Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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giovedì 3 luglio 2008

Questa triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate. Evviva.

Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone.. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo.
I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «Fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´ amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però, quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».
Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più...». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.
A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi - perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque. Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se - dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta scandendo il mio nomeper radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l´uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti.
Interrompe la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito - si spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere.
Non c´è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate. Evviva.

Luca Trinchieri
luca.trinchieri@ yahoo.it
Roma

Fonte: Quotidiano Liberazione del 21 giugno 2008

martedì 16 ottobre 2007

RE.LA.TE.: immigrazione e integrazione, a Palermo gettate le basi della "città del futuro"

Un convegno svoltosi a villa Niscemi nell'ambito del progetto "Relate" ha messo in evidenza la crescita del numero di studenti stranieri nelle scuole della provincia
(16 ottobre 2007) - L’immigrazione e l’integrazione quale misura necessaria per la costituzione di una società multietnica sono stati oggetto di confronto nel seminario ''La città del futuro: comunità di simili o comunità di diversi?'', svoltosi ieri a Palermo a villa Niscemi.
L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto pilota C2C Re.La.Te. - Rete di laboratori territoriali i cui partner, per l'area siciliana, sono il Comune del capoluogo isolano, il Comitato permanente per il partenariato euromediterraneo dei poteri locali e regionali (Coppem), il Centro di studi e ricerche del Meridione (Cresm) e l'Unione degli assessorati.Dopo l’apertura dei lavori, affidata al responsabile del laboratorio territoriale di Palermo, Roberto Mazzarella, numerosi sono stati gli interventi sviluppati dai relatori intervenuti nel corso della mattinata sul complesso fenomeno dell’immigrazione.
Di notevole interesse il quadro ralativo alle scuole del capoluogo isolano, delineato dal dottor Maurizio Gentile, psicologo e coordinatore dell'osservatorio sulla dispersione. I dati forniti dall'osservatorio mostrano che dall’anno scolastico 2002/2003 al 2005/2006, la presenza degli studenti stranieri è più che raddoppiata, passando da 1109 a 2297 minori di nazionalità estera, iscritti in tutta la provincia. La percentuale più alta viene riscontrata tra la scuola materna ed elementare. Molti degli alunni immigrati provengono dal Bangladesh, seguono tunisini e cinesi. Proprio la Cina, in particolare negli istituti secondari di primo grado, concentrati nel centro storico di Palermo è sempre più rappresentata.
Da registrare poi il numero di minori appartenenti alle comunità rom insediatesi nel territorio palermitano. Viene infatti rilevata la presenza di 91 minori così ripartiti: 11 nella scuola dell’infanzia, 73 nella scuola primaria e 7 nella scuola secondaria di primo grado. Gli istituti presso i quali attualmente risultano iscritti sono le scuole De Gasperi e San Lorenzo.
Dall’analisi dei risultati viene fuori un altro dato importante sulla dispersione scolastica degli alunni immigrati, che nella scuola primaria si attesta al 3,38%, mentre in quella superiore di primo grado è del 13,5% e diventa del 15,5% se si volge lo sguardo ai dati forniti dalla scuola superiore di secondo grado.
L’intervento del coordinatore dell’osservatorio scolastico regionale ha anche focalizzato l’attenzione su diverse problematiche, connesse al fenomeno dell’immigrazione, che gli insegnanti delle scuole devono affrontare quotidianamente con gli alunni immigrati. La provenienza, l’identità familiare, le condizioni di vita, il lavoro precario dei genitori, il coinvolgimento di questi minori in attività lavorative, l’esistenza di una condizione di clandestinità dei genitori. La scuola deve infatti conciliare la programmazione didattica con l’alta mobilità degli alunni, l’inserimento di bambini appena arrivati, i ritardi scolastici dovuti alla classe scelta al momento dell’inserimento scolastico, la lingua, la difficoltà di comunicazione con le famiglie, il valore etico attribuito all’infanzia nelle varie culture, la difficoltà nel processo di inserimento e gli effetti connessi allo sradicamento affettivo-culturale. Tutto questo deve essere attuato mediante l’istituzione dell’educazione interculturale che sappia valorizzare l’identità e l’alterità, promuovere la reciprocità quale unica via alla costruzione dell’integrazione, e allontanare la diversità intesa come inferiorità e pericolo sociale con conseguente assunzione, da parte degli insegnanti, del ruolo di mediatori di culture e di diversità all’interno del gruppo classe.
Floriana Cammarata16/10/2007

RE.LA.TE.: presentati i risultati relativi ai laboratori territoriali di Palermo, Crotone, Villa San Giovanni Valencia

Le quattro strutture hanno sperimentato nuovi modelli di conoscenza della realtà urbana e della pianificazione urbanistica

