Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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mercoledì 16 novembre 2011

Da marzo arriva il permesso di soggiorno a punti: parte anche in Italia il contratto di integrazione tra lo straniero e lo stato

ERA ATTESO DAL 2009. PARTE ANCHE IN ITALIA, SULL'ESEMPIO DI ALTRI PAESI EUROPEI, IL CONTRATTO D'INTEGRAZIONE TRA LO STRANIERO E LO STATO. RICHIESTA LA CONOSCENZA DELL'ITALIANO E DELL'EDUCAZIONE CIVICA

Da marzo arriva il permesso a punti



Sono passati oltre due anni, ma finalmente è arrivato il regolamento sull'accordo d'integrazione tra lo straniero e lo stato. Il provvedimento era previsto, infatti, dal famigerato pacchetto sicurezza del 2009. In sostanza si chiede a chi arriva in Italia dal 10 marzo dell'anno prossimo (quindi non vale per chi è già qui o che arriverà prima di questa data) di imparare l'italiano e l'educazione civica, oltre a mandare i figli a scuola. Pena, l'espulsione. 

Parte quindi l'annunciatissimo permesso a punti, un sistema - già utilizzato in altri Paesi europei - cheprevede premi e punizioni a secondo di come si comportano gli immigrati, secondo un modello messo a punto dagli ormai ex ministri dell'Interno Maroni e del Welfare Sacconi. 

Andando per ordine, va subito ricordato che l’accordo deve essere firmato presso lo Sportello unico per l’immigrazione o in Questura dagli stranieri che abbiano almeno sedici anni. Da quel momento ci si impegna a raggiungere una conoscenza di livello A2 dell'italiano (è uno standard piuttosto basso) e delle principali norme contenute nella nostra Costituzione, oltre che delle ”istituzioni pubbliche” e “della vita civile in Italia”, in particolar modo per quanto riguarda sanità, scuola, servizi sociali, lavoro e obblighi fiscali. Obbligatorio far frequentare ai figli la scuola dell’obbligo, oltre a sottoscrivere la “Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione” del ministero dell’Interno.

Al momento della firma si acquistano subito 16 punti. I crediti sono collegati alla conoscenza dell'italiano, ai corsi frequentati e ai titoli di studio di ogni straniero, così come a determinati comportamenti, come la scelta del medico di base, la registrazione del contratto d’affitto e le attività imprenditoriali o di volontariato. I punti però si perdono in caso di condanne penali anche non definitive, misure di sicurezza personali e illeciti amministrativi e tributari.

A due anni dalla firma, lo Sportello Unico per l’Immigrazione esamina la documentazione presentata dallo straniero (attestati di frequenza a corsi, titolo di studio ecc.) o, se questa non c’è, lo sottopone a un test. In entrambi i casi la verifica si chiude con l’assegnazione di un punteggio: da trenta punti in su, l’accordo si considera rispettato, da uno a ventinove si viene “rimandati”, con l’impegno a raggiungere quota trenta entro un anno, ma se i punti sono zero o meno si perde il diritto di soggiornare in Italia e scatta l’espulsione.

Il Ministero dell’Interno curerà un’anagrafe dei firmatari dell’accordo di integrazione, nel quale saranno registrati anche tutti i punteggi, le cui variazioni verranno di volta in volta comunicate ai diretti interessati. Questi potranno naturalmente accedere all’anagrafe anche per controllare la loro posizione.

Dopo la firma si hanno tre mesi di tempo per partecipare a un mini-corso gratuito di “formazione civica e informazione sulla vita civile” che dura tra cinque e dieci ore, svolto nella propria lingua d'origine o, se questo non è possibile, in una lingua a scelta tra: albanese, arabo, cinese, francese, inglese, russo, spagnolo e tagalog. In questa occasione si ricevono anche informazioni sulle “iniziative a sostegno del processo di integrazione” (come ad esempio corsi gratuiti di italiano) attive nella provincia.

DI FRANCESCO BIANCO (16 NOVEMBRE 2011)

Fonte: Mixamag


giovedì 28 luglio 2011

Immigrazione: l'integrazione non si certifica con i crediti ma con i diritti e doveri e la cittadinanza

Comunicato Stampa
 
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Dpr che istituisce l'accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato. L'accordo prevede che gli stranieri che entrano per la prima volta in Italia, di eta' superiore ai 16 anni, possano stipulare un accordo con lo Stato. Lo straniero si impegna ad acquisire la conoscenza della lingua italiana e una sufficiente conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia. Lo Stato assicura allo straniero la partecipazione gratuita ad una sessione di formazione civica di durata tra le 5 e le 10 ore. Lo straniero, che frequenta i corsi, partira' con 16 crediti e dovra' arrivare alla soglia di 30 crediti. Al termine del biennio si svolgera' gratuitamente un test inerente la conoscenza della lingua e della cultura civica. Per i crediti inferiori a 30 ci sara' una proroga annuale dell'accordo. Per i crediti pari o inferiori a zero ci sara' l'espulsione dello straniero.
 
Questa un'altra notizia positiva degli ultime giorni ma a meta' ,noi siamo a favore della completa integrazione del insegnamento della lingua e cultura italiana .con il principio diritti e doveri ma senza mettere il cittadino straniero sotto esami continui faccendolo sentire immigrato per sempre o un cittadino momentaneo o di passaggio.
 
Inoltre chiediamo al ministro dell'interno quanti crediti spettano ai medici , operatori sanitari stranieri e professionisti  che a loro e' impedito di sostenere concorsi pubblici perche' non sono in posseso di cittadinanza italiana ma lavorano e pagano le tasse regolarmente .
 
