Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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mercoledì 2 novembre 2011

dei 140 mila ROM presenti in Italia ben il 60% è cittadino italiano: Rom e razzismo. Un Vademecum si appella ai giornalisti

Un Vademecum per spiegare quali termini vanno usati o evitati nel parlare dei rom. Perché molti giornalisti dimenticano che, nel parlare di rom, ci si riferisce prima di tutto ad una minoranza etnica. Italiana. Che va protetta
 
di Luigi Riccio

RAZZISMO. Chi sono i rom? Sono immigrati o italiani? Nomadi per definizione o vittime di stereotipi? A queste e ad altre domande dà risposta il Vademecum per i giornalisti, volume curato da dall’Associazione Stampa Romana, l’Associazione giornalisti Scuola di Perugia, la Comunità di Sant’Egidio e l’Assessorato Lavoro e Formazione della Regione Lazio.
La destinazione del volume non è causale e nasce per combattere la cattiva informazione che investe la stampa sia locale che nazionale.

Ancora molti giornalisti parlano di rom sommariamente come “di immigrati”, ignorando (o fingendo di ignorare) che dei 140 mila rom presenti in Italia ben il 60% è cittadino italiano, alcuni discendenti da migrazioni che risalgono al lontano 1400. Quindi non sono “stranieri”, e tantomeno “nomadi”. Il 90% dei rom in Italia è composto da “stanziali”, e costretti a partire e a spostarsi molto spesso più per sgomberi massivi, per l’avversione della popolazione locale che per delle scelte di vita.

Il popolo romanì ha da tempo chiesto di evitare il termine “zingari” perché col tempo ha assunto un’accezione dispregiativa. Nonostante questo, però, non solo la parola è largamente usata, ma anche declinata nelle più varie forme. A Milano, durante le ultime amministrative che hanno poi visto la vittoria di Giuliano Pisapia, la Lega Nord ha invaso la città di manifesti inneggianti alla “zingaropoli”. Come ha reagito certa stampa? Ha risposto che, sì, i modi erano un po’ grezzi, ma il rischio “zingaropoli” c’era. Quindi un articolo su Il Giornale, a firma di Giannino della Frattina, si intitolava L’ultima mossa: fare finta di non volere Zingaropoli; o un altro, della stessa testata, in risposta a Thomas Hammerberg (commissario europeo per i diritti umani) a firma di Carlo Maria Lomartire, dal titolo “Sono scioccato dai manifesti su Zingaropoli”. Ma è la verità: venga pure a Milano a verificare.

IL VOLUME. “Ho visto anche degli zingari felici. Di chi parliamo quando parliamo di rom” è il nome del Vademecum, a cura di Titty Santoriello, arricchito da disegni di bambini rom delle scuole della Pace della Comunità di Sant’Egidio. Vari contributi accompagnano il giornalista, ma anche il semplice lettore, nel variegato mondo romanes. Cinque le grandi comunità: Rom, Sinti, Kale, Manouches e Romanichals. Un’unica lingua, diciotto dialetti interni. Una bandiera: verde e azzurra con una ruota a 16 raggi. E un inno, il gelem gelem.

Del razzismo nei confronti dei rom ne parla Luca Bravi, docente all’Università di Firenze. Lo stereotipo del nomadismo nasce con il “Porrajmos” o “Barò Porrajmos” (grande divoramento) ad opera nazista, l’olocausto dei rom che fece 500 mila vittime nei campi di sterminio. “Durante il periodo nazista – spiega Bravi – rom e sinti negli Stati europei praticavano una resistenza di basso profilo che significava trovare le modalità di permanenza per restare dove si erano stanziati. Si spostavano tra i confini. In quegli anni si diffusero teorie della razza secondo le quali il nomadismo era una colpa che stava nel loro sangue. Non era così: si spostavano per ragioni lavorative, molti ad esempio erano giostrai”.

Più in dettaglio, come racconta invece Leonardo Piasere nel libro I rom d’Europa (editore Laterza), gli eccidi dei rom si consumarono nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau, Ravensbruck, Bergen Belsen e altri riservati solo ai rom come quello di Montreuil-Bellay nella Francia di Vichy, di Jasenovac in Croazia, di Lackenbach in Austria, di Lety in Boemia. In Italia molti rom venivano rinchiusi, a seconda della provenienza geografica, a Tossicìa (Teramo), a Prigano (Modena), a Boiano (Campobasso), ad Agnone (Isernia), a Perdasdefogu (Nuoro).

Una vera e propria persecuzione, ancora oggi fortissima, ampiamente dimostrata dai fatti di cronaca. E che questo Vademecum cerca di combattere, attraverso la stampa, che a volte più che un argine offre ai pregiudizi un veicolo. Tra l'altro è lo stesso articolo 2 della legge istitutiva dell'Ordine dei giornalisti e la Carta di Roma del 2008 a dettare un codice deontologico nell'affrontare questi argomenti.

Una buona conoscenza unita ad un'etica responsabile: così si combatte il razzismo, a cominciare dai giornali.
 
 
 

domenica 17 luglio 2011

19-23 luglio, Lampedusa: LAMPEDUSAinFESTIVAL III Edizione

COMUNICATO STAMPA                13 luglio 2011

LAMPEDUSAinFESTIVAL – III edizione
dal 19 al 23 luglio 2011 a Lampedusa sbarcano cinema, musica e cultura  
www.lampedusainfestival.com – www.iovadoalampedusa.com
 
Un concorso per filmakers con 150 opere provenienti da tutta Italia e dall’estero,
musica con Assalti Frontali, Laura Lala, Ipercussonici ed altri, mostre fotografiche e di illustrazioni con tavole dei più grandi vignettisti italiani, teatro e dibattiti su immigrazione, ambiente, legalità e cinema documentario. Tra i film fuori concorso “Il colore del vento” di Bruno Bigoni  e “Giallo a Milano” di Sergio Basso. Tra i giurati Emiliano Morreale, Gianfranco Rosi, Pasquale Scimeca, Massimo Arvat e Amara Lakhous.
 
Inizia il 19 luglio, con la direzione artistica del regista Luca Vullo, la III edizione del LAMPEDUSAinFESTIVAL, manifestazione che affronta la realtà dell’immigrazione, l’incontro con l’altro e piccole storie individuali intese come metafore dei grandi temi. Tutto ciò in un’isola che purtroppo non è più conosciuta per la sua straordinaria bellezza ma per le condizioni dei sui centri di accoglienza, per il respingimento delle barche della disperazione e, attualmente, per il massiccio esodo di migranti provenienti dal nord Africa.
 
Il festival ha recentemente avuto il privilegio di ricevere come premio di rappresentanza la medaglia d’onore da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
 
Gli organizzatori sono anche  promotori della campagna di incentivazione turistica “Io vado a Lampedusa www.iovadoalampedusa.com, che ha tra i suoi obiettivi principali quello di contribuire al rilancio del turismo sull’isola. La campagna ha proposto nell’ultimo mese una serie di appuntamenti in giro per l’Italia che hanno ottenuto una grande affluenza di pubblico.
 
Dal 19 al 23 luglio 2011, oltre alla proiezione delle opere in concorso, saranno organizzati anche incontri, dibattiti, concerti, mostre ed altri eventi tra cinema, arte, letteratura e musica per dimostrare che Lampedusa è un’isola viva ed attiva in ambito culturale e che non esiste soltanto in relazione agli sbarchi. Oltre al tema dell’immigrazione, il Festival affronta anche quello della legalità, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Molto spazio è riservato al cinema e in special modo al genere documentario, inteso come nuovo mezzo di comunicazione ed informazione.
 
