Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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mercoledì 20 ottobre 2010

lunedì 31 maggio 2010

3 e 5 giugno, Palermo: Rom, Sinti e Camminanti


Rom, Sinti e Camminanti
Quali strategie per l'integrazione sociale?

Giovedì 3 giugno 2010 ore 9.30

Sala Martorana, Palazzo Comitini, Via Maqueda 100, Palermo


5 giugno - Palazzo Steri

Inaugurazione mostra ore 18.00

Concerto ore 21.30

Walter Leonardi  Giuseppe Sinatra

Romanipen

Ritratti Odori Musica dei popoli balcanici

a cura di Daniela Brignone e Elisabetta Di Giovanni

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sabato 22 maggio 2010

Edith Jaomazava, regina delle spezie, imprenditore dell’anno

Roma – 20 maggio 2010 - L’imprenditore immigrato dell’anno? È una donna, importa vaniglia bourbon e altre spezie dal Madagascar, sfida la crisi in Italia e crea occupazione in patria.

Edith Elise Jaomazava si è aggiudicata oggi a Roma il MoneyGram Award 2010, con cui il colosso del money transfer premia l’eccellenza nell’imprenditoria etnica in Italia. Con lei sul podio, per i premi di categoria, anche Adriana Poveda, Hermes Villalobos, Hannae Gemal Ali, Cristina Toma e Hector Villanueva Infante.

Jaomazava, che ha vinto anche il premio per l’Innovazione, è nata in Madagascar nel 1970, vive in Italia dal 1997, a Moncalieri, in provincia di Torino. Sei anni fa ha fondato la SA.VA, specializzata in import e commercializzazione di spezie coltivate da generazioni nella provincia malgascia di Sambava.

Nell’isola africana la SA.VA dà lavoro a trecento persone e non sembra aver risentito della crisi. Nel 2009 le vendite sono cresciute del 62,8% e per il 2011 è prevista l’apertura di una nuova sede in Madagascar per facilitare la logistica all’esportazione.

La colombiana Luz Adriana Poveda, a Milano dal 1991, ha vinto invece il MoneyGram Award per la Crescita del Profitto. Oggi è titolare con la figlia della “Adriana srl” che fornisce servizi di pulizia civili e industriali a Milano e nell’Hinterland. Il numero dei suoi addetti è salito rapidamente passando da 18 impiegati nel 2007 a 26 nel 2009, con una crescita del 44% in due anni. Nello stesso periodo il suo giro d’affari è aumentato del 10,3%.

Il peruviano Hermes Gregorio Villalobos Plasencia è in Italia dal 1995, vive a Roma e ha vinto nella categoria Occupazione. Nel 2004, dopo una laurea in Ingegneria Meccanica in Perù ed essere rimasto disoccupato, fa tesoro della sua esperienza e fonda la propria azienda edile che oggi conta 40 addetti. Nella sua azienda collaborano peruviani, romeni e italiani in una sinergia di culture lavorative.

Pari merito per il MoneyGram Award per la Giovane Imprenditoria, assegnato al ventinovenne eritreo Hannea Gemal Ali e alla trentaduenne romena Elena Cristina Toma, entrambi residenti a Milano.

Hannea Gemal Ali, in Italia dal 2002, è titolare della “Zula Italy Food”, azienda attiva nella produzione e commercializzazione di generi alimentari Halal, ossia che rispettano i dettami della religione musulmana. Nel 2009 le vendite sono cresciute del 30%, oggi la sua azienda conta tre addetti e opera principalmente attraverso l’import dall’Europa (Spagna, Belgio e Danimarca).

Elena Cristina Toma, in Italia dal 1998, è una stilista. Dopo un’importante esperienza nel circuito della moda italiana (Krizia) ha fondato la propria azienda e creato il marchio “TOMA style” che commercializza scarpe e accessori di abbigliamento di alta gamma per uomini e donne.

