Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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venerdì 29 luglio 2011

Chiudere il centro di Mineo superando una gestione ideologica e irrazionale dell'accoglienza dei rifugiati

COMUNICATO STAMPA del 28 Luglio 2011

Lo scoppio delle gravi violenze nel centro di accoglienza di Mineo avvenuto tra il 26 e il 27 luglio, ha colto le Autorità locali di sorpresa e per molte ore tutti - rifugiati, tra cui donne e minori e gli stessi operatori delle organizzazioni umanitarie - sono di fatto rimasti esposti alla violenza che si è scatenata all’interno del centro. Ciò ha evidenziato una grave impreparazione nella gestione di una situazione che era assolutamente prevedibile.
 
L’ASGI ricorda che dal momento della sua istituzione, nel marzo del corrente anno, fino a tutt’oggi, il cd. “Villaggio della solidarietà” di Mineo non ha ancora una natura giuridica chiara e, fatta salva la sistemazione alloggiativa, i servizi di informazione legale, di orientamento sociale e di presa in carico delle situazioni maggiormente vulnerabili non sono stati di fatto attivati ovvero sono gestiti attraverso interventi tampone realizzati da UNHCR e da altri pochi altri enti che chiaramente non possono (e forse neppure dovrebbero) supplire a carenze di tipo strutturale. 
 
Il Centro, nel quale mancano in particolare personale adeguatamente formato e mediatori linguistici, si configura come una sorta di non-luogo, totalmente isolato dal territorio (la struttura è priva persino di mezzi di collegamento pubblici) dove le persone conducono la loro quotidianità in una condizione di apatia e rassegnazione. Il Centro non ha alcuna interazione sociale e culturale con il territorio che lo circonda, sia per mancanza di un progetto in tal senso, ma anche per l’insanabile squilibrio tra il gigantismo del Centro stesso e un territorio che già soffre una condizione di marginalità e scarso sviluppo. 
 
In questo contesto cresce, evidentemente ed inevitabilmente, la sfiducia verso le istituzioni italiane e verso un futuro che non si intravede affatto, così che è fin troppo facile lo sviluppo di tensioni e conflitti, anche gravi, che divampano a seguito del rincorrersi di notizie vere o inventate, ovvero per il riaccendersi di rivalità e contrapposizioni tra gruppi nazionali che possono percepire l’esistenza di trattamenti differenziati, senza che le istituzioni siano in grado (o vogliano) approntare strumenti adeguati per gestire questa complessità. 
 
Non si tratta dunque di rimediare a questa o quella carenza: il centro di Mineo è oggi ed è destinato a rimanere una polveriera che va chiusa quanto prima. L’idea stessa di potere gestire delle macrostrutture ove segregare di fatto migliaia di persone per mesi o forse per anni (tali sono le attuali previsioni per la conclusione dell’esame delle domande di asilo delle quasi 2000 persone presenti) costituisce un progetto irrazionale che produce disagio, alimenta circuiti di violenza ed è fonte di spreco di denaro pubblico. 
 
L’ASGI ricorda nuovamente che l’accoglienza dei rifugiati deve avvenire secondo modalità quanto più possibile decentrate, con un rapporto congruo tra strutture di accoglienza e servizi del territorio e garantendo fin dalla prima accoglienza, i servizi di informazione, supporto e orientamento legale e sociale previsti dalla normativa comunitaria e dal diritto interno.
 
A.S.G.I. - Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazioneSegreteria Organizzativa - Udine - tel/fax +39.0432.507115 - cell. 3470091756
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lunedì 18 luglio 2011

Un giudice contro il governo: sequestri a Lampedusa

La libertà personale è un diritto inviolabile. A volte qualcuno se lo ricorda. Di sicuro non se l'è mai scordato il giudice di pace di Palermo Giuseppe Alioto, che in una sentenza della scorso 4 luglio ha espressamente condannato come illegali e addirittura incostituzionali le pratiche di detenzione arbitraria dei tunisini nel centro di accoglienza di Lampedusa. Si tratta della prima sentenza del genere da quando il centro di accoglienza dell'isola è stato trasformato, nell'aprile scorso, in un carcere a tutti gli effetti. Ed è un bel colpo per il governo, che sullo stato di eccezione ha costruito tutta la politica sui rimpatri in Tunisia. Ma stavolta le violazioni erano troppo grosse per far finta di niente.

