Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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venerdì 21 ottobre 2011

22 ottobre, Mineo: Mobilitazione per i diritti dei migranti del MegaCARA

Riprendiamo le mobilitazioni
per i diritti dei migranti
del megaCara di Mineo

Da oltre un mese tutti sono stati  in attesa del cambio gestione del centro, visto che dall’1/9 settembre sarebbe dovuto subentrare il consorzio di cooperative sociali, “Sisifo”, aderente alla Lega Coop,  vincitore della gara d’appalto lo scorso agosto. Ma solo da alcuni giorni sta iniziando il cambio gestione (finora il costo giornaliero della cucina, di pessima qualità, ha fruttato alla Croce rossa 17.000 euro, quasi 10 euro per migrante ). Il potente consorzio “rosso” può contare su fatturati multimilionari grazie all’offerta, fatta alla Regione Sicilia e agli enti locali, di un ampio ventaglio di interventi socio-assistenziali a favore di diversamente abili, minori, anziani, tossicodipendenti. Speriamo che i migranti con questo cambio gestione non finiscano dalla padella alla brace!
Intanto  i drammatici problemi che da mesi denunciamo sostanzialmente persistono e peggiorano:

- I richiedenti asilo hanno diritto nello schema di capitolato per i Cara ad un contributo di 5 euro ogni 2 giorni più a schede telefoniche, collegamenti ad internet e sigarette, invece nel megaCara di Mineo, sin dall’inizio, a marzo non è stato mai dato alcunché. La condizione d’indigenza pertanto è cresciuta. Vedremo se con la nuova gestione il problema verrà al più presto risolto, dando, come di diritto ai migranti,anche i contributi economici arretrati. Sarebbe vergognoso che, dopo che si dilapida allegramente denaro pubblico (vedi affitto alla SPA Pizzarotti di Parma), ci si riduca a risparmiare proprio sulla pelle dei migranti. Conosciamo inoltre casi di migranti, che non hanno potuto usufruire da molte settimane del permesso di soggiorno accordato perché non hanno i 110 euro richiesti.

- Il collegamento con Mineo con bus navetta della ditta Simili per mesi costava ai migranti un biglietto A/R di 2 euro, ma la maggioranza non avendo denaro è stata costretta a raggiungere Mineo a piedi(20 Km). Per alcune settimane c’è stato disponibile solo un bus di 50 posti, che ha costretto i migranti a lunghe file e la stragrande maggioranza (a Mineo sono oltre 1800 i richiedenti asilo) rimaneva a piedi; da 2 settimane anziché aumentare i collegamenti, anche l’unica corsa per Mineo è stata sospesa.

- Le commissioni esaminano le domande a rilento con un pessimo servizio d’interpretariato e con sommari dinieghi; l’ordine cronologico di arrivo in Italia non è stato mai rispettato e nelle scorse settimane alcune centinaia di richiedenti sono stati trasferiti addirittura  in Lombardia

- Mentre inizia la nuova gestione, pubblicizzata dal soggetto attuatore on. Castiglione come esempio di efficienza e trasparenza, a Mineo è iniziato il freddo autunnale ed ancora non si provvede al cambio d’indumenti più adeguati.

Da mesi denunciamo che questa scellerata esperienza del megaCara di Mineo, in attuazione delle disumane politiche governative, nei fatti moltiplica, anziché prevenire, le emergenze. Mentre da mesi si lascia i richiedenti asilo senza quel po’ di denaro (previsto per legge), c’è chi tenta di cavalcare la protesta fra gli agricoltori creando l’allarme sicurezza, che sta contagiando anche le amministrazioni comunali circostanti. Il cerchio si chiude con l’indifferenza dei media nel monitorare le quotidiane violazioni dei diritti umani dei migranti, senza tentare di comunicare con loro e con le associazioni solidali. Sin da marzo ininterrottamente abbiamo promosso numerose attività (sportello legale, distribuzione di dizionari e vestiti, animazione musicale, incontri interetnici e da luglio, grazie ai medici della Lila, assistenza sanitaria), ma l’attenzione dei media è stata finora quasi inesistente.

