www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


giovedì 2 dicembre 2010

"Vieni via con me": gli elenchi dei nuovi italiani

Tanti elenchi sugli immigrati e sui temi legati agli stranieri nel programma evento di Raitre "Vieni via con me" di Roberto Saviano e Fabio Fazio, che si proponeva di descrivere la nuova Italia. Pubblichiamo quelli più interessanti, per condividerli con tutti voi.


Motivi per cui è giusto costruire la moschea a Torino
(legge Suor Giuliana Galli, Co-fondatrice dell'Associazione Mamre, centro per la cura e l'integrazione di immigrati)

1. Perché l’articolo 18 della “Carta dei diritti dell’uomo”, riconosce ad ogni individuo il diritto di “manifestare la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”.

2. Perché la preghiera ha bisogno di un luogo dignitoso, come si addice alla adorazione di Dio.

3. Perché la Moschea, luogo di preghiera, favorisce ciò che c’è di vero, buono e bello nella comunità umana.

4. Perché la moschea di Torino si chiamerà Moschea della Misericordia, ricordando un bisogno umano importante: tutti abbiamo bisogno di misericordia.

5. Perché sarà compito eventualmente dei governi richiedere la reciprocità da parte di Riyadh, facendo corrispondere una chiesa cristiana alla costruzione della Moschea a Torino.

6. Perché rimane fermo, per i credenti cristiani, il dettato evangelico: a chi ti chiede la tunica dai anche il mantello; chi ti forza a camminare per un miglio, tu fanne due con lui.


Elenco dei pensieri, delle annotazioni, delle sensazioni di Demir e Suzana Sufali appena sbarcati sulle coste pugliesi dalla nave Vlora nel 1991
(legge Luciano Ligabue)

1. Finalmente il porto, finalmente si tocca terra.

2. Così tanta gente come farà a trovare una sistemazione?

3. È stato un errore, torniamo indietro.

4. I bisogni primari.

5. I sacchetti con panini e bottigliette d'acqua preparati dai volontari.

6. A quest'ora dovrei essere con i miei alunni.

7. Perché chi ci aiuta porta le mascherine?

8. Una donna incinta, visibilmente stremata, cerca di calmare i suoi due bambini.

9. Questa giornata non finirà mai!

10. Ritrovare così tante persone conosciute.

11. Gli sguardi buoni, sbalorditi, confortanti e curiosi dei nostri soccorritori.

12. Un signore che ci porta a casa sua, ci fa usare il suo bagno e ci fa indossare vestiti puliti.


Elenco dei motivi per cui è contenta che i suoi genitori abbiano scelto la cittadinanza italiana
(legge Gemmi Sufali, figlia di Demir e Suzana sbarcati dalla nave Vlora)

1. Perché sono stata concepita a Capo d'Orlando, in Sicilia e sono nata a Treviglio, in Lombardia.

2. Perché so che le origini della mia famiglia non vengono cancellate.

3. Perché parlo l'italiano meglio dell'albanese.

4. Perché adoro la cucina italiana, la musica italiana e la storia dell'Italia.

5. Perché l'Italia è bella.

6. Perché non ci tenevo a frequentare a scadenze fisse una questura animata spesso da funzionari poco cortesi.

7. Perché quando, dopo un viaggio all'estero, torno in Italia, sento di tornare a casa.

8. Perché con la cittadinanza è più semplice trovare lavoro.

9. Perché posso votare.

10. Perché io sono italiana.


Elenco degli sgomberi subiti da Cristina, 10 anni, Rom, iscritta alla sua scuola
(legge Flaviana Robbiati, maestra)

1. 19 novembre 2009: sgomberata del campo di via Rubattino. Perde molti vestiti ma le maestre salvano la sua cartella conservandola a scuola.

2. 20 novembre 2009: allontanata da un edificio abbandonato a Segrate.

3. 21 novembre 2009: allontanata da un capannone fatiscente sotto la tangenziale. Perde un mese di scuola

4. 2010. 2 febbraio: Altro sgombero. Cristina perde alcuni giocattoli e altri giorni di scuola.

5. 4 febbraio: allontanata da Quarto Oggiaro, torna a Segrate in un capannone. Altri giorni di scuola persi.

6. 24 febbraio: sgomberata dalla tenda dove viveva con la famiglia, in zona Bovisasca.

7. 25 febbraio: definitivamente sgomberata dalla zona della Bovisasca.

8. 10 marzo: allontanata dall'area di via Durando.

9. 6 aprile: allontanata da Segrate.

10. 7 settembre: sgomberata dell'area ex Innocenti di via Rubattino

11. 8 settembre: allontanata da via delle Regioni a Segrate.

12. 9 settembre: dorme per strada in zona Lambrate, ma al mattino è allontanata.

13. 10 settembre 2010: allontanata dal ponte della tangenziale di Rubattino.

14. 21 ottobre 2010: sgomberata dal campo di Segrate. Nello sgombero perde la cartella.

15. Da giovedì 21 ottobre 2010, Cristina e la sua famiglia dormono in vari punti della città e sono sgomberati tutti i giorni.