Inoltre chiediamo al ministro dell'interno quanti crediti spettano ai medici stranieri che non possono fare il medico di famiglia perche' non e' cittadino italiano .
 
Inoltre quanti crediti spettano ai giovani stranieri che nonestante sono nati in Italia sono costretti a lottare tutti i giorni la doppia identita' e contro l'impedimento di acquisire la cittadinanza italiana .
 
Infine chiediamo al Governo Italiano di consentire a medici ed operatori di origine straniera che lavorano  in Italia ufficialmente da piu' di 5 anni regolarmente di potere sostenere concorsi pubblici considerando anche ultimamente si parla molto del calo dei medici italiani.
 
Il Presidente Amsi Associazione Medici Stranieri in Italia e Co-Mai Comunità del Mondo Arabo in Italia

Prof. Foad Aodi segr.amsi@libero.it
3387177238
 
 

martedì 15 febbraio 2011

19 febbraio, Bologna: Assemblea/Incontro "Uniti contro la Crisi - Verso il Primo Marzo 2011 - Rete SIM Rete delle Scuole Italiano Migranti Bologna





Sabato 19 febbraio 2011 - ore 10


Programma

Ore 10 - Assemblea Plenaria

Dal workshop di Marghera (Democrazia e Welfare: salario, reddito, redistribuzione della ricchezza) all’incontro di Reggio Emilia, uniti contro la crisi verso il primo marzo 2011 ed oltre

Interventi e temi in discussione:
un nuovo spazio per costruire alternativa, la crisi globale ed il diritto di scelta, il ricatto dentro la crisi, diritti di cittadinanza democrazia e rivolte, la pratica dello sciopero e lo sciopero generale, i diritti come bene comune, lo schiavismo del lavoro nero, la lingua e la costruzione del comune

Ore 13 - Pausa Pranzo

Ore 14 - Assemblea plenaria (seconda parte)

Ore 16 - Workshop/Incontro:
la lingua come costruzione del comune

Scuole di italiano, associazioni, organizzazioni, volontari, migranti, per la costruzione di una campagna contro l’introduzione del test di lingua come barriera per l’accesso ai diritti, per affermare il diritto alla formazione ed all’apprendimento come strumenti per costruire nuovo welfare e nuova democrazia

Info - Retesim Bologna info@retesim.it
letteraaperta@retesim.it
Questa crisi è piena di ricatti ed ingiustizie.

Certo, anche altre epoche, da sempre, lo sono state.

E non c’è ricatto più pericoloso in questo momento di quello che ci divide, ci separa, ognuno impegnato a risolvere da sé la sua condizione, sia essa imposta da un super-manager, dai tagli di una riforma, o dall’ingiustizia di una sanatoria truffa.

Certo, ognuno di noi vive una condizione diversa, particolare, da cui liberarsi.

Per anni quella dei migranti ci ha raccontato la storia di un ricatto costruito sulla vita e sulla morte di migliaia di persone, che minacciava di estendersi a tutti.

Oggi, guardandoci intorno, ci accorgiamo che il ricatto della crisi e della precarietà sono già il mare in cui tutti noi (ex-garantiti e non) siamo immersi, ma soprattutto la comune sfida quotidiana da affrontare insieme: uniti.

Per questo battersi oggi con i migranti, affrontare la partita dell’immigrazione, su cui governi ed economie hanno costruito fortune finanziarie ed elettorali, riguarda noi tutti, qualunque sia la nostra provenienza: significa batterci per il nostro futuro. Perché Marchionne, la Gelmini, Maroni, non ci stanno semplicemente proponendo la fine del contratto nazionale, i tagli di una riforma o leggi ingiuste e razziste, ma un altro nuovo modello di società, una nuova economia dei rapporti sociali, una nuova gerarchia dei diritti, una traiettoria di violenze rinnovate e nuovi ricatti, per disegnare nuove forme di sfruttamento.

Insieme, abbiamo bisogno di scrivere la nostra alternativa, la nostra uscita dalla crisi: un nuovo statuto dei diritti, del welfare, della redistribuzione del reddito, della cittadinanza. Per questo crediamo sia il momento di rimetterci in cammino ancora (anche se non abbiamo mai smesso di esserlo, anche se lo abbiamo fatto altre volte); è il momento di riprovarci, in tanti ed uniti, convinti che la ricerca della trasformazione, per la condizione di vita di ognuno di noi, sia un pezzo anche della ricerca degli altri.

E’ una sfida, almeno quanto è una sfida quella che ci viene proposta da Marchionne, dal Governo, dalla crisi, e a quell’altezza dovremo provare ad affrontarla.

IL PRIMO MARZO SARA’ UN’OCCASIONE PER FARLO: E NOI CI SAREMO!

Sarà l’occasione per ridare forza alle battaglie per la dignità, per il diritto di restare dove si è scelto di vivere, per il diritto a non migrare forzatamente, come dal Maghreb all’Egitto fino al cuore dell’Europa, stanno affermando milioni di persone: le migliaia di ricercatori non più disposti a fuggire, le migliaia di operai non più disposti a tacere, le migliaia di migranti che qui hanno scelto di vivere non disposti ad andarsene.

Per affermare il nostro orizzonte: il diritto di scelta, di decidere del nostro futuro.

