Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

Visualizzazione post con etichetta tunisini dispersi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tunisini dispersi. Mostra tutti i post

venerdì 27 aprile 2012

domenica 12 febbraio 2012

Campagna "Da una sponda all'altra: vite che contano". Sciopero della fame della delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi e del comitato di sostegno e lettera al ministro per la cooperazione internazionale e per l’integrazione, Andrea Riccardi

Segnaliamo gli aggiornamenti sulla campagna

Da una sponda all'altra: vite che contano 
Sciopero della fame della delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi e del comitato di sostegno

La notizia arriva dalla delegazione delle famiglie dei migranti tunisini dispersi, da qualche giorno in Italia, a Palermo, per iniziare la ricerca dei propri figli. Da oggi sono in sciopero della fame e in sit-in davanti al consolato tunisino insieme al comitato di associazioni che li sostiene. In Tunisia, le famiglie chiedono da quasi un anno, ormai, che qualcuno risponda loro sulla sorte di quei giovani partiti verso l’Europa subito dopo la rivoluzione e che non hanno dato notizia di sé dopo la loro partenza. Manifestazioni e sit-in davanti ai diversi ministeri e all’ambasciata italiana, incontri con diversi ministri o funzionari ministeriali non hanno permesso loro di aver ancora alcuna risposta. Da qualche mese, hanno diffuso in Tunisia e in Italia il loro appello (http://www.storiemigranti.org/spip.php?article995), dando luogo, insieme a un collettivo di donne tunisine e italiane, alla campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” (http://leventicinqueundici.noblogs.org/?page_id=354): chiedono la collaborazione tra le istituzioni italiane e tunisine affinché ci sia un riscontro delle impronte digitali dei loro figli, per poter sapere se siano vivi o morti. E’ una richiesta inaudita per quelle autorità, abituate allo scambio quotidiano delle impronte per poter espellere i migranti. Non è, dunque, un caso che a tutt’oggi non sia pervenuta nessuna risposta ufficiale, nonostante i via vai diplomatici da un paese all’altro per continuare la pratica degli accordi sul controllo e il governo delle migrazioni in cui, giungono notizie di corridoio, anche quella vicenda comincia a essere posta sul tavolo dei negoziati. Evidentemente, né le istituzioni italiane né quelle tunisine ritengono che le mamme e le famiglie dei migranti siano soggetti con cui interloquire e a cui comunicare le proprie decisioni, per quanto riguardino i loro figli. E mentre in Tunisia l’attenzione mediatica che le famiglie sono riuscite a imporre con le loro continue manifestazioni fa litigare tra loro i membri del nuovo governo, in Italia l’unica risposta ufficiale è stata quella che ha impedito alla delegazione di entrare al Cara di Caltanissetta, trasformando all’occasione in una struttura detentiva quello che dovrebbe essere un Centro di accoglienza per richiedenti asilo.
Quelle mamme e quelle famiglie vogliono sapere che fine abbiano fatto i loro figli. Lo chiedono in Tunisia e in Italia, ma è una domanda che riguarda anche l’Unione europea. Sono arrivati? Sono stati catturati in un sistema detentivo come previsto dalle politiche di controllo delle migrazioni dell’Ue? Sono stati respinti in mare, secondo una pratica seguita dalle autorità italiane anche nel corso del 2011 nonostante contravvenga le norme e i trattati internazionali?
Come collettivo di donne tunisine e italiane che sostengono la campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” chiediamo insieme alle famiglie che le istituzioni tunisine, italiane ed europee diano un’immediata risposta e che lo scambio delle impronte digitali avvenga dinanzi alle famiglie e a una delegazione del collettivo di sostegno all’appello.

Associazione Pontes dei tunisini in Italia (http://www.pontes.it/; pontes@live.it)
Associazione G. Verdi, tunisini di Parma (https://www.facebook.com/profile.php?id=100002681810671)

Al ministro per la cooperazione internazionale e per l’integrazione, Andrea Riccardi