Come Rete Antirazzista Catanese, insieme a varie realtà solidali, sin dall’inizio di questa dispendiosa e clientelare  avventura abbiamo proposto che la strada di una reale accoglienza (non certo quella in atto con finanziamenti a pioggia a neonate associazioni locali, lottizzate in maniera bipartisan) è diametralmente opposta a quella di un centro di segregazione lontano dai centri abitati:  moltiplicando i progetti SPRAR nei paesi del calatino ed in tutta la Sicilia, con costi molto più ridotti, si favorirebbe una reale inserimento sociale dei migranti, così come da anni avviene a Riace ed in alcuni paesi della Locride, ma il governo preferisce “favorire” acquiescenti associazioni pseudo umanitarie, le cui truffe nel business della reclusione/”accoglienza” sono sempre più evidenti. In questi mesi invece si sono scaricate  sulla pelle dei migranti (di 37 nazionalità) l’incapacità e l’impossibilità di gestire un megaCara, esasperando le tensioni per poi reprimerle militarizzando il calatino e dilapidando così ingenti risorse pubbliche quando invece si tagliano le spese sociali (scuola, sanità…).
SABATO 22 ottobre
dalle ore 17
nel piazzale di fronte al CARA di Mineo
INCONTRO INTERETNICO
(sarà presente un camper con i medici della LILA)


Rete Antirazzista Catanese
via Caltanissetta 4- 3803266160

venerdì 29 luglio 2011

Chiudere il centro di Mineo superando una gestione ideologica e irrazionale dell'accoglienza dei rifugiati

COMUNICATO STAMPA del 28 Luglio 2011

Lo scoppio delle gravi violenze nel centro di accoglienza di Mineo avvenuto tra il 26 e il 27 luglio, ha colto le Autorità locali di sorpresa e per molte ore tutti - rifugiati, tra cui donne e minori e gli stessi operatori delle organizzazioni umanitarie - sono di fatto rimasti esposti alla violenza che si è scatenata all’interno del centro. Ciò ha evidenziato una grave impreparazione nella gestione di una situazione che era assolutamente prevedibile.
 
L’ASGI ricorda che dal momento della sua istituzione, nel marzo del corrente anno, fino a tutt’oggi, il cd. “Villaggio della solidarietà” di Mineo non ha ancora una natura giuridica chiara e, fatta salva la sistemazione alloggiativa, i servizi di informazione legale, di orientamento sociale e di presa in carico delle situazioni maggiormente vulnerabili non sono stati di fatto attivati ovvero sono gestiti attraverso interventi tampone realizzati da UNHCR e da altri pochi altri enti che chiaramente non possono (e forse neppure dovrebbero) supplire a carenze di tipo strutturale. 
 
Il Centro, nel quale mancano in particolare personale adeguatamente formato e mediatori linguistici, si configura come una sorta di non-luogo, totalmente isolato dal territorio (la struttura è priva persino di mezzi di collegamento pubblici) dove le persone conducono la loro quotidianità in una condizione di apatia e rassegnazione. Il Centro non ha alcuna interazione sociale e culturale con il territorio che lo circonda, sia per mancanza di un progetto in tal senso, ma anche per l’insanabile squilibrio tra il gigantismo del Centro stesso e un territorio che già soffre una condizione di marginalità e scarso sviluppo. 
 
In questo contesto cresce, evidentemente ed inevitabilmente, la sfiducia verso le istituzioni italiane e verso un futuro che non si intravede affatto, così che è fin troppo facile lo sviluppo di tensioni e conflitti, anche gravi, che divampano a seguito del rincorrersi di notizie vere o inventate, ovvero per il riaccendersi di rivalità e contrapposizioni tra gruppi nazionali che possono percepire l’esistenza di trattamenti differenziati, senza che le istituzioni siano in grado (o vogliano) approntare strumenti adeguati per gestire questa complessità. 
 
Non si tratta dunque di rimediare a questa o quella carenza: il centro di Mineo è oggi ed è destinato a rimanere una polveriera che va chiusa quanto prima. L’idea stessa di potere gestire delle macrostrutture ove segregare di fatto migliaia di persone per mesi o forse per anni (tali sono le attuali previsioni per la conclusione dell’esame delle domande di asilo delle quasi 2000 persone presenti) costituisce un progetto irrazionale che produce disagio, alimenta circuiti di violenza ed è fonte di spreco di denaro pubblico. 
 
