www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


giovedì 17 novembre 2011

20 novembre, Palermo: Inaugurazione dello sportello LGBT migranti

Le associazioni impegnate nella realizzazione dello sportello "La migration" sono Arcigay Palermo e DiARiA in collaborazione con UMIP.

Durante questi ultimi anni in cui abbiamo riportato le tematiche LGBT (lesbiche gay bisessuali e trans) sulla scena politica della città e che si è impegnato a fondo nella realizzazione e riuscita del pride (non è stato meraviglioso ?!) sono emerse diverse istanze, tra cui quella di aprire un fronte di discussione, uno spazio di parola a partire dai vissuti delle persone lgbtqi che hanno dei legami forti ( si sentono di appartenere ad alcune?) con le comunità migranti residenti a Palermo.

Vi chiamiamo a raccolta perché abbiamo creduto e crediamo nella mobilitazione antirazzista che ci ha visti insieme in prima linea quest’anno a raccoglierci intorno alle violenze subite da Nourredine Adnane, da altri ambulanti e da Jennifer, a denunciare le condizioni di precarietà esistenziale che in parte tutte e tutti condividiamo, a lavorare quotidianamente per migliorare tramite iniziative di ogni genere (sportelli informativi, scuole di italiano, ambulatori) la vita di chi non vede riconosciuti appieno dalle istituzioni i propri diritti umani.

Per questo vorremmo condividere alcune problematiche con cui ci stiamo confrontando e rispetto alle quali spesso misuriamo la nostra impotenza. Siamo partiti dalla situazione di emergenza che è stata visuta a Lampedusa ogni giorno e vivono le persone lgbt che sono arrivate negli ultimi mesi ; l’Italia è un paese che nei vuoti legislativi a tutela delle persone lgbt esprime una diffusa omo-transfobia. Siamo molto preoccupate per le sorti delle quattro ragazze trans trasferite a Kinisa e in seguito al centro Vulpitta di Trapani ; abbiamo incontrato a Palermo un ragazzino africano che ha fatto con noi il coming out, vivendo forti discriminazioni da parte degli amici con cui era arrivato in Italia, e che ora sta cercando di ottenere la protezione internazionale. Sappiamo non essere l’unico a volere iniziare questa procedura.

In che modo possiamo essere presenti ed efficaci nell’accoglienza di queste persone e creare delle situazioni di benessere nella nostra città? Nelle parole di Ana, la più coraggiosa tra noi:

"L’orientamento sessuale e l’identità di genere, nelle varie forme in cui si esprimono, sono causa in molti paesi di discriminazioni, talvolta sancite anche dalla legge, e per questo in tant* sono costretti a fuggire dal proprio paese. Per potere ottenere il diritto di asilo è necessario che la persona migrante dichiari il proprio orientamento sessuale o condizione trans, e tale esposizione puo’ comportare il rischio di emarginazione anche all’interno della propria comunità di appartenenza dalla quale invece ci si aspetta sostegno. Avendo vissuto in prima persona il disagio ho pensato che sarebbe bello potere aprire uno sportello LGBT migranti con lo scopo di offrire consulenza legale psicologica e umana a coloro che lo richiedono."

Uno sportello è stata l’idea che ci è subito venuta; poi abbiamo pensato all’organizzazione presso l’Arcigay di aperitivi a base di cucina tradizionale delle varie culture presenti a Palermo per dare un segnale forte, che l’amore insomma non ha limiti di culture. Si sono create grazie a questi momenti di incontro relazioni nuove e importanti. Abbiamo presentato un film all’interno della rassegna Make revolutionary love che ha tematizzato insieme il diritto di libera circolazione e il desiderio di amare liberamente. 


Lo Sportello verrà inaugurato il 20 novembre alle ore 19
al Blow Up e sarà aperto tutte le domeniche

RELATRICI
Ana Maria Vasile- mediatrice interculturale- responsabile sportello lgbtqi "La migration"
Abraha Yodit mediatrice interculturale – UMIP unione mediatori italiani professionali

Interverranno:
Claudia Brunetto- moderatrice- giornalista
Anna Bucca – presidente Arci Sicilia
Daniela Tomasino- presidente Arcigay Palermo


Manfredi Lombardo – Levana Blow Up





Dopo Milano e Verona, anche Palermo avrà uno sportello per migranti omosessuali, che si chiamerà "Le migration". Sarà gestito da un team di volontari e avrà sede negli uffici del Blow Up, in piazza Sant'Anna. Per ora è prevista l'apertura solo di domenica dalle 17 alle 19. 

Al progetto lavorano l’Arcigay Palermo e l’associazione DiARiA. Ci sarà anche la collaborazione di alcune mediatrici culturali dell'Umip. Tra gli obiettivi, anche quello di promuovere attività di animazione e di confronto al di fuori dello sportello, nelle comunità a cui appartengono i migranti o presso le istituzioni, che spesso sono impreparate e raramente sono in grado di dare risposte adeguate a un migrante omosessuale.
“L’orientamento sessuale e l’identità di genere – spiega la responsabile del progetto Ana Vasile -, nelle varie forme in cui si esprimono, sono causa in molti Paesi di discriminazioni, talvolta sancite anche dalla legge, e per questo, in tanti sono costretti a fuggire dal proprio Paese. Per potere ottenere il diritto di asilo è necessario che la persona migrante dichiari il proprio orientamento sessuale e tale esposizione può comportare il rischio di emarginazione anche all’interno della propria comunità di appartenenza dalla quale invece ci si aspetta sostegno”. “Avendo vissuto in prima persona il disagio ho pensato che sarebbe stato bello potere aprire uno sportello LGBT (lesbo gay bisessuale trans) per migranti – continua - con lo scopo di offrire consulenza legale psicologica e umana a coloro che lo richiedono”. 

DI RED (16 NOVEMBRE 2011)

Fonte: Mixmag


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