l’Italia è fanale di coda quanto a numero di donne elette nel parlamento europeo (su 72 seggi 56 uomini e 16 donne, il 22,22%, contro il 36% della Spagna o il 40% della Francia). In quello nazionale la situazione è persino peggiore: nel 2008 le senatrici sono il 19 % mentre le deputate il 20%.
Nei casi in cui detengono il potere politico, si tratta in genere di ministeri come Pari opportunità, giovani, turismo, istruzione superiore e ambiente, considerati «attenti al sociale» o «facili», secondo uno stereotipo di femminilità. Reset invita a un confronto aperto in cui si discuterà degli effettivi rapporti tra donne e potere e dalle distorsioni imposte dal sistema attuale. Per avere un resoconto completo, sono state coinvolte donne appartenenti a diverse sfere professionali, in modo da sottolineare gli aspetti pratici della leadership.
Quest’ultima può offrire modelli positivi, come quello di Angela Merkel o quello di Sonia Gandhi in India. Il caso di Sonia Gandhi, in particolare, invita a una riflessione in generale sul pluralismo democratico e liberale, anche “femminile”.

venerdì 3 luglio 2009

Oscuramento del sito addiopizzo.org per protesta

Cari amici,
ci teniamo a rendervi partecipi delle nostre iniziativecontro il disegno di legge sulle intercettazioni, chedovrebbe essere approvato a breve al Senato.
Abbiamo oscurato per protesta il sito
www.addiopizzo.org epubblicato in home page il volantino che vi inviamo anche inallegato.
Vi invitiamo a leggerlo con attenzione e a manifestare intanti il vostro dissenso contro una legge che, se approvata,toglierà dalle mani di investigatori e magistratura unfondamentale strumento di contrasto alla criminalitàorganizzata, determinando un grave indebolimento del fronteantimafia.
Comitato AddiopizzoAssociazione antiracket Libero Futuro


http://www.addiopizzo.org/oscuramento/


martedì 19 maggio 2009

Riforma della cittadinanza

Prosegue presso la I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati l’esame di dieci proposte di legge recanti “Nuove norme in materia di cittadinanza”. I testi sono diretti a modificare l’attuale disciplina e prevedono una serie di correttivi che vanno dall’introduzione dello ius soli, fino alla possibilità della doppia cittadinanza.

A tal proposito è interessante il caso della signora Miriam, nata al Cairo nel 1962, nipote di una italiana che aveva perso la cittadinanza, secondo la legge del 1912 che decretava la perdita della cittadinanza italiana per le donne che si univano in matrimonio con cittadini stranieri. Si trattava, infatti, di una norma che si applicava solo alle donne e poi abolita giacché ritenuta discriminatoria.

Nel 1942 al Cairo nasceva Edward, papà di Miriam, cittadino egiziano perché la mamma, come si diceva, non era più italiana. La figlia di Edward, Miriam appunto, nel 2003 cita in giudizio il Viminale che aveva rifiutato di riconoscerla come cittadina italiana. Passati i due gradi di giudizio (tribunale e Corte di appello di Roma) contrari al conferimento della cittadinanza, ora la Cassazione ha accolto il suo ricorso con la seguente motivazione: “…gli effetti prodotti da una legge ingiusta vengono meno, anche in caso di morte degli ascendenti, con la cessazione dell’efficacia di tale legge.”.Quindi “…riacquista la cittadinanza italiana dal primo gennaio 1948 anche il figlio di una donna nata prima di tale data e nel vigore della legge 255 del 1912, determinando il rapporto di filiazione, dopo l’entrata in vigore della Costituzione, la trasmissione a lui dello stato di cittadino, che gli sarebbe spettato di diritto senza la legge discriminatoria; da quest’ultimo, quindi lo stato, per il rapporto di paternità, deve trasmettersi a Miriam”.