(16 ottobre 2007) - In occasione del seminario ''La città del futuro: comunità di simili o comunità di diversi?'', sono stati presentati i risultati conseguiti durante i lavori dei laboratori territoriali realizzati a Crotone, Palermo, Valencia e Villa San Giovanni.
I quattro laboratori hanno sperimentato nuovi modelli di conoscenza della realtà urbana e della pianificazione urbanistica. Ciascun laboratorio ha effettuato uno studio del fenomeno migratorio nel territorio di riferimento, utilizzando una metodologia della partecipazione attiva, in grado di coinvolgere la popolazione locale e le comunità di migranti.
Villa San Giovanni (circa 12.000 abitanti) pur possedendo una presenza di immigrati ancora esigua, costituita poco più di un centinaio di persone, si prepara sin da ora alla costruzione della città del futuro, pensando alla realizzazione di un urban center e ad una pianificazione urbana e dei servizi più adeguata.
Crotone, che ha già una presenza di immigrati piuttosto consistente, circa 3.000 presenze, ha sviluppato una ricerca sociale sulla popolazione immigrata, presentata dal Franco Valerio, responsabile del laboratorio territoriale della città.
Dai dati emerge la presenza di immigrati provenienti soprattutto dall’Est europeo, Romania, Polonia, Ucraina ed Albania, con una significativa presenza di africani (20%) e cinesi (10%). Gli immigrati presentano per lo più un livello scolastico superiore e in gran parte sono di religione cattolica. Un dato interessante che emerge è che nel comune di Crotone gli immigrati risiedono in modo piuttosto uniforme su tutto il territorio, a differenza di ciò che avviene nel comune di Palermo, dove la maggioranza degli immigrati vive in abitazioni, spesso fatiscenti, collocate nel centro storico. In seno alla ricerca sono stati realizzati dei gruppi tematici con la partecipazione degli stessi immigrati che hanno avuto l’occasione di esporre il proprio punto di vista e i propri bisogni, su temi come la casa ed il lavoro. Le principali preoccupazioni mostrate dai migranti in merito alla casa, riguardano la necessità di contratti di affitto regolari, con prezzi più bassi e il miglioramento delle condizioni igieniche e dei servizi (come il riscaldamento) delle case che vengono loro affittate. Il riconoscimento dei titoli di studio è invece uno dei principali ostacoli all’inserimento lavorativo. I gruppi tematici hanno poi avanzato l’esigenza di spazi e momenti di incontro, affinché sia possibile una maggiore conoscenza reciproca tra la popolazione locale e le comunità di immigrati.
Il laboratorio territoriale realizzato a Valencia ha preso in considerazione due ambiti, quello dell’immigrazione rurale e quello dell’immigrazione urbana, affrontando lo studio del fenomeno attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori che nel quotidiano si rapportano con le comunità di immigrati.
I lavoro svolto può costitituire una risorsa preziosa per le amministrazioni dei diversi territori, la conoscenza sviluppata è infatti un indispensabile punto di partenza per affrontare la situazione ed individuare risposte concrete ed adeguate.

Anna Laura Casano16/10/2007

Fonte: http://www.medeu.it/notizia.php?tid=170

mercoledì 27 giugno 2007

Venerdì 6 luglio, tutti i Sud in festa, a Palermo, Piazza Santa Chiara


Al Janub Tutti i Sud del Mondo

in collaborazione con

CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud

Ha il piacere di invitarvi alla seconda edizione di

TUTTI I SUD IN FESTA

CENA E MUSICA AFRICANA

Venerdì 6 Luglio presso il Centro Santa Chiara

Ore 20.00

(in Piazza Santa Chiara)


Per motivi logistici ricordiamo che entro giorno 2 Luglio è necessario comunicare all'indirizzo aljanubtuttiisud@yahoo.it la propria partecipazione.

Il contributo previsto di 6 Euro sarà richiesto all'ingresso.

lunedì 18 giugno 2007

Promozione sociale, integrazione e intercultura: l'esempio della cooperativa SINNOS

La nascita

Antonio Spinelli è nato il 17 gennaio del 1964. Nel 1990 ha fondato la Sinnos; da allora, fino alla sua morte avvenuta improvvisamente il 13 ottobre del 2005, non ha mai smesso di pensare e progettare idee e libri, con intelligenza, costanza e passione. Per quasi vent’anni ha lavorato con determinazione al nostro progetto editoriale, anima silenziosa e discreta della Sinnos. La sua cooperativa vuole ricordarlo con un progetto che rispecchi il suo impegno e la sua passione per la lettura e che abbia come obiettivo quello di far arrivare tanti libri per ragazzi in luoghi dove normalmente arrivano con difficoltà, per far germogliare il seme della lettura e per far sì che tutti possano esercitare il DIRITTO DI LEGGERE.

È stato quindi istituito un Fondo dedicato al Progetto per la Promozione alla Lettura Antonio Spinelli, Le Biblioteche di Antonio, che ogni anno finanzierà la costituzione o lo sviluppo di una biblioteca scolastica in zone particolarmente svantaggiate, attraverso la donazione di libri di editori indipendenti. Con il Fondo dedicato ogni anno la Sinnos acquisterà, da differenti editori indipendenti per ragazzi, i libri che verranno poi regalati alla Biblioteca.

La Cooperativa sociale SINNOS

E' stata costituita nel 1990 da un gruppo di detenuti della casa di reclusione di Rebibbia con la collaborazione di alcuni volontari esterni: lo scopo era quello di creare opportunità di lavoro per detenuti italiani e stranieri. Il fine ultimo della pena, nel nostro Paese è infatti quello di reinserire la persona che ha sbagliato all’interno della società.