Il premio per la Responsabilità Sociale è andato infine al peruviano Hector David Villanueva Infante, in Italia dal 1992, residente a Milano. Attivo nel no profit, ha fondato nel 1997 l’Osservatorio per la Comunicazione Culturale e Audiovisiva nel Mediterraneo e nel Mondo (OCCAM) che offre servizi di telemedicina, e-learning, sicurezza alimentare e cooperazione internazionale. ***
Nel 2000 l’OCCAM è riconosciuto come istituzione autonoma affiliata alle Nazioni Unite ed il suo raggio di azione è ampliato a tutti i paesi poveri con il lancio del Programma Infopoverty.

EP

Fonte: www.stranieriinitalia.it

*** Con una e-mail del 7 giugno 2010, il Signor Villanueva ci invia una rettifica che pubblichiamo di seguito

Oggetto: Cortesemente rettificare l'erronea informazione riportata nel Comunicato Stampa / cortésmente rectificar la comunicación errónea de información preparado en el "Comunicado de Prensa"

Ill.ma Dott.ssa Tindara Ignazzitto
Gentile Dott.ssa Ignazzitto,
desidero precisare con la presente che OCCAM fu fondata nel 1997 dall'Arch. Pierpaolo Saporito, Presidente dell'Osservatorio.
Vi invito, pertanto, cortesemente a rettificare l'erronea informazione riportata nel Comunicato Stampa.
Vi informo che collaboro come advisor per l'area America Latina presso l'Occam (Osservatorio per la comunicazione culturale e audiovisiva nel Mediterraneo e nel mondo)
http://www.occam.org/BrochureOCCAMitalight.pdf
Cordiali saluti.
Héctor Villanueva
Presidente CIRCLA-UE
www.circla.org
Telf.: 338 3414438
e-mail: hectorvillanueva@libero.it

Estimados Señores,
Deseo precisar con la presente que OCCAM fue fundada en el año 1997 del Arquitecto Pierpaolo Saporito, Presidente del Observatorio.
Les invito, por tanto, cortesemente de rectificar la comunicación errónea de información reportado en el "Comunicado de Prensa".
Les informo que collaboro como advisor para la area de la America Latina en Occam (Osservatorio per la comunicazione culturale e audiovisiva nel Mediterraneo e nel mondo)
http://www.occam.org/BrochureOCCAMitalight.pdf
Cordiales saludos.
Héctor Villanueva
Presidente CIRCLA-UE
www.circla.org
Telf.: 338 3414438
e-mail: hectorvillanueva@libero.it

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domenica 5 aprile 2009

I dati di Unioncamere: in crescita l'imprenditoria immigrata

PALERMO, 25 marzo 2009
Tra gli immigrati presenti in Sicilia, oltre tredicimila sono titolari d'impresa e resistono alla crisi. Il bilancio del 2008 conferma una vitalità dell'imprenditoria immigrata, che continua a crescere, malgrado la tendenza alla diminuzione complessiva delle micro-aziende condotte da cittadini italiani. Nonostante l'apporto positivo dell'imprenditoria immigrata, infatti, il bilancio demografico complessivo delle piccole aziende negli ultimi dodici mesi è stato deficitario in Sicilia di 6.305 unità. Di contro quelle con titolare non Ue sono aumentate di quasi 600 unità. Questi, i dati più significativi diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta sul Registro delle Imprese da InfoCamere - la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane. ''Esiste una forza lavoro e una capacità imprenditoriale tra gli immigrati - commenta il Presidente di Unioncamere Sicilia, Giuseppe Pace - che mostra tenacia e resistenza. Chi produce nel nostro Paese, nella nostra isola, è una risorsa che va valorizzata e difesa, perchè contribuisce in modo efficace alla tenuta del sistema economico e produttivo. Ciò che si chiede agli immigrati, così come indifferentemente a tutti i cittadini italiani e stranieri che operano sul territorio, è il pieno rispetto delle regole e delle norme vigenti''. Nel dettaglio, si nota come in tutte le province si sia registrata una crescita del numero di imprese individuali non Ue, tranne ad Enna, il cui dato rimane invariato, mentre nelle stesse realtà territoriali il numero complessivo ha avuto una generale diminuzione. La percentuale più elevata di aziende di immigrati rispetto al totale, è a Palermo (5,6%, 3.410 imprese); segue Ragusa, staccando, anche se in minima misura, la provincia di Messina, in cui si erano concentrate più imprese nel 2007. La maggioranza dei titolari di aziende gestite da immigrati ancora una volta è del Marocco (erano, nel 2007, 3.464, ora 3.618), aumenta il numero dei piccoli imprenditori cinesi (erano 1.608, sono ora 1.757) mentre quelle del Senegal sono in lieve diminuzione (otto hanno chiuso i battenti).