L’ASGI ricorda nuovamente che l’accoglienza dei rifugiati deve avvenire secondo modalità quanto più possibile decentrate, con un rapporto congruo tra strutture di accoglienza e servizi del territorio e garantendo fin dalla prima accoglienza, i servizi di informazione, supporto e orientamento legale e sociale previsti dalla normativa comunitaria e dal diritto interno.
 
A.S.G.I. - Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazioneSegreteria Organizzativa - Udine - tel/fax +39.0432.507115 - cell. 3470091756
e-mail, info@asgi.it
Sede legale – Torino – via Gerdil 7 – tel/fax +39.0114369158
e-mail, segreteria@asgi.it

giovedì 28 luglio 2011

Comunicato della comunità nigeriana di Mineo

Oggi pomeriggio, davanti al Cara di Mineo, una decina di migranti nigeriani ci ha pregato di far pervenire alla stampa la loro piattaforma rivendicativa, alla base della protesta odierna.

Per tutti parla F., proviene dalla Libia e ha affrontato un lungo viaggio in cui sono morti alcuni suoi amici.

F. e i suoi connazionali hanno guardato all’Italia con speranza; il loro sogno, che adesso vedono infranto, era semplicemente un’accoglienza dignitosa in un continente, l’Europa, che negli anni ha sfruttato le risorse dei loro territori suscitando anche violenti conflitti. Oggi la loro rabbia è esplosa perché l’Europa appare loro una fortezza inespugnabile.

Intanto nel campo non è possibile vivere dignitosamente: cibo di pessima qualità, difficoltà di comunicazione, carenza di mediatori culturali, difficoltà a contattare un legale, impossibilità a raggiungere a piedi il centro abitato per chi non possiede i soldi per la navetta, maltrattamenti e insulti razzisti da parte delle forze dell’ordine e di alcuni operatori (scimmia nera), repressione violenta delle manifestazioni di protesta (molti hanno addosso i segni delle manganellate e gli occhi arrossati per i lacrimogeni).


La comunità nigeriana, la più numerosa, constatato il numero altissimo di dinieghi tra gli africani, ritiene di essere vittima di una discriminazione e chiede che venga riconosciuto lo status di rifugiato a tutti coloro che provengono dalla Libia, paese dove è in atto un conflitto che, come ogni guerra, produce profughi

Per il loro diritto alla vita continueranno a lottare.

Comunità Nigeriana di Mineo

Fonte: Messaggio di Barbara Crivelli


domenica 17 luglio 2011

25 luglio, Villaggio degli Aranci, Mineo: S.O.S. Mineo

Nell'aderire il 25 luglio alla giornata nazionale LasciateCI Entrare, indetta da: FNSI, ASGI, Articolo 21, rete Primo Marzo e da numerose associazioni antirazziste, indiciamo ed invitiamo a partecipare Lunedì 25/7 alle ore 11 alla conferenza stampa ed all'incontro interetnico di fronte al villaggio degli aranci di Mineo; a partire dall'assemblea nazionale delle associazioni antirazziste e dei migranti il 19 luglio a Genova ( http://www.genova2011.org/ ) lanceremo una campagna nazionale per la chiusura del megaCara di Mineo.
 