I terreni su cui confrontarci sono molti, a partire dalle istanze poste con la sanatoria e per la regolarizzazione permanente, dalle contraddizioni aperte dalle direttive europee alla violenza della detenzione e dei respingimenti, dalla spinta a liberarsi dalla schiavitù e dallo sfruttamento del lavoro nero e sottopagato, alla battaglia contro i nuovi ostacoli proposti dall’accordo di integrazione e dalle norme che trasformano l’apprendimento della lingua da diritto a dispositivo di esclusione.

Il 19 febbraio, vogliamo ritrovarci per cercare insieme la strada da percorrere, verso lo sciopero generale e generalizzato, per tracciare insieme un orizzonte ed il cammino per raggiungerlo. Per confrontarci con le enormi trasformazioni in corso e le immediate istanze su cui misurarci, indisponibili a cedere al ricatto della divisione di chi ci chiede di barattare i nostri diritti o quelli di altri in cambio di un povero futuro.

Uniti contro la crisi, uniti contro il razzismo e lo sfruttamento.

UNITI CONTRO LA CRISI



sabato 12 febbraio 2011

Noi non siamo d’Accordo! Contro un'esistenza a punti, sit-in davanti al CTP Besta

Sabato 12 febbraio presso il CTP “Besta” di Bologna cominciano i test di italiano per i cittadini stranieri che richiedono il permesso di soggiorno di lungo periodo.

La Rete delle scuole di italiano per migranti organizza un sit-in di protesta contro le misure di questo governo in materia di immigrazione.

Invitiamo tutte e tutti coloro che hanno sottoscritto la lettera della Rete SIM "Contro un'esistenza a punti" a partecipare all'evento.

Vi terremo inoltre aggiornate/i sui prossimi incontri che stiamo organizzando con altri soggetti di diverse realtà italiane per costruire insieme un'unica ed efficace iniziativa contro l'accordo di integrazione.

Vi aspettiamo numerose/i

sabato 12 febbraio, ore 8.30
Viale Aldo Moro 31, Bologna

* Respingiamo l’Accordo di Integrazione previsto dal Pacchetto Sicurezza, che introduce un sistema di prove e crediti ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno, ponendo ulteriori vincoli e ostacoli al diritto di soggiorno;

* Respingiamo l’idea che la lingua italiana, che insegniamo gratuitamente nelle nostre scuole a centinaia di migranti, divenga un requisito per l’accesso ai diritti piuttosto che un diritto da garantire attraverso specifiche politiche culturali e di inclusione;

* Respingiamo il fatto che l’apprendimento dell’italiano diventi un vincolo propedeutico ai diritti delle persone, sconvolgendo la nostra idea di conoscenza della lingua e creando un odioso legame di causalità con il reato di clandestinità, che riteniamo illegittimo e a cui ci opponiamo concretamente aprendo le nostre scuole anche a chi non ha il permesso di soggiorno;

* Respingiamo ogni ipotesi di trasformazione dei centri del sapere, dell’incontro e della condivisione in centri per il controllo, votati all’accertamento di competenze funzionali al mantenimento di diritti raggiunti attraverso sacrifici e pagando prezzi altissimi;

* Denunciamo la mancanza di un piano nazionale di politiche di integrazione e di un piano per l’apprendimento e l’insegnamento dell’italiano L2 rivolto ad adulti extracomunitari e dotato di risorse e strutture adeguate;

* Denunciamo la mancanza di un coerente programma di formazione rivolto agli operatori delle amministrazioni pubbliche, in primis Questura e Prefettura, sulle problematiche migratorie: su doveri, diritti e procedure formali su cui troppo spesso si riscontra una scarsa conoscenza da parte dei soggetti “competenti” e una difformità di giudizio da città a città, da regione a regione;

* Chiediamo infine ai CTP della provincia di Bologna di rigettare l’Accordo, come è già stato fatto dai Ctp della regione Piemonte con la campagna “Per non essere complici”.

Rete Scuole di Italiano per Migranti di Bologna

http://www.retesim.it/

Qui le foto del Sit-in di Bologna


domenica 9 gennaio 2011

17 gennaio-30 maggio 2011: Corso di 100 ore di Lingua italiana ed Educazione civica per Nuovi Cittadini dell'Università di Palermo

La Scuola di Lingua italiana per Stranieri
dell'Università di Palermo offre un

Corso di Lingua italiana
e di Educazione civica
per immigrati adulti

della durata di 100 ore
il cui obiettivo è il raggiungimento del
livello A2 in lingua italiana
secondo quanto indicato dal

Il Corso si terrà presso la sede della Scuola di Lingua italiana per Stranieri


ogni lunedì dalle ore 16.00 alle ore 18.30

Avrà inizio lunedì 17 gennaio e si concluderà il 30 maggio 2011.

Il Corso prevede una parte di lezioni in presenza (50 ore di Lingua italiana e 10 ore di Educazione civica) e una parte in autoapprendimento (40 ore) e sarà tenuto da giovani docenti in formazione iscritti al Master in Didattica dell'italiano come lingua seconda e straniera dell'Università di Palermo con la supervisione di docenti esperti della Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Università.

La tassa di iscrizione al solo Corso di Lingua italiana ed Educazione civica è di € 20, è obbligatoria e non è rimborsabile. Alla fine del corso viene rilasciato un Certificato di partecipazione con l'indicazione delle ore e del livello frequentato.

E' prevista la possibilità di iscriversi all'esame di Certificazione CILS di livello A2 del 6 giugno o del 1 dicembre 2011. Tale esame non è obbligatorio. Nel caso che l'allievo decida di partecipare a questo esame, la tassa di iscrizione è ridotta del 25% - grazie ad un accordo tra il Centro CILS dell'Università per Stranieri di Siena e la Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Università di Palermo - e sarà di € 30 invece che di € 40.