Nel corso del festival ci sarà anche tanta musica con i concerti di: Assalti Frontali (20 luglio), Laura Lala (21 luglio), Ipercussonici (19 luglio), dei musicisti lampedusani Giacomo Sferlazzo e Alessio Greco (19 luglio) e con DJ Set tematici affidati a Dj Surfarata. Dalla Sardegna arriva invece il reading musicale a cura del Marina Cafè Noir - Festival di letterature applicate (Cagliari).
 
Tra le proiezioni di film fuori concorso “sbarca” a Lampedusa “Giallo a Milano”, di Sergio Basso, dedicato alla vita vissuta dalla comunità cinese insediatasi nel capoluogo lombardo ormai da diversi anni e che narra storie di persone, di semplici cittadini con i loro sogni e le loro speranze.
Altro film fuori concorso, il 22 luglio, è il recentissimo “Il colore del vento” di Bruno Bigoni, un documentario che prende spunto dal disco Creuza de mä di Fabrizio De André e Mauro Pagani (che è anche protagonista di un brano del film) narrando le toccanti storie di alcune donne che hanno trovato nel mare una nuova speranza di vita. Il film ha un obiettivo molto simile a quello del LAMPEDUSAinFESTIVAL: ricreare visivamente atmosfere, sonorità, lingue e testimonianze per raccontare la realtà e come la cultura mediterraneo-occidentale sia soggetta a forze degeneratrici che ostacolano, invece di favorire, l’incontro e la conoscenza tra popoli e culture diverse.
Gli altri film fuori concorso sono: “The Last Shore - Fino all’ultima spiaggia” (di Fabrizio Basano), “Con gli occhi dell’altro”(di Giordano Bianchi, Martina Marafatto e Leonardo Modonutto),
“Approdo Italia” (di Christian Bonatesta), “Viaggio a Lampedusa” (di Giuseppe Di Bernardo) e “Goor” (di Alessandro de Filippo), al quale sarà presente il regista per un dibattito con il pubblico.
 
Il programma prevede numerosi altri ospiti come per esempio Salvatore Borsellino, i responsabili di LegaAmbiente Sicilia, esponenti di D.E-R (associazione documentaristi Emilia Romagna), di Documentary in Europe, di Save the Children, lo scrittore Antonio Mazzeo ed il docente Fulvio Vassallo Paleologo. Inoltre, il direttore artistico Luca Vullo ha ottenuto le adesioni per le giurie dei concorsi di ragguardevoli professionisti quali Emiliano Morreale, Gianfranco Rosi, Pasquale Scimeca, Massimo Arvat, Amara Lakhous e Ali Baba Faye.
Nella serata inaugurale del 19 luglio è in programma l'incontro con il sindaco di Riace (RC) Domenico Lucano e con il sociologo ed economista Tonino Perna che parleranno delle positive esperienze di accoglienza che Riace ed altri paesi della Locride stanno attuando da diversi anni nei confronti di profughi politici.

Per il concorso sono pervenute 150  opere (79 nella scorsa edizione) da tutta Italia e dall’estero (1 dalla Russia, 5 dalla Spagna e 1 dalla Francia) per partecipare alle sezioni:
- “Approdo e Speranza” è curata dal regista etiope Dagmawi Yimer, sbarcato a Lampedusa nel luglio 2006 e che da allora vive in Italia e si cimenta in diverse produzioni video. La giuria è composta da Amara Lakhous (scrittore e giornalista algerino), Ali Baba Faye (sociologo), Gianfranco Rosi (regista) e Antonio Morana (rappresentante capitaneria di Lampedusa). La sezione vuole dare visibilità a storie che raccontino speranze e positive esperienze di stranieri che vivono in Italia;
- “Le Storie”, curata dal direttore artistico Luca Vullo e con giuria composta da Pasquale Scimeca (regista), Massimo Arvat (produttore, regista e vicepresidente di Documentary in Europe), Emiliano Morreale (critico cinematografico e scrittore) e Don Stefano (parroco di Lampedusa). La sezione vuole partire dall’individuo per proporre una nuova e più umana visione dei fenomeni globali che porti a comprendere che, se la Storia è la sommatoria
delle storie dei singoli, il singolo ha potenzialmente il potere di cambiarla.
 
Per tutto il periodo del festival saranno allestita alcune mostre tra le quali spicca “Le rughe sulla Frontiera / Lampedusa: restiamo umani!”, mostra di vignette e illustrazioni curata da Gianpiero Caldarella e dedicata a Vittorio Arrigoni, con tavole di Altan, Ellekappa, Sergio Staino, Vincino, Gianni Allegra e tanti altri vignettisti italiani che raccontano gli sbarchi a Lampedusa e come procede la vita dei lampedusani tra respingimenti e continue emergenze.

Il 23 luglio verrà anche presentata la “Rete del Caffè Sospeso”, Rete di festival, rassegne e associazioni culturali in mutuo soccorso di cui il Lampedusainfestival fa parte insieme a: Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, Filmfestival sul Paesaggio di Polizzi Generosa (PA), Marina Cafè Noir di Cagliari, Riaceinfestival di Riace (RC), Valsusa Filmfest (Valle di Susa – Torino) e S/paesati di Trieste.
 
GLI OBIETTIVI DEL LAMPEDUSAinFESTIVAL
Questo Festival vuole concretamente contribuire a individuare strategie e dinamiche di composizione delle differenze culturali attraverso i linguaggi del cinema, della musica e dell’arte. L'Italia appare divisa in chi fa di tutto per frenare l’inevitabile processo delle migrazioni, alimentando odio e paura, e chi dimostra che si può convivere e crescere in una società multietnica: Il Festival si schiera con questi ultimi, offrendo la possibilità di divulgare storie e modi di pensare che abitualmente trovano poco spazio. Lampedusa ha anche un ruolo strategico nelle rotte migratorie di diverse specie animali e non a caso il Lampedusainfestival vuole promuovere e difendere l’inscindibilità dei doveri di solidarietà verso l’uomo e la natura.
Il festival si sta realizzando soprattutto grazie al lavoro volontaristico di numerosi professionisti e grazie ai sostegni economici di Banca Etica, della ONG francese CCFD-Terre Solidaire e della ARS Assemblea Regionale Siciliana.
 
Il festival  è organizzato e curato da Associazione culturale ASKAVUSA, ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), Re.Co.Sol. (Rete dei Comuni Solidali), Legambiente Lampedusa e si avvale della collaborazione di Arci Sicilia, ICS-Consorzio Italiano di Solidarietà, Ufficio Rifugiati Trieste, Associazione Amani, Terrelibere.org, Rete Antirazzista Catania, ASPER–Associazione per la tutela dei diritti del popolo eritreo, eGlob Web Agency. La direzione artistica è del regista Luca Vullo.
 