Rete Antirazzista Catanese
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S.O.S. Mineo
Il 15 febbraio scorso, il ministro Maroni, durante la conferenza stampa tenutasi alla Prefettura di Catania, annunciava ai giornalisti l'idea del governo di ospitare a Mineo  i richiedenti asilo distribuiti nei CARA - CDA di tutto il territorio nazionale, attribuendo la paternità del Villaggio della Solidarietà di Mineo al presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Sin da allora era per noi chiara la natura speculativa e razzista dell'operazione. Da una parte la deviazione di ingenti risorse pubbliche su una struttura, il Residence degli Aranci di Mineo, un complesso di 404 unità abitative di proprietà della Pizzarotti Parma, che, dopo la revoca del contratto di locazione del Dipartimento della Marina Militare USA, difficilmente avrebbe trovato un'altra destinazione d'uso, dall'altra la sua conversione in “centro a cinque stelle” per immigrati-clandestini-richiedenti asilo. Il villaggio di Mineo, del tutto isolato, distante oltre 10 chilometri dal più vicino centro abitato, più che un villaggio della solidarietà ci faceva pensare a un centro di segregazione, un esperimento di nuove politiche di detenzione dei migranti. Quando l'abbiamo visto, in occasione della manifestazione contro la presenza dei migranti irregolari  promossa da alcuni sindaci del calatino, il villaggio aveva già assunto le caratteristiche di un centro di detenzione: doppia recinzione, telecamere, presenza massiccia di carabinieri, polizia, militari dell'esercito, ossessione securitaria mai espressasi durante la permanenza dei militari Usa di Sigonella, per anni protetti dai pericoli di attentati terroristici solo da una recinzione e da una guardiola. Il villaggio dell'accoglienza d'eccellenza si era trasformato in un carcere per i giovani tunisini provenienti da Lampedusa che andava svuotata rapidamente. La loro rabbia si è tradotta subito in una fuga di massa dal centro: a centinaia si sono avviati a piedi lungo la Catania - Gela in cerca di quella libertà che li aveva indotti a lasciare il loro paese. Nei mesi il Cara di Mineo, con funzione anche di centro d’accoglienza ha assunto la fisionomia attuale, una mega struttura segregazionista dove sono ospitati circa 2000 richiedenti asilo, in buona parte sradicati da altri Cara di tutto il territorio nazionale, liberi di uscire dal centro dalle otto di mattina alle otto di sera, sottoposti a regole tanto rigide quanto inutili. Il loro tempo trascorre in modo ripetitivo, in fila per entrare e uscire, in fila per mangiare, in fila per telefonare, tre minuti al mese di telefonate e cinque minuti di connessione internet; se va bene, otto minuti al mese è il tempo loro concesso per restare in contatto col mondo. Nel centro regna la disorganizzazione: pochi mediatori culturali, pochi corsi d'italiano, scarsa assistenza sanitaria, niente giornali e televisione, nessuna attività ricreativa e culturale, nessun percorso d'inserimento nel territorio. D'altra parte Mineo dista, andata e ritorno, 22 chilometri, da fare a piedi se non si posseggono i due euro della navetta, concessa da poco. La quantità e la qualità del cibo non sono gradite ai migranti, cucinare non è possibile, soprattutto i più giovani si sentono privati della propria identità. L'angoscia più grande  riguarda però il futuro: la lentezza della commissione, lo scadente servizio d'interpreti, i dinieghi che cominciano ad arrivare numerosi (più del 50%  stando a quanto ci hanno raccontato i migranti), le discriminazioni che colpiscono in particolare alcune comunità, come i pakistani del Punjab, le cui richieste sono state rigettate in blocco, e i migranti provenienti dall’Africa subsahariana.
Questa situazione ha portato a tre manifestazioni di protesta, tre blocchi stradali (10/5, 6/6, 20/6) che hanno sortito l'effetto di accelerare i lavori della commissione. Non tutti però hanno l'energia per continuare a lottare per i loro diritti; molti sono rassegnati. La disperazione si fa strada in tanti, come si evince dal rapporto di  Medici senza frontiere (Dall’inferno al limbo), presente nel centro per un progetto di salute mentale della durata di tre mesi, che documenta sette tentati suicidi fra i migranti rinchiusi nel CARA. Una denuncia forte che punta i riflettori sul fallimento del centro modello dove le condizioni di vita sono tali da mettere a rischio la salute mentale delle persone, soprattutto le più vulnerabili, quali le vittime di violenza e di tortura, per le quali non è stato predisposto alcun servizio. Le conclusioni del rapporto non ci sorprendono. Abbiamo infatti nei mesi documentato tanti casi di inefficienza, a cominciare dalle cure a dir poco tardive prestate ai feriti della Rivoluzione dei gelsomini, tanti casi di negazione di diritti inalienabili, la reclusione illegale da alcuni mesi di più di 40 minori,  abusi delle forze dell'ordine.
Nei mesi, l'atteggiamento delle istituzioni locali si è modificato, passando dal rifiuto della presenza dei migranti all'accettazione del centro quale possibile risorsa economica del territorio. Una risorsa malata che mette in moto un'economia anch'essa malata, basata sulla clientela e sullo spreco delle risorse pubbliche per progetti che nulla hanno a che fare con i bisogni e i diritti dei migranti (alcuni servizi del centro di Mineo, su suggerimento di Castiglione (da poco nominato « soggetto attuatore »), stanno per essere affidati al potente consorzio Sol.Co. Calatino e a Connecting People....
 Siamo in direzione diametralmente opposta ad un progetto reale di accoglienza, rispettoso dei diritti delle persone migranti, capace di mettere in moto un'economia virtuosa, con ricadute positive sull'economia e sull'occupazione, come è avvenuto nei comuni della Locride e in molti altri comuni italiani con il cosiddetto sistema Sprar, grazie alle reti solidali di enti ed associazioni.
In troppi blaterano di “bomba ad orologeria” per giustificare il Pon sicurezza; visto il mega business potenti consorzi di cooperative sociali si stanno facendo sotto per spartirsi il resto degli appalti, rinunciando a criticare a monte la scellerata decisione di aprire un Cara nel residence degli aranci.  Noi, contrariamente a chi ha cessato l’ostilità a questo dispendioso, clientelare e disumano esperimento, abbiamo sempre proposto che con meno della metà si sarebbe potuto fare reale accoglienza all’interno dei paesi limitrofi con i progetti SPRAR, come ha dimostrato il sindaco di Riace nel convegno sull’accoglienza tenutosi a Mineo il 19 marzo scorso.
In tanti mesi la Rete Antirazzista ha portato avanti a Mineo iniziative di monitoraggio, di denuncia, di solidarietà e di assistenza; continueremo a farlo ma ci rendiamo conto che  non è più rinviabile l'avvio di una campagna  nazionale  per la chiusura del Cara di  Mineo.