Per maggiori informazioni, scrivere a scuolaitalianostranieri@unipa.it

INCONTRI INFORMATIVI E ISCRIZIONI
Lunedì 10 gennaio
Mercoledì 12 gennaio
Venerdì 14 gennaio
dalle ore 17 alle ore 18.30




lunedì 3 gennaio 2011

Contro l'introduzione del permesso di soggiorno a punti e della certificazione: Campagna "Per non essere complici"

Vi inviamo per conoscenza il documento (contro l'introduzione del permesso di soggiorno a punti e della "certificazione") prodotto da alcuni insegnanti dei CTP (scuole per adulti statali) di Torino.

Vi chiediamo di leggerlo e, se ne condividete il contenuto, di sottoscriverlo (individualmente o come associazione) inviando la vostra adesione a pernonesserecomplici@libero.it

Il nostro obiettivo è quello di contrastare democraticamente l'introduzione di nuove norme che colpiscono ancora una volta le/gli immigrate/i

Gli insegnanti sottoscrittori
 
*****************************************************
 
Torino, 15 dicembre 2010

Ai CTP di Torino e Provincia

Alle Organizzazioni sindacali

Alle Associazioni dei migranti

Alle Associazioni che lavorano sul territorio

All’ASGI

Agli Organi di informazione

Per non essere complici

In breve:

# Il 9 dicembre 2010 è entrato in vigore il D.M. del 4/6/10(1), interpretazione italiana del permesso CE per i richiedenti il soggiorno di lungo periodo.

# Tutti i mesi ed entro 10 giorni dal preavviso ricevuto, ai CTP (i CPIA non esistono ancora), verrà richiesto di certificare con appositi test le competenze linguistiche dei richiedenti permesso inviati dalle Prefetture.

# E’ verosimile che circa cinquemila persone in Torino e Provincia si trovino nella condizione di poter richiedere il permesso di lunga durata.

# Le Università in calce al decreto non hanno dato, come enti certificatori, la loro disponibilità a somministrare e valutare i test.

# Nove Regioni hanno espresso motivato parere contrario.

I docenti sottoscrittori:

# Ritengono onerosa e dannosa la certificazione posta in questi termini.

# Ritengono opportuno potenziare le risorse pubbliche esistenti che già operano per integrare e offrire strumenti linguistici e culturali, alfabetizzare, e rilasciare certificati al termine del percorso formativo.

# Chiedono un incontro con le Istituzioni.

Gli insegnanti dei CTP della Provincia di Torino considerano lesive dei diritti fondamentali delle persone le nuove norme indicate nel Decreto Ministeriale 4/6/2010 necessarie per ottenere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (in vigore dal 9 dicembre 2010) e la prossima introduzione dell’accordo di integrazione per coloro che richiedono, per la prima volta, il permesso di soggiorno.

E’ prevista la sottoscrizione da parte di ogni immigrato maggiore di 16 anni di una serie di impegni ciascuno dei quali valutato con un punteggio. Il conseguimento o meno di un punteggio determina la possibilità di rilascio del permesso, il procrastinarsi di un anno, o l’espulsione.

Ritengono le soluzioni proposte contrarie ad una politica finalizzata all’inserimento consapevole e virtuoso delle donne e degli uomini immigrati nella società italiana e nello stesso tempo denunciano come tali proposte determinino uno spreco di denaro pubblico.

Per quanto riguarda il permesso di soggiorno di lungo periodo, il decreto prevede che gli esami di accertamento siano effettuati presso i Centri Territoriali per gli Adulti da un’apposita commissione formata da due docenti di italiano e dal Dirigente Scolastico con modalità definite dalle prossime linee guida (Circolare del Ministero dell’Interno n.7589 del 16 novembre 2010).

Per fare ciò il personale previsto è composto da insegnanti del CTP che sarebbero però retribuiti, in orario eccedente, dal Ministero degli Interni (come gli Organi di Polizia). Tali insegnanti svolgerebbero le loro mansioni di “accertamento” al di fuori dell’orario di servizio con una conseguente netta separazione tra i percorsi di educazione e formazione tipici dei CTP e un esame di certificazione, che “seleziona” gli immigrati in base agli studi fatti in precedenza e penalizza le persone che per svantaggi sociali ereditati dai propri paesi e confermati in Italia, non hanno potuto acquisire strumenti culturali e linguistici sufficienti.

Invece di potenziare le opportunità scolastiche e formative, del tutto insufficienti, nella provincia di Torino, verranno stanziati 500.000 euro per istituire le commissioni “giudicanti”.

Lo spreco di denaro pubblico è in relazione all’inadeguatezza dello strumento individuato: un esame non produce cultura.

Un ulteriore onere sarà ancora più immotivato qualora entrasse in vigore l’Accordo di Integrazione previsto per chi ha diritto di richiedere il permesso di soggiorno.

Il permesso di soggiorno, nella vigente Legislazione Italiana, si ottiene attraverso i periodici Decreti Flussi o le Sanatorie, quindi solo avendo un lavoro.

Il meccanismo del permesso di soggiorno a punti ricaccerebbe nella clandestinità e nel lavoro nero, centinaia di migliaia di persone che lavorano con conseguenti minori entrate nelle casse dello stato.