Purtroppo non è facile "rientrare" e non tutti sono disponibili ad accogliere un cittadino detenuto o ex-detenuto. Cooperative come la nostra servono proprio a questo. La Sinnos, in questi 12 anni, è cresciuta e attualmente ha nel suo organico assunti 3 cittadini detenuti che usufruiscono di misure alternative alla detenzione e ha dato vita ad un’altra piccola cooperativa, la Zip Multimedia che ha assunto 2 cittadini detenuti uno in libertà condizionale e l’altro in semilibertà. Oltre a questo ha offerto opportunità di lavoro a soggetti "liberi": cinque donne, di cui una cittadina straniera. La prevalenza femminile della cooperativa, anche ai livelli dirigenziali, è un’altro elemento che ci piace sottolineare.

La Sinnos si è occupata fin da subito di editoria e servizi all’editoria (settore del quale oggi si occupa la Zip Multimedia), oltre che di formazione sull’informatica, la legislazione che riguarda gli immigrati e naturalmente l’editoria e l’imprenditorialità Cooperativa: in questo senso è stato appena approvato un progetto dal Ministero del Lavoro per la creazione di una cooperativa simile alla nostra, nella provincia di Bari.

La Sinnos Cooperativa sociale si sostiene prevalentemente con il proprio lavoro di service all’editoria e di progetti di formazione. Siamo orgogliosi di aver dato vita, partendo da un luogo generalmente rimosso e dimenticato come il carcere, ad una struttura lavorativa propositiva e impegnata alla creazione di una cultura dell’accettazione dell’altro, creando strumenti di conoscenza e di comprensione delle differenze.

La Cooperativa è diretta dal Consiglio di Amministrazione del quale è Presidente Ida Antonella Passarelli e vice presidente Elisa Battaglia, che potete contattare per posta elettronica agli indirizzi: mailto:%20dellapassarelli@sinnoseditrice.com e elisabattaglia@sinnoseditrice.com

Collana I MAPPAMONDI, libri bilingui scritti da immigrati

Autori immigrati scrivono per ragazzi italiani che hanno compagni di scuola stranieri. Ma anche per ragazzi stranieri che hanno compagni di scuola italiani. Libri ponte che collegano storie, lingue, tracce di più culture, e che uniscono diverse generazioni: anche gli adulti possono leggerli ed usarli.

formato 13x19, testo bilingue, illustrazioni in bianco e nero, Mappapagine, con informazioni sui negozi, le associazioni, le scuole e i luoghi di incontro della comunità trattata nel nostro Paese.

I MAPPAMONDI sono libri bilingui scritti da autori immigrati appartenenti alle diverse culture presenti in Italia e residenti nel nostro paese.

I MAPPAMONDI sono rivolti ai ragazzi italiani che hanno compagni di scuola stranieri e a tutti i banmbini e ragazzi immigrati, affinché possano crescere nel nostro paese senza dimenticare la propria cultura e lingua di origine.

I MAPPAMONDI, tutti con testo originale a fronte, trasformano gli immigrati in narratori che raccontano in prima persona di sé, della propria terra e dell'incontro fra culture.

I MAPPAMONDI sono libri ponte, contenenti storie, filastrocche, leggende, indirizzi e notizie sul paese d'origine dell'autore.

Hanno presentato i MAPPAMONDI:

Alessandro Bosi, docente di Sociologia, Università di Parma - Giovanni Campani, docente di Pedagogia Interculturale, Università di Firenze - Stefano Chiarini, giornalista - Duccio Demetrio, docente di Educazione degli Adulti, Università di Milano - Roberto Denti, fondatore della Libreria dei Ragazzi di Milano, scrittore, saggista - Don Luigi Di Liegro, direttore Caritas di Roma - Graziella Favaro, pedagogista, autrice e curatrice di pubblicazioni sulle politiche sociali e sull'immigrazione - Massimo Ghirelli, direttore Archivio dell'Immigrazione - Armando Gnisci, docente di Letterature Comparate, III Università di Roma - Giacoma Limentani, scrittrice - Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia, Università La Sapienza di Roma - Paolo Naso, direttore della rivista Confronti - Moni Ovadia, regista, attore, scrittore - Sandro Portelli, docente di Letteratura Angloamericana, Università La Sapienza di Roma - Alberto Sobrero, docente di Antropologia, Università La Sapienza di Roma - Silvana Sola, Libreria Mel-Giannino Stoppani

da Tullio De Mauro, presentazione a I MAPPAMONDI

Ormai numerose esperienze ci dicono che, la coesistenza di più etnie e lingue diverse in una medesima area pone problemi innanzitutto educativi, scolastici e che, se i paesi si attrezzano per affrontare e risolvere questi in positivo, si attenuano e perfino svaniscono i problemi di natura sociale, produttiva, giuridica, politica. Se invece le scuole si chiudono a riccio verso gli alloglotti, anctichi o nuovi che siano, prima o poi i problemi consecutivi, extrascolastici, esplodono con violenza. Il diritto all'uso e prima ancora il diritto al rispetto della propria lingua è un diritto umano primario e la sua soddisfazione nei fatti è una scomponente decisiva nello sviluppo intellettuale e affettivo della persona. È una mediocre, inefficiente amor di patria quello che ancor oggi, in qualche paese, porta taluni a credere che si debba cercare di celare e cancellare e magari calpestare l'alterità linguistica.