 
 
I PRINCIPALI ORGANIZZATORI
 
ASSOCIAZIONE CULTURALE ASKAVUSA DI LAMPEDUSA http://askavusa.blogspot.com
L’associazione è composta da giovani lampedusani che fin dall’inizio degli sbarchi hanno cercato di aiutare i migranti con pasti caldi, spazi coperti nei quali dormire, consigli, traduzioni, ecc.. Per gli associati la difesa dei diritti dei lampedusani non può prescindere dalla tutela dei diritti fondamentali di qualsiasi essere umano. L’associazione promuove attività che coniugano lo sviluppo culturale ed economico dell’isola all’obbiettivo dell’integrazione e della conoscenza tra popoli.
Re.Co.Sol - Rete Dei Comuni Solidali  www.comunisolidali.org 
Re.Co.Sol Rete dei Comuni Solidali è una associazione che attualmente conta 273 associati fra Comuni e Province in tutta Italia ed è stata fondata nel 2003 da alcuni amministratori piemontesi per coordinare progetti di cooperazione decentrata in paesi in via di sviluppo. Nel corso degli anni la Rete si è anche attivata nel promuovere sul territorio nazionale manifestazioni che coinvolgono la popolazione sui temi dello sviluppo ecosostenibile e sulla integrazione culturale.
Asgi Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione www.asgi.it
L’Asgi è nata nel 1990 e riunisce avvocati, docenti universitari, operatori del diritto e giuristi con uno specifico interesse per le questioni giuridiche connesse all’immigrazione. Organizza incontri di formazione per giuristi, avvocati ed operatori sui temi del diritto dell’immigrazione e del diritto d’asilo. Si adopera in molte sedi istituzionali, nazionali ed europee, per promuovere politiche ispirate all’accoglienza e al rispetto dei diritti umani. Collabora con Re.Co.Sol. e con l’UNHCR organizzando corsi di formazione per operatori che gestiscono progetti di accoglienza immigrati. 
Addetto stampa: Gigi Piga - e-mail. press@lampedusainfestival.com  - cell. 3480420650

PROGRAMMA

 
Legenda colori:      concorso          fuori concorso          incontri e dibattiti                   musica
La Cabaña si trova in via Madonna 16
 

19 Luglio 
ore 19:00 presso la Porta d'Europa – spettacolo di danza "Lettere dal Mare", coreografia di Chiara Spanò e musiche di Antoine Michel.  A seguire concerto di inaugurazione del festival con i lampedusani Giacomo Sferlazzo e Alessio Greco.
ore 21:30 presso la Cabaña
Presentazione festival e proiezione del trailer a cura del Direttore Artistico Luca Vullo
A seguire - “L’esperienza di Riace. Gli immigrati come risorsa” - Incontro con Domenico Lucano (Sindaco di Riace), Salvatore Monte (parroco di Raice) e Tonino Perna (economista e sociologo, Professore Ordinario di Sociologia Economica presso l'Università degli studi di Messina)
ore 21:30 in Piazza Castello - proiezione fuori concorso di  “The Last Shore - Fino all’ultima spiaggia ” (di Fabrizio Basano, 55 min.) e “Con gli occhi dell’altro” (di Giordano Bianchi, Martina Marafatto e Leonardo Modonutto, 50 min.)
ore 23:30 presso la Cabaña - concerto con IPERCUSSONICI
 
20 Luglio 
ore 19:30 presso la Cabaña – “Diritti sotto sequestro, senza diritti sotto le bombe” - Incontro con Fulvio Vassallo Paleologo e Antonio Mazzeo. Modera Gianfranco Schiavone dell’ ASGI – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
ore 21:30 presso la Cabaña  - proiezione opere in concorso
ore 21:30 in Piazza Castello – proiezione fuori concorso di “Giallo a Milano” (di Sergio Basso, 2009, 75 min.)
ore 23:30 presso la Cabaña  - concerto con gli ASSALTI FRONTALI
 
21 Luglio
ore 10:30 presso Isola dei Conigli - “Legalità e ambiente” – Incontro con Salvatore Borsellino e Giuseppina Nicolini
ore 19:30 presso la Cabaña - “Storie di approdi e speranze. L’accoglienza agli immigrati: i protagonisti e le testimonianze” - Incontro con rappresentanti di MSF, Save the Children, IOM, UNCHR, Caritas e Ali Baba Faye.
ore 21:30 presso la Cabaña - proiezione opere in concorso
ore 21:30 in Piazza Castello - proiezioni fuori concorso di “Viaggio a Lampedusa” (di Giuseppe Di Bernardo, 2010, 50 min) e di “Approdo Italia” (di Christian Bonatesta, 2005, 55 min.)
ore 23:30 presso la Cabaña  - concerto jazz con Laura Lala
 
22 Luglio
ore 18:30 presso il bar Royal - Reading letterario a cura del Marina Cafè Noir, Festival di letterature applicate di Cagliari: “L'Italia vista dalla Luna” di Giacomo Casti e Matteo Sau. Reading dedicato ai 150 anni dell'Unità d'Italia.
ore 19.30 presso la Cabaña - “Lo specchio della realtà: il documentario come “nuova” risorsa espressiva e comunicativa. Incontro moderato da Elisa Mereghetti (D.E-R Associazione documentaristi Emilia Romagna) con autori delle opere in concorso presenti sull’isola
A seguire: Doc in Europe le opportunità di una rete europea di documentaristi”, a cura di Massimo Arvat (Documentary in Europe)
ore 21:30 presso la Cabaña - proiezione opere in concorso
ore 21:30 in Piazza Castello proiezione fuori concorso di “Il colore del vento” (di Bruno Bigoni, 2010, 75 min) e del report “La collina della Vergogna” (di Antonino Maggiore – Libera espressione): L’emergenza dei recenti flussi migratori a Lampedusa vissuta da un operatore dell’informazione
ore 23:30 presso la Cabaña - Sfilata di moda a tema naturalistico dello stilista lampedusano Pier e a seguire Dj set a cura di Dj Surfarata
 
23 Luglio
ore 10:00 presso Isola dei Conigli
Presentazione della “Rete del Caffè Sospeso”  di cui il Lampedusainfestival fa parte. 
ore 19:30 presso la Cabaña
“Ambiente e sviluppo. Verso un turismo sostenibile” – Incontro con rappresentanti di Legambiente Sicilia ed esponenti della campagna di promozione turistica “Io vado a Lampedusa”
ore 21:30  presso la Cabaña - Premiazione e proiezione delle opere vincitori del concorso
ore 21.30 in Piazza Castello proiezione fuori concorso di “Goor” (di Alessandro de Filippo, 2009, 62 min.) e dibattito con il regista
ore 23:30  presso la Cabaña – spettacolo teatrale “Fata Morgana”, risultato del corso di teatro tenuto a Lampedusa da Maria Teresa De Sanctis.
ore 24:00 a Cala Madonna - Festa in spiaggia con dj set a cura di Dj Surfarata
 
 
MOSTRE

Per tutto il periodo del festival, in via Mazzini 1, dalle ore 18:00 all’ 01:00 di notte, sarà allestita “Le rughe sulla Frontiera / Lampedusa: restiamo umani!”:
mostra di vignette e illustrazioni curata da Gianpiero Caldarella e dedicata a Vittorio Arrigoni, con tavole di Gianni Allegra, Flaviano Armentaro, Altan, Mauro Biani, Lelio Bonaccorso, Ellekappa, Bicio Fabbri, Elena Ferrara, Luca Ferrara, Giorgio Franzaroli, Frago, Simon Frosini, Giuliano, Kanjano, Giulio Laurenzi, Riccardo Mannelli, Mario Natangelo, Marco Pinna, Filippo Ricca, Giacomo Schinchi, Rasori Sommacal, Sergio Staino, Vincino, ed altri ancora.

Per tutto il periodo del festival, in Via Mazzini 1, dalle ore 20.30 all’01:00 di notte sarà allestita “Fra il cielo e il mare. Tunisini a Lampedusa”, mostra fotografica di Riccardo Scibetta.

 
Per tutto il periodo del festival, presso la Cabaña, in via Madonna 16, sarà allestita  “2011_odissea_Lampedusa”, mostra fotografica di Alessia Capasso.
  Addetto stampa: Gigi Piga - e-mail. press@lampedusainfestival.com  - cell. 3480420650



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IO VADO A LAMPEDUSA

Campagna di promozione turistica

per una nuova concezione di turismo... sostenibile.