CHIUDERE IL VILLAGGIO DELLA « SOLIDARIETA' » IN TEMPI RAPIDI E' POSSIBILE

Intanto deve essere garantito a quanti desiderano farlo, e ne hanno la possibilità, di domiciliare la loro pratica di richiesta d'asilo presso un legale; facciamo poi  appello  alle amministrazioni locali, alle forze politiche e alle associazioni antirazziste e solidali per attivare e moltiplicare l'esperienza degli SPRAR nel territorio calatino e non solo.
E’ possibile attivare percorsi virtuosi di accoglienza e di reale inserimento sociale persino risparmiando: 20-23 euro al giorno per rifugiato a fronte del contributo oscillante dai 40 ai 52 euro che il governo versa agli enti che gestiscono i CARA (a Mineo, fino al 30 luglio, la Croce Rossa Italiana, ente individuato del governo senza l'indizione di un bando pubblico; nulla fa pensare che andrà meglio con la subentrante Protezione Civile).
Il modello di esclusione e di emarginazione del CARA di Mineo non ha motivo di esistere se non  per dipingere i richiedenti asilo, costretti a fuggire dai loro paesi, come un'emergenza nazionale tale da giustificare la militarizzazione del territorio e la gestione clientelare delle risorse.

Ct 15/7/2011

Rete Antirazzista Catanese     (info-adesioni alfteresa@libero.it)


lunedì 20 giugno 2011

20 giugno, Mineo: Nella giornata mondiale del rifugiato i richiedenti asilo di Mineo stanno manifestando di fronte al Villaggio degli Aranci e nella statale Catania-Gela

A Mineo peggiora la situazione dei richiedenti asilo

Si sono concluse ieri sera le iniziative delle associazioni antirazziste catanesi per la giornata mondiale del rifugiato. Nel pomeriggio, a differenza degli altri 4 incontri interetnici, al nostro arrivo i migranti erano pochi mentre massiccia era la presenza di carabinieri di fronte all’ingresso del villaggio della “solidarietà”. In seguito alla diffusione del volantino tradotto in varie lingue (diffuso anche nei giorni scorsi) i richiedenti asilo si sono progressivamente avvicinati formando all’inizio alcuni capannelli, dopo ci si è divisi in 2 assemblee fra francofoni ed anglofoni e per quasi 2 ore si è discusso della situazione del megaCara di Mineo;

Ciò che è emerso:

- Nonostante la manifestazione con blocco della statale del 6 giugno, la promessa di aumentare l’esame delle domande (da 2 a 6 al giorno!) è stata disattesa; la commissione lavora al rallentatore con interpreti che ancora arrivano da Roma (nonostante la disponibilità d’interpreti di madrelingua locali) e con criteri confusi (si rispetta l’ordine cronologico di chi è arrivato prima in Italia e quindi si dà priorità a chi proviene dagli altri Cara?); addirittura si impedisce l’accesso agli avvocati per difendere i propri assistiti nel ricorso contro il rigetto.