Fonte:
Centro studi e documentazione sulle migrazioni, Comune di Palermo
centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it

venerdì 27 marzo 2009

Essere "alunni stranieri" in Italia, un articolo di Arcangela Mastromarco

Nelle dichiarazioni dei politici e nei titoli dei media compare sempre più spesso questa espressione, riferita in senso lato e molto generico ai bambini e ai ragazzi figli di lavoratori immigrati, iscritti nelle scuole della Repubblica Italiana.
Sorvolando sulla parola "alunno", vediamo che "straniero", secondo il dizionario italiano, non è un termine neutro. Ecco la definizione che ne dà uno dei più noti [G. Devoto, G. C. Oli, Dizionario della lingua italiana, Le Monnier]:
1. Appartenente a un altro paese; estensivamente: alludendo a popolazioni nemiche, il termine acquista un’intonazione ostile (l’invasione s.; essere sotto il dominio degli s.) che si accentua nel singolare collettivo (cacciare lo s.; il Piave mormorò: "Non passa lo s.")
2. Letterario: estraneo
3. Arcaico: strano.

Inoltre, alcuni dei termini utilizzati negli ultimi anni, sono comprensibili solo se letti in opposizione ad altri:

- straniero > italiano, autoctono, nativo

- extracomunitario (usato solo in Italia) > comunitario

- migrante > residente

- figlio di lavoratore immigrato > italiano

- non italofono, con una lingua madre diversa dall’italiano, parlante non nativo > italofono, italiano madrelingua, parlante nativo

- con cittadinanza non italiana (la più usata al momento nelle circolari del MIUR) > con cittadinanza italiana

[...]

Se si fa riferimento al criterio linguistico e non a quello giuridico, agli "alunni stranieri" bisogna aggiungere anche i bambini appena arrivati in Italia per effetto di adozioni internazionali, anche se a nessuno è mai venuto in mente di limitare il numero di alunni adottati per classe.
Riepilogando, se si utilizza il criterio relativo al livello di conoscenza o di esposizione alla lingua italiana, al momento sono pochissimi gli "alunni stranieri", meglio detti "alunni-non o parzialmente italofoni". Come mai una percentuale così bassa, l’8%, preoccupa così tanto i sostenitori delle quote stranieri nelle classi della Repubblica Italiana?
Quando politici, amministratori e genitori nativi, mal consigliati e male informati, cercano di fissare ipotetiche quote, vuol dire che continuano a considerare stranieri tutti allo stesso modo, anche i ragazzi che si sono laureati nelle università italiane? E quelli che parlano con l’accento veneto o milanese? Anche quelli che hanno frequentato il nido, la scuola materna, le elementari ecc. insieme agli autoctoni italiani? Sono sempre stranieri i nati sul suolo italico che diventeranno cittadini italiani al compimento del diciottesimo anno d’età?
Quali problemi causano al corretto svolgimento dei programmi standard delle classi questi alunni italofoni, nati in Italia, destinati a superare il milione nel volgere di un triennio?
Certo invece è che basta un solo alunno neo-iscritto, non italofono, a sconvolgere la routine di una classe, soprattutto quando l’insegnante che accoglie non ha alcuno strumento per affrontare l’insegnamento di una seconda lingua ad alunni con una lingua madre diversa dall’italiano.
Le lagnanze di questi poveri docenti ignoranti (nel senso che ignorano l’educazione linguistica in una lingua 2) arrivano fino alle orecchie dei genitori italiani, dei dirigenti scolastici e poi degli amministratori locali, e poi dei politici e poi dei ministri ecc., necessariamente non in quest’ordine.
È ai bambini e ragazzi "stranieri" o meglio "non o parzialmente italofoni" che bisogna rivolgere attenzioni e facilitazioni linguistiche nella lingua per comunicare e in quella per lo studio, in modo che possano partecipare alle attività della classe di appartenenza e apprendere insieme ai coetanei italiani.
E allora perché non vengono formati i docenti nella glottodidattica dell’italiano come seconda lingua e perché non viene aumentato il numero di insegnanti facilitatori per scuola?
Perché non si assegnano più risorse alle scuole e perché le risorse disponibili vengono ancora attribuite sulla base di una progettualità a brevissimo termine, il famoso progettificio, quando invece l’immigrazione in Italia ha da tempo assunto caratteri di strutturalità?
È difficile pensare che il ministro Gelmini, l’assessore Moioli e prima di loro il sindaco Pd di Vicenza Achille Variati siano così incompetenti e rozzi da mettere nello stesso calderone tutti i bambini e i ragazzi che hanno come unica caratteristica comune quella di essere figli di genitori nati in un altro paese.

[...]

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