Gli organizzatori della III edizione del Lampedusainfestival, l’associazione culturale Askavusa di Lampedusa e Legambiente Sicilia lanciano questa campagna di promozione per sostenere i commercianti e gli abitanti della bellissima isola delle Pelagie che sta subendo un enorme calo delle prenotazioni in seguito alle notizie sugli sbarchi dei migranti nord africani.

Una campagna per fare emergere la parte migliore di Lampedusa, quella che non ha paura, quella che divide quello che ha con l'umanità, provenga essa dalla Tunisia, dall'Etiopia o dalla Germania, quella Lampedusa che vuole risolvere i propri problemi con l'impegno e l'onestà, senza mischiare tutto facendo un enorme confusione, la Lampedusa del 24/01/2009 che protestava insieme ai migranti per i diritti di tutti gli uomini, che in questi giorni tra mille difficoltà si sforzava di capire il francese e le esigenze di giovani tunisini che spesso si confondevano con i giovani lampedusani.
Cosa fare, per tutti coloro che sono passati da questa terra epica e per tutti coloro che passeranno, cosa fare contro la paura e l'ignoranza che percorre tutta l'Italia arroccata sul pochissimo benessere rimasto, rintronata dai TG che cercano e divulgano il peggio.
Cosa fare contro tutti coloro che gridano ai danni d'immagine causati dall'immigrazione, addirittura ora si vuole giustificare i fallimenti sulla politica della pesca addossando le colpe alle migrazioni che stanno interessando Lampedusa e tutta l'Europa.

C’è  un modo concreto che possa far scuotere molte coscienze e dare una risposta a tutti i razzisti che ci sono in Italia: VENIRE IN VACANZA A LAMPEDUSA.

Si proprio cosi, pensate che notizia incredibile se domani migliaia di persone prenotassero le loro vacanze a Lampedusa, uno schiaffo alla paura, al razzismo, una scelta etica e politica che sarebbe una protesta e una proposta allo stesso tempo. Un modo per dire a chi si occupa di turismo a Lampedusa che c'è una via etica per fare il turismo, fatta di accoglienza a prescindere se uno abbia il portafoglio gonfio o meno e probabilmente chi venisse in questo clima si innamorerebbe ancora di più di Lampedusa e dei lampedusani, del mare incredibile e dell'incredibile energia che questa terra emana dai suoi pori. Potrebbe essere l'inizio di un nuovo sviluppo dell'isola, che dovrebbe dare una sterzata sui temi dell'ambiente e dei diritti umani e di un turismo attento non solo alle meraviglie di Lampedusa (e anche Linosa) ma alla sua storia e al suo ruolo strategico nel mediterraneo, alla sua incredibile vivacità culturale e anche ai suoi problemi che sono il riflesso di una serie di problemi che ha tutta l'Italia.

Sarebbe un gesto incredibile e una risposta a molti ottusi, se molte persone prenotassero dal 19 al 23 luglio anche per venire a vedere il Lampedusainfestival, festival di cinema sull'immigrazione che così sarebbe ancora più forte.

Dal sito www.iovadoalampedusa.com è anche possibile acquistare la maglietta “Io vado a Lampedusa” per sostenere la campagna ed il Lampedusainfestival

Cos'è il circuito "IO VADO A Lampedusa" (Per una nuova concezione di turismo)
Si rivolge a tutti coloro che hanno scelto di attuare comportamenti di tipo etico e di non essere consumatori/consumati ma critici di fronte al mercato e alle scelte commerciali che ogni giorno ci rendono complici di catastrofi ambientali e umane, oppure facendo scelte tipo quella che noi vi proponiamo attuatori di piccoli cambiamenti che sommati diventano cambiamenti sostanziali.
A coloro che si occupano di turismo a Lampedusa si chiede di prendere pochi impegni ma chiari e decisivi. Coloro che vorranno far parte di un circuito di turismo alternativo dovranno infatti firmare una carta di principi:
dichiarando di essere antirazzista e di non pagare il pizzo;
impegnandosi: alla salvaguardia della natura e del paesaggio attraverso una sinergia e cooperazione con tutto il circuito e con gli enti proponenti di “IO VADO A LAMPEDUSA”; ad intraprendere concretamente un percorso di sviluppo del turismo eco sostenibile nell'isola di Lampedusa; - a sostenere quelle manifestazioni ed eventi di natura culturale che mettano in risalto aspetti come “L'universalità dei diritti umani, la natura, le pratiche di consumo critico,l'antirazzismo, l'identità locale di Lampedusa” e che contribuiscano alla diffusione e alla sensibilizzazione dei valori di solidarietà e dei principi dello sviluppo sostenibile.

Addetto stampa: Gigi Piga - e-mail. press@lampedusainfestival.com  - cell. 3480420650


martedì 15 febbraio 2011

Una proposta da Fortress Europe sulle affermazioni di Maroni a proposito dei profughi tunisini: Bobo il bugiardo e il chierichetto Fabio


Bobo il bugiardo e il chierichetto Fabio

Prendetevi dieci minuti del vostro tempo. E riguardatevi l'intervento del ministro dell'interno Roberto Maroni domenica scorsa a "Che tempo che fa" sulla questione Tunisia. Anche a voi si contorce lo stomaco? Inviamo tutti insieme questa mail al conduttore Fabio Fazio.

Questo è l'indirizzo mail della trasmissione: raitre.chetempochefa@rai.it

Oggetto: C.a. Fabio Fazio. Le bugie di Maroni

"Caro Fazio,

Da cittadino italiano e dunque mediterraneo, sono rimasto senza parole per la menzogne diffuse in prima serata e senza contraddittorio nella sua ultima trasmissione per bocca del ministro dell'interno Maroni.

Fatto salvo lo straordinario lavoro di chi a Lampedusa sta gestendo la prima accoglienza dei nuovi arrivati, non abbiamo sentito una parola sui crimini della dittatura di Ben Ali, sostenuta fino all'ultimo minuto dai nostri ministri.

Non una parola sulle sentenze di condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo per i rimpatri fatti negli scorsi anni dall'Italia nella Tunisia di Ben Ali.

Non una parola sui due processi in corso, a Roma e Strasburgo, contro i respingimenti in Libia.

Non una parola sui 30 morti in mare di questi giorni tra Zarzis e Lampedusa.

E soprattutto non una parola di solidarietà e di appoggio al nuovo corso di transizione democratica avviato in Tunisia dopo una rivoluzione costata la vita a più di cento martiri morti per la libertà.

E invece soltanto un uso strumentale del dramma di chi si ritrova a viaggiare in mare a rischio della vita, per alimentare ancora una volta nel pubblico la paura dell'invasione, delle orde dei barbari, dell'esodo biblico, e addirittura del rischio terrorismo.

Per non parlare di quell'affermazione sulla Tunisia senza governo, pronunciata da un ministro il cui collega agli esteri Frattini il giorno dopo ha un appuntamento a Tunisi con il premier tunisino! Roba da denuncia per falso ideologico, se non fosse che a pronunciare quelle parole è lo stesso ministro che pochi minuti dopo nella stessa intervista confessa di credere a Berlusconi quando dice che pensava sinceramente che una delle sue prostitute minorenni fosse la nipote di Mubarak.

Dispiace constatare sulla tv italiana, ancora una volta, il solito approccio razzista che vede nei popoli della riva sud del Mediterraneo nient'altro che masse amorfe di straccioni pronte a invadere il nostro quieto vivere.

Al contrario, il popolo tunisino prima e il popolo egiziano poi, avendo pagato col sangue la cacciata di due oppressive dittature da decenni sostenute anche dal nostro paese, ci hanno dimostrato la dignità e il coraggio di quella gente. Il cui valore non viene minimamente messo in discussione da qualche migliaio di ragazzi improvvisamente partiti per l'avventura verso le coste italiane.