 
 
 

lunedì 20 giugno 2011

20 giugno, Mineo: Nella giornata mondiale del rifugiato i richiedenti asilo di Mineo stanno manifestando di fronte al Villaggio degli Aranci e nella statale Catania-Gela

A Mineo peggiora la situazione dei richiedenti asilo

Si sono concluse ieri sera le iniziative delle associazioni antirazziste catanesi per la giornata mondiale del rifugiato. Nel pomeriggio, a differenza degli altri 4 incontri interetnici, al nostro arrivo i migranti erano pochi mentre massiccia era la presenza di carabinieri di fronte all’ingresso del villaggio della “solidarietà”. In seguito alla diffusione del volantino tradotto in varie lingue (diffuso anche nei giorni scorsi) i richiedenti asilo si sono progressivamente avvicinati formando all’inizio alcuni capannelli, dopo ci si è divisi in 2 assemblee fra francofoni ed anglofoni e per quasi 2 ore si è discusso della situazione del megaCara di Mineo;

Ciò che è emerso:

- Nonostante la manifestazione con blocco della statale del 6 giugno, la promessa di aumentare l’esame delle domande (da 2 a 6 al giorno!) è stata disattesa; la commissione lavora al rallentatore con interpreti che ancora arrivano da Roma (nonostante la disponibilità d’interpreti di madrelingua locali) e con criteri confusi (si rispetta l’ordine cronologico di chi è arrivato prima in Italia e quindi si dà priorità a chi proviene dagli altri Cara?); addirittura si impedisce l’accesso agli avvocati per difendere i propri assistiti nel ricorso contro il rigetto.

- Si continua ad impedire ai migranti di cucinare ciò che preferiscono nelle singole case (si parla di pericoli d’incendio), a parte il fatto che le singole villette sono dotate di barbecue pensiamo che si preferisca dilapidare risorse pubbliche per imporre una mensa collettiva ed un regime da caserma con interminabili file, tutti/e si lamentano della pessima qualità del cibo (non pochi hanno disturbi) e se avessero un minimo di contributo economico, con la metà di quando si spende per la mensa, potrebbero cucinare i loro cibi tradizionali;

- all’interno del Cara, con il pretesto che esso svolge anche funzioni di CDA (Centro d’accoglienza), si agisce disattendendo entrambe le normative, ai richiedenti viene concessa l’opportunità di comunicare con i propri cari telefonando addirittura 3 minuti al mese;

- Alcune decine di migranti provenienti da Lampedusa, da oltre un mese a Mineo, ancora non hanno fatto domanda d’asilo; vi sono oltre 40 minori non accompagnati, reclusi a Mineo poiché manca la possibilità d’accoglienza a Catania per esaurimento di posti ( non si potrebbe favorire l’accoglienza nei paesi del calatino con costi ben inferiori e meno segregazionisti del Vvillaggio degli Aranci?)

- I collegamenti con Mineo ed i paesi del calatino sono inesistenti, non ci vuole molto a far aggiungere una fermata ai bus di linea e/o organizzare alcuni bus navetta che colleghino il villaggio con Mineo.

E’ evidente che chi gestisce il megaCara considera i migranti come oggetti da controllare negando loro la soggettività di persone che sono sopravvissute a guerre, violenze ed hanno urgenza di costruirsi un futuro e di ricongiungersi con i propri cari. Noi invece continueremo a batterci per la chiusura di questa scellerata e disumana esperienza e per la moltiplicazione dei progetti SPRAR e per nuove politiche di reale accoglienza.

Ct 20/6/2011 Rete Antirazzista Catanese

ULTIM'ORA > Nella giornata mondiale del rifugiato i richiedenti asilo di Mineo stanno manifestando di fronte al Villaggio degli Aranci e nella statale Catania-Gela, facciamo appello ai mezzi di comunicazione ad accendere i riflettori sulle quotidiane ingiustizie e violenze che subiscono i migranti.