- Si continua ad impedire ai migranti di cucinare ciò che preferiscono nelle singole case (si parla di pericoli d’incendio), a parte il fatto che le singole villette sono dotate di barbecue pensiamo che si preferisca dilapidare risorse pubbliche per imporre una mensa collettiva ed un regime da caserma con interminabili file, tutti/e si lamentano della pessima qualità del cibo (non pochi hanno disturbi) e se avessero un minimo di contributo economico, con la metà di quando si spende per la mensa, potrebbero cucinare i loro cibi tradizionali;

- all’interno del Cara, con il pretesto che esso svolge anche funzioni di CDA (Centro d’accoglienza), si agisce disattendendo entrambe le normative, ai richiedenti viene concessa l’opportunità di comunicare con i propri cari telefonando addirittura 3 minuti al mese;

- Alcune decine di migranti provenienti da Lampedusa, da oltre un mese a Mineo, ancora non hanno fatto domanda d’asilo; vi sono oltre 40 minori non accompagnati, reclusi a Mineo poiché manca la possibilità d’accoglienza a Catania per esaurimento di posti ( non si potrebbe favorire l’accoglienza nei paesi del calatino con costi ben inferiori e meno segregazionisti del Vvillaggio degli Aranci?)

- I collegamenti con Mineo ed i paesi del calatino sono inesistenti, non ci vuole molto a far aggiungere una fermata ai bus di linea e/o organizzare alcuni bus navetta che colleghino il villaggio con Mineo.

E’ evidente che chi gestisce il megaCara considera i migranti come oggetti da controllare negando loro la soggettività di persone che sono sopravvissute a guerre, violenze ed hanno urgenza di costruirsi un futuro e di ricongiungersi con i propri cari. Noi invece continueremo a batterci per la chiusura di questa scellerata e disumana esperienza e per la moltiplicazione dei progetti SPRAR e per nuove politiche di reale accoglienza.

Ct 20/6/2011 Rete Antirazzista Catanese

ULTIM'ORA > Nella giornata mondiale del rifugiato i richiedenti asilo di Mineo stanno manifestando di fronte al Villaggio degli Aranci e nella statale Catania-Gela, facciamo appello ai mezzi di comunicazione ad accendere i riflettori sulle quotidiane ingiustizie e violenze che subiscono i migranti.


lunedì 6 giugno 2011

Mineo, i profughi bloccano la statale. Tunisini in rivolta a Pantelleria

resce la tensione in Sicilia per la gestione dei migranti. Sit-in sulla Catania-Gela nei pressi del villaggio della Solidarietà. Nell'isola del Trapanese i maghrebini ingoiano pezzi di vetro.

Circa cento migranti ospiti del Villaggio della solidarietà di Mineo hanno occupato le due carreggiate della strada statale Catania-Gela per protestare contro presunti ritardi nell'insediamento delle commissioni che dovranno stabilire lo status di rifugiato politico dei richiedenti asilo.

Il traffico è stato bloccato nelle due direzioni di marcia e si sono formate lunghe code di veicoli. Sul posto polizia e carabinieri. Il Villaggio della solidarietà di Mineo ospita circa 2.000 migranti, la maggior parte dei quali sono dei richiedenti asilo e diversi di questi ultimi contestano la lentezza con cui procede l'iter burocratico per la concessione dello status di rifugiato politico. Alcuni maghrebini sostengono che aspettano da mesi. Il soggetto attuatore è la Protezione civile regionale siciliana.

"Il fatto che sia arrivato un decreto di riconoscimento Cara, non significa che il ministero dell'Interno abbia attivato tutte le procedure in ordine alla gestione del Centro. In questo mese questo centro dovrebbe passare sotto l'egida della protezione civile nazionale, ma ciò non è ancora avvenuto". Lo ha detto il sindaco di Caltagirone Pippo Pignataro, a proposito della protesta dei migranti ospitati a Mineo. "La protezione civile nazionale - ha aggiunto Pignataro - dovrebbe decidere se gestire direttamente o avviare una procedura di gara per affidarlo a soggetti terzi che realizzino tutte quelle attività che sono previste nei protocolli per un Cara.

Parliamo di formazione, attività di animazione, collegamenti viari, ovvero, tutta una serie di servizi che in qualche modo rendano sostenibile la vita all'interno del villaggio". Pignataro ha espresso "massima solidarietà ai migranti che non solo non intravedono una stabilità della loro posizione a causa dei ritardi e delle lungaggini burocratiche, ma devono anche fare i conti con l'assoluta insensibilità di coloro che ne hanno la responsabilità in ordine a servizi che erano stati promessi e ad attività che non si sono mai svolte".