da Vinicio Ongini, Lo scaffare multiculturale, Mondadori, 1999

Il prefisso multi viene usato con molta facilità multietnico, multirazziale, multiculturale. E' diventato quasi un tic linguistico. Ma multi significa appunto molti e quindi allude alla pluralità di appartenenze, alle tante identità, ai bisogni differenziati, alle diverse lingue, ai ritmi, ai tempi diversi di cui è fatto il paesaggio della scuola multiculturale. Allora un criterio generale per allestire scaffali e biblioteche multiculturali a scuola può essere quello della varietà e della pluralità degli strumenti di lettura. I testi e i materiali scelti devono rappresentare un ampio e ricco ventaglio di opportunità, devono poter rispondere alle storie, curiosità e alle domande dei ragazzi immigrati e dei ragazzi italiani nelle diverse fasce d'età. Una scoietà con tante culture e tanti linguaggi deve avere una scuola con tanti strumenti. Un altro criterio è di favorire testi e materiali delle culture e delle lingue d'origine (tradotti in italiano o col testo a fronte e nelle lingue di appartenenza). Il concetto di "tutela della cultura e della lingua d'origine" è sottolineato con chiarezza nella legge sull'immigrazione, ma anche nei documenti internazionali relativi alle biblioteche.

Per scaricare il catalogo cliccare qui

Per leggere il comunicato stampa sull'ultima iniziativa editoriale della SINNOS, Roma TuttoMondo, la prima guida multietnica della capitale, cliccare qui

sabato 16 giugno 2007

Cuori migranti

Comunicato stampa

Dopo Sguardi e parole migranti e Sapori incontri fragranze, il Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della provincia di Trieste (Cacit) si ripropone come editore con Cuori migranti.
In questa raccolta di racconti e poesie curata da Ingrid Stratti e Lorenzo Dugulin, autori migranti ed autoctoni si confrontano sul tema dell'amore nel tentativo di rimuovere i tabù e i pregiudizi che circondano le coppie miste. Negli ultimi anni la società italiana ha subito numerosi cambiamenti non solo sul piano economico ma anche e soprattutto sul piano sociale. Se del riconoscimento delle coppie di fatto si dibatte, l'esistenza delle "coppie miste" passa sotto silenzio a causa di un razzismo latente che impedisce a tutti noi di sentirci noi stessi nell'esprimere sentimenti affettivi nei confronti di qualcuno che viene considerato "altro"/"estraneo" o "straniero". "Invece di essere vissuto come un evento naturale della vita l'incontro dell'amore e della migrazione - sottolineano i curatori - provoca sentimenti contrastanti e confusi. Raccontare e raccontarsi sono i migliori grimaldelli per forzare il tabù e l'alone di sospetto che circondano il tema dell'amore e della migrazione. Attraverso il dialogo reale e concreto tra "autoctoni" e "migranti", che narrano e si narrano in questo volume, abbiamo cercato di sconfiggere, almeno in parte, i pregiudizi e gli stereotipi che generano un'insopportabile stigmatizzazione degli Altri."
Il volume Cuori migranti si compone di contributi in prosa e poesia di venticinque autori ed è edito dal Cacit con il contributo della Provincia di Trieste. Il Cacit è la prima associazione di volontariato gestita da immigrati e da italiani ad essere diventata in Italia casa editrice, avendo già pubblicato le due antologie Sguardi e parole migranti (2005, "Premio Multietnicità 2006") e Sapori incontri fragranze (2006).

http://cuorimigranti.splinder.com/


Cuori migranti (a cura di Ingrid Stratti e Lorenzo Dugulin)
Cacit Editore, Trieste, 2007, p. 144
ISBN-10: 88-902301-9-3 ; ISBN-13: 978-88-902301-9-6

Per ulteriori informazioni: cel. 335 5621208
email: coord-immig-trieste@libero.it

I-solitudine

il logo dei ragazzi del ritaexpress
A volte succedono cose che ti lasciano un po' perplesso, perchè non credi in quella che io chiamo la Magia della vita.
Anche quando quelle cose sembrano in apparenza connotate negativamente, c'è sempre un insegnamento che la vita ti vuol dare. La vita è Maestra in questo!

Qualche settimana fa, ho conosciuto una persona che è nata e cresciuta a Lampedusa. Un'isola nell'Isola, si definisce lei stessa in una sua poesia.

Caterina scrive molto bene: mi piacciono molto le sue "cose", poesie e racconti.

Ieri, è avvenuto un episodio che rientra un pò in questo incontro con Caterina e con Lampedusa, isola su cui non sono mai stata.

Io insegno l’italiano agli stranieri e ieri una mia nuova studentessa, guardando la cartina dell’Italia raffigurata su un libro di testo che stavamo consultando, esclama:

- Ma non si vede l’isola di Lampedusa!

In effetti - e non me n’ero mai accorta prima, io che quel libro lo uso già da diverso tempo - guardando meglio, Lampedusa non c’era proprio! Probabilmente, è troppo in basso per stare dentro la pagina!
Non so: quest’episodio mi ha colpito in modo particolare.
Scriverò alla casa editrice per farlo notare, senza polemizzare naturalmente.
Ma certe cose sono sintomo a volte della scarsa cura che mettiamo nel fare le cose. Il rispetto si impara anche rallentando rispetto ai ritmi frenetici che adottiamo normalmente. E, cosa questa ancora più preziosa, per me che mi occupo di intercultura ma per tutti in generale, abbracciando e accogliendo dentro di noi anche lo sguardo dei cosiddetti altri, che è sempre un po’ meno sporco e indifferente del nostro.