La situazione è evidente:

a) se le commissioni giudicanti riterranno di livello A2 tutti i candidati, lo stanziamento di fondi da parte del Ministero degli Interni risponderebbe solo a finalità politiche (dare l’impressione all’opinione pubblica di controllare e selezionare il fenomeno migratorio) pagate con una “integrazione” dello stipendio per alcuni insegnanti e con un aumento delle mansioni burocratiche delle segreterie.

b) Se le commissioni giudicanti opereranno una selezione oggettiva metteranno i presupposti per lo sviluppo di un rigoglioso mercato: in assenza di un adeguato potenziamento dell’offerta scolastica pubblica molti immigrati saranno vittime di strutture private che venderanno a caro prezzo corsi finalizzati alla preparazione per ottenere il certificato o l’attestato A2.

Il nostro rifiuto a diventare esecutori di norme che non condividiamo non si basa solo su considerazioni economiche ma dal profondo convincimento che ben altri siano i compiti che la Costituzione Italiana chiede a chi insegna.

Basti citare gli articoli 1 e 3 dei principi fondamentali della Costituzione

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Le donne e gli uomini che vengono in Italia da altri paesi lo fanno per lavorare, affermazione avvalorata dal fatto che nella legislazione italiana il permesso di soggiorno è legato al lavoro (situazione che non condividiamo ma che caratterizza lo status dell’immigrato) e quindi sono contemplati pienamente nell’affermazione dell’art.1 che includerebbe anche le lavoratrici e i lavoratori clandestini in quanto giustamente mette l’accento sull’aspetto lavoro.

Che gli immigrati siano in gran parte lavoratori emerge anche dai dati statistici: l’ultimo dossier della Caritas del 2010 afferma che gli immigrati finanziano lo stato italiano con quasi 11 miliardi, fra tasse, contributi, spese di regolarizzazione, contro una spesa inferiore ai 10 miliardi per servizi sanitari, scolastici, giudiziari, servizi che in buona misura si ridistribuiscono anche sugli italiani.

L’art 3 impegna lo Stato Italiano a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno inserimento sociale del cittadino-lavoratore. E’ facile comprendere che l’introduzione delle certificazioni per i richiedenti il permesso di lunga durata e la prossima introduzione del “permesso di soggiorno a punti” hanno una filosofia esattamente opposta a quella Costituzionale, in quanto non operano per rimuovere gli ostacoli ma anzi hanno l’effetto di penalizzare ulteriormente i soggetti sociali più deboli che, costretti a esistenze precarie, non hanno potuto studiare.

La scuola deve avere un ruolo fondamentale nel rimuovere gli ostacoli sociali non certo nel sancire, con un esame, la differenza tra chi ha studiato e chi non ha potuto farlo. I CTP e i futuri CPIA sono gli eredi dei Corsi per Adulti e dei Corsi di Alfabetizzazione, le ex “150 ore” nate appunto per permettere l’acquisizione di strumenti culturali e titoli di studio da parte delle lavoratrici e dei lavoratori. Un momento alto di politiche per il diritto allo studio. In Italia, finora, nessuno ha mai pensato di mettere in discussione il Diritto allo studio come un diritto naturale e democratico senza distinzione di razza, colore, condizione sociale.

Il bisogno di percorsi scolastici e formativi per gli adulti, non solo per i migranti, è indubbio come dimostrano i dati statistici veramente disastrosi sul livello di preparazione linguistica, culturale e tecnica in Italia.

Gli immigrati sono pienamente consapevoli dell’esigenza di imparare la lingua italiana e di conoscere i diritti ed i doveri di cittadinanza. Il loro bisogno nasce dall’esigenza di padroneggiare gli strumenti necessari per il lavoro e per essere inclusi nel tessuto sociale del nostro paese. La richiesta di imparare o migliorare il proprio italiano, di conoscere il nostro paese, le sue regole e i suoi servizi, di acquisire una professionalità, è un dato oggettivo in considerazione delle decine di migliaia di donne e uomini di altri paesi che hanno frequentato e frequentano i CTP, i corsi di Formazione Professionale, le scuole superiori, fino ad oggi in maniera del tutto volontaria.

Quello che è mancato in questi anni è un serio adeguamento dell’offerta scolastica e formativa di fronte ad una richiesta di formazione della popolazione adulta sempre maggiore.

I CTP, come tutte le scuole italiane, ha subito importanti tagli di fondi e di organico.

Una scelta del Governo che va contro i processi di crescita culturale e sociale della popolazione intera e degli immigrati in particolare, in quanto una produttiva politica di inclusione deve necessariamente passare attraverso un potenziamento dei percorsi didattici e formativi.

Infine gli insegnanti del CTP, conoscendo profondamente per motivi professionali il mondo dei migranti, ritengono le modalità di attuazione della certificazione, l’ennesima negativa misura finalizzata ad escludere dalla piena cittadinanza una parte ormai consistente della popolazione che vive in Italia.

Sono tanti gli aspetti che oggettivamente fanno percepire agli immigrati la propria diversità, il proprio essere cittadini di una serie “B”: permesso di soggiorno legato ad un contratto di lavoro (ormai vera chimera per tutti), il non riconoscimento dei titoli di studio, il reato di clandestinità, le reclusioni “amministrative”, l’organizzazione delle umilianti trafile per il rinnovo dei permessi di soggiorno, l’arbitrarietà nella concessione della Cittadinanza Italiana, l’arbitrarietà dei visti turistici per i parenti e tanto altro ancora!

Ora si aggiunge la prospettiva di una sorta di “vita a punti”. Che significa ulteriore precarietà in vite già molto precarie.