Principio di rivolta, con lanci di bottiglie e atti di autolesionismo, ieri sera all'ex caserma "Barone" di Pantelleria dove sono ospitati, in padiglioni diversi, circa sessanta migranti tunisini, tra cui una donna e una decina di minorenni. Sei adulti, poi trasferiti all'ospedale "Bernardo Nagar", hanno dato vita a gesti di autolesionismo e si sono feriti al torace e alle braccia con i cocci di bottiglia. Gli immigrati arrivati sull'isola tra il 27 e il 28 maggio scorsi, chiedono di essere trasferiti a Trapani. La protesta è stata subito sedata dai carabinieri e dai finanzieri attualmente in servizio di vigilanza sul posto. Cinque tunisini sabato erano stati arrestati dalla guardia di finanza perché a loro carico è risultato un decreto di espulsione dal territorio italiano non ottemperato.

E l'emergenza sbarchi non si ferma. Quattordici tunisini, fra i quali una donna, sono stati sorpresi all'alba, in via Re Umberto, sull'isola di Linosa. Gli immigrati si aggiravano per il centro urbano quando sono stati bloccati dai carabinieri. Per il gruppo previsto l'imbarco sul traghetto di linea per raggiungere Porto Empedocle.

(06 giugno 2011) © Riproduzione riservata

Fonte: Repubblica Palermo
 

venerdì 18 marzo 2011

Comunicato stampa dell'ASGI Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione: Il sistema italiano dell'asilo verso il caos: perchè?

L’ASGI esprime il proprio sconcerto per le evidenti e gravissime carenze che stanno caratterizzando la gestione degli interventi statali di accoglienza dei rifugiati in fuga dalla Tunisia e dalle altre aree di crisi. Ad un mese dall’inizio della situazione di crisi l’ASGI ritiene che il Parlamento italiano, l’opinione pubblica e la Commissione Europea debbano sapere:

1. per quale ragione non sono stati reperiti con prontezza nuovi posti di accoglienza, come fu fatto nel 2008 di fronte ad una situazione numericamente simile a quella attuale, individuando strutture idonee in tutto il territorio nazionale, in un’ottica di decentramento degli interventi;

2. per quale ragione in particolare non si è fatto ricorso alla rete dello SPRAR chiedendo ai comuni che hanno progetti attivi di allargare le disponibilità di posti e attingendo altresì alla probabile disponibilità da parte dei molti comuni che solo alcuni mesi fa avevano chiesto di entrare nello SPRAR ma la cui domanda non era stata accolta per esaurimento del fondo ordinario;

3. per quale ragione si è scelto di puntare, anche con grande enfasi demagogica, sul residence degli aranci a Mineo prevedendo irrazionalmente di deportarvi, come sta avvenendo, richiedenti asilo già accolti nei vari CARA in Italia, adducendo come motivazione quella di liberare in tal modo nei CARA posti di accoglienza per nuovi arrivi, ma in realtà producendo un gioco a somma zero posto che con tutta evidenza detta operazione non determina alcun aumento dei posti complessivi di accoglienza del sistema asilo. I trasferimenti forzati, iniziati dal CARA di Bari e che stanno avvenendo manu militari, senza alcun provvedimento individuale, oltre che comportare inutili ingentissime spese, pongono, come già sollevato da tutti gli enti di tutela e dall’UNHCR, rilevanti problemi di legittimità per lo sradicamento delle competenze in sede amministrativa e giurisdizionale. Nei trasferimenti forzati in corso non si rinviene alcun criterio di ragionevolezza ed utilità relativamente ad un esame equo e veloce delle istanze di asilo già depositate (anzi appare evidente come l’intera procedura venga fortemente rallentata) e comunque avvengono senza tenere conto delle condizioni di vulnerabilità psico-fisica di molti richiedenti (persone traumatizzate, vittime di tortura, disabili, famiglie con minori, etc.) che avevano già intrapreso percorsi di accoglienza e di cura presso i servizi socio-sanitari nei vari territori, che vengono così bruscamente interrotti.