Un caro saluto a tutti.

Tindara

giovedì 31 maggio 2007

Roma a Tuttomondo: presentata la prima guida multietnica della capitale


Roma a Tuttomondo
La città eterna ''ri-visitata'' e ''ri-definita'' attraverso gli occhi degli immigrati

Presentata la prima guida multietnica della capitale; in 150 pagine sei passeggiate in bianco e nero attraverso i quartieri capitolini con la più alta concentrazione di immigrati, guidate da sei di loro

ROMA – La città eterna “ri-visitata” e “ri-definita” attraverso gli occhi degli immigrati che l’hanno scelta come loro casa e le hanno regalato un nuovo volto. “Roma a tuttoMondo – Guida al mondo che vive in città”, questo il titolo della prima guida multietnica della capitale, presentata oggi in Campidoglio, che è stata scritta da Sarah Klingeberg e Giorgia Rocca, a cura della casa editrice Sinnos, in collaborazione con l’ufficio della Delegata del sindaco per la Multietnicità, Franca Coen. Centocinquanta pagine: sei passeggiate in bianco e nero attraverso i quartieri capitolini Esquilino, Castro Pretorio e Pigneto, quelli con la più alta concentrazione di immigrati, guidate da sei di loro; ma anche una guida dei principali eventi culturali annuali, dei luoghi di culto, dei mercati settimanali. Con lo scopo primario, hanno spiegato le autrici, di “far conoscere a tutti, anche alla gente comune, non solo agli addetti ai lavori, quanta integrazione sia già presente sul territorio, quanto molti immigrati siano già cittadini attivi. Ed anche un modo per dare parola a coloro che vengono solo raccontati e rilegati nelle pagine di cronaca nera, collegati solo a questioni relative alla sicurezza. Per dare loro la possibilità di raccontarsi, spiegare come vivono questi quartieri e li hanno cambiati e ri-significati”.
Le sei passeggiate attraverso i negozi, i ristoranti, i luoghi di culto, i locali notturni e gli spazi d’incontro - concentrate nei primi tre capitoli - sono raccontate dai rappresentanti delle sei comunità straniere più presenti sul territorio, provenienti da Nigeria, India, Cina, Somalia, Etiopia-Eritrea e Senegal. I sei percorsi fotografici sono accompagnati da box di approfondimento sulla situazione dei migranti in Italia, sulla storia dei paesi di origine, su curiosità e tradizioni. Gli altri tre capitoli riguardano i principali eventi culturali annuali, i luoghi di culto, i mercati settimanali. In chiusura l’elenco dei più grandi centri sociali e dei principali giornali e riviste interculturali. La guida sarà in libreria da metà del prossimo mese, in contemporanea con la festosa e più ampia presentazione che si terrà a San Lorenzo il 14 giugno.
“Nella guida vengono esaminati molti aspetti dell’immigrazione - ha sottolineato la Coen. Stiamo andando nella direzione in cui Roma vuole andare, dalla tolleranza verso lo straniero alla scoperta del talento che rappresenta, ed è eccezionale che il percorso sia in evoluzione, guai a ciò che è statico”. Secondo la Coen, “la distruzione della Torre di Babele è sempre stata vista come una punizione del Signore per gli uomini che volevano elevarsi al cielo. Invece ha dato loro la possibilità di evolversi orizzontalmente: la città che si evolve verso l’alto, ed usa lo stesso linguaggio, per forza sarà distrutta, perché la gente, pur parlando la stessa lingua, non si comprende. Nella società orizzontale, invece, in cui si usano diverse lingue, bisogna fare lo sforzo di comprendersi”. La guida, a suo parere, “sarà molto importante per compiere una ricerca sull’ubicazione degli stranieri e pianificare la città in maniera oculata, evitando il sorgere di piazze monoetniche, in particolare servirà al Comune per decidere dove intervenire per la costruzione dei luoghi di culto”.
A questo proposito, la consigliera comunale, ha citato una ricerca a livello europeo condotta da parte Istituto Psicanalitico di Ricerche Sociali, i cui risultati devono ancora essere resi noti, ed in cui due quartieri di Londra sono stati paragonati all’Esquilino e al Pigneto. Dalle prime proiezioni sembrerebbe che in questo secondo quartiere l’integrazione sia stata resa più facile proprio dalla presenza di costruzioni estese più in orizzontale che in verticale e dal fatto che qui la gente non vi lavora solo, ma vi abita. La sua speranza è inoltre che presto, con l’approvazione della nuova legge sulla cittadinanza, i figli degli immigrati nati in Italia non siano più considerati stranieri
“Sono contenta di questa guida – ha dichiarato Osman Nul, la somala vicepresidente della Consulta per gli stranieri, nonché la proprietaria del negozio che ha fatto da guida attraverso il quartiere di Castro Pretorio - , che rappresenta le figure degli immigrati a Roma e mostra quanto essi siano delle risorse per la città, quanto reddito rechino al governo italiano. Sbagliano gli italiani quando dicono che noi gli portiamo via il lavoro, noi svolgiamo i lavori che essi hanno abbandonato”. Gli stessi negozi dell’Esquilino, ha voluto sottolineare, “non sono stati dati agli immigrati gratuitamente, bensì sono stati venduti profumatamente, li abbiamo comprati grazie alla nostra intelligenza e praticità nel business”. “I miei figli sono nati qui – ha dichiarato da parte sua Nancy Milador, un medico indiano, che ha studiato la medicina tradizionale in Italia e quella ayurvedica nel suo paese di origine, e che è anche proprietaria di un negozio di spezie a piazza Vittorio e di un ristorante - , per loro poteva esserci il problema dell’integrazione, invece uno è rappresentante di classe. Tra i bambini non esiste il razzismo, siamo noi grandi che lo creiamo, dobbiamo stare attenti quando parliamo davanti a loro”.
“La speranza - ha concluso Della Passarelli, presidente della casa editrice edizioni Sinnos – è che la guida sia comprata dai romani, che possano così “ri-conoscere” la loro città, ma anche dai turisti, che potranno scoprire un volto nuovo di Roma. Mi piacerebbe che venga utilizzata anche nelle scuole e che gli studenti vengano portati a visitare questi quartieri, secondo lo spirito che ci contraddistingue sin dall’inizio che la conoscenza abbatte barriere e pregiudizi”.