Gentile Ministro,
le scriviamo questa lettera in occasione della sua prossima visita a Tunisi e del suo incontro con il governo tunisino. Come lei certamente sa, dal mese di marzo 2011 le mamme e le famiglie dei migranti tunisini dispersi chiedono con insistenza di poter conoscere qualcosa sulla sorte dei loro figli, partiti verso l’Italia e l’Europa subito dopo la rivoluzione tunisina nell’unico modo previsto per loro dalle politiche di controllo e di governo delle migrazione dell’Unione europea. Dopo essersi rivolte per mesi alle istituzioni del loro paese, quelle mamme e famiglie indirizzano ora un appello anche alle istituzioni italiane affinché ci sia una collaborazione nella ricerca dei loro figli di cui, nel caso siano arrivati in Italia e siano stati messi all’interno di un sistema detentivo previsto da tali politiche, l’Italia deve avere le impronte digitali. Tutte e tutti noi abbiamo assistito, nel corso del 2011, al trattamento che le autorità italiane hanno riservato ai giovani tunisini che avevano appena lottato per combattere una dittatura, allo spettacolo indecoroso dell’isola di Lampedusa trasformata in un’isola prigione, alla vergogna dei Cie-galleggianti attraccati per settimane al porto di Palermo, alla continuazione della pratica dei respingimenti in mare, così come alla complicità e all’indifferenza delle istituzioni dinanzi alle infinite morti nel Mediterraneo che, mai come quest’anno, è stato un cimitero marino. Per questo, come collettivo di donne italiane e tunisine, abbiamo sentito l’esigenza di unirci alla richiesta di quelle famiglie e di darne risonanza in Italia con la campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” sostenuta insieme a noi dalle numerose e dai numerosi firmatarie/i dell’appello. In seguito alla pressione mediatica che le continue manifestazioni delle famiglie in Tunisia e le nostre iniziative in Italia hanno suscitato, una delegazione delle famiglie tunisine dei migranti dispersi è potuta venire in Italia, dove si trova da più di una settimana. Qui, però, dopo una prima visita al Centro di identificazione ed espulsione di Trapani, in cui le famiglie hanno potuto vedere con i propri occhi le condizioni di detenzione, le autorità hanno negato loro l’accesso ad altre strutture detentive, mentre la questura di Agrigento continua a non rispondere alla richiesta di un possibile rilevamento delle impronte a partire dalle carte di identità dei loro figli. Tutto ciò, nonostante una lettera del sottosegretario del ministero per le Migrazioni tunisino al governo italiano facesse presente come per la Tunisia la questione dei dispersi fosse diventata una priorità “perché dobbiamo stabilire che la loro vita conta quanto quella di tutti gli altri, che non possiamo essere una democrazia senza mettere a disposizione tutti i nostri mezzi per stabilirlo” e chiedesse alle autorità italiane di “fornire tutta la collaborazione necessaria per fare luce sulla sorte di questi cittadini tunisini scomparsi”. A metà gennaio, come collettivo di donne, avevamo indirizzato una richiesta alla Ministra dell’interno italiana, così come al Ministro degli esteri. Non ci risulta, però, a tutt’oggi, una presa di posizione italiana ufficiale sulla vicenda, mentre le autorità competenti continuano a inviare liste di impronte digitali ai consolati dei cosiddetti “paesi terzi” in vista delle espulsioni.
E’ un silenzio che riteniamo intollerabile. Pensiamo, infatti, che quelle mamme e quelle famiglie abbiamo il diritto a una risposta immediata alla domanda che ormai da troppo tempo inoltrano alle loro istituzioni e alle istituzioni italiane: un confronto delle impronte digitali che permetta loro di sapere se i loro figli siano in vita. La invitiamo pertanto a incontrare le famiglie in occasione della sua prossima visita in Tunisia e a farsi garante con loro di una pronta risposta da parte del governo italiano.

Associazione Pontes dei tunisini in Italia (http://www.pontes.it/; pontes@live.it)


venerdì 16 dicembre 2011

16 dicembre, RAI3: Proiezione de Il Sangue Verde

La voce, le storie, la dignità dei migranti

contengono la risposta necessaria alle inaccettabili derive di odio razziale
che hanno attraversato l'Italia negli ultimi giorni.

ZaLab dedica ai due ragazzi senegalesi uccisi a Firenze
e ai Rom vittime del pogrom di Torino
la messa in onda speciale de 

IL SANGUE VERDE di Andrea Segre (versione ridotta - 36')

Venerdì 16 dicembre 2011 - ore 23.15 - RAI3
in collaborazione con Doc3

ZaLab continua a sostenere la petizione lanciata dalle famiglie dei tunisini dispersi. Vi invitiamo a leggere una lettera del gruppo donne 2511 sul perché firmare la petizione.



giovedì 10 novembre 2011

Prova a immaginare... Appello per i migranti tunisini dispersi


Pubblichiamo qui di seguito l’appello per i migranti tunisini dispersi. Invitiamo tutti i nostri internauti a sottoscriverlo e a inoltrarlo alle proprie liste di conoscenti.

Prova a immaginare: tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai, potrebbe essere stato arrestato nello stato di arrivo che non prevede che si possa arrivare semplicemente partendo e che per questo arresta quelli che arrivano mettendoli nei centri di detenzione o in prigione. Aspetti qualche giorno, guardi immagini alla televisione del luogo in cui potrebbe essere arrivato, per sperare di vederlo. Capisci anche che tuo figlio o tuo fratello non è l’unico a non aver telefonato dopo essere partito. Insieme alle altre famiglie chiedi allora alle autorità del tuo paese di informarsi, di capire se sono tutti in qualche carcere, speri che lo siano anche se temi che non vengano trattati bene. Ma le autorità non fanno nulla, non chiedono e non ti ascoltano, per mesi. Tu nel frattempo fai presidi, manifestazioni, parli con i rappresentanti di alcune associazioni, con i giornalisti, porti la foto di tuo figlio o di tuo fratello ovunque, ti affidi a ogni persona che viene dall’altro paese, le dai le foto, la data di nascita, le impronte digitali. Vuoi sapere. Ma non accade nulla e cominci a immaginare: potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia. Immagini, tu? Per alcune e alcuni di noi non si tratta di immaginare perché è quello che ci è successo. Sono partiti dalla Tunisia con le barche e in molti non hanno più dato notizia di sé. Sono morti? Sono in carcere? Sono…?

Per saperlo chiediamo ora alle autorità italiane e tunisine di collaborare. Sarebbe molto semplice, perché in Tunisia le carte di identità sono con le impronte digitali e in Italia esistono i rilievi dattiloscopici dei migranti identificati o detenuti. Chiediamo, allora, che i parenti dei dispersi possano fare una domanda al Ministero degli esteri tunisino affinché fornisca le impronte digitali al Ministero degli interni italiano e a questo chiediamo di rispondere.

Immagini, tu? Se riesci a immaginare ti chiediamo di sostenere con una firma questo appello.