In conclusione le insegnanti e gli insegnanti dei CTP

1) dichiarano la propria indisponibilità a diventare meri esecutori di norme e pratiche che rendono più precaria la vita dei migranti e, di fatto, tendono ad espellerli dal tessuto sociale.

2) Dichiarano invece la propria totale condivisione qualora venissero individuati seri percorsi linguistici e culturali basati sul riconoscimento di un diritto (allo studio, alla formazione, all’educazione permanente…..) e non su un obbligo.

3) Chiedono siano potenziati i finanziamenti del Ministero dell’Istruzione per aumentare l’offerta di corsi per adulti sia finalizzati all’attestazione di competenze linguistiche sia al conseguimento di titoli di studio.

4) Chiedono alla Prefettura e alle Istituzioni Scolastiche Regionali, di segnalare ai rispettivi Ministeri la negatività delle disposizioni emanate e la richiesta di sospenderne l’attuazione.

5) Chiedono, alle reti scolastiche, alle organizzazioni di migranti, alle associazioni culturali, ai sindacati, di organizzare una forte mobilitazione con momenti di confronto, informazione, formazione e protesta affinché la conoscenza della lingua e della cultura italiana diventino un diritto di cittadinanza e non un momento di esclusione.

6) Chiedono alle forze politiche democratiche di proporre leggi che favoriscano l’accesso allo studio dei migranti attraverso norme incentivanti come, per esempio, potrebbe essere il riconoscimento, in caso di avvenuta disoccupazione, di un percorso di studi ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno oppure la regolarizzazione automatica di un immigrato clandestino che stia contemporaneamente lavorando e seguendo un corso di studi statale.

Avanzi Ennio (CTP Gabelli-TO), Baiocchi Adriana (CTP Drovetti-TO), Benalli Alessandra (CTP Gabelli), Coppo Maria Teresa (CTP Gabelli), Crudo Roberto (CTP Gabelli), De Castelli Luigi (CTP Gabelli), Donatini Enrica (CTP Chieri), Favasuli Angelo (CTP Saba), Gonella Paola (CTP-Gabelli), Macrí Sandra (CTP Parini), Manzone Anna (CTP Saba), Marchese Antonello (CTP Gabelli), Passanisi Rosanna (CTP Gabelli), Spanò Graziella (CTP Gabelli), Tarino Paola (CTP Saba), Vottero Maria Teresa (CTP Gabelli)

Sostengono individualmente gli obiettivi del documento:

Marrella Erika (Collettivo Gabelli), Melano Marco (Avvocato ASGI), Ciancio Claudio (docente di Filosofia teoretica dell'Università del Piemonte orientale) Roggero Maria Adele (MEIC), Golzio Giovanna (insegnante del liceo annesso al convitto nazionale) Donna Maria Angela USR Piemonte, Alessandria Adriano (direttivo regionale fiom-cgil) Stramazzo Aljossa, Marchetto Daniela, Marina Eusebi (insegnante MEIC), Elia Margherita (Associazione MEIC)

Arnello Michela (Convitto Nazionale Umberto I), Della Valle Bruna (volontaria MEIC), Amedura Giovanni (Coop Senza Frontiere), Esposito Mariasonia (educatrice del liceo convitto

Umberto I –To), Paolillo Pierluigi, Brusasco Stefano (ex dipendente Assessorato Istruzione), Piovano Pierangela (insegnante in pensione), Grandis Teresa (Assistente Sociale), Ccanto Luz Margot, Carlin.

Giorgio, Yamfu Luyindula (Gruppo teatro Gabelli), Merlo Paola, Morgano Francesca (Traduttrice e Interprete), Argiolas Liliana (Assistente Giudiziario Corte d'Appello di Torino), Merletti Angelo (insegnante al liceo scientifico M.Curie di Pinerolo), D'Aleo Giorgio (volontario di "Scuola senza frontiere), Ghirardotti Domenico (Scuola senza frontiere), Avaro Franca (Scuola senza frontiere), Picatti Emanuela (Scuola senza frontiere), Bolognesi Gianni (Scuola senza frontiere), Pussetto Paola (Scuola senza frontiere), Benedetto Paolo (Scuola senza frontiere), Bai Andreina (Scuola senza frontiere), Camusso Gabriella (Scuola senza frontiere), Gottero Consuelo (Scuola senza frontiere), Cogno Dino (Scuola senza frontiere), Dovio Ada(Scuola senza frontiere), Nicolazzo Maurizio, Garombo Graziella (insegnante L2 del MEIC)

Iniziative di sostegno in Consiglio Regionale

In Consiglio Regionale Eleonora Artesio (Gruppo: Federazione della Sinistra), Monica Cerutti (Gruppo: Sinistra Ecologia Libertà) e Mercedes Bresso (gruppo: Uniti Per Bresso) hanno presentato un O.d.G. sulla base del testo “Per non essere complici”

Sostengono collettivamente gli obiettivi del documento:

CUB Scuola, MEIC-Gruppo di Torino, Cooperativa Sociale Senza Frontiere, Gruppo della Federazione della Sinistra in Consiglio Regionale, Segreteria provinciale Sinistra Critica, Federazione Regionale della CUB, Gruppo Emergency di Torino, Arci Comitato di Torino, Fondazione Dravelli, Associazione La Tenda Onlus, Circolo Arci MAURICE



sabato 20 novembre 2010

Contro un’esistenza a punti, lettera aperta della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti di Bologna contro l’Accordo di Integrazione e la certificazione della competenza linguistica: "Non contestiamo l’utilità dell’apprendimento della lingua italiana, ma siamo contrari ad un disegno che lo pone come requisito per l’accesso ai diritti."