Anzichè ospitare chi sfrutta i drammi altrui per guadagnarsi facili consensi elettorali in momenti di crisi di fiducia, la Rai dovrebbe invitare in studio i ragazzi di Tunisi e del Cairo, a ricordarci il valore della libertà.

Cordiali saluti, firmato Nome e Cognome"

Per chi non ha il tempo di guardare il video, ecco un estratto di alcune delle dichiarazioni di Maroni e Fazio che più ci hanno lasciato senza parole.

Maroni - "Come conseguenza del terremoto istituzionale che è avvenuto, è crollato lo Stato (in Tunisia, ndr). Non c’è un governo, non c’è un sistema di sicurezza. Stiamo cercando inutilmente, anche attraverso la nostra ambasciata, di prendere contatti con le forze di polizia tunisina per capire come aiutarli a controllare e a prevenire queste partenze e non riusciamo a prendere i contatti. E’ collassato il sistema di sicurezza e allora cosa succede, che migliaia e migliaia di cittadini tunisini vanno nelle città dei porti, salgono sui pescherecci, sulle barche e partono. Essendo a 70 km dall’Italia, come tra Milano e Bergamo, sono qui alle nostre porte in cerca di un futuro migliore. E’ un esodo biblico, non ha paragoni rispetto al passato."

Fazio - "Si parla di decine di migliaia di persone in fuga sulle spiagge della Tunisia. Dentro c’è di tutto, ci saranno rifugiati politici, profughi, clandestini, nel senso dispregiativo del termine, cioè legati al terrorismo o scappati dalle prigioni."

Maroni - "Anche di peggio, qualche infiltrato da organizzazioni terroristiche. Per questo noi adesso stiamo gestendo l’impatto dal punto di vista umanitario. Ma procediamo alla verifica per vedere se sono profughi, se sono persone che possono essere rimpatriate, sempre che in Tunisia ci sia qualcuno che risponde alle nostre sollecitazioni, e se ci sono persone scappate dal carcere, delinquenti. Di qualcuno abbiamo informazioni preventive,ma non di tutti.
...
Se in Tunisia non succede nulla, temo sarà difficile prevedere una fine, parliamo di decine di migliaia di persone. La Tunisia ha 10 milioni di abitanti, questo dà la dimensione del fenomeno. Sono molto preoccupato.
...
Temo presto si innescherà anche in altri paesi. L’Egitto ha 80 milioni, e soltanto un po’ più lontano, l’Algeria. Di fronte a questo scenario apocalittico, noi facciamo quello che possiamo.
...
Li stiamo identificando, prendiamo impronte digitali, foto. La maggior parte dichiarano: 'Per noi è diventato impossibile vivere là, ci sono violenze, rapimenti e non si capisce più chi comanda. Il paese è allo sbando'. Persone che scappano da un paese allo sbando ovviamente hanno diritto alla protezione internazionale. Non possiamo rimandarli indietro. Per capire però chi viene per questi motivi, chi scappa dalle patrie galere e chi viene per compiere danni in Europa, magari mandato da organizzazioni terroristiche, c’è bisogno di tempo e di fare le verifiche che stiamo facendo. E’ come se fosse stato un terremoto."





mercoledì 30 giugno 2010

Il razzismo comincia dalle parole "normali": il razzismo "democratico". Intervista a Giuseppe Faso



Cos’è il razzismo democratico?

È quello che spesso non sa di essere tale, anche se è diffuso nella società e incoraggiato dalle istituzioni. Di solito è segnalato dalla frase: “Non sono razzista, ma...”.

Incoraggiato dalle istituzioni?

Sì, c’è un razzismo dei cosiddetti “antirazzisti” che è ancora più grave di quello consapevole - perché spesso tocca a queste persone prendere decisioni sugli stranieri.

Per esempio?

Si fanno delle discriminazioni in base alle appartenenze geografiche che vengono “naturalizzate”.

Cioè trasformate in caratteristiche innate?

Sì. Così nelle scuole si dice di un bimbo: “Non va bene a matematica nonostante sia cinese”. Come se nell’essenza delle persone di origine cinese ci fosse una predisposizione alla matematica e una difficoltà a imparare l’italiano. È il caso più ingenuo: ce ne sono di cruenti.

Cruenti?

Dopo due stupri, a Roma, l’allora sindaco Walter Veltroni, del Pd, disse: “La matrice è la stessa”. Parlava del fatto che in due episodi c’erano sospettati romeni (diversi) e faceva risalire alla comune origine romena il delitto. Questo è razzismo.

Intende il fatto di ragionare per categorie e non per individui?

Tendiamo spesso a pensare per categorie anche quando non ci sono: esperimenti psicologici hanno dimostrato che se dici a una persona che appartiene a un determinato gruppo, questa trova elementi in comune con gli altri appartenenti ad esso - anche se il gruppo è stato estratto a sorte. Il problema è che chi interviene nel dibattito pubblico non tiene conto di queste tendenze.

Con chi ce l’ha?

Con politici, giornalisti, commentatori: dovrebbero avere un surplus di responsabilità, perché condizionano il modo in cui pensano gli altri. E sono tanto più pericolosi quanto più sono democratici.

Perché?

È più facile difendersi da uno che dice “cacciamoli via”, che da chi dice “bisogna combattere i pregiudizi razziali, ma nel rispetto delle leggi”, come scrisse l’attuale governatore della Toscana in campagna elettorale. Cosa c’entra? Mettere in connessione le due cose significa dare per scontato che se hai a che fare con stranieri, ci sono persone che violano la legge. È subdolo: fa passare i contenuti di discriminazione in un discorso che sembra neutro.

Lei critica anche il modo in cui vengono gestite le consulte degli stranieri...

Non tutte: critico quelle in cui si fa votare gli stranieri per provenienza. Nel momento in cui si decide di dare voce - simbolicamente, perché non hanno potere decisionale - agli immigrati, si fanno esprimere a gruppi: gli asiatici, gli africani, i sudamericani. Questo è tribalismo: nostro, non degli immigrati.

Cioè?

Si antepone la provenienza geografica al diritto di scelta individuale. Come se gli stranieri fossero organizzati in tribù, come se gli indiani, solo perché stanno in Asia, pensassero uguale ai cinesi. E i cinesi ricchi come quelli poveri. Vuol dire che cresce la tendenza a far dipendere le posizioni personali da quelle delle comunità: stiamo diventando più conformisti. È evidente nelle parole.

Che c’entrano le parole?

Tacito diceva: “Quando vogliamo far accettare un atto degno di biasimo, cambiamo le parole”. Anche noi ci siamo visti cambiare le parole, con nuovi significati positivi o negativi. Prima nessuno diceva “badante”. Da quando Umberto Bossi e la Lega sono andati in tv a parlare di badanti, lo diciamo tutti.

Qual è la parola che secondo lei meglio racchiude il “razzismo democratico”?

“Degrado”. Le misure “anti-degrado”, oggi, sono quelle contro writer, lavavetri, prostitute, mendicanti, rom, per garantire la “sicurezza” dei cittadini. Fino agli anni ‘80 però il degrado era solo quello dei muri e delle case a rischio crollo: il significato originario, da dizionario, del termine.

E dove sta il razzismo, qui?

Lo spostamento di senso ha diffuso la paura nei confronti degli immigrati: attribuisce loro un senso di minaccia. È passata l’idea che la mia incolumità è a rischio se qualcuno scrive sui muri o si prostituisce. E che i sindaci di questo debbano occuparsi.

Un altro termine che lei non ama è “disperati”.

