www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


domenica 22 febbraio 2009

Allievi di lingua non italiana nelle scuole: il modello integrato funziona meglio di quello separato

Le classi d'inserimento non sono la soluzione migliore. Anche secondo esperti europei. "Nel libro verde dell'Unione europea del 2008 sui modelli di istruzione - dice la pedagogista Graziella Favaro del Centro Come di Milano - si afferma che il modello che funziona meglio è quello integrato, stare insieme nelle stesse classi con in più moduli intensivi di lingua, e non il sistema separato". Per l'esperta non sono quindi le classi parallele, con una condivisione solo di attività come educazione fisica e i laboratori d'arte, a rappresentare un aiuto per i figli di immigrati neo-arrivati nel Paese. "Secondo i linguisti - spiega - l'italiano per comunicare si impara a continuo contatto con i coetanei, altrimenti i tempi di apprendimento si allungano". Mentre "il secondo obiettivo, l'italiano per studiare, si raggiunge attraverso la condivisione dei percorsi didattici. Ricordiamo che una buona parte degli alunni stranieri ha competenze inlogica-matematica e discipline scientifiche, paragonabili a quelle dei compagni autoctoni, e in certi casi perfino superiori. Come nel caso di alcuni alunni provenienti dall'Asia o dall'Europa dell'Est". Insomma, conclude la pedagogista, "una classe formata da soli stranieri, che raggruppa alunni di età e preparazione differenti con l'obiettivo dell'apprendimento della nuova lingua, non propone a questi alunni i contenuti curricolari presentati nel frattempo ai compagni di banco. Rischia quindi di bloccare il loro apprendimento scolastico e di demotivarli, mentre invece si impara l'italiano anche studiando la matematica, la geografia, le scienze".

Paula Baudet Vivanco

22 febbraio 2009

Edscuola.it/stranieri.html rubrica specializzata della rivista on line Edscuola. Reg. Trib. Lecce n. 662 del 01.07.1997 - ISSN 1973-252X - Dir. resp. Dario Cillo.
Per proporre testi da recensire, articoli, recensioni, news, info, convegni e incontri scrivere alla redazione stranieri.edscuola@yahoo.it

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