Contro un’esistenza a punti: Lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti

Firma on-line la lettera aperta

Melting Pot sottoscrive la lettera aperta della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti di Bologna contro l’Accordo di Integrazione e la certificazione della competenza linguistica.

Nei prossimi mesi sarà approvato il Regolamento attuativo per il rilascio del permesso di soggiorno a punti, mentre dal 9 dicembre 2010 sarà in vigore il decreto legislativo che prevede la certificazione della conoscenza della lingua italiana pari al livello europeo A2 ai fini dell’ottenimento del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

Si tratta di due disposizioni contenute nella legge 94/2009 che collegano il permesso di soggiorno ad una nuova sfera di doveri e condizioni, che andranno a complicare ulteriormente l’accesso al soggiorno regolare ed ai relativi diritti, con il risultato che chi non riuscirà ad adeguarsi agli standard linguistici e di comportamento fissati dall’Accordo di Integrazione sarà mantenuto nell’irregolarità.

Il tentativo dichiarato è quello di promuovere un’integrazione selettiva che mantenga nella precarietà i migranti, bloccando l’ascesa verso diritti e status giuridici definiti.

Contro questi provvedimenti pubblichiamo il documento della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti di Bologna che rifiuta ogni strumentalizzazione della lingua italiana e della conoscenza, invitando tutti a sottoscriverlo.

Per approfondire:



Piano per l’integrazione nella sicurezza. Identità e Incontro di Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Interno, Ministero della Formazione e della Ricerca



Contro un’esistenza a punti
Lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti

Firma on-line la lettera aperta

E’ iniziato quest’estate l’iter per l’approvazione dell’Accordo di Integrazione previsto dal Pacchetto Sicurezza, che introduce un sistema di prove e crediti ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno.

L’Accordo sperimenta un nuovo ed ulteriore vincolo al diritto di soggiorno dei migranti sul territorio italiano, subordinandolo al raggiungimento di competenze ed obiettivi in ogni ambito dell’esistenza, dalla conoscenza della lingua italiana al raggiungimento di standard abitativi, dalla conoscenza di non meglio chiarite "regole del vivere civile" fino all’iscrizione al servizio sanitario. Ogni atto compiuto dal cittadino straniero - da una semplice infrazione amministrativa all’ottenimento di un titolo di studio, passando per la stipula di un contratto d’affitto o un mutuo - sarà sottoposto a verifica e successivamente premiato o sanzionato attraverso un sistema di punti con cui verrà misurato il suo grado di integrazione e di conseguenza la sua possibilità di esercitare i propri diritti (che, per inciso, si mantengono sempre inferiori a quelli dei cittadini italiani).

Dalla lettura dello schema del decreto emerge la volontà di incentivare e favorire comportamenti virtuosi le cui condizioni sono nella realtà e nella quotidianità assolutamente utopiche, quando non espressamente ostacolate dalla normativa stessa.

Citiamo a titolo di esempio le enormi difficoltà che un migrante incontra nello stipulare un contratto di affitto (6 crediti) in un mercato immobiliare dove le discriminazioni etniche sono all’ordine del giorno.

Oppure quando è in possesso della sola ricevuta di richiesta del permesso o, ancora, di fronte ai costi esorbitanti degli affitti, che lo costringono a condividere un appartamento subaffittandolo ad altri.

Tutto ciò nel pieno di una crisi lavorativa che forza le famiglie alla morosità e le pone a rischio di sfratto.

Ad essere premiata è anche la scelta del medico di base (4 crediti), ignorando la condizione di marginalità, ghettizzazione e disinformazione in cui sono tenuti i lavoratori migranti. Si pensi solamente allo stato di isolamento ed abbandono dei lavoratori in nero nelle campagne del sud. La loro salute è di fatto affidata a ONG come Medici Senza Frontiere che normalmente garantiscono le cure mediche in contesti di guerra ed in paesi in via di sviluppo.

Ulteriori punti vengono poi attribuiti ai titoli di studio conseguiti in Italia, senza considerare che una larga parte dei migranti ha già una formazione qualificata, con diplomi e specializzazioni che il nostro sistema considera carta straccia. In più non si favorisce l’accesso all’istruzione superiore, che resta un lusso per chi non ha solide reti di appoggio familiari, dal momento che borse di studio ed altri incentivi sono insufficienti.

Tra le velleità, le astrattezze, le ipocrisie e le incoerenze che animano tutto il provvedimento non ci stupisce di trovare tra i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno anche la competenza linguistica: il migrante ha due anni di tempo per raggiungere un livello di certificazione A2 ed ottenere così 20 crediti.

In caso di mancata certificazione il permesso di soggiorno è dapprima prorogato di un anno e poi revocato.

A partire da dicembre la stessa certificazione A2 sarà vincolante per l’ottenimento del permesso per soggiornanti di lungo periodo, un documento a tempo indeterminato che riconosce ai migranti maggiori diritti e welfare, liberandoli dall’incubo di ritornare all’irregolarità se perdono il lavoro.

È evidente che non contestiamo l’utilità dell’apprendimento della lingua italiana, ma siamo contrari ad un disegno che lo pone come requisito per l’accesso ai diritti.