Gli immigrati che arrivano sulle navi non sono disperati. Sono pieni di speranza: hanno progetti, voglia di migliorare la loro vita. George Orwell, in 1984, scriveva che un regime autoritario passa anche attraverso la sostituzione del vecchio linguaggio con una nuova lingua. Che toglie umanità a determinate categorie di persone e ci impedisce di essere solidali con loro.

Che conseguenze ha tutto questo sui ragazzini italiani figli di immigrati?

Una signora romena mi ha raccontato, che dopo l’ennensimo “allarme romeni” suo figlio non voleva più andare a scuola: i compagni continuavano a dire che i romeni sono tutti delinquenti. Il risultato è che i ragazzi di seconda generazione sono costretti ad abbandonare la loro identità per farsi accettare. A cancellare la memoria dei loro genitori.

Elena Tebano elena.tebano@rcs.it

29 giugno 2010

Fonte: city.corriere.it e www.facebook.com/notes/cristina-sebastiani/intervista-a-giuseppe-faso-autore-di-lessico-del-razzismo-democratico/404378550950

***
Giuseppe Faso è insegnante di italiano e latino al liceo, pugliese emigrato in Toscana, collabora con l'associazione Africa Insieme, è fondatore della Rete Antirazzista e dirige il Centro Interculturale Empolese-Valdelsa. "Lessico nel razzismo democratico" Ed. Derive e Approdi, esce nel 2008 in prima edizione e nel 2010 in seconda edizione.


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mercoledì 14 aprile 2010

Video-reportage Voci rumene Sicilia-Romania andata e ritorno

Su http://www.terrelibere.org/ è possibile acquistare

a 4,99 € il reportage dal titolo

VOCI RUMENE
Sicilia-Romania andata e ritorno


Un viaggio con i pulmann Atlassib da Gela fino alla Romania, per realizzare un reportage che desse voce ai lavoratori migranti rumeni e sfatasse il binomio rumeno uguale criminale.

Forse, da come si evince da alcuni racconti, i criminali sono altri...
Realizzato nel 2009 da:

Enrico Montalbano, Angela Giardina e Ilaria Sposito.


Questo il link per effettuare il downolad:


http://terrelibere.org/video/sicilia-romania-andata-e-ritorno

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venerdì 12 febbraio 2010

Minori non accompagnati: la Sicilia paga l’assenza di una rete interistituzionale

28/01/2010

Secondo giorno di lavori al convegno su “Minori stranieri non accompagnati tra questione penale e accoglienza”. Mazzarella (Centro studi immigrazione): “Potenziare il lavoro del Consiglio territoriale per l’immigrazione”. I media e gli stereotipi

PALERMO – Con la proiezione del video “Voci dal silenzio” di Luisa Scardina, assistente sociale dell’Ussm di Palermo, si sono aperti i lavori della seconda giornata del convegno su “Minori stranieri non accompagnati tra questione penale e accoglienza”, svoltosi presso il Centro di giustizia minorile di Palermo.

Il video di Luisa Scardina rappresenta le storie di tre donne migranti di etnie diverse ma che risultano accomunate dalle stesse paure e dalle stesse speranze. La prima donna a raccontarsi è Ogu Tonika, nigeriana vittima della tratta che adesso vive all’interno di un centro di accoglienza siciliano; la seconda è Mirveta Ilijabi, migrante kosovara abitante del campo rom di Palermo che vive da 14 anni solo di elemosina; la terza è Vitalba Gelfo migrante italiana in Argentina che racconta la sua importante esperienza di accoglienza della gente argentina nei suoi confronti. L’opera è stata selezionata la scorsa estate al Lampedusafilmfestival.

Il focus del convegno di oggi si è concentrato invece sugli aspetti sociologici che riguardano i minori stranieri non accompagnati. La prima parte dell’incontro è stata incentrata sull’analisi della rappresentazione dello straniero tra stereotipi e generalizzazioni mediatiche.

A puntare il dito sulla rappresentazione distorta e sempre più stereotipata dei temi dell’immigrazione da parte dei mezzi di informazione è stato il Massimo Lo Verde, direttore del dipartimento di scienze sociali dell’università di Palermo. “Oggi è evidente una rappresentazione mediatica dello straniero piena di forti stereotipi e pregiudizi che condizionano pesantemente la nostra relazione con i migranti – sostiene il docente -. Assistiamo, sempre ad opera dei mass media, a forme di generalizzazioni empiriche che, entrando sempre meno nel caso specifico, sono in grado di influenzare fortemente il processo di apprendimento della gente sul fenomeno migratorio, ingenerando paure spesso infondate. Lo stereotipo interpreta la realtà senza basarsi sull’esperienza ma solo poggiando su alcune idee di un gruppo prevalente. Il pericolo maggiore è l’empirismo ingenuo di chi cerca conferme proprio dalla rappresentazione che i media fanno di certe realtà”.

Nella seconda parte Roberto Mazzarella, responsabile del Centro studi sull’immigrazione del comune di Palermo, ha parlato di politiche locali in favore dei minori stranieri e del ruolo che dovrebbe avere il Consiglio Territoriale sull’Immigrazione.

“La prima cosa che dovremmo chiederci è perché il 62% dei minori stranieri non accompagnati è fuggito da alcuni centri di accoglienza siciliani subito dopo il primo mese – sottolinea Mazzarella -. I flussi migratori sono processi molto complessi all’interno dei quali i minori, in particolare, si collocano in una zona d’ombra determinata proprio dall’ambiguità dei testi normativi”.

Una strada che andrebbe percorsa al fine di un serio monitoraggio sul fenomeno “è quella di valorizzare e potenziare il lavoro del Consiglio Territoriale per l’immigrazione – continua Roberto Mazzarella -. L’auspicio è quello di creare un sistema di rete, il più possibile coerente e coordinato sul territorio, che interessa proprio l’accoglienza e il processo d’integrazione dei minori stranieri. Proprio per questo il ruolo del Consiglio territoriale per l’immigrazione è quello di mettere in rete i vari attori istituzionali e del privato sociale che lavorano per l’integrazione del minore straniero. L’assenza di attività di rete non ha permesso finora un confronto tra i vari modelli d’integrazione esistenti nelle diverse realtà territoriali con la conseguenza di lasciare ad ogni comune la gestione dei problemi in maniera troppo autonoma e differenziata”. (set)

© Copyright Redattore Sociale



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sabato 6 febbraio 2010

Civati.it: Mandiamoli a casa. I luoghi comuni

«MANDIAMOLI A CASA» I LUOGHI COMUNI

Razzismo e pregiudizi: istruzioni per l’uso.

"Quasi tutti gli immigrati che giungono in Italia sono, all’inizio del loro percorso, «clandestini». Altri, lo diventano dopo essere stati regolari. La Caritas segnala che numerosi immigrati iniziano da regolari la loro storia migratoria e finiscono nell’irregolarità, per la complessità e la contraddittorietà di alcuni aspetti della normativa. Alcuni casi sono esemplificativi. Un lavoratore che ha un incidente sul lavoro lo denuncia all'INAIL, è dichiarato inabile al lavoro dall'Asl e avrebbe diritto alla pensione di invalidità Inps. Però, essendo inabile al lavoro, non ha più un contratto di lavoro e non può rinnovare il permesso di soggiorno, quindi diventa irregolare. Ancora: un minore disabile (regolarmente registrato sul permesso di soggiorno dei suoi genitori) al compimento dei 18 anni in quanto inabile al lavoro non può avere un contratto di lavoro quindi non può avere il permesso di soggiorno. Non è previsto nessun tipo di "affidamento in tutela" ai suoi genitori."

Leggi tutta l'inchiesta in .pdf dal sito http://www.civati.it/mandiamoliacasa.pdf

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sabato 16 gennaio 2010

Straniero, dove sei?