(Vanessa Postacchini) 31 maggio 2007

© Copyright Redattore Sociale

lunedì 28 maggio 2007

Il progetto pilota transnazionale Re.La.Te. per una città etica e plurale

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Il Progetto City to City (C2C) è un Operazione Quadro Regionale che prevede lo scambio di esperienze sulle metodologie e le attività progettuali in relazione al complesso fenomeno dell'immigrazione e in particolare: sviluppo del dibattito e dello scambio tra regioni e paesi europei sulle politiche migratorie; consolidamento delle politiche migratorie nelle regioni partner, creazione della cooperazione sostenibile Nord-Sud e Est-Ovest; diffusione e promozione di reti transnazionali come modelli di buone pratiche.


In questo contesto si inserisce il Progetto Pilota C2C "Re.La.Te. - Regional Territorial Laboratories" progetto pilota transnazionale finanziato dall'Operazione Quadro Regionale di City to City (PIC INTERREG MI C South Zone). Re.La.Te. prevede la creazione della "Rete dei Laboratori Territoriali" dove tutti i soggetti interessati partecipano attivamente alla progettazione dello spazio urbano, definendo principi, linee guida e interventi finalizzati alla riqualificazione urbana, economica e sociale della città multietnica. Il progetto intende sperimentare nuovi modelli di conoscenza della realtà urbana e di pianificazione urbanistica, utilizzare nuove metodologie di partecipazione, rendere consapevoli dei propri diritti le comunità migranti, promuovere nuove esperienze di pianificazione urbana partecipata in grado di coinvolgere la comunità locale e la comunità migrante presente sul territorio. Le sedi dei Laboratori Territoriali si trovano a Crotone, Palermo, Valencia e Villa San Giovanni.
CENTRO SANT'ANNA PIAZZA KALSA 31 PALERMO
091 6161864 LUN-VEN 09-12
RESPONSABILE LABORATORIO TERRITORIALE



mercoledì 2 maggio 2007

Non è facile essere stranieri in Italia

Fonte: www.internazionale.it/home/primopiano.php?id=15850

Primo piano - Lettera dall'Italia

Mai davvero cittadini


Non è facile essere stranieri in Italia. Si è circondati dalla diffidenza, e spesso giornali e televisioni alimentano i luoghi comuni e i pregiudizi, scrive Irene Mayer. Qualche tempo fa una mia collega italiana, sfogliando i quotidiani all'improvviso mi ha detto: "Odio questi zingari. Non li sopporto". È successo il giorno dopo l'assurda morte di una ragazza romana nella metropolitana. Per i mezzi d'informazione italiani era già chiaro chi fossero le "assassine": due straniere, provenienti dai paesi dell'Est, quasi certamente "zingare". Ma un paio di giorni dopo un giornalista dell'edizione domenicale del quotidiano la Repubblica si fa venire un dubbio: ma una delle donne non ha forse i lineamenti da sudamericana? Dalle immagini molto mosse riprese da una telecamera si vedevano solo due giovani donne dall'abbigliamento moderno, che avrebbero potuto venire dai Parioli, un quartiere chic di Roma, dagli Stati Uniti o dall'Austria. Dopo il loro arresto, per le tv e i giornali era già tutto chiaro: l'assassina e la sua complice erano le due prostitute rumene. Ora, senza voler sminuire questa spaventosa tragedia, mi sembra che i mezzi d'informazione seri dovrebbero rispettare un minimo di deontologia professionale: non dovrebbero emettere sentenze prima del processo e dovrebbero evitare stereotipi e pregiudizi. Sembra quasi che tv e giornali italiani, non sapendo che paesi come Romania e Bulgaria sono recentemente entrati nell'Unione europea, hanno ridisegnato l'atlante geografico a modo loro. Chi viene dall'Europa dell'est è comunque considerato extracomunitario, mentre giapponesi, americani e svizzeri – tanto per fare qualche esempio – sono cittadini occidentali e quindi in qualche modo europei. Ma non sarebbe l'Italia se non ci fosse anche l'altra faccia della medaglia, quella positiva. Nella stessa edizione domenicale di Repubblica, infatti, poche pagine più avanti, c'è un ottimo inserto settimanale interamente dedicato all'immigrazione, che potrebbe essere preso a modello in Europa. È appassionante assistere alla costruzione di un'Italia multiculturale. Temo però che il cammino di questo paese verso il cambiamento sarà lungo e difficile. In Italia, a parte poche eccezioni, le culture straniere sono poco valorizzate. Gli italiani esitano ad aprirsi. Di recente una mia compagna di tai chi, che parla sempre di luce e calore umano, mi ha detto che nel quartiere romano di piazza Vittorio le viene "l'angoscia" perché lì non si sente "a suo agio": ci sono troppi stranieri. Per giunta, molte italiane e italiani della mia età, nonostante i loro studi non parlano nessuna lingua straniera. Basterebbe studiare l'inglese per fare qualche passo avanti. Inoltre le stesse persone che se la prendono con gli stranieri non hanno il minimo scrupolo a prendere – a pochi euro, e naturalmente in nero – una colf, una badante o una babysitter che viene dalla Romania, dall'Ucraina o dalla Moldova. Per non parlare delle imprese agricole del meridione, in cui i lavoratori stranieri sono trattati come bestie e dove c'è una forma moderna di schiavitù. La nuova legge sull'immigrazione che sta per essere approvata contiene elementi positivi per l'integrazione: per esempio, dopo cinque anni gli immigrati avranno diritto di voto alle elezioni comunali. Ma servono anche dei provvedimenti che puniscano chi assume lavoratori in nero. Altrimenti per gli italiani sarà sempre più conveniente sfruttare i clandestini, che sono ricattabili e possono essere licenziati impunemente se provano a ribellarsi alle loro condizioni di lavoro disumane. Per quanto riguarda me personalmente, non avrei mai pensato che in un altro paese dell'Unione europea mi sarei sentita tanto spesso straniera, anche se ci vivo da anni e parlo bene la lingua.