Come insegnanti delle scuole di italiano auto-organizzate abbiamo sempre considerato la conoscenza della lingua uno strumento di autonomia e crescita personale, un mezzo indispensabile per interagire con il mondo circostante, per dar forma ai desideri e per esprimere la propria coscienza critica.

Abbiamo sempre preso le distanze da un modello di insegnamento che prevede la trasmissione unidirezionale di nozioni, convenzioni e concetti formali, che non tiene conto di quanto l’apprendimento sia un percorso lungo e accidentato, sottoposto ad infinite variabili - differenze di genere, relativi livelli di scolarizzazione ed enciclopedia pregressi, modalità e tempi di studio, condizioni quotidiane soggettive di vita e di lavoro - e che tratta l’alunno come un soggetto da educare mediante il trasferimento meccanico e acritico di conoscenze e valori da riattivare attraverso test di competenza ed esami di certificazione.

Invece è solo un processo di conoscenza reciproca e non unilaterale che aiuta a sconfiggere i sentimenti di diffidenza ed i pregiudizi agitati anche nelle linee guida previste dal Piano per l’Integrazione nella sicurezza stilato dal Governo, così come la paura che "le diverse tradizioni e culture di provenienza entrino in collisione con il nostro assetto valoriale". Il timore che culture e tradizioni diverse possano collidere con, e avere il sopravvento su una presunta "cultura italiana" è la cifra che da anni caratterizza il dibattito politico ufficiale in materia di immigrazione. Noi non condividiamo questo timore, perché interpretiamo il confronto quotidiano con culture e tradizioni diverse come stimolo e necessità per costruire insieme la società di oggi e di domani e perché crediamo che a interagire siano sempre persone, la cui soggettività non è riducibile a totalizzanti categorie sovraindividuali di cui esse sarebbero rappresentanti o esponenti.

Trasformare quindi l’apprendimento dell’italiano in un vincolo propedeutico ai diritti delle persone - oggi tutti ancorati al permesso di soggiorno - da un lato sconvolge l’idea da noi praticata di conoscenza della lingua e dall’altro crea un odioso legame di causalità con il reato di clandestinità, che riteniamo illegittimo e a cui ci opponiamo aprendo le nostre scuole anche a chi non ha il permesso di soggiorno. Stabilire una soglia universale di conoscenza della lingua al di sotto della quale gli individui restano o tornano "clandestini" strumentalizza pericolosamente il processo di acquisizione della lingua, stravolge e nega in partenza ogni ipotesi di integrazione e crescita individuale e collettiva.

Per tutto questo riteniamo che il modello proposto con l’Accordo di Integrazione sia fallimentare. E non solo nel porsi come incentivo all’apprendimento della lingua italiana, ma anche laddove si pone come dispositivo per divulgare la "cultura civica e della conoscenza della vita civile in Italia" (da 6 a 12 crediti).

Di fatto, con l’Accordo di Integrazione, lo Stato si deresponsabilizza rispetto ai suoi doveri di assicurare le condizioni indispensabili affinché tutti i migranti possano raggiungere standard soddisfacenti di qualità della vita, sostituendo la propria funzione di agente di promozione dei percorsi di integrazione con quella di soggetto di sanzionamento disciplinare. Basta pensare alla costante riduzione, verso l’azzeramento, di ogni risorsa utile all’alfabetizzazione ed alla mediazione linguistica e culturale nelle scuole di ogni ordine e grado (vedi riforma Gelmini), nei Centri Territoriali Permanenti e negli enti locali, alla mancanza di un coerente programma di formazione rivolto agli operatori delle amministrazioni pubbliche, in primis Questura e Prefettura, sulle problematiche migratorie, su doveri, diritti e procedure formali su cui troppo spesso si riscontra una scarsa conoscenza da parte dei soggetti "competenti" e una difformità di giudizio a seconda della città in cui ci si trova.

È difficile sintetizzare le tante considerazioni scaturite dalla lettura dell’Accordo di Integrazione e dal "Piano per l’integrazione nella sicurezza. Identità e Incontro" stilato dal Governo. Identità, cultura, integrazione, legalità, sicurezza sono temi troppo importanti e delicati per essere strumentalizzati al fine di ottenere consenso su politiche razziste e repressive nei confronti dei migranti e per celarne i tragici effetti in termini umani, sociali e di violazione dei diritti.

Per questo motivo invitiamo associazioni, insegnanti, operatori ed educatori a partecipare ad un confronto aperto su questo provvedimento, che forse non costringerà necessariamente le scuole a cambiare la loro funzione ed organizzazione ma modificherà comunque il rapporto dei migranti con la conoscenza e con tutti gli "operatori del sapere" sul territorio, a partire dalle scuole pubbliche fino alle scuole di italiano per migranti delle associazioni. Rigettiamo ogni ipotesi di trasformazione dei centri del sapere, dell’incontro e della condivisione in centri per il controllo e l’accertamento di competenze funzionali al mantenimento di diritti raggiunti attraverso sacrifici e pagando prezzi altissimi.

Invitiamo a sottoscrivere questa lettera aperta che vuole avviare un dibattito sui principi, le conseguenze, le modalità di applicazione dell’Accordo di Integrazione e siamo disponibili ad organizzare un incontro di discussione tra tutti gli interessati.

Rete Scuole di Italiano per Migranti di Bologna
(Aprimondo-Centro Poggeschi, Associazione Ya Basta! Bologna, Scuola SIM XM24, Famiglie Insieme, Scuola By Piedi-Chiesa Evangelica Metodista, Scuola Alfabeti Colorati)


Fonte: Melting Pot