Elenco delle cose che mi mancano del mio Paese
(legge Joseph Masanka Kwetu, congolese, rifugiato politico, in Italia da cinque anni; http://www.progettoarca.org/)

1. Lavorare per la libertà del mio Paese

2. La foresta verde congolese

3. Il cibo del mio Paese

4. I miei fratelli

5. Luison, amico di infanzia, compagno prima di giochi e poi di scelte di vita

6. Il grido del gallo la mattina presto

7. Parlare inala, la mia lingua

8. La mia chiesa, quella accanto a casa

9. Vestirmi come un uomo del Congo

10. Divne, mia figlia, che ha 8 anni



Elenco delle cose che ho portato sulla gru
(legge Harun Javeid, uno degli operai di Brescia, che per ottenere il permesso di soggiorno, il 30 ottobre scorso è salito su una gru e vi è rimasto per 17 giorni)

1. La pazienza che mi è servita per sopportare la stanchezza e la fame

2. Il cellulare, per comunicare con i miei compagni sotto la gru

3. Il megafono, per urlare i nostri diritti e farci sentire da tutti

4. Lo striscione con la scritta “Sanatoria”

5. Una radio, per sapere le notizie e per ascoltare tutte le persone che ci volevano salutare e che telefonavano

6. La forza, per sopportare la pioggia, il vento e il freddo dei primi giorni sulla gru

7. La mia fede in Dio, perché solo Dio ci poteva aiutare



Elenco delle cose che ha visto per le strade di Luanda, Angola
(legge il responsabile di Save the Children Italia, Francesco Aureli)

1. Ho visto bambini orfani di tutto e adulti dormire e fare i bisogni lungo la strada

2. La forza degli anziani delle comunità locali e la loro consapevolezza di potercela fare da soli

3. Ho visto lamiere, lamiere, lamiere …sono i tetti delle baraccopoli

4. Ho visto decine di ragazzini, a piedi nudi tra i rifiuti, che giocano a calcio

5. L’Albero dell’Uomo, pianta sacra sotto la quale avvengono le discussioni pubbliche

6. Ho visto una mucca pelle e ossa che bruca la terra

7. Ho visto bambini vestiti di stracci che sniffano colla

8. Un altro volontario, che si avvicina ad un malato, che gli sorride …e non capisci chi dei due sta aiutando l’altro

9. La morte… accolta come fosse parte della vita



Elenco delle cose che ha visto sotto le strade di Bucarest
(legge Franco Aloisio, di Parada)

1. Ho visto gruppi di bambini, inseguiti dalla polizia, rifugiarsi nei tombini, per non esser catturati.

2. Ho sentito il gelo invernale di Bucarest e il senso di salvezza nel caldo dei canali sotterranei dove corrono le tubature dell’acqua calda.

3. Sono sceso nei canali, dove i bambini ricostruivano le loro nuove famiglie con i loro compagni di sventura.

4. Ho visto una banda di ragazzini di strada rubare un giocattolo ad un bimbo di famiglia e, di fronte al suo pianto, ridarglielo.

5. Sotto le strade di Bucarest qualcuno mi ha detto “nel momento in cui mi hai rispettato, ho capito che mi volevi bene”

6. Ho rincorso un clown franco-Algerino, Miloud Oukili, con gruppi di ragazzini di strada, stregati dalla sua magia, che oggi sono diventati veri artisti

7. E soprattutto ho capito che non esistono bambini di strada, ma bambini dimenticati in strada da adulti, e che questi adulti siamo tutti noi.



Elenco delle cose che ha visto per le strade di Kabul
(legge la presidente di Emergency, Cecilia Strada)

1. Ho visto ragazzini vestiti da soldato, con in mano fucili più grandi di loro.

2. Ho visto ventitré bambini delle elementari arrivare in ospedale insanguinati. Erano a scuola, quando un razzo è atterrato sulla loro aula. Uno mancava all’appello: era morto sul colpo.

3. Ho visto le case distrutte dai sovietici, dai mujaheddin, dai talebani, dagli occidentali.

4. Ho visto le case nuove e pacchiane come torte nuziali, di chi è diventato ricco con i soldi dell’oppio, delle armi, della corruzione.

5. Ho visto donne togliersi il burqa per le telecamere, in cambio di qualche dollaro, poi le ho viste ricoprirsi e tornare a mendicare.

6. Ho visto mezzi blindati: troppo blindati per essere una missione di pace, ma non abbastanza blindati per salvare la vita dei soldati che li guidano.

7. Ho visto decine di ragazzini mutilati dallo scoppio di una mina. E quando chiedi com’è successo ti dicono: “Portavo le pecore al pascolo, raccoglievo la legna. Giocavo”.

8. Ho visto donne che ti mettono in braccio il loro ultimo figlio: portalo via di qui, dagli una vita migliore, se puoi.

9. E ho visto elicotteri da guerra fare ombra agli aquiloni, nel cielo di Kabul.


di Chiara Semenzato (2 dicembre 2010)

MIXA Magazine. Il magazine degli italiani nuovi

1 commento:

Anonimo ha detto...

Che posso dire, Brava,vai sul mio blog e guarda cosa fa l'amministrazione di segrate che tante volte è nominata nella lista degli sgombri
ti aggiungo il link
http://segratefelice.blogspot.com/2010/11/rom-il-dna-di-un-delinquente-soluzione.html