Chi è l'autrice: Irene Mayer è corrispondente della rivista austriaca Extradienst. Nata a Vienna nel 1972, è a Roma dal 2000.
Per scrivere ai giornalisti stranieri: corrispondente@internazionale.it

domenica 18 marzo 2007

Intrecci di culture

Fonte: Didattica interculturale, Duccio Demetrio e Graziella Favaro (a cura di), Franco Angeli, 2004, pp. 108-10


Al termine di ogni viaggio e a seguito delle situazioni di scambio, l'identità di ciascuno di noi non è più definibile in termini binari, ma diventa comprensibile solo in termini additivi, di stratificazione di esperienze, saperi, informazioni, pratiche. E questo avviene spesso senza che vi sia la consapevolezza di tali processi di cambiamento reciproco e di interazione con gli altri.
[...]
Una mappa per esplorare la realtà: ecco come possiamo definire la cultura. Essa media tra individui e ambiente, collocando e avvolgendo ciascuno all'interno di una rete di senso. Non è uno stampo che ci rende uniformi, al contrario, permette di leggere e conoscere le differenze umane, accogliendole, nel caso, nella trama della propria storia.
[...]
Il peggior torto che si possa dunque fare a una tradizione, a un riferimento culturale è quello di conservarli sotto vetro come fossero una cosa morta.
[...]
Come le radici mostrano la loro potenza nell'albero che si alza su di loro, così la forza di una cultura si manifesta nella sua capacità di accogliere altri mondi e di aprire le menti dei suoi membri e nella loro volontà di vedere le differenze e di apprezzarle, anche se ciò può risultare disorientante.
[...]
Per fornire un esempio di­vertente delle stratificazioni culturali presenti nella vita, negli oggetti e nei gesti di ogni giorno, ecco, ad esempio, un frammento tratto da un vecchio manuale di antropologia (Lo studio dell'uomo, di Ralph Linton, 1936).

Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente, ma che venne poi modificato nel Nord Euro­pa prima di essere importato in America. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria del vicino Oriente, o di lana di pecora, animale originariamente addomesticato sempre in Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedi­menti inventati nel vicino Oriente.
Si infila i mocassini, inventati dagli indiani delle contrade boscose dell'Est e va in bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambi di data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito maso­chista che sembra sia derivato dai sumeri o dagli antichi egizi. Andando a fare colazione, si ferma a comprare un giornale, pagando con le mo­nete, che sono un'antica invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una serie di elementi presi da diverse culture: il suo piatto è fatto di un tipo di terraglia inventata in Cina; il suo coltello è d'acciaio, lega fatta per la prima volta nell'India del sud, la sua forchetta ha origini medievali italiane, il cucchiaio è un derivato dell'originale romano...
Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla spalliera della se­dia e fuma, secondo un'abitudine degli indiani d'America.
Mentre fuma, legge le notizie del giorno, stampate in un carattere inventato dagli antichi semiti, su un materiale inventato in Cina secondo un procedimento inven­tato in Germania.
Mentre legge il resoconto dei problemi che si agitano all'estero, con un linguag­gio indo-europeo, ringrazierà Dio, di origine ebraica, di averlo fatto al cento per cento americano
(cit. da U. Fabietti, 2000).
Il brano che qui proponiamo è tratto da Mediazione e intrecci di culture. Percorsi di didattica interculturale di Graziella Favaro, in Didattica interculturale, Duccio Demetrio e Graziella Favaro (a cura di), Franco Angeli, 2004, pp. 108-10