Mentre il sistema italiano di accoglienza, incapace di fare fronte un numero di arrivi significativo ma finora del tutto gestibile, sta velocemente sprofondando verso il caos, il commissario straordinario per l’emergenza Prefetto Caruso da una settimana ignora la richiesta di incontro urgente avanzata da tutti gli enti di tutela italiani (ASGI, ACLI, ARCI, Caritas Italiana, CIR, FCEI, Comunità di S. Egidio, Ass. Senza Confine) di concerto con l’UNHCR. L’ASGI considera questo silenzio del Prefetto Caruso, un fatto gravissimo.

L’ASGI rinnova la richiesta che il Governo adotti un provvedimento di protezione temporanea ex art. 20 del D.Lgs 286/98 nei confronti di coloro che stanno arrivando dalla Tunisia e lancia un appello affinché:

a) la gestione dell’accoglienza avvenga in modo decentrato, reperendo nuovi posti su tutto il territorio nazionale, con priorità attraverso lo SPRAR evitando le concentrazioni in Sicilia e a Mineo in particolare (area che per la sua vicinanza alla base militare di Sigonella è altresì la più esposta a possibili ritorsioni militari da parte del regime libico);

b) le deportazioni forzate dei richiedenti asilo dai vari CARA vengano immediatamente sospese.




venerdì 4 marzo 2011

Centro Astalli: "No al trasferimento dei richiedenti asilo in Sicilia"

Il ministero dell'Interno intende portarli dalle varie strutture italiane nel centro unico di Mineo, vicino a Catania. Lamanna: "Spesi soldi per progetti con categorie vulnerabili, perchè interrompere il percorso?"

ROMA - "Mi domando che senso abbia spostare delle persone vulnerabili interrompendo in modo traumatico un difficile percorso di recupero che si sta portando avanti anche con un considerevole uso di risorse". A dirlo è il direttore del Centro Astalli padre Giovanni Lamanna, che mostra tutta la sua perplessità di fronte all'ipotesi avanzata dal ministero dell'Interno di trasferire nel "Villaggio della solidarietà" di Mineo, in provincia di Catania, i rifugiati richiedenti asilo dislocati nelle varie strutture italiane. Nella cittadina etnea verrebbero trasferiti - pare in tempi brevi, entro una settimana - anche i rifugiati attualmente presenti nelle altre strutture dedicate ai richiedenti asilo.

Ma, fa notare il Centro Astalli, l'idea ha conseguenze particolarmente negative per quei richiedenti asilo che appartengono alle categorie vulnerabili e che già ora stanno attuando, nei rispettivi territori, delle adeguate terapie di supporto. Si tratta di persone vittime di tortura o con problemi psichici e psichiatrici, per le quali, anche attraverso l'utilizzo di risorse economiche del Fondo Fer (Fondo europeo rifugiati). Nel Cara di Castelnuovo di Porto, vicino Roma, fa notare il Centro Astalli, sono almeno una trentina le persone vulnerabili che stanno usufruendo di un percorso personale di questo tipo, che irrimediabilmente rischia di essere interrotto se la destinazione finale sarà quella di Mineo. "Si tratta di persone - spiega padre Lamanna - che hanno cicatrici non solo fisiche e che sono oggi seguiti da psicologi e pschiatri di primo livello, con una terapia personalizzata basata sulla fiducia e sulla continuità che si instaura fra i soggetti coinvolti: che ne sarà di questi progetti se queste persone saranno sradicate dal contesto in cui vivono attualmente? E secondo quale logica, poi, abbiamo investito risorse importanti su questi percorsi per poi procedere ad un trasferimento forzato che li interrompe? In questo modo si vanificherebbe tutto il lavoro fin qui svolto, causando loro ulteriori danni". Lamanna si chiede allora "quale è la finalità di una decisione simile": "Noi - dice - offriamo i nostri servizi e la nostra esperienza: quali servizi e quale esperienza queste persone potranno contare? E comunque perchè interrompere il loro percorso?".

Più in generale, poi, Lamanna critica la tendenza a impiegare risorse per la prima accoglienza senza rendersi conto che oltre al pasto caldo e all'alloggio c'è bisogno di servizi capaci di prendere immediatamente in carico la persona e di incentivarne la voglia di fare, senza rischiare di mortificare la loro dignità negando loro autonomia. (ska)

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Berardino Guarino
Fondazione Centro Astalli
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