Fonte: stranieriinitalia.it

venerdì 17 ottobre 2008

Mama Africa vince il Cous Cous Fest di San Vito


Fonte: http://www.balarm.it/Articoli/vis.asp?IdArticolo=4674

È la Costa d’Avorio il paese vincitore dell’undicesima edizione del Cous Cous Fest, la rassegna internazionale di cultura ed enogastronomia del Mediterraneo, che si è svolta a San Vito Lo Capo (Trapani) da martedì 23 fino a domenica 28 settembre 2008.
Così la ricetta di vitello in un letto di attieké, unita al cous cous ivoriano di manioca, preparata dalle mani sapienti della chef Abibata Konatè, conosciuta come Mama Africa, è stata eletta vincitrice tra le otto partecipanti, dalla giuria tecnica internazionale composta da tredici esperti e giornalisti. Una vittoria che non arriva per la prima volta, quella assegnata alla Côte d'Ivoire, infatti lo Stato dell'Africa Occidentale era già stato il vincitore nell’edizione 2006. A lui, inoltre, è andato anche il premio del pubblico, assegnato dai dieci componenti della giuria popolare, sorteggiati tra quanti ne avevano fatto richiesta attraverso il sito della manifestazione. Mama Africa, che è semplicemente Mami per gli amici per la sua somiglianza alla sorridente Mami di “Via col vento”, gestisce dal 2000 una piccola osteria nel quartiere popolare di Ballarò a Palermo dove con molta generosità offre piatti caldi e pietanze a molti connazionali ed immigrati nostalgici della loro cucina. La ricetta vincitrice, preparata con spezzatino e costolette di vitello, peperoncini ivoriani, carote e zucchine in un brodo di carne, è stata premiata dalla giuria, come si legge nella motivazione, in quanto “trasmette l’immagine di un piatto autenticamente popolare con un’esecuzione tradizionale bene equilibrata sotto ogni aspetto”. Così a Mami è stato assegnato il premio “Barilla miglior cous cous 2008” sul palco in una affollatissima piazza Santuario, dal presidente della provincia di Trapani, Mimmo Turano.
Mentre a Fegh, chef della delegazione francese, è andato il premio speciale assegnato direttamente dal presidente di giuria, Stefano Bonilli e offerto dai Premiati Oleifici Barbera, per la coreografia del piatto di cous cous, presentato all’interno di una pagnotta di pane.

30 settembre 2008

domenica 20 aprile 2008

Li puoi chiamare per nome

Un mese passato tra i mercati storici di Ballaro, il Capo e il centro di Santa Chiara. L'obbiettivo: somministrare 270 interviste a 4 differenti comunità (Marocco, Ghana, Filippine e Bangladesh), commissionato dall'Abi (associazione delle banche italiane) al CeSpi (centro studi politica internazionale) e di conseguenza affidata al Ciss sul territorio palermitano. I questionari vogliono indagare sul rapporto tra i migranti e i servizi bancari e postali, per migliorarne l'accesso e creare servizi ad hoc. Fin qui il nostro lavoro, 5 giovani universitari.