mercoledì 20 dicembre 2006

La città etica e plurale secondo Re.La.Te. Rete dei Laboratori Territoriali

20/12/2006 - Comune Palermo

Presentato il progetto RE.LA TE. - Un laboratorio territoriale che si pone come obiettivo la promozione di nuove esperienze di pianificazione urbanistica, basata su processi di partecipazione in grado di coinvolgere la comunità locale e i diversi gruppi immigrati presenti sul territorio. È questo, in sintesi, il progetto, unico in Sicilia, che sarà portato avanti al Centro Sant'Anna. Il laboratorio svolgerà attività di ricerca e di progettazione sul campo attraverso un gruppo di lavoro di professionisti che, insieme con le comunità interessate, definiranno i comparti urbani su cui intervenire e, in base a problematiche e potenzialità emerse, valuteranno le modalità con cui operare. Le azioni principali dei laboratori, volte in particolare a favorire l'integrazione di immigrati sia in contesti urbani che rurali, consistono nel rilevare il degrado edilizio che caratterizza gli spazi occupati dagli immigrati con particolare riferimento ai luoghi di residenza, del lavoro, della formazione e dello svago, e la definizione delle modalità d'intervento per il miglioramento della qualità urbana. Ogni laboratorio lavora in autonomia, secondo le caratteristiche della propria area, rispettando, però, l'obiettivo del progetto di rete, gli impegni, le scadenze ai quali ogni partner deve attenersi. A questo scopo, si svilupperanno tre incontri tra i partner nel corso del progetto, come occasione di riflessione, di scambio di informazioni e proposte di lavoro condivise. Sono quattro i laboratori territoriali, oltre a quello che sarà costituito al Centro Sant'Anna, gli altri tre sono rispettivamente a Crotone, a Villa San Giovanni e uno a Valencia, in Spagna. Attraverso questi laboratori si redigerà il Manuale "Re.La.Te." per costruire nuovi scenari urbani della città multietnica, una vera e propria guida per la "città plurale". Il manuale ha lo scopo di definire indirizzi, principi e soluzioni possibili per "una città per l'uomo", sia esso residente o immigrato. Conterrà osservazioni sul fenomeno della multiculturalità urbana, buone prassi e linee guida. È prevista, inoltre, la redazione della "Carta europea dei servizi multicultural-oriented", in cui si descriveranno i bisogni di integrazione, i principi fondamentali su cui basare i servizi sia per gli immigrati che per i cittadini residenti, al fine di favorire i processi di integrazione attraverso la garanzia del diritto al rispetto della differenza. Re.La.Te. affronta la tematica dei movimenti migratori nel contesto Euro-Mediterraneo e costituisce un supporto per lo sviluppo di modelli di confronto e partecipazione tra culture differenti. I principali obiettivi di Re.La.Te. sono la creazione di una rete operativa tra paesi interessati al progetto, la creazione di strategie di comunicazione per la diffusione delle attività e dei risultati conseguiti, lo sviluppo e la sperimentazione di pianificazione urbanistica partecipata, l'elaborazione di proposte progettuali per la riqualificazione dei luoghi caratterizzati dalla presenza di immigrati, l'elaborazione e la diffusione di strumenti per la pianificazione della città multietnica e per una migliore accessibilità alle risorse e ai servizi, il riconoscimento del ruolo delle comunità migranti nei territori di nuova residenza. Il progetto-pilota contribuisce a realizzare gli strumenti per la costruzione di una "città etica", promuovendo l'applicazione di regole di civile coesistenza ispirate al rispetto delle differenze, al riconoscimento del loro valore, al fine di rinsaldare legami culturali tra popoli, sviluppare occasioni d'incontro nell'ambito dei processi di pianificazione urbana, i temi del rapporto tra le culture nel rispetto delle differenze, del recupero dell'identità sematica degli spazi urbani, delle nuove centralità urbane secondo la teoria dell'aggregazione interetnica, dei diritti della cittadinanza e dei doveri della coesistenza, del ruolo delle imprese per il superamento delle barriere culturali, del ruolo delle istituzioni per l'accoglienza. Considerata tra le migliori in Italia e chiamata ad esempio tra gli operatori del settore - sia per le molteplici attività sia per i risultati raggiunti - la struttura si occupa di problematiche connesse alla vita familiare, ai minori a rischio, alle ragazze madri, agli anziani, ai disabili, alla formazione, alle pari opportunità, agli extracomunitari, ai detenuti e agli ex detenuti. Il Centro si trova in piazza Santa Teresa alla Kalsa, 31, in otto vani dell'antico edificio dell'ex Opera pia "Istituto delle Artigianelle" ed è aperto da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 12. Una scommessa vinta, fin dalla sua nascita, il Centro Sant'Anna ha puntato su una scommessa, rivelatasi vincente: le capacità di partecipazione degli stessi utenti. Al suo interno partecipano ai corsi di prevenzione degli abusi sui minori e sulle donne; autogestiscono un baby parking, aiutandosi l'una con l'altra nell'emergenza; coadiuvano gli altri operatori nel gestire le attività dei minori. In pratica, gli utenti assolvono ad un'attività di promozione sociale quanto meno pari a quella degli operatori professionisti.