Riduzione di un ironico articolo di Massimo Ghirelli pubblicato sul settimanale Diario, n° 43, anno 1999

Nell'ottobre 1999 venne pubblicato un sondaggio Doxa: solo il 9,3% degli italiani riteneva che gli immigrati fossero un vantaggio per il nostro Paese. Un giornalista, Massimo Ghirelli, scrisse allora un articolo nel quale immaginava che tutti gli stranieri sparissero all'improvviso... Le conseguenze? Divertitevi a leggerle.

Gregorio S., svegliandosi una mattina da sogni agitati, si domandò la causa dello strano silenzio che regnava in casa. Di solito, lo stridulo chiacchiericcio tra la figlia Deborah e Bogena, la domestica polacca che le preparava la colazione, e soprattutto i lamenti del piccolo Alberto, che non voleva assolutamente alzarsi dal letto e andare all'asilo, gli rendevano difficile assaporare i pochi, piacevolissimi minuti che precedevano la faticosa decisione di sollevarsi, guardare l'orologio e cominciare finalmente la giornata. Allungò la mano verso il cuscino della moglie, ma finì per ficcarle un dito nell'orecchio, facendola sobbalzare: anche lei dormiva ancora. Eppure l'orologio parlava chiaro: erano quasi le otto! «Cosa è successo? Non ho sentito i bambini». La moglie era già in piedi, aveva spalancato la finestra, ed era corsa a vedere nella stanza dei ragazzi. «Bambini, è tardissimo, cosa fate ancora a letto? Dov'è finita Bogena?». «Non ne ho idea, mamma, si sarà rotta la sveglia! E io devo fare pure il compito in classe!». Debora era già volata nel bagno, anticipando il padre.

Scosso il piccolo Alberto, che s'era voltato dall'altra parte e aveva nascosto la testa sotto il cuscino, la signora Franca corse alla camera della polacca: vuota, il letto intatto; in cucina, tutto spento, le taparelle abbassate, il caffè ancora da accendere. La ragazza si era volatilizzata, sembrava non avesse nemmeno dormito a casa. «Dove diavolo è finita? E adesso chi li accompagna i ragazzi? Gregorio!!».Il marito era finalmente riuscito a guadagnare il bagno. «Non ce la faccio proprio, cara, ho un appuntamento al cantiere...» «Ho capito, ho capito, vado io...» «E il nonno?» «Tanto Felipe ha le chiavi...». Dieci minuti dopo la signora Franca era già in macchina con i bambini. Ci voleva meno di un quarto d'ora fino alla scuola. e quella mattina il traffico era stranamente ridotto. Non però davanti all'istituto, dove le automobili sostavano a decine, in seconda e addirittura in terza fila: i bambini tutti fuori, i genitori raccolti in capannelli a discutere, le insegnanti piazzate davanti ai cancelli a sbarrate l'entrata. «Ma cosa succede?» «La scuola è chiusa. Pare che il Provveditorato abbia soppresso alcune sezioni per mancanza di bambini» «Come, a metà anno?». Sembrava che tutti gli alunni di provenienza straniera, che nelle elementari erano quasi il 40 % dei bambini dell'istituto, fossero spariti, e con loro le loro famiglie. Senza studenti, metà delle classi rimanevano sotto il numero minimo: e gli insegnanti rischiavano di perdere il posto, e di andare a spasso. Affidati i bambini alla mamma di un compagno di scuola, che si era offerta di tenerli a casa per la mattinata, la signora Franca telefonò a casa, per accertarsi che Felipe, il filippino che accudiva il nonno, fosse arrivato. Il nonno - che era un po' svanito ma al mattino di solito sembrava quasi normale - era agitatissimo: «No che non è arrivato! E adesso chi mi accompagna a prendere la pensione? Oggi è l'ultimo giorno!» «Non ti preoccupare papà, ci penso io; avverto l'ufficio e vengo a prenderti a casa». Al telefono rispose direttamente il capoufficio, che era già furioso perché mancavano la metà delle segretarie («Con la scusa dei bambini, non si trovano più le baby sitter»). Insomma, la polacca, il filippino, i ragazzini della scuola, gli extracomunitari erano spariti dappertutto. La signora Franca era sbalordita, e cominciava a innervosirsi. Forse dopo la posta, pensò bene, era il caso di fare un po' di spesa: se Bogena non fosse tornata prima di pranzo.

Il nonno sembrava aver già perso la lucidità del mattino: lo trovò seduto in ingresso, senza il calzino sinistro, la camicia abbottonata tutta storta, la barba non fatta. «Come faccio senza Felipe? Ma tu sai dove è andato?» «È sparito, sono spariti tutti!». Un'ora dopo erano alla posta, ma anche lì li aspettava una brutta sorpresa: un gruppo di anziani aveva improvvisato una specie di sit-in davanti agli sportelli, e qualcuno più arzillo saltellava ansimando: «Chi non salta pensionato è, è!». Era successo che l'I.N.P.S. aveva trattenuto cautelativamente tutte le pensioni del mese, avevano calcolate le mancate contribuzioni dei lavoratori immigrati scomparsi nel nulla e avevano deciso di sospendere i versamenti fino a data da destinarsi. Non c'era niente da fare, ogni protesta fu inutile. Il nonno aveva perso completamente la bussola: la signora Franca lo mise in macchina quasi di peso, mentre invocava flebilmente il suo fedele filippino: «Felipe...». Attraversarono rapidamente il centro, e parcheggiarono l'auto a pochi metri dal mercatino di quartiere. «Resta qui, papà, faccio in un attimo». Ma anche il mercato era chiuso. Spariti gli stagionali africani e albanesi, dalle bancarelle erano scomparsi anche i pomodori, le carote, i piselli, le barbabietole. Dileguatisi i raccoglitori latinoamericani e maghrebini, erano rimaste sugli alberi tutte le mele del Trentino e le annurche napoletane; e nessuno aveva tagliato e raccolto l'insalatina della Val Trebbia, quella che piaceva tanto al piccolo Alberto. E anche il supermercato, su in piazza, era sbarrato, per l'improvvisa mancanza dei commessi senegalesi, delle donne delle pulizie capoverdiane, dei facchini macedoni. Non restava che tornare a casa; anche perché il nonno dava ormai i numeri, e più tardi bisognava anche recuperare i bambini parcheggiati dai loro amichetti. E l'ufficio della signora Franca? Di fronte al portone, più che seduto. accasciato sul gradino del marciapiede, in un bagno di sudore, il signor Gregorio li accolse con una smorfia che voleva imitare un malinconico sorriso: « Bella giornata, eh?». Era tornato prima dal lavoro, perché al cantiere, dov'era arrivato tardi per l'appuntamento, non c'erano più gli operai: tutti gli edili marocchini, le maestranze jugoslave e anche due contabili pakistani, erano assenti ingiustificati. Perfino il vigilante, un ragazzone rumeno che entrava a malapena nella divisa, si era involato. Il cantiere era fermo, e i costruttori, i fratelli Caltabidone, stavano perdendo un milione per ogni ora di lavoro mancato...