E’ stato abbastanza spontaneo calarsi a pieno nella realtà dei migranti a Palermo, attraverso i racconti reciproci di esperienze, viaggi e problematiche di vita quotidiana. Non è facile lavorare con i migranti, a volte perchè sei bianca, a volte perchè sei femmina. Ma poi dopo qualche giorno passato a studiarci in modo reciproco succede qualcosa. Forse perchè hai conosciuto le persone giuste, forse perchè anche noi abbiamo i ritmi lenti di chi è del sud, forse perchè non abbiamo mai detto di no ad un bicchiere di birra o ad una festa, compresa quella della fine del Ramadam.

E cosi succede che l'intervista diventa un pretesto per conoscerci e una volta terminata c'è sempre il tempo di scambiarci quattro chiacchiere, storie di vita e di esperienze diverse. Capita che incontri dei ghanesi che hanno il passaporto della Liberia, qualcuno che ha le carte di credito olandesi ed è qui per vacanza, chi è arrivato da qualche giorno a Palermo dopo un viaggio di tre anni dal Bangladesh a piedi o con mezzi di fortuna. Le comunità sono molto diverse tra di loro per religione e cultura. Per esempio i Ghanesi abitano e lavorano soprattutto a Ballarò, sono commercianti, ma hanno anche parruccherie sia per uomini che per donne, locali dove si balla ragghae e piccoli ristorantini. Una parte della comunità è mussulmana, un'altra parte cattolica. Santa Chiara è un punto di riferimento molto forte. Molti marocchini sono "illegali" entrati con il visto turistico e rimasti a Palermo o venuti dopo la scadenza dei documenti a causa dei controlli che qui sembrano fare poca paura, rispetto al nord Italia o ad altri Stati. Molti vorrebbero ritornare nel loro paese, ma è un disonore se non hai il permesso di soggiorno, anche se hai lavorato e adesso puoi comprarti una casa. Molti abitano nei dintorni della stazione, dove ci sono anche diversi punti commerciali: macelleria, kebab, market dove si possono incontrare anche persone mussulmane di altre comunità.Tra le bancarelle del Capo e in via Maqueda invece lavorano i bangladesi per lo più commercianti: dai negozietti di cose etniche ai market e alle macellerie, alle videoteche. In quei giorni in Bangladesh c'era stato un tifone e la preoccupazione era tangibile per parenti e amici. Tutti hanno le idee molto chiare su cosa non va in Italia sulle politiche migratorie, anche perchè hanno contatti in diverse parti del mondo e conoscono le diverse realtà europee e americane.Chi rimane a Palermo lo fa per i motivi più disparati: dal clima simile al paese che si è lasciato, alla presenza di famigliari o parenti, in moltissimi casi per il costo della vita e degli affitti.

Con il passare dei giorni non pensi più al politicamente corretto, all'uso della parola immigrato o migrante, nero o di colore adesso li puoi chiamare per nome. E più ci si conosce più ci si rende conto di parlare delle stesse cose. I problemi degli studenti fuori sede e quelli dei migranti si sovrappongono perfettamente: i padroni di casa desaparacidos quando si rompe qualcosa (il classico scaldabagno!) ma puntualissimi per bollette e affitto.Anche la percezione della città è la stessa: sentirsi guardati in modo strano sull'autobus è un male comune: qualcuno perchè è nero, o perchè ha le treccine, qualcun'altra perchè ha una gonna lunga e colorata.

Giovanna Messina

Fonte: http://aljanub.noblogs.org/category/palermo

martedì 30 ottobre 2007

Gli immigrati italiani sono ''politicamante orfani''

