www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


venerdì 16 settembre 2011

Milano: Via Paravia, giù le mani dalla scuola!

Istituto preziosissimo per l'integrazione tra italiani e figli degli immigrati,
ma il provveditorato la vuole chiudere,
perché supera il tetto del 30%

Foto di Via Paravia: giù le mani dalla scuola!
La vicenda della scuola elementare Radice, in via Paravia 83, pare non abbia fine. Nonostante sia uno degli esempi di eccellenza didattica, la sua anima multietnica non sembra in sintonia con il decreto Gelmini – 83 nuovi iscritti non italiani su 96 alla prima classe: supera la soglia del 30% di stranieri – e l’Ufficio scolastico provinciale ha deciso per la soppressione della prima elementare, dando così il via alla morte della scuola.

Insegnati, genitori, alunni non ci stanno: non solo è la scuola del quartiere, ma da anni offre ben 18 progetti scolastici mirati all’integrazione degli alunni. C’è un laboratorio linguistico di italiano, c’è un prezioso supporto didattico in orario extrascolastico, poi ancora corsi di musica, di educazione civica, di lingue straniere: un luogo quindi che prepara con livelli di eccellenza gli italiani di domani, siano o no figli di italiani. Da non dimenticare il primo premio vinto dalla biblioteca della scuola per le buone pratiche di lettura, assegnato addirittura dall’ufficio scolastico regionale. 

I genitori, gli insegnanti e gli alunni non si danno per vinti e - dopo aver raccolto le lettere dei bambini, le firme degli abitanti del quartiere, organizzato presidi e manifestazioni - hanno fatto causa per discriminazione contro il ministro Gelmini e l’Ufficio scolastico. 

Il 14 settembre c’è stato il primo round. Per la scuola di via Paravia si è mosso anche il comitato italiano per l’Unicef: “La maggior parte degli alunni di origine straniera iscritti alla prima classe della Lombardo Radice è nato in Italia e ha dimestichezza con la lingua italiana. Anche alla luce di questi episodi risulta quindi urgente un ripensamento dell'attuale normativa in materia di acquisizione della cittadinanza”.

Dei nuovi iscritti, infatti, meno di 10 hanno problemi con la lingua italiana: la stragrande maggioranza dei bimbi ha frequentato la scuola materna ed è ben inserita nel tessuto sociale del quartiere. Tutto questo pare non interessare ai piani alti dell’amministrazione scolastica: il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Giuseppe Colosso rilascia interviste a mezzo stampa per difendere strenuamente la scelta di sopprimere la prima elementare della Lombardo Radice. 

Secondo il dottor Colosso la legge è ‘dalla sua’ e non ha intenzione di tornare indietro: non sarebbe un problema di conoscenza o meno dell’italiano, ma una questione di mancato scambio culturale tra bambini e famiglie (!). In attesa che la causa intentata dai genitori di via Paravia faccia il suo corso, la Storia fa inesorabilmente il suo: viviamo in una società multietnica destinata ad esserlo sempre di più, decreto Gelmini o meno.
di Angiola Bellu (14 settembre 2011)


Fonte: MixaMag

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