E non era bastato: sulla via del ritorno, il signor Gregorio aveva cercato inutilmente una stazione di servizio aperta, perché i benzinai della zona, quasi tutti extracomunitari, erano svaniti come tutti gli altri; quindi la macchina era rimasta senza benzina, e il nostro amico si era dovuto fare qualcosa come dieci chilometri a piedi, con la borsa sotto il braccio, arrivando a casa praticamente distrutto. Dalla guardiola, intanto, era uscita in lacrime la moglie del portiere: il marito, un diligentissimo signore peruviano, con cui era sposata da oltre 12 anni, s'era dissolto nel nulla, dalla sera alla mattina. «Non sarà scappato con la vostra polacca, quella madonnina infilzata?» «Non toccatemi la mia Bogena, che è un tesoro, una ragazza preziosa...!». Il marito bloccò la signora Franca prima che investisse la povera portiera come un tir impazzito: «Ma che scappato, si sono eclissati tutti, tutti gli immigrati, è come un'epidemia». Lasciato il nonno dalla portiera piangente, Gregorio S. cercò di consolare la moglie, stringendola a sé: «Sai che facciamo? Andiamo a mangiare un boccone qui vicino, da Righetto, alla pizzeria...». La signora Franca non aveva affatto voglia di coccole: «Non mi porti mai fuori a cena, e proprio oggi, che sono ridotta come una zingara...». Però la fame cominciava a farsi sentire anche per lei: così andarono alla pizzeria. Ma da Righetto era rimasto solo Enrico, il proprietario: pizzettaro e aiutante, entrambi egiziani, non si erano presentati al lavoro, e il forno era rimasto spento. Provarono alla trattoria all'angolo: ma aveva chiuso per mancanza di camerieri ai tavoli. E naturalmente, manco a dirlo, il ristorante cinese, due isolati più avanti, quello famoso per la zuppa di pinne di pescecane, non aveva nemmeno aperto.

I cinesi, quella mattina, erano evaporati, proprio come ravioli al vapore, anche dal circondario di Prato, All'alba, tutta la provincia, e in particolare San Donnino, un sobborgo di Campi Bisenzio, si era svegliata in un insolito silenzio: oltre duemila telai avevano inopinatamente smesso di sferragliare - come facevano, giorno e notte, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno - in altrettante piccole aziende gestite dagli oltre 15 mila immigrati cinesi della zona; infaticabili produttori di maglie, borse, cinture e pellami di tutti i generi, e fornitori di migliaia di grossisti e negozi in tutta la regione. Nei capannoni, insieme officine e abitazioni, soffocati dall'odore aspro del cuoio, le macchine da cucire, le vecchie singer cromate o i nuovi modelli, luccicavano sinistramente. Anche lì le scuole si erano svuotate, gli alimentari avevano buttato quintali di riso, i bar avevano perso i loro clienti, e avevano chiuso tutti i locali del karaoke, dove i pronipoti di Mao, con "elle" moscia e uno spiccato accento pratese, imitavano Al Bano e Orietta Berti: «Finché la balca va, lasciala andale...».

[...] A Mazara del Vallo, nel trapanese, gli abitanti erano scesi tutti giù al porto, le donne col velo nero, le ragazze coi capelli al vento, in piedi sul molo come le comparse de La terra trema: nove pescherecci su dieci non erano potuti uscire per mancanza di uomini. S'erano eclissati non soltanto i pescatori, ma tutti i residenti tunisini di quella che fino al mattino era la città più "araba" d'Europa. [...]

Ma anche nelle altre città d'Italia l'inopinata sparizione degli immigrati aveva creato il caos più completo: nel modenese, le fabbriche di piastrelle di ceramica erano state chiuse per l'improvvisa mancanza degli operai africani; in provincia di Parma, la scomparsa degli indiani sik, abilissimi nell'allevamento e nella cura delle vacche - considerato il rispetto manifestato verso questi nobili animali nella loro cultura - aveva messo in crisi non soltanto la distribuzione del latte, ma anche la lavorazione di diversi tipi di formaggio, essenziali per l'economia locale; analoga situazione a Mondragone, in Campania, dove i ghanesi impiegati nell'allevamento delle bufale avevano disertato le fattorie, e la produzione delle mozzarelle si era bloccata da un giorno all'altro. Poco lontano, a Villa Literno e in tutto il casertano, i rossi pomodori sammarzano marcivano sotto un sole inclemente, abbandonati da 10 mila stagionali extracomunitari liquefattisi nella notte.

[...] A Roma l'Osservatore Romano uscì il pomeriggio in edizione straordinaria, con un titolo a nove colonne sulle oltre 200 parrocchie rimaste senza sacerdote per l'immotivata assenza dei preti stranieri; a Genova, la città più anziana della penisola, la Protezione Civile dovette intervenire per assistere i vecchietti arterosclerotici, che privati dei loro accompagnatori asiatici, giravano per vicoli e carrugi senza più riuscire a trovare la strada di casa. A Firenze, oltre 150 ristoranti cinesi, abbandonati, erano stati occupati dai tifosi viola, esasperati per la scomparsa di Batistuta e degli altri "stranieri" della squadra.

La situazione più drammatica, forse, si dovette registrare nella provincia di Piacenza: dove il sindaco leghista di un paesino della bassa Padania aveva rischiato il linciaggio da parte dei piccoli imprenditori locali, convinti che fosse stato lui - come aveva minacciato tante volte - a far andar via tutti i lavoratori extracomunitari, rendendo impossibile ogni attività produttiva.

Quella sera, il Ragioniere dello Stato Monorchio, intervistato a reti unificate, fornì un quadro dettagliato della catastrofe provocata dalla sparizione degli immigrati: 540 mila lavoratori dipendenti in meno; 20 mila lavoratori autonomi scomparsi; oltre 150 mila famiglie italiane abbandonate dalle 60 mila collaboratrici domestiche extracomunitarie; un "buco" di 166 mila avviati al lavoro in meno ogni anno; una voragine previdenziale di 2400 miliardi di lire di contributi mancati, con fosche previsioni per l'avvenire di oltre 9 milioni di pensionati. La ministra Turco, accanto a lui, snocciolava le cifre degli Affari Sociali: 80 mila banchi vuoti nelle scuole, 120 mila mariti o mogli senza i rispettivi coniugi stranieri, un ulteriore calo demografico di quasi 2 punti in un Paese che conta già una percentuale di anziani del 23 %, tra le più alte del mondo, destinata a raddoppiare in meno di 50 anni. In un angolo, con le occhiaie più profonde del solito, il ministro delle Finanze, Visco, nell'atto di annunciare un aumento delle tasse del 17%, scoppiò in un pianto dirotto.

Ma Gregorio S. e sua moglie, la signora Franca, non stavano ascoltando il telegiornale: litigavano ormai da due ore, rinfacciandosi il vergognoso disordine della casa, rimproverandosi per non aver fatto la spesa, biasimandosi l'un l'altra per aver abbandonato i bambini a casa degli amici. Protestando, lui, per la cena fredda e la camicia non stirata; e lamentandosi, lei, perché il capoufficio l'avrebbe licenziata e lei non intendeva certo tornare a fare la casalinga e lui si illudeva se pensava di aver trovato una serva e quel rimbambito del nonno non era certo suo padre e se lo doveva sorbire lui e...

Il signor S. quella notte fu spedito a dormire sul divano, mentre la signora Franca, ormai in preda a una crisi isterica, raddrizzava ululando tutte le stampelle di ferro della tintoria per farne spilloni da infilzare nel cuscino del marito; e il nonno si rigirava nel letto, invocando sommessamente il suo filippino. All'una e mezza Gregorio S. si infilò il cappotto e prese le chiavi della macchina della moglie, deciso ad affogare la frustrazione in un bottiglia di whisky e qualche ora di trasgressione. Tornò a casa all'alba, con gli occhiali rotti e un occhio nero. Aveva scambiato una farmacista, la dottoressa Fabretti, una vistosa mora di origini romagnole, per un viado brasiliano.

*Luoghi, cifre e circostanze non sono di fantasia. I dati sono stati raccolti dall'Archivio dell'Immigrazione di Roma e dal dossier statistico della Caritas 1999.
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