Dossier Caritas-Migrantes. Otto Bitjoka, camerunese, imprenditore a Milano dove vive da oltre 30 anni: ''Alla politica conviene vendere la paura perché produce consensi''
ROMA - E´ toccato quest´anno ad Otto Bitjoka, camerunese, imprenditore a Milano dove vive da oltre trenta anni, raccontare la propria esperienza migratoria alla presentazione nazionale del 17° Dossier Immigrazione Caritas Migrantes che si è svolta questa mattina a Roma . "Quello sulla condivisione delle regole - ha esordito Bitjoka dal palco del Teatro Orione - è un falso dibattito: i cittadini stranieri che vivono stabilmente in Italia hanno da tempo accettato i principi contenuti nella Carta fondamentale dei valori della cittadinanza". "Al corpo politico conviene vendere la paura perché come incasso questa produce consensi: se da destra si tende a demonizzare la nostra presenza nella società italiana, la sinistra ci strumentalizza", denuncia Bitjoka, definendo gli immigrati politicamente "orfani", "schiacciati" tra queste due opposte modalità di interpretare e governare i fenomeni connessi all´immigrazione da parte della classe politica italiana.Tra i principali promotori degli Stati Generali dell´Immigrazione dello scorso anno, Bitjoka è tra l´altro autore di Ci siamo. Il futuro dell´immigrazione in Italia, un libro intervista condotto dalla giornalista Marina Gersony in cui l´imprenditore si racconta avanzando anche concrete proposte di politica sociale ed economica volte a favorire l´integrazione delle componenti straniere nella società italiana (edizioni Sperling & Kupfer). E soffermandosi proprio sul contributo offerto dalla popolazione straniera alla produzione della ricchezza del paese (pari a poco meno del 7 per cento del Pil, secondo lo stesso Dossier) Bitjoka si chiede "come è possibile che i detentori di una fetta tanto cospicua delle azioni del Paese non partecipino in nessun modo alla sua gestione". Di qui il richiamo al "coinvolgimento ed alla partecipazione" degli immigrati per la costruzione di un "comune progetto" di crescita e di sviluppo per l´Italia. Esaltando poi la vivacità e il dinamismo dimostrato dall´imprenditoria straniera (cresciuta nell´ultimo anno dell´8 per cento) l´imprenditore "afro-padano" – come si è ironicamente definito - ha descritto questa categoria emergente di lavoratori come uno dei "vettori per l´internazionalizzazione dell´economia italiana, ambasciatori di un made in Italy che, per quanto conosciuto, rimane tutt´oggi assente in molti mercati internazionali"."Dobbiamo esserci ed assumerci le nostre responsabilità – ha concluso Bitjoka rivolgendosi a tutte le comunità di immigrati – acquisire autonomia e protagonismo per promuovere la nostra accettazione sociale". Bitjoka ha chiesto infine alla Caritas di impegnarsi affinché nel Dossier del prossimo anno si possano inserire anche richieste specifiche di sostegno all'imprenditorialità immigrata. "Su questo – ha concluso Bitjoka – non esiste ancora una legge”. (Ilaria Costantini)
© Copyright Redattore Sociale

martedì 31 ottobre 2006

Palermo: il boom dei negozianti immigrati. Via Maqueda diventa multietnica

Ricerca della Cna: in un anno le attività gestite da extracomunitari sono aumentate del 42 per cento
di Isabella Napoli

Dal Bangladesh allo Sri Lanka, dal Marocco alla Tunisia. Sono sempre più numerose a Palermo le imprese extracomunitarie, soprattutto commerciali. Da una recente indagine della Cna, nel 2006 le imprese straniere in città sono passate da 324 a 767, con un aumento del 42,2 per cento, quattro punti oltre la media nazionale. Di queste, l´80,8 per cento, ben 620, sono negozi. È il commercio il settore principale di attività per gli immigrati. Ne è un esempio via Maqueda, una delle vie tradizionalmente più commerciali della città, dove negli ultimi dieci anni molte insegne locali hanno lasciato il posto a business extraeuropei, primo fra tutti l´artigianato etnico, seguito da negozi alimentari e solo da pochi anni anche da alcuni ristoranti, sui quali campeggiano le lanterne rosse made in China.
La comunità più attiva a Palermo è però quella del Bangladesh con 314 imprese. In via Maqueda, sono una ventina le insegne di questa nazionalità, botteghe nate dalla strada e dal commercio ambulante. La comunità di commercianti bengalesi è concentrata soprattutto tra via Venezia e i Quattro Canti.
«Sono arrivato a Palermo dalla Francia sedici anni fa - racconta Chowdhury Muhitur Rahman - per i primi anni ho lavorato come collaboratore domestico e ho messo dei soldi da parte. Per mettersi in proprio la cosa più facile era il commercio ambulante. Così ho iniziato nel 1996 a vendere bijoux per strada e nel 2000 ho aperto questo negozio in via Maqueda. Fino a un paio di anni fa si vendeva di più, ora c´è sempre più concorrenza soprattutto cinese e di altri connazionali». Rahman paga 700 euro al mese per un locale molto piccolo, con una sola vetrina. L´affitto per un negozio con due o tre vetrine può costare da 1000 a 2000 euro. «Quando ho preso la licenza di ambulante - continua - ho dovuto fare un corso per iscrivermi al Rec (registro esercenti il commercio, ndr). Ora basta andare al Comune e con qualche centinaio di euro, si ottiene una licenza di ambulante. Ma questo crea più concorrenza e meno lavoro».
Il commercio è uno degli sbocchi più immediati anche per i più giovani. Gnanaseelan Sivaskaran, 26 anni, è originario dello Sri Lanka ma da 13 anni vive a Palermo, con tutta la sua famiglia. Quattro anni fa, ha aperto un negozio di generi alimentari in via Maqueda. A diventare imprenditore, lo hanno aiutato due fratelli che vivono in Germania e gli hanno prestato una parte del budget iniziale: 10 mila euro. «Il primo ad arrivare a Palermo venti anni fa è stato mio padre - racconta - lavorava come cameriere. Io ho studiato fino alla terza media, ma poi avevo bisogno di lavorare. L´idea di mettermi in proprio me l´hanno suggerita i miei fratelli. La licenza al Comune mi è costata circa 300 euro e l´ho avuta nel giro di tre mesi».
Spezie, riso basmati, dolci e altri prodotti dallo Sri Lanka vanno forte anche tra i palermitani. Habibur Rahman Ahsan, 18 anni, viene dall´India e vende articoli da regalo e bijouterie vicino la discesa dei Giovenchi. «Il titolare è mio padre - dice - siamo specializzati in artigianato dall´Indonesia, dall´India e dalla Thailandia. Io tra poco mi diplomo all´Ipsia. Dopo spero di andare al Nord Italia a cercare lavoro in una grande azienda».
Tra le insegne targate Bangladesh, c´è anche quella di Azad Abulkalam, un piccolo coloratissimo bazar di lampade, arazzi e altri arredi etnici. «Ho iniziato come ambulante nel 1989 - dice - poi con l´aiuto di mia moglie ho messo su questo negozio nel 1997. Quando abbiamo aperto, eravamo ancora in pochi. Da quando sono a Palermo, ho lavorato duro e per ben dodici anni, non sono riuscito a tornare nel mio paese d´origine. Ora, c´è un po´ di crisi ma le mie figlie lavoreranno qui. Per battere la concorrenza, ho dovuto puntare su un artigianato di qualità. Qui, in via Maqueda, ci battono solo i cinesi. I loro prezzi sono più bassi».
Chinatown, in questa parte della città è alla fine di via Maqueda. I negozi vendono soprattutto abbigliamento e bijoux ma i loro proprietari dagli occhi a mandorla sono restii a parlare. Vicino alla stazione, tra le lanterne rosse, c´è anche un ristorante, Yong Feng Yuan. Ma se alcuni sbarcano, altri si preparano a fare le tende. «Tra un mese vado via - dice una mauritiana che vende collane e orecchini fatti a mano - l´affitto costa 300 euro e non ce la faccio più a pagarlo. Lascio dopo 10 anni, dovrò andare a lavorare come donna delle pulizie presso qualche famiglia».

La Repubblica Palermo
(31 ottobre 2006)